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mercoledì 23 ottobre 2013

Viene ripetuto in Egitto il processo agli imputati per la 'Strage dello Stadio' di Port Sad che causò 74 vittime 20 mesi fa!

Il tribunale egiziano competente ha ricominciato nella giornata di ieri il procedimento contro undici tifosi accusati di aver preso parte ai disordini che il primo febbraio 2012 allo stadio di Port Saido portarono alla morte di 74 persone e al ferimento di oltre 1000 subito dopo la conclusione del match Al Masry contro Al Alhy, terminato 3 a 1.

La squadra dell'Al Alhy é sempre stata considerata 'favorita' durante il vecchio regime autocratico di Mubarak e molti suoi "ultràs" avevano fatto da picchiatori per il regime durante i giorni di rivolta di gennaio e febbraio 2011, fino all caduta del 'faraone'. Inizialmente 73 persone furono portate in giudizio di cui 28 (quasi tutti poliziotti o funzionari di sicurezza) vennero assolte e le altre condannate a pene detentive anche molto lunghe.

Dopo la caduta in estate del Presidente Morsi e del Governo da lui sponsorizzato il potere giudiziario ha deciso di ripetere il processo a 11 persone, che avevano subito violazioni ai loro diritti e alle loro prerogative nel corso del primo procedimento a loro carico.

giovedì 29 agosto 2013

Altri sessanta 'quadri' della Fratellanza Musulmana finiscono nelle galere egiziane, due morti a Beni Suef!

Continua l'operazione di "decapitazione" della dirigenza dell'Ikhwan egiziana da parte delle autorità controllate dalla giunta militare del Generale Al-Sisi, dopo che il processo per direttissima ai tre più alti dirigenti della Fratellanza (originariamente annunciato per domenica scorsa) é stato posticipato per le richieste del collegio di difesa degli imputati altri sessanta dirigenti di medio livello dell'organizzazione islamista sono stati arrestati nel corso di mercoledì 28 agosto, tra di loro il 23enne figlio di Khairat al-Shater (vice di Mohammed Badieh) e un congiunto di Mohamed el-Beltagi.

Intanto perde sempre più intensità la protesta di piazza, adesso che l'Ikhwan non ha più capi a coordinarla e a dirigerla, nella giornata di ieri solamente due vittime si sono registrate nella cittadina di provincia di Beni Suef, dove una piccola folla si é scontrata con le forze dell'ordine che hanno risposto sparando.

Rispetto alle centinaia di vittime che si sono registrate soltanto poche settimane fa, quando il tumulto seguito alla rimozione dal potere del tentennante, inefficace e supremamente impopolare Presidente Mohammed Mursi, la sensazione che il processo di 'normalizzazione' sia prevalente nel paese si fa via via sempre più forte.

domenica 25 agosto 2013

I tre massimi leader dell'Ikhwan egiziana entro oggi davanti al giudice con l'accusa di avere incitato gli scontri di piazza!

Mohamed Badieh, già leader supremo della Fratellanza Musulmana egiziana, non deve aver ancora ben capito quanto sia mutata la sua posizione in seguito allo scioglimento forzoso del Governo del PLG e della Presidenza Mursi da parte della giunta militare capeggiata dal Generale Al-Sisi e continua a comportarsi, questo Stamboliskij egiziano, come se rappresentasse ancora qualcosa.

In realtà egli non rappresenta altro che un movimento fallito che non ha saputo difendere il potere conquistato, dimostrandosi così inadatto a mantenerlo. Dopo il suo recente arresto avvenuto in un sobborgo del Cairo Badieh avrebbe rifiutato di rispondere all'interrogatorio dei magistrati, questionandone la legittimità, cosa che non ha per nulla impedito il proseguire delle procedure del suo processo, che dovrebbe vederlo comparire di fronte al giudice prima di oggi in serata.

Insieme a lui finiranno davanti al giudice Khairat al-Shater e Rashad Bayoumi, anch'essi arrestati nelle recenti retate di dirigenti dell'Ikhwan che hanno letteralmente decapitato i 'quadri' dell'organizzazione contribuendo tra l'altro a far fallire il venerdì di mobilitazione indetto per la giornata di avantieri.


domenica 11 agosto 2013

"Del perché in Egitto il predominio dell'Ikhwan sia durato a stento un anno" - Una analisi di Zafar Bangash

Zafar Bangash, Direttore dell'Istituto per il Pensiero Islamico Contemporaneo ha analizzato in un suo recente scritto le differenze tra la situazione in Egitto dopo la cacciata di Mubarak e quella in Iran dopo la cacciata del tiranno Palhevi e si é domandato come mai, mentre a Teheran é stata instaurata una Repubblica Islamica che dura tuttora e che é una delle potenze emergenti del Medio Oriente/Centroasia all'ombra delle Piramidi il predominio dell'Ikhwan sia durato lo spazio di un breve anno, terminando tra malcontento popolare e colpo di mano militare (che sarebbe però stato impossibile di fronte a un compatto sostegno dei cittadini verso le autorità).

La risposta che egli dà all'interrogativo é sorprendentemente simile a quella che noi stessi a più riprese abbiamo suggerito: Morsi e l'Ikhwan sono stati troppo timidi nella conquista del potere e troppo convinti che bastasse accontentare Usa e Israele e tutto sarebbe andato bene, dimenticando del tutto le aspirazioni della popolazione che con la sua rivolta gli ha aperto la via verso il potere.

E' impossibile fare una Rivoluzione senza cambiare totalmente le carte in tavola; pensare che il legalismo elettorale e le garanzie verso Casa Bianca e Tel Aviv fossero sufficienti é stata una grandissima dimostrazione di ingenuità dell'Ikhwan. Una volta vinte le elezioni Mursi avrebbe dovuto dichiarare decadute tutte le cariche collegate al vecchio regime, che mancavano (effettivamente) di qualsiasi legittimazione democratica: generali, giudici, capi della polizia, andavano epurati immediatamente con azioni rapide e decisive.

Bisognava creare una milizia rivoluzionaria apposta da impiegare se necessario contro i vecchi apparati del regime e riempirla di fedelissimi (come venne fatto con l'IRGC), se Usa e Israele avessero attaccato l'Egitto (direttamente o con sanzioni o altre misure) l'odio popolare andava attizzato contro queste potenze e una mobilitazione totale (economica e militare) dichiarata per difendere la Patria e la Rivoluzione.

L'Ikhwan, timida e indecisa, ha avuto troppa paura delle ripercussioni di tali scenari, al contrario dell'Iran, che ha sopportato eroicamente otto anni di guerra imposta contro il servo degli Usa Saddam Hussein per difendere la neonata Repubblica Islamica. Invece i Fratelli Musulmani hanno tentato di convivere coi rimasugli del regime di Mubarak che alla fine si sono coalizzati e li hanno detronizzati.

lunedì 29 luglio 2013

Sostenitori di Mursi e dell'Ikhwan annunciano nuove proteste per oggi: si temono altri scontri e vittime!

Il faccione stolido e dal bassissimo indice occipitale (che indica ottusità e ristrettezza di idee) di Mohammed Mursi non é proprio il miglior "poster" attorno a cui radunarsi, ma i fedeli dell'Ikhwan musulmana in Egitto non hanno icone di maggior spessore da inalberare, devono quindi adattarsi alla bisogna. Dopo le manifestazioni pro-militari di venerdì (istigate dalla stessa giunta dell'Esercito) e i contro-rally che queste hanno scatenato la Fratellanza ha chiamato i suoi aderenti a raccolta anche oggi per "Una marcia di milioni che dovrà onorare i martiri dello scorso week-end).

Intanto, seppur timidamente, per non infastidire gli interessi di Usa e Israele nella destabilizzazione violenta del Paese delle Piramidi e nella polarizzazione della sua popolazione su fronti reciprocamente ostili, anche la nullità dell'UE, 'Lady Ashton' e il saltapicchio koreano dell'ONU, Ban Ki Moon hanno velatamente criticato il Cairo per "l'eccessiva violenza" usata per reprimere le manifestazioni del partito musulmano, risultate in dozzine di morti in tutto il paese.

Subito la giunta militare ha mandato un suo portavoce a tacitare le imbelli critiche di europei ed ONU agitando lo "spauracchio terrorista" a giustificare la strage di fine luglio. "Non possiamo scindere la repressione delle manifestazioni dai concreti rischi di terrorismo che attraversano il paese" ha dichiarato ai microfoni dei media amici (eredi dell'era autocratica di Mubarak) Moustafa Hegazy, 'consigliore' del Presidente imposto dai militari, Adly Mansour.

sabato 27 luglio 2013

L'appello di Al-Sisi alle manifestazioni di piazza causa almeno nove morti nella capitale egiziana!

Che un Generale, che si suppone debba essere un asciutto e rigido uomo d'ordine e di disciplina, vada in tv a incitare la parte della popolazione favorevole al suo 'colpo di mano' anti-Ikhwan perché scenda in massa in piazza a manifestare ci era sembrato da subito un comportamento irrituale e bizzarro, adesso, dopo che quell'invito alla mobilitazione si é tradotto in sanguinosi scontri con i sostenitori dell'Ex-presidente nei quali hanno trovato la morte almeno nove persone, ci sentiamo di dire che sia stata un'iniziativa del tutto azzardata e, come quasi tutte le 'trovate' politiche ultimamente partorite in Egitto, del tutto sfuggita di mano al suo istigatore.

Secondo le fonti ufficiali vi sarebbero anche duecento feriti; la Fratellanza Musulmana ha dichiarato che dei nove morti otto sarebbero suoi militanti che sarebbero stati colpiti a grande distanza da cecchini governativi che sparavano dai tetti sulla folla; tuttavia i referti ospedalieri parlano per la maggior parte di morti per ferite da arma da taglio e soltanto di un cadavere raggiunto da un proiettile alla testa.

Secondo molti osservatori gli scontri si ripeteranno e aggraveranno nel corso del week-end.

giovedì 25 luglio 2013

Caos in Egitto: l'Esercito chiede ai suoi sostenitori di scendere in piazza, prepara arresti per Badieh e i leader dell'Ikhwan!

In un bizzarro sviluppo della situazione nel Paese delle Piramidi il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Generale Al-Sisi, che all'inizio del mese é sceso in campo deponendo e mettendo sotto custodia l'allora Presidente Mohammmed Mursi ha chiesto, con un appello televisivo, ai cittadini che hanno salutato tale evento come una liberazione di scendere a loro volta in piazza dopo settimane in cui il monopolio delle manifestazioni pubbliche era passato decisamente nelle mani dell'Ikhwan dei Fratelli Musulmani.

E' veramente strano che una giunta militare cerchi di giustificare le proprie azioni col sostegno popolare e questo dimostra l'atipicità della situazione egiziana dove non é ancora chiaro come si emergerà dall'attuale crisi verso un processo di pacificazione e riconciliazione nazionale, specialmente perché i sostenitori dell'Ex-presidente sembrano intenzionati a non recedere di un millimetro dalle loro richieste.

Intanto é arrivata la notizia che l'autorità giudiziaria, su richiesta del Governo ad Interim abbia spiccato mandati di cattura per il leader dell'Ikhwan Mohamed Badieh e per otto suoi colleghi, accusati di avere "incitato alla violenza" nel corso degli ultimi giorni di manifestazioni e scontri che hanno causato undici morti .

venerdì 7 dicembre 2012

Le parole di Mursi non persuadono gli oppositori: si preannuncia un weekend di scontri al Cairo e nel resto d'Egitto!

Come annunciato nel nostro ultimo articolo in merito il Presidente egiziano Mohammed Mursi si é rivolto alla nazione con un messaggio teletrasmesso, durante il quale ha garantito la propria disponibilità a incontrare i leader dell'opposizione (adesso compattatasi in un organismo unico detto 'Fronte Nazionale di Salvezza') per discutere della crisi scatenata dal decreto costituzionale e dall'annuncio del referendum approvativo della nuova Carta programmato per il prossimo 15 dicembre.

Tuttavia i liberali di El Baradei, i nasseriti di Hamdeen Sabahi, gli ex-Mubarakiani di Amr Moussa e il Wafd di Sayed al-Badawi hanno respinto al mittente l'apertura presidenziale, il 'Movimento 6 Aprile' avrebbe diramato ai suoi aderenti la rinnovata richiesta di scendere di nuovo in piazza nel corso del week-end per portare nuovamente la situazione al punto di rottura.

Con un bilancio di morti e feriti che potrebbe aumentare esponenzialmente e la minaccia di vedere l'Esercito intervenire al fianco dei militanti dell'Ikhwan e dei sostenitori del Partito FJP, espressione politica della Fratellanza Musulmana, si aspetta col fiato sospeso, non soltanto al Cairo, ma in tutto il paese, che abbiano termine le preghiere del venerdì.
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martedì 4 dicembre 2012

Regalie, incentivi e benefit, come Mohammed Mursi e l'Ikhwan sono riusciti a garantirsi l'appoggio dell'Esercito egiziano!

E' ormai certo che nello scontro costituzionale che vede gli ultimi relitti del regime di Mubarak e una variopinta 'coalizione' di scontenti dei risultati elettorali ('liberali', laicisti, nasseriti, socialisti) uniti contro l'Ikhwan del Presidente Mursi (col suo partito di maggioranza, l'FJP) l'Esercito del Cairo si schiererà senza se e senza ma a fianco di quest'ultima.
"Ma come?" Verrebbe da domandarsi, non era forse l'Esercito, nutrito di 'aiuti Usa' e fedele a generali pro-israele il baluardo del potere di Mubarak? Bé, "quasi" o meglio, "non proprio" visto che al momento culminante delle proteste di quasi due anni fa i Generali preferirono non schierarsi, lasciar cadere l'autocrazia mubarakiana e poi proporsi come "gestori" e timonieri della transizione alla Democrazia.
Valutata poi sul campo l'inarrestabilità dell'ascesa dell'Ikhwan essi hanno accettato di venire messi da parte, a patto che nessun graduato fosse incriminato o processato per atti compiuti sotto l'egemonia di Mubarak (cosa che il Presidente Mursi in effetti ha sempre impedito avvenisse). Adesso con una attenta inclusione di autonomie, guarentigie e protezioni varie sapientamente inserite nel testo della Costituzione é certo che i militari saranno fedeli al Presidente e alla Fratellanza Musulmana.
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venerdì 23 novembre 2012

Egitto: Il 'blitz' costituzionale del Presidente Mursi mette il paese in travaglio e compatta l'opposizione contro di lui

E' stata una giornata travagliata al Cairo, tra marce, manifestazioni, raduni e dimostrazioni di segno opposto che dimostrano quanto profonda sia la frattura tra gruppi e movimenti che, uniti diciotto mesi fa per abbattere il regime di Mubarak, si sono divisi aspramente dopo che, vittoriosa con amplissimo margine in tutte le competizioni elettorali tenutesi da allora, l'Ikhwan, la Fratellanza Musulmana, si appresta a cambiare l'architettura costituzionale del paese secondo i suoi voleri.

Con una "dichiarazione costituzionale" annunciata subito dopo l'entrata in vigore del Cessate il Fuoco a Gaza, Mohammed Mursi ha garantito la completa imperseguibilità giudiziaria ai giuristi incaricati di redigere la nuova costituzione, nonché ai membri della Camera Alta del Parlamento (nonostante il suo status incerto dopo lo 'scioglimento' ordinato dal Maresciallo Tantawi quando era ancora capo dello SCAF).

Inoltre Mursi ha ordinato di celebrare nuovi processi per tutti gli ex-dignitari del passato regime, anche quelli mandati assolti in procedimenti giudiziari già celebrati, e ha promulgato una 'Legge di Protezione della Rivoluzione' con cui si é assegnato il potere di "Proteggere la Nazione e la sua Rivoluzione da ogni pericolo, adottando le necessarie misure a garantirne la sicurezza, l'integrità e a superare gli ostacoli che ne minaccino il progresso".

Immediatamente tutto il polverume dei partiti e dei rappresentanti 'progressisti', 'secolari' e 'liberali' si é messo in agitazione anche con manifestazioni violente gridando al 'Colpo di Stato' alla 'Dittatura' e accusando Mursi di voler diventare 'Nuovo Faraone'; ma folle di migliaia e migliaia di persone aderenti all'Ikhwan o simpatizzanti per essa si sono altresì riversate in strada per acclamarlo e celebrarlo.
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mercoledì 8 agosto 2012

Cittadini del Cairo protestano contro la provocazione del Mossad: "Sionista la mano assassina, fuori l'ambasciatore di Tel Aviv!"

Centinaia di manifestanti hanno circondato la residenza dell'ambasciatore del regime ebraico al Cairo, nel quartiere di Maadi, chiedendo la sua "immediata e irrevocabile" espulsione dal paese dopo che nelle scorse ore commando sionisti mascherati da beduini hanno attaccato una caserma egiziana nel Sinai uccidendo sedici guardie di frontiera.

"Non vi sono dubbi, la mano dietro l'attacco é quella sionista, domandiamo l'interruzione definitiva di ogni relazione con Tel Aviv", dichiara ai microfoni dell'agenzia ABNA Ahmed al-Tuni, attivista indipendente, che non risparmia critiche al Presidente Mursi per essere 'caduto' nella trappola israeliana e avere ordinato la chiusura della frontiera con Gaza "il che era precisamente quel che voleva Israele".

Il sito-web "Ahram Online" invece registra le dichiarazioni di un altro manifestante, Mohamed Bakhati che dice: "Il Presidente Mursi ha tempo ancora per tutto il Ramadan, se al suo termine non vedremo rappresaglie consistenti e adeguate contro Israele torneremo nelle piazze, la sua elezione non significa che accetteremo qualunque sua decisione, la sua politica deve rispecchiare i desideri del popolo".
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martedì 7 agosto 2012

L'Ikhwan egiziana denuncia: "Il codardo attacco nel Sinai é sicuramente opera del Mossad!"

La Fratellanza Musulmana egiziana in un recente comunicato ha ufficialmente dichiarato di ritenere il recente attacco contro una caserma di confine nel Sinai, costato la vita a 16 guardie di frontiera del Cairo come una "provocazione studiata e messa in opera dal Mossad"; le conclusioni a cui é arrivata l'Ikhwan, del resto, sono le stesse che i lettori di Palaestina Felix hanno potuto leggere nel nostro primo commento "a caldo" sull'evento, e confermate poi dall'opinione di analisti politici palestinesi nelle ore immediatamente successive.
Il comunicato della Fratellanza accusa il regime ebraico di occupazione di avere "sempre cercato, con ogni mezzo" di sabotare e deviare la rivoluzione popolare che ha cacciato il satrapo Mubarak, ottimo garante degli interessi sionisti, e di impedire che l'attuale Presidente Mohammed Mursi portasse a compimento il processo di rinnovamento e de-mubarakizzazione. Del resto, come avrebbe potuto il Governo sionista lanciare un appello ai propri cittadini affinché lasciassero il Sinai poche ore prima della strage, se non fosse stato certo che essa stava per avere luogo?

Intanto su ordine del Presidente Mursi l'Egitto sta piangendo i militari morti con tre giorni di lutto ufficiale, mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate é stato riunito in seduta d'emergenza. Un messaggio esteso dalla Presidenza della Repubblica ha ripromesso di "fare pagare a pieno i responsabili della strage per il loro attacco crudele e codardo".
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domenica 29 luglio 2012

Il Presidente egiziano Mursi ha accettato l'invito del Premier Haniyeh a visitare la Striscia di Gaza!

Il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh ha concluso ieri la propria visita in Egitto invitando il Neopresidente Mohammed Mursi e i suoi colleghi del Partito di Libertà e Giustizia e dell'Ikhwan egiziana a recarsi quanto prima in visita nella Striscia di Gaza.

L'invito, che é stato esplicitamente esteso al leader supremo della Fratellanza Musulmana Mohammed Badieh, al suo Vice Kheirat Shater e ad altri dignitari é stato "entuasiasticamente accettato" da Mursi e dal suo staff, nonché dai dirigenti musulmani.

Haniyeh ha conferito a lungo con Badieh presso il Quartier Generale della Fratellanza Musulmana; il colloquio, durato oltre due ore, é ruotato attorno agli sviluppi politici palestinesi, alle condizioni di vita nella Striscia assediata, ai mezzi per estendere aiuto alla sua popolazione.

L'intero boulevard che portava alla sede dell'Ikhwan era stato completamente festonato di ghirlande verdi, bandiere palestinesi, striscioni di benvenuto e ritratti del Primo Ministro Haniyeh.
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sabato 14 luglio 2012

I Presidenti d'Egitto e Tunisia, Mursi e Marzouki, dichiarano a una voce: "Sostegno totale alla Causa e ai Diritti palestinesi!"

In una conferenza stampa congiunta che la cronaca ricorderà come uno degli eventi-chiave del dispiegamento delle forze democratiche scatenata nel Nordafrica arabo e musulmano dalla dirompente carica rinnovatrice della "Primavera Araba" i neo-presidente egiziano (Mohammed Mursi, esponente del Partito di Libertà e Giustizia della Fratellanza Musulmana) e il suo collega di poco più anziano di carica, il tunisino Morcef Marzouki del Congresso per la Repubblica (formazione più laica ma altrettanto dedita all'ideale della Democrazia e della Libertà di scelta politica) hanno dichiarato fianco a fianco la loro dedizione al sostegno della Causa palestinese.
Mursi ha messo bene in chiaro che non é intenzione sua o della sua amministrazione entrare nel merito della politica interna palestinese sostenendo questa o quella fazione o partito ma in maniera altrettanto esplicita e netta ha fatto capire che la sua determinazione a sostenere il Diritto palestinese all'autodeterminazione, alla Democrazia e a un proprio Stato dove esercitarla libertamente sarà totale.
Marzouki, da parte sua, ha detto come già in precedenti occasioni che la Tunisia é unita e solidale con la Palestina e i Palestinesi e che cercherà in tutti i modi di spingere avanti il processo di riavvicinamento e ricomposizione politica tra Hamas e Fatah, strada privilegiata per portare avanti una piattaforma di rivendicazioni unitaria e omogenea. Marzouki si trovava al Cairo impegnato in una due giorni di visita ufficiale all'Egitto.
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domenica 1 luglio 2012

Farid Ahmad Paracha (Jamaat-e-Islami) dichiara: "Buone prospettive per i rapporti futuri tra Egitto ed Iran!"

Il Vicesegretario Generale dell'organizzazione pachistana 'Jamaat-e-Islami', Farid Ahmad Paracha, ha dichiarato che l'Iran, in quanto potenza regionale emergente e stato-guida nel Mondo Musulmano e tra i paesi non-allineati, costituirà certamente un "partner importante" per il nuovo Egitto guidato da Mohammed Mursi, di cui ha salutato il brillante successo al ballottaggio presidenziale. L'Egitto di Mursi, ha proseguito Paracha, potrà giocare un ruolo significativo come colonna portante della pace e della stabilità in Medio Oriente.

Paracha ha salutato in Mursi l'uomo che ha portato a decisivo coronamento 84 anni di sforzi e di lotta da parte dell'Ikhwan, l'organizzazione della Fratellanza Musulmana egiziana, deinendo la sua elezione a Presidente "Un grande, storico risultato". Il Vicesegretario ha proseguito dicendo che la vittoria della Fratellanza dimostra una volta per tutte che la strategia occidentale di imporre leader fantoccio addomesticati ai propri interessi non funziona ed é destinata a scontrarsi fatalmente con la determinazione dei popoli musulmani a darsi ordinamenti e dirigenti consoni con la loro Storia, la loro Cultura, la loro Religione, come dimostrato anche in Iran, Tunisia, Yemen e Barhein.

Paracha ha quindi augurato che l'Egitto possa diventare un modello per il Mondo Arabo e l'Umma islamica e che, in ciò facendo, dimostri una volta per tutte che l'Occidente non può essere alleato di nessun paese arabo e musulmano, e che in ciò facendo regoli 'adeguatamente' le sue relazioni con gli Usa, l'Europa occidentale e, soprattutto, l'entità ebraica di occupazione della Palestina.
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martedì 26 giugno 2012

Anche Hezbollah invia le proprie congratulazioni a Mohammed Mursi, nuovo Presidente dell'Egitto!


Anche il Movimento sciita libanese Hezbollah nella giornata di ieri ha esteso le proprie congratulazioni al neopresidente egiziano Mohammed Mursi per la sua "storica vittoria elettorale raggiunta attraverso la massiccia e coerente mobilitazione delle masse popolari egiziane, profondamente coinvolte dal messaggio di riscatto dell'Islam politico portato avanti dal Partito di Libertà e Giustizia e dalla Fratellanza Musulmana Egiziana".

"Ci congratuliamo col grande e glorioso Popolo d'Egitto per aver saputo difendere le conquiste della Rivoluzione contro i tentativi più o meno scoperti di restaurazione e normalizzazione portati avanti da forze politiche interne ed esterne negli ultimi mesi" si legge nel messaggio spedito da Beirut al Cairo e firmato dai più alti dirigenti di Hezbollah a partire dal Segretario Generale Hassan Nasrallah. "Questa vittoria arriva a un punto cruciale nel percorso per il raggiungimento degli obiettivi della benedetta rivoluzione di Piazza Tahrir".

"Hezbollah, i suoi aderenti e i suoi sostenitori pregano Dio il Misericordioso affinché conceda al Presidente Mursi di portare la grave responsabilità della guida del paese attraverso uno stadio cruciale della Storia del Paese e della Regione, permettendogli di soddisfare le aspirazioni e le richieste del popolo e riportare l'Egitto al suo posto preminente nel Mondo Arabo e nell'Umma musulmana, difendendo le cause della nazione e forgiando il futuro di tutto il Medio Oriente".
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martedì 22 maggio 2012

Mohammed Mursi dell'FJP stacca tutti i concorrenti nel voto degli Egiziani all'estero: 40 per cento di consensi per lui!

Spiazzando tutti gli interessati e improvvisati "sondaggisti" che alla vigilia delle elezioni presidenziali egiziane davano come favoriti candidati come Amr Moussa o Aboul Fotouh é stato invece il capo del Partito di Libertà e Giustizia Mohammed Mursi a uscire premiato dalle urne degli elettori all'estero, garantendosi il voto del 40 per cento degli Egiziani che si sono recati presso consolati e ambasciate per poter votare con qualche giorno d'anticipo rispetto ai connazionali residenti in patria per cui i seggi elettorali si apriranno domani e rimarranno accessibili fino al 24 maggio.
Dietro Mursi si sono piazzati Fotouh (a sinistra in foto), molto distanziato con il 27 per cento dei consensi, e l'outsider Hamdeen Sabbahi con il 15. Amr Moussa (a destra) é riuscito a malapena superare la soglia del 10 per cento e ciò la dice lunga sulle reali chances dell'ex-Premier di Mubarak di garantirsi la poltrona che fu già del suo Padrone; il popolo egiziano ha sofferto 30 anni sotto il 'faraone' filo-usa e filo-israeliano e certo sbarrerà la strada della presidenza al suo ex "visir". risultato simile a quello deludente di Moussa lo ha ottenuto un altro ex-sicofante di Mubarak, Ahmad Shafiq.

 Mursi, accogliendo con soddisfazione i risultati del voto all'Estero si é augurato che esso venga echeggiato dalle scelte degli egiziani residenti e ha messo in guardia gli apparati politici e militari ancora permeati di dignitari e uomini dell'ex-regime dal cadere nella tentazione di 'aggiustare' i risultati elettorali, avvertendo che il popolo egiziano é pronto a 'tagliare ogni mano' che pretenda di alterare il responso delle urne.
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venerdì 18 maggio 2012

A una settimana dal voto prende forza la campagna elettorale di Mohammed Mursi, candidato Presidente dell'FJP!

Con una iniziativa di sicuro impatto popolare e mediatico centinaia di migliaia di sostenitori del candidato presidente Mohammed Mursi, capo del Partito di Libertà e Giustizia, emanazione politica della potentissima Fratellanza Musulmana hanno formato catene umane attraverso tutta la capitale egiziana, ciascuno reggendo un cartello colorato, molti indossando t-shirt e berretti con l'effige del candidato.
Nonostante alcuni commentatori politicamente motivati lo vogliano vedere 'staccato' da candidati poco carismatici come Fotouh (che non ha trovato di meglio che attaccare il Trattato di Pace del 1979 per garantirsi un po' di visibilità) o pesantemente compromessi col passato regime di Mubarak come Amr Moussa (che fu premier per un lungo mandato nel corso degli anni '80) essi trascurano il potere di pervasione che l'Ikhwan gode all'interno del tessuto connettivo della società egiziana e quanto questo potrà rivelarsi decisivo particolarmente nel caso di un ballottaggio (che, dopo la prima tornata elettorale del 23 e 24 maggio dovrebbe tenersi tra il 16 e il 17 giugno se come appare quasi certo nessun candidato raggiungerà subito il 50 per cento più un voto di preferenze).
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venerdì 20 aprile 2012

La visita a Gerusalemme del Gran Mufti d'Egitto scatena lo scandalo di Hamas e dell'Ikhwan!

Una tempesta di polemiche e critiche; solo così si può sintetizzare la reazione suscitata dalla visita del Gran Mufti d'Egitto, probabilmente la figura religiosa più conosciuta e influente del paese, Ali Gomaa, alla Moschea di Al-Aqsa. Lo scandalo deriva dal fatto che, essendo Al-Quds/Gerusalemme sotto l'illegale occupazione militare sionista per visitarla una figura religiosa deve giocoforza scendere a patti col regime ebraico, implicitamente riconoscendone l'autorità, motivo per il quale ad esempio sia la Grande Moschea di Al-Azhar che il Primate Copto Shenouda III (recentemente scomparso) avevano invitato i fedeli cristiani e musulmani a non visitare Gerusalemme fino a che rimaneva sotto regime di occupazione.

Le reazioni più forti si sono avute dal Movimento musulmano di Resistenza Hamas e dall'Ikhwan, la popolare e influente fratellanza musulmana d'Egitto. Il Vicesegretario del Politburo di Hamas, Moussa Abu Marzouk, ha dichiarato che la presenza del Gran Mufti a Gerusalemme ha 'implicitamente beneficiato' il regime ebraico dell'Apartheid e ha configurato un 'grave danno' alla Causa della Resistenza. Tanto l'Ikhwan, quanto il suo braccio politico, l'FJP, hanno respinto le deboli giustificazioni di Gomaa, che ha dichiarato di essersi recato ad Al-Quds dietro invito di un principe ascemita giordano e di non avere avuto contatti con l'occupazione (evidentemente li aveva avuti il suo ospite, membro di una dinastia corrotta e complice di Tel Aviv), dichiarando "comunque ingiustificabile" la sua presenza nella città occupata.

Anche lo Sceicco Raed Salah, capo della Fratellanza Musulmana nel regime ebraico, ha stigmatizzato l'evento; tornato da poco in patria dopo nove mesi di battaglia legale in Inghilterra per ottenere giustizia dopo il suo arresto e la sua detenzione a seguito di una campagna diffamatoria della lobby ebraica britcannica, lo Sceicco ha domandato, retoricamente, come si possa visitare Al-Quds e il suo Nobile Santuario quando figure religiose come lo Sceicco Ekrima Sabri, predicatore alla Moschea di Al-Aqsa, vengono tenute distanti da essa. Anche allo Sceicco Salah é stato più volte impedito dal raggiungere Gerusalemme dalle forze sioniste di occupazione.
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mercoledì 18 aprile 2012

La Commissione Elettorale egiziana rifiuta tutti gli appelli dei candidati esclusi dalle presidenziali!


Come era immaginabile la Suprema Commissione Elettorale egiziana ha respinto le richieste di appello alla sua precedente decisione di togliere dalla competizione elettorale presidenziale dieci candidati, tra i quali, oltre all'ex 'Zar' dei servizi segreti di Mubarak, Omar Suleiman, figuravano però anche i candidati dei die più importanti partiti presenti in parlamento, l'FJP della Fratellanza Musulmana e l'Al-Nour degli islamisti più ortodossi.

Sembra così finita ancora prima di cominciare la corsa alla presidenza di Khairat al-Shater ed Hazem Abu Ismail rispettivamente esclusi il primo per tecnicismi riguardo alla grazia ricevuta per la detenzione inflittagli dal regime di Mubarak (detenzione non per un reato comune, ma per un reato politico -finanziamento della Fratellanza Musulmana- che a logica dovrebbe andare in prescrizione una volta caduta la dittatura) e il secondo per non essere riuscito a provare che sua madre non avesse la doppia cittadinanza (statunitense oltre che egiziana).

Motivazioni labili, meri pretesti trovati dai membri della Commissione (nominata dai Generali dello SCAF, Tantawi e soci) per "pilotare" la competizione elettorale, la Fratellanza Musulmana d'Egitto ha già annunciato che in luogo di Al-Shater il suo nuovo candidato presidente dovrebbe essere Mohammed Mursi, esponente del Partito di Libertà e Giustizia.
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