giovedì 12 luglio 2018

Quando vi parlano dei 'poveri curdi' dovete sempre SEMPRE togliere la sicura alla vostra Browning! Ecco perché

Come sapete io amo chiamare i Curdi 'curdaglia', 'kurdonki', 'peshmerda' e ribadire in ogni occasione e con quanta voce ho che ogni disgrazia che li ha colpiti negli ultimi cento anni se la sono ampiamente meritata.

Sul profilo Facebook di un mio amico chiamato Roman Talanov, che seguo e leggo sempre con piacere perché ha una conoscenza degli eserciti arabi e mediorientali che é qualcosa di SPAVENTOSO, ho trovato questa testimonianza di una atrocità commessa dai "poveri curdi" ventisette anni fa.

Leggetela, é molto istruttiva.

HORS DE COMBAT
di Kurt Schork

Nell'ottobre 1991 le truppe dell'esercito iracheno e i 'peshmerga curdi' combatterono una serie di battaglie campali dentro e fuori la città di Sulaimaniya.
Il pomeriggio del terzo giorno la resistenza irachena si era ridotta a un gruppo di edifici al margine sudoccidentale della città.
Centinaia di irregolari curdi si radunarono per l'offensiva finale.
Dopo circa un'ora di scambi di colpi di armi leggere,bazooka e mortaio,le forze curde lanciarono una carica attraverso diverse centinaia di metri di terreno aperto e riuscirono a conquistare la prima linea degli edifici che formavano la postazione irachena.

Mentre salivano per il fianco della collina verso l'ultimo agglomerato di edifici,i curdi superarono un piccolo rilievo del terreno,dietro il quale molti soldati iracheni giacevano morti e feriti.
In quell'area alcuni soldati iracheni si arresero deponendo le armi,inginocchiandosi per terra e intrecciando le mani dietro la testa.Molti gridavano Allah u akbar chiedendo pietà. Dall'edificio principale in cima alla collina,nel quale si trovava la maggior parte dei soldati iracheni superstiti,non furono sparati altri colpi.
Di fatto,la battaglia era finita.I soldati iracheni che ho visto erano hors de combat, fuori combattimento, e quindi avevano diritto a essere protetti, non attaccati e trattati umanamente in base alle disposizioni del diritto internazionale umanitario.
L'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che regola i conflitti non a carattere internazionale come la ribellione curda nell'Irak settentrionale, stabilisce: "Le persone che non prendono parte attiva alle ostilità, inclusi i membri delle forze armate che hanno deposto le armi e quelli messi hors de combat da malattie, ferite, detenzione o qualsiasi altra causa, devono in ogni circostanza essere trattati umanamente".
Per coloro giudicati hors de combat, l'articolo proibisce "attentati alla vita e violenze contro la persona,in particolare l'assassinio, la mutilazione, il trattamento crudele e la tortura". Il divieto è assoluto. Come chiarisce l'articolo 3 del Commentario del Comitato internazionale della Croce rossa: "Non ci sono possibili scappatoie; non possono esserci scuse, né circostanze attenuanti".
In un conflitto internazionale non rispettare questo principio è un'infrazione grave.
Invece di accettare la loro resa - come imposto dalla normativa e come era stato fatto nei recenti combattimenti intorno a Sulaimaniya - i Curdi giustiziarono i soldati iracheni.
Un soldato iracheno disarmato e a mani alzate fu ucciso con un colpo di arma da fuoco a pochi passi da me.
Sette prigionieri disarmati inginocchiati a terra furono uccisi pochi momenti dopo.
Individualmente o in piccoli gruppi,tutti i soldati iracheni che vidi fuori dell'edificio principale furono giustiziati.
Nessuno era armato, nessuno opponeva resistenza né cercava di fuggire.
Nel momento in cui raggiunsi l'edificio principale erano stati radunati in una grande stanza almeno settantacinque soldati iracheni.
Nessuno era armato, né opponeva resistenza e molti sembravano essere stati feriti durante la battaglia.
Anche questi prigionieri furono uccisi a colpi di arma da fuoco. I Curdi armati di kalashnikov svuotarono caricatore dopo caricatore in quella che presto divenne un'insanguinata catasta di corpi. Alcuni curdi non combattenti si unirono alla carneficina usando blocchi di calcestruzzo per schiacciare le teste dei soldati iracheni ancora vivi nonostante le ferite. Nel giro di mezz'ora tutti i soldati iracheni -presumibilmente circa centoventicinque- erano morti.
L'assassinio di quei soldati iracheni è stato un crimine di guerra,anche secondo le più restrittive interpretazioni del diritto internazionale umanitario.
Quando un combattente cade "in mano al nemico", è inabile, tenta di arrendersi o viene catturato, ha diritto alla protezione.

5 commenti:

  1. Magari aveva qualche parente gassato da Saddam, non si trattava di un esercito galantuomo, va detto.

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  2. Basta ripagarli con la stessa moneta
    Bam Bam

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  3. Pur condividendo i contenuti del blog, potrei anche pensare che in quel modo si vendicassero di qualche strage curda. Bisognerebbe sapere, per parlare. Come quando ci scassano la minkia con il giorno del ricordo delle "foibe"... ma se noi, insieme a tedeschi, non avessimo occupato Jugoslavia x 4 anni, con atrocità documentate, le foibe non ci sarebbero state, ci avrebbero espulsi e amen

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    1. Vero, però allo stesso modo l'eccidio delle fosse ardeatine andrebbe valutato solo per i 15 in più, i 320 erano conseguenza dell'attentato partigiano, secondo le regole di rappresaglia a loro ben note.

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