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lunedì 8 ottobre 2018

L'intelligence dei Marines americani ha sostenuto fin dal 2011 gli elementi più radicali, settari e sanguinari in Siria, dove non é MAI ESISTITA alcuna 'opposizione moderata' ad Assad!

Bashar Assad di ritorno da un 'raid' a base di BARILI BOMBA!

Ieri sera il vostro amabile e sempre affabile e pacato caporedattore ha trascorso una gradevole serata a cena con amici.
Nell'immediato post-cena ha avuto uno scambio con una persona intelligente, ma con le idee molto confuse dalla stampaccia mainstream, che era convinta che "Assad avesse liberato gli islamisti per soffocare le 'proteste della gente'".

Giuro, ne era convinta.

Ovviamente ho fatto subito notare a questa persona che era come sostenere che Assad, per liberarsi di un foruncolo sul naso, avesse preso delle tenaglie arrugginite e se lo fosse troncato.

Stamattina noto su MINT PRESS NEWS un articolo che GUARDACASO (la famosa 'Sincronicità', nota anche come "Effeto Baader-Meinhof") approfondisce e svela ulteriormente il ruolo Usa nella "weaponizzazione" di estremisti islamici e takfiri come arma di guerra contro la Repubblica Araba Siriana...ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIO' CHE LA PERSONA MALE INFORMATA AVEVA 'APPRESO' DAI MEDIA.

mercoledì 5 febbraio 2014

Tra veli integrali e ritratti di Mursi i fratelli musulmani, sconfitti e sconfessati in Egitto, gridano vendetta...a Milano?

Grazie alle misure prese dalle autorità giudiziarie dopo l'intervento del Generale al-Sisi che ha deposto il settario e impopolare Mohammed Mursi e ha dichiarato fuorilegge l'organizzazione dei Fratelli Musulmani non sono rimasti molti posti in Egitto dove i residui dell'Ikhwan possano apparire a lanciare i loro biliosi slogan pieni di odio.

Ma domenica scorsa, a migliaia di chilometri dal Cairo, in un paese di storditi il cui Premier recentemente é andato a baciare i caftani degli imbelli emiri del Golfo, in una metropoli malissimo amministrata da un "correttisimo" cretino 'sinistrato' é stato possibile trovare una folla di fanatici sbraitare e scalmanarsi in favore dell'ex-paziente psichiatrico Mohammed Mursi e del suo defunto partito.

Questo luogo era Milano, in Italia, paese dove é difficile organizzare una manifestazione in favore di un legittimo Presidente votato dal suo popolo e impegnato a difenderlo dagli attacchi di terroristi tagliagole e assassini, ma dove un palco ai finanziatori e sostenitori di quegli stessi tagliagole non si può negare, in onore alle adesioni 'atlantiche' e filosioniste dell'attuale Ministro degli Esteri (votato dallo 0.2 per cento degli elettori!).

mercoledì 14 agosto 2013

Cento morti in Egitto, la giunta di Al-Sisi dichiara il coprifuoco in tutto il paese!

Dopo aver temporeggiato peggio di Quinto Fabio Massimo finalmente la giunta militare al comando del Generale Al-Sisi ha trovato la risolutezza necessaria per sgomberare le piazze del Cairo dai sostenitori del deposto Presidente Morsi e dell'Ikhwan. Negli scontri seguiti, nonostante i deliri dei Fratelli Musulmani che parlano di 2.200 morti, si sono comunque riportate circa un centinaio di perdite umane, alcune anche tra i poliziotti e i militari che sono stati presi a colpi di arma da fuoco da alcuni esaltati.

Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.

Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.

venerdì 5 luglio 2013

Turchia e la Tunisia denunciano l'intervento dell'Esercito egiziano negli affari politici del Paese, guardando preoccupate ai loro generali

Con toni e motivazioni in parte diverse Tunisi e Ankara si sono nelle ultime ore pronunciare in maniere simili sulla crisi egiziana e sull'ingerenza in esso delle Forze Armate chiamandole 'usurpatrici di funzioni non loro' e facendo notare come il loro intervento ponga uno sgradevole precedente che potrebbe influenzare il futuro politico del grande paese nordafricano.

Nonostante sia una formazione politica ispirata all'Islam l'Ennahda tunisino non ha quasi nulla a che spartire con l'Ikhwan egiziano, non essendone una filiazione e non condividendone la contiguità con il radicalismo wahabita. L'Ennahda, pur ampiamente premiato alle urne ha preferito fare un Governo di coalizione con forze laiche (CPR ed Ettakatol) e ha combattuto le derive oltranziste di certi predicatori mobilitando contro di essi anche la forza pubblica.

Ben diversa la situazione in Turchia, dove Erdogan vedeva il successo dei Fratelli Musulmani in Egitto come una prova della esportabilità del suo "modello" di Governo, almeno lo faceva prima che il consenso popolare gli scoppiasse letteralmente in faccia con il pretesto dell'abbattimento di Gezi Park, ma in realtà a causa delle sue scelte ampiamente impopolari nel sostegno ai terroristi in Siria, nell'apertura del paese ai radar Usa anti-iraniani e nell'abbandono delle posizioni anti-israeliane assunte ai tempi dell'incidente della "Mavi Marmara".

venerdì 11 febbraio 2011

Oltre il muro della censura mediatica occidentalista: la verità sulla Fratellanza Musulmana!


Come si dice "Fortuna Audaces iuvat", soltanto ieri sera abbiamo pubblicato il nostro compendio su personalità e anime dell'immenso movimento di protesta egiziano che sta scuotendo fin dalle fondamenta il "sarcofago di Camp David", dove Stati Uniti e Israele pretendevano di mummificare per sempre le aspirazioni democratiche, sociali e nazionali del popolo egiziano, prospettando nuovi post in merito e, con tempismo veramente provvidenziale, troviamo stamane in rete due notizie pertinenti la Fratellanza Musulmana che faranno moltissimo per edurre e illuminare ulteriormente in merito quei lettori che sentano il bisogno di lacerare il "Velo di Maia" che la stampa nazionale, venduta agli interessi imperialisti, non ha il coraggio morale di pubblicare.

Il primo e decisamente più corposo 'item' si trova sul sito "Memo - Middle East Monitor" ed é costituito da un file .pdf di 18 cartelle in cui vengono esplicate ed analizzate le posizioni e le dichiarazioni della Fratellanza Musulmana riguardo la situazione egiziana, le prospettive immediate e gli obiettivi a lungo termine del seminale movimento di risveglio civile e religioso.

Ben lungi dai gli stucchevoli e semplicistici 'quadretti' che si possono vedere esposti su "La Repubblica", "La Stampa" e altre gazzette nazionali filosioniste e a distanza siderale dai crassi esercizi di propaganda razzista che imbrattano cenci da edicola come "Libero" e "Il Giornale" emerge dalle pagine del .pdf un'immagine della Fratellanza Musulmana che ha molto a che spartire con l'AKP attualmente al Governo in Turchia e poco o punto con i Talebani e la fantomatica Al-Qaeda, normali "pietre di paragone" invocate puntualmente quando si parla dell'organizzazione egiziana.

"La Fratellanza Musulmana conferma che non ha alcuna intenzione di 'prendere il potere', né alcun programma o piano per partecipare a elezioni presidenziali che potrebbero tenersi nel futuro più o meno immediato. La Fratellanza lotta e si impegna per ottenere Libertà e Giustizia per tutto il popolo egiziano, non solo per i seguaci dell'Islam, ed é pienamente preparata a sostenere lo sforzo nazionale per trarre la patria fuori dalle secche della crisi attuale. Questi punti, qui riaffermati, sono stati ripetutamente enunciati e confermati in passato, anche nella conferenza stampa ufficiale tenuta dal movimento il 9 febbraio scorso".

Riguardo al timore che da diverse parti é stato espresso nel mondo occidentale che la Fratellanza possa imporre all'Egitto una qualche tipo di "Stato islamico" il movimento é convinto che tale spauracchio venga usato da leader e media che, più o meno segretamente, sono collusi con lo Stato israeliano e vogliono conservarlo al riparo da ogni genere di critica e denuncia, prolungando per esso lo status di totale impunità e anzi di collaborazione e sottomissione da parte egiziana che era garantito dagli autocrati Sadat e Mubarak. La Fratellanza riconosce la natura multiconfessionale e multiculturale dell'Egitto e non ha la minima intenzione di imporre i precetti della fede musulmana a chiunque non sia interessato ad essi; la Fratellanza si auspica l'instaurazione di uno Stato libero e democratico dove i diritti della componente musulmana della società siano riconosciuti e protetti su un piano di parità con quelli di tutto il resto della popolazione.

Per quanto concerne i "timori" che una volta abbattuto il regime filoimperialista e filosionista che ha retto il paese per oltre un trentennio il trattato di Camp David firmato dall'autocrate Sadat si trovi in qualche modo "in pericolo" la Fratellanza Musulmana indica come, in presenza di uno Stato autorevole e rappresentativo, sarà facoltà della popolazione egiziana decidere se mantenere o rinegoziare tale accordo; coloro che gettano alte grida e lamentazioni riguardo il Trattato di Camp David molto raramente ne hanno lanciate in difesa dei Palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, anche quando costoro sono vittima di persecuzioni, espropri, violenze, carcerazioni arbitrarie, torture e persino vere e proprie campagne di aggressione e sterminio militare.

A completare il quadro di queste posizioni perfettamente legittime, comprensibili, ispirate ai più elementari principi di democrazia, tolleranza e rispetto dei Diritti umani, arriva la rivelazione che in un recente meeting James Clapper (sopra), Direttore nazionale dell'Intelligence statunitense, ha comunicato ai suoi colleghi e sottoposti che, "stanti le fonti a disposizione e le ricerche e le indagini svolte recentemente" la Fratellanza musulmana in Egitto è un gruppo molto eterogeneo e diversificato, composto in grande maggioranza da rappresentanti laici inseriti nella società civile, che si astiene dalla violenza e rinnega e condanna qualunque vicinanza o affiliazione con gli esponenti del fondamentalismo islamico armato.

Capo dell'ufficio che coordina i colossali apparati di tutte e sedici le agenzie di spionaggio e intelligence a stelle e strisce, a Clapper non sono certo mancati gli elementi su cui fondare il suo equilibrato e positivo 'assessement', che ha completato facendo notare come, nello sfaldamento di ogni sistema di sicurezza e servizio sociale con l'adozione di misure liberistiche sempre più spinte e il trionfo della cleptocrazia legata al clan Mubarak e ai suoi sodali la Fratellanza Musulmana si é prodigata per fornire educazione, sanità, assistenza alle masse diseredate del popolo egiziano, senza per questo dotarsi di un apparato illegale o militare o dare alcun segno di essere interessata alla conquista del potere.

giovedì 10 febbraio 2011

Il "Who's Who" della Rivoluzione egiziana, basta con le parzialità e le panzane della stampa occidentale!!

Mentre in Egitto continua lo sfaldamento e la decomposizione dell'autocrazia impiantata e coltivata nel paese dagli interessi sionisti e imperialisti oltre trentadue anni fa (con la ratifica dei disgraziatissimi 'Accordi di Camp David') il mainstream dei media occidentali, impossibilitato a fornire un quadro completo e obiettivo della situazione, (giacché l'esercizio prevederebbe una completa e inappellabile condanna della 'vacca che ride', che andrebbe contro gli interessi dei padroni del vapore mediatico) é impegnato in una buffa sequenza di capriole per cercare di 'coprire' l'evento senza spiegare chiaramente al proprio pubblico da dove esso parta e dove vada, come se gli egiziani, uno strano popolo orientale, che evidentemente non pensa, non sente e non ragiona come noi, si fossero svegliati una mattina e, di punto in bianco, fossero stati contagiati dal bacillo della "rivolta", che li ha spinti a riempire le piazze a centinaia di migliaia ed a milioni, e che li ha portati ad affrontare a mani nude le cariche della sbirraglia antisommossa, le volute di gas urticante made in usa e le pallottole di ogni calibro e sostanza (gomma, plastica, piombo).

Pochissimi i servizi di analisi e approfondimento e quei pochi che si vedono farebbero meglio a essere tenuti nascosti: piaggerie e fariseismi sul "pericolo musulmano" alternati a dichiarazioni aliene da qualunque contesto e prospettiva di singoli manifestanti che dicono "io voglio la libertà", "io voglio la democrazia e/o la pace", intersparse qui e là a fare da mantra rassicurante per le coscienze della piccola borghesia occidentale, che legge la Fallaci e Panella, Ferrara e Magdi Allam e ha il sacro terrore dei "barbouzes" che parlano e pregano in misteriosi, inintellegibili idiomi e pretendono che la loro Cultura e la loro Storia siano degne di rispetto e attenzione quanto tutte le altre.

In questo gran calderone, il mainstream mediatico occidentale non si ferma mai (e sottolineiamo MAI) a specificare che la DEMOCRAZIA che gli Egiziani (ma anche i Tunisini, gli Algerini, gli Yemeniti e i Giordani) vogliono e desiderano comprende ANCHE la possibilità di mandare al Governo "gli islamici" (così come un europeo ha la possibilità di mandare al Governo democristiani e cristiano sociali), che la LIBERTA' che essi reclamano comprende ANCHE la libertà di velarsi il capo con uno Shayla, un Hijab o un Chador (così come in occidente ci si tatua, ci si infilano anelli, borchie ed estensori in ogni lembo di pelle molla, si scoprono natiche, pancette, ombelichi e decolleté), che la PACE cui essi anelano è la PACE GIUSTA, fatta di un ordine regionale e mondiale in cui allo Stato (islamico, cristiano, ebraico o misto) che crede di poter imporre agli il Diritto della Forza viene fatta sentire la Forza del Diritto tramite le Sanzioni, l'isolamento politico ed economico della comunità internazionale e forse anche l'intervento armato multilaterale.

Si evitano queste 'secche', nel mainstream, perché l'affrontarle porterebbe con sé la scomoda ammissione che lo status quo voluto e imposto finora dall'occidente imperialista é stato illiberale, antidemocratico, parziale e ingiusto e all'impostura che vuole che il capitalismo neoliberista, randiano e friedmanita sia "Il migliore dei Mondi possibili", riceverebbe una severa, forse fatale, scossa. Perciò, non potendo spiegare le cause della rivolta, non é possibile analizzarla e farla comprendere e, quindi, non é possibile ragionare sui suoi componenti e sulle sue figure di spicco. Fateci caso, a parte qualche pseudo-intellettuale accozzato con l'ordine costituito mondiale tipo Mohamed El-Baradei (un personaggio che nominato nelle piazze del Cairo fa levare commenti quanto meno contrastanti) la stampa occidentale non sà, né vuole, nominare una sola figura di rilievo della Rivoluzione egiziana.

Tanto che, per non negare agli italiani dotati di curiosità intellettuale e buona volontà la possibilità di capirne di più in merito, ci siamo rassegnati a farlo noi.

La prima sigla da afferrare e tenere a mente per avere una pur rudimentale "road map" del movimento di protesta egiziano è "Movimento 6 Aprile"; tale raggruppamento é stato creato nel 2008 come semplice "gruppo Facebook" dalla ventinovenne Isra’a Abdel Fattah, una giovane esperta di Gestione delle Risorse Umane e dal quasi coetaneo Ahmed Maher, Ingegnere civile di 28 anni. La data che battezza il gruppo é quella di uno sciopero di lavoratori industriali di El-Mahalla el-Kobra, nel Delta del Nilo.

I lavoratori che scioperano! Chi se li ricordava? Buffa rimembranza di un tempo passato il menzionarli in un paese dove i sindacati sembrano impegnati a rincorrersi l'un l'altro nel tessere le lodi dei Padroni e nel cercare di battere tutti i record con l'esercizio delle braghe calate in meno tempo possibile a spese dei salariati!

L'eco mediatica data alla protesta sindacale rese lo sciopero di El-Kobra un evento colossale, il gruppo-Facebook raccolse brevemente dozzine di migliaia adesioni ("amicizie").

Tanto Isra'a che Ahmed vennero catturati dagli sbirri di Mubarak, sottoposti a pestaggi e violenze psicologiche (la minaccia di stupro nei confronti di lei), ma non si fecero intimorire e una volta rilasciati ripresero a organizzare e rinsaldare il movimento giovanile anti-regime.


Ai vertici del movimento si é segnalata anche l'ancor più giovane Asma'a Mafhouz, appena 26 anni, totalmente digiuna di politica o di lotta prima della sua iscrizione al gruppo Facebook ha rivestito un ruolo chiave con i suoi messaggi di videoblogging che probabilmente hanno portato più giovani in piazza di qualunque appello scritto, stampato o digitale che fosse.

Muhammad Adel, ancora più giovane, é il 'Whiz Kid' del movimento, scienziato informatico, coordinatore delle attività media e informatiche, venne arrestato per la prima volta ad appena vent'anni e tenuto oltre tre mesi in confinamento solitario, liberato nel marzo del 2009 riprese immediatamente le sue attività, adottando un humor secco e cinico riguardo la possibilità di venire nuovamente imprigionato e forse ucciso.

In un panorama politico di ventenni e venticinquenni un trentenne fa praticamente la figura del "Grande Vecchio", e Wael Ghoneim, può benissimo aspirare al titolo, egiziano trapiantato a Dubai per lavorare come Direttore commerciale di Google in Nordafrica e Medio Oriente lasciò la sua invidiabile e ben pagata poltrona per tornare in patria e sostenere direttamente il movimento anti-Mubarak dopo il pestaggio e l'uccisione in pubblico del martire Khaled Said, un giovane imprenditore informatico che venne massacrato in pieno giorno da agenti della polizia segreta che gli avevano teso una trappola in un internet café.

Arrestato all'inizio delle proteste Ghoneim fu tenuto dodici giorni legato e bendato dai suoi catturatori, che volevano estorcergli dettagli sulla struttura del movimento contro il regime; tenendo duro e non rivelando nulla il giovane venne infine rilasciato quando fu chiaro che le proteste non potevano essere arrestate con una serie di arresti e di minacce; la sua prima intervista dopo la liberazione é diventata una delle pietre miliari della Rivoluzione egiziana.

Nawwara Nagm, di 37 anni, incarna l'aspetto intellettuale della protesta e anche i suoi legami con l'opposizione del passato, figlia di uno dei più grandi poeti dell'Egitto contemporaneo, laureata in Lettere, con Master in Letteratura inglese, venne arrestata la prima volta nel 1995 quando aveva raccolto attorno a sé un movimento di protesta per il boicottaggio di Israele alla Fiera letteraria del Cairo, testimonianza vivente del fatto che per gli Egiziani la lotta contro la tirannia di Mubarak e la lotta contro il sionismo non sono aspetti distinti dell'agire politico, ma anzi, sono uno il proseguimento dell'altro.



Sua madre Safinaz Kazem é stata una delle prime donne-giornalista egiziane e, con la sua laurea conseguita negli Stati Uniti e la sua profonda conoscenza degli scenari politici ed economici internazionali, non ha remore a osservare le norme di comportamento della sua religiose e indossare normalmente il velo musulmano.





Attualmente alla testa della Rivoluzione egiziana vi é un organismo provvisorio composto da due membri per gruppo del:

- Movimento 6 aprile

- Gruppo Libertà e Giustizia

- Sostenitori di El-Baradei (guardati con sospetto)

- Fronte del Partito Democratico

- Fratellanza Musulmana

a questi dieci individui si uniscono quattro indipendenti, per un totale di quattordici membri, di cui solo due hanno un prestigio e un'importanza riconosciuta come superiore agli altri: Ahmed Maher e Wael Ghoneim (che siede fra gli indipendenti).

La forza più organizzata, più numericamente consistente e politicamente determinate fra tutte, comunque, rimane sempre la Fratellanza Musulmana, piaccia o non piaccia ai pennivendoli dei media italiani e a quanti tirano loro la pagnotta, sia chiaro a tutti che l'unico motivo per cui il 2 febbraio scorso gli attacchi delle bande pro-Mubarak non sono costati un tributo di sangue quintuplo o decuplo ai manifestanti é stato che, in risposta alla disperata richiesta di aiuto lanciata da un gruppo di donne che manifestavano in piazza Tarhir Mohammad El-Biltagi ed Esam El-Erian (foto sotto) riunirono IN UNA MANCIATA DI MINUTI una colonna di cinquemila militanti della Fratellanza che sfondarono le linee della teppaglia pro-Mubarak mettendola in fuga.

Questo é quanto sta succedendo in Egitto, questi sono i nomi che contano e i ruoli che ricoprono.

Continuate a seguirci, ne vedrete delle belle...

lunedì 7 febbraio 2011

La Fratellanza Musulmana commenta l'attentato al gasdotto di El-Arish


La Fratellanza Musulmana in Egitto ha dichiarato che l'attacco esplosivo contro il gasdotto egiziano nel Sinai é "diretta conseguenza" della scellerata politica energetica del regime di Mubarak, che svende le risorse naturali del paese senza reinvestirne gli utili a beneficio della popolazione.

Il portavoce del gruppo Jamal Nassar ha dichiarato che il regime egiziano si é mostrato fin troppo ansioso di rifornire di gas Israele a prezzi del tutto slegati dalla normale domanda e offerta del mercato, per provare la propria "affidabilità" politica.

Nassar ha respinto come "mendace e pretestuosa" l'accusa venuta da parte israeliana che avrebbe voluto Hamas implicato in qualche modo nell'avvenimento, forse in cooperazione con elementi della stessa Fratellanza. Dal periodico egiziano "Al-Youm Al-sabe'a" é venuta invece la notizia che l'attentato é stato compiuto da uomini mascherati (probabilmente beduini) che hanno sopraffatto e immobilizzato i quattro guardiani della stazione di controllo, portandoli sufficientemente lontani da essa in modo che non rimanessero coinvolti nell'esplosione.

Dopo avere collocato le cariche sulla struttura i 'commando' si sarebbero allontanati su due fuoristrada privi di targa.

giovedì 3 febbraio 2011

Il criminale Shimon Peres incontra la Merkel e agita il "babau islamico" a beneficio di fallaci occidentalisti e creduloni superficiali


Fedele seguace delle teorie comunicative di Adolf Hitler il Presidente sionista Shimon Peres ha pensato bene di mettere in pratica il gioco della "Grande bugia" durante il suo recente incontro con Angela Merkel, per disgrazia d'Europa e dei Tedeschi ancora a capo del Governo della Repubblica Federale. Peres, che in gioventù fu direttamente coinvolto nell'organizzazione della "Aggressione Tripartita" del 1956 contro l'Egitto (al fine di proteggere gli interessi imperialisti e colonialisti contro l'ansia di riforma ed emancipazione sociale del Governo populista di Nasser) ha messo in pratica la tecnica hitleriana assumendo i panni del vate di sventure nei confronti dell'attuale sollevazione popolare che, al Cairo come ad Alessandria come a Suez, chiede la cacciata del tiranno filo-sionista Mubarak e l'instaurazione di un sistema realmente democratico nel Paese delle Piramidi.

La Grande bugia raccontata da Peres riguarda presunti "pericoli islamici" che scaturirebbero, come da un Vaso di Pandora, da una possibile svolta democratica al Cairo; con grande sicumera e una faccia di bronzo colossale Peres ha così declamato: "Il mondo dovrebbe considerare cosa accadde nel 2006, perché quello che accadde in Palestina nello spirito della Democrazia ebbe il risultato di portare Hamas al potere...quando le elezioni vanno nella direzione sbagliata la Democrazia perde valore".
Rappresentazione grafica della consistenza del consenso raccolto da Hamas alle elezioni del 2006, la 'fetta' verde rappresenta i voti conquistati dalla lista del Movimento musulmano.
Udite udite! Come una specie di Crise da strapazzo Peres, che ha dedicato tutta la vita a servire un regime razzista e colonialista, é salito in cattedra per insegnare a noi poveri ingenui europei che la Democrazia può andare "nella direzione sbagliata!", quale sia ovviamente lo decide, affatto democraticamente, un assassino con le mani grondanti del sangue delle dozzine di aggressioni militari e attentati politici che hanno costellato la sciagurata storia dello Stato ebraico!
Logo della Fratellanza Musulmana
Peres ha poi elaborato a uso e consumo dei suoi uditori, puntualizzando che un atteggiamento "molle", "attendista" o addirittura (orrore!) "incoraggiante" di Usa e UE nei confronti della rivolta popolare egiziana potrebbe "favorire" l'emergere di un consenso 'islamico' in Egitto (con ovvio riferimento al movimento della Fratellanza Musulmana, il più antico, popolare e seguito nucleo di opposizione politica ai cacicchi filo-occidentali Sadat prima e Mubarak poi). Il motivo per il quale alla "razza padrona" israeliana sarebbe 'concesso' eleggere e mandare al potere partiti religiosi ispirati alla fede giudaica mentre ai 'sottouomini' musulmani dovrebbe essere interdetto fare lo stesso non é entrato nelle considerazioni di Peres.
A Israele non piacciono i leader arabi eletti democraticamente, molto meglio dei calabraghe corrotti e collaborazionisti!!
Né, a coronamento della propria giaculatoria, il Presidente sionista ha ritenuto necessario ricordare o menzionare il fatto che a interrompere la dialettica democratica in Palestina tentando un Colpo di Stato con la violenza non siano stati i musulmani di Hamas ma i "laici" (e venduti) rappresentanti di Fatah, ai quali gli Usa e l'UE versano senza remore e senza scrupoli o rimorsi centinaia di milioni di Dollari americani ed Euro anno dopo anno, nonostante le prove blatanti e incontestabili della corruzione che essi alimentano, della persecuzione politica, delle pratiche di arresto arbitrario, tortura e persecuzione che i nuovi 'gendarmi coloniali' di Israele e dell'occidente imperialista portano avanti nei confronti dello stesso popolo che quattro anni fa li punì alle elezioni consegnando ad Hamas la maggioranza assoluta in Parlamento.

A testimonianza che anche in occidente vi sia ancora qualcuno che abbia chiaro il senso e il significato della Democrazia é arrivato a stretto giro il commento di un osservatore inglese che, per nulla persuaso dalle dichiarazioni di Peres nel ruolo di "mercante di paura" (uno Shylock per il mondo post-11 settembre, se volete) ha così sintetizzato: "Stupisce che dal Capo dello Stato che ripete 'ad nauseam' di essere 'l'unica democrazia mediorientale' vengano parole tanto apertamente e rozzamente anti-democratiche, nella stessa natura del processo elettorale é insita l'idea che non tutti possono rimanere soddisfatti dai risultati delle urne, tanto meno in Israele, ma l'elettorato deve accettare i verdetti dei seggi, e similmente dovrebbero saper fare i membri della Comunità internazionale".

Fino a quando in Medio Oriente, come in Europa e in America, rimarranno al potere personaggi come Peres che pensano di poter imporre una 'Democrazia part-time' o peggio ancora cercare di deviarne e 'correggerne' i verdetti ricorrendo ad Ascari prezzolati come fu fatto in Palestina nel 2007, la pace e la stabilità internazionale avranno da fare ancora una lunga strada prima di poter venire raggiunte.

domenica 30 gennaio 2011

Prende forma il nuovo Governo libanese: l'alleanza 8 marzo può essere un esempio per Tunisia ed Egitto?

D'accordo, parlare di normali e regolari consultazioni (che perdipiù si svolgono secondo il consueto protocollo!) per la formazione di un "noioso" gabinetto esecutivo può sembrare meno barricadero ed entusiasmante che non ragionare sul vento di rivolta e cambiamento che sta spazzando Nordafrica e Penisola Arabica ma noi ci ostiniamo a tenervi aggiornati anche sugli aspetti "in giacca e cravatta" della politica mediorientale o perché romanticamente innamorati dei paesaggi e dei tramonti libanesi oppure (e forse é più il caso), perché siamo convinti che quanto accade in Libano oggi possa offrire uno spunto interessante anche per l'evoluzione della situazione politica in Tunisia e se (ed é un grosso 'se') Mubarak verrà cacciato, probabilmente anche in Egitto.

Tornando a bomba; avendo concluso il suo secondo e conclusivo 'giro' di consultazioni il Primo Ministro designato Najib Mikati si é incontrato con il Presidente della Repubblica Michel Suleiman nel Palazzo Baabda (sopra), per aggiornarlo sui risultati e sulle sue idee in merito alla composizione dell'esecutivo. Al termine del colloquio Mikati ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa.

Pare, tuttavia, che Mikati abbia riferito a Suleiman come sia sua intenzione affrontare le controversie su pratiche, ruolo e validità del famigerato "Tribunale speciale" attraverso il coinvolgimento e il dialogo piuttosto che con la contrapposizione muro contro muro e il ricorso ai voti di maggioranza, che potrebbero solo guastare e invelenire un'atmosfera di concordia solo da poco recuperata dopo la futile e pretenziosa "dimostrazione di forza" tentata da Hariri poco prima del ballottaggio che lo ha visto sconfitto proprio da Mikati.

Ambienti vicini al Primo Ministro incombente hanno rivelato al quotidiano As-Safir che questi é stato confortato nelle speranze di portare avanti la sua azione di governo a lungo e con successo da vaste dimostrazioni di stima e offerte di cooperazione regionale e internazionale che lo hanno raggiunto proprio poco dopo la propria nomina. I bene informati sanno che subito dopo aver strappato ad Hariri la designazione a nuovo premier libanese Mikati é stato visitato dagli ambasciatori americano, dell'UE, francese, saudita e dal rappresentante locale del Segretariato generale dell'ONU.

Maestro di diplomazia e compromesso l'ambasciatore saudita Ali Awad Assiri(sopra) ha voluto puntualizzare a Mikati che la raccomandazione ai regnicoli della Casa di Saud di evitare i viaggi in Libano era solo motivato dalle violenze di piazza dei sostenitori di Hariri, ed é già quindi stato revocato. L'ambasciatore gallico Denis Pietton ha definito "franca e informativa" la discussione avuta con Mikati sulle sue idee e prospettive di Governo.

"Un buono scambio, franco, aperto, sincero, ancorché breve" é il modo con cui Angelina Eichorst, rappresentante diplomatica dell'UE ha definito il suo incontro con Mikati, mentre da Londra il Ministro del Foreign Office William Hague(sopra) ha dato un insospettato e doloroso smacco alla potentissima "lobby a sei punte" attiva in quel d'Albione, rifiutandosi di definire la maggioranza parlamentare libanese come "dominata da Hezbollah".

Ed é proprio di Hezbollah che vogliamo parlare: la presenza del gruppo musulmano di Resistenza nella coalizione che sostiene Mikati è la totale e definitiva prova che, nonostante le panzane che gli 'occidentalisti' di casa nostra vorrebbero rifilarci non è AFFATTO IMPOSSIBILE che un partito politico a forte, se non fortissima, ispirazione religiosa musulmana (o meglio 'islamica' come amano dire i fallaci occidentalisti) cooperi costruttivamente con altre forze politiche (come i comunisti, i democratici libanesi, i socialisti nazionali siriani, i liberaldemocratici di Marada), perseguendo obiettivi comuni.

La Tunisia e forse l'Egitto potrebbero imparare molto dal Libano.

lunedì 29 novembre 2010

Come volevasi dimostrare: le elezioni egiziane sono un "pasticciaccio", bruttissimo...



Esponenti di fazioni rivali del partito dominante che si prendono a pietrate davanti a un seggio, elettrici a cui vengono sequestrati documenti e tessera elettorale "a scanso" che vogliano votare il candidato "sbagliato", altri agitprop del faraone regnante che fanno campagna elettorale dinanzi a un seggio, stazioni e sezioni di voto che aprono in ritardo, candidati del gruppo politico largamente maggioritario nel paese cui viene impedito l'accesso all'urna e che vengono quindi tratti in stato di fermo dalla polizia.

Questo é l'Egitto odierno nella giornata di "elezioni libere" promessa dal satrapo Mubarak, "cocco" di Casa Bianca e Israele (perché tiene i Palestinesi della Striscia bloccati nel loro ghetto e perché mantiene una delle più influenti e popolose nazioni arabe sotto il proprio "tallone di ferro" da quasi trent'anni, il tipo di 'stabilità' preferito da Washington).

In questo Egitto dove le conquiste sociali e le misure protettive della classe lavoratrice, orgoglio della presidenza di Nasser, sono state sacrificate di fronte all'aureo vitello della privatizzazione e del liberismo (con grandi guadagni per il clan Mubarak, soprattutto nella persona del primogenito Alaa), in questo Egitto che si piazza 115esimo su 180 paesi presenti nell' "Indice internazionale di Corruzione" e 133esimo su 168 nella classifica dei paesi con maggior libertà di stampa (a dire che praticamente essa non esiste) il vecchio regnante non ha rinunciato a nessuna leva per cercare di far eleggere un parlamento totalmente addomesticato che possa vidimare senza colpo ferire la progettata successione del secondogenito Gamal all'ormai anziano genitore.

Il sensibile guadagno di seggi consentito "una tantum" all'organizzazione dei Fratelli musulmani nelle consultazioni del 2005 si é rivelato per quello che era, un "incidente di percorso", forse imputabile a inconvenienti e ostacoli nella macchina dei brogli, che questa volta, come si é visto, ha invece funzionato al massimo della propria efficienza.

Citiamo da Robert Fisk: "In un distretto elettorale di Alessandria vi erano 10.570 voti registrati, di essi, secondo una proiezione statistica, circa 7.500 erano andati al candidato della fratellanza religiosa; in un altro distretto 5.000 votanti su circa 6.500 avevano altresì indicato il candidato religioso...morale: in entrambe i collegi é passato l'uomo di Mubarak, il candidato del Partito Nazionale Democratico".

Se la Fratellanza musulmana, che già raccoglie i consensi e il sostegno della stragrande maggioranza degli egiziani ed é parte integrante e motore della cosiddettà "Società civile", pensa di dover scalzare la dinastia cleptocratica dei Mubarak dalla stanza dei bottoni per via elettorale, con elezioni come queste, deve decisamente rassegnarsi ad una lunga attesa.

Ancora una volta, in Medio Oriente, la democrazia elettoralistica di stampo occidentale si rivela simile alla tavolozza di Henry Ford per i modelli "T": "Ogni candidato che vogliate, purché sia quello che meglio garantisce gli interessi e i desideri delle potenze imperialiste".