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mercoledì 28 marzo 2012

L'Esercito libanese cattura dieci terroristi in fuga dalla Siria su furgoni carichi di armi ed esplosivi!

 Con una brillate operazione condotta in cooperazione con l'Esercito di Damasco le forze dell'Armee Libanaise hanno bloccato nel Nord del distretto di Al-Kaa dieci individui di nazionalità libanese e siriana che avevano appena attraversato il confine a bordo di veicoli fuoristrada che sono risultati carichi di una vera e propria santabarbara di armi leggere e pesanti, munizioni e dozzine di chili di esplosivi.

Il comunicato, tra l'altro, smentisce che contingenti di forze siriane abbiano attraversato il confine internazionale per dare la caccia a elementi dispersi delle forze terroriste che hanno infestato i distretti di Homs e Baba Amr fino a poche settimane orsono; anzi, i comandanti siriani si sarebbero limitati a comunicare ai loro colleghi libanesi numero ed entità dei gruppi fuggiaschi oltreconfine, lasciando loro l'incombenza di occuparsene, esattamente come in questo caso.

I dieci arrestati si trovavano a bordo di un pick-up Hyundai e di un furgoncino  Toyota, equipaggiati per potere attraversare terreni non asfaltati e, oltre alle armi e agli esplosivi erano in possesso di uniformi paramilitari e notevoli quantità di denaro contante.
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sabato 11 febbraio 2012

L'Esercito libanese rinforza le posizioni al confine con la Siria e intensifica i controlli alla frontiera: i terroristi sconfitti a Homs faranno la fine del topo


L'Armee Libanaise ha iniziato nella giornata di ieri a rinforzare sistematicamente le sue posizioni nella regione settentrionale di Wadi Khaled, vallata che conduce in Siria.

Secondo testimonianze degli abitanti della cittadina di Muqaybleh, l'Agence France Presse ha riportato che: "Unità dell'Esercito si sono concentrate nella base militare di Wadi Khaled e da lì hanno iniziato a inviare pattuglie e distaccamenti presso tutti i villaggi e gli agglomerati della zona".

Un dignitario locale della cittadina di Kneysseh ha dichiarato che "Truppe dell'Esercito si sono schierate lungo il confine, non soltanto a Kneysseh ma anche a Hnayder e Qarha".

Residenti locali hanno dichiarato a reporter dell'AFP che: "Ogni auto in transito viene fermata e controllata così come i documenti di tutti coloro che transitino al checkpoint eretto all'entrata di Wadi Khaled.

Senza dubbio queste iniziative libanesi sono volte a impedire che ulteriori spedizioni di armi e denaro (come quella fermata recentemente all'aeroporto di Beirut) raggiungano i terroristi in Siria e a prevenire inoltre la loro possibile fuga in Libano visto il successo della vasta operazione militare scatenata contro di loro in questi giorni dalle forze di Assad.
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lunedì 9 gennaio 2012

Altro che ritiro! La Lega Araba annuncia: "Stiamo rafforzando la missione di osservatori in Siria"


L'Agenzia di stampa France Presse ha citato una dichiarazione ufficiale del Vicesegretario Generale della Lega Araba, Adnan Issa, che ha chiarito come, lungi dal ritirare la propria missione di osservatori dalla Siria, come richiesto incongruamente da alcuni rappresentanti delle monarchie petrolifere del Golfo (apertamente schieratesi contro il Governo del Presidente Assad), l'organizzazione internazionale sta ultimando i preparativi per espandere la propria presenza nel paese.

Oltre ai 153 osservatori già presenti, infatti, altri 10, provenienti dalla Giordania, stanno per arrivare nel paese, per integrare e ampliare le loro capacità di indagine. Anche i nuovi arrivati saranno sottoposti all'autorità ultima del Generale sudanese Al-Dabi, che finora non ha avuto alcun motivo di lamentarsi della condotta delle autorità di Damasco; ansiose di cooperare e dimostrare così che nel paese non sono in corso "rivolte" e tantomeno "repressioni".
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venerdì 30 dicembre 2011

Persino i "begli addormentati" dell'UE se ne accorgono! "In Israele vige Apartheid contro i Palestinesi"


"Mentre la comunità internazionale concentra la propria attenzione sulla necessità di ridare slancio al cosiddetto "processo di pace" israelo-palestinese (che ha tanta possibilità di venire 'resuscitato' quanta ne ha un cavallo morto di venir fatto rialzare a frustate NdR), questa Commissione raccomanda di non trascurare le modalità di trattamento della minoranza palestinese in Israele, che andrebbero considerate una questione centrale, non secondaria, nelle dinamiche tra Stato ebraico e popolazione araba". Questa, in sintesi, la posizone espressa da esperti dell'Unione Europea la cui bozza di studio é stata pubblicata nella giornata di ieri dall'Agenzia di stampa France Presse.

Il rapporto europeo indica con chiarezza e senza mezzi termini come i cittadini palestinesi di Israele costituiscano una minoranza discriminata sia dal punto di vista economico, che educativo, abitativo, ambientale e di accesso alle risorse fondamentali, tra cui terra, acqua e servizi basilari. "Le politiche di sicurezza dello Stato ebraico sono chiaramente mirate contro la minoranza palestinese, a un livello e con una precisione tale da lasciare pochi dubbi sul fatto che in Israele sia in vigore un effettiva discriminazione razziale nei suoi confronti".
Bambini palestinesi massacrati dagli invasori ebrei durante la 'Nakba'.
In Israele sopravvivono oggi oltre un milione e quattrocentomila Palestinesi, sopravvissuti e discendenti di sopravvissuti all'Olocausto della "Nakba", quando, nel 1948, dopo l'unilaterale dichiarazione dello 'Stato ebraico' le milizie dell'Haganah, del Palmach, dell'Irgun e della Banda Stern si scatenarono in un'orgia di massacri e distruzioni che aveva come esplicito bersaglio i villaggi e le comunità degli abitanti legittimi e originari della Palestina. Quando il fumo dei "pogrom" sionisti si fu dissipato oltre 750,000 Palestinesi erano stati cacciati dalle loro abitazioni rase al suolo e dozzine e dozzine di migliaia erano stati uccisi dagli invasori.
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mercoledì 28 dicembre 2011

Drone sionista assassina due persone a Port Sudan, Khartoum accusa ufficialmente il regime ebraico!


Un drone senza pilota israeliano ha lanciato un missile contro un'auto che stava viaggiando dall'aeroporto di Port Sudan verso il centro abitato nella giornata di ieri, uccidendo entrambe gli occupanti e provocando una forte e decisa reazione diplomatica di Khartoum che ha chiarito come non accetterà che alcuna azione armata del regime ebraico rimanga impunita ed é pronta a perseguire a ogni livello i responsabili del proditorio attacco a tradimento.

Il Ministro degli Esteri sudanese, Ali Ahmad Karti, di recente confermato in carica, ha affrontato la cosa di petto, rilasciando un comunicato stampa nel quale si accusa senza mezzi termini Tel Aviv di essere dietro all'omicidio, che ha avuto come obiettivi un cittadino sudanese e una persona di nazionalità ancora non chiara, forse un Palestinese.

L'attacco é avvenuto a circa 15 chilometri di distanza da Port Sudan, lungo la strada per l'aeroporto. Più volte il governo sionista dell'apartheid ha accusato il Sudan di sostenere la Causa della Resistenza palestinese. Anche adesso, Khartoum, dopo aver ricevuto poche settimane fa la visita di Khalid Mishaal di Hamas, si sta preparando all'arrivo del Premier palestinese Ismail Haniyeh che visiterà il paese una volta lasciato l'Egitto.

Il ministro Karti ha dichiarato all'Agenzia France Presse che i morti nell'auto colpita erano "semplici civili innocenti" e che le autorità competenti stanno per identificare la seconda vittima. "Siamo assolutamente sicuri della matrice sionista dell'attentato e chiederemo in ogni aula e ogni assemblea che potremo raggiungere che Tel Aviv paghi per il suo crimine".
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lunedì 21 novembre 2011

Sale ancora il bilancio degli scontri in Egitto: "I morti sono 22", "No, sono 35" e un Ministro si dimette!


Il Ministero della Salute egiziano ha aggiornato la conta dei morti negli scontri che si stanno susseguendo ancora in queste ore attorno a Piazza Tahrir, nella capitale del paese, parlando di 22 vittime accertate; tuttavia, secondo quanto riportato dalla France Presse, fonti mediche degli ospedali cairoti parlerebbero di un bilancio più pesante, per ora attestato attorno alle 35 vittime.


Sono ormai tre giorni che la popolazione civile si scontra con poliziotti e militari chiedendo una più rapida e decisa transizione dal regime di interim inaugurato dopo la caduta di Mubarak con l'instaurazione del Consiglio Supremo delle Forze Armate presieduto dal Maresciallo Tantawi verso un ordinamento a guida civile e sostenuto dalla legittimazione democratica di libere elezioni. Scontri pesanti anche se non così sanguinosi come quelli del Cairo sono registrati anche ad Alessandria, Suez e Ismailia.

Intanto l'Esecutivo di transizione comandato da Essam Sharaf perde un Ministro; Emad Abu Ghazi, già titolare del dicastero della Cultura ha rassegnato le proprie dimissioni in protesta contro la maniera brutale e sanguinosa con cui i militari stanno affrontando una protesta pacifica che vede civili disarmati in piazza per chiedere che venga mantenuto quanto loro promesso all'atto delle dimissioni di Hosni Mubarak.
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lunedì 12 settembre 2011

Moaqtada al-Sadr invita i seguaci alla calma: "La Resistenza armata non deve riprendere prima della scadenza dei termini per il ritiro americano!"


L'influente e rispettato leader sciita irakeno, Moqtada al-Sadr, ha emesso un comunicato per dissuadere quanti si rifanno alla sua autorità politica e spirituale dal commettere atti di resistenza armata contro le truppe americane occupanti prima della scadenza del termine ultimo per il loro ritiro, previsto per il 31 dicembre 2011.

"Al fine di permettere che la nostra patria possa recuperare la propria indipendenza attraverso il definitivo ritiro degli invasori dal suo territorio, giudichiamo indispensabile bloccare tutte le operazioni di resistenza, permettendo così il completo ritiro degli occupanti". Il comunicato é stato ripreso e diffuso dall'Agenzia internazionale France Presse.

"Se il ritiro verrà completato da accordi presi e non rimarranno soldati stranieri sul nostro territorio le operazioni armate finiranno una volta per tutte; se questo non sarà il caso e l'Irak resterà soggiogato all'occupazione straniera, esse riprenderanno con vigore ineguagliato". Al-Sadr, ringraziando la Resistenza e i suoi combattenti per gli sforzi e i sacrifici compiuti in passato, ha garantito che il suo movimento sta lavorando 'fianco a fianco' con le autorità del Governo Maliki per garantire una rapida e completa applicazione degli accordi siglati nel 2008 col Presidente Usa George Bush Jr.
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