Il Presidente venezolano Nicolas Maduro si é incontrato col primo Vicepresidente della Repubblica Islamica Eshaq Jahnagiri nella serata di ieri a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) a latere del Forum dei Paesi Esportatori di Gas (GFCF).
I due hanno discusso di come approfondire e intensificare la cooperazione irano-venezolana nel campo energetico.
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sabato 25 novembre 2017
L'Asse della Resistenza si espande e si rafforza! Meeting in Bolivia tra Maduro e il Vice di Rohani, Jahangiri!
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mercoledì 4 aprile 2012
"Sanzionaci questo!" Petroliera iraniana con bandiera boliviana aiuta il Presidente Assad a farsi beffe degli 'embarghi' dell'imperialismo occidentale
Secondo quanto riportato dalle autorità egiziane che supervisionano il traffico attraverso il Canale di Suez nella giornata di oggi la petroliera "M.T. Tour", di proprietà della ISIM Tour ltd. (compagnia legata alla Repubblica Islamica e creata col preciso scopo di aggirare le misure sanzionatorie portate avanti da Usa e UE) é entrata nel Mar Rosso con un carico di 120mila tonnellate di petrolio siriano diretto verso Singapore, dove verrà venduto a una compagnia statale cinese.
La petroliera era stata inizialmente respinta negli scorsi giorni per via di un'incompleta adesione agli oneri di transito, che sono stati regolarizzati subito dopo il week-end. Nell'ambito della politica persecutoria contro i paesi dell'Asse della Resistenza anti-imperialista il registro navale maltese aveva escluso le navi dell'ISIM dai suoi file, ma, per tutta risposta, la compagnia ha trovato modo di registrarle in Bolivia, aggirando così ancora una volta le sanzioni occidentali.
L'esportazione di greggio dalla Siria, ad ogni modo, va rapidamente esaurendosi, viste le crescenti richieste del mercato interno; vi é persino la possibilità che nei prossimi due decenni il paese si trasformi da esportatore in importatore netto; comunque la Repubblica Islamica dell'Iran ha già annunciato a Damasco a essere pronta a instaurare, nell'ambito delle relazioni di vicinanza e amicizia delle due potenze, un rapporto privilegiato per la fornitura di gas, di petrolio o anche direttamente di energia elettrica.
La petroliera era stata inizialmente respinta negli scorsi giorni per via di un'incompleta adesione agli oneri di transito, che sono stati regolarizzati subito dopo il week-end. Nell'ambito della politica persecutoria contro i paesi dell'Asse della Resistenza anti-imperialista il registro navale maltese aveva escluso le navi dell'ISIM dai suoi file, ma, per tutta risposta, la compagnia ha trovato modo di registrarle in Bolivia, aggirando così ancora una volta le sanzioni occidentali.
L'esportazione di greggio dalla Siria, ad ogni modo, va rapidamente esaurendosi, viste le crescenti richieste del mercato interno; vi é persino la possibilità che nei prossimi due decenni il paese si trasformi da esportatore in importatore netto; comunque la Repubblica Islamica dell'Iran ha già annunciato a Damasco a essere pronta a instaurare, nell'ambito delle relazioni di vicinanza e amicizia delle due potenze, un rapporto privilegiato per la fornitura di gas, di petrolio o anche direttamente di energia elettrica.
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lunedì 6 febbraio 2012
Gli Stati Bolivariani dell'America Latina difendono la Siria dal complotto americano e sionista!
L'organizzazione degli otto paesi latinoamericani aderenti alla "Alternativa Bolivariana per le Americhe" (ALBA), costituita da Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Saint Vincent e Antigua y Barbuda, ha emesso una importante dichiarazione a sostegno del Governo siriano, attualmente impegnato a distruggere le cellule terroristiche infiltrate nel paese da Usa, Israele e monarchie arabe del Golfo Persico nel tentativo di creare uno stato di caos e violenza che potesse favorire il complotto imperialista e sionista per la deposizione del Presidente Assad.
"I Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana 'ALBA' reiterano la loro condanna e il loro stigma verso i responsabili della sistematica politica di interferenza e destabilizzazione portata avanti negli ultimi mesi a danno della Repubblica Araba Siriana, che vorrebbe imporre con la forza a tale paese un cambiamento di Governo e governanti". La dichiarazione é stata redatta a Caracas, capitale del Venezuela, nel corso della recente conferenza dell'ALBA.
Al suo interno si può leggere come l'Alleanza sostenga appieno il duplice approccio del Presidente Assad verso la crisi che vede da un lato Esercito e forze di sicurezza impegnate a combattere militarmente la minaccia rappresentata dalle cellule terroriste infiltrate e dall'altra parte l'apparato civile e amministrativo dello stato impegnato in un profondo sforzo di autoriforma che possa coinvolgere fattivamente quei settori dell'opposizione che rifiutano la violenza e la subservienza a complotti e schemi imperialisti.
Le nazioni dell'ALBA hanno altresì promesso di diferende la Siria in ogni arena internazionale in cui abbiano una voce, particolarmente all'Assemblea Generale ONU.
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sabato 17 dicembre 2011
Soldati sionisti spariscono in Bolivia e il regime ebraico manda mercenari a 'investigare', nuove trame di Tel Aviv contro Morales?
Il Ministero degli Esteri dell'occupazione sionista ha annunciato che due membri delle sue forze armate, apparentemente "in vacanza" in Bolivia avrebbero fatto perdere le loro tracce. Secondo l'ambasciata sionista di La Paz la coppia si sarebbe diretta nel Nordest del paese e non avrebbe più fatto ritorno.
I media israeliani riportano che l'ambasciata avrebbe mobilitato una compagnia di mercenari chiamata SETAL, guidata da un certo Yisrael Shai, per condurre ricerche che possano chiarire il fato dei due.
Già in passato avevamo dato notizia della presenza di agenti sionisti in Bolivia, coinvolti a vario titolo nelle manovre golpiste dirette contro il Governo di Evo Morales, inviso al sionismo internazionale per le sue politiche di socializzazione della ricchezza e i suoi legami con la Repubblica Islamica dell'Iran, i cui tecnici stanno aiutando i boliviani a sfruttare autonomamente le loro risorse di idrocarburi, senza doversi rivolgere alle multinazionali occidentali.
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giovedì 22 settembre 2011
Evo Morales esprime il sostegno della nazione boliviana alla lotta e alle richieste del popolo di Palestina!
Siamo fortemente critici riguardo all'utilità e alle eventuali conseguenze di un riconoscimento ONU di uno Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967, tuttavia, dobbiamo ammetterlo, proviamo un innegabile piacere quando assistiamo a scene di solidarietà nei confronti della Causa palestinese e ancora una volta ci é stato gradito l'intervento del Presidente ex-campesino Evo Morales, alla guida della Bolivia dal 2005 che, durante il suo discorso all'inaugurazione dell'Assemblea Generale che dovrebbe deliberare sulla richiesta di riconoscimento sporta dall'Anp, ha dichiarato il profondo e convinto supporto del Governo e della nazione boliviana alle richieste palestinesi.
La dichiarazione boliviana, unita a quelle di Sudafrica, Brasile e Libano testimonia del vasto e trasversale sostegno di cui la Causa palestinese può godere a livello internazionale, prova ulteriore di quanto l'entità sionista sia isolata e impopolare, capace di sostenersi solo grazie alla parassitosi esercitata tramite la 'Lobby a Sei Punte' nei confronti degli Stati Uniti, fedeli e docili esecutori dei 'diktat' di Tel Aviv grazie al cappio strangolante che i sionisti tengono attorno al sistema dei mass-media americani e mondiali e alle enormi quantità di denaro che AIPAC e altre organizzazioni filoisraeliane possono contribuire alle campagne elettorali di governatori, congressisti, senatori e candidati presidenti: Israele é diventato per gli Usa "la coda che muove il cane".
Morales ha anche accusato l'ONU di essere un'organizzazione che, per quanto nobile nei suoi intenti, in realtà risponde a logiche 'capitaliste e imperialiste', dando eccessivo potere ad alcuni stati membri e venendo da questi utilizzati per 'vidimare' le loro aggressioni e i loro piani colonialistici e di sfruttamento internazionale (Libia, anyone?), in particolare ha stigmatizzato la struttura e il regolamento dell'UNSC, da lui ribattezzato nel corso dell'intervento "Il Consiglio di Insicurezza".
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martedì 1 febbraio 2011
Anche il Paraguay riconosce lo Stato di Palestina, alla vigilia di importante vertice arabo-americano!
Il Ministro degli Esteri paraguagio Hector Lacognata ha dichiarato nello scorso week-end che il suo Governo riconoscerà ufficialmente uno Stato indipendente palestinese, seguendo le direttive delineate in una serie di Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, mettendosi in linea con le simili iniziative prese da altri paesi sudamericani negli ultimi mesi; fra di essi Asunciòn si allineerà più nettamente a quanti (Argentina, Brasile, Uruguay, Ecuador, Bolivia e Guyana) hanno scelto di riconoscere lo Stato di Palestina all'interno dei confini precedenti l'aggressione israeliana del 1967.
Con il suo proditorio attacco alle spalle infatti Israele mise le mani su Gerusalemme Est e su molte parti della Cisgiordania che occupa ancora adesso, con gli insediamenti di fanatici ebrei e con le barriere e le mura dell'Apartheid. E' ovvio che quando lo Stato Palestinese verrà ufficialmente dichiarato e riconosciuto secondo le norme sull'autodeterminazione dei popoli gli occupanti israeliani dovranno sloggiare da queste aree, o altrimenti subire la piena forza delle ritorsioni internazionali, come già fecero il Sudafrica dell'Apartheid con le sanzioni o la Serbia di Milosevic con gli "attacchi umanitari".
Fra i paesi del Sudamerica che hanno riconosciuto la Palestina invece Cile e Perù hanno preferito non fissare nettamente i confini entro cui riconoscono la sovranità del popolo palestinese.
Israele, naturalmente, non ha preso molto bene la notizia, come già in occasione degli altri riconoscimenti, e ha definito la decisione paraguagia come "interferenza altamente dannosa". Il Paraguay ha annunciato il suo riconoscimento della Palestina alla vigilia di un importantissimo vertice diplomatico ed economico tra paesi sudamericani e nazioni arabe, che si terrà a Lima nel corso di febbraio.
Oltre 130 paesi nel mondo riconoscono lo Stato di Palestina.
lunedì 3 gennaio 2011
Cile e Paraguay annunciano il prossimo riconoscimento dello Stato palestinese
Riyad al-Maliki ha recentemente dichiarato che nelle prossime settimane Cile e Paraguay riconosceranno ufficialmente uno Stato palestinese all'interno dei confini indicati dall'ONU nella Risoluzione 242 (precedente all'aggressione condotta dallo Stato ebraico contro i suoi vicini nel 1967).
L'esponente palestinese, a pochi giorni dalla posa della prima pietra per la futura ambasciata a Brasilia, ha inoltre annunciato che le procedure di assegnazione del terreno e raccolta delle autorizzazioni necessarie sono ormai in corso per la rappresentanza diplomatica a Quito, in Ecuador.
Il Sudamerica, una volta saldamente aggiogato al carro filoisraeliano per via delle dittature di destra che ricevevano cospicue forniture militari dallo Stato ebraico, sta assumendo posizioni sempre più marcatamente filopalestinesi da quando i regimi dei vari caudillos e uomini forti sono stati sostituiti da solide e affermate democrazie. Fra queste Brasile, Argentina, Ecuador e Bolivia hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina sui confini pre-1967: Uruguay, Paraguay e Cile so sono adesso uniti a questo gruppo.
Nel mese di aprile il presidente cileno Pinera si recherà in visita ufficiale in Cisgiordania nel giro di tre mesi.
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domenica 19 dicembre 2010
Cattive notizie per Israele...anche la Bolivia riconosce lo Stato palestinese!!
La Bolivia ha appena riconosciuto lo Stato palestinese sulla base dei confini riconosciuti dall'ONU nel 1967, divenendo così il quarto Stato sudamericano a compiere tale passo dopo Brasile, Argentina e Uruguay; il presidente Evo Morales ha rilasciato personalmente la notizia durante una conferenza di capi di Stato tenutasi in Brasile.
Il leader di Fatah Mahmud Abbas si é detto felice della decisione di Morales e ha auspicato uno sviluppo delle relazioni bilaterali boliviano-palestinesi anche nel futuro più immediato, augurandosi inoltre che molti altri paesi dell'area andina e sudamericana ne seguano l'esempio.
La notizia certamente non andrà giù né a Tel Aviv né a Washington visto che proprio negli scorsi giorni la lobby sionista si era mobilitata per chiedere a Obama, tramite un memorandum 'preventivo' emesso dal Senato, di iniziare "subito" una campagna diplomatica per dissuadere altre nazioni dal riconoscere uno Stato palestinese e, eventualmente, di usare il potere di veto all'ONU per sventare ogni risoluzione in tal senso.
La decisione di Evo Morales, il primo presidente indio della Bolivia, eletto su una piattaforma di socializzazione e distribuzione degli utili derivanti dalle materie prime di cui la nazione é ricca, é stata probabilmente influenzata dal coinvolgimento israeliano nel tentativo di Colpo di Stato sventato nel 2009 dalle forze di sicurezza boliviane, che circondarono e distrussero nell'aprile di quell'anno un team di mercenari che, in un hotel di Santa Cruz, progettavano l'assassinio di Morales e del suo vice Garcia.
A capo della squadra di killer c'era Eduardo Rosza Flores, di ascendenze ebreo-ungheresi, che aveva militato con gli ustasha croati nella guerra civile jugoslava e, dopo un periodo passato in Israele, era stato 'avvistato' in Albania, Irak e altre "zone calde" del globo; la classica pedina legata all'estrema destra internazionale che al Mossad fa comodo muovere laddove ci sia da avanzare gli interessi di Israele alle spese delle popolazioni sfruttare e oppresse.
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