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giovedì 18 gennaio 2018

Abbas fa "Huff e Puff" cercando di convincere qualcuno di 'essere in rotta' con gli Usa!

E' abbastanza divertente seguire le evoluzioni verbali (puramente verbali vista l'ormai veneranda età anche se non ci sembra di ricordare che in gioventù sia mai stato molto atletico) dell'ormai "scadutissimo" Presidente dell'Anp Mahmud Abbas.

Con lungo discorso tenuto recentemente al Comitato Centrale dell'OLP Abbas ha cercato di far passare l'idea di essere personalmente in rotta con l'Amministrazione Trump e con il Dipartimento di Stato Usa.

giovedì 14 aprile 2016

Hezbollah denuncia i tentativi takfiri di destabilizzare i campi profughi di Sidone, condanna l'assassinio di Fathi Zaidan!

Dopo l'attentato esplosivo alla 'Rotonda Americana' di Sidone, risultato nell'uccisione dell'ufficiale di Fatah Fathi Zaidan il movimento di Resistenza sciita libanese Hezbollah ha emesso un comunicato ufficiale nel quale si denuncia il tentativo di fazioni takfire legate all'Arabia Saudita (Jund al-Sham, Fatah al-Islam, Abdullah Azzam) di destabilizzare i campi profughi di Ain Hilwe h e di Myeh Myeh (entrambe vicini a Sidone) per trasformarli in basi di terrorismo.

martedì 12 aprile 2016

Autobomba takfira alla 'Rotonda Americana' di Sidone uccide l'ufficiale palestinese di Fatah, Fathi Zaidan!

Ancora tensione a Sidone, ancora una volta un attentato colpisce un ufficiale palestinese di Fatah, persino al di fuori del campo profughi di Ain Hilweh.

Dopo l'uccisione di Hamza Natour, abbattuto per ordine del terrorista takfiro Bilal Badr, é toccato a Fathi Zaidan perire nell'esplosione di un'autobomba che é deflagrata nella Rotonda Americana, a poca distanza da Ain Hilweh.

martedì 1 settembre 2015

Makdah: "Gli estremisti di Jund al-Sham eseguono ordini che arrivano dagli Usa e da Tel Aviv!"

L'assassinio a fine luglio del dirigente di Fatah Talal Urduni nel campo profughi libanese di Ain Hilweh vicino alla città di Sidone, a opera degli estremisti takfiri di Jund al-Sham ha scatenato una serie di ripercussioni che lo hanno trasformato in un campo di battaglia, con un successivo attentato contro il successore di Urduni e inutili tentativi di instaurare una tregua tra le due parti. 

Munir Makdah, rappresentante di Al-Fatah nel campo libanese, ha dichiarato che l'attacco da parte dei fondamentalisti nascosti tra i profughi (molti provenienti dalla Siria, dove i Palestinesi erano trattati infinitamente meglio che in Libano) risponde a ordini provenienti dal regime ebraico e dagli Usa.

Attualmente quattro degli undici settori di Ain Hilweh sono sotto il controllo di Jund al-Sham.

martedì 25 agosto 2015

Altri tre morti tra ieri sera e stamane nel campo profughi di Ain Hilweh!

Il campo profughi di Ain Hilweh, in Libano, a Sudest della città di Sidone, é il simbolo della pervicace volontà dei passati governi del Paese dei Cedri di mantenere isolata e separata la minoranza palestinese fuggita in Libano dopo la ‘Nakba’ e aumentata dopo il 1970 a causa del ‘Settembre Nero’ giordano.

Esso é un miserabile ‘slum’ di edifici rabberciati, costruiti appoggiati gli uni agli altri come tanti castelli di carte; al suo interno i Palestinesi devono sopravvivere malamente con la carità delle organizzazioni internazionali o delle ONG o arrangiandosi in piccoli traffici con l’esterno, che assomigliano molto al racket e al contrabbando e sconfinano spesso apertamente in attività criminali anche più gravi. I Palestinesi non possono uscire e lavorare in Libano e non godono di alcun Diritto e protezione nel paese che li ‘ospita’.

A lungo Hezbollah e i partiti dell’Alleanza 8 Marzo hanno provato a cambiare questa situazione, trovandosi sempre di fronte un muro.

lunedì 24 agosto 2015

Nuovo attentato contro dirigente di Fatah ad Ain Hilweh scatena sparatorie tra fazioni palestinesi!

A poco meno di un mese dall'assassinio di Talal al-Urduni, responsabile di Fatah per la Sicurezza all'interno del campo profughi di Ain Hilweh, a Sudest della città di Sidone, anche il suo successore Ashraf al-Armoushi ha rischiato di cadere sotto i colpi dei sicari. Questa volta però gli assassini hanno mancato il loro bersaglio e sono stati identificati senza ombra di dubbio: si trattava dei militanti di Jund al-Sham, l'organizzazione terroristica wahabita nata da una scissione del gruppo 'Osbat Nour', guidato da Abdullah Shraidi.

domenica 26 luglio 2015

Talal Urduni, dirigente di Fatah, assassinato in Libano nel campo profughi di Ain Hilweh!

Talal al-Urduni, membro anziano di Al-Fatah e responsabile per la Sicurezza all'interno del campo profughi libanese di Ain Hilweh é stato assassinato da ignoti attentatori che hanno preso lui e le sue guardie del corpo in un letale fuoco incrociato dalla sella delle loro motociclette.

L'attentato ha avuto luogo nella giornata di ieri e ha suscitato viva impressione tanto nella comunità palestinese in Libano quanto nel mondo politico del Paese dei Cedri. Non é un segreto che nei campi profughi, frutto delle dissennate politiche dei partiti cristiani del passato che volevano impedire ogni integrazione tra i rifugiati palestinesi e la comunità libanese abbiano preso piede ideologie estremiste riconducibili al takfirismo, proprio il campo profughi in questione é stato più volte al centro di episodi eversivi e di azioni punitive dell'antiterrorismo libanese negli ultimi anni.

sabato 17 novembre 2012

Il seguito dell'Emiro Al-Thani ha fatto la spia per Sion: che begli "amici" che si sono scelti Mishaal e Marzouk!

Riportiamo la notizia diffusa recentemente dall'outlet all-news in lingua inglese PressTV secondo la quale nel corso della recente visita del despota qatariota al ghetto palestinese assediato di Gaza diversi membri del suo seguito avrebbero approfittato dell'occasione per raccogliere il maggior numero di informazioni riguardo la collocazione delle infrastrutture militari di Hamas e le residenze protette di alcuni suoi leader e le abbiano poi passate all'intelligence militare sionazista, all'epoca già impegnata a programmare il nuovo 'pogrom' militare contro l'enclave costiera.

Questo il risultato del codardo voltafaccia di pochi dirigenti venduti come Khaled Mishaal e Moussa abu Marzouk, che hanno preferito i petrodollari dei sovrani fannulloni sunniti come l'Emiro Al-Thani e Re Saoud all'impegno a sostenere sempre e comunque la Resistenza armata offerto dall'Iran, dalla Siria e da Hezbollah. In questi giorni di martirio e di gloria tutte le armi che stanno facendo pagare cara a israhell la sua aggressione militare sono arrivate nella Striscia grazie all'Asse della Resistenza mentre da Doha e Riyadh sono arrivate, come al solito solo vacue, generiche e inefficaci parole.
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mercoledì 24 ottobre 2012

Il grasso emiro Al-thani gira per Gaza, mentre gli abitanti del ghetto assediato maledicono lui e i traditori al vertice di Hamas!

Mentre continuano gli attacchi omicidi e i bombardamenti sionisti contro la popolazione civile della Striscia di Gaza i detenuti della più grande prigione a cielo aperto del mondo hanno potuto vedere coi loro occhi increduli il grasso principe qatariota Al-Thani scendere ballonzolando dal jet che lo ha portato in visita ai suoi nuovi 'amici' di Hamas, i dirigenti che egli ha corrotto a suon di petrodollari nel quadro dell'offensiva imperialista che, come ha trasformato i guerriglieri di Al-Fatah in uno stuolo di servili camerieri vuole ora cooptare ai suoi desiderata anche i capi di quello che fino a pochi mesi fa si definiva "Movimento di Resistenza Musulmano" ma che ora per bocca del Giuda Mishaal ha già iniziato a ritrattare dicendo che "non si può resistere e governare insieme" (chissà come mai Hezbollah e Amal in Libano ce la fanno e ce la fa anche la leadership della Repubblica Islamica).
 Le immagini sono eloquenti: sotto gli sparuti filari di bandierine qatariote si riuniscono medo dei proverbiali 'quattro gatti' che viste le nuove propensioni anti-Assad di Mishaal e Marzouk potremmo tranquillamente ribattezzare QUATTRO RATTI. Intanto ai microfoni dell'iraniana PressTV il popolo di Gaza non ha paura di denunciare come inutile e propagandistica la visita dell'Emiro Al-Thani che non avvicinerà di un secondo la rottura dell'assedio sionista e non allontanerà di un millimetro i mirini dei cannoni e dei missili sionisti dai bambini e dalle donne della Striscia.
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sabato 13 ottobre 2012

A proposito di Hamas…le pognanti riflessioni di Ali Reza Jalali sulla dicotomia di "Hamasan", i due Hamas spaccati tra Resistenza e sottomissione!

Ancora una volta cogliamo l'occasione per ringraziare il giovane giurista ed esperto di questioni mediorientali Ali Reza Jalali per il suo prezioso contributo al nostro blog; per onorarlo abbiamo ritardato di qualche giorno la pubblicazione di questo editoriale in modo che fosse il primo item del terzo anno d'attività di PALAESTINA FELIX.
 
Da quando è iniziata la crisi siriana, ovvero all'incirca dal marzo dell'anno scorso, abbiamo potuto apprezzare alcuni cambiamenti importanti nelle posizioni politiche dei principali attori del Medio Oriente. Questi attori, regimi, governi, partiti politici o gruppi armati che siano, hanno ritenuto di chiarire la propria posizione riguardo agli eventi siriani, per evitare fraintendimenti o ambiguità; così oggi possiamo apprezzare un governo siriano sostenuto dallo Stato iraniano, dal governo libanese e da quello iracheno, oltre che dallo Stato sudanese.

D'altro canto l'opposizione armata al governo legittimo di Assad, frutto di una "Santa alleanza" grossolana, comprendete islamisti radicali, salafiti, wahabiti, sedicenti liberali, sedicenti laici democratici e chi più ne ha più ne metta, sostenuta apertamente dal governo turco, dal regime saudita e dal Qatar, per non parlare del cauto sostegno giordano (temperato dal timore del reuccio Abdallah di venire dopodomani spodestato dai wahabiti) e della regia, occulta ma presentissima, del regime sionista dietro l'intera operazione, che spera di sbarazzarsi dell'unico Stato che lo ha combattuto apertamente senza mai riconoscerlo e mai accettare 'pace' e di cui occupa militarmente e illegalmente la zona del Golan.

Per ciò che concerne i gruppi politici e di guerriglia, per non parlare delle bande terroriste, abbiamo ugualmente posizioni abbastanza chiare nella regione. Da una parte (a favore di Assad) gli Hezbollah libanesi, i maroniti progressisti di Aoun, il partito Amal, l'SSNP, il Partito Arabo Democratico degli Alawiti, i nazionalisti "nasseriani" in Egitto, i movimenti sciiti iracheni. Con l'opposizione armata invece si sono schierati i gruppi terroristici come Al-Qaeda e i terroristi MKO, il Partito islamico iracheno del latitante Tariq Hashemi, e le frange più conservatrici della Fratellanza musulmana, in ispecie quella egiziana.

Molto interessante invece la posizione dei gruppi palestinesi, vista negli ultimi anni la vicinanza della Siria con i gruppi rivoluzionari della Terra Santa. Al Fatah, ma questa non è una novità, si è schierata contro Assad, mentre la Jihad islamica e i gruppi di sinistra, hanno simpatizzato per il governo siriano così come i Comitati di Resistenza Popolare (legati a Hezbollah) e il Fronte Popolare Comando Generale di Ahmed Jibril. Gli unici, in tutto lo scacchiere mediorientale, a non esprimersi chiaramente, tra i principali gruppi, sono stati quelli di Hamas.

La realtà dei fatti è che, il gruppo islamico palestinese, ha una oggettiva difficoltà a trovare una linea coerente nella sua dirigenza: da un lato il ricordo della storia recente, caratterizzata dall'alleanza con la Siria "assadista", in funzione antisionista e antimperialista, come dimostrano i fatti della guerra di Gaza di qualche anno fa, e dall'altro il legame tra Hamas e la Fratellanza musulmana, di cui in effetti rappresenta una filiazione, che si propone come principale gruppo di opposizione al governo siriano. Se poi dovessimo aggiungere le lusinghe dei petrodollari degli emiri del Golfo, comprendiamo come i leader storici di Hamas siano in questi giorni alle prese con tentazioni inconciliabili: come si suol dire, "tenere la botte piena e la moglie ubriaca", ovvero rimanere nell'Asse della Resistenza e tuttavia beneficiare dei 'perk' promessi dai regimi reazionari della regione.

Tutto ciò è ancora più evidente se vediamo le prese di posizione di alcuni esponenti di Hamas. Qualche mese fa, in una visita di Ismail Haniyeh in Egitto, il politico islamista disse dinnanzi ad una folla osannate, che sventolava le bandiere dell'opposizione siriana: "Noi sosteniamo la lotta del popolo siriano per la democrazia e la libertà". Proprio qualche giorno fa, è arrivata la notizia di un discorso di Khaled Mishaal in visita in Turchia; egli avrebbe detto apertamente che "Hamas sostiene le rivoluzioni nel mondo arabo", aggiungendo: "noi stiamo dalla parte della rivoluzione siriana". Egli ha poi continuato: "Noi sosteniamo gli sforzi del popolo siriano per la democrazia e la dignità". Quindi un quadro abbastanza chiaro verrebbe da pensare. Hamas è contro Assad.

Ma a complicare le cose ci ha pensato un altro dei leader storici del partito islamista palestinese, ovvero Mahmood Zahhar. In un'intervista, risalente a questa estate, Zahhar aveva apertamente bollato le rivolte in Siria come un complotto per indebolire la resistenza al sionismo. Le posizioni dei leader di Hamas quindi sono schizzofreniche e ciò dimostra la profonda divisione ai vertici del partito. Al momento il tessuto del movimento sembra ancora tenere, ma non è da escludere in futuro una possibile scissione e la fuoriuscita di alcuni esponenti.

Ovviamente chi scrive spera nella riconciliazione in nome della Causa rivoluzionaria e antisionista, ma così come stanno le cose Hamas sta prendendo, almeno in una parte della sua dirigenza, una strada molto pericolosa, che ricorda il declino di Al Fatah nei decenni scorsi, ovvero l'involuzione da gruppo rivoluzionario a pedina delle forze reazionarie, da tenere in considerazione solo per qualche fantomatico "processo di pace" destinato ad inglobare tutta la Palestina storica nel regime di occupazione sionista.

E' ancora presto per trarre delle conclusioni, ma la speranza sincera è il ripensamento di certe istanze avute recentemente. Veramente quelli di Hamas hanno dimenticato così in fretta i servizi di Assad alla causa palestinese? Senza gli aiuti siriani Hamas poteva pensare di resistere all'esercito sionista nel 2008-2009? Sarà il tempo a dirci se quelli del movimento islamico palestinese cadranno nelle braccia dei collaborazionisti sauditi o manterranno la linea antimperialista degli ultimi anni.
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lunedì 2 aprile 2012

Fatah accusa il Fronte Popolare-Comando Generale di volere assassinare Mahmoud Abbas!


Il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina - Comando Generale, organizzazione scissionista creata da Ahmed Jibril dal PFLP nell'ormai lontano, climaterico anno del 1968, quando sentiva la necessità di un gruppo che si dedicasse più intensamente alla prassi della guerriglia e della resistenza armata contro l'occupazione sionista e meno alla teoria politica marxista-leninista, starebbe, secondo l'"allarme" lanciato nel corso del week-end dai dirigenti di Fatah a Ramallah, progettando 'niente meno' che l'assassinio del baffuto leader del gruppo che fu di Arafat ed Ex-presidente dell'Anp (con il mandato scaduto da tre anni, ma tuttora artigliato alla poltrona dopo il fallito Colpo di Stato del 2007), Mahmoud Abbas.

L'allarmante starnazzata di Fatah arriva dopo che, in una recente dichiarazione, Ahmed Jibril (foto qui sopra), a quarantaquattro anni dalla scissione tuttora al timone della sua organizzazione, ha dichiarato che Abbas, come Arafat prima di lui deve essere considerato "Un traditore del Popolo di Palestina e della sua Causa" per avere l'uno firmato e l'altro confermato gli Accordi di Oslo del 1993, che non hanno portato alcun beneficio ai territori occupati della Cisgiordania o ai loro abitanti. Per tutta risposta i cacicchi di Ramallah hanno dato fiato alle trombe della loro propaganda griando "al lupo" in merito ai presunti progetti omicidi di Jibril, da loro definito "Un agente al soldo di Damasco".

Ora, prima di dare dell'asservito a CHICCHESSIA i ridicoli satrapetti di Fatah e dell'ANP dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza e guardarsi a lungo allo specchio (se tale operazione gli é possibile senza sputarsi in faccia dopo pochi secondi), visto che, seppure é vero che Jibril e il PFLP-GC hanno accettato l'ospitalità e il sostegno della Repubblica Araba di Siria, di certo con essi non hanno accumulato nemmeno un centesimo delle prebende e dei finanziamenti Usa ed Europei che Fatah si é sistematicamente messa in tasca in tredici anni di moribondo, asfittico, inutile "processo di pace" prima che intervenisse la vittoria elettorale di Hamas a scuoterli, temporaneamente dagli scranni.

Riguardo alla possibilità che qualcuno faccia fuori Mahmoud Abbas, la prospettiva non fa venire i lucciconi a nessuno che possa dirsi sinceramente amico della Palestina e dei Palestinesi, e, se un domani chi scrive dovesse trovarsi a redigere un epitaffio per il cacicco-capo di Fatah, state pur certi che lo trovereste estremamente conciso e parco di complimenti ed elogi del defunto.
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giovedì 8 marzo 2012

Miracolo! Anche i rotondi burocrati dell'Anp si "accorgono" del digiuno di Hana'a Shalabi e, educatamente chiedono agli aguzzini sionazisti di liberarla "per favore"!


Buona ultima dopo migliaia di attivisti, dimostranti, simpatizzanti sparsi in tutto il mondo e dozzine e dozzine di ONG umanitarie attive in Palestina e nel Medio Oriente anche l'Anp occupata da Fatah dopo il suo fallito Colpo di Stato del 2007 si é "accorta" del fatto che la detenuta politica Hana'a Shalabi, ri-arrestata dall'occupazione sionista dopo essere stata liberata lo scorso autunno sta, col suo sciopero della fame protratto ben oltre il ventesimo giorno, scrivendo una pagina fulgida e coraggiosa di Resistenza alle prepotenze di Tel Aviv, con una determinazione e un coraggio che i neghittosi dirigenti di Ramallah, anchilosati sulle poltrone concesse loro dagli umilianti 'Accordi di Oslo' non sono probabilmente in grado nemmeno più di concepire.

In un comunicato ufficiale rilasciato ieri sera l'Anp si é "augurata" che la detenzione della Shalabi "finisca il prima possibile"; se il lancio d'agenzia avesse compreso un "pretty please" finale non avrebbe potuto dare meglio l'idea di quanto supino, soggetto e remissivo sia ormai l'atteggiamento di Fatah rispetto alle maggiori questioni dello spettro politico, sociale e civile della Palestina d'oggi. Dobbiamo ahinoi ancora una volta reiterare tutti i nostri dubbi sulla strategia "conciliatoria" perseguita da Hamas negli ultimi 11 mesi verso i cacicchi di Ramallah, che ci sembra sempre più una manovra finanziata da Sauditi e Qatariani per neutralizzare il Movimento di Resistenza musulmano e stemperarne la vena rivoluzionaria e di rottura piuttosto che la maniera con cui superare veramente la frattura generatasi cinque anni fa in seguito all'incapacità di Fatah di accettare il ruolo predominante di Hamas in seguito al suo trionfo elettorale.

In questo giorno di Festa della Donna tutti nostri auguri vanno ad Hana'a Shalabi, che soffre e lotta rischiando in prima persona quello che i pingui e pasciuti burocrati dell'Anp non si sognerebbero mai di mettere in gioco.
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domenica 12 febbraio 2012

Spostato a fine febbraio il meeting al Cairo della dirigenza dell'OLP!


Due membri del Comitato Esecutivo dell'OLP, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina hanno recentemente dichiarato che il meeting previsto per il 18 di questo mese al Cairo sarà spostato di qualche giorno, probabilmente posposto al 21.

Il membro del Comitato Hanna Ameira ha detto che l'incontro é stato rinviato a causa di impegni che tratterranno il capo di Fatah Mahmud Abbas a Ramallah ancora qualche tempo.

Nella stessa occasione sono state minimizzate e definite "ininfluenti" le minacce israeliane riguardo a reazioni e ritorsioni contro un governo di coalizione che includa Hamas: "L'OLP non prende ordini da Israele, le sue decisioni seguono solo gli interessi e le necessità del popolo palestinese".

Da parte sua il Dr. Yasser al-Wadiya, membro della leadership OLP, ha dichiarato che il rinvio é stato deciso per esplicita richiesta di Abbas e che una volta che verrà finalmente convocata la riunione valuterà il lavoro fin qui svolto dai Comitati per la Riconciliazione e annuncerà una volta per tutte la formazione di un nuovo Governo di coalizione che avrà autorità sulla Cisgiordania e sulla Striscia di Gaza e che inizierà da subito a preparare le prossime elezioni parlamentari e presidenziali.
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venerdì 23 dicembre 2011

Hamas e Jihad Islamica entrano nell'OLP i tempi dell'egemonia di Fatah sono ormai ufficialmente finiti!


Si é svolto un rapido e segretissimo vertice al Cairo, nella giornata di ieri, tra dirigenti di Fatah e delle fazioni minoritarie dell'OLP, durante il quale é stato formato un apposito comitato con lo scopo di includere il Movimento musulmano Hamas e l'Organizzazione per la Jihad Islamica in Palestina nella storica organizzazione di liberazione, da cui finora le due forze erano sempre rimaste escluse, pur essendo la prima l'organizzazione politica vincitrice a maggioranza assoluta delle ultime elezioni politiche e la seconda una forza che, pur non potendo rivaleggiare con Hamas o Fatah, ha visto negli ultimi vent'anni crescere costantemente il proprio seguito e la propria importanza,

Del Comitato, si é venuti a sapere a vertice concluso, farà parte ufficialmente Khalid Mishaal, leader supremo di Hamas e la sua prima riunione é stata fissata per il prossimo 15 gennaio. Uno dei partecipanti al vertice ha rivelato (pur volendo mantenere l'anonimato) che Mishaal ha personalmente detto ad Abbas che: "Hamas in questo momento vuole concentrarsi sulla resistenza pacifica e sulla creazione di un consenso internazionale attorno ai Diritti del popolo di Palestina, lasciando le attività armate in secondo piano e solo come strumento di risposta a eventuali attacchi e provocazioni sioniste".

Azzam al-Ahmad, esponente di spicco di Fatah ha detto: "Questo é il primo e più importante frutto, finora, della riconciliazione; ormai il processo é stato messo in moto e non é più possibile farlo tornare indietro, da qui in oltre possiamo soltanto fare passi aventi". Sconcertate e inconsulte, come al solito, le reazioni di parte sionista. Dimostrando come debole e senza polso sia la leadership di Benji Netanyahu non solo sul suo Esecutivo di Ultradestra, ma persino sui suoi stessi compagni di partito, appena le prime notizie in merito all'accordo Hamas/Jihad/OLP si sono diffuse nel regime ebraico ogni ministro, sottosegretario e generale che avesse accesso a un microfono o a un outlet mediatico si é affrettato a rilasciare dichiarazioni incendiarie e caotiche, che bene danno la misura dell' "ognuno per sé" che ha libero corso nella compagine di 'Governo' di Tel Aviv.

Palma dell'imbecillità questa volta va a buon diritto a Yisrael Katz, Ministro dei Trasporti, che, anziché dedicarsi alle incombenze del suo dicastero ha pensato bene di invitare il Governo ad "annettere immediatamente" la West Bank e la Striscia di Gaza, lanciandovi nel contempo una campagna militare di repressione. Proprio una dichiarazione...del Katz!

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mercoledì 23 novembre 2011

L'ONU ordina al regime ebraico di consegnare "subito" ai Palestinesi le tasse illegalmente trattenute!


Finalmente una forte e netta presa di posizione ONU contro il regime dell'Apartheid a cui, apparentemente, quasi tutto è concesso: dall'implementare il trasferimento coatto di popolazione in territori illegalmente occupati ad arrestare e incarcerare cittadini stranieri senza accuse specifiche, dal mantenere un illegittimo blocco terrestre e navale contro un territorio ad altissima densità abitativa a grassare gli oneri fiscali raccolti a nome di un'organo di amministrazione nominalmente autonomo se esso non si piega ai voleri della cricca sionista.

Ed é proprio quest'ultimo caso ad avere suscitato lo stigma del Palazzo di Vetro; il fatto che Israele si sia autoconcesso il potere di "multare" l'Anp per la sua campagna di riconoscimento della Palestina come Stato membro dell'ONU trattenendo le tasse raccolte a nome dell'Anp (cioé di Al-Fatah) e rifiutando di passarle ai loro legittimi propietari. L'organo di "autogoverno" palestinese ha bisogno di quei denari per pagare gli impiegati statali, gli insegnanti e fare fronte alle mille necessità dell'amministrazione corrente della Cisgiordania.

Secondo quanto rilasciato dal portavoce Martin Nesirky ai microfoni della France Presse: "Il Segretario Generale ONU Ban Ki-Moon ha fatto appello al Primo Ministro sionista affinché il trasferimento puntuale e regolare dei fondi dovuti all'Anp riprenda il prima possibile, e che in futuro lo Stato ebraico non pensi più di poter disporre di essi come di una 'arma economica' per tenere l'Anp vincolata alla sua volontà o alle sue convenienze". Ogni mese Israele raccoglie circa 40 milioni di Euro per conto dell'Anp.
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martedì 22 novembre 2011

Moussa Marzouk smentisce la sospensione del vertice Hamas-Fatah al Cairo e rivela: "E' stato persino anticipato!"


Moussa Abu Marzouk, Vicesegretario del Politburo di Hamas ha recisamente negato le voci secondo le quali, in conseguenza dei gravi torbidi in atto in Egitto in queste ore l'incontro programmato per questa settimana tra i leader massimi di Al-Fatah e di Hamas (Mahmud Abbas e Khalid Mishaal) sarebbe stato rinviato a data da destinarsi.

Anzi, ha puntualizzato il dignitario del Movimento di Resistenza musulmano, il vertice é stato addirittura anticipato da venerdì 25 a giovedì 24, con la delegazione di Hamas che ha conseguentemente modificato il proprio tabellino di marcia disponendo di partire per la capitale egiziana marcoledì 23 in serata e di ripartire alla volta della Striscia di Gaza appena concluso l'incontro.

Marzouk si é detto molto fiducioso riguardo al buon esito dell'incontro, facendo eco a quanto riferito in precedenza da Sami Abu Zuhri, portavoce ufficiale di Hamas, riguardo al fatto che il più grosso impedimento alla creazione di un nuovo Governo di unità nazionale, cioé l'insistenza di Fatah sul nome di Salam Fayyad come Premier designato, ha cessato di essere un problema quando lo stesso Fayyad si é dichiarato indisponibile a ricoprire tale ruolo.
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sabato 19 novembre 2011

L'ex prigioniero politico Nael Barghouti, dopo 34 anni di carcere, ha potuto sposare la sua promessa!


Un giorno il ragazzo di 19 anni che vedete in foto é stato arrestato dagli sgherri del regime ebraico; l'accusa, far parte di Al-Fatah (quando Al-Fatah non era la cricca di satrapetti e piccoli cacicchi compromessi con Israhell e da questo foraggiati -se si comportano 'bene'-) gli garantì un soggiorno di 34 anni in prigione, che lo ha reso l'uomo che vedete nella seconda foto. Guardate una foto, guardate l'altra e pensate che ogni ruga che ha solcato la pelle giovane e fresca che vedete nella prima immagine, ogni capello fattosi più grigio e ispido come si nota nella seconda, tutte le innumerevoli differenze che separano le due immagini, pure della stessa persona prese più o meno a 408 mesi di distanza, é il risultato di una metamorfosi che si é tutta consumata nello spazio di celle, galere e prigioni.

Nael Barghouti, il veterano dei detenuti politici palestinesi, é stato in prigione più di Nelson Mandela, più di Aleksandr Solzhenitzyn e più di Sakharov, eppure il suo nome é ignoto al grande pubblico occidentale che vive sotto la cappa mediatica controllata e censurata dalla lobby sionista internazionale. Adesso, grazie alla grande vittoria di Hamas, Nael Barghouti é stato liberato ed é stato liberato anche se appartiene alla fazione che ha cercato di esautorare Hamas dalla sua vittoria elettorale e ha compiuto un golpe armato contro di essa; perché Hamas riconosce che Barghouti non ha parte in quelle scelte criminose e perché a prescindere dalla sua appartenenza di partito egli é diventato un esempio per tutti i Palestinesi: religiosi, secolari, socialisti, nazionalisti.

Adesso Nael Barghouti, che per trentaquattro anni, gli anni della giovinezza e della virilità, non ha conosciuto altro che la compagnia di altri uomini, che fossero prigionieri o secondini, é riuscito finalmente a unirsi in matrimonio con Iman Nafi, con una semplice e breve cerimonia privata tenutasi lo scorso martedì e di cui é stata data notizia solo molti giorni dopo, per evitare che un momento intimo si trasformasse in una occasione pubblica. Come Nael, anche la sposa, Iman, é una ex-prigioniera politica, tenuta incarcerata per quasi quindici anni dallo spietato regime sionista.
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lunedì 7 novembre 2011

Haniyeh in occasione dell'Eid al-Adha: "La Resistenza ha liberato Gaza e i prigionieri; il compromesso non libera niente!"


Ismail Haniyeh, Premier palestinese democraticamente eletto, ha come di consueto guidato le preghiere in occasione delle cerimonie dell'Eid al-Adha, la festività del Sacrificio, estendendo l'augurio che tutti gli Arabi e tutti i Musulmani della Terra che si trovano tuttora a languire sotto regimi corrotti e ingiusti riescano, come già hanno fatto gli abitanti di Tunisia, Egitto e Libia, a spezzare le loro catene e cacciare sovrani e dittatori asserviti all'arroganza dell'imperialismo capitalista e del sionismo razzista.

Il Primo Ministro ha aggiunto che queste nazioni dovranno prima di tutto preoccuparsi di cacciare ogni straniero occupante o invasore dalle loro terre, ponendo a esempio preclaro la città santa di Gerusalemme e la Palestina occupata nel '48 e nel '67 dall'illegittima entità sionista. A questo riguardo ha citato le grandi vittorie del ritiro sionista dalla Striscia di Gaza della liberazione degli oltre mille prigionieri politici, indicando le costanza e la perseveranza nella Resistenza possono avere la meglio anche in situazioni di gravissimo squilibrio di forze.

Hamas, Movimento islamico di Resistenza, ha sempre percorso con convinzione la strada della lotta, rifiutando ogni riconoscimento, ogni accordo, ogni 'trattativa' con Israele, eppure proprio le iniziative di Hamas hanno portato a queste grandi vittorie, mentre la strada del compromesso seguita dai dirigenti di Fatah é riuscita solo a cementare la presa sionista sulla Cisgiordania occupata, dove negli ultimi 17 anni gli insediamenti illegali di miliziani ebrei fanatici si sono estesi e moltiplicati come funghi velenosi.
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domenica 2 ottobre 2011

Grande manifestazione ad Al-Khalil per la liberazione dei detenuti arrestati da Fatah per compiacere i 'bwana' israeliani!


Centinaia di famiglie palestinesi hanno organizzato un sit-in nel pieno centro della città di Al-Khalil, nella Cisgiordania occupata, chiedendo il rilascio di tutti i detenuti politici in mano alle forze di sicurezza di Fatah, asservite ai Diktat sionisti oggi come ieri, come se la firma del cosiddetto 'accordo di riconciliazione' avvenuta pochi mesi fa non avesse mai avuto luogo.

I dimostranti hanno espresso la loro disapprovazione per il mancato concretarsi delle promesse fatte al momento della firma, al Cairo, secondo le quali i loro figli, padri, mariti, parenti avrebbero dovuto tornare in libertà da lungo tempo ormai. Le critiche ad Abbas e alla sua 'fretta' di mendicare un riconoscimento ONU per uno Stato inesistente, sottomesso a un'umiliante occupazione militare e a una costante cancerosa espansione di colonie e insediamenti illegali non si sono certo fatte aspettare.

"Fatah deve rilasciare ogni prigioniero politico, altrimenti come é possibile forzare Israele a fare lo stesso?", si é sentito ripetere a più riprese durante la manifestazione; "l'era della paura é finita per sempre, il popolo Palestinese dimostrerà di non avere niente da invidiare a Egiziani, Tunisini, Libici e a tutti gli altri arabi che hanno lottato o stanno lottando per la loro libertà, per la loro autonomia, per la loro indipendenza".
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sabato 1 ottobre 2011

Tony Blair sul punto di venire silurato dal 'Quartetto dei Negoziati', gli ultimi scandali erotico-affaristici letali per l'ex-premier inglese!


Il solo fatto di aver nominato uno degli uomini più odiati dal mondo arabo e musulmano come 'mediatore' dei cosiddetti 'negoziati' tra Anp e Israele la dice lunga sulla miopia, la stupidità e la tronfia arroganza delle potenze imperialistiche verso le questioni mediorientali; tuttavia Tony Blair, ex-capo dei Governi 'laburisti' (oh certo) che hanno invaso e occupato l'Afghanistan e l'Irak collaborando ai piani imperialistici di Bush Jr. e della sua amministrazione neoconservatrice ha ricoperto questo ruolo per circa quattro anni, dal 2007 a oggi.

La sua 'tenure', del tutto anonima e dimenticabile se non per il fatto che durante essa il già claudicante 'processo negoziale' é del tutto collassato, potrebbe avere i giorni contati, visto le recenti voci che vorrebbero l'Anp egemonizzata dalla fazione Fatah sul punto di dichiararlo 'Personalità non gradita' e chiederne quindi al 'Quartetto' la rimozione dalla carica. Ora, venire denunciati da un'organizzazione tanto corrotta e priva di spina dorsale come la fazione golpista che non ha esitato a prendere le armi contro altri Palestinesi per eseguire gli ordini di Washington e Tel Aviv é un po' come venire chiamati 'ignoranti' da Renzo Bossi, un'umiliazione rara da eguagliare.

E, tra le motivazioni di questo radicale cambio di atteggiamento, non si può nemmeno indicare come decisivo determinante l'atteggiamento largamente negativo e antagonista assunto da Tony Blair nei confronti della recente richiesta di riconoscimento ONU sporta dal capo di Fatah Mahmud Abbas nelle recenti settimane, anche se ovviamente un'attività di lobbying anti-palestinese meno esplicita e più 'sottotraccia' sarebbe stata consigliabile, mentre il nostro ha preferito strombazzare ai quattro venti la sua indefessa contrarietà al progetto e il tentativo di convincere presidenti e primi ministri stranieri ad avversarlo col loro voto.
Ofra Strauss, la stagionata (ma molto ricca) vedova su cui Phoney Blair avrebbe messo gli occhi, e probabilmente anche qualcos'altro.
Infatti il fastidio nei confronti di Blair ha radici profonde: nel suo ruolo di 'cameriere' delle guerre coloniali di George Bush, ma anche nei numerosi conflitti di interesse in cui si trova invischiato, vista la sua contemporanea attività di mediatore diplomatico, consulente della banca d'affari J P Morgan e investitore coinvolto in numerosi progetti di compagnie israeliane. Incapace di tenere separate sfera pubblica e sfera privata, come e peggio di un Berlusconi qualsiasi, Blair si é anche andato a impelagare in una relazione extraconiugale con una ricca vedova israeliana, rendendo ogni pretesa di 'imparzialità' e 'equidistanza' ridicola come i suoi sorrisi falsi.
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