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venerdì 2 novembre 2018

Una foto che vale più di mille 'trattati' sul motivo della vittoria siriana contro l'aggressione terrorista takfira!

Se non avesse conquistato la Siria e il Levante, l'Islam sarebbe rimasto un culto locale confinato nella Penisola Araba.

Se non fosse rimasto diffuso in Siria e nel Levante il Cristianesimo non avrebbe avuto speranza di rimanere una religione viva e vitale in Medio Oriente.

Per questo é importante che in Siria, dove convivono e coesistono (sia pure in proporzioni molto diverse) Islam e Cristianesimo continuino la loro coabitazione in tutte le loro differenti forme (Islam sunnita, sciita ismailita, alawita...Cristianesimo cattolico maronita, greco-ortodosso, melkita...).

Se anche solo una di loro si atrofizzasse o si estinguesse il danno per la Cultura Siriana sarebbe incalcolabile.
La foto, scattata in un mercato damasceno, é illuminante:

venerdì 20 maggio 2016

L'amico Ali Reza Jalali ci presenta un'interessante intervista a Giuseppe Aiello!

La presenza musulmana in Europa è uno dei temi più dibattuti tra gli intellettuali e gli studiosi della contemporaneità; d’altronde, per via di una conoscenza superficiale del tema, soprattutto quando si tratta di sviscerare le caratteristiche della religione islamica, gli studi che si possano definire dignitosi rischiano di essere molto pochi. 
In questo senso l’editoria ha un ruolo importante, per cercare di far comprendere argomenti complessi al pubblico. Abbiamo deciso quindi di porre delle domande a Giuseppe Aiello, titolare della casa editrice Irfan Edizioni, nonché vice-presidente del Centro Studi Internazionale 'Dimore della Sapienza'.

Gentile dott. Aiello, lei è un giovane editore che ha tentato lungo quest’ultimo decennio di far conoscere meglio al pubblico di lingua italiana alcune questioni legate alla cultura e alla religione islamica, con diversi libri editi da Irfan Edizioni. Secondo lei, alla luce della grande ignoranza esistente su questi temi, i suoi libri hanno avuto un effetto positivo?


Sicuramente non a livello di massa. Irfan Edizioni è una piccola casa editrice con un catalogo ridotto che peraltro negli ultimi tempi si è molto diversificato, anche perché riflette nel suo ambito la personalità eclettica e curiosa del sottoscritto. Molte persone mi hanno scritto dicendomi di aver tratto beneficio dai libri da me pubblicati, e ciò non può che farmi piacere e spingermi ad andare avanti, ma si tratta comunque di una cerchia ristretta di lettori. Il pregiudizio anti-islamico è vasto e ormai sempre più radicato. Per mutare l’indifferenza, se non la diffidenza o addirittura l’aperta ostilità nei confronti dei musulmani ci vorranno anni. Dal punto di vista dell’informazione e della “propaganda”, diciamo così, con i loro strumenti sia tecnologici che psicologici, i musulmani sono decenni indietro, e purtroppo, vivendo ormai nella civiltà della massa e nell’era globale interconnessa, questo gap evidente, nonché difficilmente colmabile nel breve termine, continuerà ad avere delle conseguenze molto pesanti, nonostante i grandi sforzi portati avanti ad esempio dall’Iran in campo televisivo. Ad ogni modo, è un dovere tenere la posizione, e se possibile andare avanti.

domenica 27 settembre 2015

Cresce il bilancio della tragedia della Mecca: "Casa Saoud totalmente incapace di gestire l'Hajj!"

La Commissione Islamica per i Diritti Umani ha durissimamente stigmatizzato la criminale negligenza del regime di Riyahd che ha causato la tragedia della Mecca, nella quale centinaia e centinaia di pellegrini dell'Hajj sono rimasti schiacciati dalla calca generata dal passaggio di un principe saudita che ha interrotto il regolare flusso dei fedeli verso la colonna della 'Lapidazione di Satana'.
"L'Arabia Saudita si mostra continuamente inadeguata a gestire un evento di massa come il pellegrinaggio ai luoghi sacri dell'Islam, le cose devono necessariamente cambiare; bisognerà cercare maniere e accordi che coinvolgano tutti i paesi e le organizzazioni musulmane del mondo, giacché i luoghi santi appartengono a tutti i fedeli dell'Umma e non sono appannaggio privato di uno stato o di una dinastia".

sabato 26 settembre 2015

Il miserabile Erdogan rilascia deliranti dichiarazioni dopo la strage di pellegrini alla Mecca!

L'inqualificabile gestione saudita dei luoghi sacri dell'Islam causa spesso gravi incidenti che si risolvono nella morte di dozzine se non addirittura centinaia di persone. L'ultimo di questi vergognosi eventi, causato dalla pretesa di un 'principe' dei Saoud di transitare col suo corteo automobilistico nel bel mezzo del 'pienone' per il rito della 'lapidazione di Satana' é stato duramente stigmatizzato dalle più grandi autorità musulmane, tra cui la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica Ali Khamenei e il Segretario Generale di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah.

venerdì 25 settembre 2015

Oltre 700 pellegrini morti alla Mecca perché il 'principe' mohammad al-saoud doveva passare col suo seguito!

L'orribile calca che ha causato la morte di 715 pellegrini dell'Hajj nei pressi dei viali di accesso alla colonna dove i fedeli musulmani lanciano sassolini per commemorare la 'lapidazione del demonio' nel corso della loro visita al più sacro santuario dell'Islam é stata causata dall'improvviso passaggio del corteo di mohammed bin salman al-saoud, Ministro della Difesa di Riyadh, che, accompagnato da un 'codazzo' di 200 militari e 150 poliziotti ha 'tagliato' la folla dei pellegrini con una carovana di numerose automobili e furgoncini.

Siccome poco prima del suo passaggio i militari sauditi avevano chiuso le vie di fuga dal viale i pellegrini sono rifluiti indietro mentre coloro che li seguivano continuavano ad avanzare, premuti da da altre migliaia di fedeli del tutto ignari di quel che stava accadendo davanti, causando il fatale "stampede".

venerdì 6 febbraio 2015

Reduce invalido della Repubblica Islamica dipinge con la bocca la Vergine Maria come risposta alle blasfemie di Charlie Hebdo!!

I lerci e laidi trotzkisti di Charlie Hebdo continuano nella loro campagna di melma e di sterco contro l'Islam e la Cristianità (ma mai contro il Sionismo Talmudico! Chi lo tocca muore!) obbedendo agli ordini dei loro padroni: in Iran un reduce invalido al 70 per cento, privo dell'uso delle braccia, dipinge con infinita reverenza e arte un ritratto della Vergine Maria davanti all'Ambasciata Francese. Prendiamo tutti esempio da lui.

giovedì 8 gennaio 2015

INTERVISTA ESCLUSIVA di 'Palaestina Felix' con l'Hojatoleslam Abbas Di Palma sul sanguinoso attentato di Parigi

Siamo in grado di offrire al nostro fedele e appassionato pubblico di lettori questa ESCLUSIVA intervista con l'Hojatoleslam Abbas Di Palma, figura di riferimento della comunità sciita italiana, riguardo ai ben noti fatti di Parigi, con la speranza che la sua lettura sia di chiarimento e beneficio a tutti ci auguriamo che questa sia solo la prima di molte altre esclusive che questa testata vi offrirà nel corso del 2015.

1) Hojatoleslam Di Palma, a più riprese nel corso degli ultimi tre anni e mezzo il Presidente siriano Bashar Assad ha messo in guardia l'Europa e l'Occidente dal pensare di poter usare gli estremisti islamici come 'legione straniera' dei suoi interessi politici in Siria e in Medio Oriente, pena il rischio di vedere quegli stessi estremisti islamici in azione sul suo stesso territorio...secondo lei questo avvertimento si é avverato con i sanguinosi fatti di Parigi?

lunedì 3 novembre 2014

AGGIORNAMENTO! Le forze di sicurezza irakene catturano il 'mufti' dell'ISIS Husam Naj!

Husam Naj, che ha usurpato il titolo onorifico dei saggi sunniti (Mufti), mettendosi al servizio del bigottismo wahabita, decretando con 'fatwe' grottesche e autoreferenziali la demolizione di luoghi sacri, lo scempio di secoli di cultura ed arte, e l'uccisione di innocenti in tutta la Provincia di Ninive, é caduto in mano alle forze di sicurezza irakene.

L'arresto é avvenuto nel corso dell'avanzata verso Mosul delle truppe regolari di Bagdad e dei loro corpi ausiliari.

Adesso per Naj verrà il momento di pagare per tutti i suoi enormi crimini; la Giustizia umana e divina lo pretende perché non é possibile perdonare chi scempia il Divino messaggio del Profeta dell'Islam per i propri scopi (che poi son quelli di Washington, Ankara, Doha e Tel Aviv).

martedì 30 settembre 2014

Abbas Shuman di Al-Ahzar condanna e 'scomunica' ufficialmente l'ISIS e la sua ideologia!

Il cosiddetto 'Stato Islamico di Irak e Levante', altrimenti noto come ISIS/Daash, è nelle parole del Vice-gran mufti della Moschea di Al-Azhar, una delle istituzioni religiose più autorevoli della galassia sunnita, un movimento che “non appartiene alla religione islamica. L’ISIS e le altre organizzazioni terroristiche a esso collegate sono gruppi barbari e criminali, contro la cui ideologia ci siamo già espressi in passato e continueremo a farlo fin quando esisteranno”.

In un’intervista ad Aki-Adnkronos International, Abbas Shuman ha parlato anche dei metodi di proselitismo dell’ISIS, mettendo in guardia i giovani dal rischio di imbattersi sul web nei militanti del gruppo estremista. “I giovani – spiega il numero due di Al-Azhar – devono mostrare saggezza e accogliere solo quelle idee che corrispondono al vero Islam, rifiutando l’ideologia estremista”.

“I giovani che vogliono la pace e cercano il vero Islam devono allontanarsi dalla propaganda promossa da questa organizzazione che nulla ha a che vedere con il Jihad, ma solo con gli spargimenti di sangue che sono un grave peccato”, prosegue il religioso.

Nella lotta all’ISIS – ha poi aggiunto – possono avere un ruolo di primo piano le comunità e i musulmani che vivono in Occidente e che si “devono impegnare per diffondere i veri principi dell’Islam, che sono la tolleranza, il rispetto e l’accettazione dell’altro”.

sabato 27 settembre 2014

Il Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie invitato ufficialmente a Teheran per incontrare l'Ayatollah Khamenei!!

Sua Santità Cirillo, Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie, discutendo con l'ambasciatore iraniano Mahdi Sanaie ha espresso il desiderio di incontrare e conferire con la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, Ayatollah Ali Khamenei.

Ansioso di venire incontro ai desideri di Sua Santità e di portare i già amichevoli e intensi rapporti russo-iraniani a un ulteriore livello, l'ambasciatore ha immediatamente replicato che Cirillo può già ritenersi ufficialmente invitato a sua comodità e discrezione, per visitare Teheran e conferire con la massima autorità religiosa del paese.

Cirillo naturalmente ha accettato, riservando di confrontarsi col suo staff per trovare un periodo adatto per l'importante visita; Russia e Iran tengono ormai regolarmente  incontri bilaterali per la comprensione reciproca e l'approfondimento di questioni culturali e religiose; il prossimo meeting (il nono) dovrebbe tenersi proprio a Teheran e forse é a questa occasione che il Patriarca moscovita potrebbe stare pensando per il suo viaggio in Iran.

sabato 5 maggio 2012

Tarek Mehanna: vittima della nuova 'caccia alle streghe' Made in Usa

In nome d'Iddio, compassionevole e misericordioso.

Quattro anni fa esatti, proprio in aprile, avevo finito il mio turno di lavoro all'ospedale. Stavo andando a piedi a riprendere la macchina quando mi vennero vicino due agenti federali. Mi dissero che potevo scegliere tra due cose: potevo prendere la strada più facile, o potevo prendere quella più difficile. Quella facile, come mi spiegarono, significava diventare un informatore per il governo. Se avessi accettato non avrei mai visto come sono fatti un tribunale o una cella. Quella difficile, beh, è quella che mi ha condotto qui. Sono qui dopo aver passato la gran parte degli ultimi quattro anni in una cella singola grande quanto un ripostiglio ed in cui trascorro chiuso a chiave ventitré ore al giorno. L'FBI e gli inquirenti hanno lavorato molto duramente -e il governo ha speso milioni di dollari di tasse- per chiudermi in quella cella, farmici restare, portarmi in tribunale e alla fine avermi qui in piedi davanti a voi perché oggi fossi condanato a trascorrervi ancora più tempo. Nelle settimane che hanno preceduto questo momento molte persone mi hanno dato dei suggerimenti su quello che avrei dovuto dirvi. Alcuni hanno detto che avrei dovuto pietire misericordia sperando in una sentenza leggera, altri invece mi hanno detto che in un modo o nell'altro non me la sarei comunque cavata con poco.
Non fate vedere 'Batman' ai bambini...diventeranno "terroristi"!
 Quello che voglio fare io è soltanto parlare di me per pochi minuti. Quando mi sono rifiutato di diventare un informatore, quelli del governo hanno reagito accusandomi del "crimine" di aver sostenuto i mujaheddin -o, come li chiamano loro, i "terroristi"- che combattono contro l'occupazione dei paesi musulmani in tutto il mondo. Io non sono nato in un paese musulmano, sono nato e cresciuto qui in America e questa cosa irrita molta gente: com'è possibile che io, americano, creda nelle cose in cui credo e prenda le posizioni che prendo? Tutto quello cui un uomo è esposto nell'ambiente in cui vive ha un qualche effetto su di lui, ed io non faccio eccezione. Così, per più versi, io sono come sono proprio perché sono americano. A sei anni cominciai a raccogliere una grande collezione di fumetti. E' stato Batman a ficcarmi in testa un certo concetto, a presentarmi una certa visione paradigmatica di come funziona il mondo: da una parte ci sono gli oppressori, dall'altra ci sono gli oppressi, e poi ci sono quelli che si alzano a difendere gli oppressi. La cosa mi ha colpito a tal punto che per tutto il resto dell'infanzia sono stato attratto da qualunque libro riflettesse questa visione: La capanna dello Zio Tom, l'autobiografia di Malcolm X... riuscii a trovare una dimensione etica anche nel Giovane Holden.

Quando andai alle superiori e cominciai a seguire delle vere lezioni di storia, imparai come il mondo funzioni davvero in quel modo. Seppi dei Nativi Americani e di quello che li aveva fatti cadere nelle mani dei colonizzatori europei, ed imparai poi di come i discendenti di quei colonizzatori vennero a loro volta oppressi dalla tirannia di re Giorgio III. Lessi la storia di Paul Revere, di Tom Paine, e di come gli americani insorsero armati contro le forze militari britanniche: un'insurrezione che adesso ricordiamo riverenti come guerra rivoluzionaria americana. Da bambino ho anche partecipato a varie gite scolastiche la cui meta era a pochi isolati di distanza da dove ci troviamo adesso. Imparai chi fossero Harriet Tubman, Nat Turner, John Brown e la lotta contro la schiavitù in questo paese. Imparai la storia di Emma Goldman, di Eugene Debs, e la storia delle lotte sindacali, della classe operaia, dei poveri. Studiai di Anna Frank e dei nazisti, e di come perseguitavano le minoranze e imprigionavano i dissidenti. Studiai la storia di Rosa Parks, di Malcolm X, di Martin Luther King e delle lotte per i diritti civili. Studiai la storia di Ho Chi Minh e di come i vietnamiti abbiano combattuto per decenni per liberarsi da un invasore dopo l'altro. Lessi di Nelson Mandela e della lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Tutto quello che ho imparato in quegli anni non ha fatto che confermare le prime cose che avevo appreso a sei anni: nella storia c'è sempre stata una lotta incessante tra oppressi ed oppressori.

E in ogni lotta che mi capitava di studiare stavo sempre con gli oppressi e provavo sempre ammirazione per coloro che si levavano a difenderli, non importa di quale nazionalità o di quale religione fossero. E non ho mai buttato via gli appunti che prendevo a scuola: sono tutti in ordine, impilati nell'armadio di camera a casa mia, anche mentre sto qui in piedi a parlare davanti a voi. Di tutti i personaggi storici di cui mi sono interessato, uno spicca su tutti gli altri. Rimasi impressionato per più versi da Malcolm X, ma la cosa di lui che più mi ha colpito è stata la sua trasformazione, il suo percorso di trasformazione personale. Non so se avete visto il film X di Spike Lee; è un film che dura più di tre ore e mezza, ed il Malcolm che si vede all'inizio è diverso dal Malcolm che si vede alla fine. All'inizio è un delinquente analfabeta, poi arriva ad essere un marito, un padre, una guida protettiva e faconda per il suo popolo, un bravo musulmano che compie lo Hajj alla Mecca e, alla fine, un martire. La vita di Malcolm mi ha insegnato che l'Islam non è qualcosa di innato, non è una cultura e non è una questione di appartenenza etnica. L'Islam è un modo di vivere, una condizione mentale che tutti possono scegliere, non inporta da dove vengono o come sono cresciuti.

Questo mi ha spinto ad approfondire l'Islam, e l'Islam mi ha conquistato. Ero solo un adolescente, ma l'Islam si è mostrato in grado di dare una risposta ad un interrogativo davanti al quale le più grandi menti scientifiche si sono dimostrate impotenti, la questione capace di spingere alla depressione e al suicidio anche l'individuo più ricco e famoso che non sia in grado di dare ad essa una risposta: qual è il significato della vita? Perché esistiamo? L'Islam inoltre risponde anche all'interrogativo del come dovremmo regolare le nostre esistenze. E dal momento che non schiera alcuna gerarchia e alcun ordine sacerdotale, io stesso ho potuto direttamente e senza indugio iniziare ad approfondire i testi del Corano e gli insegnamenti del Profeta Muhammad ed intraprendere il cammino verso la comprensione di cosa tutto questo significasse, delle implicazioni che l'Islam ha per me in quanto essere umano, per me come individuo, per la gente che mi circonda e per il mondo intero; e più studiavo, più consideravo l'Islam prezioso come l'oro. La pensavo in questo modo quand'ero adolescente ma anche adesso, nonostante tutto quello che ho sofferto negli ultimi anni, io sono qui in piedi davanti a voi e davanti a chiunque altro in quest'aula di tribunale nelle vesti di uno che è orgoglioso di essere musulmano.

Man mano che studiavo cominciai ad interessarmi a quello che stava succedendo ai musulmani in varie parti del mondo. Ovunque guardassi vedevo all'opera grandi potenze intente a cercare di distruggere quello che io invece amavo. Lessi di cosa avevano fatto i sovietici ai musulmani dell'Afghanistan e i serbi ai musulmani di Bosnia; lessi di quello che i russi stavano facendo ai musulmani in Cecenia. Lessi di quello che lo stato sionista aveva fatto in Libano, e di quello che sta continuando a fare il Palestina con il pieno sostegno degli Stati Uniti. E infine scoprii quello che la stessa America stava facendo ai musulmani. Lessi della guerra nel Golfo e delle bombe ad uranio impoverito che hanno ucciso migliaia di persone e fatto salire alle stelle il numero dei casi di cancro in tutto l'Iraq. Ho letto delle sanzioni volute dall'America, sanzioni che hanno vietato di importare in Iraq cibo, farmaci ed equipaggiamenti medici, e di come -secondo le Nazioni Unite- più di mezzo milione di bambini sia morto a causa di tutto questo. Ricordo una sequenza tratta da un'intervista a Madeline Albright trasmessa da 60 minutes, in cui la Albright diceva che secondo lei era "valsa la pena" che tutti quei bambini morissero.

L'ho visto l'undici settembre, quando un gruppo di persone si è spinto a dirottare degli aerei e a farli schiantare contro dei palazzi tanta era l'indignazione per la morte di quei bambini. L'ho visto poi, quando l'America ha attaccato ed invaso direttamente l'Iraq. Ho visto gli effetti dello "Shock and Awe" il giorno in cui è iniziata l'invasione, i bambini nelle corsie degli ospedali con le schegge dei missili americani che gli uscivano dalla fronte (no, nulla di tutto questo è andato in onda sulla CNN). Ho saputo cos'è successo nella città di Haditha dove ventiquattro musulmani, tra i quali c'erano donne, bambini e addirittura un settantaseienne ridotto in sedia a rotelle, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e di bombe mentre ancora stavano dormendo nei loro letti da fucilieri di marina degli Stati Uniti. Ho saputo di Abeer al Janabi, una ragazzina irachena di quattordici anni che cinque soldati americani hanno violentato in gruppo, prima di sparare in testa a lei e a tutta la sua famiglia e di dare alla fine i loro corpi alle fiamme. Vi voglio ricordare che, come potete facilmente constatare di persona, le donne musulmane non lasciano intravedere neppure i loro capelli ad un uomo a loro estraneo. Cercate dunque di immaginare questa ragazzina, che viene da un villaggio conservatore, cui vengono strappati i vestiti e che viene violentata non da uno, non da due, non da tre, non da quattro, ma da cinque soldati.

Anche oggi seduto nella mia cella posso leggere degli attacchi con i droni che continuano ad uccidere ogni giorno dei musulmani in paesi come il Pakistan, la Somalia e lo Yemen. Un mese fa abbiamo tutti sentito la notizia dei diciassette musulmani afghani, per lo più mamme con i loro bambini, cui un militare americano ha sparato, dando anche in questo caso fuoco ai loro corpi. Tutte storie che finiscono nei titoli di testa, ma una delle prime cose che ho imparato è che l'Islam è essenzialmente una questione di lealtà e di fratellanza: ogni donna musulmana è mia sorella, ogni uomo mio fratello, e tutti insieme siamo un tutt'uno i cui appartenenti hanno il dovere di proteggersi reciprocamente. In altre parole io non posso accettare che cose simili vengano fatte a miei fratelli e a mie sorelle -qui in America o altrove- e rimanere indifferente. Ho continuato a solidarizzare con gli oppressi, ma adesso la questione diventava più personale, così come diventava più personale la mia ammirazione per coloro che li difendevano. Prima ho citato Paul Revere; quando iniziò la sua cavalcata nella notte, lo fece per avvertire che gli inglesi stavano dirigendosi verso Lexington per arrestare Sam Adams e John Hancock, e verso Concord per sequestrare le armi che i Minuteman vi avevano accumulato. Appena gli inglesi giunsero a Concord trovarono i Minuteman ad attenderli armi alla mano. I Minuteman aprirono il fuoco contro gli inglesi, li costrinsero a combattere e li batterono. La Rivoluzione Americana è nata con quello scontro armato. C'è una parola, in arabo, per descrivere quello che quei Minuteman fecero quel giorno. Questa parola è jihad.

Ecco per che cosa mi si processa. Tutti questi video e tutte queste traduzioni e tutte questi litigi bambineschi a base di "Ehi, ha tradotto questo paragrafo" e "Oh, ha riportato questa frase" e tutto il resto del baraccone ruotano attorno ad una questione sola: quella dei musulmani che si sono difesi contro i soldati americani, che stavano facendo loro esattamente quello che i britannici fecero a suo tempo all'America. Nel corso del processo è venuto fuori chiaro e limpido che non ho mai, mai progettato di "uccidere americani" nei grandi magazzini o chissà dove altro. Gli stessi testimoni di parte del governo hanno negato la cosa, e mettiamoci pure tutta la fila di periti che si è avvicendata a quel banco, passando ore a vivisezionare ogni singola parola che ho scritto per spiegare come la pensavo. Inoltre, all'epoca in cui ero ancora libero, quelli del governo hanno mandato un agente sotto copertura per cercare di tirarmi dentro ad uno dei loro "complotti del terrore"; io mi sono rifiutato di partecipare. Stranamente la giuria non ha mai sentito parlare di tutto questo. Questo processo, quindi, non riguarda quello che penso dei musulmani che uccidono dei civili americani. Riguarda quello che penso degli americani che uccidono dei civili musulmani, e su questo argomento io penso che i musulmani devono difendere le loro terre dagli stranieri invasori, sovietici, americani o marziani che siano.

Ecco quello che penso. E' quello che ho sempre pensato e quello che continuerò a pensare. Non si tratta né di terrorismo né di estremismo. E' semplicemente tutto quello che simboleggiano le frecce che compaiono sul sigillo che sta sopra le vostre teste: la difesa della patria. Io non sono d'accordo con i miei avvocati quando affermano che non dovete condividere ciò che penso. No, chiunque abbia un po' di senso comune e un po' di umanità non può che essere d'accordo con me. Se qualcuno fa irruzione in casa tua per rapinarti e fare del male alla tua famiglia, è la pura e semplice logica ad imporre che tu faccia tutto quanto serve per cacciare da casa gli invasori. Quando la casa è un paese musulmano, e quando l'invasore è l'esercito degli Stati Uniti, chissà perché i parametri di giudizio cambiano all'istante. Il buon senso viene ribattezzato "terrorismo" e la gente che si difende da qualcuno che dall'altra parte dell'oceano piomba lì per ammazzarla diventa i "terroristi" che "uccidono gli americani". Considerare l'America brutalizzata dai britannici che andavano per le sue strade due secoli e mezzo fa, significa considerare brutalizzati anche i musulmani; oggi sono loro che hanno i soldati americani per le strade. E' la mentalità del colonialismo.

Quando il sergente Bales il mese scorso ha sparato a tutti quegli afghani i mass media non hanno parlato altro che di lui: della sua vita, di quanto era stressato, del suo disturbo post traumatico da stress, del mutuo che doveva pagare per la casa: come se la vittima fosse stata lui. Alla gente che aveva ucciso sul serio non è stato riservato alcun coinvolgimento, come se non fossero stati individui reali, come se non fossero stati degli esseri umani. Purtroppo questo modo di pensare ha finito per contagiare tutti i membri della nostra società, che se ne siano o meno resi conto. Ci ho messo due anni, a furia di discussioni, spiegazioni e chiarimenti, per convincere i miei avvocati a togliersi il paraocchi e a dare per lo meno segno di accettare che c'era una logica in quello che sostenevo. Due anni! Persone tanto intelligenti hanno impiegato un tempo così lungo, e si trattava di persone tenute per mestiere a difendermi, per rivedere i propri assunti; quanto ci vorrebbe per mettermi sul serio davanti ad una giuria composta da individui scelti a sorte ma rispettosi della condizione di essere dei miei "pari imparziali"? Siamo seri. Io non sono stato chiamato in giudizio davanti ad una giuria di miei pari, perché con la mentalità che sta stringendo l'America di oggi non è possibile che ci siano dei mei pari.

E facendo affidamento proprio su questo quelli del governo mi hanno processato; non perché ne avevano la necessità, ma semplicemente perché avevano il potere di farlo. Studiando la storia ho imparato anche un'altra cosa. L'America, nel corso della storia, ha sostenuto i governi che più degli altri si sono macchiati di ingiustizie nei confronti delle minoranze - un modo di fare politica che godeva anche dell'avallo della legge - solo per poi guardarsi indietro e dire tra sé "Ma cosa avevamo per la testa?" La schiavitù, Jim Crow, l'internamento dei giapponesi durante la seconda guerra mondiale furono tutte cose ampiamente accettate dalla società americana; ciascuna di queste iniziative è stata difesa dalla Corte Suprema. Ma col passare del tempo e man mano che l'America cambiava, sia la gente comune che i tribunali hanno preso a guardare al passato e a chiedersi "Ma cosa avevamo per la testa?" Nelson Mandela veniva considerato un terrorista dal governo sudafricano e venne condannato all'ergastolo. Il tempo è passato, il mondo è cambiato, i sudafricani hanno capito quanto oppressive fossero state le linee politiche seguite fino ad allora e che non era lui ad essere un terrorista, e l'hanno liberato. E' persino diventato presidente. Così, tutto è soggettivo: peersino tutto quest'affare del "terrorismo" e di chi è un "terrorista".

Tutto dipende dal tempo e dal luogo e da qual è la superpotenza in quel momento. Per voi io sono un terrorista; per voi non c'è nulla di strano nel fatto che io sia qui in piedi vestito con una tuta arancione. Ma un giorno l'America cambierà e la gente riconoscerà quello che sta succedendo qui ed oggi per quello che è realmente. Si ricorderanno di come centinaia di migliaia di musulmani sono stati uccisi e mutilati dai soldati statunitensi in altri paesi, anche se oggi sono io quello che va in prigione per aver "cospirato per uccidere o ferire" in quegli stessi paesi perché sostengo i mujaheddin che difendono quelle persone. Si ricorderanno di come il governo ha speso milioni di dollari per incarcerarmi come "terrorista": se riuscissimo in qualche modo a riportare in vita Abeer al Janabi proprio nel momento in cui veniva violentata da un gruppo di vostri soldati, a metterla sul banco dei testimoni e a chiederle chi sono i "terroristi", sicuramente ella non indicherebbe me. Quelli del governo dicono che sono ossessionato dalla violenza, ossessionato dall'"uccidere americani". Io, come musulmano che vive in tempi come questi, non potrei pensare ad una bugia più ironica.

Tarek Mehanna
(Condannato da una Corte fascista americana a 17 anni di carcere senza avere commesso alcun reato). 
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sabato 17 marzo 2012

In Tunisia sotto il Governo di Ennahda ecco arrivare finalmente la Finanza Islamica!


Il Governo tunisino ha messo in piedi un gruppo di lavoro per studiare un programma di sviluppo della finanza islamica nel paese, come recentemente annunciato da un dirigente del Ministero delle Finanze; il gruppo, che includerà rappresentanti della Banca Centrale, della Borsa e del Settore privato, tra cui il gruppo bancario Al-Baraka analizzerà le leggi del paese e vedrà come e quanto sia necessario modificarle per permettere il massimo sviluppo della finanza islamica.

Il corrotto regime di Ben Ali, legato a istituzioni imperialiste e sioniste come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, era contrario alla finanza islamica per motivi ideologici ma ora, col Partito del Rinascimento musulmano che domina lo scenario politico é venuto il momento di introdurre questo potente strumento di sviluppo non-usurario nel paese nordafricano.

Come é noto la finanza islamica segue gli insegnamenti del Corano e rifiuta di riconoscere o richiedere interessi, é perciò una finanza etica che non prevede sfruttamento. L'interesse usurario, tipico della finanza occidentale prevede per sua natura che il fulcro del processo economico sia lo sfruttamento: sfruttamento del lavoratore, del risparmiatore, del debitore, sempre sfruttamento della parte più debole. In questo modo la finanza 'tradizionale' si fa volano e propagatore dell'ingiustizia e della diseguaglianza su questo mondo.

Karima Rezk e Chaker Soltani del Ministero delle Finanze hanno anche dichiarato che "appena possibile" il Governo tunisiano progetta di emettere dei "Sukuk", anche noti come 'bond islamici', titoli di credito 'sharia-compliant' che permetteranno agli investitori di impiegare i loro risparmi in maniera eticamente accettabile.
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venerdì 5 agosto 2011

Canale israeliano riporta: Gilad Schalit osserva il Ramadan e sarebbe sul punto di convertirsi all'Islam!


"Chi passa quaranta giorni e quaranta notti mangiando il sale di una tribù, diventa parte di quella tribù"; così vorrebbe la saggezza popolare, e, se l'adagio dovesse essere preso alla lettera allora si potrebbe già considerare l'ebreo francese Gilad Schalit, catturato dalle forze di Hamas mentre si apprestava a compiere un attacco contro Gaza, come totalmente e definitivamente integrato nella popolazione del ghetto assediato che si apprestava a violare come invasore.

Siccome i casi della realtà sono ovviamente più complessi e sfumati, le cose non stanno così, ma non é detto che prima o poi non si arrivi proprio al risultato di cui sopra visto che, secondo quanto riporta il sito di ultradestra sionista "Arutz Sheva" (riprendendo un outlet di informazione arabo), Schalit avrebbe, di sua spontanea volontà iniziato a rispettare il digiuno diurno del Ramadan, nonostante che i suoi custodi (come in tutti gli anni di prigionia precedenti) si fossero detti disposti a preparargli e servirgli i pasti anche di giorno.

E non finisce qui: deluso dall'atteggiamento del Governo Netanyahu, che ha lasciato prive di risposta le offerte di Hamas mediate tramite la negoziazione tedesca riguardo la possibilità di una sua liberazione in cambio di un massiccio rilascio di prigionieri palestinesi, sembra addirittura che Schalit stia perdendo sempre più contatto con la sua identità ebraica, identificandola con un Governo (e uno Stato) che pare averlo abbandonato a sé stesso e stia meditando di convertirsi all'Islam.
"L'isola dei famosi" israeliana! Se dovessi vederla, penso che anche io mi convertirei all'Islam!
Sembra che proprio la decisione degli uomini di Hamas di lasciare che il prigioniero potesse guardare la televisione israeliana abbia fatto precipitare Schalit in questa vera e propria crisi di identità: verificando come nella programmazione quotidiana gli accenni alla sua prigionia siano del tutto assenti il giovane ebreo francese ne ha ricevuto l'impressione di essere come 'morto' per Israele e la sua opinione pubblica.

Sindrome di Stoccolma? Forse, e certamente il fatto che Hamas si sia impegnato a trattare l'ex soldato israeliano secondo tutte le garanzie e le protezioni riconosciute ai prigionieri di guerra ha certamente contribuito a questi sviluppi ma, se un domani Gilad Schalit dovesse volgersi verso La Mecca cinque volte al dì, buona parte della responsabilità sarebbe anche di Benji Netanyahu e del suo Governo.
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lunedì 31 gennaio 2011

Khatami da Teheran: "Assistiamo alla nascita di un Nuovo Medio Oriente che farà coesistere islam e democrazia"


Si sta creando un nuovo Medio Oriente, nel quale i partiti politici a ispirazione musulmana, con buona pace dei fallaci occidentalisti, delle biliose prefiche delle crociate neoconservatrici, degli "zio tom" d'occasione alla Magdi Allam, avranno una rilevanza e un peso sempre maggiore.

"I recenti eventi nella regione dimostrano che i popoli musulmani sono decisi a liberarsi dal controllo degli stati uniti e dei loro lacché", a dirlo é stato Seyyed Ahmed Khatami, che ha guidato la preghiera di venerdì scorso a Teheran; le sue dichiarazioni sono state raccolte e diffuse dall'Agenzia Mehr.

Dopo la cacciata del tiranno di Tunisi Ben Ali i tre paesi che sono stati scossi da rivolte e sommovimenti popolari sono stati Egitto, Giordania e Yemen, i tre più importanti alleati degli Usa nella regione; non sono stati la Siria, né la Turchia né l'Iran a scendere in piazza, ma proprio ed esattamente i paesi più sottomessi all'influenza politica ed economica della Casa Bianca e del Consenso di Washington (ambedue agenzie degli interessi israeliani e sionisti).

Khatami, che guidava la preghiera davanti al pubblico radunato all'Università della capitale persiana ha elaborato: "Oggi in Medio Oriente assistiamo alla nascita di un nuovo mondo che chiede la contemporanea presenza dell'Islam e della Democrazia, le due cose non sono in contrasto, come vorrebbero farci credere gli Stati Uniti e i loro lacché".
L'ex Shah di Persia Reza Palhavi in una foto dell'esilio, poche settimane prima della morte.
"Il fato subito da Ben Ali e verso cui si sta forse avviando anche Mubarak é lo stesso identico dello Shah Reza, servo di americani e israeliani, che se ne andò a morire proprio al Cairo, ospite di quel Sadat che stava a sua volta per pagare il massimo prezzo per avere svenduto a Washington il suo popolo e il suo paese".