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lunedì 2 luglio 2012

Khaled Mishaal e dignitari di Hamas visitano in Giordania i novelli sposi Ahlam e Nizar Tamimi!

Il Segretario del Politburo di Hamas Khaled Mishaal, accompagnato da alti dignitari del Movimento di Resistenza, ha fatto omaggio ai novelli sposi Ahlam e Nizar Tamimi, fino a pochi mesi fa prigionieri delle carceri sioniste, ora al sicuro nella capitale giordana Amman dove la giovane Ahlam ha da poco raggiunto il suo promesso sposo potendo finalmente convolare a nozze.
Entrambe sono stati liberati con la trattativa per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit, catturato da militanti delle Brigate Qassam mentre si preparava a dare l'assalto alla Striscia di Gaza nel giugno del 2006, che portò alla liberazione di oltre 1000 detenuti politici, molti dei quali condannati al carcere a vita o a lunghissime sentenze.
Purtroppo già poco dopo la liberazione il regime ebraico ha mostrato tutta la sua sfacciata e impunita ipocrisia, pedinando, perseguitando e a volte persino ri-arrestando i prigionieri liberati; per questo Nizar e Ahlam hanno deciso di rimanere ad Amman per il momento, dopo essersi sposati a metà giugno 2012. 39 anni lui e 31 lei, Nizar e Ahlam sono militanti per la Causa palestinese, ma lui fa parte di Fatah, mentre lei ha scelto il Movimento musulmano Hamas.







Durante il soggiorno giordano Mishaal e la delegazione di Hamas hanno contattato la moglie del Presidente del Parlamento palestinese, Aziz Dweik, temporaneamente ricoverata nell'ospedale universitario di Amman, augurandole pronta guarigione.
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giovedì 20 ottobre 2011

Ahlam Tamimi, finalmente libera, potrà ora sposare il suo fidanzato Nizar, a sua volta liberato grazie agli sforzi di Hamas!


Ahlam al-Tamimi, la ragazza palestinese che la malvagità dell'occupazione sionista avrebbe voluto fare invecchiare e morire in carcere, é finalmente libera; così anche il suo fidanzato Nizar, che ha speso 18 anni nelle galere dell'Apartheid e che a sua volta avrebbe dovuto morirvi.

I due, sono finalmente insieme ad Amman, in Giordania, e, appena possibile, hanno dato l'annuncio delle loro prossime nozze, che ha fatto immediatamente il giro della Palestina e del Mondo Arabo, consacrando ulteriormente il loro ruolo di icone della Resistenza palestinese; chi avrebbe potuto dire, solo pochi anni fa, che i due avrebbero potuto coronare il loro amore? Eppure, grazie alla dedizione e alla perseveranza di Hamas, quel che pareva impossibile é accaduto.




La storia di Ahlam e Nizar é tanto più esemplare in quanto lei é una militante di Hamas, il movimento islamico di Resistenza, mentre lui fa parte di Al-Fatah; il loro matrimonio, secondo molti osservatori e commentatori, incarnerà lo spirito di unità e riconciliazione che necessariamente dovrà prevalere per giungere alla definitiva liberazione della Palestina.

Nizar e Ahlam si sono scritti praticamente ogni giorno durante la loro prigionia e le loro lettere venivano prese in consegna e portate a destinazione solo da personale della Croce Rossa, per evitare che i carcerieri sionisti vi mettessero le mani sopra. Nizar ha chiesto la mano di Ahlam poco dopo l'incarcerazione di lei; prima non aveva osato, sperando, per lei, che si facesse una vita con un uomo libero, ma lei, fedele al suo amore, aveva sempre rifiutato. La proposta di matrimonio era stata accettata e celebrata con una grande festa, anche se nessuno, nel clan Al-Tamimi, all'epoca aveva sperato di poter vedere realizzata quella promessa di nozze.
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martedì 18 ottobre 2011

I primi 477 prigionieri politici in viaggio verso le loro destinazioni!


Riceviamo ora la notizia che tutti i 477 detenuti politici palestinesi inclusi nella prima tranche dello scambio con l'Ebreo francese Gilat Schalit (catturato da Hamas con un'operazione di sicurezza preventiva nel 2006) avrebbero lasciato le carceri dove l'arroganza dell'occupazione avrebbe voluto rinchiuderli per anni, decenni o persino per l'intera loro vita.

Fra di essi sono incluse vere e proprie icone della Resistenza come il veterano della detenzione Nael Barghouti (31 anni in carcere) o la bella e coraggiosa Ahlam al-Tamimi, una delle 27 donne che fino a ieri erano rinchiuse nelle carceri del regime dell'Apartheid; in questo momento non esistono più donne palestinesi nelle carceri israeliane.

Cento dei 477 liberandi verranno rilasciati in Cisgiordania, una trentina verranno accolti da altri paesi arabi (ma Hamas ha già annunciato che li farà rientrare in Palestina in un secondo momento) e il resto raggiungeranno la Striscia di Gaza. Una volta completato il loro ritorno sarà il turno di Schalit di venire restituito alle autorità ebraiche.
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mercoledì 12 ottobre 2011

Le famiglie dei detenuti politici palestinesi ringraziano Hamas per avere ottenuto il rilascio dei loro cari: tutti i dettagli!


E' ufficiale, sono 1027 i prigionieri politici palestinesi di cui il Movimento musulmano di Resistenza, Hamas, ha ottenuto la liberazione in cambio del rilascio di Gilad Schalit, l'Ebreo francese che vestendo l'uniforme dell'occupazione sionista é stato catturato 64 mesi fa nel corso di una rischiosa operazione 'preventiva' delle Brigate Ezzedine al-Qassam, i cui componenti sorpresero Schalit e camerati in procinto di attaccare Gaza. Il primo gruppo di prigionieri a venire liberati sarà di 477 unità e comprenderà tutte le 27 donne palestinesi rinchiuse nelle carceri sioniste, 315 detenuti politici che il regime ebraico contava di far morire in carcere e 135 condannati a lunghissime pene detentive, superiori ai dieci anni.

Fra le prigioniere liberande si contano nomi eccellenti come quelli di Ahlam al-Tamimi e di Qahera al-Sa'di, delle cui lotte e sofferenze abbiamo parlato spesso su queste pagine. I primi 477 prigionieri politici verranno liberati entro una settimana, secondo quanto annunciato dal Capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Mishaal. Ma il leader di Hamas, lungi dal crogiolarsi nel grande successo del suo Movimento e dal volerlo rinfacciare ad altre forze più ondivaghe e meno determinate nella loro strategia di lotta ha usato lo 'spotlight' dell'evento per estendere un messaggio "ai miei fratelli palestinesi dell'Anp, di Fatah e delle altre organizzazioni: questo trionfo non é solo mio o solo di Hamas, é di tutti noi, ci appartiene in egual misura; ne siamo orgogliosi, ma che serva a prepararci ad altri futuri trionfi, che ci sproni a stringerci gli uni agli altri per costruire il nostro processo nazionale, liberare la Palestina e fondare il nostro Stato".

Da parte israeliana per coprire l'imbarazzo di una scelta rifiutata ostinatamente per anni a cui in ultimo anche la riottosa ostinazione di Netanyahu e dei suoi alleati dell'Ultradestra ha dovuto piegarsi il Governo in carica ha dichiarato, piuttosto goffamente, che "alla luce delle grandi rivoluzioni e dei mutamenti di scenario attualmente in corso nel Mondo Arabo il Primo Ministro e il suo Governo hanno dovuto 'prendere al volo' la 'prima occasione presentatasi' per liberare Schalit che, altrimenti, 'correva seriamente il rischio di non venire mai più liberato'". Formula estremamente nebulosa e arzigogolata che, perdipiù, trascura il fatto che sono ormai vari anni che Hamas spingeva per uno scambio di prigionieri e i dinieghi, prima di oggi, sono sempre venuti da parte sionista e mai da Hamas.
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venerdì 8 luglio 2011

Ahlam al-Tamimi continua con coraggio il proprio sciopero della fame!


Mentre nell'Occidente edonista e disperato i corpi femminili sono 'campi di battaglia' tra gli opposti battage delle industrie del cibo e del dimagrimento (gemelle siamesi di un dualismo perverso che ogni anno consegna migliaia di donne e ragazze ai tormenti fisici e psicologici dei disordini alimentari) nelle prigioni del Regime dell'Apartheid donne di caratura morale molto diversa si negano volontariamente il cibo come arma di protesta contro coloro che pensano di poterle privare della loro dignità umana.

Continua ad essere questo il caso della prigioniera politica Ahlam al-Tamimi, che, pur rimossa dall'isolamento con cui i carcerieri israeliani pensavano di piegarne lo spirito non ha tuttavia interrotto lo sciopero della fame, annunciando anzi che lo continuerà fino a quando non le sarà consentito di visitare il fidanzato Nizar al-Tamimi (a sua volta prigioniero politico, detenuto dal 1993 nella galera di Beersheba) e a quando non le sarà consentito di telefonare ai genitori, profughi in Giordania.

Raggiunto dalle notizie riguardanti la sua promessa sposa anche Nizar al-Tamimi é entrato in sciopero della fame. Una precedente voce secondo la quale la Tamimi avrebbe interrotto la propria misura di protesta una volta rilasciata dall'isolamento é da considerarsi falsa e destituita di fondamento, probabilmente messa in giro dai secondini sionisti nel tentativo di 'disinnescare' il circuito di solidarietà attivatosi tra la popolazione carceraria palestinese (oltre 7000 detenuti politici), specialmente quella dei membri e simpatizzanti di Hamas.
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giovedì 19 maggio 2011

I carcerieri sionisti si rifiutano di obbedire a ingiunzione della Corte Suprema a favore di prigioniera palestinese!!


Continuano ad arrivare notizie che dimostrano come il sistema repressivo e carcerario del Regime sionista si dimostri sempre più senza controllo, comportandosi via via come una sorta di potere autonomo e assoluto da controlli e ordinanze che dovrebbero gestirne e guidarne le iniziative, su input del potere giudiziario.

Questa volta i carcerieri dell'Apartheid si sono bellamente infischiati di un'ingiunzione addirittura della Corte Suprema dello Stato ebraico, che gli ordinava di permettere alla prigioniera politica palestinese Ahlam al-Tamimi di contattare telefonicamente i suoi genitori, profughi palestinesi residenti in Giordania.

La Tamimi aveva inoltrato una petizione alla Corte Suprema per vedere riconosciuto il suo diritto ad avere rapporti coi suoi parenti prossimi, tutti residenti in Giordania e impossibilitati a viaggiare fino in Palestina per visitarla fisicamente. Incredibilmente, anziché adeguarsi all'ingiunzione del Supremo Tribunale dello Stato, il sistema carcerario sionista pretende di "farsi da sé" le regole. Il progressivo scollamento di controlli e bilanciamenti tra poteri é uno dei segni sicuri di sfaldamento e disgregazione degli stati illiberali.

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