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mercoledì 21 aprile 2021

Devastante esplosione sventra la fabbrica d'armi sionista "Tomer", nel centro della Palestina Occupata!


Pubblichiamo con la massima urgenza una notizia pervenutaci grazie ai nostri contatti in loco, corredata da una foto esclusiva.

Una potente esplosione è avvenuta martedì 20 aprile in una fabbrica di armi segreta denominata "Tomer", durante un test nel centro di Israele, ha riferito Haaretz.

Finora non ci sono notizie di vittime.

L'esplosione è avvenuta durante un "test di routine" della fabbrica Tomer per armi avanzate, che sviluppa motori a razzo e ospita vari tipi di missili. La gente del posto dice di aver sentito un'esplosione e di aver visto un fungo di fumo, immortalato in diversi scatti e riprese.

I funzionari potrebbero aver sottovalutato il danno collaterale del test, che ha portato all'esplosione.

sabato 19 gennaio 2019

Il sionista Benny Morris insulta e sminuisce la tragedia della Nakba e del massacro di Deir Yassin!

Nuovo video caricato sul nostro sempre più cliccato e frequentato Canale Youtube:
"Durante la Nakba sono morti AL MASSIMO 800 Palestinesi".

"Deir Yassin non fu un massacro".

Affermazioni simili, anche se venissero fatte in un bar, sarebbero motivo per una litigata, o magari persino per una scazzottata.

lunedì 13 novembre 2017

Articolista di "Haaretz" ricostruisce il possibile 'Piano Hariri' dei Sauditi, ma lui stesso si chiede se era mai possibile che funzionasse!

In un articolo pubblicato nella giornata di ieri un redattore del quotidiano sionista "Haaretz" analizza, per induzione quale poteva essere il 'piano' saudita una volta scatenato l' "Affaire Hariri" col sequestro e le dimissioni forzate del Premier Libanese, lette in diretta TV su un canale di Riyadh col protagonista evidentemente in imbarazzo nel leggere un proclama completamente diverso dal suo normale stile oratorio (con confusi riferimenti a "mani iraniane tagliate" e altre truculenze più proprie della prosa dei comunicati, guarda caso, sauditi).

lunedì 23 ottobre 2017

Persino i media sionisti riconoscono che ormai la Siria ha imposto limitazioni alle scorribande aeree di Tel Aviv!

Il rombo e le vampe dei missili terra-aria lanciati alcuni giorni fa contro gli F-35 sionisti che si trovavano nello spazio aereo libanese e stavano per violare quello siriano hanno fatto da contorno visivo e sonoro a una nuova era nella storia del conflitto tra Repubblica Araba Siriana e regime ebraico dell'apartheid.

martedì 21 marzo 2017

Nuovo centro dell'antiaerea siriana abbatte un drone sionista, questa volta vicino Quneitra!

Haaretz, lo 'straccio a sei punte' preferito dai cosiddetti 'sionisti di sinistra', (quei begli esemplari di fango umano che leggono 'repubblica' dello "svizzero" De Benedetti, pendono dalle labbra di Rampini e Severgnini, affollano le librerie-supermercato per comprare l'ultima 'gomorrata' di Saviano e il sabato sera sghignazzano deficienti e beati di fronte alla 'femminista' littizzetto che prende milioni di euro (tra l'altro da vera usuraia investendoli tutti in immobili) per dire "cacca" e "pisello" in diretta nazionale), ha pubblicato stamane un articolo nel quale lamenta che l'eccessiva efficienza delle difese aeree siriane ha causato un nuovo abbattimento di materiale volante di Tel Aviv.

lunedì 31 agosto 2015

I media del regime ebraico, senza vergogna alcuna, dipingono il dodicenne col braccio ingessato come "una minaccia"!

La manifestazione nel villaggio palestinese di Nabi Salih venerdì scorso ha prodotto l'incidente riportato dal nostro articolo precedente in cui un soldato ebreo del regime invasore della Palestina ha cercato di arrestare Mohammad Tamimi di 12 anni, il cui braccio era stato rotto in scontri precedenti: come sapete sua sorella, Ahed, sua madre, Nariman, e un'altra donna palestinese alla fine hanno impedito l'arresto .

La sorellina e la madre, però, sono state talmente picchiate dai soldati da dover venire ricoverate in ospedale. La stampa sionista ha sostenuto la versione dei comandi militari che hanno affermato che i loro soldati non fossero consapevoli del fatto che Mohammad fosse minorenne.

Che questa sia una spudorata menzogna risulta evidentissimo dalle testimonianze fotografiche.

martedì 22 luglio 2014

Sionazisti nel caos intimano ad 'Haaretz' di nascondere le perdite: "Scoppierebbe la Rivoluzione!"

La foto che vedete in apertura é quella del Colonnello Dolev Kadar, ufficiale sionista di grado più alto finora abbattuto a Gaza dalla Resistenza Palestinese; mentre il bilancio dei militari di Tel Aviv eliminati in combattimento si alza sempre di più cresce nei ranghi degli aggressori lo sgomento per l'efficienza e la letalità delle milizie palestinesi, molto più alta che in passato e il timore di gravi conseguenze se il pubblico sionista fosse brutalmente messo a conoscenza dell'entità effettiva delle perdite in battaglia.

Sappiamo che il Ministero della Guerra di Tel Aviv ha inviato un "ukase" alla redazione del quotidiano pseudo-progressista 'Haaretz' intimandogli il silenzio sul numero effettivo dei morti, paventando "Lo scoppio di una rivoluzione, o quantomeno gravi disordini" se la cifra filtrasse in qualche modo al pubblico.
Intanto il cronista di Haaretz Anshel Pfeffer in un 'tweet' evidentemente sfuggito al censore militare rivela che, secondo il parere di un ufficiale da lui intervistato, la capacità di combattimento delle principali milizie palestinesi si sarebbe alzata fino ad eguagliare la performance degli 'Hezbollah' nella Guerra d'Estate di luglio-agosto 2006.

Il radicale miglioramento sarebbe dovuto a speciali programmi di formazione e addestramento patrocinati da ufficiali della 'Niruye-e-Qods' iraniana, che si sarebbero incaricati di trasferire ai palestinesi 'know how' e tecniche sperimentate e raffinate dai resistenti libanesi nella difesa del loro territorio.

lunedì 23 dicembre 2013

Hamas e Jihad Islamica approvano l'attacco esplosivo contro l'autobus sionista per Beit Yam!

Hamas e la Jihad Islamica palestinese hanno salutato con entusiasmo e soddisfazione l'esplosione di un ordigno a bordo dell'autobus '240' che da Tel Aviv si stava dirigendo verso Beit Yam avvenuta nella giornata di ieri. Le reazioni delle due organizzazioni di Resistenza, riportate dall'Agenzia Ma'an, vedono nel gesto (finora non rivendicato da alcun gruppo) "Una necessaria ripresa delle operazioni di Resistenza nei territori occupati dal 1948".

La Jihad Islamica si é augurata che "presto nuovi attacchi possano colpire il regime sionista in risposta alle sue aggressioni contro i civili palestinesi di Gaza e della West Bank". Era ormai diverso tempo che non si registravano esplosioni di questo genere, l'ultima (come ricordato già altrove) risalendo a novembre 2012 durante lo scontro armato durato otto giorni tra Tel Aviv e Gaza, quella precedente, addirittura, avvenne nel 2011, ma in quel caso si trattò di un attacco di militanti a un bus e non di una bomba a bordo dello stesso.



domenica 22 dicembre 2013

Esplosione su autobus sionista a Beit Yam fa un ferito, la bomba era dentro una borsa!

Questo stesso pomeriggio un piccolo congegno esplosivo celato in una borsa é stato collocato su un autobus che si dirigeva da Tel Aviv a Beit Yam, secondo quanto riportato dalla testata sionista 'Haaretz'.

Bloccato l'autobus e chiamata la polizia un maldestro artificiere sionista é riuscito a rimanere leggermente ferito nel fallito tentativo di disinnescare l'ordigno, che invece gli é esploso a pochi centimetri di distanza, solo le protezioni che indossava al momento gli hanno evitato danni peggiori.
La linea oggetto dell'incidente era la '240'...lo scorso novembre fu una esplosione sulla linea '142' che causò ben 28 feriti a convincere il Governo Netanyahu a chiudere la sua disastrosa campagna militare contro Gaza, che aveva causato rappresaglie palestinesi fino a Dimona e ai sobborghi di Tel Aviv.

giovedì 27 dicembre 2012

237 militari sionisti si sono tolti la vita negli ultimi mesi: schifo e disgusto per le stragi di civili portano le SS di Tel Aviv al suicidio!

Ben 237 militari sionisti negli ultimi mesi hanno preso l'arma di ordinanza, si sono messi la canna in bocca o alla tempia e hanno tirato il grilletto: questo il resoconto spietato del 'leak' dal Ministero della Guerra di Tel Aviv pubblicato ieri sulla testata "Haaretz". La 'gola profonda' che ha rivleato la notizia purtroppo é stata individuata dalla polizia segreta sionazista ed é stata arrestata.
La stessa fonte riferiva che il numero dei suicidi (circa 40 al mese nel decennio 1990-2000) ha subito una brusca impennata nell'ultimo decennio, a causa dell'esplodere della Seconda Intifada e dell'intensificarsi delle operazioni militari contro il Ghetto di Gaza. Come i nazisti idearono le camere a gas per porre un argine all'ondata di suicidi tra le unità delle SS ('Einsatzgruppen') inizialmente incaricate di mitragliare gli Ebrei rastrellati nei territori conquistati i generali sionisti cercano di rendere sempre più "anestetizzate" le operazioni militari che comportano stragi di civili, ad esempio usando jet e droni anziché elicotteri e fanteria (reparti che per loro natura possono vedere 'meglio' l'effetto dei colpi delle loro armi sulle vittime.
Il dato spiega ed esmplifica benissimo la decadenza dell'esercito israeliano, un tempo adeguato praticante e conoscitore della guerra manovrata, degradatosi nel corso degli ultimi 30 anni in forza di polizia militarizzata abituata a incrudelire vilmente contro popolazioni civili: vecchi, donne, bambini indifesi. Tale rilassamento operativo (e conseguente crollo del morale e dello spirito di corpo) viene a cadere in un momento critico in cui per la prima volta in decenni Israele ha bisogno di rafforzare la presenza militare a un confine considerato 'tranquillo' fino a quando regnava Mubarak: quello con l'Egitto.

E' di questi giorni che una terza 'Ugdah' (='Brigata') di truppe sioniste é stata spostata dal Comando Centrale nella zona di Eilat, al confine con il Sinai egiziano.
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mercoledì 7 marzo 2012

Il quotidiano sionista Haaretz titola: "La leadership militare israeliana é marcia fino al midollo!"


Non capita molto spesso di leggere sulle headline del giornale 'Haaretz' il dolciastro e ipocrita straccio dei "sionisti di sinistra" (una vera e propria contraddizione in termini, usata per ingannare le ignoranti e superficiali opinioni pubbliche di Europa e Nordamerica) dei titoli che starebbero benissimo sul nostro "Palaestina Felix", quotidiano online anti-sionista per genesi e convinzione.

Ovviamente l'elzeviro che portava un titolo tanto ruspante e netto, pubblicato senza firma quindi ritraente il punto di vista della Direzione ci ha subito incuriosito e ci siamo immediatamente immersi nelle sue righe per scoprire cosa di tanto 'marcio' Haaretz trovi nelle alte sfere dell'IDF. Ebbene, niente di più che beghe da ballatoio; praticamente sembra che sia in corso di svolgimento un'indagine di una commissione d'inchiesta ministeriale per accertare come e quanto il neandertalesco ex-Capo di Stato Maggiore di Tsahal, Gabi Ashkenazi abbia tentato di impedire con mezzi eticamente poco leciti la promozione del rivale Yoav Galant, usando a tale scopo un ambiguo ufficiale della riserva di nome Boaz Harpaz.

Mischa Lindenstrass, capo della Commissione d'indagine ha dichiarato che, lungi dall'essere conclusive le indagini finora svolte hanno tuttavia scoperchiato un verminaio malsano dalla cui analisi risulta evidente che, lungi dal rispettare la scala gerarchica, che vuole il Capo di Stato Maggiore sottoposto alla superiore autorità del Ministro della Difesa (Ehud Barak in questo caso) Ashkenazi, che disistimava il titolare del dicastero per le sue sconfitte in Libano del Sud nel 2000 e nel 2006 avrebbe costantemente cercato di danneggiarne l'immagine arrivando persino a far fabbricare da Boaz Harpaz un finto documento dal quale sarebbero risultate manovre poco corrette di Barak per fare promuovere il Generale Galant a nuovo Capo di Stato Maggiore.

Di cosa si stupisce Haaretz? Uno Stato fondato sull'immoralità della guerra, dell'aggressione, dell'occupazione, della persecuzione etnica e dell'apartheid non può che produrre figure patetiche e miserevoli come Barak e Ashkenazi, non certo modelli di virtù, esattamente come un Pero non può che dare pere.

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martedì 20 dicembre 2011

Il Ministro degli Esteri di Tripoli dichiara: "Mai e poi mai la nuova Libia riconoscerà lo Stato sionista!"


Il Ministro libico degli Affari Esteri, Ashour Ben Khayal, ha dichiarato che "mai e poi mai" il suo Governo permetterà allo Stato ebraico di aprire un'ambasciata a Tripoli e che ogni possibile voce in merito emersa o circolata negli ambienti diplomatici e giornalistici "é una vociferazione pura e semplice, destituita di ogni fondamento e credibilità".

L'ultima settimana Haaretz aveva citato "fonti ufficiali" (di cui tuttavia non veniva nemmeno accennata l'identità) pretendendo che fossero in corso trattative per un riconoscimento dell'entità di occupazione della Palestina e per l'apertura di un canale diplomatico tra Tripoli e Tel Aviv. Il rappresentante libico all'ONU Mohamed Abdel Rahman Shalgam si era affrettato a smentire simili pretese dichiarando che la Libia post-Gheddafi non aveva nessuna intenzione di riconoscere Israele.

Ricordiamo che, nonostante le sue prese di posizioni plateali e il suo supporto verbale dei Palestinesi l'ex dittatore libico Colonnello Muammar Gheddafi aveva tenuto sempre un atteggiamento molto ambiguo verso Israele, arrivando, al culmine della guerra civile contro gli insorti cirenaici, ad accettare persino mercenari africani inquadrati da compagnie di ventura israeliane e spedizioni di armi che da Israele venivano 'triangolate' in Tripolitania tramite la Grecia .

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lunedì 26 settembre 2011

L'Egitto respinge i cittadini israeliani al varco di confine di Taba: "Qui non siete più graditi!"


Un altro scalino nella crescente atmosfera di disfacimento dei rapporti tra Egitto e entità sionsita si é avuto nel corso del week-end, quando pesantissime restrizioni, poi parzialmente modficate, sono state imposte all'accesso di persone recanti documenti del regime ebraico attraverso il confine del Sinai, mentre quanti esibivano passaporti o carte d'identità di altri paesi venivano ammessi alle usuali procedure di controllo.

La decisione delle autorità egiziane é arrivata dopo che le forze dell'occupazione sionista, lo scorso venerdì, avevano annunciato che il confine con il Sinai era stato "messo in allarme rosso" a causa di voci che volevano un commando della Resistenza palestinese proveniente da Gaza impegnato nel tentativo di penetrare in Israele proprio attraverso il territorio egiziano.

I media sionisti immediatamente hanno iniziato a propalare una complessa ed eccessivamente dettagliata storia su come tale 'commando' avrebbe voluto screditare il tentativo di Fatah di ottenere il riconoscimento ONU per uno Stato palestinese mutilato e diviso tra Cisgiordania e Gaza. Naturalmente invitiamo i nostri lettori a riflettere che se un tale 'commando' fosse mai esistito i media del regime ebraico ne avrebbero conosciuto motivazioni e strategia solo dopo la sua azione, non prima.

In seguito, verso la serata di sabato, il severo ordine di 'divieto d'accesso' per tutti i possessori di documenti sionisti é stato modificato, rimanendo in vigore soltanto presso il varco di confine di Taba, attraverso il quale, almeno secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz, sarebbe tuttora in vigore.
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venerdì 2 settembre 2011

Khaled Mishaal torna al negoziare il rilascio di Gilad Schalit: il regime sionista sarebbe pronto ad accettare le condizioni di Hamas!


Il quotidiano del Movimento Hamas, Al-Risala, ha riportato nella sua edizione di ieri che una delegazione di alto livello, capeggiata dal leader dell'Ufficio politico Khaled Mishaal si sarebbe messa in viaggio verso il Cairo nel corso del week-end, citando una fonte fidata all'interno della Resistenza secondo la quale lo scopo della trasferta sarebbe quello di far disimpantanare le trattative per il rilascio di una consistente quota degli oltre ottomila prigionieri politici palestinesi in cambio del rilascio dell'ebreo francese Gilad Schalit, catturato con un'operazione di sicurezza preventiva mentre si preparava ad attaccare la Striscia di Gaza con altri membri delle forze armate sioniste.

Altre fonti interne ad Hamas vorrebero che Mishaal, a fianco dell'importante obiettivo, ne stia perseguendo anche altri, come ad esempio discutere il livello di coinvolgimento e sostegno che l'Egitto ufficiale e quello sociale, religioso e politico sono disposti a investire a favore delle organizzazioni islamiche di Gaza.
Diverse settimane orsono un altra serie di colloqui su un possibile accordo Schalit-prigionieri collassò senza che venissero registrati passi avanti; da allora i contatti tra il negoziatore sionista David Meidan e il capo delle operazioni militari di Hamas Ahmed al-Jaabari sono stati sporadici e sempre indiretti, portati
avanti da vari mediatori terzi che facevano da spola tra le due parti riferendo all'una le reazioni e controproposte dell'altra.

Il quotidiano sionista Haaretz, a sua volta, pretende di avere raccolto da informatori egiziani il 'rumor' che durante l'ultima tornata di colloqui a cui Mishaal avrebbe preso parte direttamente si fosse aperto uno spiraglio riguardo il numero di prigionieri palestinesi che, una volta liberati dalle proprie carceri, il Regime ebraico pretenderebbe di espellere permanentemente dalla Cisgiordania. Israele (che ufficialmente non ha mai nemmeno ammesso di voler liberare dei detenuti politici) avrebbe acconsentito ad abbassare "di molto" la quota degli esiliandi, attestandola attorno ai 150 in confronto alla precedente richiesta di 500 o più espulsioni.
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mercoledì 27 aprile 2011

Yossi Melman ammette: "Nel 1968 a Karameh le truppe israeliane subirono una secca disfatta, che venne dissimulata sotto un'assordante propaganda!"


A quarantatré anni dalla Battaglia di Karameh, che nel 1968 oppose le forze di occupazione israeliane ai fedayeen dell'OLP e all'esercito del Regno hascemita di Giordania lo storico militare e redattore del giornale sionista Haaretz Yossi Melman ha rivelato che, stando a documenti del Ministero della Difesa israeliano, recentemente desecretati, appare in tutta evidenza come l'esito dello scontro armato fu affatto diverso da come lo presentarono le fonti di informazione israeliane, sui cui irrealistici e distorti reportage diverse generazioni di 'esperti' e 'storici' parziali e prezzolati hanno imbastito una vulgata ipocrita e mendace.

Fin dalla sera del 21 marzo '68, infatti, tutti gli outlet di 'informazione' dello Stato ebraico si misero a strombazzare una 'presunta' vittoria israeliana in uno scontro tra forze combinate (fanteria, mezzi corazzati e aerei) che si era svolto attorno agli attraversamenti Allenby, Damia e Hussein sul Fiume Giordano; nonostante tutti i guerriglieri palestinesi dell'OLP e i regolari dell'esercito giordano si congratulassero tra loro per le gravi perdite inflitte agli attaccanti sionisti (era stato infatti Israele, per l'ennesima volta, ad aver violato un confine internazionale invadendo il territorio hascemita) e per averli costretti a una precipitosa evacuazione eliportata delle loro teste di ponte isolate e assediate, Israele si intestardì a definire quella di Karameh "una vittoria" e, come spesso accade, la menzogna ripetuta un numero sufficiente di volte divenne una mezza verità.

Ancora negli anni '80 e primi '90 pornografi militari come i redattori dei volumetti illustrati della 'Osprey' (giornalini buoni per le fantasie rambistiche di ragazzetti imberbi e panciuti lobbisti neocon), si diffondevano a parlare della 'vittoria di Karameh' nonostante che proprio da tale scontro, nel quale forze palestinesi semi-regolari affrontarono ad armi quasi pari il vantato esercito sionista, l'OLP avesse tratto la fiducia in sé stessa e il prestigio inter-arabo che ne fecero l'organizzazione di punta della Resistenza palestinese per almeno due decenni a venire; ora l'inganno é finalmente caduto e, per bocca di uno storico israeliano più onesto e imparziale dei suoi screditati colleghi, la verità su quel giorno di marzo di tanti anni addietro é ristabilita in termini incontrovertibili.


In un'intervista televisiva rilasciata in merito Melman ha aggiunto che, secondo la sua educata opinione, tra trenta o quarant'anni affioreranno le prove di simili manovre orwelliane riguardo anche l'invasione del Libano del 2006 e il 'pogrom' militare contro Gaza (l'Operazione Piombo Fuso); istanze nelle quali l'IDF ha dovuto interrompere l'azione armata senza avere raggiunto alcuno degli obiettivi dichiarati al suo inizio e, pure, Israele rifiuta pertinacemente di ammettere la sua sconfitta.

"Israele é la prima vittima della sua stessa propaganda" articola Melman, "L'incapacità di ammettere onestamente lo scacco di Karameh venne pagato salatamente nel 1973, quando, con lo scoppio della Guerra del Kippur/Ramadan, le truppe dello Stato ebraico entrarono in azione come se fosse ancora il 1967 (anno della fortunata aggressione alle spalle contro gli stati arabi confinanti) e subirono perdite gravissime, che forzarono gli Usa ad allestire in fretta e furia un ponte aereo per impedire il tracollo dell'IDF". Come a dire: chi si rifiuta di imparare le lezioni della storia pone le fondamenta delle sue future sconfitte!


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martedì 15 febbraio 2011

Israele accelera la giudaizzazione forzata di Gerusalemme Est! In arrivo altre 19 sinagoghe!

 
Nella generale e totalmente giustificata atmosfera di entusiasmo e solidarietà per gli obiettivi raggiunti dalle rivolte popolari tunisina ed egiziana é bene comunque mantenere una parte della nostra attenzione fissata a registrare fatti, eventi e sviluppi tutt'altro che incoraggianti che, altrimenti, correrebbero il rischio di passare "sotto la soglia d'attenzione", in maniera da far risultare i loro sviluppi e le loro conseguenze molto più inattese e difficili da contrastare.

Certamente in questa categoria rientra la notizia di ieri, presentata SOLO sull'edizione in ebraico del quotidiano sionista Haaretz (evidentemente si voleva darle poca esposizione internazionale), secondo la quale il municipio di Gerusalemme Ovest (la parte israeliana della città) si preparerebbe ad approvare i progetti di costruzione di almeno diciannove nuove sinagoghe nell'insediamento fondamentalista ebraico di Har Homa, nella parte sudorientale della città.

Come risulta evidente anche solo da una attenta lettura della frase precedente Har Homa non rientra PER NULLA nelle competenze della municipalità israeliana, ma é stato edificato su terreno palestinese annesso e circondato da barriere illegali: i suoi abitanti (estremisti ebrei fanatizzati e violenti) non sono nemmeno considerati "civili" dal rilevante Diritto internazionale, essi si configurano infatti come forze ausiliarie di una occupazione militare illegale.

I settler sono la versione ebraica dei 'contadini armati' con cui Heinrich Himmler, nei deliri nazisti sullo 'spazio vitale', contava di germanizzare le vaste pianure della Russia europea dopo la (da lui) sperata vittoria contro l'Unione sovietica; ovviamente nei sogni himmleriani questi animosi e bellicosi 'coloni' germanici dovevano essere impiantati a scapito delle popolazioni indigene slave, per cui non c'era che il trasferimento forzoso oltre gli Urali o, in alternativa, lo sterminio.











Non siamo ancora arrivati allo sterminio fisico dei Palestinesi, ma, se si considera il numero di aggressioni, roghi di raccolti e di armenti, devastazione di proprietà immobiliari, di luoghi di culto, di cimiteri, che ha luogo quotidianamente a Gerusalemme, nel Negev e in tutta la Cisgiordania, ci siamo pericolosamente vicini.

Persino la spocchia e la certa sicurezza di impunità con cui i coloni fanatici parlano dei loro progetti contribuiscono a creare l'illusione di parlare con emuli moderni degli Streicher e dei Rosenberg: "Questa decisione (la costruzione delle diciannove sinagoghe) significa la fine di Har Homa come 'distretto multi-direzionale', d'ora in poi e in eterno nel futuro esso sarà abitato solo da ebrei ortodossi".

Non vi é gratuita e violenta imbecillità tipica delle 'teste rasate' di casa nostra che i coloni ebrei illegali non si sforzino di imitare...come dimostrano questi graffiti razzisti lasciati su case e negozi palestinesi in Cisgiordania.
Har Homa, che in realtà sorge sopra Jabal Abu Ghoneim, ospita trentamila abitanti...una piccola cittadina di razzisti armati e intolleranti.

venerdì 24 dicembre 2010

Ali Abunimah sputtana un doppiogiochista della lobby filosionista olandese!

Ci perdonino il francesismo quanti di voi, impegnati nei preparativi natalizi, stanno forse dedicando a "Palaestina Felix" un momento di pausa fra le ultime compere e l'inizio della preparazione del cenone; scusateci, non é certo nostra intenzione rovinarvi l'appetito o l'atmosfera natalizia con linguaggio da trivio ma, come si dice, quando ci vuole ci vuole.

Perché, grazie al sempre ottimo e sempre affidabile portale "Electronic Intifada" siamo appena venuti a conoscenza di un colpo magistrale vibrato da Ali Abunimah, (autore palestinese-americano di cui vi avevamo già presentato l'intervento berlinese sul tema "Stato unico, unica soluzione per la Palestina"), contro un'estensione della lobby filosionista che pezzo per pezzo, poco alla volta, in maniera sorniona e vigliacca cerca di nutrire l'opinione pubblica di un paese civile e solidale come l'Olanda di "polpette avvelenate" made in Tel Aviv, distorcendo e inzuccherando la realtà della brutale segregazione e persecuzione che lo Stato ebraico impone agli abitanti della Palestina.

La metastasi in questione si chiama CIDI, che starebbe per centro di documentazione e informazione su israele, e, con ingegnoso ribaltamento della realtà di marca prettamente orwelliana, si ammanta di una sigla che corrisponde all'esatto opposto del suo fine primario: per meglio diffondere balle e menzogne su Israele, i dirigenti del Cidi hanno pensato bene di infiltrare uno del loro numero in una venue giornalistica apparentemente inattaccabile: Haaretz.

Conosciuto ai lacrimosi e teneroni sostenitori della "Soluzione a due Stati" come il più "liberale" e "progressista" giornale israeliano (il che vuol dire che condanna con aspre parole gli attacchi al Libano e i bombardamenti su Gaza, poi negli effetti non fa nulla per interromperli e prevenirli) esso é necessario all'impostura della finta democrazia sionista quanto il covone di fieno che ne sostenga un secondo, uguale e simmetrico, perché senza i finti pacifisti progressisti i veri ultranazionalisti razzisti dovrebbero ammettere di stare portando avanti un regime etnocratico con piani e finalità genocide e la colossale, insopportabile balla di "Israele democratico" cadrebbe finalmente al suolo davanti agli occhi di tutti.

Questo infiltrato del CIDI porta il nome molto esotico e "chutzpatico" di Cnaan Liphshiz, le cui sillabe rotolano fra palato e labbra con la stessa dolcezza speziata di una fettina di zenzero candito, lasciando perfino la puntura frizzante sull'apice della lingua con la zeta finale e, se lo chiamiamo infiltrato c'é un'ottima ragione: infatti in nessuno degli articoli pubblicati sulla 'progressista' testata israeliana si trova il benché menomo riferimento alla sua militanza nella colonna olandese della lobby ebraica, il che non solo costituirebbe QUANTOMENO un caso piuttosto palese di conflitto d'interesse, ma fa sorgere addirittura seri dubbi sull'onestà intellettuale dei capiservizio e capiredazione di Haaretz, o sulla loro capacità di verificare il background dei loro collaboratori.

Dal 2007 in avanti Lipshitz ha pubblicato almeno una cinquantina di articoli sull'Haaretz che citano estesamente informazioni e dati diffusi dal CIDI, in special modo dal suo Direttore esecutivo Ronny Naftaniel (foto sopra); naturalmente questi articoli, oltre a tacere il collegamento fra il loro autore da una parte e il CIDI e Naftaniel dall'altra non offrono nessuna critica o controcanto ai materiali forniti da essi, li presentano tout court come 'Word of God', e tramite essi cercano di sviare e influenzare il lettore in senso filo-israeliano, conseguentemente con gli intenti e gli obiettivi della lobby a sei punte.

Abunimah (da tenace e "tosto" segugio di notizie quale é) é riuscito persino a cogliere Lipshiz in castagna individuando due successive versioni della sua biografia, pubblicata come corredo alla sua progettata partecipazione all'ennesima geremiade sulla 'cultura ebraica' (eufemismo che la lobby sionista usa per indicare un baccanale celebrativo di Israele e del suo Apartheid), prevista, a scanso di fortunati eventi, per il prossimo 11 gennaio.
Clicca per ingrandire e leggere le due successive versioni della biografia di Lipshiz.
Nella prima versione si dice chiaramente che Lipshiz lasciò Israele "appositamente" per andare in Olanda a "lavorare per il CIDI", nella versione in seguito editata e corretta l'emigrazione del chutzpatico Lipshiz non ha più spiegazioni: chissà, forse l'irrefrenabile desiderio di odorare tulipani, o un imperioso appetito di Gouda.
Hmmmmm...Goudaa!!
Interrogati da Abunimah quelli del CIDI ammettono soltanto che il Lipshiz dopo essersi trasferito in Olanda avrebbe occasionalmente lavorato per loro, compilando delle tabelle statistiche sulla base di un contratto di collaborazione occasionale; la Redazione di Haaretz invece lo descrive come collaboratore sotto contratto fino all'agosto 2010, momento in cui é diventato solo un collaboratore free-lance.

Anche se il CIDI non ha dato ad Abunimah un time frame certo per l'inizio e la conclusione del progetto statistico di Lipshiz é chiaro che esso si é sovrapposto al periodo (dal 2007 fino all'agosto scorso) in cui era sotto regolare contratto pagato da Haaretz; sarebbe stata quindi normale deontologia giornalistica indicare la sua affiliazione alla lobby a sei punte olandese, in modo da informare il lettore che quelle che aveva appena recepito erano opinioni schierate (non diciamo "partigiane" perché siamo troppo sentimentalmente legati a quella parola per 'sporcarne' il retaggio applicandola a un sionista).

Evidentemente il chutzpatico Lipshiz, che nella sua bio si vanta del periodo passato nell'esercito più (im)morale del mondo come ufficiale dell'intelligence, si sta prolungando il servizio militare come può, come fanno tanti militaristi che, nostalgici dei tempi sotto le armi entrano un po' in "paranaia", continuando a comportarsi e atteggiarsi come se indossassero ancora le stellette. In quel caso Lipshiz sta interpretando il ruolo dello scout in territorio nemico, impegnato a raccogliere informazioni mentre le nega all'avversario: la manovra di dissimulazione di dove e con chi sia schierato sarebbe dunque pienamente spiegata.

Per quanto riguarda Haaretz, la sua condotta nell'affare non fa altro che confermarci come non possano esistere "sionisti buoni" o progressisti o liberali; speriamo che l'inchiesta di Abunimah convinca della stessa cosa anche tanti altri tenerosi sostenitori dell'illusione "a due Stati".