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venerdì 18 maggio 2018

In Irak i vincitori delle elezioni politiche "fanno la corte" all'Ex-premier Abadi che, pur da sconfitto, può essere 'ago della bilancia'!

L'Alleanza di Haider Abadi, Premier uscente dell'Irak, é molto "popolare".

No, non nel segreto dell'urna elettorale, dove, anzi, é stata letteralmente 'bastonata' nelle consultazioni politiche dello scorso sabato, ma nelle stanza del Parlamento, dove emissari sia dell'alleanza sadrista che di quella tra Ex-miliziani Hashd al-Shaabi alleatisi con i seguaci di Nouri Al-Maliki hanno offerto ad Abadi e ai suoi di sostenere progetti di Governo alternativi e contrapposti.

lunedì 14 maggio 2018

Ecco, provincia per provincia, i risultati delle elezioni irakene! Confermato il crollo di Abadi, Al-Sadr e Ameri vincitori!

In questa mappa vedete le diciotto province (o governatorati) in cui é diviso l'Irak.

Per ciascuna di esse elencheremo i primi tre partiti per numero di voti raccolti alle elezioni del 12 maggio.

BAGDAD: 1) Sadristi + comunisti 2) Fatah (Alleanza Milizie) 3) Alleanza Al-Maliki
Pessima performance del Premier Abadi nel distretto della capitale, dove riesce ad arrivare addirittura quinto, superato anche dall'Alleanza di Allawi.

BASSORA: 1) Fatah 2) Sadristi+c. 3) Alleanza Abadi (ma con Al-Maliki molto vicino)
A Bassora, metropoli sciita, il partito delle milizie popolari sbaraglia tutti con una performance eccezionale.

In Irak testa a testa tra Moqtada al-Sadr e Hadi al-Ameri, mentre gli Usa preparano una nuova campagna di terrore contro la Mesopotamia!

Preparatevi, amici irakeni: torneranno le autobombe, torneranno i kamikaze, torneranno gli sporchi traffici tra Curdi, ex-baathisti e rimasugli dell'ISIS; dall'Arabia Saudita arriveranno nuovi mercenari raccattati tra le latrine wahabite di tutto il mondo.

Questo perché il popolo ha 'osato' votare i candidati più determinati nel chiedere la partenza delle ultime centinaia di militari americani nel paese, la chiusura di tutte le loro basi e strutture e la rescissione di ogni rapporto col Pentagono.

Infatti, con 10 province scrutinate su 18 (e le metropoli di Bagdad e Basra già conteggiate) é chiaro che i vincitori di queste elezioni irakene sono l'Alleanza Rivoluzionaria per la Riforma (che riunisce gli ultras di Moqtada al-Sadr e i comunisti) e l'Alleanza Fatah di Hadi al-Ameri, che riunisce esponenti delle milizie popolari Hashd al-Shaabi.

giovedì 5 giugno 2014

Dieci milioni di siriani (su 15 milioni aventi diritto) hanno votato Assad! E' il trionfo della Siria e della Resistenza!!

Undici milioni e trecentomila voti depositati nelle urne in un paese ancora in guerra (anche se ormai controllato all'85 per cento dalle forze del Governo), un'affluenza altissima, da fare impallidire i paesi occidentali dove nemmeno il quaranta-cinquanta per cento degli aventi diritto si reca a votare.

La Siria ha scelto, e ha scelto Assad, di nuovo, ancora per sette anni alla guida di questo grande e glorioso paese che chiede al condottiero che lo ha salvato dalle milizie mercenarie wahabite di portarlo sul sentiero della ricostruzione, della prosperità e della Pace.

Oltre dieci milioni (dieci milioni e venticinquemila, per la precisione) di voti hanno scelto Assad come nuovo presidente, una percentuale dei votanti dell'88,7 per cento.

Insieme alle elezioni politiche del maggio 2012 e ai referendum costituzionali  del febbraio precedente queste elezioni presidenziali dimostrano ancora una volta che la Siria é tutta compatta schierata con le forze dell'Ordine e della Legalità e che non vi é nessun 'accordo' da siglare con nessuna 'opposizione', visto che la cosiddetta 'opposizione' siriana non rappresenta che una piccola cricca di traditori venduti agli interessi imperialisti angloamericani e sionisti.

Ricordatevi, pazienti, fedeli e attenti lettori: anche nei giorni bui degli attentati e dell'oscena baldanza degli assassini decapitatori e cannibali: PALAESTINA FELIX non ha mai tentennato, ha sempre denunciato il complotto internazionale contro la Siria, ha sempre annunciato la prossima ora del riscatto e della vittoria.

La Siria é stata un campo di battaglia fondamentale, la guerra sarà ancora lunga, dura, ma il risultato é certo e arriderà a Noi.

giovedì 29 maggio 2014

Al-Sisi "sbanca" le presidenziali egiziane col 92 per cento dei consensi, affluenza alle urne paragonabile alle precedenti elezioni!

Si squaglia come un gelato sotto la Sfinge anche l'ultima 'profezia' pronunciata dai Fratelli Musulmani e poi ripresa dagli stipendiati dell'OTPOR sorosiana che avevano previsto urne deserte e affluenza sotto il dieci per cento alla chiamata al voto presidenziale, come se gli islamisti a libro paga di Doha e i liberisti ammanigliati con la CIA e la Casa Bianca avessero qualche tipo di 'trademark' sulla Democrazia tale da inficiare e rendere 'antidemocratico' qualunque confronto popolare che li escluda.

Invece, nonostante l'anomala ondata di caldo che ha colpito in Primavera il Nord dell'Egitto (dove si concentra la maggior parte della popolazione) e che ha portato ai picchi massimi di affluenza ai seggi nelle ore serali e notturne (tanto da costringere le autorità a estendere di 24 ore il periodo di votazione), poco meno del cinquanta per cento degli aventi diritto ha partecipato alle elezioni presidenziali.

Le elezioni che sancirono la presidenza di Mohamed Mursi registrarono dati di afflusso identici e possiamo affermare con certezza che, senza bizzarrie del clima (purtroppo sempre più frequenti anche nel bacino Mediterraneo, come anche noi verifichiamo nella nostra vista quotidiana) le percentuali di voto sarebbero state anche più alte.

mercoledì 15 gennaio 2014

Si concludono in Egitto le operazioni di voto referendario: falliscono le proteste dei rimasugli dell'Ikhwan!

Grazie allo schieramento di 160mila poliziotti e 200mila uomini delle forze armate il secondo e ultimo giorno di consultazione referendaria costituzionale si é concluso in Egitto senza incidenti o proteste di sorta, segnalando come l'appeal sulla popolazione della propaganda settaria ed estremista dei rimasugli della Fratellanza Musulmana sia ormai pressoché scomparso.

Il referendum si é aperto ieri con un'alta affluenza, che ha avuto una flessione  nella giornata di oggi, pur rimanendo su percentuali significative. La nuova carta costituzionale riconosce un importante ruolo politico alle Forze Armate, permettendo allo Stato Maggiore di nominare autonomamente il Ministro della Difesa e permettendo ai tribunali militari di processare civili per certi reati.


martedì 14 gennaio 2014

In Egitto aprono i seggi per il referendum costituzionale con cui Al-Sisi cerca la legittimazione popolare!

Si sono aperte in Egitto le operazioni di voto per il Referendum costituzionale con cui la Giunta che ha deposto il Governo a guida Ikhwan, 'azzerando' un anno e mezzo di politica post-Mubarak cerca la legittimazione popolare ufficiale dopo quella 'ufficiosa' delle proteste di piazza contro la Fratellanza Musulmana che avevano convinto il Generale Al-Sisi e i suoi colleghi a muovere contro l'allora Presidente Mursi e soci.

Nonostante i richiami al boicottaggio e alla diserzione delle urne da parte dei residui della Fratellanza Musulmana ancora attivi nel paese centinaia di migliaia di cittadini hanno già espresso il loro parere nelle urne e altri milioni sembra siano pronti a farlo.

Particolarmente alta l'affluenza femminile ai seggi. Secondo le proiezioni sembra che coloro che si sono recati o si recheranno a votare lo faranno a stragrande maggioranza per esprimere assenso al quesito costituzionale. Nella proposta di nuova Carta i poteri dei militari sono grandemente aumentati, con la possibilità per lo Stato Maggiore di designare lui il Ministro della Difesa e la facoltà dei tribunali militari di giudicare civili per alcuni reati.

mercoledì 30 novembre 2011

Il capo del Partito musulmano marocchino é il nuovo Primo Ministro del paese!


Il leader del Partito di Giustizia e Sviluppo uscito premiato dalle urne in Marocco nonostante l'affluenza molto bassa per il boicottaggio delle elezioni dichiarato dal Movimento 20 febbraio é stato nominato dal Re Mohammed VI nuovo Primo Ministro incaricato della formazione di un esecutivo, insieme ai tre partiti dell'Istiqlal, dei Socialisti e dei Comunisti, formanti in totale una maggioranza parlamentare di 224 deputati su 395.

Il Partito musulmano é il cardine della coalizione, con ben 107 deputati, senza il suo decisivo contributo l'alleanza di forze monarchiche che ha racimolato 150 deputati avrebbe avuto la strada spianata. Come previsto tra le riforme parzialmente introdotte nello stagnante panorama politico marocchino la scorsa primavera Re Mohammed é stato costretto ad affidare il mandato governativo a un rappresentante della forza politica più votata, indicando senza indugio il suo stesso segretario, Abdelilah Benkirane.

Nonostante le condizioni diversissime, quello marocchino é il secondo caso in poche settimane in cui il Governo di un paese del Nordafrica viene affidato a una formazione politica di ispirazione religiosa; diversi osservatori e analisti politici ritengono che molto presto anche la Libia e l'Egitto avranno partiti musulmani insediati al potere.
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lunedì 28 novembre 2011

Il Partito musulmano in Marocco guadagna 107 seggi e si conferma prima forza del paese, sconfitti duramente i monarchici!


Sono 107 i seggi toccati al Partito di Giustizia e Sviluppo di Abdelilah Benkirane (nella foto mentre esulta alla proclamazione ufficiale dei risultati); insieme alle preferenze guadagnate dalle altre tre principali forze di opposizione (Istiqlal -60-, Socialisti -39-, Comunisti -18-) sufficienti a garantire una maggioranza di 224 seggi contro i 150 dell'alleanza monarchica che sperava di fare 'cappotto' in elezioni in cui ben il 55 per cento degli aventi diritto non é andato a votare e ha rimediato invece una imbarazzante sconfitta.

Re Mohammed VI deve ora indicare un Primo Ministro incaricato, é ovvio che non potrà che scegliere un rappresentante dell'alleanza maggioritaria e, probabilmente, proprio un membro del partito musulmano, forse lo stesso Abdelilah Benkirane che ha dichiarato: "Queste elezioni, sebbene afflitte da una bassa affluenza, rappresentano un punto di svolta storico verso la Democrazia, un punto di non ritorno; prometto al Marocco che gli daremo un Governo stabile che non tradirà le speranze del popolo".



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