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domenica 3 aprile 2011

Sostenitore di Hamas in mano ad Abbas e soci digiuna da diciassette giorni!


Stamane sono esattamente diciassette giorni da quando Abdulhakeem Suleiman Hamdan, trentasettenne cittadino cisgiordano e sostenitore di Hamas, il Movimento musulmano di Resistenza, ha iniziato il suo sciopero della fame totale. A differenza di altri prigionieri della Resistenza palestinese Hamdan non é prigioniero di Israele, ma della sua fedele 'gendarmeria coloniale', gestita dalla fazione Fatah in cambio dell'autorità del guardiano di schiavi, disprezzato dal suo padrone, odiato dai suoi sottoposti.

Hamdan, arrestato a Tulkarem 87 giorni fa, non é nuovo alla prigionia, già nel 2009 le milizie di Fatah, che controllano la West Bank dal tempo del loro tentativo di Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese, lo avevano imprigionato e torturato, causandogli gravi probelmi circolatori a causa delle manette e delle catene con cui venne tenuto immobilizzato.

La sua precedente carcerazione si protrasse oltre tre mesi, ora la sua detenzione attuale rischia di superarla; Hamdan é tenuto in 'carcere preventivo' senza che nessuna accusa sia stata formulata contro di lui; da qui la sua coraggiosa ed estrema decisione di privarsi del cibo per protesta. Solo nell'ultimo mese gli sgherri di Fatah hanno incarcerato 70 membri e sostenitori di Hamas. Che il Movimento di Resistenza musulmano abbia tanti seguaci anche 4 anni dopo il tentativo di Golpe contro il legittimo governo dovrebbe ancor di più far riflettere Fatah sulla popolarità delle sue scelte e sulla capacità di Hamas di esprimere nei fatti i sentimenti e le idee della popolazione palestinese.

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mercoledì 16 marzo 2011

Reportage esclusivo!! Foto dalle marce per l'unità nazionale palestinese di Gaza e Cisgiordania!!


Come abbiamo già riportato in articoli precedenti, tanto la Striscia di Gaza quanto la Cisgiordania sono state teatro in questi giorni di imponenti manifestazioni per la ricomposizione dell'unità nazionale e la ripresa di un coerente programma di lotta contro l'occupazione.

La seconda proposizione discende direttamente dalla prima visto che, é ormai chiaro persino alle pietre della Moschea di Al-Aqsa, per sanare la frattura tra West Bank e Gaza seguita al fallito golpe del 2007 é necessario 'decapitare' l'attuale organigramma di Fatah, i cui leader sono stati totalmente cooptati nel sistema israeliano di occupazione e repressione e, totalmente isolati dalle istanze della popolazione palestinese, pensano solo a guadagnare 'brownie points' e 'stelline dorate' da Tel Aviv, trasformandosi in servi sciocchi della campagna di persecuzione, apartheid e pulizia etnica portata avanti dal regime ebraico.

L'ultimo, vomitevole esempio del caso lo abbiamo visto in queste ore, con coloni ebrei armati e soldati israeliani impegnati a incendiare, saccheggiare, brutalizzare, aggredire, vandalizzare interi villaggi palestinesi con la comoda scusa della 'morte dei coloni' (in realtà uccisi da un bracciante Thailandese da loro raggirato e picchiato), tutto ciò che la cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese' é riuscita a fare, anziché schierare le sue forze a difesa del popolo aggredito, é stato invitare i "bwana" sionisti a 'controllare' i materiali educativi delle scuole cisgiordane controllate da Fatah per verificare come essi 'non incitino all'odio anti-israeliano' e 'quanto bene' Fatah perseguiti, incarceri e torturi i predicatori che in moschea pronunciano sermoni che chiamino i Palestinesi alla lotta e alla resistenza.

Abbas e i suoi complici di Fatah vorrebbero amministrare un bantustan di servi idioti che baciano la mano che li bastona, come essi stessi hanno imparato fin troppo bene a fare in cambio della casacca di kapò del campo di sterminio e dell'offa degli 'aiuti' dei 'paesi donatori' (che alimentano una scandalosa palude di corruttela e speculazioni); purtroppo per loro si trovano a sedere sulla polveriera costituita da milioni di individui di uno dei più tenaci, gloriosi, onorevoli popoli del medio oriente ed é probabile che la miccia che la farà saltare sia stata accesa proprio il 15 marzo, con la marcia che ha riempito le strade cisgiordane.

Sotto le immagini di leader ampiamente onorati e riconosciuti come esempi anche dai seguaci di formazioni differenti (come Arafat e lo Sceicco Yassin), all'ombra delle bandiere nazionali che erano unico vessillo ammesso dagli organizzatori dell'evento, i cittadini cisgiordani si sono visti, si sono contati e hanno capito di essere molti di più della sbirraglia coloniale di Fatah e di essere di più e più forti persino delle truppe antisommossa del regime ebraico.

Come diceva George Orwell "Fino a che non si renderanno conto del loro potere, non si ribelleranno"; ora, dopo le marce, il seme di tale epifania é stato gettato, non in una, non in dieci e non in cento coscienze ma in mille, diecimila, forse in un milione di coscienze.

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martedì 11 gennaio 2011

I calabraghe di Fatah aiutano lo strangolamento sionista di Gaza; chiuso il varco di frontiera di Karni


Dignitari della cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese', l'organismo di autogoverno occupato e dirottato dalla dirigenza di Fatah dopo la sua sconfitta nel tentato Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas si sono accordati con lo Stato ebraico per chiudere totalmente il varco di confine di Karni, intensificando la stretta della brutale politica israeliana di strangolamento economico nei confronti del Ghetto assediato di Gaza.

In seguito alla capitolazione dei collaborazionisti di Fatah, avvenuta senza nemmeno un accenno di trattativa, il varco di Karem Abu Salem, nel Sudest di Gaza, rimane l'unico corridoio di accesso per la Striscia. Il quotidiano palestinese al-Ayyam ha citato una fonte anonima di Fatah riportando che gli accordi per questa decisione sono avvenuti in segreto nella giornata del 27 dicembre a Tel Aviv.

Secondo il quotidiano alla riunione erano presenti il 'ministro' dell'Economia di Fatah Abdul Hafez Nofal, il coordinatore dell'assedio israeliano Eitan Dangot e il direttore dei varchi Kamil Abu Rukhn. In seguito alla chiusura di Karni il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha affermato che questa ennesima manovra di prevaricazione si aggiunge al lungo "cahier des doleances" del popolo di Gaza, contro cui Israele conduce ormai una guerra senza esclusione di colpi.

Hamas, in quanto forza politica detentrice della volontà popolare di tutti i Palestinesi, secondo i risultati elettorali del 2006, invita tutte le organizzazioni umanitarie e internazionali a fare pressione perché il varco di Karni sia riaperto e, in seguito, anche l'inumano assedio sionista possa essere finalmente rimosso.

martedì 4 gennaio 2011

Lo Sceicco al-Qaradawi attacca Fatah: "Si è venduta a Israele e agli americani, non rappresenta più i Palestinesi"


Il capo dell'Unione internazionale degli Studiosi musulmani, lo Sceicco Yousef al-Qaradawi ha recentemente dichiarato che Fatah, la fazione principale dell'OLP, e l'Anp, l'embrionale struttura statale nata dai cosiddetti "Accordi di Oslo", da essa egemonizzata, si sono letteralmente "suicidate" con la decisione, sbagliata e controproducente, di sacrificare la rappresentanza della volontà e dei diritti del popolo palestinese al miraggio di un "riconoscimento" da parte di Israe e degli Usa (e al continuato afflusso di 'aiuti economici' da essi monopolizzati).

Lo sceicco al-Qaradawi ha articolato la sua posizione in un simposio tenutosi a Doha, in Qatar, per iniziativa dell'Unione Studiosi musulmani, che si é occupato di analizzare impatto e possibili conseguenze delle politiche di annessione, segregazione, razzismo e giudaizzazione forzata imposte dallo Stato ebraico in Cisgiordania. Indicando come Fatah sia diventata via via sempre più complice di queste politiche, riducendosi al rango di agente degli interessi sionisti, lo sceicco ha stigmatizzato Abbas e i suoi seguaci, chiedendo che tale politica di appeasement e collaborazionismo nei confronti di Israele sia interrotta il prima possibile.

Al-Qaradawi ha sottolineato come una fazione quale Fatah non ha il diritto di gestire la Palestina come se fosse "cosa sua", anche se godesse del sostegno di tutta la popolazione della Cisgiordania (che comunque le manca), perché essa, in quanto terra palestinese, appartiene tanto ai Cisgiordani quanto agli abitanti di Gaza e ai Palestinesi della diaspora. Lo studioso ha aggiunto che la Resistenza all'occupazione e la mobilitazione dei popoli arabi e musulmani offre una via sicura per vedere affermati i diritti palestinesi.

Concludendo il suo intervento lo sceicco ha espresso calorose parole di apprezzamento per la inflessibile Resistenza messa in atto da Hamas nella Striscia di Gaza, facendo notare come, grazie all'unità di intenti e azioni fra la popolazione e l'organizzazione musulmana Gaza, sia pur a prezzo di grandissimi sacrifici sia riuscita a rimanere libera dall'influenza e dalla presenza sionista.

lunedì 8 novembre 2010

Fatah é ormai la gendarmeria indigena di Israele, Abbas é il suo kapò


Sciumbasci Ascari, Bachi-Bozouk, Meharisti; nell'epoca passata degli imperi coloniali così erano definiti quegl "indigeni" armati ed addestrati dai padroni europei a diventare guardiani e oppressori dei loro stessi compatrioti. Adesso, a quasi di sei anni dalla morte di Yasser Arafat, il dizionarietto del collaborazionismo si sta arricchendo di un nuovo termine, che vivendo il vincitore di Karameh mai ci si sarebbe aspettati di vedere inserito in una simile lista: Fatah.

In un suo recente articolo il giornalista palestinese Khalid Amayreh denuncia il processo di "israelizzazione" della fazione palestinese che controlla la Cisgiordania, divenendo sempre più la "gendarmeria indigena" dello stato sionista e sempre meno una forza a cui gli abitanti dei territori occupati possano guardare con niente più che disprezzo e pena.

"Cercando di mascherare la sua manifesta bancarotta politica e morale Fatah, sotto la gelatinosa leadership dell'ex presidente dell'Anp Mahmoud Abbas (ultimo detentore di un titolo il cui mandato è scaduto da oltre venti mesi e per il quale non si programma alcun rinnovo tramite elezioni, per evitare che la popolazione elegga un candidato di Hamas), vivacchia cercando di ottenere l'approvazione dei suoi foraggiatori statunitensi e sauditi agitando lo spauracchio iraniano".

Nelle ultime settimane Fatah si é lasciata andare a regolari stigmatizzazioni della Repubblica di Teheran e della sua pretesa "ingerenza" nelle questioni palestinesi, tralasciando di notare come piuttosto sia l'ipocrisia e la falsita di Tel Aviv ad avere affossato il "dialogo bilaterale" (durante il quale l'espansione delle colonie illegali in Cisgiordania continua a buon ritmo e senza alcuna interruzione).

Dalla propaganda di Fatah sembrerebbe che sia l'Iran e non Israele a voler demolire la moschea di Al-Aqsa, a voler sfrattare tutti i Palestinesi arabi e cristiani da Gerusalemme, a chiudere gli occhi di fronte alle aggressioni e alle devastazioni di fondamentalisti ebrei dell'ultradestra o ad assediare Gaza programmando scientemente la scarsità o l'esaurimento di vari beni e servizi essenziali per gli abitanti della Striscia.

Del resto, come tutte le scimmie addestrate, Abbas fa quello che vede fare al suo bwana bianco Benjamin Netanyahu: come 'Bibi', seduto su un arsenale atomico ricco di oltre duecento testate nucleari cerca di spaventare l'Occidente puntando il dito contro la "possibilità" che senza fonti di uranio non monitorate in qualche modo Ahmadinejad riesca ad arricchire in qualche modo isotopi sufficienti a una bomba, così il capo di Fatah sposta l'attenzione sull'Iran in modo che Israele possa continuare indisturbato nei suoi soprusi e nelle sue violente vessazioni.