Le fazioni palestinesi i cui rappresentanti si sono riuniti al Cairo nella giornata di ieri hanno raggiunto un accordo per tenere elezioni politiche a Gaza e in Cisgiordania entro la fine dell'anno venturo. Nel comunicato conclusivo del loro meeting si lodano gli sforzi fatti da tutte le entità coinvolte per superare contrasti e veti incrociati.
Il meeting del Cairo é durato due giorni e conferma come l'Egitto voglia giocare un ruolo da "battitore libero" sulla scena politica mediorientale, rifiutando il ruolo di 'lacché' di Casa Saoud.
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giovedì 23 novembre 2017
Vertice egiziano tra tredici partiti e organizzazioni palestinesi trova un accordo per elezioni entro il 2018!
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mercoledì 25 ottobre 2017
Sinwar chiarisce le idee all'abusivo Mahmud Abbas: "Hamas non rinuncerà mai alle Armi della Resistenza!"
Ancora una volta la malafede con cui i cacicchi di Fatah, tirapiedi dell'abusivo Mahmud Abbas che occupa da tantissimi anni la poltrona di Presidente dell'ANP senza averne assolutamente alcun titolo (il suo mandato é scaduto nel 2008) é emersa chiaramente.
Abbas, parlando in una intervista sul tema della recente riconciliazione ha infatti dichiarato che "Non tollererà la presenza di milizie a Gaza".
Il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar ha spiegato con chiare parole che le armi controllate da Hamas non sono "sua proprietà" ma sono l'espressione viva della volontà di Resistenza del popolo di Palestina.
Non é quindi pensabile che Hamas le consegni, o vi rinunci.
Abbas, parlando in una intervista sul tema della recente riconciliazione ha infatti dichiarato che "Non tollererà la presenza di milizie a Gaza".
Il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar ha spiegato con chiare parole che le armi controllate da Hamas non sono "sua proprietà" ma sono l'espressione viva della volontà di Resistenza del popolo di Palestina.
Non é quindi pensabile che Hamas le consegni, o vi rinunci.
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mercoledì 11 giugno 2014
Banche ancora chiuse e crisi degli stipendi a Gaza: Hamas sta capendo che errore ha fatto con la 'riconciliazione'??
In Palestina é già mezza mattinata e nella Striscia di Gaza per un altro giorno gli istituti di credito non danno segno di voler aprire i battenti, procrastinando così la crisi del pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici scoppiata giovedì scorso quando, mentre ai dipendenti affiliati con Fatah veniva per l'ennesima volta pagato lo stipendio (anche se essi non hanno più svolto alcuna funzione pubblica nel ghetto assediato dal fallimento del "putsch" azzardato da Abbas e soci nel 2007) a quelli appartenenti ad Hamas (che hanno mantenuto viva la macchina pubblica negli ultimi anni) non veniva corrisposto nulla.
Stante la continua crisi di fondi di Hamas e delle sue istituzioni negli ultimi anni molte mensilità sono slittate o sono state pagate solo in parte, vi sono dipendenti pubblici che devono ancora ricevere l'equivalente di otto stipendi; il primo risultato della tanto strombazzata "riconciliazione" con Fatah e della nomina del 'Governo Apolitico' di Hamdallah é stata una immediata "rappresaglia economica" di Fatah (che gestisce i cordoni della borsa) contro i dipendenti rimasti fedeli al Governo legittimamente eletto nel 2006.
Il membro del Politburo di Hamas Khalil al-Haya (foto sopra) rivolgendosi tramite conferenza stampa direttamente al capo di Fatah Mahmud Abbas ha dichiarato: "Perché mai avremmo accondisceso a passare sopra alle nostre divergenze muovendo verso una riunificazione nazionale se come primo atto il nuovo Governo attacca direttamente la capacità dei nostri impiegati pubblici di mantenere le proprie famiglie?"
Al-Haya dovrebbe rivolgere il suo interrogativo a Moussa Abu Marzouk, a Ismail Haniyeh, a Khalid Mishaal...a tutti coloro che hanno pensato anche solo per un istante che un individuo come Abbas/Abu Mazen potesse essere un partner affidabile, che una 'riconciliazione' col movimento che da vent'anni sta prostituendo i Diritti Inalienabili dei Palestinesi in inutili e umilianti 'trattative' potesse essere una buona idea.
Stante la continua crisi di fondi di Hamas e delle sue istituzioni negli ultimi anni molte mensilità sono slittate o sono state pagate solo in parte, vi sono dipendenti pubblici che devono ancora ricevere l'equivalente di otto stipendi; il primo risultato della tanto strombazzata "riconciliazione" con Fatah e della nomina del 'Governo Apolitico' di Hamdallah é stata una immediata "rappresaglia economica" di Fatah (che gestisce i cordoni della borsa) contro i dipendenti rimasti fedeli al Governo legittimamente eletto nel 2006.
Il membro del Politburo di Hamas Khalil al-Haya (foto sopra) rivolgendosi tramite conferenza stampa direttamente al capo di Fatah Mahmud Abbas ha dichiarato: "Perché mai avremmo accondisceso a passare sopra alle nostre divergenze muovendo verso una riunificazione nazionale se come primo atto il nuovo Governo attacca direttamente la capacità dei nostri impiegati pubblici di mantenere le proprie famiglie?"
Al-Haya dovrebbe rivolgere il suo interrogativo a Moussa Abu Marzouk, a Ismail Haniyeh, a Khalid Mishaal...a tutti coloro che hanno pensato anche solo per un istante che un individuo come Abbas/Abu Mazen potesse essere un partner affidabile, che una 'riconciliazione' col movimento che da vent'anni sta prostituendo i Diritti Inalienabili dei Palestinesi in inutili e umilianti 'trattative' potesse essere una buona idea.
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domenica 17 marzo 2013
Il cacicco Abu Mazen completamente fuori dalla realtà dichiara: "Non c'é bisogno di una Terza Intifada!"

Secondo il cacicco collaborazionista di Ramallah, i Palestinesi 'Sarebbero in grado di ottenere i loro obiettivi pacificamente'. In tutta la storia del ridicolo "Processo di Pace" Israele ha tenuto fede agli accordi presi come la cavalleria americana teneva fede ai trattati coi pellerossa; gli unici passi indietro fatti dal regime ebraico di occupazione a Gaza, nel Sud del Libano, sono stati ottenuti con la forza delle armi e la Resistenza praticata senza 'se' e senza 'ma'.
Simili deliri fanno capire che genere di 'trappolona' sia quella apparecchiata per 'Hamas' con la possibile 'riconciliazione' con un'entità talmente corrotta e asservita ai desideri sionisti da riuscire a emettere simili comunicati. Caveat emptor!!
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sabato 2 febbraio 2013
Venditore ambulante palestinese arrestato a Ramallah prima che si dia fuoco per protesta contro i gendarmi di Abbas!
Nella centralissima Piazza Al Manara di Ramallah un giovane venditore ambulante, nel corso di un violento scontro con la gendarmeria coloniale dell'Anp che anziché difendere i villaggi palestinesi dai Bulldozer sionisti preferisce incrudelire contro i venditori di strada, ha tentato di emulare il gesto estremo di Mohamed Bouazizi, il giovane fruttivendolo tunisino che immolandosi diede il via alla Rivoluzione anti-Ben Ali.
E chi lo sa, forse é stato più il timore che una morte clamorosa potesse sollevare le masse cisgiordane contro l'amministrazione da Bantustan della fazione Fatah, che non il legittimo spirito umanitario, a spingere i gendarmi di Abu Mazen a impedire che il rogo umano si consumasse. Subito dopo il venditore ambulante é stato arrestato, sparendo in qualche galera della 'sicurezza preventiva'.
I venditori di strada stavano protestando occupando Piazza Al-Manara lamentandosi di venire impossibilitati a compiere i loro commerci, che spesso costituiscono le uniche entrate delle loro famiglie.
E chi lo sa, forse é stato più il timore che una morte clamorosa potesse sollevare le masse cisgiordane contro l'amministrazione da Bantustan della fazione Fatah, che non il legittimo spirito umanitario, a spingere i gendarmi di Abu Mazen a impedire che il rogo umano si consumasse. Subito dopo il venditore ambulante é stato arrestato, sparendo in qualche galera della 'sicurezza preventiva'.
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lunedì 8 agosto 2011
Si scatena la violenza sionista contro i giornalisti palestinesi!
Un recente rapporto rilasciato dal Sindacato palestinese dei giornalisti e degli operatori dei media ha evidenziato ben 18 casi di aggressione contro reporter nello svolgimento delle loro funzioni soltanto nel mese di luglio: la maggior parte di essi, ovviamente, sono imputati a forze militari e di polizia dell'occupazione israeliana ma, nel novero, non mancano nemmeno abusi e violenze perpetrate dalla Fazione Fatah, che governa 'de facto' la Cisgiordania dopo il suo fallito Colpo di Stato del 2007 contro Hamas.
"Israele ha intensificato drasticamente i comportamenti violenti contro i reporter palestinesi, prendendoli deliberatamente di mira per evitare che possano diffondere foto e immagini della brutale repressione attuata in Cisgiordania", ha commentato Omar Nazzal, rappresentante del Sindacato; "L'attacco più grave si é avuto a fine mese contro Moheeb al-Barghouti(foto), pestato selvaggiamente dagli israeliani mentre riprendeva immagini di una protesta vicino a Ramalla, nel villaggio di Nabil Saleh".
"Anche se non bisogna smettere di menzionare gli attacchi delle forze di Abu Mazen e di Fayyad, bisogna notare che, se pochi anni fa essi erano quasi pari come frequenza e violenza a quelli israeliani, oggi i sionisti superano di molto i loro lacché locali, la nuova ondata di violenza contro i media viene da Tel Aviv e corrisponde all'implementazione di una precisa politica: 'il mondo non deve sapere'". Nazzal ha dichiarato che, nonostante aggressioni e minacce, da qualunque parte vengano, i reporter e giornalisti palestinesi continueranno nella loro missione, trasmettendo ovunque le immagini e le testimonianze della brutalità israeliana, della codardia dei collaborazionisti palestinesi e della sofferenza tragica della popolazione di Gaza e Cisgiordania.
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lunedì 2 maggio 2011
Le famiglie dei militanti e sostenitori di Hamas arrestati in questi anni in Cisgiordania attendono con ansia la loro liberazione!
Le famiglie dei detenuti palestinesi arrestati dalla fazione Fatah durante gli ultimi quattro anni per motivi politici (nell'ambito della servile sottomissione di quanto restavva dell'Anp in Cisgiordania ai desiderata dell'occupante sionista), coerentemente alla manifestazione di sollievo e fiducia alle notizie della riconciliazione tra Hamas e la fazione di Mahmud Abbas hanno significato la loro speranza che essa preluda al rapido rilascio dei loro cari.
"Sarebbe il gesto che più chiaramente di ogni altro mostrerebbe la serietà delle intenzioni di Abu Mazen; nonostante il dolore e la sofferenza che ancora albergano nei cuori di centinaia di madri, mogli, fratelli, sorelle e figli di carcerati palestinesi noi riceviamo con gioia le notizie sulla riconciliazione nazionale, fidando che a esse segua quanto prima la liberazione di ogni genere di detenuto politico".
Ufficiali dell'Anp (l'embrionale organo di autogoverno occupato da Fatah in questi ultimi quattro anni di egemonia sulla Cisgiordania) avrebbero assicurato che la liberazione dei detenuti politici sarebbe prossima, soggetta soltanto a tempi burocratici. Inoltre, il Comitato delle Famiglie dei Detenuti politici ha invitato i media locali e regionali a mobilitarsi per affrettare il processo di liberazione, mantenendo viva l'attenzione dell'opinione pubblica sulla questione.
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martedì 26 aprile 2011
Abbas, per difendere poltrona e conto in banca, disarma le sue milizie: "Non rispondete al fuoco di soldati israeliani e coloni ebrei, nemmeno per salvarvi la vita!"
Sconcertante la decisione assunta dalla Fazione Fatah, la piccola e corrotta cricca di burocrati che in seguito a un abortito Colpo di Stato ha assunto il controllo della Cisgiordania, su cui regna in virtù dell'ignavia dell'Occidente e della abietta sottomissione ai desideri dell'Occupante israeliano; in seguito alla sparatoria scatenata dal tentativo di un gruppo di ebrei ultrafondamentalisti, occupanti di insediamenti illegali, di forzare un posto di blocco della cosiddetta 'Autorità palestinese' Abbas e i suoi sicofanti hanno proibito alle loro milizie di rispondere al fuoco di soldati israeliani e coloni razzisti, anche a rischio della loro vita.
Questa ennesima autoumiliazione, che ha dell'indegno e dello schifoso, ben esemplifica agli occhi dell'ignaro e disinformato pubblico occidentale gli abissi di vergogna in cui Abu Mazen e soci non temono di immergersi e rotolarsi, come verri nel brago, pur di mantenere soddisfatto il loro 'Massah' sionista e far fluire il rivo incontrollato di denari occidentali che egli consente vengano periodicamente versati ai cacicchi collaborazionisti.
Il 'diktat' anti-legittima difesa specifica che 'gravi provvedimenti' verranno presi verso quei militi e poliziotti che verranno 'sorpresi' a rispondere al fuoco dell'esercito sionista di occupazione e delle milizie ebraiche di fanatici religiosi (che ricevono armi e addestramento paramilitare direttamente dall'IDF); ci si chiede se, nella fretta di mostrarsi obbedienti e fedeli di fronte al 'bwana' israeliano Abu mazen e compari abbiano per un attimo considerato il contraccolpo devastante che tale 'editto' avrà sulle loro forze di 'ascari' le cui fila, certamente, saranno falcidiate da assenze, diserzioni e congedi per malattia: che senso ha far parte di una forza armata di sicurezza se non si può nemmeno rispondere al fuoco quando qualcuno ti spara addosso?
Nel frattempo, mentre sempre ulteriori dettagli raggiungono gli esponenti della Resistenza in Cisgiordania e le loro reti clandestine (che nemmeno le retate e le torture di Fatah hanno saputo sradicare, sia pure a quattro anni dal tentato Golpe) risulta sempre più evidente come, ad aprire il fuoco con fucili d'assalto M-16 contro il posto di blocco, siano stati gli stessi coloni ebrei che poi hanno ricevuto, in risposta, le raffiche di Kalashnikov che hanno ucciso uno di loro e ferito gli altri tre.
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domenica 24 aprile 2011
Violenti scontri a Nablus causati da Coloni ebrei fondamentalisti!
Un occupante di insediamenti ebraici illegali é stato ucciso e altri tre feriti da ignoti attaccanti allorquando un gruppo di settler fanatici ha cercato di forzare il perimetro di Nablus a bordo di automobili, senza avere concordato il proprio transito né con la fazione collaborazionista di Fatah e nemmeno con le truppe sioniste di occupazione.
Evidentemente inebriati di propaganda ultranazionalista israeliana i coloni fanatici pensavano di poter farla da padroni nel territorio palestinese che, dal colpo di stato del 2007, é amministrato dagli 'ascari' di Abu Mazen, totalmente sottomessi ai desiderata degli occupanti israeliani, ma questa volta qualcosa é andato male.
Né l'agenzia britannica Reuters né fonti locali palestinesi hanno saputo riportare chi abbia aperto il fuoco contro il convoglio dei coloni anche se fonti di parte israeliana sarebbero ansiose di accusare del fatto le stesse forze di sicurezza di Fatah, che non si vede quale motivo avrebbero avuto di ricorrere alle armi.
Quello che é certo é che i militari sionisti intervenuti subito dopo stanno sparando con munizioni di piombo (non di gomma, non di plastica) e lanciando candelotti di gas CS urticante a profusione, mirando anche direttamente contro civili, molti dei quali sono feriti e in condizioni critiche.
Servile come sempre la fazione di Abbas ha annunciato la creazione di una "commissione di inchiesta mista" israeliana e di Fatah, supervisionata da osservatori statunitensi(!) per fare chiarezza sulla dinamica dell'incidente. Sull'imparzialità di una simile commissione e sulla sua prontezza a sanzionare i coloni degli insediamenti ebraici illegali siete tutti invitati a trarre i vostri auspici e pronostici.
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martedì 1 marzo 2011
Eccezionale testimonianza video! I Palestinesi d'America "licenziano" Fatah e i suoi dirigenti compromessi e corrotti!!
"Niente negoziati, senza rappresentazione!", "Nessuna collaborazione, con l'occupazione!", questi slogan, in inglese, sono stati intonati insieme ad altri in arabo e a canti e inni tradizionali e politici, dai dimostranti arabo-americani e dai loro compagni attivisti per la Palestina che si sono riuniti, come promesso dal volantino diffuso nei giorni scorsi, davanti alla rappresentanza diplomatica palestinese a Washington DC, dirottata e cooptata, come tutte le altre strutture della fantomatica 'Autorità nazionale palestinese' dagli uomini di Fatah, la fazione asservita agli interessi e ai desiderata americani e sionisti che nel 2007 decise di disconoscere il risultato delle democratiche elezioni palestinesi dell'anno prima e di tentare un Colpo di Stato contro Hamas e il suo Governo.
Come già avevamo segnalato nell'articolo che anticipava questo evento le richieste sottoscritte dai dimostranti sono estremamente nette e 'to the point', dimostrazione evidente che coloro che hanno dato il via a questa manifestazione sono molto informati sulle questioni politiche palestinesi e mediorientali (un vero e proprio punto d'onore visto che si parla di persone che vivono negli Stati Uniti) e comprendono: l'immediata sospensione degli sciagurati 'Accordi di Oslo', la dissoluzione contemporanea dell'Anp e le immediate dimissioni di Mahmud Abbas, la fine dell'assedio di Gaza, il termine unilaterale di ogni 'accordo di sicurezza e intelligence' con lo Stato ebraico, la liberazione di tutti i prigionieri politici dalle galere di Fatah e la ricostituzione di un'unica 'Piattaforma di Resistenza nazionale' dove le varie fazioni palestinesi possano coordinare e cooperare nelle varie iniziative di contrasto all'occupazione e all'Apartheid sionista.
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lunedì 28 febbraio 2011
Manifestazione a Washington contro Fatah e i suoi dirigenti: "Dovete andarvene!"
Si terrà oggi in Washington, dalle 4 alle 6 pomeridiane, una manifestazione organizzata dallo "US Palestinian Community Network" che, direttamente davanti alla missione diplomatica palestinese, chiederà le dimissioni immediate del Presidente facente funzione Mahmud Abbas (il cui mandato é scaduto da oltre 25 mesi) e del suo cosiddetto "Governo di Ramallah", nonché il dissolvimento dell'Autorità nazionale palestinese e la totale cessazione di ogni attività "negoziale" con Israele, essendo il 'Processo di Pace' stato disatteso a ogni passo dallo Stato ebraico, che lo ha usato solo come scudo per continuare indisturbato nella sua politica di annessione, colonizzazione, persecuzione dei Palestinesi e pulizia etnica.
Ci si aspetta che diverse centinaia di dimostranti si concentrino sulla diciottesima strada del Distretto di Columbia, visto che USPCN é una delle organizzazioni palestinesi negli Stati Uniti più influenti e rispettate; il fatto che un gruppo solitamente moderato e 'mainstream' convochi una protesta con richieste tanto nette e decise é un'indicazione eloquente di quanto screditata e insostenibile sia la posizione di Fatah e di Abu Mazen persino presso l'opinione pubblica arabo-americana.
Molto interessante, tra gli altri, il punto in cui si chiede l'unificazione di tutte le forze di Resistenza palestinesi per la creazione di una piattaforma comune di lotta contro l'Apartheid, l'occupazione, la giudaizzazione e la pulizia etnica dello Stato sionista. Nel suo comunicato ufficiale la Rete delle Comunità palestinesi evidenzia come, fondamentali per condannare definitivamente ai suoi occhi Fatah e il suo 'governo' siano state le rivelazioni delle "Palestine Papers" diffuse da Al-Jazeera, che hanno esposto il livello di condiscendenza e compromissione della cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese' con gli interessi e le richieste israeliane.
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mercoledì 23 febbraio 2011
Hamas mette in guardia Abu Mazen: "Se vuoi riconciliarti smetti di perseguitare i nostri uomini in Cisgiordania!"
Il Movimento di Resistenza musulmano Hamas, oggetto di parecchi approcci riconciliatori provenienti da rappresentanti della fazione Fatah dopo che la "strategia ONU" portata avanti da Abu Mazen e soci per tanti mesi si é rivelata un totale e umiliante fallimento, ha messo in chiaro per bocca di un suo autorevole leader che qualunque spinta per la ricostruzione dell'unità nazionale palestinese deve essere preceduta da un'assunzione di responsabilità per la sua rottura e da concreti e pratici gesti di buona volontà.
Sami Abu Zhuri, estensore dell'ammonimento, ha articolato che, qualora unicamente motivati dalla perdita di prestigio della fazione di Mahmud Abbas e del suo cosiddetto 'governo di Ramallah', tutti i possibili tentativi di dialogo non avrebbero alcuna speranza di successo, visto che gli indirizzi politici di Hamas non sono dettati dalla popolarità o dalla convenienza, ma da una seria analisi di cosa sia meglio per il popolo palestinese e per l'affermazione dei suoi diritti.
"Non ha senso chiedere una riconciliazione quando membri e simpatizzanti di Hamas in Cisgiordania sono ancora imprigionati e torturati nelle galere di Fatah", ha puntualizzato Zuhri, spiegando poi come la fine di ogni operazione persecutoria contro la gente di Hamas in Cisgiordania rappresenti la "chiave di volta" di un effettiva ricomposizione della frattura consumatasi nel 2007 quando, nel tentativo di rovesciare con la violenza il risultato delle libere e democratiche elezioni palestinesi la fazione di Mahmud Abbas tentò un maldestro Colpo di Stato contro il Consiglio legislativo uscito dalle urne (nel quale Hamas aveva la maggioranza assoluta) e il Governo che esso legittimamente aveva espresso.
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domenica 20 febbraio 2011
Vergogna!! Gli Usa proteggono gli insediamenti ebraici illegali con il loro veto alle Nazioni Unite!!
Come in precedenza annunciato gli Stati Uniti hanno usato il loro potere di veto all'ONU, l'anacronistica e assurda garanzia che da sessantasei anni rende cinque paesi nell'assise che dovrebbe rispecchiare le istanze di tutti i popoli e le nazioni della Terra "più uguali degli altri", come i maiali nella celebre novella didattica di George Orwell, per silurare e affondare il progetto di Risoluzione che, con il voto positivo di tutti gli altri membri permanenti e temporanei del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, avrebbe rappresentato una forte presa di posizione morale e legale contro la tracotanza e l'impudenza con cui lo Stato ebraico continua imperterrito nella sua politica di esproprio, colonizzazione e giudaizzazione forzata di territori che non solo la Storia e il Diritto assegnano ai Palestinesi (questo é vero di TUTTA la Palestina, anche quella occupata nel 1948 con la Nakba), ma persino le ipocrite e squilibrate trattative post-Oslo riconoscono come terreno del fantomatico "Stato Palestinese", quello che Israele non ha nessuna intenzione di vedere fondato e riconosciuto, figuriamoci quanto voglia rispettarlo e conviverci.
Persino stati totalmente infiltrati da sodali e fiancheggiatori della lobby sionista ai più alti livelli come il Regno Unito, la Germania della Merkel e la Francia di Sarkozy hanno dichiarato, nell'annunciare le loro intenzioni di voto all'ONU, che ritengono gli insediamenti illegali di coloni ebrei fondamentalisti come una "gravissima violazione del Diritto internazionale". Le leggi e i protocolli vigenti infatti impediscono esplicitamente a uno Stato che occupi territori stranieri di trasferirvi popolazione e/o di annetterlo unilateralmente, fu proprio su questa base, infatti, che la dichiarata annessione del Kuwait come "diciannovesima provincia dell'Irak", annunciata da Saddam Hussein dopo la sua invasione dell'Emirato nell'agosto 1990 venne refutata dall'ONU, portando all'attacco militare multilaterale contro Bagdad.
Israele, ventun anni dopo, continua imperterrito a fare la stessa medesima cosa che voleva fare Saddam Hussein, ma nessuno si azzarda a scatenare "Tempeste nel Deserto" contro di lui. Come si potrebbe, visto che grazie all'AIPAC e alle altre agenzie della lobby sionista il Governo a stelle e strisce é praticamente nel taschino di Benji Netanyahu? Ancora più insopportabile di una chiara e aperta dichiarazione di sostegno ai crimini sionisti é la vigliacca e meschina giustificazione tentata dall'ambasciatrice Usa all'ONU, Susan Rice che ha avuto la faccia tosta di dichiarare che: "Il nostro veto non significa che gli Stati Uniti o l'Amministrazione Obama sostengano il processo di colonizzazione dei territori palestinesi".
Abbiamo già avuto in passato, con il ridicolo e umiliante balletto sul "congelamento per sei mesi" delle attività di colonizzazione (da ottenersi in cambio di dozzine di cacciabombardieri che Israele avrebbe poi avuto agio di impiegare contro Gaza, contro il Libano o contro la Siria o l'Iran), quanto efficace e rispettato sia l'approccio dell'abbronzatissimo Presidente Obama nelle sue relazioni con Tel Aviv e i suoi crimini. Nabil Abu Rdainah, rappresentante all'ONU dell'ex Presidente dell'Anp Mahmoud Abbas (tuttora facente funzione) ha stigmatizzato la decisione Usa indicando come, seppure la Risoluzione Onu non avrebbe certo avuto il potere di far sparire le centinaia e centinaia di costruzioni illegali che occupano ed espropriano ettari su ettari di terra cisgiordana, essa almeno avrebbe potuto costituire un primo gradino di un processo di condanna, disconoscimento e infine sanzione internazionale di Israele, una forma di pressione psicologica.
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sabato 19 febbraio 2011
Manifestazione a Ramallah contro l'ignavia e la corruzione di Fatah
Centinaia e centinaia di cittadini cisgiordani hanno manifestato contro gli inutili e ingannevoli Accordi di Oslo che, con la chimera di concedere finalmente ai Palestinesi uno stato autonomo e indipendente (beninteso, su una misera porzione della terra che il Diritto e la Storia consentono loro di rivendicare), hanno portato solo a una umiliante sequela di genuflessioni, compromessi, concessioni da parte dei 'negoziatori' di Fatah mentre nulla di nulla é stato fatto da parte israeliana, anzi, lo Stato ebraico ha proseguito indisturbato nella sua politica di ampliamento ed estensione delle colonie illegali, occupando e rubando nuova terra con la costruzione dell'infame Muro dell'Apartheid.
I dimostranti cisgiordani si sono radunati fuori dall'edificio del Consiglio legislativo palestinese a Ramallah, cantando slogan contro il servilismo e la corruzione della fazione Fatah e dirigendosi poi verso piazza Manara, nel cuore di Ramallah, inneggiando alla fine della divisione seguita al fallito Colpo di Stato contro Hamas e a una ripresa delle azioni di lotta e Resistenza per la conquista dei Diritti nazionali del popolo palestinese.
Bandiere statunitensi sono state date alle fiamme, a condannare il ruolo assolutamente parziale e filoisraeliano delle amministrazioni americane di qualunque segno politico, gravemente compromesse dall'influenza e dal radicamento della lobby filosionista nella società Usa; i manifestanti hanno fermato passanti e distribuito loro volantini che invitavano la popolazione cisgiordana tutta a mobilitarsi in occasione dei sit-in anti-Apartheid presso posti di blocco e barriere di separazione, nonché a prender parte alle prossime manifestazioni contro Abu Mazen e il suo debole e irresoluto 'Governo', attualmente paralizzato da una resa dei conti interna che sta bloccando l'annunciato "rimpasto".
Evidentemente la vista di centinaia di manifestanti pacifici che chiedevano la riunificazione del fronte politico palestinese è sembrata "minacciosa" agli sgherri di Fatah, che sono intervenuti circondando e fermando un manifestante secondo la loro solita procedura, senza elevare addebiti o fare accuse di sorta.
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venerdì 18 febbraio 2011
I cacicchi di Fatah vogliono trombare Salam Fayyad prima che lui trombi loro!
Il quotidiano giordano Al-Ghad ha recentemente riportato che esponenti della fazione Fatah hanno ufficialmente protestato presso il Presidente 'de facto' (nonostante la sua carica sia ufficialmente scaduta oltre due anni fa) dell'Autorità palestinese, Mahmud Abbas, chiedendo che al 'Primo Ministro' di Ramallah, Salam Fayyad, venga imposto di scegliere tra la poltrona di capo dell'Esecutivo e quella di Ministro delle Finanze, di cui continua a mantenere l'interim da quando é stato nominato e che sembrerebbe intenzionato a mantenere anche attraverso il maldestro 'rimpasto' tentato da Abu Mazen per distrarre l'attenzione dei cittadini dai cronici fallimenti e imbarazzi in cui si dibatte Fatah e con essa tutta la Cisgiordania, sottoposta dal 2007 alla sua egemonia.
Il quotidiano di Amman ha articolato come la pressante e perentoria richiesta sia venuta dal Consigli rivoluzionario di Fatah, organismi il cui nome richiama i lontani giorni in cui Fatah era un'organizzazione rivoluzionaria di guerriglieri infiammati di ideali che indossavano kefieh e tute militari, piuttosto che una congrega di pasciuti burocrati le cui pinguedini sforzano il lino e il fresco di lana dei loro gessati di ottimo taglio.
La richiesta, con ogni probabilità, é una reazione 'preventiva' alla manifesta intenzione di Fayyad di compiere un po' di "repulisti" fra gli scranni ministeriali e gli ambulacri dei sottosegretari, estromettendo dal Governo di Ramallah (e quindi dal flusso di aiuti copiosamente e ciecamente versati dai 'paesi donatori') quegli elementi che più si sono segnalati per corruzione e incompetenza. Pronta però é arrivata la replica di fayyad, il quale ha dichiarato che la concentrazione di cariche é "necessaria alla sua azione di Governo" e che, se venisse costretto a dare le dimissioni "la sua assenza da un qualunque Governo dell'Anp significherebbe l'immediato arresto del flusso degli aiuti".
Smargiassata o bluff calcolato? Solo portando Fayyad a scoprire le sue carte potrebbe essere possibile scoprirlo ma chi, all'interno di Fatah e dei 'Consigli rivoluzionari' avrà abbastanza cojones da pronunciare la parola: "vedo"?
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Human Rights Watch: "Niente più soldi a Fatah fino a quando non si investigherà seriamente sui casi di tortura!"
Human Rights Watch, l'Organizzazione non governativa impegnata in tutto il mondo a difendere i diritti e la dignità dell'Uomo ha domandato al Presidente 'de facto' dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas, di ordinare un'inchiesta indipendente sulla morte del prigioniero politico di Hamas Haitham Amro, torturato fino alla morte un anno e mezzo fa dagli aguzzini della fazione Fatah
In recenti dichiarazioni rilasciate a esponenti di Human Rights Watch testimoni oculari della morte di Amro hanno dipinto un quadro raccapricciante delle condizioni in cui le sevizie dei carcerieri di Fatah lo avevano ridotto, tutti e tre hanno identificato i responsabili della tortura e della morte del prigioniero, costruendo un quadro attendibile dell'evento, che ha trovato conferma di veridicità per numerosi dettagli ricorrenti nelle diverse ricostruzioni.
HRW ha dichiarato che i cosiddetti "paesi donatori" (primi fra tutti Usa e Regno Unito) dovrebbero sospendere ogni genere di finanziamento e sostegno alla fazione Fatah, che ha occupato e dirottato la struttura dell'Anp in Cisgiordania dopo il tentato golpe del 2007, fino a quando Abbas non avrà preso serie misure per accertare le responsabilità dei fatti in questione. La dichiarazione é stata postata mercoledì 16 febbraio sul sito-web dell'organizzazione.
Haitham Amro é morto il 15 giugno 2009 nel quartier generale della cosiddetta 'intelligence' di Fatah, ad Al-Khalil.
Un tribunale militare composto esclusivamente da ufficiali di Fatah cincischiò con la pratica della morte fino al luglio 2010, quando mandò prosciolti i cinque imputati (anch'essi ufficiali di Fatah) che erano stati rinviati a giudizio in relazione ad essa. Oltre alla testimonianza delle tre persone ascoltate da HRW anche l'autopsia di parte palestinese conveniva che Amro fosse stato "torturato a morte".
Haitham Amro era un consigliere della Società musulmana di carità e lavorava come infermiere professionale in due cliniche statali, una da Beit al-Roush e una a Deir Al-Asal, era sposato con tre figli; il suo unico "crimine" era quello di essere un sostenitore di Hamas, la forza politica vincitrice a maggioranza assoluta delle democratiche elezioni palestinesi del 2006.
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giovedì 17 febbraio 2011
Inflazione fuori controllo in Cisgiordania, ennesimo fallimento di Abbas e compagni!
Alla mancanza di dignità nei confronti degli occupanti israeliani e delle loro politiche segregatorie e rapinose, allo scontento per il clima di terrore instillato nella popolazione dalle milizie di fazione promosse a 'forze di sicurezza, lo pseudo-governo di Fatah, che occupa la Cisgiordania dal 2007 in virtù della spaccatura del fronte politico interno palestinese adesso aggiungono un nuovo fallimento: l'inflazione che ha colpito i costi delle derrate più comuni, il cui acquisto si fa ogni giorno più problematico per tutte le famiglie della West Bank.
Farina, riso, zucchero, carne e olio d'oliva, vedono i loro prezzi spiralare fuori controllo: ormai una pagnotta costa circa 90 centesimi di Euro, un litro di benzina 1 euro e 70 centesimi e una bombola di gas per uso domestico oltre 14 Euro.
I Palestinesi della Cisgiordania sono assediati dalla rapidissima erosione del potere d'acquisto dei loro salari, che la stagnazione dell'economia reale ha tenuto fermi ai livelli di sette-otto anni fa. La cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese', dirottata e occupata da Fatah, non ha messo in campo alcun programma di crescita o sviluppo, mentre i vari cacicchi si contentano di tuffare le mani nel cospicuo flusso di aiuti dei 'paesi donatori', di cui una infima parte arriva a essere investita a beneficio della popolazione.
Tutto questo mostra quanto infondate e pretestuose fossero le affermazioni di Ramallah e dei 'paesi donatori' che vantavano una presunta "crescita sostenuta" del PIL cisgiordano; mentre i satrapi di Fatah se la spassano e progettano grandi speculazioni immobiliari i cittadini comuni della West Bank devono destreggiarsi fra aggressioni dei coloni ebrei fondamentalisti, raid e arresti arbitrari da parte dell'esercito israeliano e delle milizie di Fatah e, adesso, anche col problema di mettere un pasto sulle tavole delle loro famiglie.
Arrivedoooorci...! |
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martedì 15 febbraio 2011
Erekat, "negoziatore capo" di Fatah si é dimesso; sprezzante il commento della Jihad islamica
Fonti ufficiale di Fatah, la fazione al potere in Cisgiordania dal 2007, riportano che il "negoziatore capo" Saeb Erekat che rappresentava la cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese' (dirottata da Fatah dopo il suo tentato Colpo di Stato contro Hamas) al tavolo di 'trattativa' con Israele, avrebbe presentato le proprie dimissioni. Come tutti sanno dopo il rilascio delle cosiddette "Palestine Papers" da parte del network giornalistico qatariano Al-Jazeera il ruolo di Erekat nei 'negoziati' era alquanto singolare: anziché cercare di strappare concessioni ai suoi antagonisti israeliani egli era incaricato di prevederne e prevenirne il minimo desiderio rinunciando via via a ogni pretesa rivendicazione palestinese, anche quelle sostenute in maniera più indiscutibile da decenni o addirittura secoli di giurisprudenza internazionale.
Sembra che, poco dopo lo scoppio dello scandalo dovuto a tale sensazionale 'scoop' Erekat sia stato persino indagato dalle autorità di Fatah, per capire se fosse stato coinvolto a qualunque titolo, per colpa o negligenza, nel passaggio delle riservatissime minute e trascrizioni delle sue 'sedute di trattativa' nelle mani dei reporter di Doha. Forse le dimissioni potrebbero essere legate a questa inchiesta interna, che potrebbe avere offeso o screditato il dignitario.
Il 'presidente' (col mandato scaduto da gennaio 2009) dell'Anp, Mahmud Abbas, non si é ancora pronunciato sull'accettazione delle dimissioni.
In compenso non si sono fatte attendere le reazioni al clamoroso gesto; in un comunicato della Jihad islamica il membro del Politburo Nafedh Azzam (a sinistra) ha commentato: "Le dimissioni di Saeb Erekat non ci hanno sorpreso, dopo le rivelazioni di Al-Jazeera e del Guardian la sua posizione era diventata, più che precaria, semplicemente intenibile. Siamo stati più sorpresi, invece, dall'annuncio delle cosiddette 'elezioni anticipate', con cui sembrerebbe che la cricca ai vertici di Fatah voglia provare a prevenire iniziative dirette della popolazione cisgiordana, che a malapena sopporta l'umiliante giogo impostole e guarda con speranza agli esempi delle rivolte vittoriose in Tunisia ed Egitto".
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lunedì 14 febbraio 2011
Dimostranti cisgiordani sfidano di nuovo gli sbirri di Fatah e celebrano a Betlemme la cacciata del cacicco Mubarak!
Cittadini cisgiordani di tutte le età e tutte le estrazioni si sono riuniti nella mattinata del 13 febbraio presso la celeberrima Chiesa della Natività nella cittadina di Betlemme, nella porzione meridionale della West Bank per celebrare la vittoria della Rivoluzione egiziana.
A nulla sono servite le minacce e gli interdetti di Fatah, la fazione venduta al Consenso americano e agli interessi sionisti, che finora avevano scoraggiato gli abitanti di Betlemme, Ramallah, Gerusalemme Est, Hebron dal riunirsi per agitare bandiere egiziane e inneggiare alla caduta del tiranno Mubarak, legato a doppio filo ad Abu Mazen e alla sua cricca.
Il Dottor Mazen Qumsiyeh, già animatore di una similare iniziativa (però precedente le dimissioni del satrapo del Cairo), ha dichiarato: "Siamo riuniti per sostenere l'orgoglio della Nazione araba, per dirci solidali con la lotta per la libertà e l'indipendenza di tutti i popoli fratelli, la nostra lotta é una, al Cairo come qui, a Tunisi come ad Amman".
Dopo alcune brevi orazioni dei membri del locale "Comitato contro l'Occupazione sionista", gli astanti si sono diretti verso la città vecchia. Poliziotti e sgherri dei servizi segreti, gendarmi coloniali dell'Apartheid israeliano, hanno provato a fermare la marcia, trattenendo i presenti nella piazza, ma questa volta la determinazione del popolo ha avuto la meglio.
Snodandosi attraverso le vie dei vecchi quartieri di Betlemme i manifestanti hanno visto le loro file ingrossarsi di metro in metro, abbracciando e festeggiando tutti coloro che si univano al serpente di persone, annunciando simili marce e dimostrazioni contro Fatah e il suo abietto collaborazionismo, al canto di "Oggi il Cairo, domani Ramallah!".
Sciogliendosi con la promessa di un nuovo meeting e una nuova marcia per sabato 19 molti dei dimostranti hanno ritenuto d'obbligo fare una tappa da un vicino venditore di Kunafah, preparazione dolce legata ai matrimoni e agli avvenimenti lieti.
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