In questo eccezionale documento filmato che 'Palaestina Felix' propone in esclusiva per l'Italia l'ex reporter di Al-Jazeera Ali Hashim dichiara come abbia maturato la sua decisione di abbandonare il network qatariota appena un anno dopo essere stato assunto, a causa della fortissima compromissione del canale a favore dei terroristi wahabiti scatenati dall'Emiro del Qatar e dalla corte saudita contro la Siria, che é arrivata persino a 'nascondere' messaggi in codice per i provocatori armati nei servizi giornalistici dell'emittente e dall'altra parte dal colpevole e complice silenzio steso sopra gli eventi del Bahrein dove una monarchia sunnita crudele e corrotta massacra gli oppositori a centinaia pur di mantenere il potere su una popolazione che si é stancata dei suoi arbitrii.
Hashim dichiara che, mentre nel suo lavoro in Libia, primo incarico affidatogli dall'emittente, non subì alcuna pressione e alcun condizionamento, visto che in Liba ESISTEVA una ribellione popolare sul terreno (questo dovrebbe essere mandato a memoria da certi disingenui ammiratori di Gheddafi) quando di ritorno dal Nordafrica venne assegnato al confine Siro-Libanese egli riprese immagini di combattenti stranieri che si avviavano a invadere la Siria per compiere omicidi e attentati ma i suoi servizi vennero distrutti e mai mandati in onda perché dimostravano che le azioni armate contro Assad non erano opera del 'popolo siriano' o di qualche fantomatica 'opposizione' ma solo di mercenari e killer infiltrati dall'esterno.
Il reporter é l'ennesimo giornalista che lascia la rete qatariota, che ha perso milioni di ascoltatori da quando ha abdicato alla deontologia giornalistica accettando di diventare il megafono degli interessi dell'Emiro Al-Thani.
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Al-Jazeera, o Al-Israzeera? Da quanto il Monarca del Qatar Emiro Al-Thani ha installato i propri fedelissimi a capo di quella che era stata la prima emittente "all-news" in lingua araba, il primo canale in anni ormai lontani a spezzare il monopolio angloamericano dell'informazione globale, la rete ha abdicato al suo ruolo di voce coraggiosa e scomoda nell'ingessato e ipocrita panorama dei media mainstream assumendo posizioni sempre più "allineate e coperte" e sempre più sottomesse ai diktat della corte di Doha, fino ad arrivare all'ultimo periodo, quello della menzogna spacciata per verità, del sostegno subdolo ai terroristi mercenari infiltrati in Siria e gabolati come 'rivoluzionari popolari in lotta contro Assad', che ha causato un vero e proprio terremoto interno e una serie di dimissioni e licenziamenti a catena di personale (altissimamente qualificato) che era entrato nel network per fare giornalismo e non per giocare all'Agenzia Stefani passando le 'veline' gradite a un re-fannullone corrotto e asservito a Washington e Tel Aviv.
Ultimo in questa serie di dimissionari eccellenti é stato Melhem Ria, libanese, Caporedattore da Teheran che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
Quale é stato il motivo delle sue dimissioni? Fondamentalmente a convincermi a rassegnare le dimissioni sono stati quattro fattori: il pregiudizio negativo di Al-Jazeera contro l'Asse della Resistenza, la conseguente mancanza di obiettività nel relare notizie a esso collegate, l'eccessivo accento dato a poche tematiche controverse nel tentativo di fomentare rivalità e inimicizie nel mondo musulmano, il sostegno dato dalla rete al regime del Barhein e alla sua repressione delle proteste. Ha sperimentato problemi nello svolgimento della sua attività professionale? I problemi che ho sperimentato sono stati inerenti ai punti che ho evidenziato prima, comunque ci tengo a dire che anche se non avessi avuto personalmente alcun problema il solo fatto di lavorare per una rete così profondamente impegnata nella distorsione dei fatti reali sarebbe stato sufficiente a farmi sentire a disagio e a farmi dimettere. Quale fattore le ha pesato più di altri nel farle prendere questa decisione? Certamente la politica editoriale profondamente ostile all'Asse della Resistenza; io sono libanese, sostengo la Resistenza nel mio Paese e nella regione e non lo ho mai nascosto, come giornalista sentivo che sarei stato ipocrita a celare le mie idee politiche. Bene, gli attuali manovratori di Al-Jazeera vorrebbero vedere l'Asse della Resistenza obliterato dalla regione e il loro obiettivo primario ora é ottenere in qualunque modo, a qualsivoglia costo, le dimissioni di Assad in Siria per sostituirlo con un governo Conservatore allineato con Doha e Riyadh e capace di garantire "sicurezza" a Israele sul confine col Golan visto che il regime ebraico deve ora rafforzare le difese a Sud contro l'Egitto. Vi é una cospirazione in atto che unisce America, Israele, Sauditi e Qatarioti che mira a parcellizzare il Medio Oriente su base etnica e religiosa in modo da renderlo più malleabile alla potenza imperialista Usa e da 'garantire sicurezza' all'occupazione sionista. Quali effetti ha questa politica editoriale subordinata sugli ascolti del network? Risultati? I risultati sono disastrosi! Al-Jazeera ha perso almeno 13 milioni di ascoltatori nell'ultimo anno. Una volta era ascoltata da tutto il mondo arabo e musulmano, adesso in Libano, in Siria, in Iran, in Yemen, in Barhein é insultata, disprezzata, le sue troupe vengono cacciate via a male parole e spesso anche a sassate, chi ha interesse a sentire il megafono della propaganda dell'Emiro del Qatar? Prima, quando era considerata una fonte indipendente e autonoma il suo 'appeal' era enormemente maggiore.
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Enrico Mentana, il riccioluto 'giornalista' che dopo aver cantato le lodi di Berlusconi per circa quindici anni al TG5 si é accorto di quanto arrogante e antidemocratico fosse il suo datore di lavoro soltanto quando gli ha dato il benservito e lo ha pedonato fuori dagli studi mediaset non é precisamente un esempio di specchiata deontologia professionale in materia d'informazione.
Pure, esistono dei limiti che quando vengono superati, persino da un figuro come lui, portano istantaneamente lo spettatore criticamente informato a essere colto da nausea e conati di vomito. Il nostro 'riccetto' li ha travalicati stasera quando, nel bel mezzo del "battitamburo" inscenato per celebrare la morte di Osama Bin Laden, affermata e rivendicata dalla Casa Bianca, dal suo nuovo cadreghino rimediato a "La7", ha avuto la bella pensata di cercare di presentare il Premier del legittimo Governo palestinese (espresso da Hamas) come un 'fan' del presunto defunto.
Passando in rassegna le "possibili conseguenze" della pretesa morte del capo di Al-Qaeda 'riccetto' ha mescolato in un calderone unico le possibili rappresaglie di cellule qaediste, fantomatiche quanto nebulose 'ripercussioni nei paesi arabi scossi dalle recenti rivoluzioni' (così si comincia a inculcare nei cervelli degli italiani che le rivoluzioni arabe facevano comodo a Bin Laden!) e poi, dulcis in fundo ci ha infilato anche la Striscia di Gaza dove, secondo lui, il Primo Ministro di Hamas avrebbe definito Bin Laden "un sant'uomo"!!!
Sappiamo che Mentana fa parte della nota cabala di 'giornalisti' (parole grosse) occidentalisti e filosionisti che controlla ormai il 99% dell'informazione o meglio, della disinformazione, dello Stivale e che unisce in un grande "correntone" bipartisan "Libero", "Il Giornale", "La Repubblica", "La Stampa", "L'Unità", il "RaiTG24" e il "TG La7" ma ci aspettavamo qualcosa di meglio da uno che, almeno per frequentazione, qualcosa di giornalismo dovrebbe averlo imparato.
Come si sia sognato "riccetto" di cercare di tirare per la manica Ismail Hanyieh e Hamas nelle fila filo-qaediste é totalmente inspiegabile: Bin Laden era un integralista saudita dedito al wahabismo più intransigente che voleva la jihad militare e terroristica continua e completa contro tutto e contro tutti fino alla conversione o allo sterminio di ogni infedele e alla creazione di un califfato planetario, Hamas é un movimento politico di ispirazione musulmana che vuole la liberazione della Palestina storica, che lotta (anche militarmente quando necessario) contro coloro che l'hanno invasa e occupata (e non contro nessun altro) e che, quando ha ottenuto il potere per via legittima e democratica ha sempre rispettato i diritti delle minoranze che si trovavano sotto la sua amministrazione. Praticamente, accusare Hamas di 'stare con Bin Laden' sarebbe come accusare un socialista di Polpottismo (trucco molto usato da Berlusconi, evidentemente 'riccetto' non ha scordato le lezioni impartitegli dal vecchio padrone).
Leggi e impara, 'riccetto'! Hamas ha dato la caccia e inseguito i filo-Qaedisti rapitori e assassini di Vik Arrigoni, altro che!
Ovviamente 'riccetto' conosce bene i suoi polli e sa che, in un panorama talmente provinciale e disinformato come quello italiano, anche una palata di fango tanto rozza e sguaiata come quella lasciata andare stasera dagli schermi de "La7" ha buone probabilità di colpire il bersaglio: da oggi ci sarà qualche Signora Longari e qualche Ragioner Fantozzi che penseranno che Hamas sia alleata con Bin Laden, in compenso, qui, e speriamo non soltanto qui, vi sono persone che hanno la definitiva conferma che Enrico Mentana e l'etica e la professionalità del giornalismo continuano ad occupare posizioni antipodiche.