Non potendo affrontare la ricchissima, innervatissima e potentissima lobby giudaica che domina la finanza, il cinema, le televisioni e la stampa americana all'inquilino del 1600 di Penn.Ave. Barack Hussein Obama non restano che maniere oblique per esternare la sua insoddisfazione con il Primo Ministro uscente del regime sionista di occupazione della Palestina.
Una di queste, apparentemente, passa per il social network inventato da Mark Zuckerberg.
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martedì 3 febbraio 2015
La diplomazia al tempo dei social network: Obama cancella Netanyahu dagli 'amici' di Facebook!
venerdì 8 giugno 2012
PressTV: "Nessun ruolo politico o dirigenziale negli Usa é al sicuro dall'influenza e dai ricatti della lobby filosionista!"
In questo interessante excerptum di un servizio recentemente andato in onda sull'emittente 'All News' iraniana PressTV gli ospiti Ray McGovern e Philip Giraldi, esperti della comunità di intelligence statunitense e scomode 'voci critiche' riguardo alla sua sempre più profonda permeabilità agli interessi quando non ai 'Diktat' di una piccolissima ma potentissima cricca di lobbisti filosionisti likudnik riflettono con la conduttrice sul caso del licenziamento dell'Ex-ammiraglio Dennis Blair dal suo posto di
Direttore Nazionale dell'Intelligence (vero e proprio 'Zar' della Sicurezza nazionale americana) e su quanto, in merito ad esse, abbiano potuto pesare le trame e i complotti della "Lobby a Sei Punte", in particolare dell'AIPAC.
L'ascolto e la comprensione degli apprezzamenti fatti nei sei minuti di filmato che presentiamo lasciano pochi dubbi su come ormai gli USA siano, di fatto, una nazione a sovranità limitata la cui classe politica é totalmente ostaggio di pochi individui senza scrupoli che col potere del denaro e la manipolazione dei media sono riusciti a deragliare e dirottare quella che dovrebbe essere la più grande 'democrazia' del globo.
L'ascolto e la comprensione degli apprezzamenti fatti nei sei minuti di filmato che presentiamo lasciano pochi dubbi su come ormai gli USA siano, di fatto, una nazione a sovranità limitata la cui classe politica é totalmente ostaggio di pochi individui senza scrupoli che col potere del denaro e la manipolazione dei media sono riusciti a deragliare e dirottare quella che dovrebbe essere la più grande 'democrazia' del globo.
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martedì 6 marzo 2012
Il Popolo Americano si sveglia e riconosce il suo vero nemico: dimostrazione davanti alla Casa Bianca al grido "Occupiamo l'AIPAC!"
Diverse centinaia di manifestanti pacifisti hanno picchettato la Casa Bianca durante l'incontro tra il Presidente americano Barack Hussein Obama e il Premier sionista di Estrema Destra Benji Netanyahu; i dimostranti reggevano cartelli e striscioni che invitavano l'amministrazione Usa ad avere il coraggio del dialogo e del confronto nei riguardi della Repubblica Islamica e ad abbandonare il ritmo della retorica provocatoria e bellicista impostole dalla lobby filosionista allineata a organizzazioni come AIPAC e simili: "Occupiamo l'AIPAC" era uno degli slogan più in voga, sulla falsariga di 'Occupiamo Wall Street'.
E' una delle prime volte che il Popolo Americano si rende conto di quanto pernicioso e contrario ai suoi rapporti sia il legame fra lobby filoisraeliane e Governo Usa, in base al quale la Casa Bianca invia ogni anno TRE MILIARDI DI DOLLARI a Tel Aviv come "aiuti per il terzo mondo" e regolarmente, in tempo di elezioni statali, parlamentari e presidenziali, il Governo sionista di occupazione della Palestina usa questa MOSTRUOSA quantità di denaro che "rigira" abilmente a organizzazioni della 'Lobby a Sei Punte' per "segare le gambe" a ogni candidato non apertamente schierato a favore di Israele, finanziando oltre misura i suoi avversari filosionisti.
Ormai chi debba sedere nei palazzi governatoriali dei cinquanta stati, nel Campidoglio o nello Studio Ovale non viene più deciso nelle urne elettorali, ma nei banchetti e nei ricevimenti della Lobby seipuntuta, dove, in stanze ben distanti dall'attenzione dell'opinione pubblica (regolarmente distratta dai media in mano a Sion) viene deciso quale candidato filoisrahell sostenere e mandare a occupare le varie cariche. Obama, che dopo avere vinto le primarie democratiche grazie al sostegno 'grassroot' degli attivisti di base del suo partito commise il madornale e imperdonabile errore di includere la Strega Clinton (legata a doppia mandata alla lobby sionista) nella sua squadra di Governo come 'gesto sportivo' é totalmente succube di questo sistema perverso e infatti durante l'incontro con Netanyahu ha dovuto fare 'atto di sottomissione' promettendo di "usare il potere degli Usa contro l'Iran" nella speranza che l'AIPAC e le altre componenti della lobby pro-Tel Aviv non finanzino troppo la campagna elettorale di Mitt Romney, il fondamentalista filosionista che lo sfiderà in estate per le elezioni presidenziali.
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giovedì 1 marzo 2012
Drone-assassino di Obama prima massacra dozzine di civili in una baraccopoli somala, poi si schianta al suolo vicino a una base militare!
Un drone assassino della Casa Bianca, "regalo umanitario" del Presidente di colore USA "tanto vicino" alle popolazioni del Sud del Mondo da mandare i suoi robot-killer a visitarle e massacrarle sempre più spesso, ha ucciso dozzine di persone bombardando coi suoi razzi e con le sue bombe guidate una baraccopoli a Sud di Mogadiscio, la capitale della Somalia, secondo quanto riportato dagli inviati dell'emittente iraniana PressTV.
Poche ore dopo, un velivolo senza pilota, non é chiaro se lo stesso responsabile della strage di civili di poco prima (anche se pare probabile) si é schiantato presso la base militare di Halane, sempre a Sud della capitale somala. L'incidente, che si ricollega a una vera e propria "strage" di droni verificatasi alcuni mesi orsono a causa di 'virus' informatici diffusisi nei loro software di navigazione e all'impiego di avanzate contromisure elettroniche, che qualcuno vorrebbe portate nel paese da emissari iraniani, é stato confermato dall'Ufficio Informazioni dell'Esercito governativo.
Il 'Governo' somalo controlla poco più della capitale e delle province immediatamente circostanti; il resto della Somalia é preda dell'anarchia, dell'arbitrio di Signori della Guerra, clan di Pirati, milizie locali e truppe di invasione straniere come quelle etiopiche e kenyote, sostenute da Usa, Israele, Francia e altre arroganti potenze imperialiste che vogliono trarre il massimo vantaggio dal caos e dalla sofferenza della popolazione locale, perseguitata anche dagli effetti di siccità e carestia che solo di recente sono state "downgradate" dal livello di "emergenza umanitaria", ma rimangono comunque una grave e dolorosa realtà.
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domenica 5 febbraio 2012
Drone assassino di Barack Obama si schianta in un campo profughi di Mogadiscio, gli 'askari' dell'AMISOM cacciano i rifugiati per recuperarlo!
Un drone 'Predator', robot-assassino dell'Impero americano, é precipitato ieri in Somalia, cadendo dritto in mezzo a un capo profughi dove si affollavano i disperati in fuga dalle regioni più duramente colpite dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che ha scatenato in questi mesi una carestia i cui effetti solo ora cominciano a farsi meno drammatici.
Il campo in questione, di nome Badbado, nel distretto di Dharkenley é stato prontamente invaso dalle truppe AMISOM (la 'missione' in Somalia dell'Unione Africana, una delle molte leve di ingerenza imperialista nel paese, africani che fanno da 'bachi bozouk' per gli americani e altri sfruttatori) che, con la violenza, lo hanno sgombrato dagli occupanti per poter recuperare il rottame dell'UAV.
L'inquilino nero della Casa Bianca Barack Obama sta ricevendo sempre più critiche per il suo "eccessivamente disinvolto" uso di droni teleguidati in zone come il Pachistan, lo Yemen e la Somalia, che ha portato di recente a vere e proprie debacle come la perdita di almeno una dozzina di velivoli senza pilota nel Corno d'Africa e di tre o quattro sull'Iran, ultimo dei quali l'avanzatissimo e ritenuto "invisibile" RQ-170 della Northrop.
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domenica 29 gennaio 2012
Il dittatore yemenita Saleh arriva negli Usa, rifugio sicuro per tutti i tiranni come lui, altro che "democrazia"!
Ali Abdullah Saleh, per trent'anni signore assoluto dello Yemen (prima solo del Nord, poi dopo il suo attacco a tradimento anche di quello del Sud), 'macellaio di Sanaa', proconsole imperiale della Casa Bianca, di Riyadh e di Tel Aviv ha lasciato (forse definitivamente) il Medio Oriente dopo essere fuggito dalla capitale del suo ex-feudo in Oman e si é rifugiato negli Usa, dove spera di trovare accoglienza e asilo. Infatti, nonostante tutte le pretese dei comunicati stampa che ossessivamente ripetono come questa dovrebbe essere "solo una visita temporanea per motivi clinici", molti sono gli osservatori che ritengono che Saleh non tornerà mai più in patria.
Come potrebbe del resto? Odiato e inviso come pochi altri, ha ricevuto nelle ultime settimane la prova definitiva di come i suoi cittadini non siano affatto disposti a concedergli quella impunità esplicitamente invocata dall'accordo per il "passaggio di poteri" stilato dal Consiglio delle monarchie arabe del Golfo Persico, e anzi, in queste stesse ore tutti i cittadini che prima dimostravano per la sua rimozione adesso stanno invocando la sua estradizione e restituzione allo Yemen affinché possa processarlo per i suoi innumerevoli crimini.
Anche per questo il Governo del "nobel per la pace" Obama ha subito specificato che "per tutto il periodo che trascorrerà negli Usa" Saleh sarà protetto da immunità diplomatica, di che genere poi non si sa visto che, ufficialmente, Saleh non ricopre più alcuna carica ufficiale in Yemen e sarebbe quindi equiparabile a un privato cittadino. Ma si sa, nel 'paese della democrazia' (per chi ci crede!) la differenza fra gli alti e nobili principi ampollosamente enunciati nella Costituzione e la realtà dei fatti é vasta e sconfortante...
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sabato 21 gennaio 2012
Quotidiano sionista di Atlanta invoca l'assassinio di Obama, pensate se lo avesse fatto un quotidiano arabo!
"Uccidere Obama è un'opzione". E' questo quanto si é potuto leggere in una recente edizione dell'Atlanta Jewish Times, quotidiano di riferimento della comunità ebraica filosionista della metropoli della Georgia. Noi, cresciuti volenti o nolenti a pellicole hollywoodiane la Georgia richiama sempre alla mente immagini del caloroso e sonnolento Sud ante Guerra Civile, con le mansion dei possidenti di origine scozzese e gallese risplendenti di stucchi come in "Via col Vento", mai avremmo creduto che tra i gentiluomini in giacca bianca e cravattino nero ci fossero così tanti sionisti da avere persino bisogno di un loro quotidiano, men che meno che dalle sue colonne costoro potessero invocare per Obama la stessa sorte di Kennedy, McKinley e Abramo Lincoln!
Invece Andrew Adler, direttore del fogliaccio incriminato ha fatto proprio questo e aspettiamo con ansia la notizia che il Servizio Segreto, la branca dei servizi Usa che si occupa dell'incolumità dell'inquilino (ancorché nero) della Casa Bianca, vada a fargli una visitina, almeno, così, per dovere di apparenza. Poi sappiamo benissimo che con il potere DEVASTANTE dato alla lobby sionista filoisraeliana dal gioco perverso dei finanziamenti elettorali, in questo anno di campagna per novembre 2012 ai rappresentanti del 'popolo eletto' sarà concesso di dire (e probabilmente fare) praticamente qualunque cosa senza tema di conseguenze di sorta.
Per Adler uccidere Obama è una delle tre opzioni a disposizione di Israele per tutelare la propria sicurezza e garantire la propria sopravvivenza. "Prima opzione: attaccare Hezbollah e Hamas. Seconda: la distruzione ad ogni costo degli impianti nucleari dell'Iran. Terza: assassinare Obama". Adler spiega nell'articolo che l'uccisione del presidente americano - secondo lui un nemico giurato di Israele - va soppesata di fronte all'alternativa, che può essere lo sterminio (addirittura!) di sette milioni di abitanti di Israele in caso di attacco da parte dell'Iran. Perché poi l'Iran debba attaccare Israele, Adler non si perita di spiegarlo.
In seguito al furore mediatico l'articolo é stato ovviamente rimosso dal sito del giornale sionista, ma siamo riusciti a trovarne la trascrizione qui!
Mah!
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lunedì 12 dicembre 2011
Nuovo ambasciatore sionista arriva al Cairo: avrà già prenotato il biglietto di ritorno?
Nelle commedie italiane degli anni '50 gli impiegati pubblici venivano "minacciati" di essere mandati in Sardegna, a Lampedusa o a Filicudi; se volessimo girare un testo brillante ambientato nei ranghi e negli uffici del servizio diplomatico sionista la 'dannata assegnazione' sarebbe certamente quella egiziana visto che, da quando é stato cacciato il dittatori Mubarak, numerosi moti popolari si sono scatenati attorno all'ambasciata del regime dell'Apartheid, risultando perfino nell'invasione dei suoi piani inferiori e nell'evacuazione via helipad del personale diplomatico, come a Saigon nel 1975.
Adesso, dopo la precipitosa fuga seguita all'abbattimento della barriera in cemento fatta installare da Tantawi e soci l'ambasciatore di Israele torna al Cairo, ma non é più il 'povero' Levanon che evidentemente ha fatto abbastanza 'purgatorio' fungendo da bersaglio per la rabbia e l'indignazione dei cairoti; in sua vece arriva (non sappiamo se 'punito' o al contrario ritenuto di 'spalle larghe' a sufficienza da poter reggere il difficile incarico) Yaakov Amitai, che così chiude a novanta giorni l'assenza di un rappresentante ufficiale di Tel Aviv nella capitale egiziana, da quando vennero firmati gli Accordi di Camp David.
Quanto durerà la sua permanenza?
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martedì 8 novembre 2011
Precipita un altro drone americano in Africa Orientale; le truppe di Nairobi si spingono addentro ai confini Somali!
Un altro drone senza pilota americano si é schiantato al suolo a sud della Somalia (ormai diventata un vero e proprio cimitero per questi velivoli telecomandati, da quando nei loro cervelli elettronici hanno iniziato a insinuarsi virus e malware di sospetta origine cinese), precisamente nei pressi del confine tra l'ex colonia italiana e quella ex-britannica del Kenya.
L'apparecchio, probabilmente decollato proprio dall'ex possedimento di Sua Maestà britannica, sarebbe precipitato nei dintorni del porto di Kisimayo, secondo quanto confermato indirettamente da un ufficiale dell'Esercito somalo. Pare che il drone stesse agendo in sostegno alla presenza militare keniota al di là del confine. I militari di Nairobi, infatti, sono da tempo diventati la nuova 'longa manus' dell'imperialismo angloamericano nell'area, sostituendo gli Etiopi che anni addietro, dopo un disastroso periodo di occupazione militare del vicino paese (una volta rivale per la supremazia nel Corno d'Africa, ai tempi di Menghistu e di Siad Barre), batterono in ritirata a causa delle gravi perdite inflitte loro dai guerriglieri musulmani.
Tuttavia, forse memore di quanto la presenza militare etiope avesse alienato al "Governo centrale" le simpatie della popolazione il Presidente somalo (pure appoggiato dalle potenze imperialiste) Sheik Sharif Ahmed ha dichiarato più volte la propria contrarietà alla presenza militare keniota su suolo somalo. Tuttavia, come i nostri lettori possono bene immaginare, il mezzo keniota Obama se ne fa assai delle opinioni e delle preferenze del Presidente Ahmed.
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venerdì 4 novembre 2011
L'ambasciata sionista al Cairo starà chiusa per mesi; 73 egiziani ricevono sentenze simboliche per l'attacco e vengono rilasciati!
Fonti radiofoniche israeliane sembrano confermare la voce circolata in questi giorni che, su indicazioni del Governo di Ultradestra presieduto da Benji Netanyahu, la sede diplomatica sionista nella capital egiziana rimarrà chiusa a tempo indefinito, almeno per diversi mesi; tutto il personale diplomatico distaccato in Egitto ha infatto ricevuto nuove assegnazioni.
Ricordiamo che l'ambasciata venne presa d'assalto dalla folla inferocita per l'uccisione di sei guardie confinarie del Cairo da parte di un elicottero del regime ebraico, avvenuta durante le cieche e brutali "Vergeltungen" messe in atto da Tel Aviv dopo la riuscita operazione della Resistenza palestinese che aveva preso di mira un pullman di militari israeliani nella cittadina di Eilat.
Intanto, negli scorsi giorni, settantatrè dei manifestanti responsabili dell'assalto alla sede diplomatica sono stati giudicati colpevoli di violenza contro rappresentanti dell'Esercito (che cordonava la sede diplomatica dopo averla circondata di un muro di elementi di calcestruzzo, andato abbattuto) e sono stati condannati a sei mesi di carcere con la condizionale. In conseguenza di ciò sono stati tutti immediatamente rilasciati dopo la lettura delle sentenze.
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sabato 10 settembre 2011
L'ambasciata israeliana al Cairo assaltata e semidistrutta dalla folla, l'ambasciatore Levanon in fuga, foto e video esclusivi!
Riceviamo aggiornamenti rispetto al post precedente che ci dettagliano come praticamente tutto l'edificio dell'ambasciata israeliana del Cairo sia stato attaccato e semidistrutto dalla folla inferocita; l'ambasciatore sionista Yithzak Levanon, che dopo una prolungata assenza mascherata da "vacanza con la famiglia" era tornato alla sua sede proprio questa settimana ha dovuto rapidamente ri-prendere i bagagli in mano e venire scortato dalle forze di sicurezza egiziane all'aeroporto.
Ridicola e imbelle come al solito la 'reazione' dell'inquilino nero della Casa Bianca, tanto bravo a fare bei discorsi davanti a platee di dittatori ammaestrati (proprio al Cairo, in un 2009 che oggi sembra distante due decadi invece che due anni) quanto tentennante e inconcludente quando é messo di fronte a quelle crisi di politica estera che dovrebbero essere la prova suprema della "stoffa" di uno statista. Barack Obama ha telefonato al Maresciallo Tantawi raccomandandogli di 'rispettare la legge internazionale', scordandosi che la legge internazionale ha come fondamento la volontà dei popoli e se il popolo egiziano ha deciso di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche con il regime ebraico non c'é Maresciallo o giunta militare che possa fargli cambiare idea.
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sabato 6 agosto 2011
Colpo grosso nel Wardak! La Resistenza afghana abbatte un CH-47 Nato ed elimina 38 occupanti stranieri!!
Un CH-47 delle forze NATO (organizzazione terrorista del nordatlantico) é stato colpito e distrutto dai resistenti afghani che da oltre dieci anni si oppongono strenuamente all'occupazione del loro paese da parte delle truppe imperialiste americane e da quelle dei loro deboli e ipocriti lacché europei. I morti fra i passeggeri sono almeno 38; in massima parte americani ed europei anche se alcune voci affermano che a bordo potevano esserci alcuni scherani del governo collaborazionista di Hamid Karzai, l'ex dipendente della multinazionale Usa UNOCAL, nominato 'Presidente dell'Afghanistan' a furia di brogli elettorali e bustarelle pagate ai clan del narcotraffico.
Il velivolo NATO é stato colpito da un "proiettile" lanciato dalla Valle di Tanji, nella provincia del Wardak; nonostante che il comando degli occupanti abbia cercato inizialmente di attribuire la causa all'ennesimo "guasto meccanico", prove e testimonianze evidenti hanno subito tolto ogni credibilità a tale pretesa, costringendo i militari occidentali ad ammettere che il merito dell'azione va al coraggio e all'intraprendenza delle forze della Resistenza. Persistono tuttavia contrasti sulle modalità dell'abbattimento; la NATO parla semplicemente di una 'granata a razzo' (come quelle delle armi anticarro RPG-7 o -16) sparata contro il birotore da trasporto ma, tra gli osservatori, non manca chi ipotizza che il proiettile usato sia stato un ben più sofisticato missile spalleggiabile modello 'Stinger' (americano) o 'Igla' (russo), in grado di ingaggiare un bersaglio a quote medio alte e di centrarlo anche a dispetto di manovre evasive.
Sia come sia, l'attacco é il maggiore successo delle forze della Resistenza in dieci anni; mai così tanti militari occupanti erano stati eliminati in un colpo solo; l'inquilino nero della Casa Bianca, dopo il gravissimo imbarazzo del 'declassamento' del debito americano da parte degli sciacalli di Standard and Poor's (un evento inaudito fin dalla fondazione dell'agenzia, nel 1917) ha dovuto affrontare una nuova crisi, estendendo messaggi di condoglanze a destra e a manca. I primi mesi del 2011 hanno finora portato circa 400 morti alle truppe NATO, contro i circa cinquecento del 2010 (finora l'anno più sanguinoso), seguendo un trend che vede le perdite degli eserciti occupanti in costante crescita dal 2003 in avanti.
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domenica 29 maggio 2011
Amr Moussah: "I Palestinesi devono insistere sulla strada che porta al riconoscimento del loro Stato all'ONU!"
In uno degli ultimi messaggi relati in veste di Segretario Generale della Lega Araba il diplomatico cairota Amr Moussah, in procinto di rassegnare le dimissioni per dedicarsi a tempo pieno alla propria campagna elettorale di candidato alla presidenza dell'Egitto ha dichiarato che i Palestinesi dovrebbero intensificare i loro sforzi per dichiarare un loro Stato unilateralmente e cercare il riconoscimento delle Nazioni Unite, visto che tutti i tentativi di dialogo con Israele si sono dimostrati futili e sterili.
"La via da percorrere é quella che porta a un riconoscimento ufficiale al Palazzo di Vetro, attraverso la lotta per il riconoscimento politico"; Moussah ha anche dichiarato che i Palestinesi devono trarre le conclusioni dei recenti discorsi del Primo Ministro Benji Netanyahu, dai quali traspare evidentemente l'impossibilità di arrivare a qualunque accordo o intesa con lo Stato ebraico.
Obama aveva tentato di convincere il Premier sionista della necessita che Israele tornasse ai confini del 1967 ma, a causa della immediata e velenosa della potentissima Lobby a Sei Punte il Presidente Usa é stato costretto a rimangiarsi le sue pur logiche e condivisibili affermazioni, in una umiliante dimostrazione come ormai sia "la coda (Israele) ad agitare il cane (gli Usa)".
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sabato 21 maggio 2011
Al-Sadr avverte gli americani: "Se non sarete fuori dall'Irak a Dicembre l'Esercito del Mahdi tornerà in armi per le strade!"
Moqtada al-Sadr, l'influente chierico sciita il cui movimento politico conta ben sette ministeri "chiave" nell'Esecutivo di Nouri al-Maliki ha esplicitamente messo in guardia i generali americani (e tramite loro la Casa Bianca) dalle conseguenze del prolungare oltre il termine stabilito tre anni fa la permanenza delle truppe di occupazione nel paese mesopotamico, invaso nel 2003 sull'onda dell'avventurismo militare bushevico fomentato dalla lobby neocon filosionista dei Perle, dei Wolfowitz e dei Rumsfeld.
L'avvertimento, lanciato nella Grande Moschea di Kufa durante le preghiere del venerdì é stato quindi reiterato da Dhiya al-Showki, capo del Comitato Sociale del movimento sadrista, che ha invitato il Primo Ministro Nouri al Maliki a dare seguito fino in fondo agli accordi sottoscritti nel 2008, all'ingresso di Obama alla Casa Bianca, secondo i quali tutte le forze militari Usa dovranno essere fuori dall'Irak al 1 gennaio 2012.
Per rendere più chiaro cosa accadrebbe in caso contrario, la milizia sciita leale ad Al-Sadr, l'Esercito del Mahdi, ha in programma una parata senza armi per le strade di Baghdad, riguardo la quale le autorità locali non hanno avuto altra scelta al di fuori della concessione immediata del nulla osta e relative autorizzazioni. Nelle parole di un comandante della milizia nei sobborghi sciiti della capitale (soprannominati 'Sadr City' in onore del padre di Moqtada, ucciso da Saddam Hussein) "Vogliamo dimostrare agli americani che rifiutiamo la loro occupazione, e che se tenteranno di estenderla vi saranno gravi conseguenze!".
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Obama cerca di incantare il Mondo Arabo con promesse fumose e giochi di specchi, secca replica di Hamas e Jihad Islamica!
A riprova della disperata situazione in cui si trova, ieri l'inquilino della Casa Bianca che risalta molto quando si fa fotografare sul patio di fronte alla sua residenza si é lanciato in una confusa, tortuosa, tentennante concione rivolta allo scenario geopolitico dove, raccogliendo i frutti di oltre settanta anni di errori e politiche controproducenti, la sua amministrazione ha avuto negli ultimi mesi l'ingrato compito di mietere una copiosa messe di rovesci e sconfitte, garantite però, questo bisogna dirlo per onestà, dall'arroganza e dalla miopia di quelle che la precedettero, appunto, da decenni a questa parte.
Obama ha alternato blandizie come la promessa di 'aiuti economici' (Aiuti economici? Con il debito pubblico usa sull'orlo del default? More likely than you think!) a Tunisia ed Egitto, nella speranza di disinnescarne la marcia verso la democrazia e il prevalere dei partiti a ispirazione musulmana, ad accenni alla fittizia 'rivoluzione verde' iraniana e alla sua altrettanto 'colorata' (di sangue finto) presunta 'martire' (fotografata in seguito viva e vegeta con croci al collo), ha "finto" di fare la voce grossa con il Regime sionista (quando basterebbe tagliargli i viveri per vederlo collassare e obbedire a qualunque diktat washingtoniano), senza scordare di cercare di difendere l'indifendibile, cioé giustificare il suo "diritto divino" di poter scatenare droni assassini e squadroni della morte in giro per il mondo senza per questo sentirsi di dover rinunciare all'autoassegnata qualifica di "paladino di luce e bene e democrazia" dell'universo mondo.
Ovviamente il Mondo Arabo e musulmano, fortemente avviato lungo un sentiero che lo porterà molto distante dalla sfera d'influenza dell'imperialismo statunitense (fino a ieri ancora prevalente nella regione), non ha dedicato molta attenzione ai vaniloqui di Obama, salvo qualche nota per evidenziarne squilibri, contraddizioni e inattualità. Ha iniziato Daoud Shihab, portavoce del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, stroncando la giaculatoria obamiana come "Esibizionistica manifestazione tesa a vendere fumo e illusioni".
Shehab ha aggiunto che il Mondo Arabo e musulmano hanno più volte assaggiato i frutti amari delle politche imperialiste e oggi le popolazioni della regione sono unanimi nel rivoltarsi contro governi e tiranni asserviti agli Usa, che sono stati presi alla sprovvista e si sono lanciati in una improvvida campagna militare nel tentativo di guadagnare in Libia quel che avevano perso in Egitto e Tunisia, rimanendo impantanati in un ennesimo stallo.
A stretto giro é arrivato anche il commento di Hamas, secondo il quale l'arroganza mostrata verso i paesi arabi (che dovrebbero 'svendere' le conquiste delle loro rivoluzioni per qualche 'aiuto economico') stride con l'eccessiva cautela mostrata nei confronti di Israele (che riceve miliardi di dollari l'anno senza nessuna condizione) dimostra la evidente "parzialità del Presidente americano in favore dell'Occupazione sionista, a spese dei naturali Diritti nazionali palestinesi".
"Obama prima parla di 'diritto' delle nazioni a libertà e dignità e subito dopo si dichiara pronto a difendere la 'natura ebraica' di Israele, ipso facto negando la libertà e la dignità della nazione palestinese e incoraggiando l'Occupazione sionista a commettere nuovi crimini e ad accelerare le sue operazioni di pulizia etnica". Hamas ha ricordato come il più grande e incoraggiante risultato verso una positiva risoluzione della questione nazionale palestinese, cioé la sigla del Protocollo di Riconciliazione tra le fazioni palestinesi, sia stata raggiunta non già grazie all'intervento o al coinvolgimento degli Usa, ma anzi, proprio grazie alla frustrazione e alla sconfitta dei loro piani e delle loro ambizioni nell'area mediorientale/nordafricana. Ciò dimostra sufficientemente che la strada verso la soluzione definitiva delle questioni regionali non solo non passa per Washington, ma nemmeno nelle sue vicinanze.
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martedì 26 aprile 2011
Il settanta percento degli Egiziani desidera che la nuova costituzione del paese rifletta i valori del Corano
Con una ricerca statistica effettuata nelle ultime settimane e pubblicata recentemente, i cui risultati sono quasi immediatamente stati ripresi e amplificati dall'emittente iraniana di lingua inglese PRESStv, lo statunitense "Centro ricerche Pew per il Popolo e la Stampa" ha verificato che poco meno dei tre quarti dei cittadini egiziani interrogati, secondo un campione socio-economicamente rappresentativo del totale della popolazione, desiderano che le nuove leggi che amministreranno il Paese delle piramidi del dopo-Mubarak siano "ispirate ai valori del Corano".
Una percentuale comparabile degli intervistati ha detto che vorrebbe vedere una decisa o maggioritaria presenza di partiti politici di ispirazione musulmana nella Camera dei rappresentanti che uscirà dalle urne l'autunno venturo, per l'elezione della quale si terranno le prime elezioni politiche genuinamente democratiche della storia del paese.
Altri interessanti risultati dell'indagine a campione svelano che il 54 per cento degli intervistati abrogherebbe unilateralmente lo squilibrato e umiliante 'Accordo di Pace di Camp David', sottoscrito da Sadat al momento del suo 'voltafaccia' che lo portò a passare nel campo filoamericano e filoisraeliano abbandonando il ruolo di prima fila che fino a quel momento Il Cairo aveva avuto nella lotta contro lo Stato ebraico.
Il 79 per cento degli interrogati pensa che l'Egitto in futuro dovrà "distanziarsi" il più possibile, politicamente parlando, dalle posizioni di Washington e degli stati occidentali legati agli Usa; il 64 per cento, inoltre, ripone "poca o nulla fiducia" nella figura e negli intenti dell'inquilino della Casa Bianca Barack Hussein Obama.
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venerdì 22 aprile 2011
La lobby ordina e Obama e Sarkò si prostrano: "Niente armi per il Libano!". A Teheran si sente odore di nuove esportazioni verso Beirut!
Secondo il famigerato 'tabloid per semi-analfabeti' "Maariv" la lobby filoisraeliana ramificata e infiltrata in tutti i paesi occidentali sarebbe riuscita, attraverso pressioni, minacce e ricatti, a far cancellare a Francia e Stati Uniti i programmati contratti per l'esportazione di armi verso il Libano, a causa del rovesciamento delle maggioranze parlamentari che ha portato al potere il blocco progressista di Amal, Hezbollah, Libero Movimento Patriottico, SSNP e Partito socialista druso.
Gli accordi prevedevano la vendita a Beirut di aerei leggeri da interdizione, elicotteri, missili anticarro e armi leggere. Naturalmente Israele era d'accordo con queste vendite quando sperava di riuscire a far ri-precipitare il Libano nell'incubo della guerra civile grazie ai suoi lacché falangisti Samir Geagea e sunniti filo-sauditi come Saad Hariri; perché in questo caso le armi occidentali sarebbero servite a uccidere gli sciiti, i maroniti progressisti, gli armeni di sinistra e i comunisti libanesi.
Ora però con Hassan Nasrallah, Michel Aoun e Nabih Berri sono saldamente al potere nel "Paese dei Cedri", scatta il contrordine, visto che l'esercito libanese sta progressivamente saldandosi con le forze della Resistenza che già nel 2006 hanno respinto l'invasione sionista, Tel Aviv non vuole certo contribuire al loro rifornimento.
Ovviamente la decisione, oltre a mostrare l'imbelle servilismo con cui le 'potenze' occidentali si inginocchiano a ogni ordine che arriva dalla lobby ebraica, non avrà alcun effetto detrimentale per l'arsenale libanese, Beirut é già pronta a rivolgersi all'Iran per tutti i suoi bisogni di difesa e la Repubblica Iraniana sarà certamente grata al regime sionista per la forte cifra che andrà ad aggiungersi alla sua bilancia delle esportazioni. Proprio in questi giorni é circolata la notizia che gli ingegneri persiani siano riusciti a mettere a punto una nuova versione del missile TOW con un minore ingombro, precisione migliorata e, soprattutto, raggio d'azione aumentato di oltre il duecento per cento, da tre chilomteri e settecento metri a circa otto.
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sabato 19 marzo 2011
Scioccanti ed esclusive immagini della mattanza in Yemen! Dov'é l'ONU? Dove sono Obama, Sarkozy, La Russa???
Immagini sconvolgenti quelle che arrivano in queste ore da Sanaa, nello Yemen, dove una strage forse ancora più grave di quella che ha funestato il Bahrein si é consumata nelle ultile 48 ore, quando il Presidente-tiranno Ali Saleh (un tempo amicissimo di Saddam Hussein, ora a suo agio con Madama Clinton e gli altri esponenti della lobby a sei punte che tira le fila della Casa Bianca) ha scatenato i suoi cecchini contro i dimostranti che si stavano riunendo, dopo le preghiere del venerdì, nella piazza dell'Università.
Mentre ONU e NATO strepitano di interventi militari contro Gheddafi e i telegiornali e gazzette del ciarpame disinformativo italiota si riempono di solenni imbecilli gallonati e di patetici individui che discettano di guerra e bombardamenti con nozioni piluccate dalla pornografia bellicistica di Tom Clancy e dai videogiochi, ci si chiede cosa abbiano "in più" i civili libici per meritarsi un pronto e immediato 'sostegno militare' da parte di Obama e Sarkozy e cosa invece manchi agli yemeniti per meritarsi anche solo un trafiletto nella fanfara mediatica occidentalista.
Immensa ammirazione desta l'operato di medici e infermieri che, in postazioni improvvisate, dove spesso manca persino il dannunziano 'frusto di corda' per legare ai pazienti la cartella clinica, nonostante le ferite da loro stessi subite, si prodigano per salvare quante più vite possibile, operando in condizioni che ricordano le vere e proprie zone di guerra.
Nonostante tutto ciò, nonostante la ferocia, la disperazione, il sangue e l'ipocrisia dell'occidente, il popolo yemenita non si lascia abbattere, nelle sue istanze di riscatto e di democratizzazione; Ali Saleh imparerà ben presto che trenta, quaranta o persino sessanta morti non rinsalderanno affatto il suo pericolante scranno del potere.
Mentre ONU e NATO strepitano di interventi militari contro Gheddafi e i telegiornali e gazzette del ciarpame disinformativo italiota si riempono di solenni imbecilli gallonati e di patetici individui che discettano di guerra e bombardamenti con nozioni piluccate dalla pornografia bellicistica di Tom Clancy e dai videogiochi, ci si chiede cosa abbiano "in più" i civili libici per meritarsi un pronto e immediato 'sostegno militare' da parte di Obama e Sarkozy e cosa invece manchi agli yemeniti per meritarsi anche solo un trafiletto nella fanfara mediatica occidentalista.
Immensa ammirazione desta l'operato di medici e infermieri che, in postazioni improvvisate, dove spesso manca persino il dannunziano 'frusto di corda' per legare ai pazienti la cartella clinica, nonostante le ferite da loro stessi subite, si prodigano per salvare quante più vite possibile, operando in condizioni che ricordano le vere e proprie zone di guerra.
Nonostante tutto ciò, nonostante la ferocia, la disperazione, il sangue e l'ipocrisia dell'occidente, il popolo yemenita non si lascia abbattere, nelle sue istanze di riscatto e di democratizzazione; Ali Saleh imparerà ben presto che trenta, quaranta o persino sessanta morti non rinsalderanno affatto il suo pericolante scranno del potere.
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sabato 29 gennaio 2011
La Casa Bianca provò, invano, a corteggiare lo "Scilipoti libanese" prima del voto di martedì (che ha visto Mikati prevalere)
Esattamente a Mezzogiorno meno due minuti di martedì 25 gennaio scorso, un parlamentare cristiano eletto nei ranghi dell'Alleanza del 14 marzo in un collegio della Valle della Bekaa, tale Nicola Fattoush (sopra), si é alzato dal suo banco per pronunciare il proprio voto nel ballottaggio fra Saad Hariri e Najib Mikati, scegliendo di sostenere il secondo.
Mikati avrebbe comunque vinto 67 a 61 anche senza il cambio di casacca di Fattoush, ma questo voto, tuttavia, reca con sé un importante significato politico, non solo libanese, ma regionale e internazionale, visto che, poco prima di dichiararsi per il candidato dell'alleanza di centrosinistra, l'onorevole Fattoush era stato visitato nel suo collegio elettorale nientepopodimeno che dall'ambasciatrice a stelle e strisce nel Paese dei Cedri, Maura Connelly in carne ed ossa. Immaginatevi se, il 13 dicembre 2010, Siquilini o Scilipoti avessero ricevuto una pubblica visita dell'ambasciatore di Washington David Thorne, venuto a implorarli di votare pro o contro la fiducia a Berlusconi. Il paragone rende l'idea?
Se ancora la prospettiva non fosse chiara lasciateci aggiungere che lasciare correre il proprio massimo rappresentante diplomatico da una figura politica minore come Mr. Fattoush (Nicola, non volercene) rappresenta solo l'ultimo esempio di come Obama e il suo Dipartimento di Stato rimpinzato di filosionisti non abbiano uno straccio di strategia riguardo il Libano (ma anche gran parte del Medio Oriente): limitandosi, sporadicamente, a esercitare incostanti picchi di pressione "massimalistica" su coloro che percepiscono come 'alleati' mentre si rifiutano ostinatamente di dialogare e discutere con gli 'avversari'.
Adesso che gli 'alleati' degli Usa sono all'opposizione e che l'antica Fenicia é guidata da una coalizione che ha a cuore la sua autonomia e indipendenza, la Casa Bianca avrà bisogno di un approccio affatto simile a quello tenuto finora. Obama deve riuscire finalmente a svincolarsi dalla rozza e ristretta mentalità "o con noi o contro" che ha ereditato dall'Amministrazione neocon di Bush e dei bushevichi, perché il grosso fallo di Barack Hussein é proprio questo, anche in politica estera non ha avuto il coraggio di distaccarsi dalle fallimentari politiche del predecessore; a parte qualche discorso ispirato il timore di venire 'grigliato' dalla critica é stato più grande dell'ambizione di incarnare quel 'cambiamento' che tanto il suo comitato elettorale aveva strombazzato in lungo e in largo durante la corsa al Campidoglio.
Il fulcro della politica bushevica in Libano si concentrava nell'ossessivo mantra "distruggere Hezbollah, distruggere Hezbollah, distruggere Hezbollah"; come risultato ha portato una guerra sanguinosa scatenata da Israele che si é trasformata in una clamorosa sconfitta (la seconda per mano dei militanti sciiti, e di gran lunga più netta di quella del 2000), in un trampolino di popolarità per il movimento che ora partecipa della coalizione di Governo. La Siria, sostenitrice degli sciiti (secolari -Amal- o religiosi -Hezbollah-) ha visto crescere nuovamente il suo prestigio e la sua influenza nel Paese, questa volta senza l'incomodo logistico e l'imbarazzo diplomatico di dover mantenere un contingente di occupazione fra Beirut, Tiro e Sidone.
Non solo, ma oggi gli alleati di sciiti e siriani si contano a migliaia fra i cristiani maroniti guidati da Aoun, che nel 1990 combatté sanguinose battaglie contro gli armati di Assad e, una volta cementata, una coalizione tanto trasversale e tanto popolare nel paese, ha avuto buon gioco a screditare le goffe manovre del Tribunale speciale e i suoi tentativi di 'fabbricare' un'accusa credibile contro la Siria prima, ed Hezbollah poi.
| La Russia di Medvedev ha già iniziato a 'regaliare' di carri armati, elicotteri e artiglierie il Libano, non si vede perché dovrebbe smettere... |
L'unico sentiero produttivo potrebbe essere la riapertura immediata di colloqui Siro-Israeliani sullo status delle Alture del Golan, un approccio indiretto che potrebbe in qualche modo indurre Bashir Assad a 'svincolarsi' dai partner sciiti di Beirut e Teheran, nella speranza di riavere con le trattative ciò che suo padre perse con le guerre. Ma, ovviamente, per prendere questa strada, Obama dovrebbe avere i 'cojones' politici e morali per imporre la sua visione a Netanyahu e minacciarlo di chiudere il rubinetto degli aiuti (3 miliardi di dollari l'anno) se Israele non si impegnerà a ritirarsi da tutta o quasi la fascia di colline occupate.
E, sinceramente, dubitiamo che ciò sarà mai possibile, perlomeno prima delle elezioni del 2012.
Ma probabilmente anche dopo.
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