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sabato 10 dicembre 2016

Dal passato emerge la prova definitiva: israhell aiutò i razzisti di Pretoria a dotarsi dell'arma atomica!

L'incidente "Vela" è uno dei mille episodi oscuri della storia sionista, che vede l'illegale regime di Tel Aviv coinvolto nientemeno che nella proliferazione nucleare a favore di un regime se possibile altrettanto aberrante (e per fortuna consegnato alla pattumiera della Storia), quello dell'Apartheid sudafricano.

All'alba del 22 settembre '79 un satellite spia americano chiamato "VELA" registrò un doppio 'flash' di luce intensissima tra le isole di Principe Edoardo e di Marion, nell'Oceano Indiano sudoccidentale, una zona di basse acque, molto adatta a trasmettere vibrazioni, esattamente come negli atolli pacifici scelti da Usa e Francia per i loro test nucleari da Bikini a Mururoa.

L'Amministrazione Carter lanciò un'inchiesta in merito e ottenne un rapporto confuso e fumoso che menzionava improbabili "riflessioni di luce solare su un meteoroide di passaggio nei pressi del satellite".

giovedì 24 aprile 2014

Trentaquattresimo anniversario del disastro iraniano di Jimmy Carter: la fallimentare operazione 'Eagle Claw'!!

Piano escogitato da qualche 'testa d'uovo' del Pentagono che poi si sarà riciclato come sceneggiatore per Hollywood l'Operazione Eagle Claw voleva liberare il personale del 'Nido di Spie' scoperto dalla vigilanza rivoluzionaria iraniana e trattenuto a Teheran con un raid di forze speciali che avrebbe dovuto portare con elicotteri i liberati fino a un C-130 equipaggiato con razzi sotto le ali che gli avrebbero dovuto consentire di decollare in uno spazio molto ristretto.

Il piano fallì quasi subito quando una tempesta ingolfò il convoglio di elicotteri e aeroplani facendoli scontrare tra loro e precipitare al suolo.

Anche quest'anno la Repubblica Islamica dell'Iran festeggia l'anniversario di quell'imbarazzante debacle dell'arroganza imperialista yankee, dalla redazione di PALAESTINA FELIX va al Popolo e al Governo dell'Iran un caloroso messaggio di amicizia e solidarietà!

Possa Eagle Claw rimanere per sempre l'ultima occasione in cui un militare Usa abbia messo piede sul sacro suolo di Persia!!!!

lunedì 4 novembre 2013

34 anni fa l'Iran mostrava al mondo che le ambasciate USA sono fogne di spionaggio, oggi il Datagate riprova quella verità!

Nel 1979 la Repubblica Islamica dell'Iran si difendeva dai complotti revanscisti orditi all'interno dell'ambasciata USA occupandola e prendendo in ostaggio il personale presente, tra cui numerosissimi agenti della CIA e di altre agenzie di spionaggio. All'epoca sedicenti 'democratici', filosionisti, imperialisti di ogni colore e 'dirittoumanisti' assortiti saltarono sulle sedie gridando alla 'violazione' di chissà quali principi (la violazione della volontà popolare iraniana che aveva cacciato lo Shah corrotto con la Rivoluzione, evidentemente, per costoro non contava...), ma la giovane repubblica rivoluzionaria tenne duro e difese la propria scelta ribadendo la necessità di interrompere le attività nocive in atto in quella pretesa 'rappresentanza diplomatica'.

Oggi, alla luce delle rivelazioni del 'Datagate' tutto il mondo deve ammettere quanto estese e perniciose siano le attività di spionaggio americane, che, lungi dal concentrarsi solo contro 'nemici' si concentrano anche contro pretesi amici ed alleati come i paesi europei e altri ancora, a dimostrazione che gli Stati Uniti non provano amicizia o lealtà per nessuno.

Nel 34esimo anniversario di quello storico momento in cui il popolo iraniano agì come un sol uomo per difendere le proprie scelte e la sua autonomia nel decidere del proprio destino il resto del mondo deve ammettere, obtorto collo, che quello stesso popolo era oltre trent'anni avanti sul calendario della Storia e, al giorno d'oggi, continua a esserlo nella costruzione di una società più giusta.

venerdì 2 novembre 2012

Celebrazioni in Iran per il 33esimo anniversario dell'irruzione nel "covo di spie" dell'ambasciata Usa!

Iraniani di ogni origine, strato e condizione hanno oggi dato inizio alle celebrazioni che segnano il 33esimo anniversario del glorioso "blitz" contro il nido di vipere dell'ambasciata Usa, divenuta dopo la vittoriosa Rivoluzione Islamica "centrale di sabotaggio e spionaggio" che mirava a far collassare lo sforzo generoso di milioni di cittadini che si erano levati a spodestare in nano Reza Palhavi, burattino di Usa e Israele.
Ridotti all'impotenza i lacché dell'imperialismo a stelle e strisce vennero trattenuti come ostaggi, permanenza durante la quale non mancarono i gesti di umanità della neonata Repubblica Islamica verso i prigionieri: come l'offerta di liberare per primi quelli di etnia nera in quanto essi stessi oppressi e discriminati nella loro stessa patria. L'analisi dei documenti sequestrati nella sede diplomatica dimostrò in seguito come l'intervento degli studenti e degli attivisti arrivò appena in tempo vista la profondità e la gravità degli atti contro-rivoluzionari che in essa si andavano preparando.

Il tentativo cervellotico e velleitario del Presidente Carter (malconsigliato dagli analisti militari) di liberare gli ostaggi con un colpo di mano finito in barzelletta é ancora ricordato come una tra le più gustose debacle dell'arroganza Usa.
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venerdì 27 aprile 2012

La Repubblica Islamica iraniana celebra il 32esimo anniversario del fallito 'raid' Usa contro Teheran

Il 4 novembre 1979 il Popolo dell'Iran, esasperato dai tentativi dell'imperialismo americano di deviare la sua Rivoluzione e riportare sul trono il corrotto Scià Reza Palhevi attaccava il "nido di spionaggio" celato all'interno dell'ambasciata americana e prendeva in ostaggio gli agenti della CIA e il resto del personale in essa presente.
Nella notte tra il 24 e il 25 aprile successivi, malconsigliato da generali che troppo si erano esaltati su film e romanzetti d'azione, il Presidente Carter dava il via a un "raid" armato che avrebbe dovuto permettere di liberare con la forza i prigionieri e farli volare via su un C-130 appositamente modificato con razzi sotto le ali per permettergli un decollo da una pista eccezionalmente stretta.
Ovviamente il tutto si concluse con un disastro, una colossale figuraccia degli imperialisti yankee, otto morti, quattro feriti (tutti americani) e una grande vittoria di immagine per l'Iran che catturò anche 5 elicotteri degli aggressori. Negli scorsi giorni alti rappresentanti delle Forze armate di Teheran hanno celebrato a Tabas, luogo del fallito atterraggio degli attaccanti, il 32esimo anniversario dell'evento, ospitando anche una delegazione della Repubblica Democratica Popolare della Nordkorea, uno dei pochi stati che nel corso della Guerra Iran-Irak si schierò con l'Iran anziché con Saddam Hussein.
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domenica 18 settembre 2011

Il sionista Rafi Barak "irritato" dai richiami del Premier Sharaf per la "revisione" di Camp David!


Il Direttore generale del Ministero degli Esteri dello regime ebraico, Rafi Barak (foto sopra), ha espresso "l'irritazione" di Tel Aviv per i ripetuti richiami e riferimenti emessi in questi ultimi giorni dall'Ufficio del Premier ad interim del Cairo, Essam Sharaf (ultima foto in basso), riguardo a eventuali "modifiche" e "revisioni" del Trattato di pace di Camp David, siglato nel 1979 dal traditore del Nasserismo Anwar al-Sadat e dall'ex terrorista dell'Irgun Menachem Begin.

Secondo Barak, a cui consigliamo fin d'ora di far scorta di pomate e lenitivi per le sue 'irritazioni', "Non vi é alcun bisogno di riaprire la questione dei trattati di pace; una questione che certo non può venire sollevata unilateralmente". La piccata reazione sionista segue le ultime dichiarazioni di Sharaf (rilasciate giovedì) riguardo al fatto che "Il Trattato di Camp David non é un bue sacro ed é sempre aperto alla discussione, posto che questa abbia come obiettivo il bene collettivo dei contraenti e della stabilità nella regione; garantiti questi presupposti nessuna revisione o modifica deve essere considerata tabù".

Diversi partiti e movimenti politici egiziani hanno recentemente chiesto revisioni e modifiche ai trattati di Camp David, alcuni arrivano addirittura a chiederne l'abrogazione e il ripudio da parte egiziana. Curiosamente, un dettaglio che molta stampa occidentale ha trascurato di notare, é il fatto come i più veementi richiami alla rescissione e alla cancellazione del trattato vengano da partiti laici e secolari, mentre invece la Fratellanza Musulmana e il suo Partito di Libertà e Giustizia siano silenziosi sulla questione, in quanto non hanno bisogno di eccitare gli animi per incrementare il loro, già enorme, seguito popolare, cosa invece che i partiti non-religiosi sentono estremo bisogno di fare.
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giovedì 18 agosto 2011

L'Egitto cancella le esercitazioni militari con gli Usa, il dominio di Washington sul Cairo é ormai cosa del passato!



La Giunta di Generali transitoriamente al potere in Egitto ha deciso di cancellare l'esercitazione biennale "Bright Star", che si teneva nel Paese delle Piramidi fin dal 1981 e che testimoniava nei fatti l'asservimento non solo politico ed economico, ma anche militare, ai voleri di Washington e quindi di Tel Aviv. Parlando con emissari dell'agenzia britannica Reuters un alto ufficiale delle forze armate egiziane ha confermato che, se per il momento il Maresciallo Tantawi ha preferito la formula delle "eccezionali condizioni in cui si trova il paese" per giustificare la cancellazione agli ormai ex-alleati a stelle e strisce "é estremamente improbabile" che le esercitazioni in questione abbiano mai più modo di ripetersi.

Del resto, visto che il Parlamento egiziano che verrà eletto in autunno sarà dominato da forze politiche che hanno sempre avuto inviso il legame del dittatore Mubarak con la Casa Bianca (legame ereditato dal traditore del Nasserismo, Anwar Sadat, che firmò l'umiliante 'Trattato di Pace' di Camp David con l'ex-terrorista assassino Menachem Begin), é chiaro che i giorni dell'egemonia washingtoniana sul Cairo (e soprattutto su Suez) sono ormai definitivamente da archiviarsi insieme alle foto del Muro di Berlino e delle Guardie Rosse di Mao.

L'Egitto, in trent'anni, ha accumulato un notevole arsenale di equipaggiamenti e armi "made in Usa", per mantenere in efficienza le quali siamo certi che l'esperienza e il "know how" iraniano saranno estremamente utili e apprezzati. Il governo rivoluzionario di Teheran, suo malgrado, dovette imparare rapidamente a gestire un'arsenale di quasi totale marca americana, una volta cacciato lo Shah Reza Palhevi.
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lunedì 14 febbraio 2011

Ayman Nour: "Camp David ormai é lettera morta!"


Ayman Nour, leader storico dell'opposizione egiziana e capo del partito "Al Ghad" (Il Domani) ha dichiarato nelle scorse ore che: "Il ruolo dei cosiddetti Accordi di Camp David é finito per sempre", commentando così un comunicato dell'Esercito che assicurava come l'Egitto della transizione rispetterà i trattati firmati dal precedente regime filoimperialista e filosionista di Sadat e Mubarak.

In una intervista a un'emittente radio libanese Nour, che ha passato gli anni dal 2005 al 2009 "ospite" delle galere e delle camere di tortura gestite da Omar Suleiman (il burattino che Mubarak aveva cercato di elevare alla vice-presidenza) ha affermato: "L'Egitto é un grande paese con una grande Storia e un meritato prestigio internazionale, certamente rispetterà gli accordi legittimi e giusti, ma il Trattato di Camp David é una questione a parte e il popolo egiziano ha idee molto chiare in merito; a tutti deve essere chiaro che fin d'ora Camp David é kaputt, é lettera morta e sarà rinegoziato, se si troverà un interlocutore volenteroso a farlo, altrimenti sarà unilateralmente abrogato".

Il leader di Al Ghad ha quindi concluso: "I diritti del popolo egiziano devono essere migliorati ed elevati di qualità, perché sotto gli attuali termini di Camp David appaiono molto modesti".

venerdì 24 dicembre 2010

Videla condannato all'ergastolo! Un altro dittatore sudamericano molto amico di Israele!!


Una ottima notizia.

Jorge Videla é stato condannato all'ergastolo.

Nonostante tutto, nonostante i non luogo a procedere che sembravano avere "graziato" l'ex dittatore di Buenos Aires nel 1985, l'anno successivo alla caduta del regime militare che lui stesso aveva inaugurato col Golpe del '76, nonostante gli spalleggiamenti più o meno evidenti ricevuti dai presidenti Alfonsin e Menem nei primi anni di "normalizzazione" della società argentina emersa dagli orrori della repressione e della "Guerra Sucia", sporca, fatta di torture e di sparizioni, di bambini rubati e allevati dalle famiglie di coloro che ne avevano martirizzato i genitori, nonostante tutto questo, grazie anche alla dedizione al coraggio delle madri e delle nonne di scomparsi e rapiti, alla volontà del popolo argentino di fare giustizia, si é arrivati alla condanna, ergastolo, anche a trent'anni dai fatti, ergastolo, anche a un ottantunenne, ergastolo, perché certi crimini e certi orrori non vanno mai in prescrizione...ergastolo!
Una mappa delle principali attività israeliane in sostegno di regimi militari e razzisti, clicca qui per visualizzare una versione commentata.
Ovviamente, come tutte le buone notizie che parlano di libertà, di giustizia, di affermazione di diritti umani, di solidarietà e democrazia, anche questa sarà male accolta a Tel Aviv...nelle stanze del potere del regime sionista dell'Apartheid. Perché Israele, il 'bravo e democratico' Israele che piace tanto ai Saviano, ai Fassino, alle Nirenstein...é stato il miglior alleato e spalleggiatore della dittatura militare di Jorge videla e camerati. Lo Stato che millanta di essere stato costruito da poveri sopravvissuti dell'Olocausto stava spalla a spalla coi militari fascisti dello Stato che (ai tempi di Peron) aveva dato asilo a più criminali nazisti di qualunque altro (anche ad Adolf Eichmann).

Ma...come é possibile questo? Si chiederanno diversi, forse molti dei nostri lettori?

Dobbiamo sempre ricordare che: prima di tutto a Israele dell'Olocausto e delle sue vittime non potrebbe importare di meno, tranne quando si tratta di spremere risarcimenti allo Stato tedesco o alle banche svizzere, oppure a sviare l'attenzione del mondo occidentale di fronte ai suoi pogrom, alle sue invasioni e ai suoi massacri, pretendendo di costruirsi una "nobile ascendenza di sofferenti sopravvissuti a Buchenwald od Auschwitz" per evitare di pagare dazio di fronte alle assemblee e agli organismi internazionali per la propria inqualificabile condotta in politica interna ed estera.

Inoltre, allineato sulle posizioni di anticomunismo più estremo in ogni angolo del globo Israele trovava logico e naturale allearsi con colonnelli greci, dittatori sudamericani, razzisti afrikaner e persino neofascisti e neonazisti italiani...quello che importava era mettere i bastoni fra le ruote all'Urss la cui retorica della liberazione e dell'affrancamento delle masse oppresse, per quanto in gran parte -appunto- retorica, suonava tuttavia come stridore di unghie sulla lavagna per le orecchie sioniste, visto che in un sol colpo negava la legittimità a esistere dello Stato ebraico, costruito esattamente sulla spoliazione ed oppressione dei Palestinesi.

"Realpolitik" era la parola d'ordine, anche se voleva dire stringere la mano e battere pacche sulle spalle di gente che aveva aiutato i persecutori e gli sterminatori degli Ebrei di Praga, Varsavia, Stettino, Lodz, Leopoli, Kiev, Riga, Minsk.

La repressione argentina della Sporca Guerra fu aiutata da Israele, così come la ragnatela di quel vero e proprio "mercato comune" di attentati, rapimenti, assassini e intimidazioni che andava sotto il nome di "Operazione Condor" e che vide uomini delle polizie segrete di tutto il Sudamerica (Brasile, Bolivia, Colombia, Cile, Argentina ed altri ancora...) mettere in comune strutture, fondi, uomini e informazioni per meglio schiacciare i movimenti popolari di lotta e di Resistenza alla brutalità militare patrocinata da Washington e armata e addestrata da Tel Aviv.

Ma la cooperazione fra la dittatura argentina e Israele non si limitava all'intelligence e alla tortura, generali e ammiragli di Buenos Aires erano graditissimi ospiti di leader sionisti militari e civili e a loro volta li ospitavano, come quando, nel 1980, Yitzhak Rabin venne a rendere loro visita, proprio lui, Rabin il 'martire della pace', Rabin 'la colomba', andava in pellegrinaggio presso Videla, perché, ovviamente, c'erano buoni affari da portare a termine: nel 1977 Jimmy Carter aveva chiuso i rubinetti degli aiuti militari a un regime argentino ormai sempre meno presentabile sul piano internazionale, Israele si faceva avanti con armi buone quanto quelle 'yanqui' e molto ma molto meno pelo sullo stomaco per 'appena' trentamila desaparecidos e cose simili, che turbavano i benpensanti Stati uniti, ma non certo lo Stato ebraico.

Un vero e proprio diluvio di armi israeliane si riversò sugli increduli generali e ammiragli sudamericani: Mirage III e A-4 Skyhawk dismessi dall'IAF, missili Shafrir per equipaggiarli, battelli lanciamissili Dabur equipaggiati con missili antinave Gabriel, e la versione modificate del Mirage, il Nesher (che in Israele era diventato ridondante vista l'introduzione del suo successore, lo Kfir); tutto questo "ben di dio" militare venne messo alla prova contro la flotta di Madama Thatcher durante la Guerra delle Falklands/Malvinas, riuscendo per qualche tempo a tenere testa alle forze di una potenza europea, per quanto in declino come la Gran Bretagna.

Subita la sconfitta a opera di Albione, i messaggeri e procacciatori d'affari israeliani entrarono in frenesia: c'erano tutte le perdite della guerra da reintegrare e sostituire, e, resi ambiziosi dall'influenza che sapevano di avere, prospettavano grandi cose a venire: parlavano apertamente di rendere l'Argentina una "potenza sud atlantica", baluginavano possibili rivincite contro l'Inghilterra, ma la declinante popolarità dell'apparato militare presso una popolazione che era stata dapprima oppressa e terrorizzata, quindi trascinata in un'avventura bellica finita malissimo impedirono il realizzarsi di quei progetti sionisti in Argentina.

Ora, con l'ergastolo a Videla, quel capitolo molto fosco e deprimente nella storia del Paese fondato da Belgrano può dirsi finalmente chiuso, ma a tutti gli amici dell'Argentina, del Sudamerica e della Giustizia e della Democrazia, sta il compito di ricordare ciò che é stato e quanto Israele sia stato strumentale ed entusiasta nel sostenere e foraggiare una delle più infami dittature del continente.

mercoledì 22 dicembre 2010

Lula: "Fino a che gli Stati Uniti restano unici mediatori la pace in Palestina resterà una chimera!"


Il sostegno diplomatico brasiliano per le rivendicazioni e le aspirazioni palestinesi non si é arrestato con il riconoscimento ufficiale di uno Stato sovrano nei confini indicati dall'ONU con la Risoluzione 242, dalle parole la nazione verdeoro si é dimostrata impaziente di passare ai fatti e, a quanto riportato da Brasilia, ruspe ed escavatrici stanno già operando sul lotto di terreno che ospiterà la futura ambasciata palestinese.

Il presidente brasiliano in scadenza di mandato, Ignacio Lula da Silva, approfittando appieno della libertà delle ultime settimane di carica, ha dichiarato che la pace in Medio Oriente é impossibile fintanto che gli Stati Uniti d'America manterranno una posizione preminente e monopolistica di mediazione dei colloqui e dei negoziati israelo-palestinesi. L'ex inquilino della Casa Bianca Jimmy Carter, architetto dell'Accordo di Camp David e da decenni impegnato nel campo diplomatico con la sua organizzazione no-profit ha subito sottoscritto la dichiarazione di Lula sottolineando la pregiudiziale parzialità di una Casa Bianca "ormai schierata a priori a favore di ogni azione, dichiarazione e iniziativa israeliana" e auspicando che nel prossimo futuro una radicale riforma delle Nazioni Unite dia più voce ai paesi emergenti come appunto il Brasile e l'India, inaugurando una nuova era nei rapporti diplomatici internazionali.

Mahmud Abbas, ex-presidente facente funzione dell'Anp (la cui carica é scaduta nel gennaio 2009), ha espresso la propria personale soddisfazione per i passi intrapresi dal Brasile, mentre l'ambasciatore palestinese nel paese sudamericano, Ibrahim al-Zabeen ha annunciato che le pratiche burocratiche e l'acquisto del terreno necessario per la costruzione di una sede diplomatica sono stati portati a termine lunedì scorso.

Il Brasile ospita una comunità di circa 50,000 cittadini di origine palestinese, per la maggior parte rifugiati della Nakba del 1948, che vivono principalmente nei grandi centri urbani del sud, soprattutto a Sao Paulo.

giovedì 2 dicembre 2010

Elezioni-farsa in Egitto, meditazioni e commenti


Lo scenario all'indomani delle "elezioni" egiziane é descrivibile con diversi aggettivi: "ridicolo", "desolante", "indifendibile", "indignante" sono solo alcuni di questi. Ovviamente quasi nessun media outlet occidentale si é preoccupato di informarne le opinioni pubbliche europee o americane: quel che accade nelle satrapie dell'Impero deve restare lontano dagli occhi e dal cuore dei bravi cittadini del 'Primo mondo'...chissà se il biondo Assange riuscirà a trovare modo di 'leakare' che:

-l'affluenza alle urne é oscillata fra il 10 e il 15 per cento degli aventi diritto; con queste percentuali in occidente non si rinnova nemmeno un'amministrazione di condominio, figurarsi un Parlamento.

-I mazzieri di Mubarak, riuniti in 'gang' dette "baltagiya", presidiavano la maggior parte dei seggi, col compito di intimidire, minacciare o allontanare con la violenza fisica i sostenitori conosciuti della Fratellanza musulmana, gruppo politico che raccoglie i maggiori consensi nell'opinione pubblica.

-Gli osservatori internazionali indipendenti che si erano recati in Egitto a spese delle loro stesse organizzazioni (visto che Mubarak non li ha invitati, né gli Usa o Israele hanno fatto clamore perché vi fosse un controllo indipendente del voto) hanno dichiarato: "Le procedure di voto e spoglio non hanno avuto la benché minima trasparenza. Chiamare "elezioni" quel che é avvenuto recentemente in Egitto é un insulto alla stessa idea di Democrazia".

"Questo ci avanza di cotanta speme!", non é una superflua pseudo-citazione, ma un'amara constatazione, visto che proprio nella terra delle Piramidi un anno e mezzo fa l'abbronzato' presidente Obama ancora pimpante e fiducioso di sé ipnotizzava ed entusiasmava le opinioni pubbliche di mezzo mondo col suo 'storico' discorso al 'Mondo musulmano'...adesso quel discorso fa il paio con la dichiarazione di Neville Chamberlain che di ritorno dal Vertice di Monaco vedeva "La pace nel nostro tempo".

Il famoso giornalista palestinese Khalid Amayreh, in un suo recente articolo ricorda che persino un presidente Usa decente come Jimmy Carter, che negli ultimi anni si é fatto apprezzare per le sue severe critiche a Israele e il suo aperto sostegno alla Causa palestinese, quando era "avviluppato" dall'ingranaggio perverso della politica estera Usa definiva il tiranno Reza Palhevi come "Il garante di un'Isola di stabilità" in Medio Oriente".

Sappiamo com'é finita.


Gli Stati Uniti devono decidere se vogliono essere una potenza colonialista, nel qual caso non possono fare a meno di sostenere satrapi corrotti e disprezzabili come lo Shah di Teheran ieri o Mubarak oggi; oppure una nazione veramente dedita ai principi di Pace, Giustizia a Tolleranza, ruolo per il quale dovrebbero disfarsi di molta zavorra e molta paccottiglia, compresi i programmi di aiuto economico e militare a regimi impresentabili e le ambizioni di estendere dall'Egitto allo Yemen al Sud-Sudan (di prossima indipendenza grazie al referendum-farsa sponsorizzato dalla Clinton) una ragnatela di basi militari e centrali di spionaggio che circondi l'africa subsahariana per asservirla ai propri appetiti da 'basso impero'.

domenica 14 novembre 2010

Carter ad Al-Jazeera: "Una vergogna l'assedio di Gaza"



Intervistato da Al-Jazeera, la famosa emittente satellitare del Qatar, l'ex presidente Usa Jimmy Carter ha dichiarato senza mezzi termini la propria profonda preoccupazione per il tentativo sempre più scoperto, attuato dal governo israeliano e da alcuni regimi arabi allineati su posizioni filoccidentali, di rafforzare Fatah in funzione anti-Hamas, fomentando e giocando sulle divisioni seguite alla vittoria di quest'ultimo nelle elezioni politiche del 2006.

Questo tentativo, oltre che pernicioso per il popolo palestinese, é deleterio per qualunque speranza di far ripartire il "processo di pace", visto che le trattative condotte da Fatah (la cui autorità non viene riconosciuta dalla maggior parte degli abitanti della stessa Cisgiordania, pur formalmente controllata dagli uomini di Abbas) sono ormai in un vicolo cieco e potrebbero ripartire solamente se "in cabina di regia" sedesse un soggetto di chiara e riconosciuta capacità rappresentativa.

Carter ha inoltre ripetuto la necessità che l'assedio a Gaza venga sollevato una volta per tutte: "...[Esso] è tra le violazioni ai diritti umani più eclatanti al mondo. La pace non può esser raggiunta senza alcuna garanzia di sicurezza per i palestinesi. Hamas ha vinto le elezioni e tuttavia viene perseguitato...i suoi deputati sono arresti e minacciati di deportazione...Il mondo resta a guardare, c'è chi prova soddisfazione davanti alla tragedia quotidiana che travolge gli abitanti della Striscia...mentre oltre 40mila studenti palestinesi quest'anno restano ancora a casa perché Israele vieta l'ingresso di materiali da costruzione e logistica per l'istruzione".

E, collegandoci a quest'appello, non possiamo che registrare con amarezza una nuova prova di quanto scientemente gli ufficiali sionisti abbiano pianificato le sofferenze e le privazioni da infliggere ai coraggiosi abitanti di Gaza. E' di questi giorni la diffusione, per mano dell'organizzazione israeliana di sostegno ai diritti umani "Gisha" del "formulario" con cui viene affamata la popolazione della Striscia; pagine fitte di quelle che potrebbero sembrare espressioni aritmetiche o formule di geometria ma che, correttamente interpretate si rivelano come equazioni che persino il cuore di uno Shylock avrebbe difficoltà a infliggere a una popolazione inerme: un arido, statistico computo delle restrizioni da imporre all'entrata di derrate alimentari, mediche e sanitarie in modo da vessare e perseguitare tutti gli abitanti del "ghetto" assediato.

Queste pubblicazioni smentiscono totalmente l'idea, spesso sostenuta da Israele, che l'assedio sia giustificato “per motivi di sicurezza”, poiché documentano una politica deliberata e sistematica di punizione collettiva dell'intera popolazione di Gaza.

Circa il 50 per cento della popolazione della Striscia ha meno di 18 anni. L'assedio israeliano si traduce quindi in un conscio e sistematico uso della denutrizione su centinaia di migliaia di bambini, ragazzi e ragazze, che potrebbero portarne i segni nel loro sviluppo e nella loro salute.