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mercoledì 6 agosto 2014

A Curitiba gli abitanti dello stato brasiliano di Paranà manifestano per Gaza con bandiere palestinesi e dell'SSNP!!

La foto che vedete qui sopra testimonia della recente manifestazione di solidarietà con il Popolo palestinese e con la sofferenza di Gaza aggredita tenutasi a Curitiba, capitale dello Stato di Paranà, in Brasile.

La foto che vedete dimostra molte cose:

  • che non vi sono confini geografici, etnici o religiosi alla solidarietà con la Palestina e la sua Lotta
  • che vi sono paesi in cui si ha L'ORGOGLIO di far marciare fianco a fianco la bandiera PALESTINESE quella NAZIONALE, quella di un vero SINDACATO DI CLASSE e quella del glorioso SSNP
  • che non ci dobbiamo meravigliare se questi paesi liberi, autonomi e fieri sono costantemente messi sotto accusa dal giornalismo-spazzatura imperialista che ha passato tutto il mese di giugno a vomitare fiele e menzogne sul Brasile in occasione dei gioiosi, festosi e riuscitissimi Mondiali di Calcio 2014.
  • che sicuramente quando si terranno le Olimpiadi estive sempre in terra brasiliana ci aspetterà un altro fuoco di fila di idiozie a mezzo stampa e televisione sul Brasile e sul suo Presidente Dilma Rousseff che sicuramente verrà riconfermato nelle prossime elezioni autunnali.

mercoledì 16 luglio 2014

Il Campione del Mondo Mesut Ozil dona a Gaza tutto il proprio montepremi mondiale!!

Mesut Ozil, l'ala tedesca di origine turca che milita in Inghilterra e che in Brasile si é laureata recentemente campione del mondo insieme ai suoi compagni della nazionale allenata da Low ha ricevuto per il successo mondiale un premio di 300mila Euro dalla federcalcio tedesca, che si aggiunge a quello di 150mila ricevuto per aver vinto la semifinale e a premi minori per ogni successo precedente (fase a gironi, ottavi e quarti).

Con un gesto di generosità che suscita ammirazione, il centrocampista offensivo dell'Arsenal ha deciso di devolvere tutto il suo montepremi mondiale a favore della popolazione di Gaza, tuttora sottoposta al pogrom militare sionista. La sua decisione, che fa il paio con quella dei giocatori algerini di cui abbiamo dato notizia pochi giorni fa dimostra come la consapevolezza e la solidarietà con le sofferenze e le tribolazioni del Popolo di Palestina si stiano facendo largo anche nel mondo 'dorato' del football internazionale.

In precedenza anche campioni come Marcelo Vieira e Cristiano Ronaldo avevano espresso, vocalmente o con gesti concreti la loro vicinanza a Gaza e ai Palestinesi.

giovedì 22 dicembre 2011

Accordo commerciale tra la Palestina e i più importanti paesi sudamericani!


Il Mercosur, blocco economico delle nazioni sudamericane, ha firmato uno storico accordo di libero scambio con la Palestina. Il responsabile degli Affari Esteri Riyad al-Maliki e i Ministri degli Esteri degli Stati membri del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno finalizzato l'accordo nella capitale uruguagia Montevideo.

"Speriamo che i nostri paesi possano contribuire a porre fine alle sofferenze del popolo palestinese", ha dichiarato il Presidente Jose Mujica, il cui ufficio é servito da location per la firma ufficiale, trasmessa in diretta televisiva. Tutti i paesi membri del Mercosur, compreso il Venezuela, attualmente in fase di unione al gruppo, hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato palestinese.

C'é voluto quasi un anno di trattative per limare e aggiustare ogni dettaglio dell'accordo, che si unisce a quelli simili già in vigore tra Palestina e Unione Europea, Palestina e Turchia, Palestina e Lega Araba. Il mercato del Mercosur, con i suoi 250 milioni di potenziali clienti, costituisce i 3/4 dell'attività economica sudamericana. Prima della storica firma soltanto l'Argentina aveva un accordo ufficiale di scambi con la Palestina.

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martedì 1 febbraio 2011

Anche il Paraguay riconosce lo Stato di Palestina, alla vigilia di importante vertice arabo-americano!


Il Ministro degli Esteri paraguagio Hector Lacognata ha dichiarato nello scorso week-end che il suo Governo riconoscerà ufficialmente uno Stato indipendente palestinese, seguendo le direttive delineate in una serie di Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, mettendosi in linea con le simili iniziative prese da altri paesi sudamericani negli ultimi mesi; fra di essi Asunciòn si allineerà più nettamente a quanti (Argentina, Brasile, Uruguay, Ecuador, Bolivia e Guyana) hanno scelto di riconoscere lo Stato di Palestina all'interno dei confini precedenti l'aggressione israeliana del 1967.

Con il suo proditorio attacco alle spalle infatti Israele mise le mani su Gerusalemme Est e su molte parti della Cisgiordania che occupa ancora adesso, con gli insediamenti di fanatici ebrei e con le barriere e le mura dell'Apartheid. E' ovvio che quando lo Stato Palestinese verrà ufficialmente dichiarato e riconosciuto secondo le norme sull'autodeterminazione dei popoli gli occupanti israeliani dovranno sloggiare da queste aree, o altrimenti subire la piena forza delle ritorsioni internazionali, come già fecero il Sudafrica dell'Apartheid con le sanzioni o la Serbia di Milosevic con gli "attacchi umanitari".

Fra i paesi del Sudamerica che hanno riconosciuto la Palestina invece Cile e Perù hanno preferito non fissare nettamente i confini entro cui riconoscono la sovranità del popolo palestinese.

Israele, naturalmente, non ha preso molto bene la notizia, come già in occasione degli altri riconoscimenti, e ha definito la decisione paraguagia come "interferenza altamente dannosa". Il Paraguay ha annunciato il suo riconoscimento della Palestina alla vigilia di un importantissimo vertice diplomatico ed economico tra paesi sudamericani e nazioni arabe, che si terrà a Lima nel corso di febbraio.

Oltre 130 paesi nel mondo riconoscono lo Stato di Palestina.

venerdì 14 gennaio 2011

Anche la Guyana riconosce l'indipendenza della Palestina


La Guyana é diventato il sesto paese latinoamericano a riconoscere l'indipendenza della Palestina. Annunciando l'importante decisione Carolyn Rodrigues-Birkett, Ministro degli Esteri di Georgetown, ha dichiarato: "E' speranza del popolo della Guyana che il crescente riconoscimento internazionale dello Stato palestinese contribuirà alla soluzione della questione israelo-palestinese e alla creazione di una Pace giusta e duratura nella regione".

La decisione della Guyana, si legge nello stesso comunicato: "...é coerente con la tradizione di solidarietà e sostegno del nostro paese nei confronti delle giuste e legittime aspirazioni dei popoli all'autodeterminazione e alla libertà, alla costruzione di una loro patria che sia libera, indipendente, pacifica e prospera".

La Guyana segue Brasile, Argentina, Bolivia, Uruguay ed Ecuador nell'immediato riconoscimento dell'indipendenza palestinese, e precede di alcune settimane l'annunciato riconoscimento da parte di altri paesi sudamericani: come i suoi vicini anche lo Stato creolo riconosce l'esistenza di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est all'interno dei confini evidenziati dall'ONU nella risoluzione 242, precedente all'attacco a tradimento di Israele consumatosi nel giugno 1967.

mercoledì 22 dicembre 2010

Lula: "Fino a che gli Stati Uniti restano unici mediatori la pace in Palestina resterà una chimera!"


Il sostegno diplomatico brasiliano per le rivendicazioni e le aspirazioni palestinesi non si é arrestato con il riconoscimento ufficiale di uno Stato sovrano nei confini indicati dall'ONU con la Risoluzione 242, dalle parole la nazione verdeoro si é dimostrata impaziente di passare ai fatti e, a quanto riportato da Brasilia, ruspe ed escavatrici stanno già operando sul lotto di terreno che ospiterà la futura ambasciata palestinese.

Il presidente brasiliano in scadenza di mandato, Ignacio Lula da Silva, approfittando appieno della libertà delle ultime settimane di carica, ha dichiarato che la pace in Medio Oriente é impossibile fintanto che gli Stati Uniti d'America manterranno una posizione preminente e monopolistica di mediazione dei colloqui e dei negoziati israelo-palestinesi. L'ex inquilino della Casa Bianca Jimmy Carter, architetto dell'Accordo di Camp David e da decenni impegnato nel campo diplomatico con la sua organizzazione no-profit ha subito sottoscritto la dichiarazione di Lula sottolineando la pregiudiziale parzialità di una Casa Bianca "ormai schierata a priori a favore di ogni azione, dichiarazione e iniziativa israeliana" e auspicando che nel prossimo futuro una radicale riforma delle Nazioni Unite dia più voce ai paesi emergenti come appunto il Brasile e l'India, inaugurando una nuova era nei rapporti diplomatici internazionali.

Mahmud Abbas, ex-presidente facente funzione dell'Anp (la cui carica é scaduta nel gennaio 2009), ha espresso la propria personale soddisfazione per i passi intrapresi dal Brasile, mentre l'ambasciatore palestinese nel paese sudamericano, Ibrahim al-Zabeen ha annunciato che le pratiche burocratiche e l'acquisto del terreno necessario per la costruzione di una sede diplomatica sono stati portati a termine lunedì scorso.

Il Brasile ospita una comunità di circa 50,000 cittadini di origine palestinese, per la maggior parte rifugiati della Nakba del 1948, che vivono principalmente nei grandi centri urbani del sud, soprattutto a Sao Paulo.

martedì 7 dicembre 2010

Il Sudamerica riconosce la Palestina come stato: Brasile, Argentina, Uruguay!


Il Segretario generale dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina Yasser Abed Rabbo ha comunicato lunedì mattina che, come previsto, il riconoscimento della Palestina come stato indipendente continua a prendere piede, non soltanto fra i paesi mediorientali e quelli in via di sviluppo ma, come già segnalato sulle pagine di Palaestina Felix, anche fra gli "sviluppati" stati occidentali e, ora, anche fra le nazioni "emergenti".

E' di questi giorni la notizia che, proprio agli sgoccioli del suo mandato, Ignacio Lula Da Silva, presidente ex-sindacalista in attesa di venire rilevato dal proprio successore eletto (la già eletta Dilma Rousseff), ha imposto forse per l'ultima volta la propria impronta alla politica estera del grande paese lusofono riconoscendo ufficialmente la Palestina come uno Stato sovrano e indipendente entro i confini internazionalmente stabiliti prima dell'aggressione sionista del 1967.

Ovviamente, non potendo, "essere da meno" dei vicini con cui si contendono il primato di "nazione più rappresentativa del Sudamerica", il riconoscimento ha messo in subbuglio la diplomazia di Buenos Aires che, con un iter speditissimo ed efficace, ha fatto sottoscrivere al Presidente Cristina Fernandez Kirchner un omologo riconoscimento diplomatico.
Certo, a chi osserva da vicino i rapporti fra Medio Oriente e Sudamerica non possono sfuggire le ironie nel considerare che, solo un paio di decenni fa, sia Brasile che Argentina, governate da "uomini forti" o giunte militari fascistoidi, erano ottimi amici e clienti dello Stato ebraico, presso cui si rifornivano di armamenti e da cui le varie polizie segrete apprendevano i più "raffinati" metodi di persecuzione e tortura da mettere in atto contro intellettuali, sindacalisti, guerriglieri e oppositori generici; adesso, finiti per sempre quei giorni e instaurate in ambo i paesi solide democrazie che coniugano libertà e diritti umani con una crescita economica che va dal soddisfacente (Argentina) al prodigioso (Brasile), i legami con il regime sionista si vanno rarefando e sfilacciando e si saldano e intensificano invece quelli col popolo Palestinese e le sue legittime aspirazioni all'indipendenza e all'autonomia.
Come già il Sudafrica dell'Apartheid anche la dittatura militare argentina manteneva "in forma" la sua flotta di caccia Mirage grazie ai ricambi, ai missili e alla tecnologia israeliana.
Il Presidente Lula, in risposta alle critiche e agli attacchi provenienti da Tel Aviv e da Washington (dove la potente lobby ebraica ha subito scatenato i suoi "mastini" nel Dipartimento di Stato per condannare i riconoscimenti) ha replicato che: "La richiesta di un riconoscimento ufficiale é consistente con i principi sostenuto dallo Stato brasiliano che appoggia e avvalla le aspirazioni palestinesi a uno Stato unito, democratico e sicuro sia dal punto di vista economico che militare". La Kirchner, dal canto suo, ha fatto notare come, più che un semplice 'fait accompli' politico-diplomatico il riconoscimento della Casa Rosada indichi anche una "Presa di posizione morale" dell'Argentina nei confronti della Palestina e dei suoi legittimi abitanti.

L'Uruguay, stato della "pampa" incuneato fra Argentina e Brasile, aveva già riconosciuto la Palestina come Stato indipendente alcune settimane prima dei suoi vicini.