Il Segretario del Consiglio degli Esperti della Repubblica Islamica iraniana ha dichiarato che "I disegni sauditi per assorbire e fagocitare il Barhein" non rappresentano altro che l'estensione e la logica prosecuzione delle ingerenze della Casa di Saoud nel paese delle perle e, per esteso, nell'intera regione del Golfo Persico, che i corrotti usurpatori di Riyadh vorrebbero piegare ed asservire alle loro convenienze e ai loro interessi.
Insieme alla Turchia e al Qatar i sauditi sono i primi e i più servili lacché degli Usa e dell'arroganza imperialista occidentale, volenterosi agenti prossimi per la declinante influenza a stelle e strisce, ormai in aperta ritirata da quelle lande che dovevano costituire lo "zoccolo" del vagheggiato e irraggiungibile "Nuovo secolo americano". "Le mosse espansionistiche di Casa Saoud sono in linea coi piani americani per la regione", ha dichiarato Rezaei.
"Tali mosse rischiano di diffondere l'insicurezza e l'instabilità in tutto il teatro politico e strategico e la Repubblica Islamica, da sempre dedita a mantenere la pace e l'equilibrio nella zona, non potrà esimersi dall'esprimere le proprie critiche e il proprio stigma in merito e di reagire di conseguenza nelle maniere che riterrà più appropriate".
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Spiazzando tutti gli interessati e improvvisati "sondaggisti" che alla vigilia delle elezioni presidenziali egiziane davano come favoriti candidati come Amr Moussa o Aboul Fotouh é stato invece il capo del Partito di Libertà e Giustizia Mohammed Mursi a uscire premiato dalle urne degli elettori all'estero, garantendosi il voto del 40 per cento degli Egiziani che si sono recati presso consolati e ambasciate per poter votare con qualche giorno d'anticipo rispetto ai connazionali residenti in patria per cui i seggi elettorali si apriranno domani e rimarranno accessibili fino al 24 maggio.
Dietro Mursi si sono piazzati Fotouh (a sinistra in foto), molto distanziato con il 27 per cento dei consensi, e l'outsider Hamdeen Sabbahi con il 15. Amr Moussa (a destra) é riuscito a malapena superare la soglia del 10 per cento e ciò la dice lunga sulle reali chances dell'ex-Premier di Mubarak di garantirsi la poltrona che fu già del suo Padrone; il popolo egiziano ha sofferto 30 anni sotto il 'faraone' filo-usa e filo-israeliano e certo sbarrerà la strada della presidenza al suo ex "visir". risultato simile a quello deludente di Moussa lo ha ottenuto un altro ex-sicofante di Mubarak, Ahmad Shafiq.
Mursi, accogliendo con soddisfazione i risultati del voto all'Estero si é augurato che esso venga echeggiato dalle scelte degli egiziani residenti e ha messo in guardia gli apparati politici e militari ancora permeati di dignitari e uomini dell'ex-regime dal cadere nella tentazione di 'aggiustare' i risultati elettorali, avvertendo che il popolo egiziano é pronto a 'tagliare ogni mano' che pretenda di alterare il responso delle urne.
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Il Ministro della Difesa austriaco Norbert Darabos ha recentemente definito "intollerabile" la presenza al vertice dell'Esecutivo dello Stato ebraico del politicante fascista e razzista Avigdor Lieberman, capobastone del partito di Estrema Destra Yisrael Beiteinu. Le nette e coraggiose dichiarazioni di Darabos sono state riportate dal quotidiano Die Presse, dove il responsabile viennese della Difesa ha criticato a tutto tondo il regime sionista per le sue politiche di insediamento e per le accuse infondate lanciate verso Teheran sul suo programma nucleare civile.
Azioni armate contro la Repubblica Islamica, ha messo in guardia il Ministro austriaco, finirebbero per incendiare la regione e consegnerebbero irrimediabilmente al campo filo-iraniano vastissime fette di opinione pubblica araba e musulmana; inoltre 'puntare continuamente il dito verso Teheran é diventato un comodo alibi per un Governo, quello di Netanyahu, che vede la realtà geopolitica mediorientale cambiargli attorno in maniera ostile e contemporaneamente aggraversi i problemi economici e sociali interni'.
Ma é proprio e personalmente contro il Ministro Lieberman che Darabos ha scatenanto le sue frecciate più vulneranti ricordando come anche all'interno della stessa comunità politica israeliana egli venga ritenuto 'un gangster', 'un fascista', 'la versione israeliana di Haider' e che la sua maniera istrionica e disinvolta di interpretare il suo ruolo pubblico e il mandato ministeriale gli sia costata ammende, censure e incheste per illeciti alcune delle quali pericolosamente vicine alla chiusura.
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E' con grande piacere che la redazione di "Palaestina Felix" ospita il nuovo articolo del giovane giurista Ali Reza Jalali, esperto di Storia e Diritto della Repubblica Islamica al quale estendiamo le nostre congratulazioni per il suo tirocinio presso la redazione della rivista geopolitica "EURASIA".
Il Libano, pur essendo un Paese piccolo, sia per la sua estensione, sia per il numero di abitanti, ha un ruolo geopolitico di primo piano nello scacchiere vicinorientale. Da un lato il “Paese dei cedri” confina con la Siria, con la quale condivide la storia e la cultura, d’altro canto si trova a nord della Palestina occupata. Sembra normale quindi, che le due alleanze strategiche della regione, l’”Asse della Resistenza” (Iran, Irak e Siria) e l’asse del “collaborazionismo” (Turchia, Arabia Saudita e Qatar, alleati degli USA e del regime sionista), siano entrambe interessate a giocare un ruolo attivo in Libano, soprattutto alla luce del conflitto israelo-palestinese e delle recenti vicende siriane.
In Libano poi, principalmente nel sud del Paese, si trova il movimento di resistenza Hezbollah, con posizioni filoiraniane, filosiriane e anti-imperialiste. Hezbollah, secondo molti analisti, rappresenterebbe l’avanguardia iraniana a ridosso dei confini settentrionali del regime sionista, vera e propria “spada di Damocle” sulla testa dei sionisti. Più volte l’imperialismo, con l’ausilio dei propri alleati regionali, ha cercato di indebolire la resistenza libanese. Negli ultimi anni, diversi eventi, che andrebbero letti in un unico piano sabotatore, hanno messo alla prova la tempra di Hezbollah: l’attentato all’ex premier Rafiq Hariri (probabilmente ordito da “Israele” per inaugurare una strategia della tensione contro la Resistenza), la guerra dell’estate 2006 condotta dal regime sionista, alcune rivolte salafite sedate dall’esercito di Beirut, il tentativo delle forze filoisraeliane e filoamericane di attaccare la rete di comunicazione della Resistenza (2008).
Visto che l’ingresso in Siria dal confine libanese è divenuto più difficile, per via del contrasto effettuato dalle forze armate di Beirut, il nuovo compito dei terroristi finanziati dagli sceicchi del Golfo persico, sembra essere quello di fare in Libano quello che non è stato possibile in Siria, ovvero destabilizzare il governo libanese del premier Miqati, accusato da Hariri jr. di essere simpatizzante degli Hezbollah (come se ciò fosse un crimine, ma qual è la colpa della resistenza libanese? Probabilmente per Hariri e i suoi il fatto che Hezbollah difende la sovranità libanese dalle mire espansioniste israeliane…).
Come al solito quindi, vediamo come il piccolo Libano sia vittima del grande complotto imperialista per garantire la sicurezza del regime sionista, principale preoccupazione del governo nordamericano in Medio Oriente, insieme ovviamente alle politiche egemoniche per ciò che riguarda il controllo delle risorse energetiche del ricco sottosuolo della regione. Vi é da sperare che anche questa volta la resistenza avrà la meglio, e che, anche a costo di sacrifici e sofferenze la Verità rivoluzionaria, non venga offuscata dalla menzogna reazionaria. A Dio piacendo.
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Alleged comedians Sacha Baron Cohen and Jerry Calà in similar mises; WARNING - Laughter will not ensue!
Sacha Baron Cohen é un commediante ebreo. Ogni affinità con suoi predecessori illustri come i Fratelli Marx, Jerry Lewis, Marty Feldman e Woody Allen si ferma qua perché, Sacha Baron Cohen é un commediante ebreo nella stessa maniera in cui Jerry Calà é un comico italiano: per premiare la sua "vis comoedica" con un riconoscimento bisognerebbe, come consigliavano Gino e Michele, "Assemblare un'apposita giuria di bugiardi". Orbene questo Massimo Boldi di Hammersmith ha recentemente rilasciato una pellicola che ha due peculiarità: riesce a essere tanto pretenziosa quanto vigliacca ed offensiva oltre che, naturalmente come il resto della produzione comica di Cohen, fallire miseramente nello strappare risate al suo pubblico.
Il "filmaggio", come lo definirebbe la macchietta di un comico italiano che fa ridere e anche molto, il Rokko Smitherson di Guzzantiana memoria (foto), si chiama "Il Dittatore" e fin dal titolo dimostra la pretesa (vedasi al titolo "uno") di essere "Il Grande Dittatore del Ventunesimo Secolo". In esso il protagonista veste i panni gallonati e passamanerati dell'uomo forte di una improbabile Ruritania araba: l'Ammiraglio Generale Hafez al-Adeen. La pretenziosità é evidente, mentre nel 'Grande Dittatore' di Chaplin si ride fin dal prologo con la 'Berta' che cerca di fare fuoco contro Notre Dame fino a quando Adenoid Hynkel in giacca a quadri da cacciatore di anatre viene arrestato e portato in uno dei suoi stessi campi di concentramento nel "Dittatore" Coheniano ci sono sì e no cinque battute che fanno sorridere e, peraltro, sono tutte comprese nel trailer che accludiamo, quindi se volete sentirle risparmiate i soldi del cinema e la banda del download, guardate il trailer e risparmiate anche il vostro tempo. Ma soprattutto la pellicola di Chaplin prendeva in giro Hitler e Mussolini all'apice del loro potere, mostrando anche un certo coraggio visto il successo che quei personaggi all'epoca riscuotevano in molti settori della società americana; Cohen invece fa una moscia e spenta macchietta di Gheddafi dopo che questi é stato bombardato e massacrato, comportandosi da vero Maramaldo, 'egli sbeffeggia un uomo morto'.
Inoltre lo humor ebraico é sempre stato caratterizzato dall'autodeprecazione, sia pure esagerata a fini comici, qui invece si assiste a qualcosa di inaudito, il 'comico ebreo' inanella "gag" di una scorrettezza e di un razzismo che fanno specie e che non verrebbero consentite a un comico negro che parlasse di bianchi, a un comico bianco che parlasse di asiatici ma, visto che a parlare é un Ebreo (popolo eletto!) e i suoi bersagli sono i "cattivi arabi e islamici" (che come ci spiegano i megafoni dell'Hasbara un giorno sì e l'altro anche stanno tutto il giorno a pensare come scatenare la "Gihàd" contro di noi e come imporre il 'ciàdor' e il 'burka' alle nostre donne) allora tutto va bene! Cohen mostra il suo dittatore arabo ossessionato dal procurarsi bombe atomiche, "scordandosi" convenientemente che il primo paese-canaglia mediorientale a dotarsi illegalmente di ordigni nucleari é stato Israele, quando mostra il dittatore pronto a rappresaglie indiscriminate contro civili si scorda che in dozzine e dozzine di episodi recenti e remoti é stato Israele a mostrarsi prontissimo a colpire obiettivi civili (villaggi, città, scuole, ospedali) senza preoccuparsi delle conseguenze e perfino, quando lo dipinge come un erotomane violento, dovrebbe ricordarsi che é l'Ex-presidente di Israele Moshe Katsaw in questo momento a trovarsi dietro le sbarre per stupro, non qualche leader arabo o musulmano.
Ancora più vile poi, é il "discorso politico" che Cohen cela dietro due sottotrame parallele del film: il tentativo del "visir" del dittatore (un Ben Kingsley che doveva avere dei conti da pagare) di tradire il suo capo e consegnare le risorse petrolifere del paese alle multinazionali Usa e l'improbabile odissea di una pacifista-femminista-ecologista newyorchese (raffigurata come una deficiente infantile dagli occhioni sgranati, che é come Cohen e i suoi amici sionisti filoisraeliani devono vedere gli attivisti di Sinistra) che, al momento della visita del dittatore in Usa, lo va "a contestare". Ora, i finti pacifisti e soprattutto le 'femministe' spesso sono stati utili idioti dell'imperialismo atlantico e sionista: vedasi le varie campagne per "salvare" le donne afghane dal Burka (cioé per imporre loro valori e culture aliene ed estranee in luogo della loro tradizione secolare) ma questo non interessa minimamente Cohen che anzi ne approfitta per imbastire questo sillogismo: le multinazionali Usa vogliono fare fuori 'il dittatore' per appropriarsi del suo petrolio, la femminista-pacifista-ecologista vuole la caduta del dittatore, quindi gli interessi delle multinazionali imperialiste e dei pacifisti-femministi-ecologisti coincidono!
Ed é questa, ovviamente involontariamente, la trovata più comica di tutto il penoso, vigliacco, razzista film di Sacha Baron Cohen.
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Fonti giudiziarie iraniane confermano che le forze di intelligence della Repubblica Islamica hanno arrestato altre sei persone nel prosieguo delle indagini sull'assassinio del chierico sunnita della Provincia sudorientale di Sistan e Belucistan Molavi Jangi Zehi, che si ritiene caduto vittima di un complotto organizzato da circoli wahabiti sauditi interessati a spegnere la sua voce carismatica che chiedeva l'unità tra sciiti e sunniti in Iran e in tutto il Medio Oriente.
Il Generale Mohammad Marzieh, Procuratore Generale di Zahedan h dichiarato che fra gli ultimi arrestati vi sarebbero anche gli autori materiali dell'omicidio, massimi beneficiari della somma di mezzo milione di dollari Usa stanziata dai wahabiti per l'assassinio.
Jangi Zehi, pur essendo un predicatore sunnita, non provava alcuna simpatia o solidarietà con i corrotti monarchi del petrolio delle dinastie del Qatar, del Barhein o dell'Arabia Saudita e dichiarava pubblicamente ai suoi fedeli che denunciare i loro crimini era preciso dovere di ogni musulmano, a prescindere dalla sua setta di appartenenza.
Inoltre, pare che attraverso il suo omicidio i wahabiti volessero dissuadere la minoranza sunnita iraniana dal prendere parte alle elezioni parlamentari recentemente tenutesi nella Repubblica Islamica.
I primi 15 sospettati sono stati arrestati quasi tre mesi dopo l'assassinio avvenuto il 20 gennaio 2012; adesso quasi l'intera struttura del complotto omicida é venuta a galla e sarà possibile processare e condannare tutti i partecipanti a seconda del ruolo svolto in esso.
Nonostante tutto Molavi Jangi Zehi lascia un grande esempio di ecumenismo e rigore morale che saprà ispirare tutti i musulmani sunniti onesti e pii.
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La Rete italiana ISM (International Solidarity Movement) organizza sabato e domenica prossimi a Padova una due-giorni di training e formazione per attivisti interessati alla prospettiva di partecipare in prima persona alla lotta contro gli abusi e le violenze del regime ebraico contro i legittimi abitanti della Palestina invasa e occupata.
Nelle due giornate verrà illustrato che cosa sia e come funzioni il Movimento Internazionale di Solidarietà con la Palestina, verranno narrate esperienze e indicati casi celebri di attivisti che hanno già compiuto il loro pellegrinaggio di lotta e solidarietà, verranno introdotti e chiariti elementi della Storia e della Cultura palestinese, verranno effettuate spiegazioni ed esercitazioni sul Metodo del Consenso e verranno date informazioni legali, consigli pratici e indicazioni su come preparare una trasferta in Palestina.
Il training inizierà sabato mattina e terminerà domenica pomeriggio sul tardi.
Ai partecipanti verrà chiesta una quota di partecipazione di 15 Euro che coprirà non solo i pasti ma anche il pernottamento, a un prezzo davvero "politico" e solidale.
Per prendere parte alla due giorni inviare una mail a: italianism@inventati.org, si riceverà indientro un modulo di partecipazione da mandare compilato sempre per posta elettronica ENTRO E NON OLTRE le 12:00 di venerdì 25 maggio.
Nella giornata di ieri nel distretto settentrionale di Akkar lo 'Sceicco' wahabita Ahmad Abdel-Wahed a bordo del suo SUV pagato con i dollari degli emiri del petrolio a favore dei quali ripeteva il messaggio estremista tra i disperati miserabili e ignoranti della popolazione sunnita di Tripoli e dintorni, circondato da guardie del corpo armate fino ai denti, si trovava di fronte a un posto di blocco dell'Armee Lebanaise e, anziché rallentare e accostarsi come veniva invitato a fare, pensava bene di far mettere l'acceleratore a tavoletta e fare aprire il fuoco ai suoi 'gorilla'.
A 'dare man forte' agli esagitati sunniti é poi arrivata l'agenzia di "disinformazione" sionista Reuters la quale, nel riportare le notizie dal Libano prima accusa l'esercito del Paese dei Cedri di 'avere ucciso uno sceicco' e poi, in fondo al trafiletto si "ricorda" di menzionare il fatto che egli stesse cercando di forzare un posto di blocco (e non menziona nemmeno il fatto che le sue guardie del corpo stessero sparando).
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