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venerdì 26 ottobre 2018
Il Patriarca cristiano ortodosso di Palestina denuncia che gli 'evangelici' non hanno NULLA di 'cristiano'!
Come sapete molto bene il vostro amabile e pacato caporedattore ha idee molto chiare e precise sul 'protestantesimo'.
Fa piacere notare che esse vengono condivise e dichiarate anche da una delle massime autorità religiose cristiane di Palestina.
Un importante sacerdote cristiano arabo palestinese afferma che i 'cristiani evangelici' che sostengono l'occupazione ebraica non sono affatto cristiani.
Il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III (Hanna) di Sebastia, noto anche come Atallah Hanna, ha una lunga storia di lotta all'arroganza sionista e imperialista.
lunedì 28 gennaio 2013
Palestinesi e libanesi di diverse fedi e partiti donano il loro sangue per aiutare la Siria, il suo popolo e il suo esercito!
Per smentire la fallace e ingannevole opinione che a causa delle 'defezioni' e delle 'giravolte' di certi piccoli cialtroni insinceri come Khaled Mishaal e Moussa Marzouk di Hamas oppure lo 'sceicco' della Fratellanza Musulmana Raed Salah, in un certo senso i "Palestinesi" abbiano collettivamente dimenticato il loro storico legame con la Siria e con il Governo baathista che negli ultimi trenta e passa anni é sempre stato il loro più fedele e convinto alleato, pubblichiamo le immagini qui di seguito.
In esse vediamo Bassam Shakaa, ex-Sindaco di Nablus rimasto mutilato delle gambe nel 1980 ad opera di macellai sionisti, donare il proprio sangue a favore della Siria, del suo Esercito e del suo Popolo, nell'ambito di una campagna orchestrata in tutta la Cisgiordania a cui ha aderito anche l'Arcivescovo di Sebastya Atallah Hannah.
Una simile iniziativa é stata intrapresa anche in Libano e ha visto partecipi contemporaneamente il giornalista e analista americano Franklin Lamb, da anni residente nel Paese dei Cedri, e un esponente di spicco del clero sunnita, che rifiuta le semplificazioni settarie e condanna gli estremisti che vorrebbero precipitare il paese in una nuova guerra civile per ordine degli Emiri wahabiti di Doha e Riyadh.
In esse vediamo Bassam Shakaa, ex-Sindaco di Nablus rimasto mutilato delle gambe nel 1980 ad opera di macellai sionisti, donare il proprio sangue a favore della Siria, del suo Esercito e del suo Popolo, nell'ambito di una campagna orchestrata in tutta la Cisgiordania a cui ha aderito anche l'Arcivescovo di Sebastya Atallah Hannah.
Una simile iniziativa é stata intrapresa anche in Libano e ha visto partecipi contemporaneamente il giornalista e analista americano Franklin Lamb, da anni residente nel Paese dei Cedri, e un esponente di spicco del clero sunnita, che rifiuta le semplificazioni settarie e condanna gli estremisti che vorrebbero precipitare il paese in una nuova guerra civile per ordine degli Emiri wahabiti di Doha e Riyadh.
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venerdì 10 febbraio 2012
Atallah Hanna denuncia: "Tour operator sionisti attraggono cristiani e li sottopongono al lavaggio del cervello con propaganda filoisraeliana!"
Atallah Hannah, Arcivescovo di Sebastia, ha condannato la campagna di falsificazione e inganno guidata dalle organizzazioni sioniste e sostenute dalla loro lobby internazionale che attraggono turisti dai paesi occidentali per "visitare la terra santa" e poi li sottopongono a un diluvio di propaganda filoisraeliana, volta a giustificare l'occupazione sionista della Palestina e banalizzare l'Olocausto della Nakba e il regime di Apartheid imposto ai legittimi abitanti della regione.
Hannah ha invitato i capi delle confessioni cristiane presenti in Terrasanta ad affrontare seriamente questo fenomeno, spiegare i fatti e condannare la falsificazione storica a fini politici e commerciali e il 'giustificazionismo' dei tour operator israeliani che si rivolgono a clientela cristiana.
![]() |
| Questa locandina sionista ha l'impudenza di indicare la Cupola della Roccia come "attrattiva di israele!" |
"Vi sono organizzazioni sioniste, sponsorizzate dalla lobby filoisraeliana Usa e da certi settori dei partiti politici, che cercano di falsificare i fatti storici riguardanti i luoghi sacri, specialmente a Betlemme e Gerusalemme", ha spiegato l'Arcivescovo, indicando come esempio un filmato proiettato e diffuso tra i turisti cristiani dai tour operator sionisti che, oltre a stravolgere la Storia e la toponomastica della regione, promuove luoghi di visita totalmente fasulli come il "Parco dei Re" a spese di autentici siti archeologici, artistici e religiosi intimamente legati alla Storia della Palestina.
Hannah ha sottolineato la serietà della questione e la necessità di contrastare tali iniziative con uno sforzo teso a promuovere la verità storica e religiosa.
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mercoledì 17 agosto 2011
Il regime sionista eleva accuse pretestuose contro Samir Allawi, reporter palestinese che ha detto "no" al Mossad!
Samir Allawi, il reporter palestinese di Al-Jazeera, capo della redazione della rete qatariana in Afghanistan che é stato arrestato dalle forze dell'occupazione dopo una breve visita ai suoi parenti, viene accusato dallo Shin Bet (la polizia segreta sionista) di "fare parte di Hamas"; ci si chiede che faccia di bronzo abbiano gli '007' di Tel Aviv visto che é noto che egli viva e lavori per la maggior parte del suo tempo al di fuori delle zone in cui Hamas porta avanti la sua lotta contro l'occupazione.
In realtà, come già evidenziato dal nostro precedente articolo, l'arresto e la detenzione di Allawi sono nient'altro che una rappresaglia contro il suo rifiuto di divenire un 'confidente' e informatore del Mossad, evidentemente interessato all'area afghana-centroasiatica. Allawi ha negato tutti gli addebiti definendo 'fraudolente' le accuse mossegli dai suoi carcerieri.
La sua difesa, fornitagli dalla Società dei Prigionieri Palestinesi, nega con convinzione che le accuse contro di lui possano essere provate; Samir Allawi é stato arrestato il 9 agosto dopo aver passato un periodo di tre settimane in Palestina, nel villaggio di Sebastya, nella Cisgiordania occupata, dove era stato ospite della sua famiglia; durante questo soggiorno era stato avvicinato da uomini del Mossad che gli avevano proposto di diventare informatore del servizio di spionaggio estero israeliano.
In realtà, come già evidenziato dal nostro precedente articolo, l'arresto e la detenzione di Allawi sono nient'altro che una rappresaglia contro il suo rifiuto di divenire un 'confidente' e informatore del Mossad, evidentemente interessato all'area afghana-centroasiatica. Allawi ha negato tutti gli addebiti definendo 'fraudolente' le accuse mossegli dai suoi carcerieri.
La sua difesa, fornitagli dalla Società dei Prigionieri Palestinesi, nega con convinzione che le accuse contro di lui possano essere provate; Samir Allawi é stato arrestato il 9 agosto dopo aver passato un periodo di tre settimane in Palestina, nel villaggio di Sebastya, nella Cisgiordania occupata, dove era stato ospite della sua famiglia; durante questo soggiorno era stato avvicinato da uomini del Mossad che gli avevano proposto di diventare informatore del servizio di spionaggio estero israeliano.
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sabato 13 agosto 2011
Reporter palestinese incarcerato per non aver voluto diventare 'confidente' del Mossad!
Samir Allawi, reporter palestinese di Al-Jazeera, é stato arrestato nella giornata di martedì all'attraversamento del Ponte Allenby mentre si apprestava a raggiungere la Giordania dopo aver visitato la sua famiglia nel villaggio di Sabastia, presso Nablus. I militari sionisti lo hanno bloccato e imprigionato senza specificare alcuna accusa contro di lui secondo le infami 'regole' della Detenzione Amministrativa (che praticamente permettono alle forze dell'occupazione di arrestare chi vogliano e tenerlo in carcere quanto vogliano).
Parlando con l'avvocato della Società dei Prigionieri Palestinesi di Petah Tikvah Allawi ha dichiarato di temere che il suo arresto sia collegato al rifiuto col quale aveva respinto un approccio del Mossad che voleva convincerlo a diventare un suo informatore. Al suo fermo "no" alle profferte l'emissario israeliano avrebbe infatti avvisato Allawu minacciosamente di 'stare attento' in futuro,
Allawi, che nel corso del suo rapporto di lavoro con Al-Jazeera ha passato molto tempo in Afghanistan, documentando le sofferenze del paese e della popolazione civile sottoposta all'occupazione militare straniera, si augura che le organizzazioni di categoria dei giornalisti e gli enti internazionali di tutela dei Diritti umani possano mobilitarsi in suo favore. Le forze dell'occupazione sionista hanno esteso la detenzione di Allawi fino a mercoledì 17 agosto, col prestesto di doverlo "interrogare".
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