Mentre dopo la recente e importantissima visita moscovita il Mondo attende con ansia l'annuncio della candidatura del Generale Al-Sisi alla poltrona presidenziale egiziana un suo ex-collega delle Forze Armate, Sami Anan, ha rotto gli indugi e dichiarato ufficialmente che si proporrà per la stessa carica nelle prossime elezioni che colmeranno il vuoto lasciato dalla deposizione manu militari dell'ikhwanita Mohamed Mursi.
Per ora si ha solo un comunicato del suo Ufficio Stampa, ma presto a esso seguirà una estesa conferenza durante la quale Anan spiegherà a fondo i motivi della sua candidatura e lancerà ufficialmente la propria campagna elettorale.
In attesa di una dichiarazione ufficiale di Al-Sisi é certo che un altro candidato presidenziale sarà il leader del Partito Nasserita Hamdeen Sabahi. Del resto é chiaro che non vi saranno esponenti di partiti religiosi in lizza essendo gli stessi stati messi fuorilegge dal movimento correttivo dei generali che sono intervenuti nella vita politica egiziana per porre un freno alla spirale di settarismo estremista che rischiava di gettare il principale paese arabo del Nordafrica in una spirale di instabilità e caos.
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martedì 18 febbraio 2014
L'ex-generale egiziano Sami Anan ha annunciato la propria candidatura a Presidente!!
domenica 12 agosto 2012
Repulisti, parte 2: il Presidente egiziano Mursi licenzia il Maresciallo Tantawi e Sami Anan! Ora é il solo decisore politico del Cairo!
Netanyahu e Barak hanno fatto veramente una stupidata a dare la "luce verde" alla provocazione armata del Mossad risultata nel massacro di 16 guardie di confine egiziane nel Sinai; dopo avere rimosso il Comandante della Guardia Repubblicana, il capo dei Servizi Segreti e il Governatore del Nord Sinai il Presidente Mursi ha schierato nella penisola nuove truppe ed elicotteri (che si sono impegnate a mettere al loro posto qualche clan di beduini contrabbandieri e trafficanti) e, adesso, ha giubilato niente meno che il Ministro della Difesa Maresciallo Tantawi e il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, Generale Sami Anan.
La decisione, annunciata da uno speaker televisivo, completa definitivamente la transizione tra l'interregno successivo alle dimissioni e all'arresto di Mubarak e l'avvento di un nuovo sistema democratico e rappresentativo nel Paese delle Piramidi. Secondo quanto riportato dal sito-web "Ahram Online" comunque i due militari sono stati licenziati con tutti gli onori, insigniti di una speciale medaglia per l'opera svolta negli ultimi mesi e verranno regolarmente sentiti dal Presidente come 'consiglieri speciali' su questioni militari e di sicurezza.
Mursi ha nominato Abdel Fatah el-Sisi, ex-capo dello spionaggio militare, nuovo Ministro della Difesa e ha creato Sedky Sobhy, già comandante della Terza Armata, nuovo Capo di Stato maggiore delle Forze Armate.
La decisione, annunciata da uno speaker televisivo, completa definitivamente la transizione tra l'interregno successivo alle dimissioni e all'arresto di Mubarak e l'avvento di un nuovo sistema democratico e rappresentativo nel Paese delle Piramidi. Secondo quanto riportato dal sito-web "Ahram Online" comunque i due militari sono stati licenziati con tutti gli onori, insigniti di una speciale medaglia per l'opera svolta negli ultimi mesi e verranno regolarmente sentiti dal Presidente come 'consiglieri speciali' su questioni militari e di sicurezza.
Mursi ha nominato Abdel Fatah el-Sisi, ex-capo dello spionaggio militare, nuovo Ministro della Difesa e ha creato Sedky Sobhy, già comandante della Terza Armata, nuovo Capo di Stato maggiore delle Forze Armate.
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domenica 1 maggio 2011
Il Generale Anan: "Israele non ha alcun diritto di lamentarsi della nostra decisione sovrana di riaprire il varco di Rafah!"
Il Capo di Stato Maggiore egiziano, Luogotenente Generale Sami Anan, ha dichiarato che lo Stato ebraico "non ha assolutamente alcun diritto" di interferire con la decisione egiziana di aprire totalmente e definitivamente il varco di confine di Rafah, ponendo così fine al pluriennale regime di assedio che ha reso dura la vita della popolazione civile, assedio voluto da Tel Aviv come "punizione collettiva" per la Striscia di Gaza, che era rimasta fedele al legittimo Governo di Hamas.
Anan ha replicato la propria dichiarazione anche sul suo profilo facebook: "Israele non ha assolutamente alcun diritto di interferire nella decisione di apertura del varco di Rafah, affare eminentemente egiziano-palestinese". Il Ministro degli Esteri del Cairo Nabil Arabi aveva ventilato la scorsa settimana la possibilità che entro pochi giorni l'assedio potesse avere termine; rumor e voci circolanti in queste ore danno ormai per presa questa decisione, che dovrebbe venire implementata dopo la firma ufficiale del protocollo di riconciliazione Hamas-Fatah che avrà luogo mercoledì 4 maggio.
Nella Striscia costiera ancora (per poco) assediata, il Ministero degli Esteri palestinese Mohamed Awad ha espresso la sua soddisfazione per le dichiarazioni che provengono dal Cairo, segno di come l'intesa egiziano-palestinese sia certamente uno degli aspetti più positivi e notevoli del "nuovo corso" iniziato in Medio Oriente dopo la deposizione dell'autocrate filosionista e filo-occidentale Hosni Mubarak.
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martedì 15 febbraio 2011
Da Via San Luca a Piazza Tahrir: riflessioni genovesi sull'Egitto e il futuro della sua Rivoluzione
Ieri incontro-dibattito da Assolibro, nel centro storico di Genova; quattro relatori, pubblico piuttosto numeroso per un pomeriggio di lunedì, molto interessato, discretamente vivace.
Uno dei relatori fa notare che resi i dovuti e fondamentali omaggi ai giovani che hanno organizzato, dal 2008 al 25 gennaio scorso, la rete di contatti informatici che ha dato abbrivio al movimento di protesta egiziano esso ha "detonato" solo e soltanto quando a esso si sono uniti, in massa, gli scioperanti delle fabbriche tessili, delle industrie, insomma, la Classe Lavoratrice.
I giovani sono stati la scintilla, Twitter e Facebook la miccia, ma, come tante, tante volte, la "gente che lavora" ha fornito la massa critica, l'esplosivo che ha fatto da mina sotto il trono del faraone.
Gli stessi blogger lo ammettono, lo riconoscono, leggo adesso una dichiarazione di Hossam El-Hamalawy che recita: "La prossima piazza Tahrir é nei posti di lavoro"; si sentono, si leggono parole che erano state date per morte e sepolte o quantomento per disperse negli ultimi quarant'anni, dal '68 in avanti: "democrazia diretta", "mobilitazione permanente", "organizzazione di consigli".
Benvenuti nel XXI Secolo.
Ma torniamo al qui e all'ora, anzi al "là", all'Egitto...tutti nel paese sanno che Washington, Tel Aviv e Ryiadh, per motivi e finalità diverse, hanno in uggia la nascita di una effettiva democrazia all'ombra della Sfinge, a questi avversari che possiamo considerare "irriducibili" (a meno che gli Usa non smettano di essere una potenza imperialista/neocolonialista, che Israele non smetta di essere uno stato etnocratico e militarista e che l'Arabia Saudita non smetta di essere una dinastia conservatrice e retriva, il che ora come ora é impossibile in tutti e tre i casi), a questi, dicevamo, bisogna aggiungere i "compradores" che erano abituati a fare buoni, ottimi affari con l'Egitto di Mubarak, che rappresentano una minaccia minore, ma che potrebbe dare molto fastidio se si unisse con una delle minacce maggiori (più probabilmente con le prime due).
Aspettiamoci pure che "almeno" un generale partecipi alle elezioni presidenziali: su di lui convergerebbe il supporto di tutta la classe privilegiata sotto Mubarak, sarebbe l'unica scelta sensata, Omar "il torturatore" Suleiman non ha alcuna chance di coalizzare attorno a sé alcun genere di seguito, molto molto meglio puntare su un cavallo militare, propabilmente Sami Anan, 63 anni, abbastanza 'giovane' per regnare un paio di mandati, in ottimi rapporti con il Pentagono, anche migliori di quelli che possa vantare il Maresciallo Tantawi.
Si scatenerà una corsa pazza a corteggiare la Fratellanza Musulmana: ci proveranno i Turchi, per estendere la loro influenza regionale e per rafforzare la posizione Erdoganiana dell'Islam politico moderato, ci potrebbe provare l'Iran, che ovviamente cercherà di puntare più sul sostegno ai Palestinesi e sull'affratellamento con Hamas per smorzare e smussare le divergenze dottrinali, ci proverà (non sappiamo ancora quanto goffamente) anche la CIA, forse spolverando qualche vecchio contatto "religioso" dell'epoca del 'grande gioco' della Jihad anti-sovietica (che pescava a piene mani negli 'scontenti' della Fratellanza Musulmana -che non ha mai controllato granché quanto ad ali o apparati militari-) e chiaramente ci proverà anche la Casa di Saud, con adeguato contorno di mazzi di dollaroni fruscianti.
I giochi sono aperti e ogni risultato é possibile: potremmo vedere una sopravvivenza di Mubarakismo sotto un altro nome e un altro viso (ipotesi pessima) o la nascita di un nuovo tipo di democrazia partecipata (ipotesi tanto ottima da sembrare quasi velleitaria) o un qualunque genere di risultato intermedio.
Ma quanto più il risultato nei fatti si discosterà dall'ipotesi pessima (Mubarakismo sotto ogni altro nome) allora tanto più fortemente il Nuovo Egitto porrà una questione praticamente inscindibile con qualunque genere di rottura, piccola o grande, con gli ultimi trent'anni di politica estera del Cairo: il rapporto con la Striscia di Gaza e con Israele.
Il controllo non-militare del Sinai, la vendita di quantità immani di gas naturale allo Stato ebraico a prezzi a dir poco 'scandalosi' e il mantenimento dello strangolamento economico sul ghetto assediato di Gaza sono tre delle questioni che spiccano, ma non necessariamente le uniche
Lo spazio incontri di Assolibro in via San Luca (immagine di repertorio) |
I giovani sono stati la scintilla, Twitter e Facebook la miccia, ma, come tante, tante volte, la "gente che lavora" ha fornito la massa critica, l'esplosivo che ha fatto da mina sotto il trono del faraone.
Gli stessi blogger lo ammettono, lo riconoscono, leggo adesso una dichiarazione di Hossam El-Hamalawy che recita: "La prossima piazza Tahrir é nei posti di lavoro"; si sentono, si leggono parole che erano state date per morte e sepolte o quantomento per disperse negli ultimi quarant'anni, dal '68 in avanti: "democrazia diretta", "mobilitazione permanente", "organizzazione di consigli".
Benvenuti nel XXI Secolo.
Ma torniamo al qui e all'ora, anzi al "là", all'Egitto...tutti nel paese sanno che Washington, Tel Aviv e Ryiadh, per motivi e finalità diverse, hanno in uggia la nascita di una effettiva democrazia all'ombra della Sfinge, a questi avversari che possiamo considerare "irriducibili" (a meno che gli Usa non smettano di essere una potenza imperialista/neocolonialista, che Israele non smetta di essere uno stato etnocratico e militarista e che l'Arabia Saudita non smetta di essere una dinastia conservatrice e retriva, il che ora come ora é impossibile in tutti e tre i casi), a questi, dicevamo, bisogna aggiungere i "compradores" che erano abituati a fare buoni, ottimi affari con l'Egitto di Mubarak, che rappresentano una minaccia minore, ma che potrebbe dare molto fastidio se si unisse con una delle minacce maggiori (più probabilmente con le prime due).
Sami Hafez Anan (a sinistra) col Generale usa Steve Whitcomb. |
Aspettiamoci pure che "almeno" un generale partecipi alle elezioni presidenziali: su di lui convergerebbe il supporto di tutta la classe privilegiata sotto Mubarak, sarebbe l'unica scelta sensata, Omar "il torturatore" Suleiman non ha alcuna chance di coalizzare attorno a sé alcun genere di seguito, molto molto meglio puntare su un cavallo militare, propabilmente Sami Anan, 63 anni, abbastanza 'giovane' per regnare un paio di mandati, in ottimi rapporti con il Pentagono, anche migliori di quelli che possa vantare il Maresciallo Tantawi.
Si scatenerà una corsa pazza a corteggiare la Fratellanza Musulmana: ci proveranno i Turchi, per estendere la loro influenza regionale e per rafforzare la posizione Erdoganiana dell'Islam politico moderato, ci potrebbe provare l'Iran, che ovviamente cercherà di puntare più sul sostegno ai Palestinesi e sull'affratellamento con Hamas per smorzare e smussare le divergenze dottrinali, ci proverà (non sappiamo ancora quanto goffamente) anche la CIA, forse spolverando qualche vecchio contatto "religioso" dell'epoca del 'grande gioco' della Jihad anti-sovietica (che pescava a piene mani negli 'scontenti' della Fratellanza Musulmana -che non ha mai controllato granché quanto ad ali o apparati militari-) e chiaramente ci proverà anche la Casa di Saud, con adeguato contorno di mazzi di dollaroni fruscianti.
I giochi sono aperti e ogni risultato é possibile: potremmo vedere una sopravvivenza di Mubarakismo sotto un altro nome e un altro viso (ipotesi pessima) o la nascita di un nuovo tipo di democrazia partecipata (ipotesi tanto ottima da sembrare quasi velleitaria) o un qualunque genere di risultato intermedio.
Ma quanto più il risultato nei fatti si discosterà dall'ipotesi pessima (Mubarakismo sotto ogni altro nome) allora tanto più fortemente il Nuovo Egitto porrà una questione praticamente inscindibile con qualunque genere di rottura, piccola o grande, con gli ultimi trent'anni di politica estera del Cairo: il rapporto con la Striscia di Gaza e con Israele.
Il controllo non-militare del Sinai, la vendita di quantità immani di gas naturale allo Stato ebraico a prezzi a dir poco 'scandalosi' e il mantenimento dello strangolamento economico sul ghetto assediato di Gaza sono tre delle questioni che spiccano, ma non necessariamente le uniche
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