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mercoledì 23 gennaio 2019

La Repubblica Islamica iraniana nelle prime posizioni per aiutare Damasco nella necessaria ricostruzione!


Il primo Vicepresidente iraniano Ishagh Jahangiri ha detto che l'Iran continuerà a sostenere la Siria durante il periodo di ricostruzione.

Ha fatto queste osservazioni mercoledì in un incontro con l'ambasciatore siriano a Teheran Adnan Mahmoud.

"Indubbiamente, durante la ricostruzione della Siria, il settore privato dell'Iran sarà al fianco della nazione e del governo siriani", ha detto Jahangiri.

giovedì 17 gennaio 2019

sabato 10 novembre 2018

La Cina si apre sempre di più al commercio globale mentre gli Usa, in rapida decadenza, si trincerano dietro dazi ed embarghi!


Il presidente Xi Jinping ha annunciato una serie di misure lunedì, comprese tariffe ridotte e facilitato accesso al mercato, inteso a promuovere la crescita comune e costruire un'economia globale aperta.

Nel suo discorso alla cerimonia d'apertura della prima China International Import Expo, a Shanghai, Xi ha introdotto il piano della Cina per promuovere l'apertura economica e ha invitato il mondo a promuovere il libero scambio e facilitare gli investimenti.

Xi ha previsto che le importazioni cinesi di beni e servizi supererebbero $ 30 trilioni e $ 10 trilioni, rispettivamente, nei prossimi 15 anni, in linea con la crescente richiesta da parte dei Cinesi di perseguire una vita migliore.

domenica 21 ottobre 2018

Dopo sette anni di guerra l'Aviazione Siriana ha intensificato la sua capacità di attacco al suolo, anche a costo di economie e rinunce dolorose!


Sette anni di combattimento e logoramento meccanico in uno scenario di guerra totale sono sufficienti per porre fine in modo efficace all'esistenza delle forze aeree della maggior parte delle nazioni, in particolare l'aeronautica di una nazione che non ha industrie aerospaziali o persino una base di produzione su licenza.

Eppure, dopo sette anni di uno dei più intensi conflitti militari del 21mo secolo, l'Aeronautica Siriana ha - quasi esclusivamente grazie ai propri sforzi - non solo superato gravi momenti di crisi ma, in effetti, ha imparato a padroneggiare le sue limitate capacità.

Dato che praticamente tutto il supporto materiale di Mosca alle forze armate siriane da quando l'intervento russo è andato a sostenere l'esercito con munizioni, cibo, carburante, camion, obici e carri armati, la realtà è che nessun nuovo velivolo è stato fornito all'aeronautica di Damasco da ottobre 2015, con contratti prebellici o di prima della guerra per i principali aggiornamenti degli aeromobili o aeromobili completamente nuovi, che sono stati adempiuti nel 2013-14 o che sono ancora in attesa.

sabato 18 agosto 2018

La Cina rassicura anche l'Iran con una telefonata del suo Ministro degli Esteri Wang Yi!

Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, ha sottolineato come la Repubblica Popolare sia pronta e determinata a continuare ad espandere ed approfondire le proprie relazioni e i propri progetti di cooperazione con la Repubblica Islamica dell'Iran in tutti i campi possibili.

La dichiarazione, fatta da Yi al suo collega iraniano Zarif nel corso di una telefonata nella giornata di ieri, ha un potente valore, di fronte all'aggressione finanziaria (iniziata anche prima di quella tuttora in corso contro la Turchia) lanciata dagli Usa contro al moneta di Teheran.

martedì 22 novembre 2016

Il Vicepremier Rogozin visita Assad portando con sé una delegazione economica russa interessata a investire in Siria!

La migliore garanzia per la Siria di ricostruire rapidamente tutto quanto é stato distrutto in questi ultimi cinque anni di indefessa lotta contro l'aggressione takfira é quella di avere solidi e validi amici ed alleati che, terminata la fase dei prestiti e degli aiuti militari, siano altrettanto disposti a fare forti investimenti nel paese.

Fortunatamente la Siria ha tali amici e una prova della loro ansia di lanciarsi nel mercato siriano é stata data oggi con l'arrivo a Damasco del vicepremier russo Dmitri Rogozin, che ha portato con sé nella Repubblica Araba una nutrita delegazione di rappresentanti di imprese russe statali e private interessate a futuri investimenti nel paese.

martedì 12 aprile 2016

Matteo Renzi e gli imprenditori italiani visiteranno in questi giorni Teheran e Isfahan!

Come menzionato nella nostra intervista di ieri ai microfoni di PARSTODAY Italia, il Premier Matteo Renzi, seguito da una squadra di rappresentanti delle imprese italiane, é sbarcato nella Repubblica Islamica dell'Iran, dove é stato accolto con tutti gli onori dalle più alte cariche del Governo di Hassan Rohani e dallo stesso Presidente.

giovedì 30 aprile 2015

Abdollahian: "Economia della Resistenza, una preziosa risorsa per lo Stato e il popolo di Siria!"

Il Viceministro degli Esteri con delega per gli Affari Arabi e Africani, Amir Hussein Abdolahian, ha affermato che l’economia della Resistenza è una preziosa esperienza per la Siria, al fine di trovare una soluzione alle sanzioni imposte e raggiungere l’autosufficienza economica. Abdolahian Amir lo ha dichiarato durante un incontro di carattere politico ed economico con una delegazione siriana in cui ha fatto riferimento alle sanzioni economiche imposte alla Siria e al fallimento di tutte le misure anti-siriane a livello regionale e internazionale.

giovedì 4 settembre 2014

Importante incontro a Damasco tra il Presidente Assad e una delegazione economica iraniana!!

Il Capo di Stato siriano Bashar al-Assad ha ricevuto Rostom Qassimi, Capo del Comitato siro-iraniano per le relazioni economiche, che é arrivato a Damasco con una delegazione mista di responsabili governativi e imprenditori della Repubblica Islamica.

L'incontro si é articolato sulla cooperazione economica tra la Siria e l'Iran e il modo di rafforzarla in tutti i settori al fine di servire gli interessi dei rispettivi popoli. Mr. Qassimi ha lodato la fermezza della Siria e i sacrifici del popolo e dell'Esercito nell'affrontare il terrorismo senza sacrificare il proprio ruolo pionieristico nell'Asse della Resistenza.

Egli ha affermato che la leadership iraniana si impegna a lavorare con la Siria per rafforzare la sua fermezza, e che l'Iran è pronto ad offrire la propria esperienza e tutto ciò che è necessario per aiutare la Siria nella questione della ricostruzione. Da parte sua, il presidente al-Assad ha ribadito l'impegno della Siria a rafforzare la cooperazione economica e il coordinamento con l'Iran in modo da migliorare ulteriormente le relazioni politiche e storiche tra i due stati.

Il presidente al-Assad ha affermato che il popolo siriano accoglie con favore la disponibilità dell'Iran e gli altri paesi amici, che vogliono aiutare la Siria nella ricostruzione, esprimendo la grande stima che il popolo siriano serba per l'Iran.

domenica 4 maggio 2014

Zoabi: "La Siria, oltre a unirsi all'SCO é interessata a un progressivo avvicinamento alle potenze del BRICS!"

Omran Ahed al-Zoabi, Ministro siriano dell'Informazione ha dichiarato, pochi giorni dopo la rivelazione che il Governo siriano ha inviato richiesta ufficiale di adesione all'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione che nel prossimo futuro Damasco cercherà un sempre più sstretto rapporto con le potenze del blocco emergente dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

Zoabi ha affermato che tale intenzione é già stata espressa nel corso di un recente colloqui con Ilyas Umakhanov (Viceportavoce del Consiglio Federale  Russo); certamente, visti i rapporti preferenziali tra Assad e Putin (nel quadro della storica alleanza russo-siriana) é ovvio che sarà proprio Mosca il più forte sponsor della Siria nel processo di avvicinamento a queste realtà geopolitiche.

Il Ministro dell'Informazione ha concluso augurandosi che Mosca svolga "un ruolo preponderante" nel processo di ricostruzione del paese mediorientale una volta archivata definitivamente la pratica della liquidazione del movimento terrorista mercenario, ormai in rotta in tutti i teatri di scontro.

martedì 29 aprile 2014

La Siria esprime interesse a entrare nell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: il blocco eurasiatico si rafforza!!

Il Ministro del Commercio Estero della Repubblica Araba di Siria Hayyan Salman ha dichiarato che il Governo del paese ha inviato una richiesta ufficiale di ammissione alla SCO, l'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione che comprende Cina, Russia, Kazakhistan, Kyrgizistan, Tajikistan e Uzbekistan (più India, Iran, Mongolia, Afghanistan e Pachistan come osservatori).

La notizia é interessante e lodevole visto che dimostra come Assad stia "pensando al domani", associando il suo paese a un forte blocco di potenze emergenti che non sono interessate solo a libera circolazione e legami economici ma anche a saldi rapporti militari e di sicurezza.

Certamente, con i propri legami a Russia, Cina e alleati eurasiatici ancora più espliciti e rafforzati Sauditi, Sionisti, Yankee e loro manutengoli NATO ci penserebbero cinque o sei volte prima di reiterare le loro aggressioni terroristiche a fini di 'regime change' con cui hanno colpito il popolo e i cittadini siriani negli ultimi tre anni.

sabato 5 ottobre 2013

Le esportazioni iraniane (non-petrolifere) sfiorano i 18 miliardi di $ da marzo a settembre 2013!!

Secondo i dati rilasciati nella giornata di ieri dall'Amministrazione Doganale della Repubblica Islamica le esportazioni iraniane non collegate al settore degli idrocarburi nei primi sei mesi del nuovo anno (iniziato a marzo secondo il tradizionale calendario persiano) si sono fermate di poco al di sotto della soglia dei diciotto miliardi di dollari Usa, il tutto in barba alle cosiddette 'sanzioni' applicate contro Teheran dagli Usa e dai loro disingenui lacché europei.

Queste cifre dimostrano esaurientemente come nel mondo multipolare del XXIesimo secolo lo strumento delle 'sanzioni' sia ormai logoro e inattuale essendo lontani i tempi (come negli anni '90) in cui un embargo promosso dagli (allora) unici paesi acquirenti di petrolio e materie prime (quelli occidentali) poteva ridurre uno stato come l'Irak di Saddam Hussein alla fame e causare la morte di decine di migliaia di persone (in massima parte bambini e malati).

Oggi la 'fame' non solo di gas e petrolio dei paesi emergenti, ma anche quella di beni di consumo in zone come Africa, Sudamerica e Asia Sudorientale, garantisce al maturo e produttivo settore manufatturiero iraniano di non rimanere mai a corto di clienti. I principali clienti delle esportazioni iraniane nel periodo in esame sono stati: Cina, Irak, India, Emirati Arabi ed Afghanistan.

mercoledì 7 agosto 2013

Assad invia messaggio all'Ayatollah Khamenei: "Sicuri della vittoria finale grazie al vostro appoggio strategico!"

Una dichiarazione non da poco quella espressa dal Presidente siriano Bashir al-Assad nel messaggio che ha fatto consegnare dal Premieri Wael al-Halqi al consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Akbar Velayati. In esso il Capo di Stato siriano ringrazia il leader della Rivoluzione Islamica esprimendo la sua totale fiducia nella vittoria finale delle armi siriane sull'insorgenza terrorista wahabita che da poco più di due anni insanguina il paese (col sostegno di Usa, Nato, Israele e monarchie arabe reazionarie).

Assad ha affermato che é grazie ad alleati fedeli, saldi e generosi come l'Iran che il popolo siriano é certo non solo di trionfare contro i propri nemici esterni ma altresì di poter emergere da questa ordalia con la sicurezza di un futuro di sviluppo umano, materiale, morale, politico ed economico che sarà reso certo e solido proprio dagli accordì finora siglati con l'Iran e con altri paesi alleati e da quelli che inevitabilmente seguiranno.

Velayati, da parte sua, ha espresso la sicurezza che Damasco e Teheran uniranno sempre più le loro strade nel futuro, attraverso lo scambio di know-how tecnologico, militare, industriale e scientifico. La Repubblica Islamica iraniana si é già offerta di aiutare la Siria a sviluppare ulteriormente la propria industria petrolifera e gasifera anche riguardo alla possibilità di sfruttare gli ingenti giacimenti di metano che si trovano davanti alle sue coste.

martedì 21 maggio 2013

Povero ambulante saudita si dà fuoco per protesta e muore consumato dalle fiamme!

Invece che sprecare centinaia di milioni di dollari nel tentativo fallimentare di spodestare il Presidente siriano Bashir al-Assad, i principi sauditi avrebbero fatto meglio a concentrare la loro attenzione e le loro risorse sulla grave situazione dell'economia interna, che vede fasce sempre più larghe della popolazione alle prese con crescenti difficoltà e rischia di mandare in 'corto circuito' il tacito patto 'tirannia in cambio di prosperità' che ha tenuto nel sopore qualunque rivendicazione politica da parte della cittadinanza dell'ultima monarchia assoluta della Terra negli ultimi trenta-trentacinque anni.

Con un tempismo e una modalità che assomigliano a quelle dell'incidente che fece detonare la rivolta tunisina anti-Ben Ali (dittatore nordafricano ora ospite latitante proprio della corte corrotta di Casa Saoud) un  venditore ambulante di frutta e verdura della capitale, tale Surehi (il nome proprio non é stato rivelato) si é cosparso di combustibile e si é dato fuoco per protesta contro il sequestro della sua merce da parte della polizia regia.

Il disgraziato, trasportato d'urgenza al più vicino ospedale, é tuttavia spirato per le conseguenze delle ustioni di terzo grado che aveva riportato. Non é il primo caso di auto-immolazione che avviene in Arabia Saudita e man mano che il tempo passa e che la situazione interna peggiora e si aggrava ci domandiamo quanto tempo dovrà ancora passare prima che esploda una sollevazione di massa contro Casa Saoud.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il Ministro degli Esteri libanese incontra l'ambasciatore iraniano e lo ringrazia del costante sostegno alla Siria e al Presidente Assad!


Il Ministro degli Esteri libanese, Adnan Mansour (sopra, con Roknabadi), ha lodato il "prezioso e costante" sostegno offerto dalla Repubblica Islamica iraniana alla Siria, reiterando il significato fondamentale che la solidarietà dei paesi mediorientali prossimi e circonvicini (Libano, Irak, Iran, etc...) avrà per un rapido e duraturo ritorno alla normalità dopo settimane di incertezza legate alle azioni di gruppi di gangster e terroristi sostenuti dagli Usa, da Israele, dall'Arabia Saudita e, in parte, anche dalla Turchia.

Il Ministro libanese, incontrando l'ambasciatore iraniano Ghazanfar Roknabadi (sopra, con il Premieri Mikati), ha notato con soddisfazione come il piano imperialista per mettere Damasco sotto pressione dal punto di vista economico sia completamente fallito, con la Giordania che, dopo aver dichiarato adesione al piano di sanzioni anti-siriane se ne é subito sganciata sostenendo che il peso per la sua traballante economia sarebbe stato eccessivo e gli imprenditori e le aziende di quei paesi che ancora vi aderiscono ostinatamente che chiedono compensazioni e risarcimenti ai rispettivi governi.

Mansour e Roknabadi hanno espresso ottimismo riguardo alle 'ottime chance' che il Governo del Presidente Assad riesca, con il sostegno del popolo, lo sforzo dell'Esercito e delle forze di sicurezza e la solidarietà dei paesi fratelli nell'Asse della Resistenza, a debellare una volta per tutte la minaccia di provocatori infiltrati ed estremisti interni e possa completare l'introduzione delle riforme promesse nell'ordinamento e nell'amministrazione della Cosa Pubblica.
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venerdì 7 gennaio 2011

L'Irak post-invasione, terreno ideale per la penetrazione turca, economica ma non solo


Pochi anni fa la Turchia aspettava spaurita e infreddolita sulla soglia dell'UE che i venticinque paesi europei (o almeno quei quattro o cinque che veramente prendono le decisioni a Bruxelles) si mettessero d'accordo per farla entrare. Poi é successo qualcosa, la Turchia si é resa conto di non aver bisogno di un posto da Cenerentola in Europa se poteva procurarsi da sé un posto da privilegiata fra Asia centrale e Vicino oriente.

Adesso, mentre i paesi europei si dibattono fra le spire di una crisi che non vuole sparire e di una ripresa che non si vuol far vedere, la Turchia si gode una crescita dell'economia del sei per cento annuo (6,8% nel 2010 appena trascorso), senza essere dovuta correre in soccorso di banche 'ballerine' e avendo assorbito ogni contraccolpo della crisi globale grazie soprattutto a un dinamico settore manifatturiero.

Uno dei mercati di riferimento per i prodotti turchi é l'Irak, che ne assorbe per oltre quattro miliardi e mezzo di Euro ogni anni, e dove i progetti e gli investimenti di Ankara si moltiplicano e si approfondiscono ogni giorno lungo un asse che va dal Nord curdo fino a Bassora e allo Shatt al-Arab nell'estremo Sud del paese. Mentre l'influenza politico-economica statunitense va progressivamente rarefacendosi con l'assottigliamento dei presidi militari e il progredire della smobilitazione sembra proprio che, dopo l'Iran, sia la Turchia il paese meglio posizionato per diventare uno dei principali partner di Bagdad.

Ovviamente Ankara esercita esclusivamente "soft power", non vuole essere una presenza sofferta o ingombrante per un vicino che sta appena uscendo da sette anni di occupazione militare e guerra civile, ma piuttosto un fornitore di merci, capitali, intrattenimento, cultura ed educazione, tutte cose di cui il popolo iracheno ha un immediato e profondo bisogno. Il 'leverage' turco inizia al varco di confine di Zakho, dove ogni giorno centinaia di camion passano attraverso i ventisei caselli carichi di materiali edili, tessili, mobilio, prodotti alimentari che poi vengono distribuiti lungo tutto il paese.

Dopo le merci, ovviamente, la grande sfida sta negli immobili e nelle infrastrutture, come confermano le parole di Aydin Selcen, console turco ad Irbil: "Vogliamo integrarci con l'Irak attraverso strade, ferrovie, aeroporti, oleodotti e gasdotti...presto non saranno solo le merci turche a scorrere verso sud, anche il petrolio e il gas iracheno scorreranno verso nord, assieme a lavoratori, idee, capitali, che andranno in entrambe le direzioni".

Neo-ottomanesimo sotto l'egida del partito musulmano centrista di Erdogan, che fin dal nome promette Giustizia e Sviluppo? Forse, ma nessuno lo ripete a voce troppo alta; piuttosto, negli occhi degli uomini d'affari e degli investitori turchi in Irak si può leggere la soddisfazione di stare provando con i fatti che una politica estera aggressiva e imperialista come quella americana degli ultimi dieci anni possa essere sconfitta giorno per giorno, un progetto alla volta, da persone che si presentano non come conquistatori ma come partner in affari e recano con sé, anziché un mitra spianato, la promessa di un guadagno reciproco.

Gli irakeni apprezzano e i rapporti crescono e si infittiscono.

La penetrazione non é soltanto economica, ma come accennato anche culturale: le voci di pop star turche escono dagli altoparlanti dei supermercati e dalle casse degli stereo, i serial televisivi venuti da nord come "Muhannad e Nour", "Amore Proibito", per non parlare di "Kurtlar Vadisi" sono popolarissimi, una organizzazione musulmana in Irak gestisce diciannove scuole di alto livello con oltre cinquemila studenti: arabi, curdi, turkmeni, la classe dirigente del futuro. Anche corteggiare la classe dirigente di oggi, naturalmente, aiuta, lo confermano i legami tra la diplomazia di Ankara e il partito di Erdogan e i rappresentanti del Blocco Sadrista, il movimento politico sciita guidato dal figlio dell'Ayatollah martirizzato dai sicari di Saddam; la maggior parte dei deputati sadristi eletti nel 2010 sono stati istruiti sulle intricatezze del lavoro parlamentare in appositi stage organizzati per loro ad Ankara e, lo scorso ottobre, i diplomatici turchi sono stati i soli rappresentanti stranieri a presenziare a una commemorazione dei martiri sadristi della Resistenza agli invasori tenutasi all'Università di Bagdad.

Nel Sud del paese, Bassora, la città che nel corso degli anni ottanta rischiò più di una volta di venire conquistata dai Pasdaran khomeinisti, e che subì in pieno gli effetti delle due guerre del 1991 e del 2003 non ha nemmeno iniziato a ricostruire e recuperare il retaggio della passata influenza turca (il grande quartiere ottomano), ma gode già dei benefici di quella presente: ogni giorno bastimenti turchi alla fonda le forniscono oltre 250 Megawatt di indispensabile energia elettrica, compagnie turche hanno costruito a tempo di record un centro fieristico all'avanguardia e hanno restaurato o ricostruito gli hotel come lo Sheraton, complemento essenziale all'economia di expo e saloni, adesso si stanno dando gli ultimi ritocchi a un moderno stadio da 65.000 posti mentre la compagnia di bandiera turca progetta di fare scalo all'aeroporto locale con quattro voli settimanali diretti da Istanbul.


Nelle parole del console turco Ozcoskun:"Bassora è un territorio vergine, chiunque sia abbastanza rapido da stabilire i primi contatti può garantirsi una posizione preminente per decenni" ed é chiaro, dalla luce che anima le sue pupille mentre pronuncia la frase, che nessuno é stato più rapido dei suoi compatrioti.

lunedì 3 gennaio 2011

Intervista esclusiva con Ousama Hamdan, dirigente di Hamas (3)


Paraipan: Come sono le relazioni di Hamas con l'Egitto e l'Arabia Saudita?

Hamdan: Non esaltanti, ma esiste del potenziale verso tutti e due. Gli Egiziani sanno che gli interessi della Resistenza palestinese per la maggior parte coincidono coi loro interessi nazionali. Ovviamente non ci mettiamo a dire loro quel che dovrebbero fare, ma se si decidessero a intraprendere certe misure i primi a sentirne i benefici sarebbero certamente loro. Chi li potrebbe biasimare, a quel punto? Israele? Gli Occidentali?

Poniamo per esempio che venga aperto il varco di confine di Rafah, che conseguenze potrebbero esserci?

Paraipan: Forse il Governo egiziano vede Hamas come una minaccia alla sua sicurezza...

Hamdan: Minaccia? E come? Che esercito, che aviazione ha Hamas da muovere contro l'Egitto? Che razza di potere può esercitare Hamas, dai suoi 360 chilometri quadri di Palestina per impensierire uno stato che copre un milione e mezzo di chilometri quadrati e ha quasi ottanta milioni di abitanti?

Rafah venne aperto alla fine del 2007, settecentomila Palestinesi attraversarono il varco, andarono in Egitto, fecero spese e provviste e tornarono tutti, quindi non c'é neanche da temere una specie di "esodo"...



Paraipan: E coi sauditi?

Hamdan: I sauditi hanno un loro stile particolare di crearsi contatti politici, la relazione che esiste fra loro e Hamas non é una che pienamente ci soddisfi, ma proprio per questo vale la pena di impegnarsi a migliorarla: sono circondati da molte sfide, e subiscono una costante pressione da parte di Washington, ma sono sinceri nel loro sostegno alla Palestina, anche se devono sempre tenere d'occhio il quadro regionale e internazionale, cercando di mantenere un equilibrio.



Paraipan: e la Turchia? E' coinvolta come gli Stati arabi?

Hamdan: No, o meglio, non ancora. Tocca a loro farsi avanti e prendersi un ruolo maggiore, col quale verrà però anche una maggiore responsabilità; sembra che siano interessati e li incoraggiamo a farlo, ma comunque non pretendiamo di imporgli nulla che non siano già pronti a fare, sarebbe controproducente.



Paraipan: Com'é la siturazione economica a Gaza? E quella finanziaria?

Hamdan: Facile a dirsi, per il novanta per cento l'attività economica di Gaza é stata soffocata, estinta.


Paraipan: Considera questo come un fallimento di Hamas?

Hamdan: Scherza? Lo considero come un successo, perché c'é il dieci per cento che ancora funziona...forse lei non ha presenti gli effetti dell'assedio israeliano...sotto di esso mantenere anche un decimo della capacità economica della Striscia é una vittoria sfolgorante, si figuri che in Cisgiordania, sotto il controllo di Fatah, il settanta per cento dell'economia non funziona...il settanta per cento! E certo loro non hanno un assedio in corso. In Cisgiordania gira un sacco di denaro, ma sono gli aiuti internazionali...arrivano, cambiano un po' di mani, ma non vengono messi a frutto, non creano niente, aumentano solo la corruzione e il gioco delle parti fra i vari dignitari di Fatah che ne controllano il flusso e l'assegnazione.



Paraipan: E' sperabile che l'assedio finisca prima o poi; che succederà allora? Avete un piano di sviluppo economico?

Hamdan: Certo, lo può leggere sul nostro programma: Hamas punta a creare una struttura economica e finanziaria autonoma, in grado di dare lavoro e reddito ai Palestinesi senza dover stare con la mano tesa verso Washington, l'Europa o Israele.

Vi sono molte possibilità di esportazione, verso le regioni confinanti e più oltre, é da queste opportunità che dobbiamo ripartire.


Paraipan: Se l'Autorità palestinese raggiungesse un accordo purchessia con Israele, il risultato sarebbe uno Stato semi-indipendente in Cisgiordania. Hamas riterrebbe questo risultato positivo o negativo?

Hamdan: Hamas vuole uno Stato palestinese totalmente indipendente. Non 'quasi-' o 'semi-', indipendente, punto. Tuttavia, se da un processo come lei lo descrive venisse fuori un'entità Palestinese in grado di gestire autonomamente dei propri rapporti diplomatici (cosa di cui dubito fortemente), é ovvio che Hamas dovrà interfacciarsi con essa, in qualche modo.


Paraipan: Crede che un processo di graduale confederazione fra una realtà ebraica e una palestinese abbia qualche speranza di successo? Non dico ora, ma fra venti o trent'anni.

Hamdan: Io, e molti all'interno di Hamas, credono che quando gli Israeliani o i loro alleati fanno aleggiare queste formulette in aria in realtà pensino a una cosa ben precisa: a un prolungamento del regime di occupazione che non preveda lo stress, i costi e la cattiva pubblicità del regime di occupazione...un accordo (come quello che hanno in parte raggiungo con Fatah), in base al quale trovano qualcuno disposto a fare molto (o tutto) il lavoro sporco per loro. Bé, mi lasci dire che Hamas non permetterà mai una simile impostura.

Israele vuole continuare a tenerci circondati da mura, letteralmente e metaforicamente, vogliono comprarsi una gendarmeria palestinese coi soldi dell'Europa e di Washington, ecco il genere di "indipendenza" che vorrebbero per i Palestinesi, l'indipendenza di perseguitarsi a vicenda, mentre loro se ne stanno sdraiati nei loro insediamenti a prendere il sole e qualcuno guarda i loro recinti e lavora nei loro campi e nei loro frutteti.


Paraipan: Crede che Abu Mazen potrebbe firmare un simile accordo?

Hamdan: Abu Mazen ha dovuto togliere suo nipote dalla scuola privata che frequentava in Palestina e mandarlo in una scuola giordana perché gli altri studenti lo tormentavano e lo insultavano dicendogli che suo nonno é il cameriere degli americani e degli israeliani, come pensa che una figura così screditata possa prendere una decisione a nome del popolo palestinese?

Tutto il processo delle trattative é iniquo e sbilanciato a salvaguardia degli interessi israeliani...Arafat diceva che era come spogliarsi, e spogliarsi, fino a rimanere coperti solo da una foglia di ciliegio, e poi vedere gli israeliani che volevano portargli via anche quella, pezzetto dopo pezzetto.

Bisogna avere il coraggio di chiamare quest'impostura col suo nome e rifiutare di prendervi ulteriormente parte, che cosa abbiamo da perdere? Il sostegno internazionale? E quando mai ci é servito? Quando mai ci é stato utile? La comunità internazionale é permanentemente schierata a favore di Israele; é più comodo stare col prepotente. Sono diciassette anni che i Palestinesi negoziano, che cosa hanno ottenuto?





Paraipan: E se Damasco firmasse un accordo di pace con Israele? Che reazione ci sarebbe da parte di Hamas? Riconoscerebbe Israele?

Hamdan: Questa é una domanda stimolante. Lasci che le dica una cosa...perché esiste il problema dell'instabilità in Medio Oriente? Perché esiste Israele, e Israele occupa terre palestinesi...allora...perché Israele insiste, e si accalora così tanto per avere "il riconoscimento" dei Palestinesi, soprattutto di Hamas? Perché spera, ottenendolo mentre lui ancora occupa le nostre terre, di ottenere un implicito riconoscimento del fatto compiuto...bene, noi di Hamas non ci stiamo, non riconosceremo mai l'occupazione della terra del nostro popolo.



Paraipan: Immagini per un attimo che gli Stati arabi, tutti gli Stati arabi, si convincano che devono scegliere se stare con Israele o con l'Iran...per chi sceglierebbero?

Hamdan: Questa é un'idea ridicola...quali sarebbero i benefici nello "scegliere" Israele? Buoni rapporti? Alleanza? Rispetto? Israele é incapace di rispettare uno Stato arabo, qualunque esso sia...Israele non sa avere alleati, vuole solo sottoposti, guardate in trent'anni come hanno trattato l'Egitto...si sono mai comportati come alleati dell'Egitto?



Paraipan: E se invece Iran e Israele iniziassero a collaborare? Gli Stati arabi potrebbero trovarsi schiacciati tra due potenze regionali.

Hamdan: Israele? Collaborare? Forse non mi é stata a sentire poc'anzi...Israele non collabora nemmeno con gli Stati Uniti, che sono una superpotenza affermata. E poi mi dovrebbe dare almeno una parvenza di giustificazione per questo ipotizzato "miracolo" di alleanza o cooperazione israelo-iraniana. No, anche se separati da una considerevole distanza geografica non credo che l'arena mediorientale sia abbastanza spaziosa per due "potenze emergenti"...ne resterà solo una...e mi lasci dire che Israele non é posizionato benissimo...se proprio dovessi...come seconda potenza emergente potrei vedere la Turchia...ha buoni agganci in Irak e Siria, é ben disposta verso i Palestinesi ed é un ponte fra Europa e Asia...se fossi iraniano cercherei sicuramente una sponda in Turchia piuttosto che arzigogolare un'impossibile 'cooperazione' con lo Stato ebraico.

Ed é per questo che Israele é così preoccupato e parla giorno e notte di "bombardare" l'Iran...come se un attacco aereo potesse magicamente fare sparire l'Iran e i suoi milioni di abitanti...i sionisti sentono che l'Iran ha le carte in regola per diventare la potenza mediorientale preminente, soprattutto in associazione con la Turchia e forse con uno o due stati arabi (Siria? Libano?).

lunedì 15 novembre 2010

Expo dell'Università di Gaza mette in contatto ricerca e mondo economico

Una esposizione didattico-scientifica con protagonisti gli studenti dell'Università musulmana di Gaza si é aperta sabato pomeriggio nella capitale della Striscia grazie agli sforzi tecnici e organizzativi del rettorato e del locale comitato per le attività studentesche.

La cerimonia di apertura é stata tenuta a battesimo dal Segretario del Consiglio di facoltà Jamal Khodary e dall'amministratore del Programma educativo delle Nazioni Unite, Mahmoud Himidat.

L'expo mira a sviluppare relazioni fra le istituzioni educative palestinesi e i settori del commercio e dell'industria che più direttamente potrebbero trarre beneficio dalle loro attività. L'esibizione non coinvolge solo studenti e insegnanti dell'Università musulmana, certamente la più grande realtà didattica della Striscia, ma anche altri college e istituzioni educative.

Esso inculde un numero di progetti con dimostrazioni pratiche, ausili visivi e grafici ed esperimenti che coinvolgono direttamente i visitatori. La maggior parte di essi sono stati ideati e sviluppati dallo stesso corpo studenti, ansioso di attrarre l'interesse di specialistie operatori economici.