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giovedì 8 gennaio 2015

Lo Sceicco Salman al popolo Bahreini: "Sono orgoglioso di voi, continuate la mobilitazione!"

Il Segretario generale del partito Wefaq, formazione di opposizione Bahreini alla tirannide filoamericana e filosaudita di Casa Al-Khalifa, nel corso di una breve telefonata effettuata dal suo luogo di incarcerazione, ha lodato il popolo dell'Isola delle Perle per le massicce proteste avvenute fin dal giorno successivo al suo rapimento da parte delle autorità reali.

martedì 30 dicembre 2014

Guarda un po'! Per la corte degli Al-Khalifa il "regime change" é un crimine!!

Quando va in senso contrario agli interessi anglosionisti il "regime change" é un crimine da perseguire con arresti preventivi! E' quanto abbiamo scoperto leggendo che in Bahrein, tormentata 'Isola delle Perle' menzionata anche da Marco Polo, il capo del partito di opposizione Al-Wefaq, Sceicco Salman, che da anni si batte per la Democrazia contro la bestiale repressione portata avanti dai sunniti Al-Khalifa (messi sul trono dagli Inglesi nel XIX sec.) é stato arrestato.

Convocato al Ministero degli Interni vi si era recato in buona fede, pensando di dover discutere di qualche questione legata al suo ruolo pubblico; i suoi legali hanno riferito, increduli, che le accuse mossegli riguardano "aver incitato odio contro il regime" e "aver cercato di istigare cambiamenti politici"; improvvisamente se non accontenta la Casa Bianca e il sinedrio sionista internazionale il 'regime change' non é più quell'attività meritoria di cui gorgheggiano i pennivendoli a libro paga Soros/CIA!

Il partito Wefaq ha descritto l'arresto dello Sceicco Ali Salman come "Un pericoloso arbitrio che complica seriamente la scena politica del Bahrein e che avrà pesanti ripercussioni anche sulla sicurezza e l'ordine pubblico".

mercoledì 7 novembre 2012

Rivoltante! In Barhein i figli del tiranno sunnita Al-Khalifa torturano personalmente gli attivisti per i Diritti Umani!

Mentre gli idioti e gli illusi del pianeta battono le mani per la rielezione di 'Obanana' al ritmo imposto loro dai media asserviti alla lobby sionista internazionale in Barhein, l'Isola delle Perle insanguinata dalla repressione della monarchia Al-Khalifa, amica di Usa e Israele e perciò immune agli "alti standard" etico-morali che l'inquilino nero della Casa Bianga e la sua 'Malvagia Strega dell'Ovest' vorrebbero imporre a suon di bombe in Siria, Iran e altri paesi indipendenti e resistenti si toccano vette di abiezione perversa che non sfigurerebbero tra le sadiche inquadrature di "Salò" o le pagine del "Jardin des Tortures".

E' stata recentemente pubblicata da Al-Manar la notizia che persino i figli del tiranno sunnita di Manama, Nasser bin Hamad Al-Khalifa, Khalid bin Hamad Al-khalifa Nora bint Ibrahim Al-Khalifa e Khalifa bin ahmad Al-Khalifa prenderebbero parte personalmente alle torture e alle sevizie inflitte ai cittadini rimasti vittime dei rapimenti e delle "sparizioni" con cui il regime cerca di seminare il terrore tra le fila degli attivisti per la cacciata del monarca, l'instaurazione di una Repubblica e l'applicazione della Democrazia.

Intanto, per sempre meglio vessare i latori delle istanze di riforma e democratizzazione del paese, il sovrano sanguinario ha deciso, insieme ai suoi cortigiani e sicofanti, di togliere la cittadinanza a 31 esponenti dell'opposizione, riducendoli allo Stato di apolidi. Vittime del provvedimento vigliacco e arbitrario sono stati, tra gli altri, i fratelli Jalal e Jawad Farooz, esponenti del partito di opposizione Al-Wafaq.
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domenica 24 giugno 2012

I dirigenti dell'opposizione di 'Al-Wefaq' aggrediti e feriti dagli sbirri di Re Al-Khalifa dichiarano: "Il regime ha scelto la violenza cieca!"

Il Segretario Generale del movimento Bahreini di opposizione alla tirannia degli Al-Khalifa, l'Al-Wefaq, ha sottolineato, nelle prime dichiarazioni pubbliche rilasciate dopo essere stato ferito dagli sbirri del regime lo scorso venerdì, che l'intervento della polizia reale é stato contrassegnato dall'esplicita e premeditata volontà di aggredire e ferire i manifestanti, sparando loro contro proiettili di plastica alla testa e al torso da distanze minime in maniera da annullare la loro presunta "non-letalità".
E' infatti noto che i proiettili di plastica con anima in metallo 'anti rivolta' devono venire mirati contro gli arti e solo da certe distanze. In una intervista rilasciata dopo il suo ferimento lo Sceicco Salman ha dichiarato che il regime degli Al-Khalifa "ha esplicitamente deciso di confrontare le proteste con la violenza più cieca e senza freno come é stato evidente a chiunque abbia visto i poliziotti venerdì sparare a manifestanti che stringevano mazzi di fiori in mano".
Anche altri leader di Al-Wefaq, come Hasan al-Marzouq (foto sopra) e Jawad Fairooz sono rimasti feriti negli scontri. Lo Sceicco Salman é rimasto colpito alla schiena e alla spalla nel corso della repressione del rally tenutosi a Bilad al-Qadeem, che non aveva nessun elemento provocatorio e violento e si teneva sotto lo slogan: "Il nostro pacifico movimento sconfiggerà ogni ostacolo". In particolare gravi sono risultate subito le condizioni di Hasan al-Marzouk, che é stato visto sanguinare copiosamente dalla ferita al collo inflittagli da un proiettile di plastica che si é frantumato lacerandogli le carni.
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lunedì 14 marzo 2011

Truppe saudite sono entrate in Bahrein! Le retrograde monarchie del petrolio fanno causa comune contro il popolo in piazza!


Una calma carica di tensione é scesa sull'Isola-regno di Bahrein, dopo giorni e giorni di massicce dimostrazioni e sanguinosi scontri di piazza durante i quali l'intera popolazione é scesa in strada per chiedere l'abdicazione e la cacciata dei rappresentanti della dinastia Al-Khalifa. Inizialmente classificata come "rivolta sciita" contro i sovrani appartenenti all'altra grande setta dell'Islam, le proteste si sono gradualmente estese e compattate fino a includere anche la popolazione sunnita, che si é unita ai compatrioti nel chiedere una forma monarchica meno autoritaria e una più equa distribuzione della ricchezza, a oggi concentrata nelle mani di pochissimi cortigiani.

Ma, dopo i morti degli ultimi giorni, che si sono uniti agli uccisi delle prine fasi della protesta (che si era svolta in maniera più che pacifica nell'intervallo tra i due picchi di violenza), un nuovo fattore si é giunto all'enigma del Bahrein: il minaccioso intervento diretto di truppe saudite nell'isola. Assediato dalle 'sue' proteste sciite nelle più produttive province petrolifere del regno, Abdullah al-Saoud, l'unico monarca assoluto del globo, evidentemente vuole prevenire che un successo degli insofrti di Piazza delle Perle galvanizzi le richieste dei suoi sudditi, quindi, alle prime luci dell'alba, plotoni di fanteria e colonne di blindati hanno varcato lo stretto braccio di mare nel Golfo Persico sbarcando nell'antica isola dei pescatori di ostriche, ricordati anche dalle memorie di Marco Polo.
Ali al-Aswad è uno dei 18 parlamentari (su 40) del partito Al-Wefaq.

Dispacci ufficiali parlano di cento soldati arrivati in Bahrein per 'aiutare a mantenere l'ordine' ma fonti informate parlano di un numero superiore di 'almeno dieci volte'. Il parlamentare d'opposizione Ali al-Aswad ha dichiarato: "Il popolo bahreini tratterà questi soldati sauditi come un corpo di occupazione straniera, non permetteremo interferenze straniere a favore della conservazione e della repressione". In queste ore, non vi é chi non ricordi la promessa fatta giorni addietro da un leader sciitia del Bahrein che ventilava la possibilità, qualora forze saudite fossero entrate nel paese di chiedere ufficialmente l'aiuto della Repubblica iraniana per contrastarle.

Il Ministro degli esteri di Teheran Ali Akbar Saleh ha avvertito il Governo di Re Al-Khalifa di astenersi dall'uso della forza militare contro i manifestanti: "Ci si aspetta che un monarca giusto e illuminato affronti le richieste dei suoi sudditi con calma e comprensione, rispettando i diritti di persone che, finora hanno mantenuto un contegno esemplare anche quando sottoposte a violenta repressione". Il Movimento politico sciita libanese, Hezbollah, ha fatto notare come il secondo picco di violenza nel Bahrein si sia scatenato subito dopo la visita del dignitario Usa Robert Gates a Manama, inferendo un ruolo dell'amministrazione americana nella decisione di scatenare nuovamente le armi contro i manifestanti indifesi.


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