Il portavoce delle Brigate Ezzedine al-Qassam, Abu Obeida, ha ricordato la ricorrenza della Giornata dei Prigionieri Politici con un messaggio inviato a tutti quanti languono ingiustamente nelle galere dell'occupante sionista.
"Non vi dimenticheremo, non vi abbandoneremo mai", ha detto alle radio della Striscia di Gaza, "Le Brigate Qassam anche in questo momento stanno studiando le maniere più adatte per costringere il regime ebraico a liberare tutti i Palestinesi detenuti".
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domenica 19 aprile 2015
Abu Obeida alle radio di Gaza pronuncia parole di speranza per la liberazione dei detenuti politici palestinesi!
sabato 29 giugno 2013
Già indebolito e provato dallo Sciopero della Fame il prigioniero politico Al-Saidi smette anche di bere liquidi!
Il prigioniero politico palestinese Awad Al-Saidi, da tempo in stato di sciopero della fame per denunciare le disumane condizioni d'incarcerazione cui é sottoposto all'interno della galera sionista di Eshel ha deciso nella giornata di oggi di escalare il livello della propria protesta, smettendo di assumere ogni genere di fluido ed entrando quindi in sciopero della sete.
Lo sciopero della sete al contrario di quello della fame può provocare danni irrepararibili e gravissimi per la salute anche in poco tempo (in primis il collasso renale) ed é particolarmente pericoloso quando viene scelto da una persona già indebolita dal digiuno. Al-Saidi, trentottenne, é tenuto in stato di isolamento da oltre un anno e privo delle visite familiari da un periodo molto più lungo. Le sue richieste erano solo quelle di poter venire rimesso in compagnia degli altri prigionieri politici per affrontare insieme il periodo di digiuno e preghiera del Ramadan, che inizierà tra meno di dieci giorni.
Il Direttore della società "Ahrar" per i Diritti dei Prigionieri Palestinesi Fouad al-Khafsh ha chiesto solidarietà regionale e internazionale per la protesta di Al-Saidi conscio che il prigioniero ha intenzione di portarla avanti fino alle estreme conseguenze.
Lo sciopero della sete al contrario di quello della fame può provocare danni irrepararibili e gravissimi per la salute anche in poco tempo (in primis il collasso renale) ed é particolarmente pericoloso quando viene scelto da una persona già indebolita dal digiuno. Al-Saidi, trentottenne, é tenuto in stato di isolamento da oltre un anno e privo delle visite familiari da un periodo molto più lungo. Le sue richieste erano solo quelle di poter venire rimesso in compagnia degli altri prigionieri politici per affrontare insieme il periodo di digiuno e preghiera del Ramadan, che inizierà tra meno di dieci giorni.
Il Direttore della società "Ahrar" per i Diritti dei Prigionieri Palestinesi Fouad al-Khafsh ha chiesto solidarietà regionale e internazionale per la protesta di Al-Saidi conscio che il prigioniero ha intenzione di portarla avanti fino alle estreme conseguenze.
martedì 25 settembre 2012
Enorme manifestazione popolare attorno a galera di Al-Saoud dispersa e repressa con la violenza: usuale ipocrita silenzio degli "umanitari" occidentali!
Stolidi e impettiti come tutti gli sgherri del potere che non si rendono conto di quanto sia friabile e minato il terreno che sta loro sotto i piedi questi scherani di Casa Saoud che vedete ritratti qui sopra vegliano sulla calma ristabilita attorno alla prigione di Tarfiya nel cuore dell'ultima monarchia assoluta del globo, il cui perimetro fino a poche ore fa era letteralmente circondato da cittadini furenti che chiedevano a gran voce il rilascio di tutti i detenuti politici.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
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venerdì 20 luglio 2012
Aziz Dweik, Presidente del Parlamento palestinese rilasciato dalla prigione sionista dopo sei mesi di detenzione senza accuse!
Sei mesi fa Aziz Dweik, Presidente del Parlamento palestinese (PLC) legittimamente e democraticamente eletto nel 2006 venne arrestato dagli occupanti sionisti al posto di blocco di Jaba a Nord di Al-Quds e messo in 'detenzione amministrativa' visto che i tribunali del regime ebraico non riuscivano a trovare nessuna accusa sensata a suo carico.
Nel quadro delle concessioni cui il regime dell'Apartheid é stato costretto dalla determinazione dei prigionieri politici che erano pronti a darsi la morte col digiuno piuttosto che continuare a subire negligenze, arbitrii e angherie, anche la detenzione amministrativa di Aziz Dweik non é stata rinnovata, portando quindi alla sua liberazione nella mattinata di oggi.
Appena rilasciato Dweik ha voluto conferire con i rappresentanti della stampa cui ha affidato un messaggio: "Ai prigionieri politici palestinesi voglio dire chiaramente di rimanere uniti, speriamo che tutto il Popolo di Palestina si unisca alla loro lotta, come le dita di una mano si serrano in un pugno", il Presidente del Consiglio Legislativo ha anche fatto riferimento all'importanza del Risveglio Islamico che ha prodotto le Rivoluzioni vittoriose contro i regimi allineati con l'imperialismo, sottilineando come queste rappresentino un esempio che tutti i Palestinesi dovrebbero seguire.
Nel quadro delle concessioni cui il regime dell'Apartheid é stato costretto dalla determinazione dei prigionieri politici che erano pronti a darsi la morte col digiuno piuttosto che continuare a subire negligenze, arbitrii e angherie, anche la detenzione amministrativa di Aziz Dweik non é stata rinnovata, portando quindi alla sua liberazione nella mattinata di oggi.
Appena rilasciato Dweik ha voluto conferire con i rappresentanti della stampa cui ha affidato un messaggio: "Ai prigionieri politici palestinesi voglio dire chiaramente di rimanere uniti, speriamo che tutto il Popolo di Palestina si unisca alla loro lotta, come le dita di una mano si serrano in un pugno", il Presidente del Consiglio Legislativo ha anche fatto riferimento all'importanza del Risveglio Islamico che ha prodotto le Rivoluzioni vittoriose contro i regimi allineati con l'imperialismo, sottilineando come queste rappresentino un esempio che tutti i Palestinesi dovrebbero seguire.
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mercoledì 2 maggio 2012
Haniyeh dichiara: "L'Occidente ipocrita si struggeva per un solo Ebreo, ma lascia andare alla morte 5000 Palestinesi!"
Dura requisitoria del Premier palestinese Ismail Haniyeh, che visitando una tenda di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi attualmente in sciopero della fame di massa per protesta contro le politiche detentive del regime ebraico di occupazione ha fatto notare con quanta vigliacca ipocrisia il Mondo Occidentale "si mostrasse in ambasce per la sorte di un solo Ebreo invasore, mentre ignora le sofferenze di migliaia e migliaia di prigionieri politici palestinesi, spesso incarcerati senza alcuna seria accusa o sulla base di sospetti o delazioni estorte con la tortura".
Hanyieh ha invitato il Popolo di Palestina a sostenere la determinazione dei detenuti, con la promessa che la solidarietà e il sostegno popolare non si fermeranno fino alla loro liberazione e al sicuro e garantito ritorno alle loro case e alle loro famiglie, esprimendo poi 'profondo apprezzamento' per l'unità mostrata verso il dossier dei prigionieri dalle principali fazioni palestinesi e che la Resistenza non accetterà mai di trattare o negoziare sopra la libertà e la dignità dei detenuti, ma anzi, si mobiliterà affinché i loro diritti siano garantiti dalle leggi e dalle convenzioni internazionali.
Intanto il Ministro per gli Affari dei Prigionieri Atallah abu al-Subah ha dichiarato che la giornata di mercoledì 2 maggio si rivelerà critica, visto che a partire da essa i prigionieri che per primi hanno iniziato lo sciopero della fame entreranno in uno stadio critico di denutrizione e i più provati tra loro potrebbero iniziare a entrare in coma o addirittura a morire. Uno di costoro, Abdullah Barghouti, secondo quanto rivelato dall'Associazione Tadamun per i Diritti Umani sta già soffrendo di ipotermia (la sua temperatura corporea non riesce ad alzarsi sopra i 35 gradi centigradi), avrebbe perso circa 16 chili di peso corporeo e soffrirebbe di vertigini a ogni minimo movimento come conseguenza della mancanza di zuccheri nel sangue, pure egli ha recisamente rifiutato ogni aggiunta di sale, glucosio, vitamine e minerali nella sua acqua, che é l'unica cosa che continui ad assumere.
Hanyieh ha invitato il Popolo di Palestina a sostenere la determinazione dei detenuti, con la promessa che la solidarietà e il sostegno popolare non si fermeranno fino alla loro liberazione e al sicuro e garantito ritorno alle loro case e alle loro famiglie, esprimendo poi 'profondo apprezzamento' per l'unità mostrata verso il dossier dei prigionieri dalle principali fazioni palestinesi e che la Resistenza non accetterà mai di trattare o negoziare sopra la libertà e la dignità dei detenuti, ma anzi, si mobiliterà affinché i loro diritti siano garantiti dalle leggi e dalle convenzioni internazionali.
Intanto il Ministro per gli Affari dei Prigionieri Atallah abu al-Subah ha dichiarato che la giornata di mercoledì 2 maggio si rivelerà critica, visto che a partire da essa i prigionieri che per primi hanno iniziato lo sciopero della fame entreranno in uno stadio critico di denutrizione e i più provati tra loro potrebbero iniziare a entrare in coma o addirittura a morire. Uno di costoro, Abdullah Barghouti, secondo quanto rivelato dall'Associazione Tadamun per i Diritti Umani sta già soffrendo di ipotermia (la sua temperatura corporea non riesce ad alzarsi sopra i 35 gradi centigradi), avrebbe perso circa 16 chili di peso corporeo e soffrirebbe di vertigini a ogni minimo movimento come conseguenza della mancanza di zuccheri nel sangue, pure egli ha recisamente rifiutato ogni aggiunta di sale, glucosio, vitamine e minerali nella sua acqua, che é l'unica cosa che continui ad assumere.
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venerdì 27 aprile 2012
Delegazione di Hamas guidata da Khaled Mishaal arriva oggi in Egitto per colloqui!
Come annunciato giovedì sera dal comunicato di Ismail Radwan il Segretario del Politburo di Hamas, Khaled Mishaal, é giunto oggi nella capitale egiziana accompagnato da una delegazione di dignitari del movimento per discutere alcune agende di primaria importanza con i massimi esponenti politici del Cairo.
Mishaal parlerà coi leader egiziani del processo di riconciliazione nazionale palestinese, della lotta dei detenuti politici in sciopero della fame e delle necessità di azioni coordinate da parte dei maggiori paesi arabi per sostenere la loro causa e le loro richieste.
Radwan, annunciando la visita ha anche dichiarato che il Segretario Mishaal, per via telefonica, ha parlato recentemente con l'Ex-presidente dell'Anp Mahmud Abbas (che ha il mandato scaduto da 39 mesi) riguardo alla situazione dei detenuti politici.
Durante la conversazione Abbas avrebbe ascoltato le proposte di Hamas per la coordinazione degli sforzi a sostegno dei detenuti e delle loro rischieste, sottolineando come una puntuale e chiara comunicazione sia alla base di ogni possibilità di successo e come con la riconciliazione politica tra Hamas e Fatah sarà possibile sostenere ancora meglio le lotte e le rivendicazioni dei detenuti palestinesi.
Mishaal parlerà coi leader egiziani del processo di riconciliazione nazionale palestinese, della lotta dei detenuti politici in sciopero della fame e delle necessità di azioni coordinate da parte dei maggiori paesi arabi per sostenere la loro causa e le loro richieste.
Radwan, annunciando la visita ha anche dichiarato che il Segretario Mishaal, per via telefonica, ha parlato recentemente con l'Ex-presidente dell'Anp Mahmud Abbas (che ha il mandato scaduto da 39 mesi) riguardo alla situazione dei detenuti politici.
Durante la conversazione Abbas avrebbe ascoltato le proposte di Hamas per la coordinazione degli sforzi a sostegno dei detenuti e delle loro rischieste, sottolineando come una puntuale e chiara comunicazione sia alla base di ogni possibilità di successo e come con la riconciliazione politica tra Hamas e Fatah sarà possibile sostenere ancora meglio le lotte e le rivendicazioni dei detenuti palestinesi.
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martedì 24 aprile 2012
Vergogna! Il regime ebraico di occupazione impedisce all'Istituto Mandela di visitare il detenuto di Hamas, Sceicco Hahija
L'Amministrazione carceraria sionista ha rifiutato la richiesta avanzata dall'Istituto Mandela per il Rispetto dei Diritti Umani di permettere che un suo team legale visiti il leader di Hamas Sceicco Jamal abu Haija, detenuto in condizioni di isolamento nella galera di Gilboa.
La richiesta era stata avanzata in seguito agli appelli della famiglia di Haija, estremamente preoccupata dalle notizie che lo Sceicco 52enne stia prendendo parte allo sciopero della fame collettivo contro le misure detentive sioniste, nonostante sia afflitto da numerose condizioni di salute che sconsiglierebbero tale forma di lotta.
La famiglia di Haija si era rivolta, oltre all'Istituto Mandela, anche ai pochi parlamentari palestinesi presenti nella Knesset, il 'Parlamento' del regime sionista di occupazione, affinché chiedessero un allentamento del regime di isolamento dello Sceicco, che dura da otto anni.
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lunedì 26 marzo 2012
La sorella di Basem Khandakji, ingiustamente arrestata, entra in sciopero della fame a oltranza!
Il nome di una nuova giovane donna coraggiosa si unisce al doloroso rosario di quanti, nelle galere e nelle caìne dell'occupazione sionista, sottoposti a torture, abusi, angherie di ogni sorta, hanno deciso di trasformare la propria sofferenza in arma e il proprio corpo in un campo di battaglia contro la crudeltà e la mancanza di scrupoli dei boia e degli aguzzini dell'Apartheid, privandosi volontariamente del cibo in uno sciopero della fame a oltranza che potrebbe benissimo concludersi con la loro morte.
La giovane in questione, Amani al-Khandakji, arrestata senza accusa o giustificazione alcune, trattenuta in cella unicamente grazie a quell'abominio giuridico detto della 'Carcerazione Amministrativa', ha comunicato al suo avvocato Firas Sabah la decisione di entrare in sciopero della fame quando é stata trasferita dalla prigione di Hawara a quella di Askelon; Amani era stata letteralmente rapita dalla sua residenza all'alba di martedì scorso e chiede per interrompere lo sciopero di venire immediatamente liberata.
Amani é sorella di Basem khandakji, prigioniero politico e combattente per la libertà della Palestina che é rinchiuso nelle prigioni sioniste da quasi otto anni. L'unico motivo per cui é stata arrestata é evidentemente quello di minacciare psicologicamente il fratello e convincerlo a collaborare con l'occupazione sionista. La Fondazione Dameer per i Diritti Umani ha richiesto l'immediata liberazione della giovane.
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lunedì 19 marzo 2012
Ismail al-Ashqar di Hamas parlerà oggi davanti al Consiglio ONU per i Diritti Umani!
In un importante passo avanti per il riconoscimento di Hamas come principale e forse unica forza politica rappresentativa della volontà popolare palestinese (in quanto vincitrice delle uniche elezioni democratiche e animatrice del legittimo Governo da esse scaturito), Ismail al-Ashqar parlerà oggi a Ginevra di fronte al Consiglio ONU per i Diritti Umani.
L'autorevole rappresentante del Movimento musulmano di Resistenza porterà l'attenzione del Consiglio sulla lamentabile situazione dei prigionieri politici palestinesi, che subiscono ogni giorno insulti e affronti come quello della 'detenzione amministrativa', dell'isolamento solitario, delle torture, dei pestaggi e che, per affermare i loro Diritti, sono costretti a ricorrere a misure estreme come lo sciopero della fame a oltranza, come ha fatto recentemente lo Sceicco Khader Adnan e come sta facendo attualmente la giovane Hana'a Shalabi.
Il regime ebraico di occupazione della Palestina, dopo avere sottoscritto un accordo mediato dall'Egitto con cui ha ottenuto il rilascio del prigioniero ebreo francese Gilad Schalit in cambio della liberazione di centinaia di detenuti politici ha quasi immediatamente ripreso a perseguitarli, arrestandoli e torturandoli, venendo meno alla parola data.
L'autorevole rappresentante del Movimento musulmano di Resistenza porterà l'attenzione del Consiglio sulla lamentabile situazione dei prigionieri politici palestinesi, che subiscono ogni giorno insulti e affronti come quello della 'detenzione amministrativa', dell'isolamento solitario, delle torture, dei pestaggi e che, per affermare i loro Diritti, sono costretti a ricorrere a misure estreme come lo sciopero della fame a oltranza, come ha fatto recentemente lo Sceicco Khader Adnan e come sta facendo attualmente la giovane Hana'a Shalabi.
Il regime ebraico di occupazione della Palestina, dopo avere sottoscritto un accordo mediato dall'Egitto con cui ha ottenuto il rilascio del prigioniero ebreo francese Gilad Schalit in cambio della liberazione di centinaia di detenuti politici ha quasi immediatamente ripreso a perseguitarli, arrestandoli e torturandoli, venendo meno alla parola data.
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mercoledì 14 marzo 2012
Trecento prigionieri politici in sciopero della fame nella galera sionazista di Nafha, per liberare 15 compagni in isolamento!
Fonti umanitarie palestinesi hanno annunciato che ben trecento detenuti politici nella galera sionista di Nafha stanno in questo momento rifiutando il cibo in uno sciopero della fame a oltranza che, iniziato ieri, ha l'obiettivo di protestare contro le disumane pratiche di confino solitario che colpiscono i prigionieri più rappresentativi o meno inclini a lasciarsi piegare dal trattamento indegno cui tutti i membri della Resistenza (politica, armata, civile, religiosa) ricevono dalle mani dei secondini dell'Occupazione.
Lo sciopero della fame mira a far liberare dalla detenzione in isolamento quindici detenuti, tutti i partecipanti hanno preso solenne impegno di rinunciare a qualunque lusinga della direzione che miri a blandirli con concessioni personali dal punto di vista delle ore d'aria, delle visite di parenti e avvocati, della restituzione di oggetti personali illegalmente confiscati. Nessun contatto ufficiale con la direzione del carcere sarà accettato prima della liberazione dei quindici prigionieri confinati.
Nemmeno la minaccia di un raid armato del personale della prigione nell'ala degli scioperanti servirà a fare loro cambiare idea, contro la volontà chiara e decisa di un prigioniero palestinese nemmeno l'intero arsenale di violenza e tortura dell'internazionale sionista può nulla.
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sabato 25 febbraio 2012
I macellai di Re Saoud aprono il fuoco a raffica su una folla di dimostranti disarmati: numerosi i feriti
Forze militari del regime di Riyadh hanno aperto il fuoco contro dimostranti antigovernativi di etnia sciita che stavano marciando, pacificamente e disarmati, lungo una strada della città orientale di Qatif, da molti mesi epicentro delle proteste che sollevano gli abitanti delle province saudite affacciate sul Golfo Persico contro il monarca assoluto che arricchisce sé stesso e la sua sardanapalesca corte di parenti e sicofanti con il petrolio estratto proprio da sotto i piedi degli sciiti che poi fa opprimere e trattare come cittadini di seconda classe.
Le proteste, originariamente incentrate su richieste moderate, come la fine delle discriminazioni economiche e sociali, il rilascio dei prigionieri politici e una maggiore equità nel reinvestimento dei proventi petroliferi, hanno gradualmente ma inesorabilmente cambiato segno e ormai chiedono apertamente la caduta della Casa di Saoud, corte di nobili fannulloni e parassiti, o, in alternativa, la secessione dei territori sciiti dal Regno di Riyadh.
Ormai ripetute a ciclo continuo le proteste si sono estese anche all'Isola di Tarut e comprendono convinte e sentite testimonianze di solidarietà ai vicini abitanti (sciiti anch'essi, a maggioranza) del Bahrein, oppressi da una dinastia sunnita (gli Al-Khalifa) sostenuta e spalleggiata, anche con truppe occupanti, proprio dai reali sauditi, che temono che il rovesciamento dei monarchi vicini possa fare suonare la campana a morto anche per loro. I rapporti della giornata di proteste di oggi parlano di tre feriti, ma la cifra non é attendibile visto che ormai é noto che sia pericoloso presentarsi a pronto soccorso e ospedali con ferite da proiettile dopo le manifestazioni, visto che gli sgherri dei Saoud entrano spesso nelle strutture sanitarie arrestando coloro che presentano segni di aver preso parte alle manifestazioni.
Le proteste, originariamente incentrate su richieste moderate, come la fine delle discriminazioni economiche e sociali, il rilascio dei prigionieri politici e una maggiore equità nel reinvestimento dei proventi petroliferi, hanno gradualmente ma inesorabilmente cambiato segno e ormai chiedono apertamente la caduta della Casa di Saoud, corte di nobili fannulloni e parassiti, o, in alternativa, la secessione dei territori sciiti dal Regno di Riyadh.
Ormai ripetute a ciclo continuo le proteste si sono estese anche all'Isola di Tarut e comprendono convinte e sentite testimonianze di solidarietà ai vicini abitanti (sciiti anch'essi, a maggioranza) del Bahrein, oppressi da una dinastia sunnita (gli Al-Khalifa) sostenuta e spalleggiata, anche con truppe occupanti, proprio dai reali sauditi, che temono che il rovesciamento dei monarchi vicini possa fare suonare la campana a morto anche per loro. I rapporti della giornata di proteste di oggi parlano di tre feriti, ma la cifra non é attendibile visto che ormai é noto che sia pericoloso presentarsi a pronto soccorso e ospedali con ferite da proiettile dopo le manifestazioni, visto che gli sgherri dei Saoud entrano spesso nelle strutture sanitarie arrestando coloro che presentano segni di aver preso parte alle manifestazioni.
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giovedì 23 febbraio 2012
I coraggiosi sciiti delle province orientali sfidano le minacce di Naif Al-Saoud e riempono strade e piazze da Qatif all'Isola di Tarut!
Non sono servite le minacce del regime di Riyadh contro gli abitanti sciiti delle province orientali, cui il Ministro dell'Interno Principe Naif al-Saoud aveva promesso "di usare il pugno di ferro" in caso di nuove manifestazioni, le strade e le piazze di Qatif, di Awamiyah, di Sawfa, di Saihat e dell'Isola di Tarut si sono di nuovo riempite di migliaia e migliaia di persone che pensano che sia meglio morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio, che credono che sia venuto il momento di dire 'basta' a un regime che si arricchisce e si ingrassa con le risorse naturali estratte da sotto i loro piedi e poi si rifiuta di ripartirne equamente i proventi.
Leader religiosi e della società civile sciita hanno rilasciato dure dichiarazioni contro le minacce saudite, indirizzate verso manifestanti pacifici che non chiedono altro se non equità, giustizia e la liberazione dei prigionieri politici 'desaparecidos' di cui il regime riconosce la cifra di 4663, quando invece le ONG umanitarie ne considerano il numero più vicino ai trentamila. Quarantuno figure di riferimento hanno firmato una dichiarazione che censura la tendenza di Riyadh a usare "linguaggio violento e militare contro un movimento civile che chiede solo di vedere riconosciuti diritti fondamentali".
E' da febbraio del 2011 che il popolo sciita delle province saudite affacciate sul Golfo Persico ha iniziato a sfidare il regime degli Al-Saoud, che ha sempre trattato la minoranza sciita come un gruppo di 'cittadini di serie b', sulla scorta delle rivoluzioni in corso in Barhein e Yemen, dove gli sciiti hanno un ruolo di primo piano nonostante la violenza sanguinaria usata contro di loro, cui la monarchia assoluta saudita presta supporto morale e materiale. Piuttosto che ragliare insistentemente su inesistenti 'rivoluzioni' in Siria Al-Jazeera e Al-Arabiya dovrebbero mostrare le immagini delle vittime di Casa Saoud e delle altre corrotte monarchie petrolifere del Golfo.
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martedì 21 febbraio 2012
Ufree denuncia i "Mengele" dei gulag sionisti: "Individui che non meritano il titolo di medici si rendono complici di torture e sevizie!"
UFREE, il Network Europeo per il Sostegno dei Prigionieri Palestinesi ha dichiarato che, oltre a lasciare per settimane e mesi detenuti gravemente malati privi delle più elementari cure palliative, oltre ad acconsentire alla somministrazione di farmaci non testati e pericolosi trasformando i loro pazienti in vere e proprie 'cavie umane' i cosiddetti "medici" in servizio presso le galere del regime sionista di occupazione sarebbero parte del sistema di torture e abusi in vigore nell'universo concentrazionario sionista, cui parteciperebbero passivamente evitando di registrare i segni dei pestaggi e delle sevizie e firmando falsi certificati di 'buona salute' che consentono agli aguzzini di trascinare ancora e ancora le loro vittime nelle camere dell'orrore per sottoporle a nuove efferatezze.
Secondo un rapport recentemente rilasciato dall'ONG di Oslo i 'medici' sionisti, veri e propri Mengele con la Stella di David al posto della Svastica, sono complici e conniventi nella sistematica brutalizzazione di ogni sfortunato a cui capiti in sorte di venire incarcerato come prigioniero politico, sia con accuse certe che sotto l'orrendo e inaccettabile istituto della 'detenzione amministrativa'. Le torture servono a estorcere confessioni false, rilasciate sotto pena di ulteriori sofferenze a uomini distrutti fisicamente e psicologicamente, le quali confessioni poi servono a stilare mandati di cattura per altri sfortunati. L'universo concentrazionario sionista é così diventato un Moloch che crea da sé le sue prossime vittime tramite il ricorso sistematico e facilitato dai 'medici' delle prigioni alla tortura come mezzo di interrogatorio.
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lunedì 20 febbraio 2012
Documento del regime di Riyadh dichiarerebbe a 4663 il numero dei detenuti politici, ma si teme possano essere fino a 30.000!
Secondo quanto riportato in un documento ufficiale del Governo saudita l'esatto numero dei detenuti politici rinchiusi nelle galere di Re Saoud, ultimo monarca assoluto del Pianeta, sarebbe 4663; enormemente più alto di quello che veniva ufficalmente ammesso (attorno alle centinaia) di cui circa 4000 uomini e il resto donne.
Il documento, però, potrebbe essere stato fatto filtrare "apposta" dal regime di Riyadh, per confutare alcune voci circolate recentemente, secondo le quali il numero dei prigionieri politici durante questi ultimi mesi di irrequietezza nelle province orientali del paese (abitate quasi esclusivamente da sciiti e, incidentalmente, anche le più ricche di petrolio) avrebbe subito una vertiginosa impennata, situandosi addirittura tra i quindicimila e i trentacinquemila.
Del resto, dopo ogni manifestazione a Qatif, ad Awamiyah e a Safwa dozzine di dimostranti vengono fermati e portati via dagli sgherri del Re e regolarmente "scompaiono", ingoiati dalle segrete del regime; altri invece, identificati in seguito grazie a foto e filmati, vengono rapiti successivamente e 'scompaiono' quindi fare un calcolo preciso di questi 'desaparecidos' é molto difficile.
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domenica 22 gennaio 2012
Cerimonia collettiva di matrimonio per 50 ex-prigionieri politici liberati da Hamas, a Gaza si resiste anche con una festa!
Una cerimonia collettiva di matrimonio é stata organizzata a Gaza per cinquanta ex-prigionieri politici liberati lo scorso autunno grazie alla grande vittoria di Hamas nel braccio di ferro indiretto con il regime ebraico, che si sono potuti finalmente unire alle loro spose. Alcuni di loro, condannati a lunghissime pene detentive, ormai disperavano di poter mai riuscire a impalmare le loro promesse.
Alla cerimonia ha partecipato anche il Premier Ismail Haniyeh, che ha dichiarato come l'occasione gli procurasse una grandissima gioia personale e che uguale sentimento ha suscitato nel cuore di ogni abitante della Striscia assediata. Haniyeh ha anche ripetuto agli ex-detenuti che il popolo di Palestina non dimenticherà mai il loro sacrificio e quello di quanti ancora languiscono nelle galere dell'occupazione sionista.
Oltre a dignitari governativi e di Hamas e a rappresentanti di altre fazioni e partiti alla cerimonia hanno preso parte anche i membri della carovana solidale "Miles of Smiles 8", recentemente arrivati nella Striscia di Gaza con due tonnellate di aiuti medici ed equipaggiamenti sanitari, che si sono uniti ai festeggiamenti augurando fortuna e felicità agli sposi.
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lunedì 16 gennaio 2012
Svelati gli orrori delle galere sioniste, tra torture, abusi, carenze igieniche e sanitarie: "In Israele carceri degne dei nazisti!"
Intervistato dall'Agenzia di stampa iraniana FARS il Ministro palestinese per gli Affari dei Prigionieri Ataollah abu Sabah ha dichiarato che attualmente, nonostante il grande successo di Hamas nel suo braccio di ferro indiretto contro il regime ebraico di occupazione vi sono ancora molte migliaia di Palestinesi prigionieri delle galere sioniste, tra cui sette donne e 23 membri eletti del Consiglio Legislativo Palestinese, che creano così la situazione assurda di un regime di occupazione che tiene in ostaggio i Deputati di uno Stato sovrano.
Abu Sabah ha dichiarato che nel sistema concentrazionario sionista, vero e proprio 'arcipelago gulag', il luogo di detenzione più infernale é certo la prigione di Naqab, nel Negev, dove i detenuti sono tenuti in tende; ma quasi tutte le altre carceri dovegli israeliani concentrano i prigionieri politici palestinesi sono luoghi da incubo, che in paesi civilizzati sarebbero ritenute inadatte a qualunque scopo detentivo. Iniziamo col dare qualche dato: la media dello spazio dedicato nelle prigioni statunitensi a ogni detenuto é circa sei metri quadrati, in Europa si arriva persino a otto, nel regime sionista, invece, i Palestinesi vegnono ammassati in quattro metri quadrati a testa e, essendo questo un dato medio, vuol dire che vi sono prigioni particolari dove si scende a tre e persino a due metri quadrati, come in certe celle d'isolamento dove i prigionieri sono come 'sepolti vivi'.
Appena tredici mesi fa il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele ha rivelato come la maggior parte dei Palestinesi prigionieri della carceri sioniste vengano sottoposti ai peggiori abusi immaginabili: deprivazione del sonno, pestaggi, esposizione al rigore degli elementi, violenze e umiliazioni di genere sessuale e, quando si ammalano o le loro condizioni di salute peggiorano a causa del vitto di cattiva qualità e inadatto alle necessità di certe categorie di detenuti (ipertesi, diabetici, etc...) non ricevono alcun genere di cura e terapia adeguata, come ha mostrato anche il tragico, recente caso di Zakariah Issa. Persino lo stesso direttore del Servizio Detentivo di Israere, Aron Franco, in una sua recente lettera di denuncia avvertiva come a causa dei continui tagli al bilancio ormai la maggior parte delle prigioni destinate ai Palestinesi: Damon, Ramleh, Maasiyahu, non sono più adatte a ospitare popolazione carceraria e dovrebbero venire abbandonate o sottoposte a radicali ristrutturazioni.
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martedì 29 novembre 2011
Aruri: "La lotta armata é il migliore e più sicuro strumento per imporre al regime sionista le nostre condizioni!"
Il rappresentante del Politburo di Hamas Saleh al-Aruri ha dichiarato che il regime ebraico di occupazione libererà la seconda 'tranche' di detenuti politici il 19 dicembre venturo, secondo quanto concordato per mezzo dei tramite egiziani nella trattativa indiretta con la Resistenza palestinese.
Aruri ha assicurato i cronisti, durante una conferenza tenutasi nella sede centrale del Movimento, a Damasco, che i 550 prigionieri saranno presto liberi, così la Resistenza manterrà la promessa di ottenere la liberazione di oltre mille detenuti in cambio del rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit, arruolatosi nelle truppe di occupazione e catturato, nel giugno 2006, da un raid di sicurezza preventiva portato a termine dalle Brigate Qassam e dai Comitati popolari di Resistenza nell'area di posizionamento da cui le truppe ebraiche si stavano preparando ad attaccare Gaza.
Aruri ha ulteriormente confermato che gli accordi presi in questi giorni con Fatah non escludono in alcun modo il proseguimento delle azioni di lotta e resistenza armata contro l'occupazione, che anzi, proprio la grande vittoria risultata dalla cattura di Schalit confermano come uno dei metodi più efficaci e sicuri per far chinare la testa al regime sionista e costringerlo ad accettare le condizioni dettate da parte palestinese.
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sabato 19 novembre 2011
L'ex prigioniero politico Nael Barghouti, dopo 34 anni di carcere, ha potuto sposare la sua promessa!
Un giorno il ragazzo di 19 anni che vedete in foto é stato arrestato dagli sgherri del regime ebraico; l'accusa, far parte di Al-Fatah (quando Al-Fatah non era la cricca di satrapetti e piccoli cacicchi compromessi con Israhell e da questo foraggiati -se si comportano 'bene'-) gli garantì un soggiorno di 34 anni in prigione, che lo ha reso l'uomo che vedete nella seconda foto. Guardate una foto, guardate l'altra e pensate che ogni ruga che ha solcato la pelle giovane e fresca che vedete nella prima immagine, ogni capello fattosi più grigio e ispido come si nota nella seconda, tutte le innumerevoli differenze che separano le due immagini, pure della stessa persona prese più o meno a 408 mesi di distanza, é il risultato di una metamorfosi che si é tutta consumata nello spazio di celle, galere e prigioni.Nael Barghouti, il veterano dei detenuti politici palestinesi, é stato in prigione più di Nelson Mandela, più di Aleksandr Solzhenitzyn e più di Sakharov, eppure il suo nome é ignoto al grande pubblico occidentale che vive sotto la cappa mediatica controllata e censurata dalla lobby sionista internazionale. Adesso, grazie alla grande vittoria di Hamas, Nael Barghouti é stato liberato ed é stato liberato anche se appartiene alla fazione che ha cercato di esautorare Hamas dalla sua vittoria elettorale e ha compiuto un golpe armato contro di essa; perché Hamas riconosce che Barghouti non ha parte in quelle scelte criminose e perché a prescindere dalla sua appartenenza di partito egli é diventato un esempio per tutti i Palestinesi: religiosi, secolari, socialisti, nazionalisti.
Adesso Nael Barghouti, che per trentaquattro anni, gli anni della giovinezza e della virilità, non ha conosciuto altro che la compagnia di altri uomini, che fossero prigionieri o secondini, é riuscito finalmente a unirsi in matrimonio con Iman Nafi, con una semplice e breve cerimonia privata tenutasi lo scorso martedì e di cui é stata data notizia solo molti giorni dopo, per evitare che un momento intimo si trasformasse in una occasione pubblica. Come Nael, anche la sposa, Iman, é una ex-prigioniera politica, tenuta incarcerata per quasi quindici anni dallo spietato regime sionista.
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domenica 13 novembre 2011
Zahar: "Hamas non ha trattato direttamente con i sionisti e non lo farà mai, la trattativa diretta sarebbe come un riconoscimento!"
Il fondatore e leader storico del Movimento di Resistenza Hamas, Mahmoud al-Zahar, ha ribadito che non esiste la minima intenzione "oggi o nel futuro" di aprire alcun 'negoziato' con Israele; parlando col quotidiano londinese Al-Hayat, in una intervista pubblicata sabato Zahar ha chiarito che tutti i contatti con l'entità sionista nell'accordo di liberazione degli oltre mille prigionieri politici andato in porto il mese scorso sono stati presi da terze parti in Egitto e poi riferiti alla dirigenza di Hamas, che continua ad aderire strettamente alla sua politica di "nessun riconoscimento, nessun negoziato" con il regime ebraico.
"Del resto", chiarisce Zahar, "se avessimo parlato direttamente con gli occupanti sionisti in qualche modo, a qualche livello, ciò avrebbe implicato un riconoscimento di una loro qualche legittimità, cosa che vogliamo evitare ad ogni costo". Tuttavia ha poi affermato che trattative indirette tramite terze parti sono accettabili e verrano sicuramente ripetute quando possano portare ad esiti positivi e benefici per i Palestinesi e per la loro Causa, mentre ha fortemente stigmatizzato le trattative portate avanti da Abbas e da Fatah, previa l'umiliazione di un 'riconoscimento' dell'occupazione sionista, che hanno mostrato in 18 anni la loro completa inutilità.
Zahar ha poi criticato Israele per la sua campagna di bombardamenti immediatamente successiva alla liberazione dei prigionieri e per la costante politica di assedio economico della Striscia di Gaza, un provvedimento che viene prolungato nella fallace speranza che possa in qualche modo nuocere alla popolarità di Hamas presso la popolazione, che invece é ai suoi massimi storici proprio per gli sforzi esercitati dal Movimento e dal Governo legittimo da esso espresso per alleviare le sofferenze degli abitanti e, in questo particolare momento, anche per la liberazione dei detenuti politici.
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martedì 25 ottobre 2011
Saleh Al-Aruri dichiara: "Il regime sionista ha fatto un madornale errore esiliando alcuni dei prigionieri liberati!"
L'ufficiale di Hamas incaricato della questione dei Prigionieri politici, Saleh al-Aruri ha dichiarato che la "proterva e ostinata" insistenza del regime sionista per mandare in esilio alcuni degli oltre mille detenuti politici recentemente liberati "si trasformerà in un boomerang che lo colpirà quando meno se lo aspetta; l'esilio infatti non può spezzare la determinazione dei nostri combattenti, anzi, ricorderà loro ogni momento di impegnarsi alla ripresa delle attività di Resistenza, mentre, se fossero stati fatti tornare a casa, circondati dall'affetto di parenti, amici, familiari, forse la loro determinazione avrebbe potuto indebolirsi".
Aruri ha sottolineato che la seconda parte della liberazione dei prigionieri includerà quasi esclusivamente detenuti in 'carcerazione amministrativa' che rientreranno alle loro case direttamente, senza alcuno strascico o conseguenza. In un incidente correlato il tabloid sensazionalistico 'Maariv' ha dichiarato nella sua edizione di ieri che la totalità dei liberati nella prima parte dello scambio hanno rifiutato di firmare un'impegnativa proposta loro dalle autorità sioniste con la quale avrebbero promesso di non tornare ad attività di Resistenza in cambio di vari benefit economici e legali.
Poche ore dopo avere riunito i prigionieri liberandi ufficiali dello Shin Bet, la polizia politica del regime sionista, avrebbero proposto questi documenti ai Palestinesi, che, in blocco, li hanno rifiutati sdegnosamente, increduli che venisse loro chiesto di rinunciare alla lotta per la Causa nazionale palestinese in nome di qualche denaro e qualche privilegio burocratico.
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