Questa bellissima foto mostra Giorgio Saliba, Vescovo Ortodosso di Tripoli Siriaca e del Monte Libano mentre rende omaggio al Santuario di Hadrat Masoumeh, nella città santa iranian di Qom.
La foto dimostra come il rispetto reciproco tra cristiani e musulmani sia una realtà viva e operante nei paesi dell'Asse della Resistenza, paesi, ricordiamolo, dove la tolleranza e la coesistenza sono all'ordine del giorno, mentre é nei regimi sunniti allineati col sionismo e con l'imperialismo che si pratica l'esatto contrario.
I gruppi terroristici foraggiati e sostenuti da questi regimi cercano di esportare il terrore e l'intolleranza altrove, ma la loro sorte é segnata al pari di quella dei loro padroni.
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sabato 11 ottobre 2014
Il Vescovo Ortodosso di Tripoli e Monte Libano visita il santuario di Hadrat Masoumeh nella città santa di Qom!!
venerdì 4 novembre 2011
Il Consiglio dei vescovi Maroniti mette in guardia il Libano contro fazionalismi e attentati alla sua indipendenza!
Posticipato di un giorno per permettere al Patriarca di Antiochia Beshara al-Rahi di completare la sua due-giorni irakena il Consiglio dei Vescovi maroniti ha condannato nella sua sessione di ieri la costante frattura del mondo politico libanese, invitando tutte le forze e i partiti a dedicarsi al bene della nazione, rigettando influenze straniere che vogliono fare del Paese dei Cedri una pedina dei loro giochi.
Secondo una dichiarazione rilasciata subito dopo la chiusura del Consiglio a Bkirki, i Vescovi hanno lodato gli sforzi del Medio Oriente e in Nordafrica per la Riforma, la Democrazia e il Cambiamento, nonché il pieno rispetto e riconoscimento dei Diritti Umani, che stanno trovando applicazione nei movimenti della Primavera Araba. Nel comunicato si legge anche: "Le divisioni politiche ci provocano vivo dolore e chiediamo ai Libanesi di respongere con fermezza ogni tentativo di fomentare conflitti e divisioni".
Ma, subito dopo, arriva il passaggio che chiarisce da quale parte venga il pericolo maggiore: "Condanniamo senza appello ogni tentativo di violare la sovranità e l'indipendenza della nazione, nonché ogni tentativo di indebolire i suoi apparati di sicurezza e di difesa (quindi anche le armi della Resistenza!) attraverso violazioni dirette o indirette del suo principio di autodeterminazione". I Vescovi riuniti in Consiglio, inoltre, hanno discusso a lungo riguardo ai viaggi pastorali del Patriarca Al-Rahi in Nordamerica, in Vaticano e in Irak.
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venerdì 25 febbraio 2011
Israele perseguita un vescovo evangelista che aiutava i Palestinesi a comprare regolarmente casa a Gerusalemme!
Il Ministero degli Interni dello Stato ebraico si rifiuta di rinnovare il permesso di soggiorno al Vescovo evangelista Suhail Doany.
Il motivo sta nel fatto che Monsignor Doany, che risiede da anni a Gerusalemme, avrebbe fatto da garante per famiglie di Palestinesi che hanno potuto, grazie al suo intervento, acquistare regolarmente delle case e degli appartamenti a Gerusalemme Est da proprietari ebrei, in maniera da non poter essere sfrattati.
Nei progetti di giudaizzazione forzata di Gerusalemme che lo Stato dell'Apartheid porta avanti con inusitata violenza un ruolo molto importante hanno gli sfratti e le evizioni, che permettono di cacciare ogni anno centinaia e centinaia di famiglie palestinesi dalla Città santa in maniera da creare "spazio vitale" da far riempire a sciami di coloni ebrei fondamentalisti.
In una recente intervista telefonica il Vescovo Doany ha dichiarato che ciò che ha fatto é perfettamente legale e regolare e che lo rifarebbe mille volte e che ha tutte le intenzioni di portare il suo caso di fronte alle più alte autorità giudiziarie per ottenere la revoca di ogni addebito e il rinnovo del permesso di soggiorno, che gli é dovuto in base agli accordi stipulati tra Tel Aviv e la sua Chiesa.
Da questo evento si evince che la politica di minacce e intimidazioni sioniste contro leader religiosi che hanno il coraggio di combattere le pratiche israeliane di Apartheid e persecuzione etnica non é limitata a qualche 'barbuto sceicco islamico', ma colpisce anche bianchissimi e cristianissimi vescovi anglosassoni 'colpevoli' secondo la distorta mentalità sionista, di difendere il diritto di famiglie che DA SEMPRE hanno vissuto in Palestina di rimanerci anziché doversi trasformare in profughi per 'fare spazio' a qualche violenta tribù di settler appena scesi dall'aereo.
Il motivo sta nel fatto che Monsignor Doany, che risiede da anni a Gerusalemme, avrebbe fatto da garante per famiglie di Palestinesi che hanno potuto, grazie al suo intervento, acquistare regolarmente delle case e degli appartamenti a Gerusalemme Est da proprietari ebrei, in maniera da non poter essere sfrattati.
Nei progetti di giudaizzazione forzata di Gerusalemme che lo Stato dell'Apartheid porta avanti con inusitata violenza un ruolo molto importante hanno gli sfratti e le evizioni, che permettono di cacciare ogni anno centinaia e centinaia di famiglie palestinesi dalla Città santa in maniera da creare "spazio vitale" da far riempire a sciami di coloni ebrei fondamentalisti.
In una recente intervista telefonica il Vescovo Doany ha dichiarato che ciò che ha fatto é perfettamente legale e regolare e che lo rifarebbe mille volte e che ha tutte le intenzioni di portare il suo caso di fronte alle più alte autorità giudiziarie per ottenere la revoca di ogni addebito e il rinnovo del permesso di soggiorno, che gli é dovuto in base agli accordi stipulati tra Tel Aviv e la sua Chiesa.
Da questo evento si evince che la politica di minacce e intimidazioni sioniste contro leader religiosi che hanno il coraggio di combattere le pratiche israeliane di Apartheid e persecuzione etnica non é limitata a qualche 'barbuto sceicco islamico', ma colpisce anche bianchissimi e cristianissimi vescovi anglosassoni 'colpevoli' secondo la distorta mentalità sionista, di difendere il diritto di famiglie che DA SEMPRE hanno vissuto in Palestina di rimanerci anziché doversi trasformare in profughi per 'fare spazio' a qualche violenta tribù di settler appena scesi dall'aereo.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Arrestare l'esodo cristiano da Gerusalemme, anche così si combatte la "pulizia etnica" voluta da Israele
Il vescovo palestinese William Shomali ha dichiarato all'Agenzia France Presse l'intenzione di coinvolgere la propria comunità nella costruzione di 72 unità abitative a Beit Safafa, come "argine" all'esodo di Arabi cristiani da Gerusalemme e zone limitrofe, causato dalle politiche di persecuzione dello Stato israeliano: "Vogliamo costruire 72 unità abitative, per otto delle quali abbiamo già i permessi edilizi e i lavori sono sul punto di cominciare; ogni casa costerà circa duecentomila Euro e alla fine il nostro progetto coprirà un'area di centodiecimila metri quadrati".
Ci sono circa diecimila cristiani nella zona di Gerusalemme, quasi tutti di etnia araba; negli ultimi anni essi, insieme coi loro compatrioti di fede musulmana, sono stati vittime della brutale politica di persecuzione dello Stato sionista, che mira a "giudaizzare" Gerusalemme in un goffo e violento tentativo di negarne la storia di cosmopolitismo e tolleranza che l'ha contraddistinta attraverso i secoli.
In seguito a tali politiche oltre ottomila cristiani hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre; "Se Israele riuscisse a eliminare del tutto la presenza arabo-cristiana dalla Palestina" dice il dottor Hana Issa, "Riuscirebbe a presentare all'opinione pubblica mondiale l'immagine della sua 'pulizia etnica' come una sorta di crociata anti-musulmana, che spera verrebbe facilmente tollerata dal pubblico occidentale".
Padre Firas Hijazeen, del Monastero Latino di Gerusalemme, é riuscito a far trasferire sessantotto famiglie cristiane in nuovi alloggi in Gerusalemme, evitando il pericolo che andassero a infoltire le file della diaspora. "L'Istituto francescano per la Protezione della Terra Santa lavora sotto gli auspici del Monastero Latino per sostenere la nuova comunità di Beit Fajil, che provvede case per neosposi, per famiglie disagiate e colpite da disabilità".
Hijazeen ha annunciato inoltre che esiste un progetto per recuperare e restaurare mille appartamenti gerosolimitani da assegnare a nuovi inquilini cristiani, un'ulteriore barriera contro l'esodo. Un cristiano che già ha beneficiato di una misura simile, Samir Houdali, é raggiante: "Prima pagavo quasi tremila shekel al mese (circa 600 Euro) per una casa che non mi piaceva, adesso, per soli 1300 shekel mensili (280 Euro), la mia famiglia ha un appartamento di 130 metri quadrati".
Il vescovo Shomali, concludendo, ammette che la sicurezza abitativa non é che metà dell'equazione: "Bisogna fare in modo che i cristiani abbiano lavori sicuri in grado di mantenerli e di far crescere le loro famiglie; da sole le istituzioni religiose non possono fare tutto, ma speriamo che cooperando con le Autorità palestinesi si riesca a risolvere anche questo problema, intanto, anche i soli lavori di costruzione e ristrutturazione edilizia stanno comunque creando un certo numero di posti di lavoro per la nostra comunità".
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