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venerdì 16 maggio 2014

Comunicato ufficiale del PFLP-GC nel 66esimo anniversario dell'Olocausto della NAKBA!

Riprendiamo in toto dalla pagina Facebook della Comunità Unadikum il comunicato emesso nel sessantaseiesimo anniversario della pulizia etnica del 1948 dalla direzione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Comando Generale.
 
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando generale: «La cosiddetta "primavera araba", è un'estensione della Nakba, prendendo di mira i campi profughi palestinesi in Siria»

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Commando Generale ha dichiarato che la cosiddetta "primavera araba" è un'estensione della Nakba del 1948, dal momento che si stanno prendendo di mira i campi profughi palestinesi in Siria, in particolare Yarmouk, attraverso le mani e gli strumenti del nemico sionista per cacciare i palestinesi al di fuori della geografia dell’ incubatore politico siriano di resistenza e per cercare di rubare il diritto sacro del popolo palestinese al ritorno.

Il Fronte ha spiegato, in un comunicato per il 66esimo anniversario della Nakba, che è in atto il tentativo di imporre una nuova realtà politica nell'arena palestinese attraverso negoziati futili e per programmare l'imposizione sionista americana del cosiddetto Stato ebraico, ovvero la traduzione reale della cosiddetta "primavera araba", che è apparsa nella sua realizzazione attraverso la cospirazione e la guerra globale contro la Siria.

Il FPLP-CG ha evidenziato come l’anniversario della Nakba sia una tappa per mobilitare la volontà popolare in Palestina e ritornare al programma politico del movimento nazionale palestinese attraverso la Resistenza di base militante e la lotta armata.

La dichiarazione del FPLP-CG sottolinea che la scomparsa dell'entità sionista è la necessità strategica storica per la libertà della nazione realizzata con la forza e la volontà della resistenza, le lotte del popolo palestinese e con i suoi sacrifici.

La rinuncia ad un solo centimetro della terra di Palestina è un tradimento del Diritto del nostro Popolo e la negazione storica dei suoi sacrifici.

lunedì 8 ottobre 2012

Di nuovo in piazza migliaia di persone nella zona di Qatif, la monarchia dei Saoud ha i giorni contati?

Una nuova manifestazione spontanea di decine di migliaia di partecipanti ha animato l'area di Qatif, nelle province orientali dell'Arabia Saudita, costiera ricchissima del petrolio che senza alcuna ricaduta positiva per i sudditi il corrotto Re Abdullah e la sua corte di parassiti e sicofanti sperperano in emolumenti ai terroristi wahabiti, acquisti di armi con cui opprimere il loro stesso popolo e spese stravaganti degne di Maria Antonietta.

Ma la determinazione degli sciiti d'Arabia si tempra col sangue e col sacrificio e non bastano i tre assassinati delle scorse settimane, le dozzine di feriti e le migliaia di arrestati, sequestrati e "desaparecidos" a piegare i loro spiriti. Sanno, essi, che come non si sono arresi i loro confratelli iraniani, libanesi e iracheni il premio della liberazione dal giogo li aspetta solo se sapranno bere l'amaro calice della repressione fino alla feccia; allora e solo allora le loro labbra potranno disporsi a gustare il dolce nettare della vittoria.
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mercoledì 18 luglio 2012

Hamdan: "La dirigenza di Hamas aperta verso tutte le forze politiche maghrebine pronte a solidarizzare coi Palestinesi!"

Ousama Hamdan, portavoce del Dipartimento per le Relazioni Internazionali di Hamas ha ribadito che, nell'ambito dei suoi sforzi per internazionalizzare e mantenere all'attenzione della comunità internazionale la Questione Palestinese, il Movimento musulmano di Resistenza non sta lesinando l'impegno per forgiare saldi e profondi legami con le nuove realtà politiche emerse dalla "Primavera Araba" nonché la sua convinzione che esse, al contrario dei regimi autocratici che hanno sostituito (tutti espressione dell'egemonia filoamericana che imperava fino poco tempo fa nel Mondo Arabo) si riveleranno per i Palestinesi interlocutori molto più attenti e affidabili.

Hamdan, parlando a rappresentanti dell'Agenzia 'Quds Press' ha indicato a tale esempio le parole pronunciate dal leader del Movimento Khaled Mishaal proprio durante il suo recente soggiorno a Tunisi per il Nono Congresso di Ennahda con cui egli ha dichiarato l'intezione di Hamas di difendere gli interessi Palestinesi continuando ad amministrare la Striscia di Gaza in omaggio al mandato ricevuto con le regolari elezioni politiche del 2006 e lanciando ponti e collegamenti con la Tunisia e con tutti i paesi che si sono liberati dal giogo filosionista.

Mishaal ha aggiunto che, essendo la solidarietà con la Palestina e l'ostilità all'occupazione ebraica una costante del mondo politico arabo e nordafricano, Hamas non ha pregiudiziali 'ideologiche' riguardo alla natura e alla tendenza politica dei suoi possibili alleati e interlocutori dell'area, restando sempre e comunque aperto a tutte le forze politiche maghrebine che sentano affinità e interesse con la lotta e la sofferenza dei Palestinesi.
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martedì 24 aprile 2012

Terrorista libanese al soldo di CIA e Arabia Saudita muore in Siria: é la prova che le violenze sono opera di mercenari stranieri!

La rivista TIME ha riportato nella sua edizione online che il leader terrorista libanese al soldo dell'Arabia Saudita Abdel Ghani Jawhar, affiliato al gruppo 'Fatah al-Islam' è saltato in aria lo scorso venerdì mentre collocava un ordigno esplosivo in un villaggio attorno ad Homs, nella provincia siriana più travagliata dalle attività di mercenari stranieri pagati da Riyadh, Doha, Ankara, Washington e Tel Aviv nel tentativo di far precipitare il paese nel terrore e creare le condizioni per la caduta del legittimo Governo siriano guidato da Bashir Assad.

La notizia vendica l'affermazione delle autorità siriane che non esista alcuna 'rivoluzione popolare' in atto contro il Governo del paese, ma soltanto le azioni di bande armate infiltrate, finanziate e rifornite dall'estero che mirano a far recuperare ai loro sponsor imperialisti e sionisti parte dei "punti" che hanno perso nel corso della Primavera Araba, soprattutto con la caduta di Mubarak e poi con il completamento del ritiro americano dall'Irak.

Fatah al-Islam, organizzazione terrorista sunnita di matrice wahabita e qaedista é stata creata dall'Arabia Saudita e impiantata in Libano nel tentativo di fare esplodere una guerra civile tra gli sciiti di Hezbollah e i sunniti (radicalizzati da elementi fanatici come Abdel Jawahr), onde sganciare Beirut dall'orbita dell'influenza di Damasco e Teheran e portarla a diventare uno stato-satellite dei re-fannulloni delle monarchie petrolifere del Golfo, grandi burattinai dell'estremismo wahabita che usano a mo' di 'spauracchio' quando e dove comodo ai loro padroni americani (e israeliani).
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domenica 18 marzo 2012

Nominata dal Parlamento egiziano la Costituente che dovrà scrivere una nuova Carta di principii e garanzie per l'epoca post-Mubarak!


Il Parlamento Egiziano recentemente eletto (dove il FJP della Fratellanza Musulmana ha il 47 per cento dei seggi e l'Al-Nour dei musulmani ortodossi il 29) ha deciso la prossima nomina di una Commissione Costituente di 100 membri (50 parlamentari e 50 della società civile) incaricata di redigere una nuova Carta per il paese, che sappia incarnare i valori e le aspirazioni della Rivoluzione di Piazza Tahrir che all'inizio del 2011 é riuscita in poche settimane di proteste a cancellare trent'anni di autocrazia filo-americana e filo-sionista.

La Costituzione che era in vigore al tempo di Mubarak é attualmente sospesa e questa é proprio una delle 'giustificazioni' accampate dai militari dello SCAF per giustificare la permanenza del loro 'ruolo di controllo e supervisione' del processo politico nazionale; ci si aspetterebbe che, una volta prodotta e approvata una nuova Costituzione le dimissioni di Tantawi e soci dovrebbero essere, se non proprio immediate, quanto meno prossime.

I membri della Costituente verranno scelti tra sei giorni, il 24 marzo, e saranno scelti al 50 per cento tra gli stessi parlamentari e al 50 per cento tra figure della società civile, accademici, opinion leader e altre figure di spicco che possano dare utili contributi al processo di redazione. Vista la fortissima prevalenza dei partiti religiosi all'interno dell'assise parlamentare ci si aspetta naturalmente che la nuova Carta dichiari esplicitamente il Corano "Fonte primaria del Diritto" nel paese e, pur garantendo i dritti delle minoranze (ad esempio la componente copta della popolazione) inserisca chiari riferimenti al ruolo guida della religione musulmana nella Storia e nella società egiziana.
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sabato 25 febbraio 2012

La società tunisina si ribella alla cagnara imperialista allestita dal fronte antisiriano: "Vergognosa una simile riunione nella nostra capitale"


Fonti politiche e civili tunisine riportano la rabbia e l'ostilità che nel paese nordafricano ha suscitato l'organizzazione nella capitale del meeting antisiriano di ieri, definito "Una cospirazione contro le forze della Resistenza anti-imperialista che proprio da questo paese hanno iniziato lo scorso anno a subire cocenti e umilianti sconfitte"; diverse organizzazioni e partiti hanno chiesto a lungo al Governo di impedire la riunione che "Costituisce un chiaro esempio di attacco concertato alla libertà e all'autonomia della nazione siriana".

Razak al-Hamamy del Partito Laburista Democratico ha dichiarato: "Sappiamo che gli Usa, le potenze arroganti, israele e i suoi lacché delle monarchie arabe cercano di limitare l'impatto e il successo delle Rivoluzioni Arabe, la caduta della Siria di Assad, nei loro piani, dovrebbe compensarli delle sconfitte patite in Tunisia, Egitto e Libia, dove i loro fantocci sono stati spodestati!". Ahmad al-Kehlawy della Conferenza Nazionale per il Sostegno alla Resistenza e contro la Normalizzazione col Sionismo ha dichiarato: "Vergognoso che questa riunione si sia tenuta in Tunisa, da dove ha avuto inizio il movimento della Primavera Araba! La Tunisia non sarà mai una base antisiriana; Damasco ha sempre sostenuto la Causa Araba, Palestinese, della Resistenza, lungo tutta la sua Storia indipendente".

Che poi la conferenza si sia rivelata un fallimento fin dalle sue prime battute lo riconosce anche un quotidiano 'sionistissimo' come il New York Times, che nell'articolo intitolato: "Dopo un anno: divisioni profonde frazionano l'opposizione siriana", firmato da Neill McFarquahr, ritrae un fronte anti-Assad che brancola nel buio, arcipelago di gruppuscoli, esiliati che non rappresentano altri che sé stessi, terroristi e provocatori di professione a cui manca la benché minima parvenza di organizzazione, solidarietà, coerenza per poter perseguire obiettivi comuni e a cui i denari e le armi fornite da CIA, Mossad, Sauditi e altri ambigui benefattori non sono bastate per fare altro che abbandonarsi ad atti di terrore estemporaneo e controproducente, come gli attacchi ai civili e gli attentati contro le infrastrutture siriane.
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domenica 15 gennaio 2012

La Tunisia celebra il primo anniversario della cacciata di Ben Ali: il "La" della Primavera Araba!



"Se la Primavera Araba é una sinfonia di Libertà e Democrazia allora la rivoluzione tunisina ne é stato il primo accordo, quello da cui l'intera melodia é sgorgata fuori, sviluppandosi armoniosamente e diffondendosi ovunque", con queste parole un commentatore politico arabo ha omaggiato le commoventi immagini delle manifestazioni che ieri, dalla capitale Tunisi fino alle cittadine e ai borghi minori, hanno celebrato il primo anniversario della cacciata di Zine el Abidine ben Ali.

 "Abbiamo fatto questa rivoluzione per imporre la richiesta, la necessità di una vita più dignitosa, più giusta, anche più etica e morale, non per opportunismo, non per ambizione, non per altro", ha dichiarato Salem Zitoumi, uno dei manifestanti scesi nelle strade della capitale per celebrare il primo anniversario di quello storico evento. Vestiti quando possibile di bianco e rosso, con le bandiere nazionali in mano, migliaia e migliaia di cittadini, giovani e meno giovani si sono radunati in piazza cantando slogan e rendendo omaggio a tutti coloro che hanno dato la vita perché loro potessero scendere in piazza liberamente, a partire dal giovane fruttivendolo Mohamed Bouazizi che si diede fuoco morendo delle sue ferite a Sidi Bou Zid, dal cui gesto estremo e generoso é scaturito il più grande rivolgimento politico della storia tunisina.


Si calcola che durante le fasi più violente della repressione siano state circa 300 le persone martirizzate dagli sgherri del regime. A tutt'oggi l'ex autocrate tunisino si trova sempre in latitanza in Arabia Saudita, dove la corrotta Casa di Saoud si prende cura dei cacicchi e dei proconsoli dell'imperialismo americano, come dimostrano anche le offerte di ospitalità inviate a Gheddafi e ad Ali Abdullah Saleh.
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sabato 14 gennaio 2012

Delegazione di 'Euromedrights' incontra il Presidente Marzouki che dichiara: "sosterremo la causa palestinese!"

Una delegazione di alto livello dell'Osservatorio Euromediterraneo per i Diritti umani é arrivata recentemente in Tunisia per una visita ufficiale, che ha preso il via con la presentazione al Presidente Moncef Marzouki di una copia speciale del rapporto internazionale sulle violazioni israeliane dei Diritti Umani dei nativi Palestinesi dei territori occupati in Cisgiordania. Consegnandola al Presidente i membri della delegazione hanno espresso speranza che la Tunisia, liberatasi dalla dittatura circa un anno fa, possa ora giocare un ruolo protagonista nella lotta per l'affermazione degli innegabili diritti nazionali palestinesi.

Un comunicato stampa rilasciato poco dopo dall'Osservatorio Euromediterraneo ha sottolineato come nel corso dell'incontro il Presidente tunisino si é impegnato a fare in modo che la nuova Tunisia democratica intensifichi il suo sostegno alla Palestina nell'arena politico-diplomatica internazionale. Secondo quanto diffuso Marzouki avrebbe espresso sostegno al piano dell'Osservatorio per stabilire un proprio ufficio regionale a Tunisi, iniziativa che porterebbe a un incrementato attivismo umanitario in Nordafrica. Marzouki ha descritto tale passo "una mossa importante per dimostrare come le nazioni toccate dalla 'Primavera Araba' siano all'avanguardia riguardo alla percezione e alla cultura dei Diritti Umani".
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mercoledì 11 gennaio 2012

Il Premier Haniyeh torna a Gaza dopo il suo viaggio diplomatico in quattro Stati: calorosa accoglienza da parte della popolazione!


"Questo viaggio é stato un successo per il Governo, per Hamas, per la Resistenza e per tutti i Palestinesi di Gaza e non, é stato un colpo vibrato all'assedio e all'occupazione!". Con queste parole il Primo Ministro palestinese Haniyeh é rientrato in patria dopo il suo tour diplomatico al Cairo, Khartoum, Istanbul, Ankara e Tunisia.

Accolto da una folla festante ha dichiarato ai cronisti che nel prossimo futuro, forse già nell'immediato si materializzerà a livello arabo, musulmano e regionale un più ampio e forte sostegno alle iniziative palestinesi di Resistenza.

Haniyeh ha annunciato che quanto prima, il prima possibile, ripartirà per un secondo viaggio di visite ufficiali, questa volta mirato verso i paesi arabi del Golfo e, forse, anche verso l'Iran.
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sabato 7 gennaio 2012

La nuova Libia ansiosa di espandere i legami con la Repubblica Islamica iraniana!


Il Vicepremier tripolino Moustafa Abushagar ha espresso la ferma volontà dell'Esecutivo di cui fa parte e più in generale di tutta la classe dirigente della Libia post-Gheddafi di approfondire ed espandere i legami con Teheran, consegnando ai cronisti una prospettiva futura di legami tra Iran e Libia "sempre più saldi e sempre più vasti".

Abushagar si é poi soffermato sui progetti per la stesura di una Costituzione democratica e sulla chiamata alle urne dei cittadini, che dovrebbe avvenire entro l'estate; il Vice-primo ministro ha assicurato che "La Democrazia sarà il faro e il punto di riferimento della creazione di ogni organismo e istituzione nella Nuova Libia, dalle amministrazioni locali fino ai massimi livelli dello Stato!".

Ha anche rassicurato l'opinione pubblica riguardo al fatto che il Consiglio Nazionale e il Governo ad interim che ne é espressione non hanno nessuna intenzione di lasciare che qualsivoglia Stato straniero eserciti indebite influenze nel presente o nel futuro del Paese e che la via verso la costruenda Democrazia sarà autonoma, indipendente e rispettosa della Storia, delle tradizioni e della Cultura libica.
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venerdì 6 gennaio 2012

Egitto, chiesta la pena di morte per Mubarak: "Sua la piena responsabilità per le vittime della repressione!"


Al Cairo si sta avviando a conclusione il processo a carico dell'ex autocrate del Nilo Hosni Mubarak, detronizzato dalla massiccia e prolungata insurrezione popolare che l'11 febbraio scorso lo scalzò dal trono che occupava da oltre 30 anni; depositando le proprie arringhe finali i pubblici ministeri che cercano di dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la diretta responsabilità di Mubarak nella catena di decisioni che portò all'uccisione di centinaia di dimostranti in ondate repressive progressivamente più forti e più inutili hanno richiesto esplicitamente che nei suoi confronti, qualora il tribunale lo ritenga colpevole, venga applicata senza indugio la pena massima, cioé, nell'ordinamento giudiziario egiziano, quella capitale.

"Impiccagione per l'Ex-presidente", la richiesta di pena di morte non sembra avere preoccupato più di tanto l'imputato che durante le varie fasi del processo si é limitato a giacere su una barella, sdegnosamente disinteressato, ultimamente anche con lenti affumicate sugli occhi a non far capire se ascolti o sonnecchi, i capelli non più sottoposti alle vigorose tinture dei giorni del potere via via più stinti e inargentati alle radici. Tuttavia anche la pretesa di avere la salute minata dall'età avanzata (83 anni) sembra sia stata smentita da perizie cliniche diverse da quelle di parte che, a parte i normali acciacchi dell'età, avrebbero giudicato Mubarak relativamente in buona salute e non bisognoso di particolari regimi o protocolli di cura.

Forse il tribunale potrebbe, in omaggio formale alla legge, condannare l'imputato a morte e subito dopo commutare la sentenza in ergastolo per via dell'anzianità. Nella maggior parte delle giurisprudenze occidentali, del resto, una persona ultrasettantacinquente già difficilmente viene tenuta in carcere; l'applicazione di misure attentuanti potrebbe fare molto per magnificare le credenziali di Democrazia del nuovo Egitto post-rivoluzionario. A meno che, nel rozzo tentativo di placare la piazza con un 'sacrificio di sangue' il Consiglio Supremo delle Forze Armate del Maresciallo Tantawi (sopra) non decida di andare fino in fondo e di far dondolare l'ex Presidente da un cappio. Sarebbe però, secondo chi scrive, un presagio molto negativo per il Paese e il suo futuro.
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mercoledì 4 gennaio 2012

Dopo Istanbul Haniyeh si sposta ad Ankara e visita il Parlamento Turco: prossima tappa Tunisi!


Dopo aver visitato Istanbul, dove é salito a bordo della Mavi Marmara per rendere omaggio ai suoi martiri e ha incontrato i familiari delle vittime in una serie di toccanti colloqui il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh si é spostato dalla capitale storica a quella politica, dove, accompagnato dal collega Recep Erdogan ha visitato il Parlamento di Ankara, assistendo come osservatore a una sua seduta.

Accolto da una vera e propria 'standing ovation' al suo ingresso nell'emiciclo Haniyeh ha poi incontrato rappresentanti tanto del Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP), che gode della maggioranza assoluta dei seggi, quanto di quelli delle opposizioni; letteralmente "inseguito" dai rappresentanti dei media turchi e regionali, ha preferito non soffermarsi a fare dichiarazioni, limitandosi a sorridere ai suoi aspiranti intervistatori mentre alzava le dita in segno di vittoria.

Secondo il piano di viaggio, Haniyeh dovrebbe poi ripartire alla volta di Tunisi; il suo "tour" diplomatico, il primo da quando l'Egitto post-Mubarak ha riaperto il varco di Rafah al transito di passeggeri ha finora coperto Il Cairo e Khartoum. L'intensa attività diplomatica portata avanti non soltanto da Haniyeh, ma anche dal leader supremo di Hamas Khalid Mishaal é uno dei più importanti indicatori della rinnovata attenzione alla Causa palestinese, specialmente in quei paesi recentemente toccati (e trasformati) dal benefico soffio della 'Primavera Araba' e delle sue rivoluzioni.
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lunedì 26 dicembre 2011

Prende il via il tour diplomatico di Ismail Haniyeh: prima tappa l'Egitto!


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh ha lasciato ieri la Striscia di Gaza attraverso il varco di confine di Rafah dando così il via al tour diplomatico che lo porterà a visitare le capitali di numerosi paesi, a cominciare dall'Egitto.

Haniyeh ha dichiarato che é orgoglioso che il suo viaggio cominci dal paese fratello dell'Egitto, che tocchi poi la "culla della Primavera Araba" (la Tunisia) e che, inoltre, prenderà parte a una conferenza su Gerusalemme nella capitale sudanese Khartoum.

Ha anche affermato che Gerusalemme rimarrà eterna capitale araba e islamica di Palestina nonostante tutti i tentativi dell'occupazione sionista di "impiantare" artificalmente nuclei di coloni ebrei nel suo tessuto storico, etnico e culturale; Haniyeh ha dichiarato di pregare per la stabilità di tutti i paesi arabi, sottolineando che il suo Governo e il Movimento Hamas rimangono contrari a manifestazioni violente come quelle che hanno avuto luogo recentemente al Cairo, per volontà di alcuni partiti politici rimasti delusi dall'esito elettorale.
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venerdì 23 dicembre 2011

Haniyeh prepara il prossimo 'tour' diplomatico e riceve una delegazione umanitaria giordana!


Il consigliere politico Yousouf Rizqa (foto sotto) ha dichiarato che l'annunciato "tour" diplomatico del Premier Ismail Haniyeh in diversi paesi arabi e mediorientali sottolineerà le problematiche dello sviluppo, della ricostruzione e del dramma della disoccupazione nella Striscia di Gaza assediata dall'entità sionista.

In una conferenza stampa tenutasi recentemente Rizqa ha dichiarato che le tappe finora certe saranno Qatar, Turchia e Tunisia, ma non sono escluse altre destinazioni. E' stato sottolineato che questo viaggio sarà molto importante e avrà profondi riflessi e influenze nello spezzare "l'assedio diplomatico" contro Hamas, passo indispensabile per liberarsi, nel prossimo futuro, anche dello strangolamento economico.

In un altro contesto, il Primo Ministro Haniyeh ha ricevuto nel suo ufficio una delegazione dell'organizzazione benefica ascemita, guidata dal Segretario Generale Ahmed al-Amyan, accompagnata da medici e ufficiali dell'Esercito; dopo aver convenuto che non vi é da parte Palestinese "alcuna intenzione o anche solo pensiero" di risolvere la Questione nazionale a scapito dell'integrità o della sovranità giordana il Premier e i suoi ospiti hanno discusso della recente ripresa di relazioni diplomatiche ufficiali tra Amman e Hamas e dei prossimi contributi giordani ai programmi di aiuto internazionale a favore di Gaza.
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martedì 20 dicembre 2011

Il Premier palestinese Haniyeh si prepara a una serie di viaggi diplomatici nel Golfo Persico, Turchia e Tunisia!


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh intende impegnarsi in una serie di visite ufficiali che, iniziando dal Qatar, verso il quale ha già ricevuto un invito ufficiale da parte dell'Emiro Hamad al-Thani, potrebbe includere altri stati del Golfo e, possibilmente, anche paesi arabi recentemente teatro dei movimenti di liberazione della 'Primavera Araba', a partire dalla Tunisia.

La notizia é stata data dal consigliere politico del Primo Ministro, Yousuf Rizqa, nel corso del week-end. Anche la Turchia ha invitato il capo dell'Esecutivo di Gaza a visitarla, pur senza specificare una data; Ankara e Istanbul potrebbero venire dunque aggiunte all'itinerario. L'Emiro Al-Thani, apparentemente, avrebbe rivolto ufficialmente il proprio invito ad Haniyeh durante un recente dialogo telefonico in occasione della Giornata nazionale del Qatar.

Oltre allo scambio di auguri e all'invito ufficiale Haniyeh ed Al-Thani avrebbero discusso di una serie di questioni d'attualità riguardo la Palestina, come le continue persecuzioni a Gerusalemme occupata, l'assedio di Gaza, la ricostruzione dei danni patiti nel 'pogrom' di Piombo Fuso ed altre ancora. Haniyeh si sarebbe affidato all'Emiro perché faccia presente le sofferenze e le difficoltà del popolo palestinese durante il prossimo meeting dei Paesi del Golfo.
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giovedì 1 dicembre 2011

Rachid Ghannouchi, fondatore di Ennahda, si trova adesso negli Stati Uniti in visita ufficiale!


Fonti tunisine confermerebbero la voce secondo la quale il fondatore e leader storico del Partito del Rinascimento musulmano, Rachid Ghannouchi si troverebbe in queste ore a Washington per una visita ufficiale; ulteriore testimonianza di quanto rapidamente cambi il panorama degli equilibri politici nel Nordafrica soggetto al benefico soffio della "Primavera Araba", soltanto pochi anni fa Ghannouchi era incluso in una lista di 'indesiderabili' cui era precluso l'accesso agli Usa, da cui é stato rimosso appena il suo movimento ha trionfato nelle elezioni per l'Assemblea costituente.

Secondo il commentatore politico Lutfi Hidouri: "E' certo che lo Sceicco Ghannouchi avrà incontri ai massimi livelli durante questo suo soggiorno americano". Non é chiaro tuttavia se la massima personalità che incontrerà sarà il Segretario di Stato Clinton o il Presidente Barack Hussein Obama in persona. Questa é la seconda visita americana da parte di un dirigente di Ennahda, in precedenza era toccato all'ora Neopremier Hamadi Jebali recarsi negli Usa.

L'amministrazione americana, messa di fronte al vero e proprio trionfo politico dei musulmani tunisini deve fare buon viso a cattivo gioco, dicendosi "felice" del risultato delle elezioni, anche quando era chiarissimo che la Casa Bianca aveva puntato (sbagliando disastrosamente) su una affermazione del PDP, la fasulla 'opposizione addomesticata' cui veniva concesso di esistere ufficialmente durante il regime di Ben Ali, ma che faceva comunque parte del suo sistema di potere.
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mercoledì 30 novembre 2011

Il regime ebraico nel panico, atterrito dalla prospettiva che la Tunisia approvi l'antisionismo come 'valore fondamentale' della sua nuova Costituzione!


Si vedono finalmente i primi, positivi frutti della chiara e netta vittoria del Partito del Rinascimento musulmano nelle elezioni tunisine del 23 ottobre scorso; veniamo a sapere attraverso fonti dell'Assemblea costituente di Tunisi che l'Ennahda abbia proposto l'inserimento dell'antisionismo come 'valore cardinale e irrinunciabile' della nuova Tunisia democratica post-Ben Ali, proponendo ai suoi alleati di coalizione (CPR ed Ettakatol) di consacrarlo come tale nella stessa Carta che risulterà dai lavori della camera ove riuniti i tre partiti progressisti godono di una schiacciante maggioranza.

Riceviamo questa notizia con il massimo favore e il massimo entusiasmo; tutte le costituzioni veramente democratiche dovrebbero essere dotate di un simile articolo giacché é fin troppo evidente come il Sionismo, postulando che esistano 'popoli eletti' che hanno il diritto di invadere con la forza e l'occupazione militare le terre da sempre appartenute ad altre genti sia di per sé totalmente incompatibile con la Democrazia. A stretto giro registriamo anche la scomposta reazione dei sionisti che, tremanti come non mai di fronte a un'agenzia proveniente per di più da un paese arabo del Nordafrica molto lontano e remoto dai confini della Palestina occupata si danno a un tremar di ginocchia e a un profondere di sudori freddi nemmeno se avessero visto le divisioni corazzate egiziane e siriane far capolino nel Sinai e sul Golan.

Il foglio sionista 'Israel Haiom' nella sua edizione di ieri lancia l'allarme riguardo la possibiltà che "dopo la Tunisia altri stati arabi seguano il suo esempio, dichiarandosi esplicitamente antisionisti nelle loro costituzioni", ovviamente il redattore di Haiom non si rende conto che, prima che nelle costituzioni i paesi arabi sono antisionisti per passione, convinzione e sentimento nelle loro popolazioni e che solo l'instaruazione di tiranni e regimi-fantoccio remoti dai sentimenti e dalle passioni popolari come quelli di Mubarak, Ben Ali, Saleh e loro consimili ha evitato finora che il profondo antisionismo di tutto il Mondo Arabo trovasse espressione e applicazione, le Costituzioni sono solo una conseguenza e a esse terranno dietro molto presto i fatti concreti che colpiranno il regime ebraico con tutta la loro ineluttabilità.

In definitiva Israele é come al solito causa del suo male, il vero responsabile delle attuali ambasce di Israel Haiom e dei suoi lettori non é altri che Teodoro Herzl nel momento in cui postulò che fosse possibile per i khazari tedeschi, polacchi, russi, ucraini, francesi, inglesi e americani invadere e colonizzare la Palestina, scacciandone o distruggendone il popolo. Forse era un progetto fattibile alla fine del 1800, quando in tutto il mondo i bianchi occidentali invadevano, razziavano, colonizzavano, sradicavano e cancellavano intere popolazioni con l'oppio, il vaiolo, le carestie artificali, la distruzione delle economie che facevano da corollario al colonialismo imperialista...ma nel Ventunesimo Secolo a Israele non resta che la scelta tra lo smettere di essere sionista, accettare le regole della Democrazia e concedere a tutti gli abitanti della Palestina "un voto per ogni uomo" o continuare come sta facendo lungo la strada delle conseguenze inevitabili e definitive, che lo porterà alla totale distruzione.
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martedì 29 novembre 2011

Ismail Haniyeh invita il nuovo Premier tunisino dell'Ennahda a visitare presto la Striscia di Gaza!


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh ha contattato il suo neonominato collega tunisino dell'Ennahda Hamadi Jabali per via telefonica, invitandolo 'quanto prima' a visitare la Striscia di Gaza.

Haniyeh si é congratulato con Jabali per la brillante vittoria elettorale riportata dal Partito musulmano in Tunisia, che ha reso possibile la sua nomina al premierato, augurandosi di poterlo incontrare il prima possibile.

Jabali, per parte sua, ha ringraziato il Premier palestinese per la telefonata e l'invito, lodando il 'brillante esempio' di disciplina, determinazione e Resistenza offerto in questi anni dal popolo di Gaza di fronte alla crudeltà dell'ingiusto e illegale assedio sionista, citando Gaza come 'fonte di ispirazione' per le vittoriose rivoluzioni arabe del 2011.

Il Neopremier si é anche congratulato con Hamas per la grande vittoria che ha portato alla liberazione di oltre mille prigionieri politici, promettendo poi che, compatibilmente coi molti impegni di inizio mandato, tenterà di onorare l'invito ricevuto, ricambiandolo poi con uno per una visita di Haniyeh a Tunisi.
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lunedì 28 novembre 2011

Con un'affluenza del 45 per cento Re Mohammed non riesce a truccare le elezioni! Il partito musulmano prende la maggioranza


Cattive notizie per Re Mohammad VI; sembra che, nonostante le cure prese nel 'dottorare' le elezioni di venerdì scorso, escludendone candidati e personalità dell'opposizione, la maggioranza dei seggi parlamentari andrà comunque a una formazione "scomoda", che aveva comunque deciso di partecipare alle elezioni per dare un segnale alla popolazione. Il partito musulmano di Giustizia e Sviluppo ha conquistato almeno 80 seggi sui 288 per cui lo spoglio delle schede é completato, il precedente partito di maggioranza dell'Istiqlal ne avrebbe raccolti circa 45.

Il Parlamento marocchino conta 395 deputati, sono da assegnare ancora 107 seggi, quindi le proprzioni potrebbero ancora cambiare, ma non é chiaro a favore di chi, il partito musulmano potrebbe benissimo vedere aumentare ulteriormente la sua importanza. Il Ministro dell'Interno Taib Cherkaoui (sotto) ha dichiarato che circa il 45 per cento degli aventi diritto si sarebbe recato alle urne. Non é chiaro in quale modo questo dato debba essere interpretato, certo tra coloro che sono rimasti a casa vi saranno stati molti sostenitori e simpatizzanti di partiti di opposizione, quindi é improbabile che avrebbero accordato il loro voto all'Istiqlal, che quindi in condizioni di voto 'normali' (come quelle, ad esempio, che si sono avute un mese fa in Tunisia) potrebbe vedere ulteriormente ridotta la sua importanza, mentre é meno chiaro se tutti i simpatizzanti del partito musulmano siano andati o meno a votare.

Il Re Mohammed VI nella scorsa primavera aveva introdotto alcune riforme, mantenendo tuttavia per sé ampi poteri in materia di Difesa, Sicurezza e Religione. Il fronte delle opposizioni riunito attorno al Movimento 20 febbraio aveva prontamente definito le riforme "una farsa" invitando (come si vede con ottimo successo) la popolazione a disertare le urne durante questa tornata elettorale.
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venerdì 25 novembre 2011

Urne aperte oggi in Marocco ma il Movimento 20 febbraio raccomanda alla cittadinanza: "State a casa, il voto é una farsa!"


Le opposizioni marocchine, riunite e coordinate nel "Fronte del 20 febbraio" continuano con determinazione le proteste attraverso tutto il paese, da Rabat a Marrakech, da Casablanca a Meknes, chiedendo alla popolazione di mostrare al Governo e alla corte la propria ostilità con la diserzione massiccia delle urne in occasione delle elezioni parlamentari previste per oggi, da cui, per volontà regia, sono stati esclusi partiti e candidati più significativi in quanto troppo 'ostili' alla monarchia e a Re Mohammed VI.

Ispirato dai movimenti che in Tunisia ed Egitto hanno causato la caduta di tiranni pluridecennali come Ben Ali e Mubarak il Movimento 20 febbraio chiede una profonda revisione dei poteri e delle pertinenze del sovrano ottenendo, dopo i primi quattro mesi di manifestazioni, il primo, parziale successo con la proclamazione del referendum di giugno 2011, che a stragrande maggioranza approvò la richiesta di riforme costituzionali.

Ma dalla corte di Rabat le 'riforme' promesse hanno quasi subito suscitato le contestazioni della popolazione, apparendo come nulla più che misure cosmetiche che non incidono realmente i poteri regi, come dimostrato dall'esclusione di candidati 'scomodi' dalle attuali elezioni. "Le riforme promosse dal palazzo non vanno nella direzione della separazione dei poteri e della democratizzazione della società", si legge in un comunicato rilasciato nei giorni scorsi "Perseguitare chi sostiene e promuove il boicottaggio delle urne é altrettanto grave che perseguitare i sostenitori di un partito o di un candidato e getta ulteriori ombre sul voto e il suo reale significato".
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