Dopo essersi quasi ucciso a forza di digiunare, causando gravissimi danni ai propri reni e al suo metabolismo, l'eroico ex-prigioniero politico Ayman Sharawna, nella clinica della Striscia di Gaza in cui é stato immediatamente ricoverato dopo la sua espulsione coatta dalla Cisgiordania occupata dai sionisti, sta facendo del proprio meglio, sotto attenta osservazione medica, per rimettersi in forma. Sarà un processo lungo e faticoso, ma, dal punto di vista mentale e morale, la situazione é già migliorata grandemente e l'ex-detenuto ha offerto ai reporter della Striscia la sua personale visione di come sia possibile ottenere il rilascio di tutti gli altri detenuti politici palestinesi.
Il segreto, secondo Sharawna, sta nel portare a termine nuove operazioni di rapimento di soldati sionisti, simili a quella dell'Ebreo francese Gilad Schalit, per il cui rilascio, originariamente anche lui, ingiustamente condannato a una pena detentiva di 38 anni, era stato inizialmente liberato lo scorso autunno 2012. Era stata la cronica mancanza di rispetto per la parola data a causare, in seguito, il ri-arresto di Saharawna da parte delle forze del regime ebraico, in protesta contro le quali lui diede quindi inizio all'epopea del proprio sciopero della fame.
Anziché pensare a illusorie "riconciliazioni" con Fatah o a disastrosi "riconoscimenti" di Israele la leadeship di Hamas farebbe bene a prendere esempio dalle parole dell'ex-detenuto e cominciare a preparare una nuova operazione di liberazione di massa di prigionieri: magari questa volta con due o tre ostaggi sionisti, da liberare in sequenza. In questo modo, se dopo la prima liberazione Tel Aviv cominciasse a ri-arrestare ex-prigionieri a farne le spese potrebbero essere gli ostaggi rimanenti.
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mercoledì 20 marzo 2013
Ayman Sharawna: "Due, Tre, molti altri 'gilad schalit' necessari per garantire la libertà a tutti i prigionieri politici palestinesi!"
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lunedì 18 marzo 2013
Ayman Sharawna viene liberato e portato a Gaza dopo mesi e mesi di sciopero della fame!
Il prigioniero politico palestinese Ayman Sharawna, che dallo scorso mese di luglio si é sottoposto a uno strettissimo sciopero della fame per protestare le condizioni disumane di detenzione cui lui e i suoi compagni di prigionia erano sottoposti dal regime ebraico di occupazione, é stato liberato e ha raggiunto la Striscia di Gaza secondo i termini di un accordo raggiunto nella notte.
Sharawna rimarrà nella Striscia di Gaza liberata dalla Resistenza di Hamas (quando la Resistenza era ancora il fulcro principale delle attività del gruppo) per dieci anni, dopo i quali (se Tel Aviv terrà fede alla parola data, cosa che é tutta da verificare) potrebbe anche tornare nella Cisgiordania occupata. Anche la madre di Sharawna aveva iniziato uno sciopero della fame di solidarietà, che la aveva ridotta a venire ricoverata in ospedale.
Sharawna era uno degli oltre mille detenuti politici liberati dal regime sionista di occupazione in cambio del rilascio dell'ebreo francese Gilad Schalit, ma in seguito era stato riarrestato dalla soldataglia di Tel Aviv, in uno dei mille esempi di quanto possa valere la parola del regime ebraico.
Sharawna rimarrà nella Striscia di Gaza liberata dalla Resistenza di Hamas (quando la Resistenza era ancora il fulcro principale delle attività del gruppo) per dieci anni, dopo i quali (se Tel Aviv terrà fede alla parola data, cosa che é tutta da verificare) potrebbe anche tornare nella Cisgiordania occupata. Anche la madre di Sharawna aveva iniziato uno sciopero della fame di solidarietà, che la aveva ridotta a venire ricoverata in ospedale.
Sharawna era uno degli oltre mille detenuti politici liberati dal regime sionista di occupazione in cambio del rilascio dell'ebreo francese Gilad Schalit, ma in seguito era stato riarrestato dalla soldataglia di Tel Aviv, in uno dei mille esempi di quanto possa valere la parola del regime ebraico.
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mercoledì 6 marzo 2013
Ayman Sharawna eroe del digiuno, continuerà lo sciopero della fame anche se ha già subito danni clinici "irreparabili"!
Ayman Sharawna, il prigioniero politico palestinese che sta digiunando da settimane per protestare contro le disumane condizioni di carcerazione cui é sottoposto nelle galere del regime ebraico di occupazione, e la cui stessa madre, per solidarietà, é impegnata in un digiuno parallelo pur trovandosi ricoverata in ospedale ad Al-Khalil, non ha nessuna intenzione di interrompere il proprio sciopero della fame, anche se le sue condizioni di salute dovessero ulteriormente peggiorare.
Lo ha comunicato il suo legale rappresentante, l'avvocato difensore Jawad Boulous, cappo della sezione legale della Società dei Prigionieri Palestinesi dopo avere visitato il detenuto, trasferito nella clinica carceraria di Soroka, presso Beersheba. Sharawna vi é stato condotto d'urgenza dopo essere collassato nel pieno di una udienza lo scorso 20 febbraio.
Dimagrito di oltre 50 chili dall'inizio del digiuno forzato, secondo i clinici che lo hanno visitato Sharawna ha sottoposto il suo fisico a uno sforzo critico e i suoi reni con ogni probabilità hanno subito danni irreparabili.
Lo ha comunicato il suo legale rappresentante, l'avvocato difensore Jawad Boulous, cappo della sezione legale della Società dei Prigionieri Palestinesi dopo avere visitato il detenuto, trasferito nella clinica carceraria di Soroka, presso Beersheba. Sharawna vi é stato condotto d'urgenza dopo essere collassato nel pieno di una udienza lo scorso 20 febbraio.
Dimagrito di oltre 50 chili dall'inizio del digiuno forzato, secondo i clinici che lo hanno visitato Sharawna ha sottoposto il suo fisico a uno sforzo critico e i suoi reni con ogni probabilità hanno subito danni irreparabili.
domenica 3 marzo 2013
La madre del prigioniero politico Ayman Sharawna: "Continuerò il mio sciopero della fame in ospedale, in solidarietà con mio figlio!"
Nel suo letto all'ospedale di Al-Khalil, in Cisgiordania, dove é ricoverata dalla metà di febbraio dopo essere collassata a causa delle privazioni cui si é sottoposta in solidarietà con suo figlio Ayman Sharawna, attualmente detenuto nelle galere israeliane, l'anziana ma determinatissima e coraggiosa Laila Ghannam ha dichiarato ufficialmente di essere pronta a continuare il suo sciopero della fame, pur sotto controllo medico, fino a quando suo figlio non verrà rilasciato.
Come Samir Issawi e molti altri in precedenza, anche Ayman Sharawna é uno dei molti prigionieri politici palestinesi che da mesi si stanno lentamente consumando rifiutando il cibo, trasformando i loro corpi imprigionati in campi di battaglia dove ogni ora, ogni minuto di digiuno accrescono un patrimonio di dignità che sminuisce e fa sfigurare nella meschinità la strapotenza violenta dei carcerieri, dei generali, degli invasori e degli occupanti sionisti.
Laila Ghannam ha lanciato un appello a tutti i dirigenti di Hamas, di Fatah, di tutte le organizzazioni politiche palestinesi, di non lasciare intentato nessun approccio per cercare di assicurare la liberazione di suo figlio e dei suoi compagni di prigionia.
Come Samir Issawi e molti altri in precedenza, anche Ayman Sharawna é uno dei molti prigionieri politici palestinesi che da mesi si stanno lentamente consumando rifiutando il cibo, trasformando i loro corpi imprigionati in campi di battaglia dove ogni ora, ogni minuto di digiuno accrescono un patrimonio di dignità che sminuisce e fa sfigurare nella meschinità la strapotenza violenta dei carcerieri, dei generali, degli invasori e degli occupanti sionisti.
Laila Ghannam ha lanciato un appello a tutti i dirigenti di Hamas, di Fatah, di tutte le organizzazioni politiche palestinesi, di non lasciare intentato nessun approccio per cercare di assicurare la liberazione di suo figlio e dei suoi compagni di prigionia.
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martedì 18 ottobre 2011
Sciopero a oltranza alla Telecom Egypt, lavoratori indignati contro l'Amministratore delegato Abdel Rahimi!
I lavoratori egiziani della compagnia statale delle telecomunicazioni sono entrati in stato di agitazione a oltranza chiedendo la rimozione dell'Amministratore Delegato e il rilascio di tutti i loro colleghi arrestati dalle autorità. L'agitazione ha gettato nel caos un settore fondamentale per la vita quotidiana di milioni di persone; gli scioperanti chiedono anche un adeguamento dei loro salari al costo della vita, alzatosi spropositatamente durante gli anni di predominio di Hosni Mubarak, fedele esecutore delle devastanti 'ricette' del liberismo occidentale, che hanno gravemente penalizzato i dipendenti delle compagnie pubbliche, una volta portati in palmo di mano da governanti come Nasser.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Masri Al-Youm le rappresentanze sindacali dell'azienda accusano la dirigenza di malversazioni, sprechi e condotta incompetente volta unicamente a massimizzare i profitti a scapito della qualità del servizio e delle condizioni della forza lavoro. La dirigenza respinge le accuse e sostiene che il servizio continua a funzionare in maniera efficiente, nonostante lo sciopero.
I lavoratori di Telecom Egypt hanno tenuto riunioni e assemblee di protesta per tutta le scorsa settimana, concentrando i loro strali contro Mohamed Abdel Rahim, Amministratore Delegato che nei giorni scorsi é stato persino assediato nei suoi uffici fino a quando una task force del Ministero dell'Interno non lo ha liberato arrestando cinque lavoratori. E' proprio per la loro liberazione che lo sciopero a oltranza é stato dichiarato. La Commissione centrale di Revisione ha intanto annunciato di avere aperto un fascicolo sulle attività dei dirigenti dell'azienda, rilevando "irregolarità" nel pagamento dei bonus e dei premi di produzione previsti per i manager.
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venerdì 7 ottobre 2011
Nael Barghouti, decano dei prigionieri palestinesi, dichiara: "Lo Sciopero della Fame andrà avanti fino alla vittoria o alla nostra morte!"
Nael Barghouti, prigioniero politico che ha trascorso 31 anni dei suoi 54 nelle carceri del regime ebraico (essendo stato arrestato infatti nel 1978), ha dichiarato che lo sciopero della fame a oltranza a cui sta prendendo parte insieme ad altri compagni di pena verrà portato fino alle estreme conseguenze e che, nel caso che le loro richieste non venissero prese in considerazione dai carcerieri sionisti, avrà termine solo con il loro martirio.
Finora le misure repressive intraprese dall'amministrazione carceraria israeliana non hanno avuto nessun effetto: né i violenti raid notturni, né la separazione dei prigionieri scioperanti dal resto dei detenuti, il loro isolamento o l'embargo alle visite di parenti e rappresentanti legali; forse é presto per dirlo ma sembra proprio che la protesta che sta montando nelle carceri di Israele voglia riproporre, in Medio Oriente, l'epopea dei combattenti dell'IRA rinchiusi nel 'Labirinto', la saga, triste ma anche esaltante di Bobby Sands e degli altri otto prigionieri che scelsero la morte per fame per fedeltà a una Causa.
Barghouti ha opinato che le autorità dell'occupazione sionista siano ormai in uno stato di "Confusione e bancarotta morale" nelle quali sono state gettate dalla perdurante volontà di Resistenza e lotta del popolo palestinese e dai rapidi e sconvolgenti cambiamenti tuttora in corso nel Mondo Arabo, che le hanno private di decennali punti di riferimento. Attualmente nelle prigioni sioniste sono rinchiusi tra i sette e gli ottomila prigionieri politici, suddivisi tra 22 diversi istituti penali e campi sparsi nella Palestina occupata: tra essi si contano 38 donne, 285 bambini, 22 membri eletti del Parlamento palestinese, 270 detenuti in 'carcerazione amministrativa' contro cui non é stata elevata alcuna accusa precisa e 20 prigionieri in completo isolamento. Inoltre 140 prigionieri, tra cui Barghouti stesso, sono stati detenuti per oltre 20 anni.
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martedì 4 ottobre 2011
Inizia a Ramallah uno sciopero della fame di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere sioniste!
Ci raggiunge ora la notizia che durante una manifestazione a Ramallah, città della Cisgiordania occupata, attivisti e rappresentanti del Comitato dei Prigionieri Politici Palestinesi e della Campagna per la Liberazione di Ahmad Sadaat (il Segretario Generale del PFLP tenuto in isolamento solitario da oltre due anni nelle galere dell'Entità sionista) hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza in solidarietà con quei carcerati per reati politici che nelle galere israeliane stanno mettendo in atto le stesse modalità di lotta passiva.
Le famiglie dei prigionieri politici e le organizzazioni della società civile palestinese hanno indetto la manifestazione per chiedere alle Organizzazioni umanitarie internazionali di esercitare tutte le pressioni possibili sul regime ebraico per costringerlo a rispettare gli standard minimi dei Diritti umani riconosciuti ai prigionieri in carcere; standard che ora come ora sono quotidianamente e grossolanamente violati.
200 prigionieri politici del PFLP sono in sciopero della fame a oltranza, mentre altre centinaia e centinaia (di Hamas, Jihad Islamica, Brigate Al-Aqsa, DFLP, PFLP Comando Generale) si sono uniti a loro, per ora, con un termine di sette giorni. Le autorità carcerarie sioniste hanno iniziato un programma di sistematica vessazione nei confronti degli scioperanti, separandoli dai loro compagni di prigionia, negando loro visite di familiari e legali, confiscando le loro proprietà, ma senza riuscire a fiaccare la loro determinazione.
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Cinquemila detenuti politici palestinesi rinunciano al cibo, mentre il regime ebraico incrementa le brutalità contro di loro!
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| Molte bandiere, un unico obiettivo: una Palestina libera dall'occupazione sionista. |
Sono oltre cinquemila, su un totale di otto, i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere israeliane che hanno aderito alla campagna di rifiuto del cibo lanciata la scorsa settimana per protestare contro gli abusi delle autorità carcerarie del regime dell'Apartheid e contro l'isolamento solitario inflitto da oltre due anni al leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sadaat.
All'appello hanno risposto in massa non solo i militanti del PFLP, tra i quali l'adesione alla protesta tocca, comprensibilmente punte del 95-100% ma anche membri del FDLP, del FPLP-GC, e anche di Hamas, della Jihad Islamica, delle Brigate di Al-Aqsa: nazionalisti, comunisti, rivoluzionari, laici, religiosi, intellettuali, dirigenti e militanti; lo sciopero della fame é massiccio e trasversale e ha talmente spaventato i caporioni dell'occupazione ebraica da convincerli a mobilitare le loro squadre di sgherri più vili e crudeli, le cosiddette "unità speciali" Metzada e Nahshon che si sono scatenate ieri mattina contro la prigione di Nafha.
Coperti da un blackout appositamente indotto e saturando i bracci delle celle con gas asfissiante e urticante gli "eroici" componenti delle unità speciali ebraiche si sono abbandonati a un'orgia di violenza e sopraffazione a cui i detenuti, fiaccati dalle precedenti angherie e indeboliti anche dalla loro stessa forma di protesta non violenta, non hanno chiaramente potuto opporre resistenza.
Intanto nella mattinata di oggi il Movimento musulmano di Resistenza, Hamas, ha annunciato una serie di adunate, manifestazioni, sit-in e altre iniziative in tutta la Striscia di Gaza, per aiutare la consapevolezza e la partecipazione all'eroica opera di protesta dei prigionieri politici, alcuni dei quali, come Akram Mansour, hanno già iniziato a soffrire dei peggiori effetti collaterali dell'inedia. Il detenuto palestinese malato di cancro al cervello ha cominciato infatti a scivolare in coma.
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giovedì 29 settembre 2011
Tutti i prigionieri politici palestinesi nelle galere sioniste rifiutano il cibo in solidarietà con il leader del PFLP, Ahmad Sadaat!
L'intera popolazione carceraria palestinese in mano al regime ebraico, oltre ottomila prigionieri politici, ha iniziato uno sciopero della fame di tre giorni in solidarietà coi rappresentanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che invece hanno dichiarato uno sciopero della fame totale chiedendo che il leader Ahmad Sadaat venga liberato dall'isolamento solitario dove é stato gettato oltre due anni e mezzo fa.
Sono oltre 200 i prigionieri politici del PFLP che rifiuteranno il cibo fino a quando Sadaat non sarà tolto dal confino che ha avuto gravissime conseguenze sul suo benessere e sulla sua salute, tortura medievale inflitta crudelmente dai nuovi inquisitori sionisti, ben più spietati di quelli che secoli fa perseguitavano i "marrani" nella Penisola iberica.
Da mesi, secondo le associazioni di difesa dei Diritti dei prigionieri il regime ebraico sta esasperando le condizioni di detenzione dei palestinesi, limitando o impedendo il loro accesso a visite familiari, mezzi di comunicazione, possibilità di educazione e altre angherie. In risposta i Palestinesi prigionieri hanno intrapreso azioni di resistenza passiva e disobbedienza, come il rifiuto di indossare le uniformi carcerarie e, ora, lo sciopero della fame di massa.
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venerdì 8 luglio 2011
Ahlam al-Tamimi continua con coraggio il proprio sciopero della fame!
Mentre nell'Occidente edonista e disperato i corpi femminili sono 'campi di battaglia' tra gli opposti battage delle industrie del cibo e del dimagrimento (gemelle siamesi di un dualismo perverso che ogni anno consegna migliaia di donne e ragazze ai tormenti fisici e psicologici dei disordini alimentari) nelle prigioni del Regime dell'Apartheid donne di caratura morale molto diversa si negano volontariamente il cibo come arma di protesta contro coloro che pensano di poterle privare della loro dignità umana.
Continua ad essere questo il caso della prigioniera politica Ahlam al-Tamimi, che, pur rimossa dall'isolamento con cui i carcerieri israeliani pensavano di piegarne lo spirito non ha tuttavia interrotto lo sciopero della fame, annunciando anzi che lo continuerà fino a quando non le sarà consentito di visitare il fidanzato Nizar al-Tamimi (a sua volta prigioniero politico, detenuto dal 1993 nella galera di Beersheba) e a quando non le sarà consentito di telefonare ai genitori, profughi in Giordania.
Raggiunto dalle notizie riguardanti la sua promessa sposa anche Nizar al-Tamimi é entrato in sciopero della fame. Una precedente voce secondo la quale la Tamimi avrebbe interrotto la propria misura di protesta una volta rilasciata dall'isolamento é da considerarsi falsa e destituita di fondamento, probabilmente messa in giro dai secondini sionisti nel tentativo di 'disinnescare' il circuito di solidarietà attivatosi tra la popolazione carceraria palestinese (oltre 7000 detenuti politici), specialmente quella dei membri e simpatizzanti di Hamas.
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lunedì 4 luglio 2011
Ahlam al-Tamimi non si piega ai ricatti sionisti, mentre migliaia di prigionieri politici iniziano lo sciopero della fame collettivo!
Vigliacche e meschine come sempre, le autorità sioniste hanno minacciato la prigioniera politica palestinese Ahlam al-Tamimi di porla nuovamente in isolamento se non interromperà lo sciopero della fame che ha iniziato la settimana scorsa. Dignitosa e coraggiosa come sempre, la Tamimi si é rifiutata di piegarsi al ricatto.
Fonti umanitarie riportano che lo scorso mercoledì la Tamimi, in procinto di incontrare regolarmente i suoi legali, sarebbe stata trovata in possesso di una lista di nomi di prigioniere palestinesi (in sé niente di irregolare), i secondini della prigione di Hasharon, però, presero la cosa a pretesto per volerla sottoporre a una indecente perquisizione, cui lei si oppose decisamente.
Il Centro Al-Mezan per i Diritti Umani informa che, come annunciato, migliaia di detenuti politici palestinesi sono entrati ieri in sciopero della fame per protesta contro le misure persecutorie prese contro di loro, secondo il Direttore del centro mediatico Riyadh al-Ashkar é la prima volta che un numero tanto alto di prigionieri mette in atto una simile protesta.
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sabato 2 luglio 2011
La prigioniera politica Alham Tamimi dichiara lo sciopero della fame contro le indegnità cui é stata sottoposta!
La prigioniera politica palestinese Ahlam al-Tamimi, ingiustamente incarcerata dal Regime dell'Apartheid, di cui avevamo già parlato in occasione dell'ingiunzione della Corte Suprema di Tel Aviv che doveva obbligare i suoi aguzzini a lasciarle fare una telefonata ai genitori, ha deciso di entrare in sciopero della fame per protestare contro le misure persecutorie cui é stata soggetta dopo essersi rifiutata di subire un'indecente perquisizione corporale prima di incontrarsi col suo avvocato.
I torturatori sionisti hanno infatti cancellato l'incontro (cui la prigioniera aveva pieno diritto) e l'hanno posta in isolamento, senza nemmeno che il suo caso fosse valutato da un'autorità superiore. Di fronte a simili abusi, degni delle pagine più oscure dei lager nazisti, la dignitosa e coraggiosa combattente palestinese ha deciso di fare del suo stesso corpo campo di battaglia, sottoponendosi al digiuno contro le decisioni dei secondini di Hasharon.
Sconcertati dal crescente tasso di sostegno alle iniziative di riconciliazione palestinese e di solidarietà internazionale col popolo di Palestina in lotta il regime ebraico cerca di 'vendicarsi' su quei palestinesi che languono nelle sue carceri.
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giovedì 16 dicembre 2010
Ragazza palestinese separata in carcere dalla sorella si lascerà morir di fame per protesta
Lenan Abu Ghalma, 28 anni, é entrata nel suo quindicesimo giorno di digiuno, la ragazza ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le autorità carcerarie sioniste che la tengono separata da sua sorella Taghreed, incarcerata anch'essa. Le sorelle Ghalma sono state catturate dagli agenti dell'occupazione israeliana lo scorso luglio, nel corso di una vasta operazione persecutoria condotta contro aderenti e simpatizzanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
La famiglia di Lenan ha pagato un pesante tributo alla causa della lotta contro lo Stato sionista: suo fratello Aheed Abu Ghalma, militante di spicco del FPLP, langue in una galera sionista, inchiodato da un'inumana condanna all'ergastolo, e fu proprio mentre si recava a visitarlo che la ragazza, allora poco più che ventenne, fu arrestata per la prima volta con le solite accuse nebulose e infondate di cui i legulei dell'apparato repressivo di Tel Aviv si servono per colpire i militanti palestinesi: dopo aver passato sei anni della sua giovinezza in carcere (sei anni che nessuno le potrà mai ridare), Lenan é stata scarcerata insieme ad altre diciannove prigioniere in cambio di una registrazione di due minuti di Gilad Shalit, il militare ebreo catturato dalla Resistenza.
La scorsa estate Lenan e Taghreed sono state prelevate dal loro domicilio di Nablus, nel corso di una vasta retata contro il Fronte Popolare, senza che contro di loro sia stata elevata nessuna accusa precisa (e sono passati già quasi cinque mesi), e sono state rinchiuse l'una (Lenan) nella galera di Hasharon, l'altra in quella di Damon; "Lenan", dichiara il Direttore delle comunicazioni per l'Alto Comitato nazionale per il Sostegno ai Detenuti, Riyadh al-Ashkar, "ha ripetutamente chiesto di poter restare a fianco della sorella più giovane, ma le autorità israeliane hanno fatto orecchio da mercante".
"La salute della giovane ha sofferto tantissimo a causa del reiterato sciopero della fame; Lenan non si era ancora ripresa da quello precedente, iniziato per lo stesso motivo e interrotto verso la fine di Novembre quando sembrava che la sua richiesta fosse sul punto di essere accolta. Quando é parso chiaro che così non era la giovane ha immediatamente ripreso a rifiutare il cibo, senza attendere di essersi rimessa in salute".
Aheed, Lenan, Taghreed...una famiglia separata dalle barriere degli sbirri e dei lacché dell'occupazione, ma unita dalla fede e dalla dedizione alla Causa Palestinese...Israele può fare quello che vuole, ma questo legame non riuscirà mai a spezzarlo, perché la fede in uno scopo tanto alto e nobile é più forte di ogni persecuzione, di ogni angheria, di ogni tortura.
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