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mercoledì 16 novembre 2011

Le minacce militari sioniste ricompattano maggioranza e opposizione in Iran, Khatami: "saremo uniti contro ogni attacco"


Settimane di retorica bellica anti-iraniana sostenuta da tutto l'apparato propagandistico della potentissima lobby sionista internazionale un risultato lo hanno ottentuto: hanno ricompattato l'opinione pubblica della Repubblica islamica colmando ogni divide tra la maggioranza conservatrice del Presidente Ahmadinejad e della Guida Suprema Ali Khamenei e la minoranza 'riformista' dell'ex Presidente Mohammad Khatami. Parlando ai microfoni dell'agenzia FARS quest'ultimo ha assicurato che: "Se mai vi fosse qualunque azione militare contro i nostri siti nucleari allora ogni partito, ogni fazione, riformista o meno, si unirebbe per confrontare la minaccia e sventare l'attacco contro la nostra Repubblica e i suoi innegabili diritti".

Come a rimarcare praticamente le parole di Khatami ieri centinaia e centinaria di studenti universitari si sono radunati attorno all'impianto di riconversione dell'uranio di Isfahan (UCF), per dimostrare la loro solidarietà con i tecnici e gli scienziati impegnati a sviluppare il pacifico programma nucleare di Teheran, compiuto alla luce del sole e sottoposto da lungo tempo alle visite di controllo dell'Agenzia atomica internazionale (IAEA), essendo la Repubblica islamica firmataria (al contrario di Israele, che possiede almeno 200 testate nucleari non dichiarate) del Trattato di Nonproliferazione nucleare.


I dimostranti si sono uniti in una catena umana attorno alla recinzione dell'impianto cantando slogan che inneggiavano al diritto di Teheran di sviluppare l'energia nucleare per fini pacifici e trasparenti e chiedendo invece ispezioni e sanzioni contro il programma nucleare bellico israeliano, portato avanti da decenni in barba a qualunque accordo e protocollo internazionale, nel più puro stile dello 'Stato Canaglia' sionista.
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lunedì 31 gennaio 2011

Khatami da Teheran: "Assistiamo alla nascita di un Nuovo Medio Oriente che farà coesistere islam e democrazia"


Si sta creando un nuovo Medio Oriente, nel quale i partiti politici a ispirazione musulmana, con buona pace dei fallaci occidentalisti, delle biliose prefiche delle crociate neoconservatrici, degli "zio tom" d'occasione alla Magdi Allam, avranno una rilevanza e un peso sempre maggiore.

"I recenti eventi nella regione dimostrano che i popoli musulmani sono decisi a liberarsi dal controllo degli stati uniti e dei loro lacché", a dirlo é stato Seyyed Ahmed Khatami, che ha guidato la preghiera di venerdì scorso a Teheran; le sue dichiarazioni sono state raccolte e diffuse dall'Agenzia Mehr.

Dopo la cacciata del tiranno di Tunisi Ben Ali i tre paesi che sono stati scossi da rivolte e sommovimenti popolari sono stati Egitto, Giordania e Yemen, i tre più importanti alleati degli Usa nella regione; non sono stati la Siria, né la Turchia né l'Iran a scendere in piazza, ma proprio ed esattamente i paesi più sottomessi all'influenza politica ed economica della Casa Bianca e del Consenso di Washington (ambedue agenzie degli interessi israeliani e sionisti).

Khatami, che guidava la preghiera davanti al pubblico radunato all'Università della capitale persiana ha elaborato: "Oggi in Medio Oriente assistiamo alla nascita di un nuovo mondo che chiede la contemporanea presenza dell'Islam e della Democrazia, le due cose non sono in contrasto, come vorrebbero farci credere gli Stati Uniti e i loro lacché".
L'ex Shah di Persia Reza Palhavi in una foto dell'esilio, poche settimane prima della morte.
"Il fato subito da Ben Ali e verso cui si sta forse avviando anche Mubarak é lo stesso identico dello Shah Reza, servo di americani e israeliani, che se ne andò a morire proprio al Cairo, ospite di quel Sadat che stava a sua volta per pagare il massimo prezzo per avere svenduto a Washington il suo popolo e il suo paese".