Sono PARTICOLARMENTE ORGOGLIOSO quando riesco a scrivere articoli che si ricollegano a fatti da me evidenziati e trattati nell'ormai "lontano passato" di questo blog, visto che ciò dimostra che la mia attenzione di giornalista é stata sempre puntata nella direzione giusta e che, seguengo costantemente (e magari sostenendo!) PALAESTINA FELIX si avrà sempre una visuale coerente e puntale della situazione in Medio Oriente.
Oggi é una di quelle occasioni, visto che la notizia che vi porgo si ricollega a un fatto avvenuto ben 62 mesi fa.
Il 19 novembre 2013, infatti, la rappresentanza diplomatica iraniana venne colpita da un grave attentato esplosivo che lasciò sul terreno 26 morti, tra cui l'addetto culturale Ibrahim Ansari.
Per poco non venne colpito anche l'ambasciatore Roknabadi, allora uomo-chiave per l'intervento di Hezbollah in Siria (egli venne poi vigliaccamente ucciso dai Sauditi durante il suo pellegrinaggio alla Mecca, una ripicca stupida e crudele, degna dei takfiri di Riyadh).
Oggi, forze di sicurezza palestinesi, hanno arrestato il terrorista takfiro al centro della cospirazione che portò a quell'atto esecrando.
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mercoledì 19 settembre 2018
A CINQUE ANNI DALL'ATTENTATO DI JINAH ARRESTATO IL TERRORISTA WAHABITA AL CENTRO DEL COMPLOTTO!!
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martedì 3 dicembre 2013
La Corte libanese chiede la Pena di Morte per i cospiratori della Bomba-Cherokee di Maamoula!
Lo scorso ottobre, alla vigilia del grande Festiva dell'Eid al-Adha una potente autobomba venne sequestrata a Maamoula, nel cuore della Beirut Sciita e roccaforte di Hezbollah; poco dopo una retata della sureté libanese arrestava due dei responsabili della sua preparazione, i cui interrogatori hanno portato a identificare una cospirazione di nove persone, per le restanti delle quali sono stati prontamente spiccati mandati di comparizione e arresto.
Dei due arrestati, uno é risultato essere di nazionalità turca, tale Mohamed Sobh Ozamir, il secondo é finora noto solo con le iniziali di "M N A", mentre gli altri responsabili sono Ahmed Abdullah al-Atrash, Sameh Mahmoud Sultan, conosciuto anche come Sameh al-Breidy, Sami Ahmed al-Atrash, detto Dadouh, l'artificiere irakeno Abdullah Mohammed al-Qalei, anche conosciuto come Abu Abdullah, Mohammed Ibrahim al-Hujairi, Ibrahim Qassem al-Atrash, e il Siriano Hassan Mohammed al-Maarawi.
Per i reati ascritti loro tutti i partecipanti alla cospirazione rischiano la pena capitale.
Se la bomba fosse esplosa avrebbe costituito il terzo attentato esplosivo a Beirut da quest'estate, il secondo in ordine cronologico. Altre due autobombe sono esplose precedentemente a Ruwais, sempre nei quartieri sciiti e a Jinah davanti all'ambasciata iraniana.
Dei due arrestati, uno é risultato essere di nazionalità turca, tale Mohamed Sobh Ozamir, il secondo é finora noto solo con le iniziali di "M N A", mentre gli altri responsabili sono Ahmed Abdullah al-Atrash, Sameh Mahmoud Sultan, conosciuto anche come Sameh al-Breidy, Sami Ahmed al-Atrash, detto Dadouh, l'artificiere irakeno Abdullah Mohammed al-Qalei, anche conosciuto come Abu Abdullah, Mohammed Ibrahim al-Hujairi, Ibrahim Qassem al-Atrash, e il Siriano Hassan Mohammed al-Maarawi.
Per i reati ascritti loro tutti i partecipanti alla cospirazione rischiano la pena capitale.
Se la bomba fosse esplosa avrebbe costituito il terzo attentato esplosivo a Beirut da quest'estate, il secondo in ordine cronologico. Altre due autobombe sono esplose precedentemente a Ruwais, sempre nei quartieri sciiti e a Jinah davanti all'ambasciata iraniana.
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mercoledì 20 novembre 2013
Ecco descritto secondo per secondo l'attentato di ieri a Beirut: l'ambasciata iraniana salvata da un furgoncino abbandonato!
Abbiamo ottenuto tramite l'emittente libanese di Hezbollah "Al-Manar" un resoconto diretto delle varie fasi, rapidissimamente succedutesi, dell'attentato di ieri mattina nel quartiere di Jinah all'ambasciata della Repubblica Islamica, dove finora hanno trovato la morte 26 persone e circa 140 sono rimaste ferite.
La cosa interessante é che, secondo la plausibile ricostruzione dei testimoni oculari sopravvissuti, l'attentato non sarebbe per nulla 'riuscito' visto che il suo scopo sarebbe stato quello di fare arrivare un furgone-bomba direttamente DENTRO l'ambasciata, per distruggerla completamente, cosa che non é avvenuta grazie a una circostanza fortunata e al coraggioso sacrificio delle guardie armate.
Infatti l'attentato é stato compiuto da due wahabiti suicidi: uno a piedi con un gilet-bomba che si é attaccato al cancello per indebolirlo con la stessa esplosione che lo ha dilaniato, il secondo a bordo di un furgone GMC con una carica detonante immensamente più forte avrebbe dovuto sfondare il cancello semidistrutto e penetrare fin nell'atrio dell'edificio guidando alla massima velocità per sventrarlo da dentro.
Ma all'atto della prima esplosione il furgoncino del servizio di consegna dell'acqua minerale, che consegnati i cestelli di bottiglie ordinati dall'ambasciata stava apprestandosi a uscire, é stato immediatamente abbandonato dal suo autista e lasciato di traverso sul viale: il furgone-bomba del secondo terrorista vi si é quindi scontrato e ha perso i secondi necessari alle guardie iraniane per avvicinarsi e metterlo fuori uso col fuoco delle loro armi.
Purtroppo, prima che il fuoco incrociato uccidesse l'attentatore questo é riuscito a fare esplodere la sua carica, causando la strage che però ha interessato soprattutto passanti libanesi attorno al cancello dell'ambasciata, visto che solo sei iraniani sono rimasti vittime dello scoppio.
Tra loro ricordiamo l'addetto culturale Ibrahim Ansari (che purtroppo, pur ricoverato in gravi condizioni, non é sopravvissuto alle sue ferite), la moglie di un diplomatico e, appunto, le quattro eroiche guardie che disabilitando il furgone col loro fuoco hanno impedito che il terrorista raggiungesse il suo obiettivo finale.
La cosa interessante é che, secondo la plausibile ricostruzione dei testimoni oculari sopravvissuti, l'attentato non sarebbe per nulla 'riuscito' visto che il suo scopo sarebbe stato quello di fare arrivare un furgone-bomba direttamente DENTRO l'ambasciata, per distruggerla completamente, cosa che non é avvenuta grazie a una circostanza fortunata e al coraggioso sacrificio delle guardie armate.
Infatti l'attentato é stato compiuto da due wahabiti suicidi: uno a piedi con un gilet-bomba che si é attaccato al cancello per indebolirlo con la stessa esplosione che lo ha dilaniato, il secondo a bordo di un furgone GMC con una carica detonante immensamente più forte avrebbe dovuto sfondare il cancello semidistrutto e penetrare fin nell'atrio dell'edificio guidando alla massima velocità per sventrarlo da dentro.
Ma all'atto della prima esplosione il furgoncino del servizio di consegna dell'acqua minerale, che consegnati i cestelli di bottiglie ordinati dall'ambasciata stava apprestandosi a uscire, é stato immediatamente abbandonato dal suo autista e lasciato di traverso sul viale: il furgone-bomba del secondo terrorista vi si é quindi scontrato e ha perso i secondi necessari alle guardie iraniane per avvicinarsi e metterlo fuori uso col fuoco delle loro armi.
Purtroppo, prima che il fuoco incrociato uccidesse l'attentatore questo é riuscito a fare esplodere la sua carica, causando la strage che però ha interessato soprattutto passanti libanesi attorno al cancello dell'ambasciata, visto che solo sei iraniani sono rimasti vittime dello scoppio.
Tra loro ricordiamo l'addetto culturale Ibrahim Ansari (che purtroppo, pur ricoverato in gravi condizioni, non é sopravvissuto alle sue ferite), la moglie di un diplomatico e, appunto, le quattro eroiche guardie che disabilitando il furgone col loro fuoco hanno impedito che il terrorista raggiungesse il suo obiettivo finale.
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martedì 19 novembre 2013
AGGIORNAMENTO: L'Ambasciatore Roknabadi nega la morte dell'addetto Ansari e accusa Tel Aviv per l'autobomba!
Puntuali come sempre quando si tratta di correggere imprecisioni pubblicate sul nostro blog a dispetto dello sforzo e della pervicacia con cui ci ostiniamo a controllare più volte la veridicità di una dichiarazione prima di riportarla siamo qui ad annunciare che secondo l'emittente iraniana PRESSTV l'ambasciatore di Teheran in Libano Ghazanfar Roknabadi non avrebbe MAI dichiarato la morte dell'attaché culturare Ebrahim Ansari nell'esplosione dell'autobomba avvenuta stamane davanti alla rappresentanza diplomatica.
Roknabadi, invece, avrebbe esplicitamente accusato i servizi segreti sionisti di avere ordinato ai loro esecutori locali, di compiere l'attacco dinamitardo, eventualmente fornendo sostegno materiale e know how agli agenti sul posto.
Rimarremo sempre in contatto col Libano e con l'Iran per raccogliere ulteriori dettagli o susseguenti dichiarazioni ufficiali da qualunque parte possano venire.
Roknabadi, invece, avrebbe esplicitamente accusato i servizi segreti sionisti di avere ordinato ai loro esecutori locali, di compiere l'attacco dinamitardo, eventualmente fornendo sostegno materiale e know how agli agenti sul posto.
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Nuovo vigliacco attacco wahabita a Beirut! Venti morti fuori dall'ambasciata iraniana!
Dopo Ruwais e le moschee tripoline é stato oggi il turno del quartiere di Jinah a Beirut, proprio fuori dall'ambasciata della Repubblica Islamica, a subire una codarda autobomba piazzata da fanatici takfiri al soldo dell'Arabia Saudita e aiutati da membri dell'alleanza libanese filoimperialista che vogliono esacerbare la situazione interna facendo esplodere gli odi religiosi e settari.
Tra le vittime, circa venti, si conta anche l'addetto culturale iraniano Ebrahim Ansari il cui elogio funebre é stato intessuto dal capo della delegazione diplomatica, ambasciatore Ghazanfar Roknabadi. Roknabadi negli ultimi due anni é stato uno dei punti cardine della scena politica libanese, mai trascurando di far sentire tutto il sostegno iraniano al popolo del Paese dei Cedri e rassicurandolo sul fatto che Teheran non avrebbe mai permesso che il Libano si trasformasse in una base di retrovia per i terroristi mercenari attivi in Siria.
Le forze di sicurezza libanesi hanno assicurato che non lasceranno nulla di intentato per scoprire e punire i responsaibili di tale atto bestiale, come già puntualmente successo coi responsabili di precedenti attentati.
Tra le vittime, circa venti, si conta anche l'addetto culturale iraniano Ebrahim Ansari il cui elogio funebre é stato intessuto dal capo della delegazione diplomatica, ambasciatore Ghazanfar Roknabadi. Roknabadi negli ultimi due anni é stato uno dei punti cardine della scena politica libanese, mai trascurando di far sentire tutto il sostegno iraniano al popolo del Paese dei Cedri e rassicurandolo sul fatto che Teheran non avrebbe mai permesso che il Libano si trasformasse in una base di retrovia per i terroristi mercenari attivi in Siria.
Le forze di sicurezza libanesi hanno assicurato che non lasceranno nulla di intentato per scoprire e punire i responsaibili di tale atto bestiale, come già puntualmente successo coi responsabili di precedenti attentati.
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venerdì 18 ottobre 2013
La bomba takfira scoperta a Maamoura nel Cherokee veniva da Qalamoun, preparata dai terroristi anti-Assad!
Il congegno esplosivo ritrovato a Maamoura (Dhaiyeh) lo scorso martedì, proprio alla vigilia della grande festa dell'Eid al-Adha, dentro al fuoristrada Gran Cherokee, é stato analizzato a lungo dagli esperti delle forze di sicurezza libanesi che ne hanno riconosciuto la fattura attribuendola oltre ogni possibile dubbio a gruppi takfiri attivi appena oltre il confine con la Siria, nella regione di Qalamoun.
La rivelazione é stata pubblicata in esclusiva dal quotidiano As-Safir e prontamente ripresa dalla rete tv di Hezbollah "Al-Manar" e da altri outlet mediatici libanesi ed arabi. Se la bomba fosse esplosa sarebbe stato il secondo grave attentato terrorista a colpire la comunità sciita di Beirut, dopo quello dello scorso agosto a Ruwais.
La scoperta dimostra come sia più che mai necessario intensificare la guardia sulla frontiera siro-libanese e non dare respiro a nessun gruppo interno che possa prestare appoggio o sostegno ai mercenari wahabiti che per assicurarsi un comodo 'retrofronte' nel Paese dei Cedri non esiterebbero un istante a farlo precipitare nuovamente nell'incubo di una guerra civile settaria.
La rivelazione é stata pubblicata in esclusiva dal quotidiano As-Safir e prontamente ripresa dalla rete tv di Hezbollah "Al-Manar" e da altri outlet mediatici libanesi ed arabi. Se la bomba fosse esplosa sarebbe stato il secondo grave attentato terrorista a colpire la comunità sciita di Beirut, dopo quello dello scorso agosto a Ruwais.
La scoperta dimostra come sia più che mai necessario intensificare la guardia sulla frontiera siro-libanese e non dare respiro a nessun gruppo interno che possa prestare appoggio o sostegno ai mercenari wahabiti che per assicurarsi un comodo 'retrofronte' nel Paese dei Cedri non esiterebbero un istante a farlo precipitare nuovamente nell'incubo di una guerra civile settaria.
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martedì 15 ottobre 2013
Neutralizzata una potenziale autobomba a Sud di Beirut! La comunità sciita sventa un nuovo sanguinoso attentato!
Un SUV 'Grand Cherokee' parcheggiato nella zona di Maamoura, nel sobborgo sciita di Beirut di Dahiyeh ha insospettito i residenti, che si sono affrettati, nella serata di ieri, a chiamare le forze di sicurezza libanesi.
Notando che la carica non era ancora stata innescata la hanno rimossa e hanno poi provvisto a trascinare via il gippone dalla zona. L'incidente prova come in Libano siano ancora attive cellule wahabite che vorrebbero ripetere il sanguinoso attentato di Ruwais.
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giovedì 10 ottobre 2013
Altri nove arresti in Libano nelle operazioni antiterrorismo, il Giudice Sakr Sakr condurrà il procedimento contro i criminali!
Altri nove prigionieri si sono aggiunti ai tre arrestati ieri e accusati a vario titolo di banda armata, partecipazione all'attacco alla Siria e complicità con le autobombe che recentemente anno colpito la zona di Ruwais, nella parte sciita di Beirut e la metropoli del Nord, Tripoli siriaca.
Il giudice militare Sakr Sakr ha appena finito di aggiornare i fascicoli per inserire e chiarire le posizioni e gli addebiti dei nuovi arrestati, chiamati in causa dai primi tre prigionieri e subito individuati e bloccati dalle efficienti forze di sicurezza di Beirut.
Sembra che oltre a dedicarsi all'acquisto e al traffico verso la Siria di armi, esplosivi e munizioni i dodici arrestati stessero approntando assassinii mirati contro esponenti di rilievo delle forze dell'ordine e di figure politiche libanesi.
Il giudice militare Sakr Sakr ha appena finito di aggiornare i fascicoli per inserire e chiarire le posizioni e gli addebiti dei nuovi arrestati, chiamati in causa dai primi tre prigionieri e subito individuati e bloccati dalle efficienti forze di sicurezza di Beirut.
Sembra che oltre a dedicarsi all'acquisto e al traffico verso la Siria di armi, esplosivi e munizioni i dodici arrestati stessero approntando assassinii mirati contro esponenti di rilievo delle forze dell'ordine e di figure politiche libanesi.
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mercoledì 9 ottobre 2013
Sgominata in Libano una cellula terrorista takfira legata ai mercenari anti-Assad!
Il Direttorato Generale di Sicurezza libanese ha comunicato il recente arresto di tre persone (di nazionalità libanese ed estera) appartenenti a un network terrorista che pianificava attentati e gesti di sabotaggio e destabilizzazione come attacchi dinamitardi e assassinii mirati.
I detenuti sono già stati sottoposti a interrogatorio e posti di fronte all'autorità giudiziaria militare che ha valutato i loro profili e visionato i materiali di cui sono stati ritrovati in possesso: esplosivi, attrezzature elettroniche per la comunicazione, armi da fuoco silenziate, documenti falsi.
Il Direttorato ha sottolineato come "Non vi sarà alcuna esitazione a perseguire gruppi terroristi, gang di sovversivi e network dediti all'immigrazione illegale (eufemismo per il traghettamento di mercenari terroristi verso la Siria) anche se tali organizzazioni dovessero risultare legate a personalità e organizzazioni pubbliche libanesi" un chiaro avvertimento a Saad Hariri e ai suoi complici dell'Alleanza 14 Marzo.
Gli arresti sono da collegarsi all'ondata di attività di sicurezza scatenatasi nel Paese dei Cedri dopo i due sanguinosi attentati esplosivi di Dahiyeh e di Tripoli Siriaca che hanno fatto dozzine di morti e centinaia e centinaia di feriti.
I detenuti sono già stati sottoposti a interrogatorio e posti di fronte all'autorità giudiziaria militare che ha valutato i loro profili e visionato i materiali di cui sono stati ritrovati in possesso: esplosivi, attrezzature elettroniche per la comunicazione, armi da fuoco silenziate, documenti falsi.
Il Direttorato ha sottolineato come "Non vi sarà alcuna esitazione a perseguire gruppi terroristi, gang di sovversivi e network dediti all'immigrazione illegale (eufemismo per il traghettamento di mercenari terroristi verso la Siria) anche se tali organizzazioni dovessero risultare legate a personalità e organizzazioni pubbliche libanesi" un chiaro avvertimento a Saad Hariri e ai suoi complici dell'Alleanza 14 Marzo.
Gli arresti sono da collegarsi all'ondata di attività di sicurezza scatenatasi nel Paese dei Cedri dopo i due sanguinosi attentati esplosivi di Dahiyeh e di Tripoli Siriaca che hanno fatto dozzine di morti e centinaia e centinaia di feriti.
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martedì 27 agosto 2013
Anche il Gran Mufti sunnita Qabbani concorda: "Dietro le bombe di Beirut e Tripoli c'é la stessa mano, quella di Israele!"
Siamo sempre felici quando possiamo verificare in prima persona che le nostre ipotesi, le conclusioni delle nostre analisi, i nostri pronostici vengono confermati e vendicati dalla realtà dei fatti o da affermazioni e dichiarazioni consimili rilasciate da personaggi ben più autorevoli e informati di noi, coinvolti direttamente negli eventi che noi riportiamo e commentiamo dalla nostra redazione.
Ieri il Gran Mufti sunnita libanese Mohammed Rashid Qabbani, visitando i resti della Moschea Al-Taqwa di Tripoli Siriaca, devastata pochi giorni fa da una doppia esplosione, ha dichiarato che: "Essendo il regime sionista l'unico beneficiario non solo degli effetti di questo attentato ma anche di quello che ha precedentemente colpito la comunità sciita a Sud di Beirut esistono pochi dubbi che la responsabilità ultima di tali atti violenti sia da addebitare proprio a Israele".
Queste parole si accostano mirabilmente non solo a quelle pronunciate dopo l'attentato di Ruwaiss dal Presidente libanese Michel Sleiman, ma anche con le nostre quando, commentando a caldo la bomba codarda di Beirut parlammo, fin da subito, di "Bomba di chiara matrice sionista".
Eventi come questi rendono il nostro lavoro, che di norma é difficile, impegnativo, duro, improvvisamente leggero e grato, perché ci confermano di essere sempre e comunque dalla parte della Verità e della Giustizia.
Ieri il Gran Mufti sunnita libanese Mohammed Rashid Qabbani, visitando i resti della Moschea Al-Taqwa di Tripoli Siriaca, devastata pochi giorni fa da una doppia esplosione, ha dichiarato che: "Essendo il regime sionista l'unico beneficiario non solo degli effetti di questo attentato ma anche di quello che ha precedentemente colpito la comunità sciita a Sud di Beirut esistono pochi dubbi che la responsabilità ultima di tali atti violenti sia da addebitare proprio a Israele".
Queste parole si accostano mirabilmente non solo a quelle pronunciate dopo l'attentato di Ruwaiss dal Presidente libanese Michel Sleiman, ma anche con le nostre quando, commentando a caldo la bomba codarda di Beirut parlammo, fin da subito, di "Bomba di chiara matrice sionista".
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