L'Occidente marcio e ipocrita ha le sue fasulle "eroine" come l'infame 'blogger' Yoani Sanchez (che sperpera ogni mese 4000 dollari per mantenere il suo indecente spazio-web 'visibile' su twitter e facebook), la sgualdrina filonazista Yulia Timoshenko e la birmana Ping-Pong Yi (o Sans Souci), che non muove un dito per aiutare i birmani Ronghiya di fede musulmana perseguitati e sterminati. Tutte queste zoccole messe insieme non valgono un mignolo di Zainab Khawaja, vera eroina che si batte per il riscatto degli oppressi e la cacciata dei tiranni e dei satrapi filo-occidentali.
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Con una costanza, una abnegazione che suscita ammirazione e rispetto in tutti quanti credono nella lotta di popolo, nell'autodeterminazione e nel contrasto degli schemi e dei complotti imperialisti, costi quello che costi, il popolo Bahreini continua indefessamente a scendere in piazza e ad opporre la propria massa disarmata ai proiettili, ai gas tossici e al nutrito e letale arsenale del corrotto Re Al-Khalifa, sostenuto dalle truppe di occupazione Saudite e dai mercenari pachistani arruolati coi proventi del petrolio che dovrebbero essere spesi per migliorare le condizioni di vita della cittadinanza e non per difendere un regime marcio e iniquo.
L'ultima vittima di tale regime, il ventunenne Fadhel Mirza, é caduto durante la marcia di ieri con cui la popolazione tentava di riconquistare Piazza Lulu, la "Piazza delle Perle" simbolo della Rivoluzione iniziata dodici mesi fa e costata finora centinaia di morti tra la popolazione, massacrati nell'assordante silenzio dei network di disinformazione imperialista, pronti invece a inventarsi inesistenti rivolte in Siria per tenere bordone agli interessi di Washington, Tel Aviv e Riyadh. Altre dozzine di dimostranti sono rimasti feriti e sono stati ospitati da strutture sanitarie segrete vista l'abitudine delle truppe reali e saudite di arrestare quanti si presentino in ospedale con ferite da proiettile o sintomi da inalazione di gas urticante, segni di avere preso parte alle dimostrazioni.
Le manifestazioni non si arresteranno; un regime ingiusto che si regge solo sulla forza é destinato a cadere per necessità etica e storica, l'esempio dell'Iran, del Libano, della Tunisia, dell'Egitto sono lì per dimostrarlo e prima o poi anche il Barhein sarà libero dalla corrotta corte sunnita messa al potere dagli Inglesi all'inizio del secolo e si doterà di un sistema democratico rispettoso della sua Storia, della sua Cultura e legato indissolubilmente all'Asse della Resistenza anti-imperialista.
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A un anno dall'inizio delle proteste e delle manifestazioni contro il corrotto regime di Re Hamad Al-Khalifa gli abitanti di Manama, di ogni classe sociale ed ogni età sono scesi in strada a decine e decine di migliaia per cercare di riprendere possesso di Piazza Lulu, "Piazza delle Perle", da cui a costo di centinaia di morti, feriti, arrestati e torturati gli sgherri sauditi e di Dubai messisi al servizio del tiranno locale e i mercenari pachistani arruolati a suon di petrodollari insanguinati li avevano cacciati la scorsa primavera, e dove il monumento ai pescatori di perle, simbolo della città e del reame, era poi stato frettolosamente abbattuto, nel vano tentativo di togliere al popolo quello che era diventata una delle icone della protesta.
Ancora una volta tra i dimostranti tantissime erano le donne, giovani, anziane, madri, fidanzate, sorelle, sostenitrici e ausiliatrici della protesta, levatrici della libertà, vere e proprie (loro sì, in tutti i sensi) "Perle di Barhein".
Si prendano ad esempio queste donne "islamiche" che la propaganda occidentalista vorrebbe dipingere un po' come ritardate, un po' come oggetti di compassione: esse sono certamente più tenaci, combattive, consapevoli e coscienti di tante svampite ochette 'occidentali' e di tutte le 'femministoidi' che in Europa e Nordamerica pensano di conquistare chissà cosa trasformandosi in brutte isteriche copie degli uomini.
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Sua Altezza Reale Hamed ben Issa al-Khalifa (foto sotto) si é recato la scorsa settimana a far visita a un carcerato, occupazione piuttosto strana per una testa coronata, non trovate? Ma la notizia, riportata dal sito web "Al Bawaba" (che ha citato una fonte giornalistica egiziana, però senza specificarla) assume tutto un altro aspetto se si specifica che il detenuto in questione altri non era se non Hosni Mubarak, già sovrano assoluto (in tutto meno che nella corona) dell'Egitto e oggi prigioniero (ancorché di lusso) del World Medical Center dove i secondini non lo perdono d'occhio mentre i sanitari tengono sotto controllo i suoi acciacchi di ultraottuagenario.
Secondo il report di Al Bawaba la visita, preparata con largo anticipo, sarebbe durata non più di una trentina di minuti durante i quali il sovrano e il dittatore deposto hanno avuto uno scambio apparentemente molto emozionale visto che "Mubarak a più riprese sarebbe stato inteso scoppiare in lacrime". Sembra inoltre che diversi altri regnanti del Golfo abbiano in programma visite a Mubarak, cosa avranno da dirgli? Forse vorranno convincerlo a non rivelare dettagli 'delicati' durante i suoi prossimi interrogatori di fronte alla Corte che dovrà giudicarlo per i misfatti di quasi 29 anni di regime?
E cosa potrebbero offrirgli in cambio?
Eppure, chi lo sa, potrebbe non essere lontano il giorno in cui anche i corrotti sceicchi del petrolio, primo fra tutti Al-Khalifa che ancora ieri ha fatto attaccare in Piazza Lulu i manifestanti che dimostravano contro di lui da truppe blindate, potrebbero ritrovarsi nelle medesime precise condizioni sperimentate oggi dal loro ex-collega Mubarak; in questo caso le visite potrebbero servire a prepararli psicologicamente all'esperienza della detenzione!
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Un venerdì di scontri durissimi a Manama, capitale della piccola isola di Bahrein, quello che si é avuto ieri subito dopo i funerali di Ali Hasan el-Dehi, settuagenario padre del Vicesegretario del partito Wafq (Hussein el-Dehi), raggruppamento politico della maggioranza sciita oppressa e tiranneggiata dalla corrotta dinastia sunni degli Al-Khalifa, messi al potere a inizio secolo dagli Inglesi, che così si assicurarono una base navale permanente da cui 'sorvegliare' il petrolio persiano (divenuto strategico quando la Marina di Sua Maestà decise di passare dal carbone alla nafta come combustibile per le sue navi).
L'anziano Ali, attaccato con brutalità inaudita dalle forze di polizia nella serata di mercoledì é stato portato cosciente, ancorché con visibili segni di percosse, in ospedale, ove, nella giornata successiva, le sue condizioni hanno avuto un brusco tracollo a causa di lesioni interne, che lo hanno portato alla morte. Il villaggio dove l'uomo viveva era stato teatro di scontri e manifestazioni per tutta la giornata; evidentemente, venendo a sapere che il padre di un noto oppositore viveva nei paraggi, i poliziotti di Casa Al-Khalifa hanno deciso di 'dargli una lezione', sperando così di intimidire la comunità sciita.
Nella giornata di ieri, coerentemente secondo le prescrizioni della fede musulmana, si sono tenute le esequie del defunto, che hanno raccolto un seguito di migliaia di persone: parenti e amici, membri del Wafq, sciiti, ma anche cittadini sunniti opposti al regime tirannico degli Al-Khalifa. Una volta conclusi i riti funebri i partecipanti si sono diretti verso l'iconica "Piazza delle Perle" (dove si ergeva il monumento ai pescatori di ostriche fatto abbattere dal Re spaventato dalla potenza dei simboli), dove si sono scontrati con poliziotti e militari armati di tutto punto che non hanno esitato a usare i mezzi blindati per affrontarli.
La determinazione del popolo del Bahrein, tuttavia, non sembra intaccata e il partito Wafq e gli altri componenti del fronte delle opposizioni hanno annunciato che continueranno la mobilitazione fino a quando non avranno raggiunto i loro obiettivi.
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Naturalmente, quel gesto gratuito e incivile non ha sottomesso l'ansia di libertà della popolazione di Manama, visto che a oltre un mese da quella distruzione proteste e manifestazioni (anche con nuovi morti) continuano, sempre nel silenzio ipocrita dell'Occidente, che é capacissimo di armare qualche gruppo di terroristi, incoraggiare generali golpisti e inventarsi "rivoluzionari colorati" quando vuole mettere in difficoltà paesi che sfuggono alla sua sfera di influenza ma che chiude volentierissimo gli occhi se da massacri e repressioni esce rafforzato il tiranno amico.
Per rimarcare la solidarietà e la vicinanza con chi nella vicina isola lotta per la democrazia gli studenti dell'Università di Teheran, ragazzi che possono studiare grazie alle conquiste della Rivoluzione del 1979 che cacciò lo Shah filoamericano e filosionista, hanno eretto nel cortile della facoltà di Scienze e Tecnologie una replica in scala del monumento distrutto a Manama dagli sgherri di Casa Saoud; durante la sua inagurazione si sono agitate bandiere iraniane, del Bahrein ma anche di Hezbollah, il movimento sciita libanese, a testimoniare come gli sciiti siano in prima linea nella lotta per la libertà in tutto il Medio Oriente, si sono cantati inni e slogan e si sono alzati pugni al cielo scandendo parole d'ordine che auspicano un domani privo di satrapi imperialisti a Manama come a Teheran e Beirut.
Parlando di satrapi: effigi di Hosni Mubarak, di Ben Ali, di Muammar Gheddafi, ma anche dei re di Casa Saoud e Al-Khalifa sono state srotolate a terra e date alle fiamme mentre qualche dimostrante più anziano si raccoglieva in preghiera con l'Assubha, il 'rosario' sciita fatto di novantanove perle avvolto attorno alle dita.
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Coerentemente col costume musulmano, i riti funebri di una persona devono tenersi poche ore dopo il suo trapasso; purtroppo, a volte ciò non é immediatamente possibile, come ad esempio nel caso delle sessanta persone andate disperse durante la sanguinosa e violenta repressione della pacifica protesta di "Piazza delle Perle" a Manama, capitale dell'isola di Bahrein, iniziata lo scorso mercoledì per mano delle fanatiche truppe sunnite leali alla dinastia Al-Khalifa e ai 'rinforzi' mandati da Re Saoud di Riyadh, timoroso che il movimento di riscatto per la democratizzazione delle retrograde monarchie petrolifere del Golfo Persico (portato avanti soprattutto dalle fasce sciite della popolazione) si estendesse al suo medievale dominio.
Issa Abdali Rabih, ritrovato e identificato dopo il picco delle violenze, ha avuto l'onore, come un vero e proprio "shaheed", un 'testimone' (col suo martirio) della Causa dell'Uguaglianza e del trionfo degli Oppressi, di vedere le proprie esequie trasformate in un colossale evento di massa, partecipando al quale il popolo del Bahrein ha fatto capire al suo corrotto monarca e alla sua famiglia di non essere stato affatto messo in soggezione o intimidito dall'esplosione di insensata violenza della settimana scorsa.
Sono immagini che parlano da sole.
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Il monumento di Piazza delle Perle, sei raggi curvi di candido cemento sovrastati da una sfera di identico materiale, svettava come tributo e memento della storica attività dei pescatori di ostriche perlifere, che prima della scoperta del petrolio costituiva la principale attività dell'isola e le aveva garantito fama e notorietà anche molto al di là dei confini mediorientali (Marco Polo ne aveva parlato anche nelle sue memorie di viaggio).
Con il crescere del movimento di protesta il monumento divenne quasi il simbolo delle rivendicazioni dei dimostranti, adesso, dopo la strage perpetrata con l'aiuto di truppe saudite, composte di fanatici wahabiti che non hanno avuto remora alcuna ad aprire il fuoco ad altezza d'uomo contro i civili sciiti disarmati, il Ministro dell'Interno di Manama, Khaled ben Ahmed al-Khalifa ha annunciato che le truppe reali hanno demolito la struttura per "cancellare brutti ricordi".
Come il tiranno Al-Khalifa e i suoi cortigiani scopriranno anche troppo presto, non basta distruggere i simboli materiali per cancellare da cuori e coscienze il ricordo di quanto é avvenuto nei giorni scorsi.
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Una calma carica di tensione é scesa sull'Isola-regno di Bahrein, dopo giorni e giorni di massicce dimostrazioni e sanguinosi scontri di piazza durante i quali l'intera popolazione é scesa in strada per chiedere l'abdicazione e la cacciata dei rappresentanti della dinastia Al-Khalifa. Inizialmente classificata come "rivolta sciita" contro i sovrani appartenenti all'altra grande setta dell'Islam, le proteste si sono gradualmente estese e compattate fino a includere anche la popolazione sunnita, che si é unita ai compatrioti nel chiedere una forma monarchica meno autoritaria e una più equa distribuzione della ricchezza, a oggi concentrata nelle mani di pochissimi cortigiani.
Ma, dopo i morti degli ultimi giorni, che si sono uniti agli uccisi delle prine fasi della protesta (che si era svolta in maniera più che pacifica nell'intervallo tra i due picchi di violenza), un nuovo fattore si é giunto all'enigma del Bahrein: il minaccioso intervento diretto di truppe saudite nell'isola. Assediato dalle 'sue' proteste sciite nelle più produttive province petrolifere del regno, Abdullah al-Saoud, l'unico monarca assoluto del globo, evidentemente vuole prevenire che un successo degli insofrti di Piazza delle Perle galvanizzi le richieste dei suoi sudditi, quindi, alle prime luci dell'alba, plotoni di fanteria e colonne di blindati hanno varcato lo stretto braccio di mare nel Golfo Persico sbarcando nell'antica isola dei pescatori di ostriche, ricordati anche dalle memorie di Marco Polo.
Ali al-Aswad è uno dei 18 parlamentari (su 40) del partito Al-Wefaq.
Dispacci ufficiali parlano di cento soldati arrivati in Bahrein per 'aiutare a mantenere l'ordine' ma fonti informate parlano di un numero superiore di 'almeno dieci volte'. Il parlamentare d'opposizione Ali al-Aswad ha dichiarato: "Il popolo bahreini tratterà questi soldati sauditi come un corpo di occupazione straniera, non permetteremo interferenze straniere a favore della conservazione e della repressione". In queste ore, non vi é chi non ricordi la promessa fatta giorni addietro da un leader sciitia del Bahrein che ventilava la possibilità, qualora forze saudite fossero entrate nel paese di chiedere ufficialmente l'aiuto della Repubblica iraniana per contrastarle.
Il Ministro degli esteri di Teheran Ali Akbar Saleh ha avvertito il Governo di Re Al-Khalifa di astenersi dall'uso della forza militare contro i manifestanti: "Ci si aspetta che un monarca giusto e illuminato affronti le richieste dei suoi sudditi con calma e comprensione, rispettando i diritti di persone che, finora hanno mantenuto un contegno esemplare anche quando sottoposte a violenta repressione". Il Movimento politico sciita libanese, Hezbollah, ha fatto notare come il secondo picco di violenza nel Bahrein si sia scatenato subito dopo la visita del dignitario Usa Robert Gates a Manama, inferendo un ruolo dell'amministrazione americana nella decisione di scatenare nuovamente le armi contro i manifestanti indifesi.
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Mentre durante la "Festa della Donna" milioni di 'libere' donne occidentali vapide e superficiali, le cui esistenze sono scandite dalla 'libertà' di scegliere se rivolgersi a "Vogue", "Cosmopolitan", "Elle" o "Donna Moderna" per vivere per procura esistenze dominate dalla ricerca di una bellezza impossibile (ma per tendere alla quale si scialacquano miliardi di Euro), dalla 'libertà' di poter spettegolare sul 'Grande Fratello' piuttosto che sull' 'Isola dei Famosi', dalla 'libertà' di poter scoprire cosce, natiche o glutei (in qualunque mix e combinazione) si affollavano in ristoranti con 'menù a tema', discoteche e locali notturni con obbligatorio spettacolo di strip maschile, dall'altra parte del mondo le 'arretrate donne islamiche' vivevano la loro 'Festa' con un contegno, una passione e una determinazione che, sole, le rendevano in grado di onorare ed eternare la memoria delle lotte femminili per i diritti e l'emancipazione, quella vera, non quella della scollatura e dello strip-tease!
Queste immagini, diffuse dall'agenzia di stampa iraniana "Ahlul Bayt" testimoniano della marcia di migliaia di donne del Bahrein dal porto commerciale a Piazza delle Perle, una marcia portata a termine come parte integrante della lotta degli abitanti dell'isola, maschi e femmine, per ottenere riforme costituzionali e l'allontanamento dal potere dell'attuale casata regnante degli Al-Khalifa.
Ancora una volta il mondo musulmano, che la vulgata occidentalista dei parassiti e degli sfruttatori vorrebbe dipingerci come "medievale e arretrato", fa una figura molto ma molto migliore del 'libero e avanzato' occidente!!
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Nell'isola di Bahrein i pesanti scontri fra manifestanti ed esercito sembrano avere avuto termine e i dimostranti che domandano la cacciata della dinastia sunnita attualmente al potere su una popolazione al settanta per cento composta da musulmani sciiti hanno finalmente occupato piazza delle Perle facendone "la loro Tahrir", erigendo tende e preparandosi ad occuparla a lungo, anche difendendola se fosse necessario. Una delegazioni di politici "di opposizione" (l'opposizione addomesticata che venive 'consentita' dalla famiglia Al-Khalifa) ha incontrato il popolo accampato, notando subito di essere stata "superata a sinistra" visto che i manifestanti hanno diffidato i visitatori di aprire un qualunque processo negoziale con il sovrano, che loro vogliono vedere detronizzato ed esiliato.
Molto più preoccupanti invece le notizie dalla Libia, dove, dopo giorni di durissimi scontri l'intera Cirenaica sembra essere totalmente al di fuori del controllo governativo, dopo che reparti militari mandati a contribuire alla repressione hanno invece solidarizzato con gli insorti; come si ricordava in un post precedente questo é uno dei motivi per cui in Egitto l'esercito di Mubarak rese ben chiaro che non avrebbe impugnato le armi contro i dimostranti, visto che i coscritti degli eserciti arabi, al contrario degli ufficiali ben pagati e regaliati di ampie opportunità di 'arrotondare' si sentono spesso più vicini a chi protesta che non a chi dà loro ordini. La possibilità di una vera e propria guerra civile libica non si é allontanata dopo il bizzarro e minaccioso discorso del figlio di Gheddafi che, in assenza di suo padre (letteralmente scomparso dalla circolazione, forse già fuori dal paese) ha accusato 'estremisti islamici' e 'drogati' di voler portare alla rovina il paese. Il discorso di Saif Gheddafi, definito 'incoerente' e 'sconclusionato' non ha offerto alcuno spiraglio di una composizione della situazione, magari sotto un nuovo e più giovane 'Rais'.
Chiudiamo con una panoramica di foto di leader occidentali in compagnia di Gheddafi che, a partire dagli anni '90, si era riciclato con successo da baluardo del panarabismo guerrigliero a partner privilegiato dell'Eliseo, di Downing Street e, soprattutto, di Palazzo Chigi.
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Mentre i mistificatori dell'informazione venduta agli interessi imperialisti e sionisti, i famigerati chef delle 'polpette avvelenate' cercavano disperatamente di 'inventarsi' un'altra improbabile "rivoluzione verde" in Iran a partire dalla gazzarra di poche dozzine di persone e la patetica, ridicola foto di un cassonetto bruciato, l'ondata di Rivolta anti-colonialista e anti-imperialista si estendeva a scuotere un altro pilastro del dominio angloamericano in Medio Oriente, l'isola di Bahrein.
Una volta rinomata solo per la pesca delle perle (ne parlò persino Marco Polo nelle sue memorie) è oggi un bastione strategico della ragnatela a stelle e strisce che avviluppa il Medio Oriente per tenerlo soggiogato e per succhiare le sue risorse naturali a esclusivo vantaggio dei vampiri di Wall Street e altri consimili parassiti, e, grazie al Quartier Generale della Quinta Flotta Usa, é una base d'appoggio indispensabile per qualunque iniziativa militare contro la Repubblica Iraniana.
Seguendo alla lettera il manuale per il controllo neocoloniale del Terzo Mondo gli Stati Uniti hanno individuato il gruppo etnico/sociale/religioso minoritario dell'isola e lo hanno messo a capo di una popolazione che ne é separata da notevoli differenze (il 30 per cento degli abitanti é musulmano sunnita contro il 70 per cento di sciiti), in modo che la minoranza al potere, per rimanervi e per resistere alle richieste della maggioranza, si leghi sempre più disperatamente ai suoi padroni imperialisti yankee.
Visto che la politica di reazioni graduali di Ben Ali e di Mubarak ha portato a risultati disastrosi questa volta gli imperialisti, nello specifico grazie all'ex-agente britannico Ian Henderson, "consigliori" di Sicurezza di sua maestà Hamad al-Khalifa e per i trent'anni precedenti Capo dei Servizi locali, hanno suggerito una terapia "shock and awe" che si é tradotta subito in un bagno di sangue con raffiche di mitragliatrice partite dai carri armati americani M60A3 e dai blindati M113 e indirizzate ad altezza d'uomo, senza colpi d'avvertimento, senza inviti a disperdersi od arretrare, contro la folla di dimostranti che avanzava verso piazza delle Perle, per occuparla come piazza Tahrir era stata occupata dai manifestanti del Cairo.
Con la situazione tuttora fluida e in costante evoluzione é chiaro che un blog come PALAESTINA FELIX non possa coprire le notizie che arrivano dal Golfo Persico a ciclo continuo, riservandosi perciò il compito di fare "il punto" della situazione man mano che svolte decisive modifichino sensibilmente l'equilibrio delle forze in campo, esattamente come abbiamo fatto nel caso dei movimenti tunisino ed egiziano; vogliamo che fin dall'inizio però i nostri vecchi e speriamo anche nuovi lettori abbiano ben chiaro in mente che gli attuali movimenti di protesta per la Democrazia non siano "venuti su come funghi" dall'oggi al domani sulla scorta unicamente dell'esempio delle manifestazioni nordafricane, come dice il dirigente del fronte bahreini per la democrazia in esilio a Londra, Saeed al-Shahabi, la cui voce si può sentire nel primo video: "Abbiamo richiesto un dialogo per le Riforme almeno da dieci anni, senza risultato, e ora, dopo aver sparato sulla nostra gente, all'undicesima ora, il Re e i suoi parenti vorrebbero 'dare il via a un dialogo nazionale' per evitare le peggiori conseguenze dei loro atti criminali".
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