“Qualsiasi regime che rimpiazzi il presidente siriano Assad non potrà essere peggiore di quello attualmente in carica”. Questa non è la frase pronunciata da un qualche membro del cosiddetto Consiglio di Istanbul, ovvero del cartello che riunisce gli oppositori siriani all’estero, ma un proclama del signor Gabi Ashkenazi, colui che è stato il 19° Capo di Stato Maggiore generale dell’esercito di Tel Aviv, da noi 'affetuosamente' definito Troglodita in Uniforme. Questa affermazione, riportata anche dal sito internet del movimento Hezbollah, dimostra ancora una volte, se ce ne fosse ancora bisogno, l’auspicio delle autorità israeliane riguardo alle sorti di uno dei pochi regimi arabi, se non l’unico, che abbia effettivamente contribuito alla Resistenza contro il sionismo. Dispiace dover notare come altri movimenti politici del mondo arabo, anche con ideali rivoluzionari, siano ultimamente caduti nella trappola propagandistica occidentale, tesa a mettere sullo stesso piano personaggi come Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, Saleh, tutti più o meno traditori della causa palestinese, e il presidente Assad.
Speriamo che queste persone si correggano, anche perché rifiutiamo di pensare che questi gruppi non riescano a distinguere la reazione dalla rivoluzione. Chi ha accolto i resistenti palestinesi quando furono cacciati dalla Giordania? Chi ha dato l’autorizzazione a Hamas, alla Jihad islamica e alla sinistra progressista palestinese di installare le proprie basi sul proprio territorio? Solo la Siria. In quei duri giorni, dov'erano il Qatar, l’Arabia Saudita e la Turchia (Paese quest’ultimo che ospita sul suo territorio perfino una ambasciata israeliana e che fino a poco tempo fa faceva affari coi sionisti)? Le autorità sioniste dopo un periodo di silenzio sono ormai chiaramente scese in campo e dichiarano il loro supporto alla cosiddetta opposizione siriana. Alon Liel, un ex dirigente del ministero degli esteri israeliano ha affermato, sempre in base a notizie in possesso a Hezbollah, di aver incontrato in Turchia dei membri dell’opposizione ad Assad e di aver riscontrato molti punti in comune con loro.
Egli inoltre ha ribadito che l’opposizione siriana è “diversa” da quella egiziana, con evidente riferimento al fatto che tra i nemici di Assad non si riscontrano particolari posizioni antisioniste. Isaac Herzog, membro del parlamento sionista, ha poi ammesso di aver incontrato membri dell’opposizione siriana in Europa e negli USA, riscontrando in essi “posizioni concilianti” con Israele. Concludo questo articolo augurando che certi rivoluzionari rivedano le loro posizioni sulla vicenda siriana. Una parola anche per coloro che hanno riconosciuto il complotto contro la Siria: può darsi che alcuni sbaglino ad interpretare gli eventi siriani, ma da qui a bollare tutti come traditori, c’è un “gap” di non poco conto. Errare è umano, una cosa è un traditore che complotta attivamente contro la Resistenza, un’altra cosa è chi, solo per un senso morale “manipolato”, prende posizioni che tra qualche tempo potrebbe rivedere. Non mandiamo i nostri fratelli nelle braccia della reazione, con le nostre stesse mani.
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Non capita molto spesso di leggere sulle headline del giornale 'Haaretz' il dolciastro e ipocrita straccio dei "sionisti di sinistra" (una vera e propria contraddizione in termini, usata per ingannare le ignoranti e superficiali opinioni pubbliche di Europa e Nordamerica) dei titoli che starebbero benissimo sul nostro "Palaestina Felix", quotidiano online anti-sionista per genesi e convinzione.
Ovviamente l'elzeviro che portava un titolo tanto ruspante e netto, pubblicato senza firma quindi ritraente il punto di vista della Direzione ci ha subito incuriosito e ci siamo immediatamente immersi nelle sue righe per scoprire cosa di tanto 'marcio' Haaretz trovi nelle alte sfere dell'IDF. Ebbene, niente di più che beghe da ballatoio; praticamente sembra che sia in corso di svolgimento un'indagine di una commissione d'inchiesta ministeriale per accertare come e quanto il neandertalesco ex-Capo di Stato Maggiore di Tsahal, Gabi Ashkenazi abbia tentato di impedire con mezzi eticamente poco leciti la promozione del rivale Yoav Galant, usando a tale scopo un ambiguo ufficiale della riserva di nome Boaz Harpaz.
Mischa Lindenstrass, capo della Commissione d'indagine ha dichiarato che, lungi dall'essere conclusive le indagini finora svolte hanno tuttavia scoperchiato un verminaio malsano dalla cui analisi risulta evidente che, lungi dal rispettare la scala gerarchica, che vuole il Capo di Stato Maggiore sottoposto alla superiore autorità del Ministro della Difesa (Ehud Barak in questo caso) Ashkenazi, che disistimava il titolare del dicastero per le sue sconfitte in Libano del Sud nel 2000 e nel 2006 avrebbe costantemente cercato di danneggiarne l'immagine arrivando persino a far fabbricare da Boaz Harpaz un finto documento dal quale sarebbero risultate manovre poco corrette di Barak per fare promuovere il Generale Galant a nuovo Capo di Stato Maggiore.
Di cosa si stupisce Haaretz? Uno Stato fondato sull'immoralità della guerra, dell'aggressione, dell'occupazione, della persecuzione etnica e dell'apartheid non può che produrre figure patetiche e miserevoli come Barak e Ashkenazi, non certo modelli di virtù, esattamente come un Pero non può che dare pere.
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Il Segretario Generale di Hezbollah, durante un messaggio rivolto ai familiari dei caduti e dei martiri della vittoriosa guerra contro Israele, di cui ricorre in queste giornate estive il quinto anniversario, ha dichiarato che, esattamente come diciotto anni di occupazione, dozzine di bombardamenti e proditori attacchi militari, fino all'invasione del 2006, non sono mai riusciti a minare o indebolire la sete e l'ansia di Resistenza del popolo libanese, così anche il maldestro e codardo attacco portato dal "Tribunale speciale per il Libano" é destinato a concludersi con un buco nell'acqua e la più amara delusione per le aspettative di sionisti israeliani e imperialisti americani.
"Hezbollah sopravviverà senza scosse a questa cospirazione internazionale, emergendo rafforzata dall'esperienza, come sempre é accaduto in passato e come continuerà ad accadere in futuro", ha dichiarato Nasrallah, "Esattamente come é riuscita a sventare le speranze dell'occupazione sionista nel 2006, che si appoggiavano sulle flotte di jet, sugli squadroni di carri armati, sulle batterie di artiglieria di quello che si vanta di essere la migliore forza armata della regione, le speranze attuali, che riposano su una manciata di 'giudici' ipocriti e corrotti, comprati col denaro di Washington e Tel Aviv, saranno smentite e rese vane dalla nostra determinazione".
"Bellemare, Fransen, Cassese, perché dovrebbero avere paura di voi i combattenti che non hanno avuto paura dei generali Askenazi, Alutz, Adan, Shkedi? Cosa avete voi in più di loro?". Dopo aver liquidato la 'minaccia' del Tribunale speciale Nasrallah ha anche toccato temi di politica interna libanese, affermando che sosterrà il dialogo con ogni forza politica si dimostri sinceramente interessata a portare avanti gli interessi nazionali su base organica e si asterrà da ogni politica settaria o divisiva.
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Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah ha rivolto un lungo e articolato messaggio ai militanti e sostenitori del Movimento sciita di Resistenza, ai cittadini libanesi e a tutti gli Arabi in occasione dell'inizio delle celebrazioni per i leader martiri di Hezbollah, che si sono svolte presso il complesso Sayyed Shohada’a nel sobborgo di Dahiyah, a sud di Beirut, lo stesso che ha dato il nome alla criminale dottrina operativa israeliana che prevede l'uso massiccio di bombardamenti su obiettivi civili.
Ogni anno Hezbollah celebra la memoria dei suoi capi caduti per mano di assassini sionisti, che li hanno colpiti vigliaccamente con attentati terroristici in niente diversi dagli attacchi qaedisti che costantemente vengono definiti 'barbari' e 'incivili' dai commentatori dei media occidentali: nel corso degli anni lo Sceicco Ragheb Harb, Sayyed Abbas al-Moussawi e Hajj Imad Mughniyeh hanno incontrato la morte nei giorni che vanno dal 12 al 16 febbraio, rispettivamente nel 1984 nel 1992 e nel 2008.
Lo slogan scelto per le celebrazioni di quest'anno: "Leader martiri, per una Nazione trionfante" ben rende la compenetrazione tra la prassi del Movimento e la storia dello sciismo che, nato da quella che agli occhi di un occidentale potrebbe sembrare una sanguinosa sconfitta, (la strage successiva alla battaglia di Karbala nell'anno 680), non considera la morte sul campo come una disfatta se da essa prende forza e si rinnova la determinazione di chi rimane a continuare l'opera del martire.
La verità di tale considerazione sembra finora sfuggita ai capi delle agenzie sioniste di spionaggio e assassinio, che da decenni continuano a martirizzare leader e capi di Hezbollah in un tentativo di rara futilità di 'decapitare l'organizzazione', mentre niente hanno tentato per impedire che si radicasse sempre più profondamente nell comunità sciita libanese, tanto da costituire ormai un tutt'uno con essa.
Obbligatorio é stato un riferimento e un saluto solidale a tutti coloro che attualmente, nel Medio Oriente e in Nordafrica, stanno lottando e versando anche il proprio sangue per portare alla caduta leader e regimi che non rappresentano le istanze e le volontà dei popoli, siano essi sciiti, arabi, musulmani o altro. Naesrallah ha anche ringraziato i "fratelli egiziani" per aver provocato, con la loro ribellion, la liberazione del militante Hezbollah Mohamed Mansour, conosciuto anche come Sami Shehab, catturato dalla polizia segreta egiziana mentre cercava di mettere in piedi un'operazione di sostegno logistico alla Resistenza di Gaza e gettato in carcere (e torturato) sulla scorta di assurde accuse di "complotto" contro il regime di Hosni Mubarak.
Sami Shehab, naturalmente, era presente alla cerimonia.
Nasrallah ha evidenziato come, per l'organizzazione, il tributo ai leader martiri non sia una vuota occasione di retorica e/o propaganda, ma un momento sia di ispirazione ideale che di studio pratico, necessario per rinnovare la dedizione agli obiettivi della lotta e a individuare le maniere migliori di raggiungerli, un processo grazie al quale Hezbollah é riuscito, per oltre trent'anni, a rimanere in contatto con le istanze dei fondatori e a evitare il processo di sclerotizzazione, imborghesimento e corruzione che ha devastato dall'interno movimenti a loro tempo coesi e determinati, come per esempio Fatah.
A quanti vedono o vogliono dipingere Hezbollah (e qualunque altro movimento di Resistenza e liberazione nazionale) come "una minaccia alla pace e alla stabilità" il Segretario Generale ha ricordato come pace e stabilità possano prosperare soltanto quando vengano assicurate la giustizia e la libertà, che non possono esistere in un regime di occupazione o di sottomissione a desideri e ordini esterni, come ben evidenziato dalle "paci" imposte con la sottomissione all'imperialismo occidentale e sionista da Ben Ali, Mubarak, Bouteflika e re Abdallah.
Nessuno stato sulla terra può dirsi più lontano dalla giustizia degli Stati Uniti, che pensano di poter imporre la propria volontà attraverso l'intero globo terrestre su popoli che non l'hanno mai chiesta e voluta, o dell'entità sionista israeliana, costruita sull'invasione della Palestina e sulla persecuzione dei suoi legittimi occupanti e abitanti; questi due agenti dell'ingiustizia globale si sostengono l'un l'altro, come dimostrano le loro azioni nei confronti dell'Egitto, del Libano, della Siria e dell'Iran ma, contro la loro forza diplomatica e bellica, sorge spontanea la volontà degli oppressi e dei perseguitati di lottare e resistere e, come dimostrato nel 2000, nel 2006 e ancora nelle ultime settimane, contro un popolo che lotta unito e determinato non vi sono astuzie politiche o brutalità militari che tengano.
Da qui Nasrallah é passato a fare alcune 'annotazioni' a recenti dichiarazioni di Gabi Ashkenazi, il neandertaliano ex-Capo di Stato Maggiore dell'Esercito israeliano che, facendo un bilancio del suo mandato, si é vantato del fatto che grazie alle sue "riforme" i fallimenti patiti da Tsahal nelle campagne contro il Libano nel 2006 e contro Gaza nel 2008-2009 non avranno a ripetersi. "Almeno questo tronfio generale sionista ammette che il suo esercito abbia patito sconfitte, cosa che a volte i sostenitori di quello stato criminale si azzardano a tentare di negare, ma, ora, impazza la discussione se Hezbollah sia in grado di occupare la cosiddetta regione di Galilea; vorrei ricordare che vent'anni fa si negava recisamente che le nostre forze potessero estendere il loro controllo al Nord della zona occupata".
"Quindi non solo la Resistenza di Hezbollah é riuscita a cacciare gli israeliani dal suolo libanese per due volte, ma ha anche esteso il raggio della sua potenziale influenza ad aree che in un passato non lontanissimo venivano ritenute off-limits per le sue possibilità". Il Segretario Generale ha quindi ricordato la frase lasciata cadere dal Ministro della Guerra sionista Ehud Barak durante il suo primo 'tour' dei reparti del Comando Nord insieme al neo-Capo di Stato Maggiore Benji Gantz, riguardo alla possibilità di "venire chiamati a entrare in Libano" nel prossimo futuro.
"Io dico a Barak, a Gantz e anche al dimissionato Ashkenazi che i combattenti della Resistenza sono pronti ad accogliere loro e i loro uomini se 'venissero chiamati a entrare in Libano', se davvero volessero insistere a confrontarsi con una Nazione determinata a difendersi, vorrei ricordare che alcuni analisti, persone evidentemente di natura più realistica, considerano ormai un dato acquisito che le forze della Resistenza possano interdire gli aeroporti, le strutture portuali e gli snodi strategici di Israele, spero per loro che gli israeliani abbiano buoni bunker e rifugi, e che siano psicologicamente preparati a restarci a lungo!".
Crolla come un castello di carte la gabbia imperialista e colonialista costruita dagli Usa attorno al Mondo arabo, per esclusivo beneficio e vantaggio dello Stato dell'Apartheid del "popolo eletto"; alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato l'abbronzato Obama e la sempre più avvizzita e rugosetta Dama Clinton ostentano sorrisoni e si augurano tutto il meglio per il popolo egiziano, ma dietro le porte chiuse devono sorbirsi le sfuriate e i cicchetti della Lobby a Sei Punte: "Che cosa vi abbiamo fatto eleggere a fare, se non siete capaci nemmeno di mantenere sul trono Mubarak? Quasi quasi sarebbero stati meglio il pilota e l'ammazza-alci al vostro posto!!".
Pare quasi di sentirli, vero?
A Tel Aviv, capitale mondiale dell'Apartheid, l'atmosfera é tesa e tutti gli sguardi sono volti oltre il Sinai: la democrazia é arrivata in Egitto e con essa la minaccia, terribile per uno Stato antidemocratico e razzista, che ottanta milioni di arabi facciano di testa loro, utilizzino il libero arbitrio che Israele teme come la strega di L. Frank Baum l'acqua saponata, capace di scioglierla in una macchia ribollente.
In Iran, in Libano, in Irak, In Palestina, ogni volta che in Medio Oriente si esercita la democrazia i risultati non sono mai buoni per lo Stato ebraico, mai, mai, mai.
Lo sa bene Zvi Mazel, che fu ambasciatore in Egitto ai "bei" (per Israele) tempi della "vacca che ride", quando gli oppositori finivano ammazzati o torturati senza tante proteste, che ha dichiarato al primo canale di Israel TV: "Abbiamo tempi duri davanti, l'Egitto fornirà il terzo vertice a un triangolo anti-israeliano che ha gli altri due nella Turichia e nell'Iran, la realtà sta cambiando rapidamente attorno a noi e in maniera tutt'altro che favorevole".
Ormai l'unico paese confinante rimasto "amico" di Israele é la Giordania Hashemita, dove il tarchiato e panciutello re Abdallah ha già subito tante e tali proteste interne da dover giubilare in tutta fretta l'odiato Primo Ministro "liberalizzatore" Samir Rifai e ha dovuto allentare i cordoni della borsa per calmierare i prezzi dei generi di prima necessita, alla facciazza del Fondo Monetario, della Banca Mondiale e di altri simili nidi di parassiti e affamatori dei popoli.
Per puntellare il traballante reuccio, ecco che Washington mobilita gli alti papaveri militari, spedendo la prossima settimana l'Ammiraglio Mike Mullen in tutta fretta ad Amman; l'Ammiraglio nel Deserto (sembra una novella di Dino Buzzati) dovrà fare il punto della situazione e poi riferirla ai suoi superiori israeliani: Benji Netanyahu, il criminale di guerra Shimon Peres e il trombato Gabi Ashkenazi, che al contrario di qualche mese fa sarà ormai felice di avere già la valigia in mano, visto che in tal modo sarà il suo successore a dover affrontare la situazione ormai in generale squagliamento.