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martedì 17 maggio 2011

Ousama Hamdan: "Vi sono decisivi miglioramenti nei rapporti tra Hamas e alcuni paesi europei"


Il responsabile per le Relazioni Estere del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Ousama Hamdan, ha dichiarato recentemente che "significativi miglioramenti" si sono registrati nel dialogo tra la sua organizzazione e certi paesi dell'Europa occidentale, anche se é ancora troppo presto per saltare a conclusioni affrettate.

"Credo sinceramente che si possa parlare di un vero e proprio miglioramento decisivo nelle relazioni tra Hamas e diversi stati europei, il Vecchio Continente si mostra via via più disposto ad accettare le posizioni e la linea politica di Hamas anche se sarebbe avventato e controproducente lasciarsi andare a facili entusiasmi. Dobbiamo vedere dei gesti pratici, fatti sul terreno, e non limitarci alle aperture a parole".

Hamdan non ha difficoltà a ritenere il parziale 'aggiustamento di rotta' europeo direttamente collegato con le rivoluzioni popolari vittoriose in Egitto e Tunisia e attualmente in corso in Yemen e Barhein. "La prospettiva religiosa, islamica, di quei movimenti é evidente ed é perciò soltanto naturale che l'Europa veda in un movimento a ispirazione musulmana quale Hamas un utile interlocutore per relazionarsi con queste nuove realtà".

"Io, come la mia organizzazione, credo che le rivoluzioni popolari siano scaturite da un profondo desiderio di libertà e di ritorno ai valori fondanti della nostra civilità, bypassando influenze e dipendenze esterne. Le popolazioni che cercano questa libertà e questo revival culturale sanno di affrontare grandi sfide e grandi pericoli, ma, come hanno dimostrato gli eventi, non sono scoraggiate dal prezzo che si deve pagare per raggiungere tali obiettivi".

"La politica di Hamas, anche quando sembra 'rigida' o 'inflessibile' é stata sempre mirata a seguire la strada che porta a una risoluzione duratura e positiva dei problemi e dei conflitti, l'approcio del compromesso, delle mezze misure, invece, li perpetua e li incancrenisce, senza portare a niente di buono, su questo, mi sono testimoni gli avvenimenti degli ultimi diciotto-venti anni, penso che non si possa avere il benché minimo dubbio".

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lunedì 14 marzo 2011

E la Siria? E l'Iran?? Cosa "protegge" Damasco e Teheran dal vortice delle proteste?


Nonostante tutte le "gufate" occidentaliste (e fallaci), nonostante il tentativo ridicolo e volgare di gabellare un cassonetto in fiamme per l'inizio di una 'grande rivoluzione', nonostante i contatti delle agenzie di spionaggio angloamericane e sioniste con la borghesia iraniana nostalgica dello Scià, mentre da Algeri all'Oman milioni di persone protestano, lottano e versano sangue per rovesciare autocrati e tiranni, incoronati o meno, Damasco e Teheran rimangono intonse; anzi, sembra proprio che alla fin della fiera saranno Siria e Iran a beneficiare maggiormente del rivolgimento geopolitico della "Primavera Araba".

Come mai?

I Neocon e i sionisti si guardano attorno spauriti...come é possibile che di tutti gli Stati del Medio Oriente solo quelli apertamente opposti a Israele e Usa non siano scossi da proteste? Sarà forse un malocchio? Una maledizione? Forse dopotutto Allah esiste e ce l'ha col Grande Satana e il Piccolo Satana?

Niente di così drammatico, piuttosto, già che si parla di satanassi, sarebbe meglio rammentare l'adagio delle pentole del diavolo e dei relativi coperchi.

Gli imperialisti e i sionisti danno a intendere, tramite i media generalisti a loro asserviti, di essere i portabandiera del Bene Assoluto; cavalieri in scintillante armatura che combattono le Forze del Male votate al Caos e all'irrazionalità. Può anche darsi che qualcuno dei loro rappresentanti meno intelligenti vi creda, ma, per chi osservi e analizzi spassionatamente le loro azioni, risulta chiaro che essi rappresentano solo le istanze di un ristrettissimo numero di profittatori e sanguisughe decisi ad aumentare a dismisura la loro ricchezza e il loro potere a prezzo di aumentare altrettanto smisuratamente le sofferenze e le pene di masse sempre più sterminate di umanità.
"Chi crede che sfruttamento e disuguaglianze possano continuare a crescere all'infinito é un pazzo, oppure un capitalista"
A questo imperativo categorico il mondo occidentale egemonizzato dagli Usa e Israele sacrificano qualunque altra considerazione...anche al costo di schiacciare centinaia di milioni di esseri umani nella miseria i profitti delle multinazionali, gli indici borsistici, i conti in banca dei plurimiliardari DEVONO continuare a gonfiarsi e lievitare...il rospo della "crescita" deve risucchiare sempre più aria, sempre di più, come il suo omologo in Esopo. Ovviamente, le prime vittime di questo carosello sono le 'province dell'impero'...i lavoratori del terzo mondo vanno sfruttati perché forniscano materie prime e manufatti a costo quasi zero, per sfruttarli a dovere l'impero lascia dette province in mano a satrapi svincolati da ogni meccanismo di controllo, democratico o di altro tipo, dalla mancanza di controlli nasce la corruzione, che aggrava ulteriormente la situazione, fino a che si arriva al punto di rottura.

Siria e Iran non funzionano in questo modo; le istanze che reggono questi due stati sono molto meno squilibrate e totalizzanti...Siria e Iran non vogliono 'conquistare il mondo', vogliono solo rimanere nazioni autonome e indipendenti, vogliono decidere del proprio destino, vogliono vivere secondo le loro coordinate culturali senza importarle da New York o Los Angeles. Certo, in Siria il potere é esercitato da una sola famiglia, come in Egitto, ma a differenza dell'Egitto lo scopo di questa famiglia non é compiacere Washington e Tel Aviv, né é quello di arricchirsi. In Siria robuste reti di welfare impediscono l'impoverirsi di fasce enormi di popolazione. In Iran la democrazia é fortemente pervasa di riferimenti religiosi (magari 'illiberali'), che però esprimomo i valori praticati e sentiti da oltre il 90% della popolazione e soprattutto limitano la pervasività culturale dei modelli di comportamento made in Usa, divenendo così baluardo dell'indipendenza della nazione, che venne negata e umiliata dal 1953 al 1979 proprio dagli Stati Uniti.

Se pure vi é arbitrio non vi é servilismo, se pure vi é controllo non vi é corruzione rampante, se pure vi é un clima socialmente conservatore esso si rifà a valori ampiamente diffusi e condivisi...siano essi nazionalistici o religiosi (o entrambe); in qualunque modo la si giri sia in Persia e che in Assiria mancano due o più 'ingredienti' del cocktail esplosivo che sta facendo detonare il resto dell Medio Oriente e del Mondo Arabo.

Ma sembra che gli imperialisti debbano ancora capirlo.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Il vice di Netanyahu dichiara che l'occidente avrebbe dovuto aiutare Mubarak, Ben Ali e Gheddafi!


Il vice Primo Ministro sionista, Silvan Shalom, ha compiuto una grave gaffe affermando, in una dichiarazione ufficiale davanti a giornalisti, che il mondo occidentale avrebbe 'fallito' nel 'sostenere e appoggiare i propri alleati' in Egitto, Tunisia e ora in Libia, perdendo 'posizioni' in tutto il Nordafrica.

Forse il cruccio e l'insoddisfazione di essere 'secondo' di una figuretta tanto patetica e inconsistente come quella di Benji Netanyahu ha avuto la meglio dell'aplomb e del senso della proprietà e dell'opportunità politica di mr. Shalom, fatto sta che, nella recente 'esternazione' egli si é lasciato sfuggire ciò che alcuni sapevano e molti sospettavano, ma che 'per buona educazione' pochi finora avevano osato mettere in luce: Israele considera buoni alleati da sostenere regimi tirannici e liberticidi, che non si fanno problemi a usare il terrore politico, le stragi di stato sotto falsa bandiera, la tortura e persino la forza militare contro il popolo indifeso pur di rimanere al potere.
Coerente con le sue profonde radici e fondamenta autoritarie e razziste Israele si dice a favore della 'democrazia' solo quando gli comoda: se il popolo 'minaccia' di avvicinarsi a scelte e posizioni non gradite a Tel Aviv esistono sempre gli autocrati, le polizie segrete, le camere di tortura e qualche 'salutare' raffica di mitra (o bombardamento) contro la folla.

Ovviamente, una volta resosi conto di avere parlato troppo e troppo chiaramente Shalom, realizzando di non poter fare marcia indietro, ha quantomeno dato prova di una certa scaltrezza (che però non può mai fare totalmente le veci dell'intelligenza), tentando di agitare lo spauracchio dell' "Uomo nero di Teheran" invitando (o ordinando?) a Europa e Stati Uniti di 'fare attenzione' e 'contrastare' i tentativi della Repubblica iraniana di 'giocare un ruolo attivo' nelle Rivoluzioni arabe in corso in Egitto, Libia e Tunisia, paventando "un piano iraniano per controllare le riserve strategiche del Medio Oriente".

Quali fonti, dati e indizi abbia mr. Shalom, occhialuto burocrate di Tel Aviv (nato però a Gabes, Tunisia), per poter denunciare presunti 'complotti internazionali' tessuti da Khamenei e Ahmadinejad, non é dato sapere.

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lunedì 31 gennaio 2011

Khatami da Teheran: "Assistiamo alla nascita di un Nuovo Medio Oriente che farà coesistere islam e democrazia"


Si sta creando un nuovo Medio Oriente, nel quale i partiti politici a ispirazione musulmana, con buona pace dei fallaci occidentalisti, delle biliose prefiche delle crociate neoconservatrici, degli "zio tom" d'occasione alla Magdi Allam, avranno una rilevanza e un peso sempre maggiore.

"I recenti eventi nella regione dimostrano che i popoli musulmani sono decisi a liberarsi dal controllo degli stati uniti e dei loro lacché", a dirlo é stato Seyyed Ahmed Khatami, che ha guidato la preghiera di venerdì scorso a Teheran; le sue dichiarazioni sono state raccolte e diffuse dall'Agenzia Mehr.

Dopo la cacciata del tiranno di Tunisi Ben Ali i tre paesi che sono stati scossi da rivolte e sommovimenti popolari sono stati Egitto, Giordania e Yemen, i tre più importanti alleati degli Usa nella regione; non sono stati la Siria, né la Turchia né l'Iran a scendere in piazza, ma proprio ed esattamente i paesi più sottomessi all'influenza politica ed economica della Casa Bianca e del Consenso di Washington (ambedue agenzie degli interessi israeliani e sionisti).

Khatami, che guidava la preghiera davanti al pubblico radunato all'Università della capitale persiana ha elaborato: "Oggi in Medio Oriente assistiamo alla nascita di un nuovo mondo che chiede la contemporanea presenza dell'Islam e della Democrazia, le due cose non sono in contrasto, come vorrebbero farci credere gli Stati Uniti e i loro lacché".
L'ex Shah di Persia Reza Palhavi in una foto dell'esilio, poche settimane prima della morte.
"Il fato subito da Ben Ali e verso cui si sta forse avviando anche Mubarak é lo stesso identico dello Shah Reza, servo di americani e israeliani, che se ne andò a morire proprio al Cairo, ospite di quel Sadat che stava a sua volta per pagare il massimo prezzo per avere svenduto a Washington il suo popolo e il suo paese".