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martedì 21 febbraio 2012

Ufree denuncia i "Mengele" dei gulag sionisti: "Individui che non meritano il titolo di medici si rendono complici di torture e sevizie!"


UFREE, il Network Europeo per il Sostegno dei Prigionieri Palestinesi ha dichiarato che, oltre a lasciare per settimane e mesi detenuti gravemente malati privi delle più elementari cure palliative, oltre ad acconsentire alla somministrazione di farmaci non testati e pericolosi trasformando i loro pazienti in vere e proprie 'cavie umane' i cosiddetti "medici" in servizio presso le galere del regime sionista di occupazione sarebbero parte del sistema di torture e abusi in vigore nell'universo concentrazionario sionista, cui parteciperebbero passivamente evitando di registrare i segni dei pestaggi e delle sevizie e firmando falsi certificati di 'buona salute' che consentono agli aguzzini di trascinare ancora e ancora le loro vittime nelle camere dell'orrore per sottoporle a nuove efferatezze.

Secondo un rapport recentemente rilasciato dall'ONG di Oslo i 'medici' sionisti, veri e propri Mengele con la Stella di David al posto della Svastica, sono complici e conniventi nella sistematica brutalizzazione di ogni sfortunato a cui capiti in sorte di venire incarcerato come prigioniero politico, sia con accuse certe che sotto l'orrendo e inaccettabile istituto della 'detenzione amministrativa'. Le torture servono a estorcere confessioni false, rilasciate sotto pena di ulteriori sofferenze a uomini distrutti fisicamente e psicologicamente, le quali confessioni poi servono a stilare mandati di cattura per altri sfortunati. L'universo concentrazionario sionista é così diventato un Moloch che crea da sé le sue prossime vittime tramite il ricorso sistematico e facilitato dai 'medici' delle prigioni alla tortura come mezzo di interrogatorio.

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giovedì 1 settembre 2011

UFree lancia campagna di mobilitazione per la pronta liberazione del giornalista palestinese Samir Allawi!


Il Network europeo con base a Oslo per il Sostegno ai Diritti Umani dei Prigionieri palestinesi, UFree, ha intimato al Regime dell'Occupazione sionista di rilasciare quanto prima il reporter palestinese di Al Jazeera Samir Allawi, incarcerato con speciose e infondate accuse dopo che si era rifiutato di diventare "confidente" del Mossad.

Allawi era stato accostato da esponenti del servizio di spionaggio estero dello Stato ebraico in quanto il suo ruolo di caporedattore dell'emittente qatariana in Afghanistan gli dava modo di entrare in contatto con notizie esclusive e delicate, che evidentemente facevano molta gola ai burattinai del cosiddetto "Istituto"; dopo aver rifiutato recisamente di diventare collaborazionista di Israele il quarantaseienne giornalista si é trovato bloccato al varco di confine del Ponte Allenby mentre si apprestava a lasciare la Cisgiordania occupata dove si era trattenuto qualche giorno per visitare i suoi familiari e immediatamente gettato in carcere in "detenzione amministrativa".

UFree considera l'Occupazione sionista "pienamente responsabile dal punto di vista morale e penale" delle buone condizioni psicofisiche del prigioniero e ha invitato tutti gli attivisti e le ONG locali e internazionali di unirsi a una vasta campagna di pressione per il rilascio del detenuto e contro le prolungate e frequenti violazioni delle Libertà e dei Diritti dei detenuti politici.
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martedì 30 agosto 2011

UFree invita l'Europa a prendere posizione a favore dei deputati palestinesi illegalmente detenuti da Israele!


Il Network europeo di sostegno ai prigionieri politici palestinesi "UFree" ha chiesto all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) di prendere "una posizione chiara e determinata" contro la prolungata incarcerazione cui le autorità sioniste continuano a sottoporre 19 Palestinesi che sono stati eletti quali membri del Parlamento dell'Autorità Nazionale nel 2006.

Il richiamo arriva dopo che l'Assemblea Parlamentare europea ha raccomandato che il Consiglio Legislativo Palestinese sia accettato come "Membro Osservatore" e riceva il titolo di 'Partner nella Democrazia"; la concessione di tale status e titolo verrà dibattuta e discussa durante il mese di settembre. "UFree", che ha il proprio quartier generale nella capitale norvegese Oslo (recentemente colpita dal terrorismo filosionista) ha lodato questi sviluppi, notando come essi forniranno un'opportunità di prendere posizioni chiare che esercitino pressione concreta per la liberazione dei parlamentari imprigionati.

Il Segretario di UFree, Mohammed Hamdan ha dichiarato in un comunicato stampa che l'organizzazione si aspetta che l'Assemblea Parlamentare porti la questione al centro della sua prossima riunione del 6 settembre e che, in base a tutte le leggi e le convenzioni internazionali, il regime ebraico non ha alcun diritto di arrestare o detenere parlamentari stranieri. Hamdan ha aggiunto che UFree si sta mobilitando per mantenere i parlamentari europei informati sulle questioni relative non solo ai deputati palestinesi prigionieri, ma anche riguardo gli altri ottomila prigionieri poltici in mano ai carcerieri sionisti.
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giovedì 7 aprile 2011

UFree annuncia: "Altri 13 Palestinesi, già prigionieri di Mubarak, sono stati liberati dalle carceri egiziane!"


UFree, il Network europeo per il Sostegno ai Diritti dei Prigionieri palestinesi ha accolto con soddisfazione la recente notizia che, in Egitto, tredici palestinesi incarcerati sotto il tirannico regime di Mubarak saranno presto lasciati liberi. L'associazione ha lodato il Supremo Consiglio delle Forze armate egiziane, organo che sta gestendo la complessa e delicata fase di passaggio dall'autocrazia del 'Faraone' filo-Israele e filo-Usa alla democrazia, per la coraggiosa decisione, che pone termine a sofferenze durate negli anni, tanto per i prigionieri quanto per le loro famiglie.

Il Direttore del Network europeo, Mohammed Hamdan, ha dichiarato: "Ci congratuliamo con gli Egiziani per questo passo positivo, che rafforza la relazione profonda e solida tra la Palestina e il loro paese e porta avanti il cammino comune verso la vera stalbilità e la vera sicurezza, che sono quelle fondate sulla Giustizia e non sul supino servilismo alle richieste di potenze straniere". Hamdan ha aggiunto, non senza orgoglio, che é stato proprio UFree a segnalare all'opinione pubblica mondiale il tormento dei prigionieri palestinesi incarcerati da Mubarak, portando alla liberazione di un primo gruppo di detenuti.

Adesso i cancelli delle prigioni di Al-Akrab, Burj al-Arab, Al-Hadra e Al-Kanater si apriranno per altre 13 persone, in attesa che tutti i detenuti per motivi politici, se non colpevoli di altri reati, possano venire liberati e tornare alle loro case e ai loro cari. Attualmente pare che vi siano meno di venti prigionieri palestinesi rimasti in Egitto; tutti gli altri si sono o liberati durante le manifestazioni e le rivolte anti-Mubarak o sono stati liberati dopo la cacciata dell'ex-Presidente.

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sabato 12 marzo 2011

Ufree si mobilita in difesa dei bambini palestinesi prigionieri di Israele


Di recente Ufree -il Network europeo per la Difesa dei Diritti dei Prigionieri palestinesi-, associazione umanitaria con base ad Oslo, ha tenuto un'udienza speciale per trattare del problema dei prigionieri minorenni incarcerati nelle prigioni israeliane; la sessione si é tenuta nel contesto di una campagna di sensibilizzazione riguardo alla problematica dei diritti dei prigionieri palestinesi di fronte all'opinione pubblica europea e ai governi dei diversi paesi del continente.

Il prossimo 15 marzo, é stato annunciato nel corso dell'incontro, verrà presentata una interrogazione al Parlamento europeo con la quale si chiederà all'UE di interessarsi dei diritti dei giovani palestinesi imprigionati dal regime sionista. Mohammed Hamdan, rappresentante del Network di Oslo, ha detto di valutare positivamente "Il livello di preoccupazione del Comitato parlamentare europeo per i Diritti umani nei confronti delle condizioni e delle sofferenze inflitte ai giovani prigionieri palestinesi".

E' bene notare che il Network europeo é una delle entità coinvolte nella preparazione di una conferenza sullo stesso tema che avrà luogo a Ginevra, ospitata dalle strutture ONU della città svizzera divenuta, nel tempo, quasi sinonimo di accordi internazionali in difesa dell'Umanità. "Le autorità israeliane", spiega Hamdan "hanno messo in prigionia 7000 minori palestinesi negli ultimi 11 anni, processandoli e condannandoli in aperta violazione delle leggi del loro stesso Stato, visto che negli istituti giuridici israeliani é esplicitamente dichiarato che un minore non possa essere sottoposto a giudizio penale".

Attualmente sono 344 i piccoli palestinesi che languono nelle celle del regime sionista, per la maggior parte concentrati in un'ala della prigione di Hasharon, dove subiscono continue violazioni dei loro diritti, specificatamente tutelati da numerose leggi internazionali, trattati e convenzioni: i casi documentati includono torture psicologiche, pestaggi e persino abusi sessuali. Le molestie e le violenze, lungi dal rappresentare 'casi isolati' come vorrebbe la vulgata giustificazionista, fanno parte di un preordinato sistema di pressione, secondo il quale Israele spera, restituendo fuori dalle sue galere individui segnati nel corpo e nell'anima, di 'scoraggiare' la Resistenza palestinese alle sue politiche di Apartheid e pulizia etnica.

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