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lunedì 12 dicembre 2011

Nuovo ambasciatore sionista arriva al Cairo: avrà già prenotato il biglietto di ritorno?


Nelle commedie italiane degli anni '50 gli impiegati pubblici venivano "minacciati" di essere mandati in Sardegna, a Lampedusa o a Filicudi; se volessimo girare un testo brillante ambientato nei ranghi e negli uffici del servizio diplomatico sionista la 'dannata assegnazione' sarebbe certamente quella egiziana visto che, da quando é stato cacciato il dittatori Mubarak, numerosi moti popolari si sono scatenati attorno all'ambasciata del regime dell'Apartheid, risultando perfino nell'invasione dei suoi piani inferiori e nell'evacuazione via helipad del personale diplomatico, come a Saigon nel 1975.

Adesso, dopo la precipitosa fuga seguita all'abbattimento della barriera in cemento fatta installare da Tantawi e soci l'ambasciatore di Israele torna al Cairo, ma non é più il 'povero' Levanon che evidentemente ha fatto abbastanza 'purgatorio' fungendo da bersaglio per la rabbia e l'indignazione dei cairoti; in sua vece arriva (non sappiamo se 'punito' o al contrario ritenuto di 'spalle larghe' a sufficienza da poter reggere il difficile incarico) Yaakov Amitai, che così chiude a novanta giorni l'assenza di un rappresentante ufficiale di Tel Aviv nella capitale egiziana, da quando vennero firmati gli Accordi di Camp David.

Quanto durerà la sua permanenza?
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venerdì 4 novembre 2011

L'ambasciata sionista al Cairo starà chiusa per mesi; 73 egiziani ricevono sentenze simboliche per l'attacco e vengono rilasciati!


Fonti radiofoniche israeliane sembrano confermare la voce circolata in questi giorni che, su indicazioni del Governo di Ultradestra presieduto da Benji Netanyahu, la sede diplomatica sionista nella capital egiziana rimarrà chiusa a tempo indefinito, almeno per diversi mesi; tutto il personale diplomatico distaccato in Egitto ha infatto ricevuto nuove assegnazioni.

Ricordiamo che l'ambasciata venne presa d'assalto dalla folla inferocita per l'uccisione di sei guardie confinarie del Cairo da parte di un elicottero del regime ebraico, avvenuta durante le cieche e brutali "Vergeltungen" messe in atto da Tel Aviv dopo la riuscita operazione della Resistenza palestinese che aveva preso di mira un pullman di militari israeliani nella cittadina di Eilat.

Intanto, negli scorsi giorni, settantatrè dei manifestanti responsabili dell'assalto alla sede diplomatica sono stati giudicati colpevoli di violenza contro rappresentanti dell'Esercito (che cordonava la sede diplomatica dopo averla circondata di un muro di elementi di calcestruzzo, andato abbattuto) e sono stati condannati a sei mesi di carcere con la condizionale. In conseguenza di ciò sono stati tutti immediatamente rilasciati dopo la lettura delle sentenze.
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venerdì 28 ottobre 2011

Il reuccio ascemita promette: "Darò più poteri al Parlamento...l'anno prossimo", ma chi gli crede?


Il Re di Giordania Abdallah II ha dichiarato che darà ai legislatori del Parlamento nazionale l'autorità di scegliere il Premier e di accettare la sua lista di Ministri, prerogative che nel piccolo regno mediorientale sono tuttora appannaggio del sovrano, come in una monarchia del diciottesimo secolo.

L'importante riforma, però, dovrà aspettare il 2012 per venire implementata e il Re manterrà sempre e comunque il potere di veto sulle decisioni della Camera; ha poi puntualizzato il consigliere reale Amjad Adaileh, secondo quanto riportato dall'agenzia statunitense Associated Press.

Il veto, inoltre, sarà esclusivo, cioé non lascerà alla Camera il potere di riproporre lo stesso candidato.

E' chiaro che con simili 'riforme', quand'anche venissero implementate, non vi é la benché minima speranza di disinnescare i movimenti di protesta che ormai da mesi travagliano il regno ascemita, chiedendo decisioni coraggiose e radicali, che scuotano fin nelle fondamenta un sistema politico incrostato di lassismo, corruzione, compiacenza e vetustà.

Anche oggi, dopo le consuete preghiere del venerdì, migliaia di persone sono scese in piazza ad Amman e negli altri centri maggiori della nazione.
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domenica 9 ottobre 2011

Il tiranno di Sanaa Abdullah Saleh promette: "Mi dimetterò presto", ma chi gli crede?



"Non voglio restare al potere e mi dimetterò tra pochi giorni"; in bocca a qualunque altro personaggio queste parole potrebbero tranquillamente venire prese come una dichiarazione di prossimo pensionamento ma, pronunciate da Ali Abdullah Saleh, ex-Padre padrone dello Yemen (prima del Nord, poi di tutto quanto dopo l'annessione forzata seguita alla guerra di inizio anni '90), hanno piuttosto il suono di un ennesimo espediente per cercare di "passare la nuttata" (per dirla con Eduardo), guadagnare tempo in attesa che, distratta l'attenzione del mondo dall'assegnazione del Nober per la Pace all'attivista dell'opposizione Tawakkul Karman, non si creino le condizioni favorevoli per una "Tienanmen in Arabia Felix", magari col sostegno (tacito o esplicito) di Riyadh o Washington, che nel peggiore dei casi si potranno sempre mettere di fronte al fatto compiuto.

Veterano di oltre trent'anni di potere assoluto é molto, molto difficile che Saleh sia disposto ad abbandonare lo scranno senza colpo ferire, del resto, se avesse voluto dimettersi, non avrebbe avuto che da comunicare da Riyadh (dove é rimasto ricoverato per mesi dopo l'attentato esplosivo che lo ha colpito a giugno) il passaggio delle consegne ad Abd Rabbo Mansour, suo vice che aveva assunto l'interim durante la convalescenza, e rimanere quindi sicuro e protetto dai suoi alleati sauditi, al di là da ogni ritorsione e rivendicazione dei suoi ex-'sudditi', difeso dall'inviolabilità concessagli dalla bozza di accordo per la transizione 'cucinata' dal GCC.

Il solo fatto che Saleh, con un simile 'sentiero dorato' verso un'uscita di sicurezza a tutta prova, abbia invece optato pochi giorni addietro per un imprevisto e sorprendente rientro in patria dimostra che l'ex-amico fraterno di Saddam Hussein (dal 2001 gettatosi in braccio a Bush jr e divenuto un improbabile alfiere della lotta ad Al-Qaeda -dove con  'Al Qaeda' si intende qualunque gruppo che si opponga a lui-) ha tutta l'intenzione, come l'eroina rossiniana, di "far giocare cento trappole" prima di venire costretto, in una maniera o nell'altra, a inalberare bandiera bianca.
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martedì 4 ottobre 2011

Gli sbirri di Casa Saoud aprono il fuoco contro la folla disarmata a Qatif, l'Est sciita é pronto ad esplodere!


Proteste contro il regime di Casa al-Saoud hanno scosso nella giornata di ieri le province orientali del paese, affacciate sulle coste del Golfo Persico ed estremamente ricche di petrolio (il cui ricavato però va a ingrassare i forzieri del sovrano anziché beneficiare gli abitanti locali); le milizie di sbirri e scherani di Casa Saoud non hanno esitato ad aprire il fuoco con proiettili di piombo per disperedere l'imponente folla che si era raccolta nella città di Qatif, capoluogo dell'omonimo governatorato, chiedendo le dimissioni del satrapo locale, l Principotto Mohammed bin Fahd, bruciandone e strappandone ritratti e cantando slogan contro la monarchia e le sue politiche medievali e autoritarie.

I dimostranti hanno anche stigmatizzato gli interventi oltreconfine di militari sauditi, mandati a incrudelire con piena "licenza di uccidere" contro i civili Yemeniti e Bahreini nel disperato tentativo di mantenere al potere i tiranni Abdullah Saleh e Al-Khalifa, alleati del corrotto Re di Riyadh. Nel corso del week-end centinaia di cittadini si erano riuniti nel villaggio di Awamiyah chiedendo il rilascio di un vecchio settuagenario, sequestrato dagli sbirri reali per indurre, con la minaccia di sottoporlo a torture, il suo figlio, attivo membro del movimento di protesta, a consegnarsi.

I testimoni oculari riportano che la folla si é stretta attorno al Commissariato di polizia, chiedendo pacificamente il rilascio immediato dell'anziano, fino a quando non é stata allontanata con un uso di violenza "barbaro e ingiustificato". Negli ultimi mesi le proteste e le manifestazioni in Arabia Saudita si sono fatte frequenti e imponenti, spaventando a morte la corrotta corte di Riyadh e inducendo il Sovrano a concedere superficiali e cosmetiche 'riforme', nel tentativo di rabbonire un'opinione pubblica ormai quasi totalmente avversa a lui e alla sua casata.

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sabato 10 settembre 2011

L'ambasciata israeliana al Cairo assaltata e semidistrutta dalla folla, l'ambasciatore Levanon in fuga, foto e video esclusivi!




Riceviamo aggiornamenti rispetto al post precedente che ci dettagliano come praticamente tutto l'edificio dell'ambasciata israeliana del Cairo sia stato attaccato e semidistrutto dalla folla inferocita; l'ambasciatore sionista Yithzak Levanon, che dopo una prolungata assenza mascherata da "vacanza con la famiglia" era tornato alla sua sede proprio questa settimana ha dovuto rapidamente ri-prendere i bagagli in mano e venire scortato dalle forze di sicurezza egiziane all'aeroporto.




Ridicola e imbelle come al solito la 'reazione' dell'inquilino nero della Casa Bianca, tanto bravo a fare bei discorsi davanti a platee di dittatori ammaestrati (proprio al Cairo, in un 2009 che oggi sembra distante due decadi invece che due anni) quanto tentennante e inconcludente quando é messo di fronte a quelle crisi di politica estera che dovrebbero essere la prova suprema della "stoffa" di uno statista. Barack Obama ha telefonato al Maresciallo Tantawi raccomandandogli di 'rispettare la legge internazionale', scordandosi che la legge internazionale ha come fondamento la volontà dei popoli e se il popolo egiziano ha deciso di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche con il regime ebraico non c'é Maresciallo o giunta militare che possa fargli cambiare idea.




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