"La possibilità di abbandonare definitivamente il dollaro americano nei commerci bilaterali russo-egiziani é parte viva e attiva dell'agenda che discuterò col Presidente Al-Sisi", questa dichiarazione-bomba rilasciata da Vladimir Putin prima della sua partenza alla volta del Cairo ha lanciato nella frenesia analisti politicie ed economici. La misura aprirebbe prospettive del tutto nuove per il commercio e gli investimenti tra Mosca e Il Cairo, rafforzando e rendendo le loro economie impermeabili ad attacchi valutari.
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lunedì 9 febbraio 2015
Sisi e Putin stanno discutendo l'abbandono totale del dollaro nei loro commerci? Gli indizi ci sono tutti!
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giovedì 14 agosto 2014
Nuovo Canale di Suez e investimenti per miliardi; Putin e Al-Sisi escono dal vertice sempre più "Soci"!!!!
Riprendiamo in toto dal sito web di 'Stato e Potenza'.
Per Abdel Fattah al-Sissi, questa è
stata la prima visita in Russia in qualità di presidente egiziano. Al
contrario dei suoi predecessori ha preferito effettuare la sua prima
visita, dopo le elezioni in giugno, in Russia e non negli Stati Uniti.
L’incontro di Sochi era incentrato più
sul commercio e l’economia, che sulle questioni internazionali. Cosa che
non sorprende in questo contesto di « guerra di sanzioni », imposta a
Mosca da Washington e Bruxelles.
Nel mese di agosto cade l’anniversario
dell’apertura ufficiale delle relazioni fra i due paesi. E ora Mosca e
Il Cairo si apprestano a riempire questo anno di contratti fruttuosi,
congelatisi durante la primavera araba. Nel corso degli ultimi due anni,
il commercio fra i due paesi è aumentato del 70%, arrivando a 3,5
miliardi di dollari nel 2012.
Le negoziazioni hanno portato a due
sensazioni: l’Egitto e la Russia creeranno una zona di libero scambio;
il Cairo ha invitato Mosca a partecipare ai lavori del nuovo canale di
Suez, la cui costruzione deve cominciare l’anno prossimo. Il presidente
Vladimir Putin ha affermato, durante la conferenza stampa, che l’Egitto e
la Russia si sono accordati, per prima cosa, sulla creazione di una
zona di libero scambio per aumentare il commercio sulle fonti
energetiche, gas e petrolio compresi, e sull’ampliamento della
cooperazione tecnico-militare:
«I nostri paesi stanno cooperando
attivamente nel settore dell’agricoltura. L’Egitto è un grande
consumatore di grano russo. I nostri partner si sono interessati alle
opportunità di esportazione di questo anno. Per l’Egitto non sarà
inferiore a 5-5,5 milioni di tonnellate. Forniamo circa il 40% dei
cereali consumati in questo paese. I prodotti agricoli costituiscono il
90% delle nostre importazioni dall’Egitto, che ha già aumentato le sue
forniture del 30% ed è disposto ad aumentarle ulteriormente in futuro di
un altro 30%.»
Lo scambio di opinioni sulle questioni
internazionali ha dimostrato non solo che le posizioni del Cairo e di
Mosca in riferimento alla risoluzione dei problemi regionali e
internazionali sono vicine, ma che coincidono, ha dichiarato il
presidente dell’Egitto, aggiungendo che ormai la cooperazione economica e
commerciale con la Russia si sviluppa con una particolare intensità:
«Le negoziazioni hanno aperto grandi
prospettive nel commercio con l’Unione doganale e l’Unione Eurasiatica,
così come nella creazione di una zona industriale russa in Egitto. Avevo
già espresso le mie speranze verso una maggiore cooperazione che
sarebbe andata ad aggiungersi al nuovo progetto del canale di Suez ».
L’addetto stampa del presidente russo
Dmitri Peskov ha comunicato che Mosca è disposta a concedere all’Egitto
importanti crediti finanziari. Il Cairo sta negoziando da più di un anno
con il FMI un credito di 4,8 miliardi di dollari, ma il FMI trascina
per le lunghe le trattative.
Le società russe sono interessate ad
investire in Egitto nell’estrazione di petrolio e di gas, nello
sfruttamento dei giacimenti di oro, nell’assemblaggio di vetture e
materiale industriale. Così il volume di investimenti di Lukoil è
stimato a 127 milioni di dollari. Un importante produttore di gas
indipendente, Novatek, è pronto a sborsare 70 milioni e il costruttore
di auto SMB Ingeneering, 30 milioni di dollari.
Il progetto del nuovo canale di Suez e
dell’ammodernamento del vecchio canale è stato reso pubblico il 5
agosto. I lavori dureranno almeno 3 anni e costeranno circa 8 miliardi
di dollari. Il progetto prevede la creazione di un canale parallelo
lungo 72 km, l’allargamento del canale esistente e la costruzione di un
sistema di gallerie stradali e ferroviarie. Tuttavia, il presidente
al-Sissi ha proposto di accelerare questo « cantiere del secolo » e di
terminarlo in un anno. 17 società civili lavoreranno su questo progetto.
L’esercito si occuperò dei lavori di ingegneria civile.
Quest’anno il canale di Suez, lungo 160
km, ha celebrato il suo 145esimo anniversario. Il pedaggio per il suo
attraversamento porta annualmente al tesoro egiziano circa 5 miliardi di
dollari. Le autorità egiziane si sono poste l’obiettivo di aumentare i
profitti del 260 %. Oltre alla creazione di un nuovo canale, l’Egitto
costruirà intorno a questo vaste zone industriali, delle quali si
occuperà la Russia. Verranno ospitati cantieri navali, fabbriche per la
costruzione di container e per l’assemblaggio di vetture.
Secondo le previsioni, la costruzione di
una nuova via d’acqua permetterà alle navi di ridurre il tempo di
percorrenza da 11 a 3 ore. Il traffico sarà più o meno raddoppiato e si
passerà da 49 a 97 navi al giorno.
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martedì 6 maggio 2014
La 30esima Flottiglia della Marina Iraniana fa scalo tecnico a Port Sudan nell'ambito delle relazioni Teheran-Khartoum!!
Il portavoce dell'Esercito sudanese Sawarmi Khaled Saad ha dichiarato che le navi della 30esima Flottiglia dell'IRIN hanno gettato l'ancora a Port Sudan (principale scalo sudanese a 667 Km a Nordest della capitale Khartoum) per rifornirsi di carburante.
I civili sudanesi saranno liberi di visitare i vascelli iraniani durante la loro sosta.
Prima di dirigersi verso il Sudan le navi iraniane avevano soccorso una petroliera indiana che stava venendo aggredita da motoscafi pirata, consentendole di riprendere indisturbata la propria rotta verso Suez.
Il Comandante in Capo della Marina sudanese Abdullah al-Matri, durante il suo tour delle navi iraniane ha espresso felicità per le ottime relazioni tra la Repubblica Islamica e il Sudan, chiedendo apertamente che la cooperazione in campo navale tra le due marina venga ampliata e approfondita.
I civili sudanesi saranno liberi di visitare i vascelli iraniani durante la loro sosta.
Prima di dirigersi verso il Sudan le navi iraniane avevano soccorso una petroliera indiana che stava venendo aggredita da motoscafi pirata, consentendole di riprendere indisturbata la propria rotta verso Suez.
Il Comandante in Capo della Marina sudanese Abdullah al-Matri, durante il suo tour delle navi iraniane ha espresso felicità per le ottime relazioni tra la Repubblica Islamica e il Sudan, chiedendo apertamente che la cooperazione in campo navale tra le due marina venga ampliata e approfondita.
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giovedì 21 novembre 2013
Lavrov a 'Rossiyskaya Gazeta': "Certo, il Governo russo desidera avere una base navale in Egitto!"
Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov nel corso di un'intervista al quotidiano "Gazzetta Russa" ha dichiarato esplicitamente che Mosca desidera attivamente stabilire una importante e permanente presenza navale militare in Egitto, per meglio tutelare i propri interessi e la propria influenza nel Mediterraneo Orientale e verso il Mar Rosso e l'Oceano Indiano.
La dichiarazione che segue indiscrezioni e illazioni emerse nelle passate settimane tuttavia non pregiudica affatto la continuata presenza russa nelle acque siriane, giacché la base di Tartous (finora l'unica base russa fuori dalle coste patrie) diventerebbe automaticamente il "punto di appoggio logistico e di rifornimento carburanti" per la base egiziana.
Del resto non avrebbe alcun senso per Putin abbandonare la base siriana dopo aver passato due anni a difendere Assad; usarla invece per tessere una 'rete' di stazioni le uno di sostegno alle altre potrebbe essere una delle molte mosse vincenti nel trionfale ritorno della Russia in uno degli scacchieri geopolitici che i decenni passati l'avevano vista come protagonista indiscussa.
La dichiarazione che segue indiscrezioni e illazioni emerse nelle passate settimane tuttavia non pregiudica affatto la continuata presenza russa nelle acque siriane, giacché la base di Tartous (finora l'unica base russa fuori dalle coste patrie) diventerebbe automaticamente il "punto di appoggio logistico e di rifornimento carburanti" per la base egiziana.
Del resto non avrebbe alcun senso per Putin abbandonare la base siriana dopo aver passato due anni a difendere Assad; usarla invece per tessere una 'rete' di stazioni le uno di sostegno alle altre potrebbe essere una delle molte mosse vincenti nel trionfale ritorno della Russia in uno degli scacchieri geopolitici che i decenni passati l'avevano vista come protagonista indiscussa.
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mercoledì 6 novembre 2013
La Russia considera la possibilità di installare una base navale anche in Egitto!
La politica internazionale si snoda secondo meccanismi e automatismi ben noti: una volta incrementato il proprio prestigio a scapito di rivali e concorrenti si passa all'incasso; é esattamente quanto sta facendo Vladimir Putin dopo che le sue ultime iniziative diplomatiche e strategiche nell'arena mediorientale hanno moltiplicato il suo "clout" a danno di quello del Presidente Usa Obama, detronizzato dalla cima della hit parade dei politici più influenti del mondo redatta da 'Forbes' proprio a favore del Presidente russo.
Adesso Mosca starebbe seriamente considerando la possibilità di installare una seconda base navale permanente nel Mediterraneo Orientale, più precisamente in Egitto, per tenere forze strategiche vicine al "punto di strozzatura" navale di Suez con una vastità non concessa dall'attuale approdo siriano di Tartous.
Il sostegno mai fatto mancare ad Assad in questi due anni ha garantito la posizione navale russa in Siria, ma essa non é sufficiente ai progetti a lungo termine di Putin, una seconda installazione in Egitto potrebbe essere la risposta; vedremo, a seconda di come si svilupperanno i rapporti col Governo del Cairo, se questo progetto andrà a compimento o meno.
Adesso Mosca starebbe seriamente considerando la possibilità di installare una seconda base navale permanente nel Mediterraneo Orientale, più precisamente in Egitto, per tenere forze strategiche vicine al "punto di strozzatura" navale di Suez con una vastità non concessa dall'attuale approdo siriano di Tartous.
Il sostegno mai fatto mancare ad Assad in questi due anni ha garantito la posizione navale russa in Siria, ma essa non é sufficiente ai progetti a lungo termine di Putin, una seconda installazione in Egitto potrebbe essere la risposta; vedremo, a seconda di come si svilupperanno i rapporti col Governo del Cairo, se questo progetto andrà a compimento o meno.
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lunedì 2 settembre 2013
Attaccata una portacontainer nel Canale di Suez! I Fratelli Musulmani cercano di bloccare il traffico marittimo?
Il Canale di Suez é per l'Egitto un'importantissima fonte di valuta pregiata, tanto più fondamentale in queste settimane durante le quali migliaia di turisti stranieri hanno cancellato le loro prenotazioni intimoriti dall'atmosfera di instabilità seguita alla rimozione dal potere dell'Ikhwan e dei suoi rappresentanti.
Nella giornata di ieri una portacontainer battente bandiera panamense sarebbe stata soggetta al lancio di alcune granate mentre traversava il collegamento tra il Mar Rosso e il Mediterraneo ma, secondo quanto riportato dall'Ammiraglio Mamish, capo dell'Autorità del Canale, il pronto intervento delle forze di sicurezza ha permesso al natante di proseguire senza danni di sorta a sé o al carico.
Il tentativo ha tutto l'aspetto di una estensione della campagna di terrore dell'Ikhwan che, verificando la diminuita capacità di mobilitare le masse in seguito all'ondata di arresti tra i suoi dirigenti, potrebbe cercare altri modi di creare problemi al Governo patrocinato dalla giunta militare di Al-Sisi.
Nella giornata di ieri una portacontainer battente bandiera panamense sarebbe stata soggetta al lancio di alcune granate mentre traversava il collegamento tra il Mar Rosso e il Mediterraneo ma, secondo quanto riportato dall'Ammiraglio Mamish, capo dell'Autorità del Canale, il pronto intervento delle forze di sicurezza ha permesso al natante di proseguire senza danni di sorta a sé o al carico.
Il tentativo ha tutto l'aspetto di una estensione della campagna di terrore dell'Ikhwan che, verificando la diminuita capacità di mobilitare le masse in seguito all'ondata di arresti tra i suoi dirigenti, potrebbe cercare altri modi di creare problemi al Governo patrocinato dalla giunta militare di Al-Sisi.
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mercoledì 14 agosto 2013
Cento morti in Egitto, la giunta di Al-Sisi dichiara il coprifuoco in tutto il paese!
Dopo aver temporeggiato peggio di Quinto Fabio Massimo finalmente la giunta militare al comando del Generale Al-Sisi ha trovato la risolutezza necessaria per sgomberare le piazze del Cairo dai sostenitori del deposto Presidente Morsi e dell'Ikhwan. Negli scontri seguiti, nonostante i deliri dei Fratelli Musulmani che parlano di 2.200 morti, si sono comunque riportate circa un centinaio di perdite umane, alcune anche tra i poliziotti e i militari che sono stati presi a colpi di arma da fuoco da alcuni esaltati.
Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.
Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.
Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.
Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.
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venerdì 17 maggio 2013
Si concentra nel Mediterraneo orientale la potenza della flotta che Putin schiera a difesa della Siria!!
Come avevamo già segnalato al momento della loro mobilitazione fin dai più lontani approdi della Flotta del Pacifico le navi della 'Task Force' che il Cremlino per diretto ordine del Presidente Putin ha deciso di inviare di fronte alle coste siriane sono finalmente entrate nel Mediterraneo e hanno iniziato le manovre di concentramento.Durante gli anni del confronto Usa-Urss era normale che in ogni dato momento dai trenta ai cinquanta vascelli della Marina di Mosca incrociassero le tiepide acque del Mediterraneo; dal 1992 in poi, a causa dello sciagurato crollo dell'URSS causato dalle fallimentari e illusorie 'riforme' gorbacioviane, tale presenza si era assottigliata fino a diventare sporadica ed episodica.
La necessità di proteggere gli interessi del Cremlino in Medio Oriente e di dare all'alleato Assad il tempo di debellare l'insorgenza terrorista fomentata nel suo paese dall'asse qaedista Turchia-Qatar-Arabia Saudita-Usa-Israele ha dato modo agli ammiragli russi di dimostrare al mondo come, grazie all'accorta politica putiniana, i "tempi bui" siano finiti e la flotta russa sia tornata a essere flessibile ed efficace come una volta.
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mercoledì 6 marzo 2013
Ancora scontri a Port Said mentre il potere giudiziario dà l'ALT! alle elezioni!
Continua a essere instabile la situazione a Port Said, dove giorni di scontri sono risultati nella morte di almeno mezza dozzina di persone e nel ferimento di oltre quattrocento, di cui sessanta versano in serie condizioni. Tuttavia, nonostante le voci in merito non vi é stato ancora alcun intervento delle Forze Armate, che pure sembra abbiano rafforzato il loro schieramento nei dintorni del centro urbano.
Intanto, a "ingarbugliare" ancora di più la situazione politico-sociale del Paese delle Piramidi, arriva dalla Corte Amministrativa la notizia di uno 'stop' imporsto dal Potere Giudiziario alla marcia verso prossime elezioni politiche decretate dal Presidente Mursi per il prossimo 22 aprile. I giudici hanno chiesto che una speciale Corte Costituzionale riveda 'ex novo' le procedure elettorali per garantire della loro legalità e aderenza ai principi costituzionali. Numerose forze politiche di opposizione avevano già dichiarato la loro intenzione di boicottare la nuova chiamata alle urne.
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martedì 5 marzo 2013
Scontri e roghi a Port Said: il Presidente Mursi soppesa l'opzione 'Legge Marziale'!
Dopo giorni e giorni di scontri che sarebbero risultati nel ferimento di almeno 420 persone di cui almeno sessanta in maniera "grave o molto grave" perlomeno secondo la valutazione di Sayed al-Masry, coordinatore dei servizi sanitari d'emergenza della città di Port Said, il Presidente egiziano Mohammed Mursi sarebbe sul punto di dichiarare la Legge Marziale nella restiva località del Delta e dare ai miltari 'carta bianca' per riportare l'ordine nelle sue strade.Sarebbe questa la vera e propria "prova del nove" per vedere quanto solida nei fatti sia l'intesa raggiunta tra i dirigenti dell'Ikhwan e gli alti papaveri dello Stato Maggiore dell'Esercito, che, rimasti rivali per tutti i primi mesi della transizione politica post-Mubarak avevano infine trovato un modo di garantirsi vicendevolmente con l'abbandono delle redini del potere politico dai Generali in cambio di numerose e ampie "guarentigie".
In città si sarebbero già concentrati numerosi reparti delle Forze Armate dopo che, nella giornata di ieri, manifestanti avrebbero dato alle fiamme una caserma di polizia e un edificio governativo. Le proteste nella città del Delta si sono riacutizzate dopo il tentativo delle autorità governative di trasportare fuori dal loro luogo di dentezione un certo numero di imputati per la strage dello stadio del febbraio 2012.
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lunedì 4 marzo 2013
Nuovi scontri in Egitto, almeno cinque i morti a Port Said, il Governo usa la mano pesante!
Dopo il morto e i numerosi feriti a Mansuria pochi giorni fa si sono riaccesi nel corso del week end gli scontri lungo tutto il Delta del Nilo, con particolare intensità nella notte tra ieri e oggi. Sarebbero almeno cinque i morti a Port Said, dove un'ennesima manifestazione legata al 'caso' della strage dello stadio del febbraio scorso.

Tra i cinque morti, riferisce il Ministro dell'Interno, vi sarebbero persino due membri delle forze dell'ordine; ma si attendono ancora conferme indipendenti visto che solitamente le perdite tra le fila dei reparti antisommossa non sono così frequenti e, quand'anche capitano, sono "bilanciate" da un numero di morti tra i dimostranti ben più alto.
In compenso, l'ampio uso di Gas CS (di cui, come sappiamo, esiste in Egitto una "buona riserva" grazie alla recente generosità dell'inquilino nero della Casa Bianca) avrebbe causato solo negli ultimi due giorni almeno 250 feriti e intossicati, alcuni dei quali, colti da collasso respiratorio, sono stati ricoverati d'urgenza in ospedali e cliniche della città.
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sabato 2 marzo 2013
Notte di scontri a Mansuria, il Delta del Nilo sempre più scontento del Governo di Mursi e della Fratellanza Musulmana!
Tra ieri sera e stanotte almeno un manifestante é rimasto ucciso e diverse dozzine feriti nella cittadina del Delta del Nilo di Mansura, dove una compatta folla di dimostranti si é scontrata con le forze dell'ordine che hanno usato indiscriminatamente gas urticanti e pallottole contro i cittadini.Fonti del Governo affermano che oltre al morto si lamentano 30 feriti tra i dimostranti e 10 tra le forze di polizia. Secondo i giornalisti egiziani il manifestante morto sarebbe stato investito da un blindato della polizia. Il portavoce della polizia egiziana giustifica l'operato dei suoi uomini affermando che i dimostranti avrebbero tentato di dare l'assalto a un palazzo istituzionale.
Recentemente la notizia dell'acquisto di un mostruoso quantitativo di gas urticante da parte del Governo egiziano aveva fatto nascere il timore the si prepararsse una campagna di repressione in grande stile delle manifestazioni di dissenso politico.
Le dimostrazioni a Mansura confermano come l'area del Delta del Nilo e del Canale di Suez (Port Said, Ismailiya, Suez...) sia particolarmente ostile al Governo e al Presidente Mursi i cui sostenitori sono molto più concentrati e numerosi nella metropoli del Cairo.
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sabato 26 gennaio 2013
Nove morti a Suez nel corso di manifestazioni sindacali, Mursi alla TV invita la gente alla calma!
Come non era difficile prevedere il malcontento popolare egiziano verso lo stile di Governo (o la mancanza di esso) del Presidente Mohammed Mursi, dopo la vertenza delle modifiche unilaterali alla Costituzione (culminata con la resa -almeno temporanea- del Presidente) e dopo il rivolgimento interno della compagine governativa guidata da Qandil, non era affatto 'archiviato', ma covava semplicemente sotto la cenere pronto a riesplodere alla prima occasione.
E nessuna occasione poteva essere migliore del secondo anniversario della Rivoluzione del 2011, che diede il via al processo di trasformazioni che hanno portato Mohammed Mursi, l'FJP e l'Ikhwan musulmana a controllare il più importante paese del Mondo Arabo e dell'Africa del Nord, a costo, però, di una parziale o totale delusione di molti di coloro che in quei giorni di due anni fa scesero in piazza a manifestare e a scontrarsi (anche sanguinosamente) con gli sgherri di Mubarak.
E nuovo sangue é stato versato ieri nelle strade di Suez, dove almeno otto manifestanti e (forse) un poliziotto sarebbero stati uccisi e almeno 450 (in massima parte dimostranti) feriti nel corso di cruenti scontri in cui la polizia non ha esitato ad aprire il fuoco ad altezza d'uomo. I manifestanti chiedevano un rinnovo dei contratti di lavoro, miglioramenti salariali e maggiori tutele sindacali.
In serata il Presidente é apparso in televisione invitando la popolazione alla calma, ma non é detto che oggi e domani non possano vedersi altri scontri (speriamo non altrettanto cruenti) a Suez o in altre città d'Egitto.
E nessuna occasione poteva essere migliore del secondo anniversario della Rivoluzione del 2011, che diede il via al processo di trasformazioni che hanno portato Mohammed Mursi, l'FJP e l'Ikhwan musulmana a controllare il più importante paese del Mondo Arabo e dell'Africa del Nord, a costo, però, di una parziale o totale delusione di molti di coloro che in quei giorni di due anni fa scesero in piazza a manifestare e a scontrarsi (anche sanguinosamente) con gli sgherri di Mubarak.
E nuovo sangue é stato versato ieri nelle strade di Suez, dove almeno otto manifestanti e (forse) un poliziotto sarebbero stati uccisi e almeno 450 (in massima parte dimostranti) feriti nel corso di cruenti scontri in cui la polizia non ha esitato ad aprire il fuoco ad altezza d'uomo. I manifestanti chiedevano un rinnovo dei contratti di lavoro, miglioramenti salariali e maggiori tutele sindacali.
In serata il Presidente é apparso in televisione invitando la popolazione alla calma, ma non é detto che oggi e domani non possano vedersi altri scontri (speriamo non altrettanto cruenti) a Suez o in altre città d'Egitto.
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lunedì 21 gennaio 2013
Parte da Bandar Abbas la 24esima flottiglia iraniana: destinazione Suez e il Mar Mediterraneo!
Come precedentemente annunciato su queste stesse pagine la 24esima Flottiglia della Marina Iraniana ha lasciato il porto meridionale di Bandar Abbas per la sua crociera operativa che attraverso lo Stretto di Hormuz, l'Oceano Indiano, il Golfo di Aden, lo Stretto di Bab el Mandeb, il Mar Rosso e il Canale di Suez la porterà nelle acque del Mar Mediterraneo.
La flottiglia comprende la Portaelicotteri Kharg e la Fregata Sabalan, la stessa nave che 25 anni fa venne gravemente danneggiata combattendo eroicamente contro le forze americane dell'arroganza globale e, in seguito, venne non solo riportata alla piena efficienza, ma vide le proprie capacità e caratteristiche migliorate di molte volte grazie ai fruttuosi risultati della 'Jihad per l'Autosufficienza Militare'.
Quasi sicuramente la 24esima flottiglia una volta raggiunto il Mediterraneo, entrerà nel perimetro delle acque utilizzate dalle tre flotte russe attualmente al largo della Siria per le loro esercitazioni congiunte qui potrebbe prendere parte alle manovre con le navi di Mosca e Damasco e in seguito fare scalo al porto di Latakia, dove la Marina iraniana ha già disponibili installazioni e strutture semi-permanenti.
La flottiglia comprende la Portaelicotteri Kharg e la Fregata Sabalan, la stessa nave che 25 anni fa venne gravemente danneggiata combattendo eroicamente contro le forze americane dell'arroganza globale e, in seguito, venne non solo riportata alla piena efficienza, ma vide le proprie capacità e caratteristiche migliorate di molte volte grazie ai fruttuosi risultati della 'Jihad per l'Autosufficienza Militare'.
Quasi sicuramente la 24esima flottiglia una volta raggiunto il Mediterraneo, entrerà nel perimetro delle acque utilizzate dalle tre flotte russe attualmente al largo della Siria per le loro esercitazioni congiunte qui potrebbe prendere parte alle manovre con le navi di Mosca e Damasco e in seguito fare scalo al porto di Latakia, dove la Marina iraniana ha già disponibili installazioni e strutture semi-permanenti.
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giovedì 17 gennaio 2013
Il Contrammiraglio Sayyari annuncia: "Navi iraniane torneranno presto a pattugliare il Mar Mediterraneo!"
Nel corso di una recente conferenza stampa il comandante supremo della Marina Iraniana, Contrammiraglio Habibollah Sayyari, ha annunciato che, dopo il rientro alla base della 23esima Flottiglia attualmente di ritorno da una lunga missione tra Golfo Persico, Oceano Indiano, Golfo di Aden e Mar Rosso, la 24esima Flottiglia dell'IRIN prenderà il mare tornano a mostrare la bandiera, tra l'altro, nelle acque del Mar Mediterraneo.
In questa maniera la Marina di Teheran tornerà per la terza volta (dopo una prima escursione nel 2011, subito dopo la caduta di Mubarak e una seconda praticamente dodici mesi dopo) a varcare il Canale di Suez. L'entrata di navi iraniane nel Mediterraneo aveva scatenato le reazioni scomposte di Usa e regime ebraico che vedevano con preoccupazione l'espandersi della capacità di Power Projection della Repubblica Islamica.
Il secondo viaggio nel Mediterraneo suscitò altrettanti mal di pancia imperialisti e sionisti visto che aveva luogo nel bel mezzo dell'aggressione terroristica alla Siria e prevedeva uno scalo proprio nella Repubblica Araba di Assad, alleato verso cui l'Iran non ha mai mancato di estendere la propria solidarietà, politica, diplomatica ma anche materiale.
Man mano che passa il tempo e più si vede come le dichiarazioni di Sayyari riguardo alla progressiva estensione del raggio operativo dell'IRIN ad acque sempre più distanti fossero tutt'altro che vanterie propagandistiche e che, grazie alle crescenti capacità costruttive dei cantieri di Teheran sviluppate nel corso della cosiddettà "Jihad di Autosufficienza Militare" l'obiettivo di vedere il tricolore iraniano sventolare sull'Atlantico o sul Pacifico é sempre più realistico e vicino.
In questa maniera la Marina di Teheran tornerà per la terza volta (dopo una prima escursione nel 2011, subito dopo la caduta di Mubarak e una seconda praticamente dodici mesi dopo) a varcare il Canale di Suez. L'entrata di navi iraniane nel Mediterraneo aveva scatenato le reazioni scomposte di Usa e regime ebraico che vedevano con preoccupazione l'espandersi della capacità di Power Projection della Repubblica Islamica.
Il secondo viaggio nel Mediterraneo suscitò altrettanti mal di pancia imperialisti e sionisti visto che aveva luogo nel bel mezzo dell'aggressione terroristica alla Siria e prevedeva uno scalo proprio nella Repubblica Araba di Assad, alleato verso cui l'Iran non ha mai mancato di estendere la propria solidarietà, politica, diplomatica ma anche materiale.
Man mano che passa il tempo e più si vede come le dichiarazioni di Sayyari riguardo alla progressiva estensione del raggio operativo dell'IRIN ad acque sempre più distanti fossero tutt'altro che vanterie propagandistiche e che, grazie alle crescenti capacità costruttive dei cantieri di Teheran sviluppate nel corso della cosiddettà "Jihad di Autosufficienza Militare" l'obiettivo di vedere il tricolore iraniano sventolare sull'Atlantico o sul Pacifico é sempre più realistico e vicino.
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martedì 24 luglio 2012
Il Contrammiraglio Sayyari conferma che presto l'IRIN estenderà le sue crociere operative nell'Atlantico!
Il Comandante supremo della Marina di Teheran, Contrammiraglio Habibollah Sayyari ha dichiarato che, come più volte annunciato in passato, le forze navali della Repubblica Islamica estenderanno presto il raggio delle loro crociere di pattuglia nelle acque atlantiche "più presto di quanto anche i meglio informati osservatori stranieri non riescano a immaginare".
"La poderosa presenza della Marina Iraniana nelle acque oceaniche, dell Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Mar Rosso e del Mediterraneo ha già provato a fondo le nostre capacità operative" ha dichiarato Sayyari nella giornata di ieri parlando a un pubblico selezionato di dignitari governativi, alti gradi militari ed esponenti della stampa.
"Avvantaggiarsi delle opportunità che ci si presentano nel Mar di Oman e nell'Oceano Indiano é un dovere tramite il quale promuoviamo uno sviluppo armonioso e sostenibile della Repubblica Islamica e delle sue forze navali mercantili e militari". Come ripetuto più volte l'espansione del raggio operativo dell'IRIN é volto a garantire la libertà e sicurezza di navigazione in acque spesso rese insidiose o addirittura intransitabili dalla presenza di pirati armati.
"La poderosa presenza della Marina Iraniana nelle acque oceaniche, dell Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Mar Rosso e del Mediterraneo ha già provato a fondo le nostre capacità operative" ha dichiarato Sayyari nella giornata di ieri parlando a un pubblico selezionato di dignitari governativi, alti gradi militari ed esponenti della stampa.
"Avvantaggiarsi delle opportunità che ci si presentano nel Mar di Oman e nell'Oceano Indiano é un dovere tramite il quale promuoviamo uno sviluppo armonioso e sostenibile della Repubblica Islamica e delle sue forze navali mercantili e militari". Come ripetuto più volte l'espansione del raggio operativo dell'IRIN é volto a garantire la libertà e sicurezza di navigazione in acque spesso rese insidiose o addirittura intransitabili dalla presenza di pirati armati.
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lunedì 20 febbraio 2012
Il regime sionista lancia inani e rabbiose minacce contro la flottiglia iraniana ancorata in Siria!
Il portavoce del Ministero degli Esteri del regime ebraico di occupazione della Palestina, Yigal Palmor, ha dichiarato nelle scorse ore che le navi della Diciottesima Flottiglia dell'IRIN che nel corso del week-end hanno attraversato il Canale di Suez per la seconda volta in un anno per andare a gettare l'ancora nel porto siriano di Tartous "verranno osservate molto attentamente" e che le forze armate sioniste "resteranno all'erta nel caso che le navi iraniane dovessero avvicinarsi alle coste israeliane".
La flottiglia iraniana, che comprende il Cacciatorpediniere Shaheed Qandi e la Nave-appoggio Khark, si trova attualmente a Tartous, porto siriano a 220 Km dalla capitale Damasco e, come da accordi stipulati in passato, i suoi ufficiali sono impegnati con i loro colleghi siriani in una serie di pratiche di formazione e aggiornamento. Il Ministro della Difesa iraniano, Brigadier-Generale Ahmad Vahidi, ha definito "fuori luogo" e "inutilmente provocatori" i commenti del Ministerio sionista, facendo notare che la navigazione in acque internazionali e l'attraversamento del Canale di Suez, sono prerogativa di qualunque marina civile o militare.
La Repubblica Islamica dell'Iran é impegnata in un decisivo potenziamento delle sue capacità navali, reso necessario dallo sviluppo dei suoi traffici mercantili, dalla minaccia dei pirati in acque come quelle del Golfo di Aden e dell'Oceano Indiano, e da altri fattori concorrenti. Recentemente le forze navali iraniane sono state protagoniste di lunghe e complesse esercitazioni anche al di fuori delle domestiche acque del Golfo Persico.
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domenica 19 febbraio 2012
La Diciottesima Flottiglia della Marina Iraniana passa Suez e attracca in Siria con un messaggio di sostegno al Presidente Assad!
In una ripetizione della visita di amicizia e solidarietà che portò l'anno scorso, per la prima volta dal 1979, navi della Marina Militare iraniana ad attraversare il Canale di Suez ed entrare nel Mediterraneo (ad appena poche settimane dalla caduta di Mubarak in Egitto), la Diciottesima Flottiglia dell'IRIN, composta dal Cacciatorpediniere Shaheed Naqdi e dalla Nave Appoggio Khark, più una quota di naviglio minore, è arrivata in Siria calando l'ancora nel porto di Tartous.
Rispetto al 2011 la visita odierna assume un significato più pognante, visto che sta a simboleggiare la vicinanza e la solidarietà della Repubblica Islamica col Governo del Presidente Assad mentre quest'ultimo é impegnato a debellare l'insorgenza dei provocatori terroristi finanziati da Usa, Monarchi del Golfo e Israeliani e che si aggiunge a quella di Russia e Cina, che hanno a più riprese bloccato i piani NATO e occidentali per un 'intervento umanitario' che come in Libia si sarebbe concretato in bombardamenti indiscriminati sui civili.
Il personale della Diciottesima Flottiglia durante la sua permanenza a Tartous fornirà addestramento ed aggiornamento ai colleghi siriani, onorando un accordo in merito stipulato proprio in occasione della scorsa visita del 2011. Negli scorsi mesi il Comandante in Capo dell'IRIN, contrammiraglio Habibollah Sayyari, aveva dichiarato che era intenzione della dirigenza della Repubblica Islamica ampliare progressivamente il raggio operativo delle forze navali nazionali, fino ad arrivare ad avere crociere regolari anche in acque distanti come ad esempio quelle atlantiche. La ripetizione della 'foray' iraniana nel Mediterraneo é una prima conferma della serietà di quelle dichiarazioni.
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lunedì 21 novembre 2011
Sale ancora il bilancio degli scontri in Egitto: "I morti sono 22", "No, sono 35" e un Ministro si dimette!
Il Ministero della Salute egiziano ha aggiornato la conta dei morti negli scontri che si stanno susseguendo ancora in queste ore attorno a Piazza Tahrir, nella capitale del paese, parlando di 22 vittime accertate; tuttavia, secondo quanto riportato dalla France Presse, fonti mediche degli ospedali cairoti parlerebbero di un bilancio più pesante, per ora attestato attorno alle 35 vittime.
Sono ormai tre giorni che la popolazione civile si scontra con poliziotti e militari chiedendo una più rapida e decisa transizione dal regime di interim inaugurato dopo la caduta di Mubarak con l'instaurazione del Consiglio Supremo delle Forze Armate presieduto dal Maresciallo Tantawi verso un ordinamento a guida civile e sostenuto dalla legittimazione democratica di libere elezioni. Scontri pesanti anche se non così sanguinosi come quelli del Cairo sono registrati anche ad Alessandria, Suez e Ismailia.
Intanto l'Esecutivo di transizione comandato da Essam Sharaf perde un Ministro; Emad Abu Ghazi, già titolare del dicastero della Cultura ha rassegnato le proprie dimissioni in protesta contro la maniera brutale e sanguinosa con cui i militari stanno affrontando una protesta pacifica che vede civili disarmati in piazza per chiedere che venga mantenuto quanto loro promesso all'atto delle dimissioni di Hosni Mubarak.
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mercoledì 3 agosto 2011
La Quindicesima Flottiglia della Marina Iraniana salva un altro cargo dagli attacchi dei pirati: quattro volte di seguito!
Il mercantile Hadis, cargo portacontainer registrato alle Isole Barbados, é stato letteralmente "perseguitato" dagli sciami di veloci lance a motore pilotate dai pirati somali nelle acque del Golfo di Aden, durante il suo transito tra lo strategico stretto di Bab el Mandeb (entrata meridionale del Mar Rosso) e l'Oceano Indiano, venendo attaccato per ben quattro volte in diversi momenti della sua traversata.
Per fortuna dei marittimi, dell'armatore e dei proprietari del carico i vascelli della Quindicesima Flottiglia della Marina della Repubblica Islamica erano sempre presenti e pronte a intervenire in ognuna delle quattro occasioni; per fortuna anche dei pirati somali questa volta, a differenza di quanto accaduto durante il salvataggio della portacontainer "Dandle", non vi é stato bisogno di esplodere colpi contro di loro, ogni volta gli attaccanti, interrotti nei loro propositi dall'arrivo delle navi iraniane, hanno potuto ritirarsi senza lamentare perdite.
E' dal novembre 2008 che le forze dell'IRIN partecipano al mantenimento della sicurezza e della libertà di navigazione nelle acque dell'Oceano Indiano occidentale, corridoio di mare strategico per il transito degli idrocarburi e delle merci che dal Golfo Persico, dalla Cina e dall'Estremo Oriente viaggiano verso l'Europa: gas naturale liquido, petrolio, altri idrocarburi e letteralmente milioni di container passano tramite il Bab el Mandeb e Suez verso Genova, Napoli, Marsiglia, e poi Londra, Rotterdam, Copenhagen e altri scali del Vecchio Continente.
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