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sabato 15 giugno 2013

Si contano i voti per le Presidenziali iraniane: il termine ultimo di voto rimandato QUATTRO VOLTE per l'alta affluenza!

Con grande compostezza e ordine si sono svolte in tutto il territorio della Repubblica Islamica Iraniana le operazioni di voto per l'undicesima elezione presidenziale (contornata da consultazioni minori di natura locale e municipale), un evento che ha esercitato un vastissimo richiamo sulla popolazione che, dai villaggi sulle rive del Caspio fino ai sobborghi della metropoli Teheran, da Isfahan a Bandar Abbas, da Khorramshar a Qom a Shiraz si sono recati a milioni alle urne.

Il dato finale sull'affluenza non é certo, si parla di oltre il settanta per cento, ma é certo notevole il fatto che il termine ultimo per le votazioni  é stato rinviato ben quattro volte, ciascuna per un'ora, per l'evidente impossibilità di far votare tutte le persone che, pazientemente, hanno atteso in fila per ore davanti ai seggi.

Che differenza con l'occidente, dove ormai la maggioranza dei cittadini sa benissimo che qualunque frego faccia sulla scheda gli indirizzi di politica del suo paese (da quella internazionale fino a quella locale) vegono ormai decisi in ristrettissimi comitati d'affari strettamente 'bipartisan' e strettamente fedeli a Usa e Sion e quindi preferiscono disertare le inutili urne come ha mostrato la recente, vergognosa affluenza alle consultazioni comunali!

martedì 11 giugno 2013

Mohamed Reza-Aref dice: "Ciao ciao!" alla corsa alla Presidenza dell'Iran!

Appena un gioeno dopo che aveva, berlusconianamente, promesso di creare "Un Milione di Posti di Lavoro" in caso di una sua elezione il candidato 'riformista' Mohamed Reza-Aref ha annunciato il proprio ritiro dalla competizione elettorale per la Presidenza della Repubblica Islamica.

Come avevamo correttamente previsto nel nostro precedente articolo il ritiro del candidato 'principlista' (= 'conservatore' nella parlance politica iraniana) Haddad-Adel ha scatenato una immediata reazione nel campo avverso, ora, in caso di ulteriori forfait da parte dei candidati rimasti in lizza si potrebbe parlare addirittura di vero e proprio 'effetto domino'.

Come ci si aspettava, Reza-Aref ha concesso il proprio ritiro in cambio di un formale impegno da parte del candidato riformista favorito dalla sua mossa, cioé Hassan Rohani, di venire chiamato a riempire la poltrona di Vicepresidente in caso di sua vittoria elettorale.

Il candidato Haddad-Adel annuncia il suo ritiro dalle Presidenziali per favorire la confluenza dei voti su Velayati!

In quello che potrebbe rivelarsi un importante punto di svolta nella competizione elettorale per la presidenza dell'Iran il candidato Gholam-Ali Haddad-Adel ha annunciato il suo ritiro dalla corsa, senza dubbio deciso per facilitare l'affermazione dell'Ex-ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati, che così aumenta sensibilmente il proprio bacino di consensi.

Adel e Velayati fanno parte della fazione "principlista", che comprende i politici particolarmente ligi ai principi fondamentali della Repubblica Islamica, all'esempio dell'Ayatollah Khomeini e alla lettera della "Velayat-e-Fiqh". Altro esponente di questa corrente é il candidato Qalibaf; se ora anche lui seguisse l'esempio di Adel, Velayati vedrebbe le sue chance di una vittoria al primo turno aumentare esponenzialmente, visto che i candidati 'riformisti' sono ancora entrambe in gara e giocoforza dividerebbero il pool dei propri sostenitori.

Ma non é detto che proprio l'esempio di pragmatismo politico principlista non precipiti il ritiro di uno dei due candidati riformisti.

sabato 25 maggio 2013

Le interessanti riflessioni di Ali Reza Jalali sui candidati più accreditati per le Presidenziali iraniane!

Ancora una volta l'amico Ali Reza Jalali, di cui abbiamo recentemente segnalato la prima fatica saggistica, ci é venuto in aiuto offrendoci riflessioni e possibili pronostici sulle prossime elezioni presidenziali in Iran. 

 
Il prossimo 14 giugno gli iraniani dovranno recarsi alle urne per scegliere il successore di Ahmadinejad; di seguito riportiamo i nomi e le informazioni riguardo ai principali candidati in lizza:

1-    Said Jalili, attuale segretario generale del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (nominato qualche anno fa dal presidente Ahmadinejad), capo negoziatore iraniano per la vicenda del nucleare col gruppo internazionale del cosiddetto “5+1”. Verosimilmente il suo bacino elettorale saranno i ceti popolari, i giovani rivoluzionari e coloro che hanno istanze antimperialiste più marcate.

2-    Ali Akbar Velayati, ex Ministro degli Esteri tra gli anni ’80 e ’90, consulente della Guida per gli affari internazionali. Velayati prenderà i voti della borghesia religiosa, dei commercianti tradizionalisti e di chi è interessato alla stabilità economica ed istituzionale come principio supremo. Velayati è una persona che mette d’accordo diversi partiti e gruppi di potere.

3-    Qalibaf, attuale sindaco di Tehran, ben visto da certi ambienti “liberal” della metropoli iraniana.

4-    Haddad Adel, ex presidente del parlamento iraniano, uomo equilibrato, ma poco carismatico; può essere considerato come una via di mezzo tra Qalibaf, Velayati e Jalili. In un contesto del genere rischia di rimanere schiacciato dal maggiore carisma degli altri candidati.

5-    Hassan Rohani, dirigente di uno dei più importanti centri di ricerca strategica dell’Iran, ex responsabile dei negoziati sul nucleare iraniano con le potenze internazionali al tempo del governo Khatami, secondo alcuni, tra i principali sponsor e strateghi del caos post-elettorale in Iran nel 2009. Vicino ad alcuni leader politici e centri economici influenti del paese mediorientale, ha il sostegno di molti gruppi della sinistra islamica e dei riformisti. E’ considerato molto legato all’ex presidente Khatami, così come anche a Rafsanjani. Fu tra i principali sostenitori di Musavi nel 2009.

Infine, più in posizione da 'outsider', troviamo Moshen Rezaei, Mohammed Reza-Aref e Mohammed Gharazi, le cui chance di emergere vittoriosi dalla contesa elettorale sono a nostro avviso molto limitate ma che possono sfruttare questa occasione per rendersi conosciuti al grande pubblico e portare avanti una carriera politica proiettata nel futuro.

E' ancora presto per delineare un'ipotesi sull'esito della consultazione, ma è chiaro che la sfida si profila, come spesso accade in Iran, molto combattuta e la campagna elettorale, inizata ufficiosamente già da diverso tempo, porterà solo nell'ultima settimana antecedente al voto ad un delineamento maggiore. In generale però possiamo dire che Said Jalili, è uno dei papabili per la vittoria finale, magari incalzato da Velayati e Qalibaf. I temi più importanti della campagna elettorale sono stati e saranno quelli riguardanti le politiche economiche, la promozione della stabilità istituzionale e sociale e i rapporti con l'Occidente.

mercoledì 22 maggio 2013

Ecco gli otto candidati che si contenderanno la poltrona di Ahmadinejad nelle prossime presidenziali iraniane!

A quattordici mesi dalle elezioni parlamentari il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, organo di controllo costituzionale della Repubblica Islamica dell'Iran ha 'scremato' la lista degli aspiranti candidati alle prossime elezioni presidenziali per la successione di Mahmoud Ahmadinejad che si terranno il 14 giugno limitando la competizione a otto personalità.

Saranno il parlamentare Gholam-Ali Haddad-Adel, il Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, Il Segretario del Consiglio d'Espedienza Mohsen Rezaei e il Presidente del Centro di Ricerca Strategica Hassan Rohani a contendersi la carica insieme all'ex Vicepresidente Mohammad-Reza Aref, al Sindaco di Teheran Mohammad-Baqer Qalibaf, all'Ex-ministro per le Telecomunicazioni Mohammad Gharazi, e all'Ex-ministro degli Esteri, Ali-Akbar Velayati.

Hashemi Rafsanjani, veterano della politica iraniana fin dai tempi della Rivoluzione Islamica e della Guerra Imposta contro Saddam Hussein (che già due mandati fa cercò di contendere la Presidenza a un Ahmadinejad allora considerato 'outsider' delle elezioni) si é visto bocciare la candidatura. Evidentemente il Consiglio dei Guardiani considera che la sua generazione debba lasciare il passo libero a politici più giovani e più al passo con la società iraniana attuale.

domenica 28 aprile 2013

Il Presidente del Parlamento siriano arriverà domani in visita ufficiale in Iran!


Quattro giorni di visita ufficiale nella Repubblica Islamica sono in programma per Mohammed Jihad al-Laham, Presidente del Parlamento siriano e per i suoi accompagnatori; un impegno ufficiale che prenderà il via lunedì 29 aprile e si concluderà giovedì 2 maggio. Nel suo soggiorno iraniano Al-Laham incontrerà il collega e parigrado Ali Larijani, il Presidente uscente Ahmadinejad, il Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi e il Segretario del Supremo Consiglio Nazionale di Sicurezza Saeed Jalili.

Non é previsto, a quanto si sappia ora, un incontro con la Guida Suprema Ayatollah Khamenei; comunque l'ospite siriano "incasserà" da questi incontri coi vertici iraniani la rinnovata solidarietà di Teheran, rinfocolata e rinsaldata dalle ottime notizie dai fronti di combattimento, dove le forze regolari di Damasco stanno facendo grandi progressi arrivando sempre più vicine a chiudere del tutto le frontiere all'afflusso di altri mercenari e altre armi ed equipaggiamenti.

L'attività diplomatica interna ed esterna alla Siria in queste ultime settimane ha confermato come il Presidente Assad possa sempre contare sul sostegno dei suoi tradizionali alleati e come questi si stiano impegnando a fondo per permettere una soluzione definitiva della situazione sul terreno.

sabato 2 febbraio 2013

Arriva a Damasco Saeed Jalili, per incontrarsi col Presidente Assad, col Premier Halqi e col Ministro degli Esteri!

Il Capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica, Saeed Jalili, é arrivato oggi a Damasco per un triplice incontro coi vertici della Repubblica Araba Siriana, che negli ultimi due anni ha potuto con successo resistere alle aggressioni dei mercenari terroristi finanziati da Usa, Israele, Francia, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, grazie anche al generoso sostegno iraniano, che ha potuto così compensare la solidarietà ricevuta un trentennio fa da Hafez Assad, al tempo dell'aggressione irakena contro la neonata Repubblica Islamica.

Jalili oltre a conferire a lungo con il Presidente Bashir Assad si é trattenuto anche con il Premier Wael al-Halqi e con il Ministro degli Esteri Walid al-Muallem; l'ultima volta che il dignitario iraniano era sceso a Damasco é stata la scorsa estate, nell'agosto del 2012. Jalili oltre alla sua carica al vertice del Consiglio di Sicurezza Nazionale é anche il principale negoziatore in ambito IAEA (per sostenere i legittimi diritti nucleari di Teheran, firmataria del TNP) ed é considerato un consigliere personale dell'Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Rivoluzione.

Commentando la visita il canale televisivo siriano "Al-Alam" la ha definita "estremamente importante" alla luce dei recenti sviluppi della situazione siriana e di quella regionale nel suo complesso.
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mercoledì 8 agosto 2012

L'Esercito siriano uccide il capo terrorista Abdul Oqeidi mentre Assad incontra Saeed Jalili!

Ottime notizie dai dintorni di Aleppo dove é ormai in pieno svolgimento una enorme operazione di rastrellamento e bonifica del territorio da ogni presenza terrorista; forze militari governative avrebbero eliminato dozzine e dozzine di terroristi forzando alla resa e alla prigionia circa 200-250 combattenti, che una volta catturati si sono rivelati essere per la maggior parte mercenari stranieri infiltrati in Siria dalle forze del complotto imperialista ordito da Usa e Israele e sostenuto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

Durante le operazioni anti-terrorismo il capo wahabita Abdul Jabbar al-Oqeidi ha trovato la morte, il suo cadavere é stato recuperato e identificato dagli uomini dell'Esercito. In altre zone del paese l'Esercito siriano ha prevenuto un attentato esplosivo ad Hama e ha confiscato un 'enorme' arsenale dei terroristi nella cittadina di Al-Shadadi. Fonti riconducibili agli stessi mercenari terroristi confermano che la situazione logistica delle bande wahabite é ormai "critica" e che é sempre più difficile fare entrare clandestinamente armi in Siria.
Intanto, poche ore dopo avere licenziato per condotta indegna l'Ex-premier Hijab nominando al suo posto il vice Primo Ministro Ghalawanji il Presidente Assad ha incontrato il Capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Saeed Jalili che glo ha confermato il sostegno e la solidarietà della Repubblica Islamica.
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martedì 3 luglio 2012

Il Presidente del Parlamento siriano arriva oggi in Iran in visita ufficiale alla Repubblica Islamica!

Fonti parlamentari iraniane riferiscono che i Majlis di Teheran saranno oggetto in questi giorni di una visita da parte del Presidente della recentemente rinnovata Camera di Damasco, Mohammmad Jihad al-Laham, che arriverà oggi nella capitale della Repubblica Islamica per una serie di incontri e colloqui con i principali rappresentanti istituzionali iraniani tra cui il Presidente Ahmadinejad, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, il Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi e il suo corrispettivo iraniano Ali Larijani.

Il parlamentare Mansour Haqiqatpour, coinvolto ad alto livello nella preparazione della visita, ha dichiarato che le relazioni bilaterali e gli sviluppi della situazione regionale e internazionale saranno discusse e sviscerate a fondo nel corso dei successivi incontri tra Al-Laham e i suoi ospiti iraniani. L'Iran non ha fatto mancare il suo sostegno e supporto alla Repubblica Araba Siriana nel corso di questi ultimi sedici mesi in cui essa ha sperimentato gli attacchi violenti e i tentativi di destabilizzazione sponsorizzati da Usa, Turchia, Arabia Saudita e Qatar per mezzo di cellule estremiste wahabite infiltrate nel paese.

Nonostante la campagna di violenza e terrorismo il popolo siriano ha dimostrato la sua fiducia nel Presidente Assad sostenendo il suo programma di riforma costituzionale, ratificandolo con un referendum confermativo e quindi confermando il suo partito al potere nel corso delle elezioni politiche recentemente tenutesi a maggio 2012. E' stato proprio in conseguenza di quelle consultazioni che Mohammad Jihad al-Laham é stato eletto Presidente del nuovo Parlamento siriano.
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domenica 13 maggio 2012

Incontro tra il Responsabile Esteri di Hamas e Saeed Jalil a Teheran!

Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato, nel corso di un incontro con il dignitario di Hamas incaricato delle relazioni internazionali del Movimento che la popolazione europea e statunitense é "stufa" di pagare il salato prezzo imposto dalle loro cricche governanti per l'acritico sostegno all'entità sionista di occupazione della Palestina.

"Oggi gli Europei e gli Americani stanno sfidando i loro Governi che sostengono sempre e comunque il regime ebraico per compiacere una piccola ma ricchissima e influentissima cricca di filosionisti; ma gli Stati dovrebbero essere espressione della volontà popolare, non di quella di lobby mosse da interessi esterni e motivi ulteriori", ha dichiarato Saeed Jalili nel corso della sua conferenza stampa congiunta con Mohamed Awad, tenutasi ieri nella capitali iraniana.

Jalili ha aggiunto che oggi il regime ebraico dell'apartheid si trova in una posizione "estremamente debole e precaria, probabilmente non é mai stato tanto isolato e impopolare in nessun momento della sua Storia, nemmeno durante le due Intifade, la guerra contro il Libano del 2006 e l'Operazione Piombo Fuso del 2008-2009". Awad, da parte sua, ha presentato al collega iraniano un rapporto sui progressi nella ricostruzione di Gaza, ancora piagata dalle distruzioni di tre anni fa a causa dell'illegale strangolamento economico sionista.
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giovedì 16 febbraio 2012

Rybakov: "Inutili le sanzioni contro l'Iran, l'unica strada percorribile é quella di un serio negoziato!"



Il Viceministro russo per gli Esteri Sergei Rybakov ha dichiarato che, esattamente come previsto, le 'sanzioni' decretate da Usa e Occidente contro l'Iran "stanno avendo esattamente zero effetti" vista la mancata adesione dei paesi asiatici e sudamericani, persino di quelli, come Giappone e Sudkorea, tradizionalmente schierati su posizioni subservienti agli interessi Usa. Sono ormai finiti da molto i tempi in cui bastava l'interruzione dei traffici con Usa ed Europa occidentale a decretare la crisi e la povertà per un paese del Sud del Mondo, nel Ventunesimo Secolo, asiatico e multipolare, il commercio con l'Occidente imperialista ha molte e persino più vantaggiose alternative.

"L'approccio sanzionatorio é inutile e arrogante, quello che serve é un serio atteggiamento al tavolo della trattativa", ha dichiarato Rybakov, reiterando la posizione di Mosca che ritiene Teheran un fedele sottoscrittore del Tnp (al contrario dello 'stato-canaglia' israeliano, che detiene un arsenale atomico fuori da ogni controllo, la Repubblica Islamica si é impegnata a sviluppare l'atomo solo per le sue applicazioni civili). In una recente lettera inviata all'UE il Segretario del Supremo Consiglio Iraniano per la Sicurezza Nazionale, Saeed Jalili ha annunciato la volontà iraniana di sedersi nuovamente al tavolo negiziale con i rappresentanti del 5+1, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU più la Germania.

Ovviamente, Jalili ha anticipato che nessuno deve aspettarsi che l'Iran rinunci supinamente al suo diritto di sviluppo di un programma nucleare civile. Annunciando subito dopo la conclusione delle cerimonie per il 33esimo anniversario della Rivoluzione Islamica i progressi del programma nucleare nazionale le autorità iraniane hanno fatto inserire nel reattore nucleare sperimentale di Teheran i primi elementi di combustibile prodotti interamente nel paese, e hanno annunciato che 3000 nuove centrifughe a esafluoruro per l'arricchimento dell'uranio sono sul punto di venire attivate, aggiungendosi alle 9000 già in funzione.
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sabato 11 febbraio 2012

Haniyeh a Teheran dichiara da Piazza Azadi: "Hamas non riconoscerà mai alcuna entità sionista in Palestina!"


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh ha reiterato durante un discorso pubblico tenuto a Teheran che il Movimento musulmano di Resistenza Hamas, di cui egli fa parte e nelle cui liste lui é stato eletto al suo attuale incarico, non riconoscerà mai e poi mai l'occupazione sionista della Palestina e che lo scopo della Resistenza é quello di liberare tutto il territorio nazionale palestinese, quello occupato ora in Cisgiordania, quello occupato nel 1967 e quello occupato nel 1948.

Il discorso, tenuto nel corso delle celebrazioni per il 33esimo anniversario della Rivoluzione Islamica é stato un momento speciale riservato a un ospite particolarmente caro all'establishment e al pubblico iraniano che da sempre non ha lesinato testimonianze di solidarietà e aiuti concreti alla Resistenza palestinese.
"Come rappresentante del popolo di Palestina" ha dichiarato Haniyeh "e in nome di tutti coloro che cercano la libertà, annuncio oggi, da questa Piazza Azadi di Teheran che Hamas non riconoscerà mai alcuna entità sionista sul territorio nazionale palestinese!".

La visita del Primo Ministro palestinese continuerà fino a domani, dopodiché Haniyeh dovrebbe tornare nella Striscia di Gaza, da cui aveva preso il via circa dieci giorni fa il suo secondo 'tour' diplomatico.

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Il Premier Haniyeh a Teheran per la sua visita di tre giorni incontra Reza Rahim e Ali Salehi!


Ismail Haniyeh é giunto ieri a Teheran, capitale della Repubblica Islamica, nel corso del suo tour diplomatico dei paesi del Golfo Persico, dove si fermerà per tre giorni; come avevamo già fatto notare nel nostro precedente articolo la coincidenza dell'arrivo del Primo Ministro palestinese con il culmine delle celebrazioni per il 33esimo anniversario della Rivoluzione Islamica ha reso l'evento ancora più significativo e pognante.

Accolto allo scalo internazionale della capitale dal Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi Hanyieh ha poi incontrato il Vicepresidente Mohammad Reza Rahimi al Palazzo Sadadbad, trattenendosi a lungo con lui; tra oggi e domani egli incontrerà il Presidente Ahmadinejad, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, di nuovo il Ministro Salehi e, infine, la Guida Suprema della Repubblica Islamica Ali Khamenei.

Gli sviluppi della situazione politica palestinese, regionale e dell'intero mondo musulmano saranno il nucleo principale dei dialoghi del Primo Ministro coi massimi rappresentanti iraniani. Fin da prima della Rivoluzione Islamica l'Ayatollah Khomeini aveva dichiarato che era preciso dovere del popolo iraniano affiancare e sostenere in ogni modo quello palestinese nella sua lotta.

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sabato 7 gennaio 2012

Iran e Turchia annunciano: "Presto gli scambi commerciali tra di noi toccheranno la soglia dei 20 miliardi di Euro!"


Conclusasi la visita iraniana del Ministro turco Ahmet Davutoglu é tempo di bilanci; in chiusura della due giorni a Teheran il titolare degli Esteri di Ankara ha rilasciato una conferenza stampa congiunta con Ali Akbar Salehi, suo collega ed ospite, che si é concentrata soprattutto sui temi economici, con alcuni dati molto interessanti. E' stato annunciato, per esempio, che da gennaio ad agosto dello scorso anno il volume complessivo dei commerci tra Iran e Turchia é stato di circa 10 miliardi di Euro.

Ancora più significativo, però, é stato l'annuncio secondo il quale i due paesi intendono arrivare, nel breve, quasi immediato futuro, a un volume di traffici di 20 miliardi di Euro, indice molto importante del fatto che ciascuno dei due paesi veda l'altro come un partner affidabile su cui investire una considerevole fetta delle proprie (più che rosee) prospettive di crescita e sviluppo economico.

Sia Salehi che Davutoglu hanno descritto Turchia e Iran come "stati emergenti sotto tutti i punti di vista, la cui crescente influenza regionale é in grado di garantire la pace e la stabilità della regione in un clima di sicurezza condivisa".
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giovedì 5 gennaio 2012

Il Ministro degli Esteri turco in Iran per tentare di ricucire il rapporto con la Repubblica Islamica!


Il Ministro degli Esteri di Ankara Ahmet Davutoglu, pochissimo dopo aver salutato il Premier palestinese in visita nel suo paese é saltato su un jet per recarsi a Teheran; la sua missione: cercare di ricomporre e ricucire i legami con l'Iran, stressati e sfilacciati da quasi un anno di comportamenti ambigui e preoccupanti da parte della leadership turca.

In particolare, a guastare l'atmosfera di fiducioso "buon vicinato" che si era instaurata tra Persia e Anatolia sono stati gli atteggiamenti di sostegno ai provocatori terroristi in azione in Siria da marzo in avanti e le 'aperture' all'installazione di sistemi radar made in Usa in territorio turco; sistemi che fin dalla loro presentazione sono stati descritti come puntati contro le armi balistiche iraniane (quelle armi che impediscono all'Iran di fare la fine di Irak e Libia).

Una sfida difficile, persino per un veterano della diplomazia come Davutoglu, che comunque, appena sbarcato in Iran, si é subito impegnato in un colloquio col Vicepresidente Mohammad Reza Rahimi e, a stretto giro, ha incontrato il suo omologo locale Ali Akbar Salehi. Più avanti nella giornata i due ministri terranno una conferenza stampa congiunta, durante la quale risponderanno a domande sui rapporti bilaterali tra i due paese e sugli ultimi sviluppi della politica locale e regionale.

In seguito Davutoglu incontrerà il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniana, Saeed Jaleeli.
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martedì 5 luglio 2011

Jalili: "Nessun ostacolo alla creazione di un Asse d'intesa Iranian-Egiziano contro la prepotenza Usa e Sionista!"


In una recente intervista rilasciata all' "Al-Ahram", il più diffuso e prestigioso quotidiano d'Egitto, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Iraniana, Saeed Jalili ha dichiarato che il potenziale per un "saldo e solido asse di intesa tra il Cairo e Teheran" é uno dei più grandi 'assi' da giocare contro l'avventurismo e l'aggressività Usa e israeliana nell'area, elementi che, lasciati senza contrappeso, potrebbero scatenare instabilità e conflitti ancora più devastanti di quelli attualmente in atto. Palestina, Libia, Irak, Afghanista sono tuttora incendiate dall'oppressione imperialista, che cerca disperatamente di imporre la propria volontà con le armi e il terrore a popolazioni che non vogliono saperne di piegarsi verso Washington e Tel Aviv.

Jalili ha anche espresso in termini inequivoci la prontezza del suo paese a cooperare finanziariamente e tecnologicamente a progetti congiunti col Cairo, specialmente nell'ambito del settore energetico. Secondo il dignitario iraniano la caduta dell'autocrazia di Mubarak non é che un passo lungo un sentiero di rivendicazioni e affermazioni che saranno al contempo nazionali, democratiche e islamiche esattamente sulla scorta di quanto avvenuto in Iran nel 1979 con la caduta del pupazzo occidentale Reza Palhevi e l'avvento della Repubblica Islamica.

Anche in questo momento, ha articolato Jalili, vediamo gli Usa impegnati in tutta una serie di iniziative pericolose e dalle conseguenze imprevedibili, che non solo mettono in grave rischio la pace e la stabilità per milioni di persone ma, in ultimo, non fanno che rendere questa nazione e i suoi governanti sempre più odiati, ponendo le basi di successive future rivolte contro i suoi interessi e contro coloro che se ne fanno lacché.
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