Abbiamo sempre sostenuto che l'illegittimo regime ebraico di occupazione della Palestina fosse un'entità profondamente, ontologicamente corrotta. Adesso abbiamo anche le prove fattuali della cosa, forniteci nientemeno che dall'outlet sionista 'Globes' che in una sua recente edizione riporta come il dodici percento degli occupanti della Palestina, avendo a che fare l'ultimo anno con le autorità di Tel Aviv si siano ritrovati a mettere mano al portafoglio per rendere più spedite le prodcedure di loro interesse.
Secondo il 'Barometro Globale della Corruzione' pubblicato dal think tank 'Transparency International' i partiti politici e le orgenizzazioni religiose sioniste sono ancora più corrotti, facendo schizzare quasi al novanta per cento (la cifra precisa é 89) il numero degli occupanti della Palestina convinti che per curare al meglio i propri interessi di fronte alla burocrazia sia necessario metter mano al portafoglio. In un 'normale' paese occidentale questa percentuale é del 27 per cento più bassa.
Queste interessanti statistiche ci dicono molto sulla percezione sionista della Cultura, della Politica e del Senso Civico: per fortuna che gli apologeti della Lobby a Sei Punte vorrebbero darci a bere che si tratti della sola 'Democrazia' del Medio Oriente!
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giovedì 11 luglio 2013
Tel Aviv: capitale sionista di mazzette e tangenti, il regime ebraico di occupazione affoga in un mare di corruzione!
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mercoledì 28 dicembre 2011
Incredibile dichiarazione di Eliezer: "L'Egitto deve restituirci le tangenti che abbiamo dato ai Mubarak!"
Binyamin Ben-Eliezer, rappresentante del partito 'laburista' del regime dell'apartheid ha dichiarato, apparentemente senza la menoma traccia d'ironia, che l'Egitto dovrebbe 'restituire' a Tel Aviv le ingenti "mazzette" versate a membri della famiglia Mubarak negli anni passati onde "modificare" in senso filosionista i materiali educativi usati nella scuola dell'obbligo egiziana.
Il regime ebraico infatti "allo scopo di ridurre le tensioni col Cairo", aveva chiesto che i testi di Storia in uso in Egitto "fossero modificati in maniera da dare più spazio e risalto alle 'grandi sofferenze' patite dagli Ebrei attraverso i secoli, 'con particolare risalto dato alle persecuzioni subite durante il Nazismo' e, contemporaneamente, sminuendo o sorvolando sui torti e sulle violenze inflitte ai Palestinesi durante gli ultimi cento anni.
Ora, siccome lo Stato ebraico ha attaccato l'Egitto a tradimento non una, ma ben due volte (nel 1956 e nel 1967), non sappiamo se le intenzioni di Ben Eliezer e soci includessero una 'riscrittura' o magari una omissione tout court anche di quei vergognosi episodi, ma, anche se non si fossero spinte a tanto, evidentemente il tentativo "orwelliano" di modifica del passato rimaneva comunque tanto enorme da giustificare un consistente esborso di fondi neri nei confronti della famiglia Mubarak.
L'esborso, che sarebbe arrivato a una cifra attorno ai 300 milioni di dollari, sarebbe stato effettuato principalmente nei confronti della First Lady Suzanne Mubarak che durante il periodo di potere del marito si occupava appunto di educazione e politiche sociali.
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lunedì 19 dicembre 2011
E Dieci! Nuovo attentato esplosivo al metanodotto che dal Sinai va verso Israele
Il tratto di tubature metanifere che da Al-Arish va verso Israele é stato sottoposto al decimo attacco dinamitardo dallo scorso febbraio, circa cinque chilometri a Sud della cittadina.
Secondo una dichiarazione di ufficiali locali cariche attivate a distranza da "sconosciuti attentatori arrivati in fuoristrada" avrebbero squarciato i tubi senza tuttavia provocare incendi visto che le stazioni di pompaggio verso l'entità ebraica sono ferme da molte settimane.
Nessuna rivendicazione del gesto é stata segnalata; tuttavia le autorità sospettano clan beduini e attivisti opposti ai legami commerciali con Tel Aviv, come quelli già arrestati nel recente passato.
Intanto, al Cairo e nelle maggiori città egiziane la folla rimprovera violentemente al Consiglio Supremo delle Forze Armate di non essersi sufficientemente distaccato dalle politiche e dagli atteggiamenti del passato regime di Mubarak.
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martedì 29 novembre 2011
Nono attacco esplosivo ai gasdotti del Sinai, ancora in fiamme le tubature!
L'agenzia stampa britannica Reuters riporta che, per la nona volta dal gennaio 2011, le tubature del metanodotto che veniva usato per rifornire a costo zero di gas il regime ebraico (secondo le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David) sono state soggette a un attacco esplosivo.
Una sezione di tubazioni a Ovest di Al-Arish é saltata in aria nella giornata di lunedì; pochi minuti dopo la prima esplosione una seconda, circa un centinaio di metri più avanti, ha fatto alzare ulteriori fiamme.
Gli attacchi sarebbero stati portati a termine nell'area di Al-Sabel; non ci sarebbero state rivendicazioni.
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sabato 26 novembre 2011
Ottavo attacco esplosivo nel Sinai contro il gasdotto che riforniva Israele; pochi i danni, i tubi sono ormai a secco!
Ignoti sabotatori hanno nuovamente colpito, per l'ottava volta da febbraio, il gasdotto che attraverso la penisola del Sinai riforniva, durante il regno di Hosni Mubarak, il regime ebraico di occupazione con il metano egiziano, praticamente 'regalato' a prezzi assurdamente inferiori al suo valore di mercato, secondo quanto imposto dagli Usa con le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David, accettata da Anwar Sadat al momento di prostituire sé stesso, la sua carica e l'eredità della rivoluzione Nasserita alle misere prebende promesse dall'imperialismo occidentale, da pagarsi con l'umiliazione della nazione e l'impoverimento del popolo schiacciato dalle 'liberalizzazioni' e dalle privatizzazioni a favore di pochi boiardi ammanigliati col potere (che si ingraziavano a furia di mazzette e bustarelle).
Tornando all'attacco, testimoni oculari hanno visto diversi sabotatori mascherati collocare cariche esplosive sotto le tubazioni a 60 chilometri a Ovest di Al-Arish, nel Nord del Sinai, prima di dileguarsi e fare brillare il tutto con comandi a distanza, secondo quanto riportato dall'Agence France Presse nella serata di ieri. Nonostante il gran numero di esplosivi collocati le esplosioni hanno causato incendi limitati visto che ormai nelle tubature praticamente non passa più metano.
Gli Egiziani, fin dal trionfo della Rivoluzione di Piazza Tahrir hanno chiesto apertamente lo smantellamento di ogni impianto di pompaggio in direzione del regime sionista; secondo un sondaggio effettuato da Synovate per conto dell'emittente iranian PressTV e pubblicato lo scorso 3 ottobre 73 cittadini egiziani su 100 vogliono l'eliminazione del gasdotto verso Israele, il 9 per cento é a favore e il 12 per cento non ha espresso opinioni in merito.
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martedì 15 novembre 2011
Le forze di sicurezza egiziane arrestano due degli attentatori responsabili delle esplosioni di venerdì scorso al metanodotto!
Le forze di sicurezza del Cairo avrebbero catturato due membri del commando che pochi giorni orsono ha portato a termine il settimo attentato esplosivo contro il metanodotto che smista il gas egiziano verso la Giordania e che fino a qualche tempo fa provvedeva anche a rifornire il regime ebraico. L'agenzia stampa mediorientale (MENA) ha rivelato i nomi degli arrestati: sarebbero Abdel Karim Mohammed Ahmed e Ahmed Salem Awad, ambedue parti di un gruppo denominato 'Al Takfeer wal Hijra' e sarebbero stati fermati e quindi tratti in arresto durante una retata a Al-Arish.
I due avrebbero rivelato che a capo del gruppo impegnato ad attaccare il metanodotto in questi ultimi mesi vi sarebbe un certo Mohammed al-Teehi. Il comunicato ufficiale delle forze di sicurezza recita che quest'ultima operazione smentisce chi sosteneva che il Governo di transizione abbia problemi a mantenere il controllo sul suo territorio e che, anche grazie all'intensificazione delle misure di sicurezza, presto tutti i tratti del gasdotto del Sinai saranno al sicuro da proditori attentati esplosivi come quelli che si sono ripetuti da febbraio a oggi.
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venerdì 11 novembre 2011
Ancora in fiamme i metanodotti del Sinai! Settimo attacco esplosivo in nove mesi
Doppia esplosione nella giornata di ieri lungo le tubature e le condotte che servono a portare il metano dall'Egitto alla Giordania e che, prima della deposizione di Mubarak, erano servite a rifornire a prezzi assurdamente bassi anche il regime ebraico, come imposto dalle clausole della ignominiosa capitolazione firmata a Camp David da Anwar Sadat (e che gli valse la condanna a morte tre anni più tardi dopo la sua sigla, con l'attentato del 1982). La prima esplosione, all'una antimeridiana di giovedì 10 novembre, si é registrata a 40 chilometri Ovest da Al-Arish, nel Nord del Sinai, secondo quanto riportato dalla France Presse.
La seconda, presso una stazione di pompaggio vicino a Mazar, ha scatenato un vasto incendio con altissime fiamme che é stato possibile prima contenere e infine domare soltanto molto tardi nella giornata. Testimoni oculari riportano di aver visto una squadra di uomini scendere da un camion e piazzare cariche esplosive lungo il gasdotto, che sono poi state fatte brillare tramite controllo a distanza, dopo che il commando era risalito sul mezzo e si era allontanato.
Il Ministro dell'Energia del Governo ad interim, Abdullah Ghorab, ha dichiarato che "quanto prima" l'Egitto installerà avanzati pacchetti di sorveglianza e sicurezza lungo il metanodotto; per cercare di arginare questi attacchi distruttivi, attribuiti alla popolazione beduina della penisola.
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martedì 4 ottobre 2011
Sondaggio d'opinione rivela che tre egiziani su quattro vorrebbero 'tagliare il gas' per sempre al regime sionista!
Secondo un sondaggio svolto su base nazionale da Synovate circa il 73 per cento dei cittadini egiziani ha dichiarato la propria assoluta e totale contrarietà a proseguire sotto qualunque forma le forniture di gas a Israele, solo il 9 per cento del campione statistico era di opinione contraria (favorevole quindi al proseguire le esportazioni) e il 12 per cento non ha azzardato un'opinione in merito.
Tanto nella fascia d'età dai 18 ai 25 che in quella dai 26 ai 35 le percentuali relative rimangono coerenti (72 percento i contrari tra i più giovani, 74 tra i più maturi); per gli Egiziani il fatto di dover esportare gas verso il regime ebraico ha sempre scatenato reazioni molto vibrate, esso infatti, fu uno dei punti più contesi tra le condizioni della cosiddetta 'Pace di Camp David' (in realtà una supina accettazione da parte di Sadat delle condizioni dettate da Tel Aviv e Washington), su cui Carter e Begin furono particolarmente adamantini.
In seguito alla capitolazione di Sadat quello che era stato il più grande avversario di Israele, l'Egitto, si trovò a fornire allo Stato dell'Apartheid quantità enormi di gas combustibile, peraltro svenduto a prezzi del tutto irrealistici, con grave danno per l'erario del Cairo. Laute 'bustarelle' distribuite da politici e uomini d'affari sionisti alla famiglia Mubarak, a ministri e sottosegretari energetici egiziani, garantivano la regolarità e il volume del flusso di metano attraverso i gasdotti del Sinai.
Secondo gli accordi rinnovati nel 2005 Tel Aviv si affidava all'Egitto per il 40 per cento del suo fabbisogno di metano. Da quando il flusso si é quasi del tutto smorzato, risultato della rivoluzione anti-Mubarak e degli attentati esplosivi dei beduini del Sinai contro le stazioni di pompaggio, Israele é stato costretto ad alzare vertiginosamente i prezzi delle bollette (contribuendo così a scatenare le proteste degli 'indignati') e ad aumentare lo sfruttamento dei giacimenti marini di metano, fino ad esaurire il pozzo di Yam Thetys.
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martedì 27 settembre 2011
Quinto attacco esplosivo in pochi mesi contro il gasdotto egiziano ad Al-Arish, nella Penisola del Sinai!
Dopo l'esplosione che ha squassato l'aria nelle prime ore di martedì 27 settembre, una nuova lingua ruggente di gas in fiamme segna il punto in cui ignoti attentatori hanno dinamitato, per la quinta volta consecutiva, la stazione di pompaggio del metanodotto del Sinai presso Al-Arish.
L'impianto garantisce l'afflusso di gas combustibile egiziano verso la Giordania e, fino a pochi mesi fa, anche verso il regime dell'occupazione sionsita. In seguito alle proteste che hanno causato la caduta di Mubarak, tuttavia, questo secondo flusso si é praticamente arrestato, anche se non si arrestano gli attentati contro gli impianti.
Naturalmente tali gesti devono essere inquadrati in dinamiche complesse, dove entrano in gioco anche le condizioni delle popolazioni beduine native del Sinai e il loro trattamento da parte delle autorità egiziane. L'interruzione del flusso di metano verso Israele ha spinto il regime sionista a intensificare lo sfruttamento dei giacimenti offshore, uno dei quali si é recentemente esaurito, e causando comunque un deciso aumento della bolletta energetica.
Sotto la dittatura di Mubarak l'Egitto riforniva lo Stato ebraico di metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli praticati pure dai più grandi esportatori di gas mondiale (come Algeria, Qatar, Russia o Iran) grazie al versamento di copiose mazzette che finivano in tasca anche ai due figli del 'Faraone'.
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giovedì 6 gennaio 2011
I volontari asiatici confermano: "L'Egitto ci ha chiesto tangenti per permettere il passaggio del convoglio"
L'emittente satellitare iraniana PressTV, intervistando alcuni membri della Carovana di solidarietà asiatica per Gaza, attualmente impegnati in una visita di quattro giorni che li porterà a contatto diretto con le devastazioni del "pogrom" militare scatenato da Israele esattamente due anniu fa, ha raccolto la dirompente testimonianza che, esattamente come supposto sulle pagine di 'Palaestina Felix', vi sia stata una richiesta di "bustarelle" dietro gli intoppi burocratici che hanno bloccato per diversi giorni il cammino del convoglio, impedendone il programmato arrivo a Gaza nel secondo anniversario di "Piombo Fuso".
La corruzione del regime di Mubarak, del resto, é leggendaria: non passa anno senza che il Paese delle Piramidi non figuri con rilevanza nell'indice pubblicato da Transparency International (nell'ultimo anno il tasso di corruzione rilevata ha avuto addirittura un balzo di tre decimi, passando dal punteggio di 2.8 a 3.1); ma il potere di ricatto dei manutengoli del "faraone" gradito a Stati Uniti e Israele non si é ancora esaurito, visto che una parte delle derrate trasportate dalla Carovana di solidarietà asiatica sono ancora stoccate presso banchine e magazzini del porto di Al-Arish, fonti semi-ufficiali egiziane avrebbero minacciato di confiscare tali materiali e spedirli in Israele, in modo che sia lo Stato ebraico a decidere cosa possa o non possa entrare a Gaza.
E' ovvio che le autorità sioniste non farebbero entrare nulla o quasi, ed é altrettanto ovvio che l'unica maniera di prevenire tale azione da parte egiziana sarebbero emolumenti monetari fatti sottobanco ai vari burocrati delle autorità portuali e doganali.
In uno sviluppo parallelo ma non direttamente correlato il fondatore di Hamas e membro del comitato politico Mahmoud al-Zahar, ringraziando gli sforzi e i sacrifici dei volontari asiatici ha lanciato un appello perché sempre più organizzazioni internazionali mandino spedizioni di volontari verso Gaza, in maniera da mettere in crisi la politica di strangolamento economico di Israele, vera e propria punizione collettiva volta a umiliare e schiacciare la volontà degli abitanti di Gaza.
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