Visualizzazione post con etichetta 1967. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1967. Mostra tutti i post

domenica 26 agosto 2018

John "Maverick" McCain e il suo coinvolgimento nel disastro della Forrestal del 1967!

Maverick era il ‘soprannome’ del cialtrone criminale John McCain, che per fortuna non impesta più questo mondo.

Nel 1967 McCain con ogni probabilità diede il via al più grave incidente mai occorso a bordo di una portaerei americana dell’era dei jet.

venerdì 7 giugno 2013

Vienna decide: "Dietro Front dal Golan!" e la forza di interposizione ONU tra Israele e Siria rimane a corto d'uomini!

Nella giornata di ieri, per poche ore, un manipolo di mercenari wahabiti rimasto tuttora a piede libero in territorio siriano, ha brevemente occupato un posto di confine sull'orlo della zona collinare del Golan illegalmente invaso da Tel Aviv nel 1967; la pronta reazione delle forze regolari siriane ha messo in fuga i militanti, ma, a seguito dell'incidente, le autorità di Vienna (che contribuiscono con oltre 300 uomini alla forza di interposizione ONU) tra Israele e Siria, hanno annunciato la loro intenzione di ritirare il prima possibile il contingente.

Nel recente passato già il contingente croato era stato precipitosamente ritirato quando era emerso che il Governo di Zagabria aveva venduto a trafficanti sauditi e qatarioti ingenti quantità di residuati bellici da importare in Siria per rifornire le bande criminali attive nel paese.

Se si sommano queste defezioni con quella poco precedente del battaglione giapponese, si vede come a presidiare una delle zone più 'calde' del Medio Oriente siano rimasti filippini, indiani e pochi altri 'caschi blu'. Se si considera che presto la zona potrebbe venire nuovamente contesa con le armi, o diventare invece teatro di una nuova guerriglia di liberazione come quella del Sud Libano il campo resta aperto alle più varie (e preoccupanti) previsioni.


venerdì 7 dicembre 2012

Immagini eccezionali da Gaza delle cerimonie per il 45esimo anniversario della fondazione del PFLP!

Come d'uso anche quest'anno il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina ha tenuto a Gaza una imponente manifestazione per celebrare il proprio anniversario di fondazione e rinnovare l'impegno a proseguire con ogni mezzo necessario la lotta per il riscatto e l'affermazione dei Diritti inalienabili del popolo palestinese,
Protagonista indiscussa di questa edizione della manifestazione é stata Leila Khaled, militante storica del Fronte, resa immortale dallo scatto che la ritrae, giovane e armata di Kalashnikov, durante una delle più spettacolari e fortunate operazioni degli anni '70: il sequestro di un aereo di linea conclusosi con l'adempimento di tutte le richieste dei militanti (e nessuna vittima tra gli ostaggi).
Molti anni sono passati da allora e la ragazza che ancora sorride dai manifesti che la eternano é diventata una signora rotonda e materna, ma la sua dedizione alla Causa palestinese é altrettanto solida oggi, come ha dimostrato l'appassionato discorso da lei pronunciato di fronte a una folla osannante.
Tra coloro che applaudivano molti erano i ragazzi e le ragazze che a loro volta sono pronti, nelle fila delle Brigate Abu Ali Mustafa, a ricevere metaforicamente il Kalashnikov dalle mani della Khaled, continuando con abnegazione e spirito di sacrificio la sua lotta, fino alla vittoria definitiva.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 28 dicembre 2011

Incredibile dichiarazione di Eliezer: "L'Egitto deve restituirci le tangenti che abbiamo dato ai Mubarak!"


Binyamin Ben-Eliezer, rappresentante del partito 'laburista' del regime dell'apartheid ha dichiarato, apparentemente senza la menoma traccia d'ironia, che l'Egitto dovrebbe 'restituire' a Tel Aviv le ingenti "mazzette" versate a membri della famiglia Mubarak negli anni passati onde "modificare" in senso filosionista i materiali educativi usati nella scuola dell'obbligo egiziana.

Il regime ebraico infatti "allo scopo di ridurre le tensioni col Cairo", aveva chiesto che i testi di Storia in uso in Egitto "fossero modificati in maniera da dare più spazio e risalto alle 'grandi sofferenze' patite dagli Ebrei attraverso i secoli, 'con particolare risalto dato alle persecuzioni subite durante il Nazismo' e, contemporaneamente, sminuendo o sorvolando sui torti e sulle violenze inflitte ai Palestinesi durante gli ultimi cento anni.

Ora, siccome lo Stato ebraico ha attaccato l'Egitto a tradimento non una, ma ben due volte (nel 1956 e nel 1967), non sappiamo se le intenzioni di Ben Eliezer e soci includessero una 'riscrittura' o magari una omissione tout court anche di quei vergognosi episodi, ma, anche se non si fossero spinte a tanto, evidentemente il tentativo "orwelliano" di modifica del passato rimaneva comunque tanto enorme da giustificare un consistente esborso di fondi neri nei confronti della famiglia Mubarak.

L'esborso, che sarebbe arrivato a una cifra attorno ai 300 milioni di dollari, sarebbe stato effettuato principalmente nei confronti della First Lady Suzanne Mubarak che durante il periodo di potere del marito si occupava appunto di educazione e politiche sociali.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

sabato 4 giugno 2011

Migliaia di persone ad Amman marciano e chiedono l'annullamento di tutti i trattati e gli accordi con Israele!


Circa tremila persone hanno partecipato, ad Amman, in Giordania a una marcia di solidarietà con la Palestina che ha preso il via dalla Moschea di Hanbal subito dopo le preghiere del venerdì e ha attraversato tutto il distretto di Ras al-Ain, segnalando l'inizio delle manifestazioni per il 44esimo anniversario del Yawm al Naksa, con cui i popoli arabi ricordano il vigliacco attacco a tradimento compiuto da Israele contro Egitto, Siria e Giordania nel 1967.

Giovani, parlamentari del Fronte Islamico d'Azione, sindacalisti ed esponenti della società civile portavano cartelli e striscioni che condannavano il regime di appeasement vigente tra Amman e Tel Aviv, suggellato dagli 'accordi di pace' di Wadi Araba, con cui la debole e corrotta monarchia hascemita si limitava a riconoscere e accettare i furti di terra subiti da Israele durante le sue campagne di aggressione (Israele é l'unico paese del Medio Oriente a non avere confini stabilmente fissati e dichiarati).

"Annulliamo Wadi Araba" e "Liberiamo Rabia"(= il quartiere in cui si trova l'ambasciata sionista), "Nessuna ambasciata sionista in Giordania" erano tra gli slogan più scanditi e ripetuti. Infine, il membero dell'Ufficio Esecutivo della Fratellanza musulmana in Giordania Ahmad al-Kafaween ha tenuto un discorso in cui ha invitato i paesi arabi e musulmani a unirsi per affrontare la minaccia sionista, che oggi prende di mira soprattutto la Palestina e il suo popolo perseguitato e martirizzato, ma i cui tentacoli si spingono anche in Libano, in Irak, in Afghanistan e, ultimamente, anche in Libia e in Siria.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

martedì 31 maggio 2011

"Se le manifestazioni del 5 giugno saranno abbastanza forti la Terza Intifada non tarderà ad arrivare!!"


Sul sito web MEMO - Middle East Monitor l'insegnante di Scienze statunitense Joe Catron, da tempo membro dell'International Solidarity Movement per la Palestina pubblica un articolo che si apre con la vividissima e toccante descrizione delle sue esperienze vissute il 15 maggio scorso in occasione delle massicce dimostrazioni palestinesi davanti al varco fortificato di Eretz, parte del complesso di barriere dell'Apartheid che dovrebbero, come una moderna 'Grande Muraglia' una 'Linea Maginot' o un 'Muro di Berlino' tenere distanti i rifugiati palestinese della Nakba e i loro discendenti dalle terre palestinesi illegalmente e ingiustamente occupate dai sionisti nel 1948.

L'articolo prosegue con le riflessioni di Catron sull'inevitabilità del Ritorno in Palestina per tutti i profughi palestinesi e su quanto sia futile per Israele cercare di trincerarsi dietro mura e barriere fisiche, che falliranno esattamente come hanno fallito la Grande Muraglia, il Muro di Berlino, la Linea Maginot...ma il focus principale del suo scritto si concentra sul prossimo anniversario del 5 giugno e sulle massicce proteste che si terranno in quell'occasione, la cui portata, intensità e anche il cui bilancio (perché nessuno si fa illusioni che Israele eviti di usare nuovamente forza militare contro civili indifesi) servirà da 'cartina di tornasole' per il prossimo futuro.

Infatti, se le proteste saranno sporadiche e deboli, vorrà dire che la brutalità e la violenza israeliana sono riuscite a scoraggiare i profughi dal reclamare apertamente e con forza il rispetto dei loro Diritti inalienabili, se saranno paragonabili a quelle del 15 maggio, invece, significherà che d'ora in poi ogni anniversario di un punto cardine della tragica odissea nazionale palestinese (e ve ne sono molti, lungo tutto l'anno) potrà diventare un potenziale "flashpoint" nel quale il movimento di Resistenza antisionista farà del suo meglio per esporre il Regime ebraico come l'entità mostruosa e ingiusta che é, nonostante tutte le cortine di 'Hasbara' stese dalla potente Lobby a Sei Punte che controlla i media. Infine, se, addirittura, le proteste si manifestassero ancora più massicce, violente e devastanti di quelle di ventun giorni prima, allora sarà il segno che la Terza Intifada é pronta a scoppiare e che la prossima tappa della Primavera Araba del 2011 sarà la Palestina.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 30 maggio 2011

I giovani giordani chiedono alla società civile di mobilitarsi contro l'ambasciata israeliana il prossimo venerdì


La "Gioventù del 15 Maggio" giordana ha annunciato, in un comunicato diffuso durante il week-end, l'intenzione di organizzare una marcia di protesta contro l'ambasciata sionista ad Amman il prossimo venerdì, dopo la fine delle preghiere, chiamando tutte le organizzazioni della società civile, i sindacati e i partiti a prendervi parte per mostrare la determinazione popolare a troncare qualunque rapporto con il Regime dell'Apartheid.

Il gruppo ha altersì respinto l'idea che la Giordania possa in qualunque modo trasferirsi in una "destinazione alternativa" per i profughi palestinesi, che devono poter esercitare il loro "Diritto al Ritorno" come garantito e sancito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, tornando cioé nella porzione di Palestina invasa e occupata nel 1948, piaccia o non piaccia alle autorità "israeliane".

Forte e senza appello poi é stata la critica al cosiddetto "accordo di pace" avventatamente siglato a suo tempo dal monarca hascemita Re Hussein, che non ha fatto altro che sancire a mo' di resa incondizionata i furti e i soprusi commessi dall'entità sionista attraverso l'attacco a tradimento del 1967, in barba al sentimento e al desiderio del popolo giordano, che vorrebbe vedere quei torti riparati. Il comunicato si conclude con l'auspicio che la Giordania possa quanto prima interropmpere ogni relazione con Israele, chiudere l'ambasciata di Amman e cancellare ufficialmente il trattato di Wadi Araba, esprimendo così nei fatti il suo sostegno al popolo palestinese nella sua lotta per la Giustizia e i suoi diritti.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 28 marzo 2011

Gruppi svizzeri di difesa dei Diritti Umani protestano contro la visita del criminale di guerra Shimon Peres!


Oltre venti gruppi e associazioni svizzere attive nella difesa dei Diritti umani stanno tenendo in queste ore un vertice a Ginevra per coordinare azioni e iniziative di protesta contro la programmata visita di Shimon Peres, il criminale di guerra che attualmente ricopre la carica di Presidente dello Stato ebraico.

Gli attivisti svizzeri sono intensamente coinvolti negli sforzi internazionali per portare Shimon Peres di fronte a una corte di giudizio internazionale che lo giudichi almeno per l'ultimo della lunga stringa di misfatti contro la Pace e la dignità umana: ovvero il suo coinvolgimento nel brutale 'pogrom' militare condotto da Israele contro la Striscia di Gaza tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009.

Durante i 22 giorni dell'aggressione le forze militari sioniste si scatenarono in una sarabanda di morte e distruzione scientemente e volontariamente mirata in primo luogo contro la popolazione civile del ghetto palestinese assediato: contro donne e bambini palestinesi vennero riversate massicce quantità di munizioni e armamenti chimici e tossici come proiettili all'uranio impoverito, fosforo bianco, napalm ed esplosivi a metalli densi inerti che, oltre ad aver causato oltre 1400 vittime immediate hanno portato nei tre anni trascorsi dall'attacco a una moltiplicazione esponenziale delle leucemie, dei linfomi, delle malformazioni neonatali, degli aborti spontanei.

"Abbiamo in programma manifestazioni di massa, marce e sit-in contro la visita di Peres", dichiara Anwar al-Gharbi, Presidente dell'associazione elvetica "Rights for All". "Se vuole mantenere la sua fama di nazione pacifica e neutrale la Svizzera ha una sola scelta: chiudere la porta di fronte al criminale di guerra Shimon Peres".

Oltre che nell'operazione 'Piombo Fuso' Shimon Peres, da ufficiale dell'esercito sionista, fu coinvolto ai più alti gradi di Stato Maggiore nella pianificazione ed esecuzione di operazioni criminali come l'aggressione tripartita a fianco di Francia e Inghilterra contro l'Egitto nel 1956 e l'attacco a tradimento contro Egitto, Giordania e Siria nel 1967.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 13 dicembre 2010

1967-2010: Quarantatreesimo anniversario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina


Dicembre é decisamente un mese ricco di date da ricordare per la popolazione della Striscia di Gaza e, mentre si prepara una grande cerimonia per commemorare la nascita di Hamas, anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha celebrato il proprio Natale con un raduno che, pur con la certezza che sarà sicuramente superato dalla programmata manifestazione di Hamas, ha stupito non pochi osservatori e comenttatori palestinesi, arabi e internazionali per l'imponente affluenza e l'entusiasmo dei convenuti tutti: affiliati, sostenitori e simpatizzanti, ma anche semplici spettatori.

In effetti rispetto al calo di influenza e popolarità registrato negli anni '90 si può proprio dire che la Storia e la cronaca si siano incaricate di vendicare la linea politica tenuta dal 1993 in poi dal movimento di George Habash (fondato nel 1967 dalla fusione di tre piccole fazioni: gli "Eroi del Ritorno", i "Giovani per la Vendetta" e il "Fronte di Liberazione di Palestina"), che sempre ha rifiutato qualunque opzione di dialogo col regime sionista o di ventilata creazione di un monco ed emascolato "Stato palestinese" che dovrebbe restare perennemente in ostaggio delle armi e delle fisime paranoidi di Israele.

Con lo stallo delle trattative fra un'Anp ridotta alla sola Fatah, e il sempre più evidente collasso di qualunque seria "Soluzione a due Stati" molti Palestinesi sono tornati a indossare le kefieh biancorosse e ad agitare gli stendardi guevaristi del PFLP, a cantarne gli inni e a ripeterne le parole d'ordine, improntate all'ortodossia marxista-leninista, alla teoria (e alla pratica) della conquista del potere da raggiungersi tramite una lotta in cui il momento militare e armato deve necessariamente cedere il passo alla presa di coscienza di classe e all'interiorizzazione della Resistenza nel suo significato più ampio: storico, sociale e culturale.

Durante la manifestazione, tenutasi in una Gaza polverosa di macerie ma capace tuttavia di esprimere un vigoroso e sentito entusiasmo, il dirigente Jamil Al-Majdalawi ha dichiarato che lo stesso atto di considerare come viabili e possibili delle alternative al percorso della Lotta e della Resistenza é in sé stesso, sbagliato e costituisce nei fatti un vero e proprio tradimento dei diritti e delle legittime aspirazioni dei Palestinesi, che troppo hanno sofferto e sacrificato, troppo hanno subito e patito per potersi accontentare di qualunque soluzione diversa da uno stato libero, democratico e socialista che vada dalle sponde del Giordano alle rive del Mediterraneo.

"Ovviamente" puntualizza Al-Majdalawi "questo non vuol dire affatto che gli abitanti ebrei di Israele verranno scacciati, come i loro antenati e predecessori hanno fatto con noi e coi nostri fratelli nel 1948, né che verranno trattati come cittadini di serie B, come accade ai nostri compatrioti che vivono nel regime di Apartheid attualmente retto da Netanyahu e Lieberman; essi saranno protetti dalla Costituzione democratica e socialista del costruendo Stato palestinese e parteciperanno ai suoi progressi e alle sue conquiste come cittadini uguali agli arabi e agli altri gruppi etnico-religiosi della regione".