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martedì 20 novembre 2012

Da Dublino a Parigi a Kobenhaven l'Europa che lavora e che soffre si stringe vicino al ghetto di Gaza con pietas e solidarietà!

Esiste una 'europa' che detestiamo: é l'europa dei burocrati di Bruxelles, dei parassiti stipendiati da Goldman Sachs, l'europa senza volto e senza anima dei Prodi, della Fornero, del Club Bilderberg, delle sanguisughe della finanza e del grande capitale, l'europa apolide amica di Wall Street e del Pentagono, l'europa che liscia il pelo a israhell e alla sua lobby venefica e corruttrice. Esiste poi un'Europa che amiamo: l'Europa dei popoli e delle Culture, l'Europa dei Baschi, dei Bretoni, dei Catalani e degli Irlandesi, dei lavoratori, degli operai e dei contadini, delle Tradizioni e delle Fedi, l'Europa che produce Lavoro, Arte, Sentimenti e Passioni.
 In blocco l'Europa che odiamo e che vogliamo vedere distrutta si é schierata con gli assassini sionazisti e il loro ultimo "pogrom" genocida contro Gaza; altrettanto in blocco l'Europa che amiamo si é mobilitata per recare un messaggio di cordoglio, pietà e solidarietà umana al ghetto palestinese ieri assediato economicamente, oggi martirizzato militarmente. Nelle piazze di Dublino, davanti all'Opera Garnier parigina e davanti all'ambasciata sionazista a Copenhagen i sostenitori della Causa palestinese si sono dati appuntamento per far vedere di non avere timore a schierarsi dalla parte giusta.
A Copenhagen, una breve sassaiola e un lancio di bengala e di altri fuochi d'artificio ha raggiunto l'edificio occupato dai sionazisti, giusto per far provare loro "in piccolo" le stesse emozioni che i loro complici nella Palestina occupata sperimentano quando un Fajr o un Grad della Resistenza fischia sopra Ashkelon o Tel Aviv. I manifestanti, prima di abbandonare i dintorni dell'edificio hanno lasciato in vernice rossa la scritta "Børne Killers" (Macellai di Bambini).
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martedì 27 marzo 2012

In Marocco migliaia di dimostranti pro-Palestina si raccolgono dinanzi al Parlamento: l'ambasciatore sionista portato fuori dalla sua sede!


Una vastissima manifestazione pro-palestinese si é tenuta a Rabat, Marocco, di fronte al Palazzo del Parlamento, nell'ambito delle dimostrazioni preparatorie alla "Marcia Globale verso Al-Quds -Gerusalemme-", che si terrà il prossimo venerdì 30 marzo. "Gerusalemme capitale dello Stato di Palestina", "Gerusalemme araba, cristiana e musulmani, mai giudaizzata", "Vogliamo liberare Al-Aqsa e il suo Santuario"; questi gli slogan della folla che, 'armata' di bandiere palestinesi e marocchine, cartelli, striscioni e palloncini hanno onorato lo spirito di Resistenza del popolo palestinese e accusato i monarchi arabi (dal locale Mohammed VI fino ai re-fannulloni del petrolio) di ignavia e codardia di fronte all'entità ebraica di occupazione.

Bandiere sioniste sono state date alle fiamme e slogan contro i rapporti diplomatici di Re Mohammed con Tel Aviv e contro la presenza in città dell'ambasciatore sionista David Saranga si sono fatti più insistenti e vibranti, tanto che, nella sua corazzatissima residenza, Mister Saranga é stato prelevato da uomini della sicurezza e portato fuori dalla sede diplomatica attraverso un'uscita segreta per paura che la folla assaltasse il palazzo come successo recentemente in Egitto. Recentemente la presenza dell'ambasciatore Saranga a un incontro di partnership Euro-Mediterranea aveva incitato il furore di esponenti politici, cittadinanza, media e società civile, tanto che, in risposta al suo invito, il partito di maggioranza relativa aveva subito ritirato tutti i suoi rappresentanti dall'incontro.

Circa centomila persone si ritiene abbiano partecipato alla manifestazione. In una dichiarazione rilasciata alla stampa internazionale il membro del comitato organizzativo Fatah Allah al-Raslan ha dichiarato: "L'apatia di certi Governi arabi di fronte alle minacce sioniste a Gerusalemme non ci sorprende: sono quei Governi che cercano di 'coesistere' con l'occupazione, che la prendono come un fatto compiuto; se dovessimo aspettare loro per liberare la Palestina ci aspetterebbe una ben lunga attesa, ma i popoli, prima di tutto quello palestinese, ma anche gli altri della regione, hanno modi loro di farsi ascoltare e compiere azioni significative!".
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venerdì 16 marzo 2012

Studenti giordani manifestano all'Università di Amman per chiedere l'espulsione dell'ambasciatore sionista!


L'agenzia stampa della Repubblica Popolare Cinese, la Xinhua, ha riportato la notizia che un paio di migliaia di studenti universitari giordani dell'ateneo di Amman si sono radunati ieri in un sit-in presso il campus per chiedere l'immediata chiusura delle relazioni diplomatiche con il regime sionista di occupazione e l'espulsione dell'ambasciatore di Tel Aviv. Richiesta che regolarmente riemerge nelle frequenti manifestazioni che hanno scosso il regno ascemita nell'ultimo anno, per reazione al malgoverno e come effetto delle proteste della 'Primavera Araba' negli altri paesi della regione, la richiesta di chiusura dell'ambasciata sionista é stata ieri reiterata a causa dei continui attacchi aerei alla Striscia di Gaza.

Gli studenti hanno chiesto al Re Abdallah II di denunciare il disgraziato 'Trattato di Wadi Araba', firmato nel 1994, con il quale il suo predecessore Hussein riconosceva il regime ebraico e hanno invitato l'Egitto ad aprire del tutto il varco di confine di Rafah ponendo unilateralmente fine al blocco sionista del ghetto palestinese assediato. I giovani giordani hanno così echeggiato richieste e inviti simili arrivate in questi ultimi giorni dalla Cina, dall'Iran, dalla Turchia e dal Segretariato Generale della Lega Araba.

All'inizio della settimana sembrava che Israele, piegato dalla incessante rappresaglia palestinese che non ha interrotto per un solo istante la risposta militare a base di razzi e colpi di mortaio, fosse disposto ad accettare la proposta di tregua offerta dall'Egitto, ma, meno di 24 ore dopo, gli attacchi militari contro l'enclave palestinese costiera sono ripresi, anche se finora senza vittime; la Resistenza di Gaza ha annunciato di avere preso atto della fallacia dell'impegno sionista per la tregua e di essere pronta a riprendere le proprie risposte militari.
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martedì 20 dicembre 2011

Il Ministro degli Esteri di Tripoli dichiara: "Mai e poi mai la nuova Libia riconoscerà lo Stato sionista!"


Il Ministro libico degli Affari Esteri, Ashour Ben Khayal, ha dichiarato che "mai e poi mai" il suo Governo permetterà allo Stato ebraico di aprire un'ambasciata a Tripoli e che ogni possibile voce in merito emersa o circolata negli ambienti diplomatici e giornalistici "é una vociferazione pura e semplice, destituita di ogni fondamento e credibilità".

L'ultima settimana Haaretz aveva citato "fonti ufficiali" (di cui tuttavia non veniva nemmeno accennata l'identità) pretendendo che fossero in corso trattative per un riconoscimento dell'entità di occupazione della Palestina e per l'apertura di un canale diplomatico tra Tripoli e Tel Aviv. Il rappresentante libico all'ONU Mohamed Abdel Rahman Shalgam si era affrettato a smentire simili pretese dichiarando che la Libia post-Gheddafi non aveva nessuna intenzione di riconoscere Israele.

Ricordiamo che, nonostante le sue prese di posizioni plateali e il suo supporto verbale dei Palestinesi l'ex dittatore libico Colonnello Muammar Gheddafi aveva tenuto sempre un atteggiamento molto ambiguo verso Israele, arrivando, al culmine della guerra civile contro gli insorti cirenaici, ad accettare persino mercenari africani inquadrati da compagnie di ventura israeliane e spedizioni di armi che da Israele venivano 'triangolate' in Tripolitania tramite la Grecia .

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lunedì 12 dicembre 2011

Nuovo ambasciatore sionista arriva al Cairo: avrà già prenotato il biglietto di ritorno?


Nelle commedie italiane degli anni '50 gli impiegati pubblici venivano "minacciati" di essere mandati in Sardegna, a Lampedusa o a Filicudi; se volessimo girare un testo brillante ambientato nei ranghi e negli uffici del servizio diplomatico sionista la 'dannata assegnazione' sarebbe certamente quella egiziana visto che, da quando é stato cacciato il dittatori Mubarak, numerosi moti popolari si sono scatenati attorno all'ambasciata del regime dell'Apartheid, risultando perfino nell'invasione dei suoi piani inferiori e nell'evacuazione via helipad del personale diplomatico, come a Saigon nel 1975.

Adesso, dopo la precipitosa fuga seguita all'abbattimento della barriera in cemento fatta installare da Tantawi e soci l'ambasciatore di Israele torna al Cairo, ma non é più il 'povero' Levanon che evidentemente ha fatto abbastanza 'purgatorio' fungendo da bersaglio per la rabbia e l'indignazione dei cairoti; in sua vece arriva (non sappiamo se 'punito' o al contrario ritenuto di 'spalle larghe' a sufficienza da poter reggere il difficile incarico) Yaakov Amitai, che così chiude a novanta giorni l'assenza di un rappresentante ufficiale di Tel Aviv nella capitale egiziana, da quando vennero firmati gli Accordi di Camp David.

Quanto durerà la sua permanenza?
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venerdì 4 novembre 2011

L'ambasciata sionista al Cairo starà chiusa per mesi; 73 egiziani ricevono sentenze simboliche per l'attacco e vengono rilasciati!


Fonti radiofoniche israeliane sembrano confermare la voce circolata in questi giorni che, su indicazioni del Governo di Ultradestra presieduto da Benji Netanyahu, la sede diplomatica sionista nella capital egiziana rimarrà chiusa a tempo indefinito, almeno per diversi mesi; tutto il personale diplomatico distaccato in Egitto ha infatto ricevuto nuove assegnazioni.

Ricordiamo che l'ambasciata venne presa d'assalto dalla folla inferocita per l'uccisione di sei guardie confinarie del Cairo da parte di un elicottero del regime ebraico, avvenuta durante le cieche e brutali "Vergeltungen" messe in atto da Tel Aviv dopo la riuscita operazione della Resistenza palestinese che aveva preso di mira un pullman di militari israeliani nella cittadina di Eilat.

Intanto, negli scorsi giorni, settantatrè dei manifestanti responsabili dell'assalto alla sede diplomatica sono stati giudicati colpevoli di violenza contro rappresentanti dell'Esercito (che cordonava la sede diplomatica dopo averla circondata di un muro di elementi di calcestruzzo, andato abbattuto) e sono stati condannati a sei mesi di carcere con la condizionale. In conseguenza di ciò sono stati tutti immediatamente rilasciati dopo la lettura delle sentenze.
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venerdì 16 settembre 2011

Colossale manifestazione ad Amman contro le ambasciate di Usa e Israele: "fuori dal nostro paese!"


Come annunciato già da diversi giorni, centinaia e centinaia di migliaia di cittadini giordani (alcune fonti dicono oltre un milione e 200mila) si sono riversati in strada ieri sera domandando la chiusura definitiva delle ambasciate americana e israeliana e l'espulsione immediata dei loro rappresentanti nel paese. "America e Israele: nidi di vipere", "No alle ambasciate imperialiste in Giordania", "Giordania libera da imperialismo e sionismo", erano solo alcuni degli slogan inalberati e scanditi dalla folla in marcia.

La marcia dei manifestanti si é dovuta arrestare davanti allo sbarramento difensivo approntato dal debole reuccio ascemita Abdallah, sempre tentennante quando si tratta di dare ascolto alle richieste del suo popolo ma solerte fino allo zelo quando si tratta di difendere gli interessi dei suoi manovratori e padroni d'Oltregiordano e d'Oltreoceano. Persino mezzi corazzati dell'Esercito erano schierati davanti alle due sedi diplomatiche, evidentemente nel timore che la folla prendesse lo slancio e assalisse le rappresentanze come hanno fatto i cairoti la scorsa settimana.

"Revocate il trattato!" era un altro slogan molto ripetuto, con riferimento all'umiliazione del cosiddetto 'accordo di pace' con cui il nanerottolo Hussein, predecessore di Abdallah, nel 1994 si abbassò a baciare gli stivali israeliani "riconoscendo" il regime dell'occupazione sionista e forfettando tutti i territori rubati dallo Stato ebraico alla Giordania attraverso anni di guerre di aggressione e attacchi a tradimento. I manifestanti si sono anche felicitati della fuga precipitosa dell'ambasciatore sionista Danny Navon, tornato Oltregiordano ancora prima dell'inizio della marcia, e si sono augurati che possa non ritornare mai più nella capitale giordana.
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L'ambasciatore sionista in Giordania scappa come il suo collega in Egitto! La manifestazione oceanica contro la sede diplomatica raggiunge il suo scopo


Un altro ambasciatore israeliano in fuga, un altro popolo arabo che con la forza delle sue manifestazioni riesce ad arrivare laddove il suo Governo, troppo timido perché ancora infarcito di elementi filosionisti, non avrebbe osato spingersi. Il sionista Danny Navon non ha nemmeno attesto l'inizio della "marcia milionaria" prevista iersi sera per le 18.30, ma ha abbandonato la Transgiordania tornando nella Palestina occupata nel corso della mattinata, insieme ai suoi collaboratori.

Gli attivisti giordani hanno accolto la notizia con entusiasmo e a centinaia e centinaia di migliaia hanno lo stesso preso parte alla marcia che si é trasformata nella celebrazione di un trionfo, il trionfo del popolo e delle sue richieste contro la debole e insicura leadership del reuccio ascemita Abdallah, a suo agio solo di fronte ai paparazzi dei tabloid quando si tratta di mettere in mostra la sua appariscente moglie-trofeo.

Secondo il sionista 'Jerusalem Post' la marcia giordana é stata "trainata" da una pagina facebook intitolata "Niente ambasciate sioniste su terra giordana", un titolo che esprime esplicitamente quanto la popolazione sia contraria a mantenere in vita l'umiliante 'accordo di pace' che dal 1994 permette al regime ebraico di avere una rappresentanza diplomatica ad Amman.
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giovedì 15 settembre 2011

I Giordani non vogliono essere da meno degli Egiziani e a gran voce chiedono: "Fuori l'ambasciatore sionista!"


Migliaia di cittadini giordani si sono riuniti di fronte all'ambasciata Usa ad Amman, bruciando vessilli statunitensi e sionisti e chiedendo a gran voce la chiusura della rappresentanza diplomatica americana, di quella di Tel Aviv e l'espulsione dei rispettivi ambasciatori.

Cantando slogan contro l'imperialismo americano, contro Israele, contro il sionismo internazionale e contro l'oppressione del Popolo palestinese i dimostranti riunitisi ieri hanno condannato senza appello le politiche della Casa Bianca nella regione, chiedendo l'immediata espulsione di tutti gli incaricati americani dal paese.

Le proteste di ieri sono state soltanto una prova generale per la "marcia di un milione di persone" che porterà folle di dimostranti davanti all'ambasciata sionista nella giornata di oggi. Molti osservatori ritengono possibile il rinnovarsi di un attacco alla sede sionista, mirato a rimuovere la bandiera dal palazzo, a imitazione di quanto accaduto ormai due volte al Cairo durante simili manifestazioni.

Il regime ebraico ha annunciato uno stato d'allerta generale a tutte le sue ambasciate nel mondo, dopo che cittadini cairoti sono penetrati nei suoi uffici locali saccheggiando e disperdendo documenti ufficiali e costringendo l'ambasciatore Ythzak Levanon a fuggire precipitosamente proprio pochi giorni dopo il suo rientro ufficiale in Egitto.

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lunedì 12 settembre 2011

Anche in Giordania si moltiplicano le richieste di 'stop' alle relazioni diplomatiche con Israele!


Il Fronte d'Azione islamico, il maggiore raggruppamento di opposizione del Regno di Giordania ha reiterato la propria richiesta, sostenuta dalla maggioranza della popolazione, di una pronta e radicale inversione di rotta nella politica estera del reame verso il regime ebraico di occupazione, col quale nel 1994 il predecessore dell'attuale reuccio ascemita addivenne a un umiliante 'accordo di pace', nell'allora predominante politica di appeasement e di resa ai desiderata americani e sionisti.

"Il Governo dovrebbe prendere rapidi provvedimenti per licenziare il personale diplomatico sionista ad Amman e chiudere la sua ambasciata, come rappresaglia per le continue violazioni della sovranità e degli interessi del paese", si legge sul sito web del Fronte d'Azione, che inoltre enfatizza il rifiuto di ogni relazione e rapporto ufficiale con Israele, invitando anche gli altri leader mediorientali e arabi a prendere provvedimenti in tal senso, come riportato dall'agenzia stampa Xinhua.

L'organizzazione giordana, espressione politica della locale branca della Fratellanza musulmana, ha inoltre espresso apprezzamento e ammirazione per le azioni della popolazione cairota che, dopo aver inutilmente chiesto al Governo e alla Giunta militare di Transizione di interrompere i rapporti diplomatici col regime dell'occupazione e di espellerne il personale diplomatico ha assaltato l'ambasciata israeliana nonostante tutte le misure protettive adottate attorno ad essa, costringendo il residente a una precipitosa fuga verso l'aeroporto.
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sabato 10 settembre 2011

L'ambasciata israeliana al Cairo assaltata e semidistrutta dalla folla, l'ambasciatore Levanon in fuga, foto e video esclusivi!




Riceviamo aggiornamenti rispetto al post precedente che ci dettagliano come praticamente tutto l'edificio dell'ambasciata israeliana del Cairo sia stato attaccato e semidistrutto dalla folla inferocita; l'ambasciatore sionista Yithzak Levanon, che dopo una prolungata assenza mascherata da "vacanza con la famiglia" era tornato alla sua sede proprio questa settimana ha dovuto rapidamente ri-prendere i bagagli in mano e venire scortato dalle forze di sicurezza egiziane all'aeroporto.




Ridicola e imbelle come al solito la 'reazione' dell'inquilino nero della Casa Bianca, tanto bravo a fare bei discorsi davanti a platee di dittatori ammaestrati (proprio al Cairo, in un 2009 che oggi sembra distante due decadi invece che due anni) quanto tentennante e inconcludente quando é messo di fronte a quelle crisi di politica estera che dovrebbero essere la prova suprema della "stoffa" di uno statista. Barack Obama ha telefonato al Maresciallo Tantawi raccomandandogli di 'rispettare la legge internazionale', scordandosi che la legge internazionale ha come fondamento la volontà dei popoli e se il popolo egiziano ha deciso di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche con il regime ebraico non c'é Maresciallo o giunta militare che possa fargli cambiare idea.




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martedì 6 settembre 2011

Barriere e filo spinato al Cairo per proteggere l'ambasciata sionista dalle proteste della popolazione!

Immagini dell'erezione della barriera, prese lo scorso week-end.
 Una barriera é stata eretta sul Ponte dell'Università al Cairo, nel tentativo di proteggere l'ambasciata sionista dalle sempre più massicce e impazienti proteste di decine e decine di migliaia di cittadini che ne chiedono la chiusura e l'espulsione del personale. In determinate occasioni le manifestazioni si fanno anche più imponenti, come accade regolarmente durante i venerdì di preghiera e, di tanto in tanto, si compiono gesti eclatanti come quello di Ahmad al Shahhat, ribattezzato "Flagman" dalla folla in visibilio dopo che, arrampicandosi in cima all'alto palazzo come un vero Uomo Ragno, ha strappato la bandiera sionista dal pennone che lo sormontava per sostituirvi quella egiziana.
L'ambasciata sionista in una foto d'archivio precedente l'impresa di 'Flagman', il vessillo bianco e blu dello stato ebraico é ancora visibile in cima all'edificio.
La barriera, alta tre metri e lunga 70, é stata prescritta dal Consiglio militare di Transizione guidato da Tantawi, che ha anche piazzato filo spinato tutto intorno. Tanta solerzia nel proteggere la rappresentanza sionista ovviamente non farà bene alle quotazioni dell'anziano maresciallo e certo convincerà molti egiziani a votare per i rappresentanti politici che garantiscano una più coerente posizione antisionista nelle prossime elezioni politiche autunnali.
Subito dopo avere innalzato la barriera, gli stessi operai che l'hanno costruita aiutano la popolazione a dipingerla coi colori nazionali egiziani, per dimostrare la loro solidarietà coni dimostranti
Tornando all'impresa di "Flagman", le autorità egiziane hanno ignorato le richieste di prosecuzione del giovane Al-Shahhat espresse da parte dell'ambasciatore di Tel Aviv, e il vessillo da lui issato sul tetto del palazzo garrisce ancora al vento; timorosi di scatenare ulteriormente la rabbia popolare gli impiegati della delegazione sionita si sono ben guardati dal rimuoverla, limitandosi a esporre un'altra bandiera israeliana (quella originale venne gettata da Al-Shahhat alla folla che prontamente l'ha fatta a pezzi), ma facendola semplicemente penzolare in maniera un po' triste da un balcone; come uno strofinaccio da cucina steso ad asciugare.

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domenica 4 settembre 2011

Anche la Jihad Islamica apprezza le misure turche contro Israele!


Il Movimento per la Jihad islamica in Palestina ha salutato le recenti decisioni del Governo turco di adottare misure punitive contro l'entità dell'Occupazione sionista in seguito alla mancanza di scuse ufficiali per l'aggressione armata contro la motonave Mavi Marmara; in un comunicato stampa rilasciato sabato l'organizzazione definisce le decisioni di Ankara "un importante passo sulla strada dell'isolamento internazionale di quest'entità sionista, aliena e nociva per l'intera regione".

Il movimento ha esteso un richiamo a tutti i paesi arabi e musulmani che continuano a intrattenere rapporti diplomatici e commerciali con il Regime ebraico a prendere misure simili e ad affrettarne così il collasso. "Tali decisioni dovrebbero venire annunciate il prima possibile e tradotte in azione senza indugi, affinché raggiungano il loro effetto in maniera coordinata e possano massimizzare il loro potere deterrente e dissuasivo".

In una notizia correlata, commentando le misure prese contro Israele il Presidente turco Abdullah Gul ha voluto precisare: "Alcuni osservatori hanno espresso stupore alla severità delle nostre reazioni per quello che consideravano un incidente ormai distante; a queste persone voglio dire che lo Stato turco non dimentica le vite dei suoi cittadini e che le nostre misure sono arrivate ora perché fino all'ultimo abbiamo sperato in una condotta responsabile e accettabile da parte di Israele, che non si é manifestata, causando la nostra risposta".

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sabato 3 settembre 2011

Hamas accoglie con favore ed entusiasmo le rappresaglie diplomatiche turche contro lo Stato ebraico!


Hamas, l'organizzazione musulmana di Resistenza che legittimamente amministra la Striscia di Gaza in accordo coi risultati delle elezioni del 2006, ha accolto molto positivamente la decisione del Governo Erdogan di degradare la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, espellere l'ambasciatore sionista ad Ankara e interrompere i progetti di cooperazione con il regime sionista. In un comunicato esteso nella serata di ieri la rappresaglia per l'assenza di scuse ufficiali e riparazione per le famiglie delle vittime dell'aggressione armata consumatasi sulla Mavi Marmara nella primavera del 2010 é stata definita come "Un passo nella giusta direzione".

"In risposta alla violenza piratesca dell'attacco e alla prolungata e studiata arroganza mostrata a riguardo dai politici sionisti la reazione turca é giusta, misurata e ineccepibile dal punto di vista legale e morale". Sostegno ancora più caloroso ha riscosso l'annuncio sempre di parte turca che denunce e richieste di prosecuzione verranno sporte presso tutte le sedi legalmente competenti a livello internazionale affinché i responsabili morali e materiali dell'arrembaggio e della strage che ne é seguita vengano messi sotto processo.

Il movimento Hamas ha altresì invitato i paesi arabi, mediorientali e asiatici, musulmani e non, a mobilitarsi per rendere ancora più stringente e nocivo il boicottaggio economico degli interessi sionisti, per abbattere una volta per tutte l'iniquo e disumano strangolamento economico della Striscia e per prestare maggiore e più coerente sostegno al Popolo di Palestina per consentirgli di riavere integra la propria libertà, i propri diritti e la dignità nazionale come Stato democratico, autonomo e indipendente.

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Sui rapporti con Tel Aviv cala la scure di Erdogan e Davutoglu: tra Turchia e regime ebraico è ormai 'guerra fredda'!


Come annunciato, l'ONU ha rilasciato il suo rapporto sull'incidente della motonave 'Mavi Marmara' durante il quale forze militari israeliani arrembarono con forza letale una nave disarmata di attivisti umanitari massacrandone una decina (nove cittadini turchi) e ferendone oltre quaranta, agendo fuori da ogni legalità e aggredendo un natante che si trovava in acque internazionali. Come promesso e annunciato a più riprese e in diversi consessi, una volta pubblicate le conclusioni delle Nazioni Unite, il Governo Erdogan ha dato il via al cosiddetto 'piano b' di ritorsione diplomatica ed economica contro lo Stato ebraico che, a oltre un anno di distanza dai fatti, continua pervicacemente a rifiutarsi di estendere scuse ufficiali al popolo turco e alle famiglie delle vittime.

L'ambasciata turca in israele é stata trasformata in un segretariato di secondo livello mentre l'ambasciatore sionista in Turchia ha ricevuto nelle scorse ore notifica di espulsione e dovrà tornare in patria entro il 7 settembre; tutti gli accordi e i progetti comuni in campo scientifico, culturale e militare sono immediatamente interrotti. In un periodo in cui Israele sta perdendo tutti i suoi interlocutori nel mondo arabo, lo sfacelo dei rapporti diplomatici con un paese musulmano importante come la Turchia sono un grave scacco per Tel Aviv.

La colpa di queste severe misure é ascrivibile in toto alla condotta del regime di Tel Aviv; sarebbe bastato molto poco a disinnescare la tensione e risolvere la crisi, ma evidentemente Netanyahu e i suoi alleati militaristi e integralisti tengono più alla loro bullistica fama di "duri che non chiedono scusa" piuttosto che agli interessi del loro paese e del loro popolo. Il deputato arabo-israeliano Haneen Zoabi (a sua volta reduce della 'Mavi Marmara' ha applaudito la risoluta mossa turca, commentando che, a causa della condotta irresponsabile ed aggressiva dello Stato ebraico quelli con Ankara non saranno certo gli ultimi rapporti bilaterali a subire guasti e battute d'arresto.
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lunedì 29 agosto 2011

Non si interrompono le proteste attorno all'ambasciata sionista al Cairo, la folla continua a chiedere la sua chiusura!


Decine di migliaia di egiziani continuano a riunirsi ogni giorno attorno al palazzo dell'ambasciata sionista del Cairo, chiedendo a gran voce con sit-in, slogan e cartelli la chiusura e l'espulsione di tutto il personale. L'opinione pubblica egiziana, al di là di ogni differenza politica, etnica e religiosa non vuole tollerare un giorno di più la presenza di una delegazione che ricorda loro i trenta e passa anni di umiliazione cominciati quando Anwar Sadat decise sciaguratamente di sperperare il patrimonio di credibilità e prestigio guadagnato dalla brillante condotta della Guerra del Ramadan (in cui le forze armate sioniste erano state costrette a implorare massicci aiuti americani per non venire sopraffatte) accettando i compromessi di Camp David e rinnegando l'eredità di vent'anni di nasserismo.


Ovviamente, é rimasta "lettera morta" l'assurda richiesta sporta dal Governo di Tel Aviv di perseguire il giovane Ahmad al Shahhat che, nella notte del 20 agosto scorso si é arrampicato fino in cima al palazzo dell'ambasciata, ha strappato la bandiera israeliana e la ha sostituita con quella egiziana. Lungi dal venire fermato o arrestato Al-Shahhat é diventato immediatamente popolarissimo in patria e in tutto il Mondo Arabo e, col soprannome di "Flagman" é ormai celebrato come un eroe, tramite video su youtube, montaggi musicali della sua impresa, magliette e altro merchandise.


La presenza precauzionale di un cordone di blindati e personale di sicurezza impedisce che la folla, che nelle giornate del venerdì raggiunge anche la consistenza di centinaia di migliaia di persone, possa prendere d'assalto l'edificio ma, più passa il tempo senza una autorevole presa di posizione del Governo Sharaf o della Giunta militare di Transizione e più diventa probabile l'ipotesi che, sorvegliata o meno, l'ambasciata sionista in Egitto faccia la stessa fine di quella americana di Teheran trentadue anni fa.

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sabato 27 agosto 2011

La Repubblica Islamica Iraniana pronta a inviare personale diplomatico al Cairo, riaprendo relazioni diplomatiche con l'Egitto



Mentre a centinaia di migliaia gli Egiziani, nel corso delle manifestazioni per la Giornata Internazionale di Al-Quds 2011 hanno reiterato la loro richiesta per l'immediata espulsione di tutti i diplomatici sionisti dal paese e per l'interruzione unilaterale di ogni rapporto diplomatico col regime ebraico di Tel Aviv, il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha dichiarato che Teheran ha già assemblato un team di funzionari "di primo livello" e, appena possibile, conta di inviarli al Cairo per stabilire una delegazione ufficiale, riaprendo ufficialmente le relazioni diplomatiche interrotte dopo la Rivoluzione Islamica, quando l'Egitto, allora egemonizzato dal traditore del nasserismo, Anwar Sadat, accolse lo Shah fuggitivo rifiutandosi di estradarlo in patria perché venisse giudicato per i suoi crimini.

Salehi ha dichiarato: "Siamo ormai certi che le relazioni bilaterali sono sul punto di venire rilanciate su un registro di armonia e cooperazione", aggiungendo che, visti i numerosi e rapidi sviluppi della situazione politica interna egiziana, non si aspetta che la delegazione possa insediarsi prima di 'alcuni mesi'. "L'Iran e l'Egitto sono nazioni di primo piano nello scenario Nordafricano e Mediorientale, le loro relazioni risalgono ai tempi dei Faraoni e degli Imperatori di Persia; quanto più intensi e fecondi saranno i rapporti futuri fra di esse tanto più stabile, pacifico e sicuro sarà lo scenario politico circostante".

In aprile, l'allora Ministro degli Esteri egiziano Nabil Arabi (attualmente Segretario della Lega Araba) compì i primi passi per il riavvicinamento tra Il Cairo e Teheran, mettendo un moto un processo che, attraverso successivi passi compiuti da rappresentanti politici, civili, culturali e religiosi, si é infittito e accelerato sempre più, fino ad arrivare agli sviluppi odierni.
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giovedì 25 agosto 2011

Israele é alle "comiche finali"; Barak dichiara: "Vogliamo riparare la frattura con l'Egitto", poi si contraddice: "Non ho chiesto scusa per le guardie uccise!"


"Non ho mica chiesto scusa!", la frase, istintivamente, viene da immaginarsela pronunciata nel tono affannato e flebile del miglior Paolo Villaggio, quello che andava "in un marasma allucinante" sottoposto a solenni 'grigliature' da Gianni Agus, mentre stava sulla diabolica poltrona-sacco; in un marasma davvero fantozziano deve esserci proprio Ehud Barak, già laburista, poi scissionista per formare l'ennesimo partito militarista e razzista che contamina l'arco parlamentare sionista, attualmente Ministro della Guerra, per lasciarsi scappare una "perla" che né più né meno distrugge tutti gli approcci finora tentati per ricucire la grave frattura diplomatica col Cairo, seguita all'uccisione, tramite razzo assassino lanciato da un elicottero, di cinque guardie di confine egiziane (tre morte sul colpo, due in seguito).

Ovviamente il poco furbo Barak pensava di parlare a beneficio della platea interna, dove, come "macho" responsabile della Difesa (proprio lui! così rotondetto e burroso, che quando si mette in uniforme sembra proprio un impiegato che gioca al softair!!) voleva fare vedere di essere un vero duro, che mica chiede scusa, lui; ma si sa, in questo mondo globalizzato registrazioni e filmati corrono veloci oltre le frontiere e, nel Paese delle Piramidi, la sua uscita non ha mancato di infiammare di sdegno anche quella parte di opinione pubblica che aveva reagito positivamente all'espressione di cordoglio per la morte delle guardie doganali.


Questa gravissima gaffe rende vano tutto il lavorio diplomatico fin qui svolto per cercare di 'disinnescare' una crisi che potrebbe benissimo evolversi fino alla revoca del Trattato di Camp David, al ritorno di truppe del Cairo nella penisola del Sinai, alla riapertura totale e definitiva (non limitata come ora ai soli passeggeri), del varco di Rafah e, valutano alcuni esperti, persino nell'estensione di un "ombrello" di difesa antiaereo sulla Striscia di Gaza, in modo da mettere una volta per tutte fine alle incursioni aeree sioniste contro la popolazione civile dell'enclave.

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domenica 21 agosto 2011

Al Cairo la folla strappa la bandiera dell'ambasciata israeliana; Barak tenta maldestramente di 'scusarsi' per il massacro delle guardie di confine!


Continuano ad ammassarsi a migliaia i manifestanti attorno all'ambasciata sionista del Cairo, giorno e notte, chiedendo che la rappresentanza venga chiusa, l'ambasciatore espulso e ogni relazione diplomatica dell'Egitto col regime ebraico venga definitivamente interrotta; sfidando gli incerti della scalata e approfittando dei numerosi appigli forniti da elementi esterni di aria condizionata e antenne paraboliche un guovane egiziano di nome Ahmad al Shahhat (foto sopra, mentre viene portato in trionfo) si é arrampicato fino all'attico strappando dal suo sostegno la bandiera israeliana. Alla sua discesa, salutato come un eroe, é stato sottratto dalla folla in visibilio alle 'attenzioni' di polizia e militari che volevano fermarlo.


Intanto lo sdegno per gli indiscriminati attacchi sionisti contro Gaza mette in agitazione le masse non solo in Egitto, ma anche in Giordania, dove cortei di molte migliaia di persone chiedono ogni giorno con sempre più forza l'interruzione delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv e l'abrogazione dell'accordo di pace siglato da Re Hussein nel 1994, quando sembrava che sottomettersi ai diktat americani e israeliani fosse l'alternativa più comoda e facile.

In mezzo a queste tempeste i polsi dei politici sionisti hanno cominciato a tremare e persino Ehud Barak, già pettoruto generale, ha frettolosamente fatto recapitare al Governo egiziano e alla Giunta militare di Transizione le sue "scuse" per l'uccisione di guardie di confine nella penisola del Sinai, annunciando che una commissione d'indagine mista verrà istituita per fare luce sull'accaduto. Sarà questo un gesto sufficiente a disinnescare la ritorsione del Cairo, che ha richiamato in patria 'sine die' il suo ambasciatore da Tel Aviv?

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sabato 20 agosto 2011

L'Egitto richiama il suo ambasciatore da Tel Aviv, mentre il regime ebraico prepara "azioni militari" contro il Sinai!


Sono continuate per tutta la notte le manifestazioni di protesta dei cittadini egiziani di fronte all'ambasciata sionista al Cairo e, per un'ambasciata assediata, un'altra minaccia di chiudere i battenti: il Governo egiziano ha infatti deciso di richiamare in patria il proprio ambasciatore da Tel Aviv, in attesa di "scuse ufficiali" da parte di Israele per l'uccisione di guardie di confine egiziane, raggiunte da un razzo partito da un'elicottero con la stella di davide.

Essam Sharaf, capo dell'Esecutivo ad interim che gestisce il paese in attesa delle elezioni previste per questo autunno, ha dichiarato: "Il sangue egiziano é troppo prezioso perché possa venire sparso senza una nostra pronta e decisa reazione; quel che era tollerabile sotto il sottomesso e servile regime di Mubarak non é più accettabile nel Nuovo Egitto nato dalla Rivoluzione".

Anche altri esponenti del panorama politico locale hanno commentato; così Amr Moussa: ex-Segretario Generale della Lega Araba e candidato in pectore alla poltrona presidenziale: "Israele deve capire una volta per tutte che i giorni in cui poteva permettersi di uccidere nostri cittadini senza una ferma e dura risposta sono finiti per sempre".

Ma le aggressioni contro l'Egitto potrebbero essere solo all'inizio se fosse verificato quanto riportato dall'emittente sionista "Arutz Sheva", secondo la quale il Consiglio nazionale di Sicurezza starebbe preparando "azioni armate" contro la penisola del Sinai, che l'ormai vetusto e screditato 'Accordo di Camp David' dichiarava interdetta a qualunque attività militare dal 1979.
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