Nella sua shylockiana guerra contro il coraggioso popolo di Gaza non esiste bassezza meschina che gli invasori giudei di Tel Aviv non si ridurrebbero a usare: ivi compreso il sequestro di persona e la fabbricazione di accuse false. Nel 2011 l'Ingegnere di Gaza Dirar Abu Sisi venne rapito da sgherri del Mossad mentre si trovava a Kiev, in visita alla famiglia della moglie: ovviamente i banderisti trafficanti di droga e fascisti della Galizia avranno aiutato gli Ebrei in questa 'bella prodezza': rapire un padre di famiglia in visita a parenti.
Portato nella Palestina Occupata e incarcerato senza alcun motivo, Sisi é stato poi 'accusato' di aver contribuito a migliorare raggio e portata dei razzi artigianali con cui la coraggiosa Resistenza di Hamas fa pagare a Sion le sue aggressioni e i suoi bombardamenti proditori. Dal 2009 all'anno scorso i 'Qassam' di Hamas hanno raddoppiato il raggio utile e aumentato anche la potenza esplosiva.
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mercoledì 15 luglio 2015
Il regime ebraico 'accusa' l'Ingegner Dirar Abu Sisi di avere migliorato i razzi di Hamas: ovviamente ciò é falso!
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domenica 2 novembre 2014
Come l'Asse della Resistenza é passato dal "mandare pesci" a Gaza a insegnare ai Palestinesi a "pescare" per conto proprio!
"Dai un pesce a un uomo, e questi mangerà per un giorno; insegnali a pescare e si sfamerà per tutta la vita".
La veridicità di questo adagio é esemplificata dai progressi delle organizzazioni armate palestinesi che nel corso di meno di un decennio sono passate dal dover dipendere dalla solidarietà dell'Asse della Resistenza per i loro rifornimenti di razzi con cui difendersi dalle aggressioni sioniste a riuscire autonomamente (grazie agli insegnamenti forniti dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana, dal corpo di artiglieria dell'Esercito Siriano e dagli Hezbollah libanesi) a fabbricare vettori in grado di arrivare a Tel Aviv, a Gerusalemme e persino ad Haifa.
La Resistenza palestinese iniziò a colpire obiettivi sionisti dalla Striscia di Gaza con l'Intifada delle Moschee: inizialmente il bersaglio principale era Sderot, insediamento illegale preso di mira con razzi rudimentali e colpi di mortaio.
La Guerra d'Estate tra sionisti ed Hezbollah, nel 2006, fece apparire evidente ai Palestinesi, che intanto nel 2004 erano riusciti a cacciare gli occupanti sionisti dalla Striscia, come un forte arsenale di razzi fosse un'arma potente tanto dal punto di vista militare quanto da quello politico; nessun elemento della guerra di otto anni fa rese evidente la totale sconfitta sionista quanto il fatto che "i razzi continuavano ad arrivare" sulla Galilea Occupata fino all'ultima ora prima dell'Armistizio.
Un programma di addestramento venne subito lanciato dalle potenze dell'Asse della Resistenza: militanti palestinesi uscivano dalla Striscia, viaggiavano fino al Libano o alla Siria e qui venivano 'presi in consegna' da ufficiali dell'IRGC iraniana, che li portavano nella Repubblica Islamica e li istruivano sulle basi della balistica, sulla chimica dei materiali necessari ai razzi, e controllavano il loro apprendimento facendogli costruire razzi di prova che poi venivano lanciati in zone deserte.
I punti di arrivo di quei razzi venivano accuratamente segnalati e riportati e gli 'studenti' venivano incoraggiati a produrre 'rose' di impatti sempre più ristrette e precise. In seguito altri 'corsi' vennero istituiti in Siria e persino quando si verificarono incidenti (anche con feriti) Assad non fece mai venire meno il suo appoggio a quelle iniziative.
Ma i razzi prodotti a Gaza erano di cattiva qualità e quindi si iniziò un programma di rifornimento via mare e via tunnel, con i vettori iraniani e siriani che venivano spostati in Sudan, poi in Egitto e qui attraversavano il Sinai fino a Gaza oppure venivano caricati su imbarcazioni che poi gettavano contenitori ermeticamente chiusi in mare in zone accuratamente scelte, dove le correnti li avrebbero spinti verso le spiagge della Striscia fino a che un semplice sommozzatore fosse stato in grado di identificarli e trascinarli a riva.
Ma i razzi, soprattutto i modelli più potenti e a lungo raggio, erano molto ingombranti e scomodi da trasferire, persino se smontati in tanti componenti, il loro propellente poi rischiava di deteriorarsi nel lungo viaggio, quindi la parte di know-how e addestramento non venne mai interrotta.
A Gaza arrivavano componenti critici ma tutto quello che i Palestinesi potevano costruirisi o prodursi da soli veniva incoraggiato e anzi aumentato: dapprima i razzi venivano rimontati a Gaza e riempiti di propellente fabbricato in loco, poi fu la volta dell'esplosivo, in breve, quando la metallurgia delle officine clandestine fu abbastanza avanzata, anche gli involucri dei razzi (di certo la parte più pesante e ingombrante) vennero fatti realizzare a Gaza.
Questa scelta si rivelò vincente con la caduta di Mubarak: il dittatore egiziano era un servo di Israele e Washington ma il suo regime aveva il 'bonus' di essere corrottissimo, quindi per ben finanziati ufficiali di Hezbollah e dell'IRGC era facile trovare il modo con adeguate 'mazzette' di far passare nel Sinai o nei porti egiziani i carichi.
Il regime ikhwanita di Morsi si adoperò subito per ostacolare in ogni modo i transiti di componenti per razzi, su ordine dei suoi padroni di Doha che volevano escludere l'Iran dalla scena della Resistenza Palestinese, ma per allora Gaza era già in grado di fabbricare da sola razzi quasi avanzati come i migliori disponibili a Siria e Iran e la dimostrazione ci fu dopo la Guerra degli Otto Giorni nel 2012, quando l'intero arsenale di razzi sparati contro obiettivi ebraici venne non solo ricostituito ma addirittura aumentato in pochissimo tempo.
Nell'ultima Guerra di Gaza, al contrario di quella precedente, non solo i razzi Fajr "di importazione" erano in grado di raggiungere Tel Aviv, ma anche i loro equivalenti 'locali, come gli M-75, i Buraq-70, i Buraq-100. Senza tutti i costi di trasporto e addentellati vari i razzi 'Made in Gaza' sono estremamente più economici e la quantità prodotta può aumentare esponenzialmente.
Tanto per fare un esempio, un razzo Type-107 quando veniva contrabbandato poteva richiedere la spesa di 800 dollari usa, mentre un razzo identico fatto a Gaza costa un ottavo di quella cifra. Un Fajr-5 in grado di arrivare all'Aeroporto Ben Gurion costava 15.000 $, un razzo fatto a Gaza con le stesse caratteristiche appena 5.000.
Gli esperti in grado di manipolare le sostanze chimiche, i metalli, le componenti di precisione necessarie a queste armi sono tra gli 'assetti' più gelosamente custoditi dalle Brigate della Resistenza, forse anche più dei comandanti. Ogni volta che si recano al lavoro vengono prelevati da militanti armati di sicura fiducia e portati ai laboratori sotterranei della loro organizzazione bendati, in maniera che anche se venissero catturati (Dio non voglia) non potrebbero nemmeno rivelare la posizione del loro luogo di lavoro.
La veridicità di questo adagio é esemplificata dai progressi delle organizzazioni armate palestinesi che nel corso di meno di un decennio sono passate dal dover dipendere dalla solidarietà dell'Asse della Resistenza per i loro rifornimenti di razzi con cui difendersi dalle aggressioni sioniste a riuscire autonomamente (grazie agli insegnamenti forniti dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana, dal corpo di artiglieria dell'Esercito Siriano e dagli Hezbollah libanesi) a fabbricare vettori in grado di arrivare a Tel Aviv, a Gerusalemme e persino ad Haifa.
La Resistenza palestinese iniziò a colpire obiettivi sionisti dalla Striscia di Gaza con l'Intifada delle Moschee: inizialmente il bersaglio principale era Sderot, insediamento illegale preso di mira con razzi rudimentali e colpi di mortaio.
La Guerra d'Estate tra sionisti ed Hezbollah, nel 2006, fece apparire evidente ai Palestinesi, che intanto nel 2004 erano riusciti a cacciare gli occupanti sionisti dalla Striscia, come un forte arsenale di razzi fosse un'arma potente tanto dal punto di vista militare quanto da quello politico; nessun elemento della guerra di otto anni fa rese evidente la totale sconfitta sionista quanto il fatto che "i razzi continuavano ad arrivare" sulla Galilea Occupata fino all'ultima ora prima dell'Armistizio.
Un programma di addestramento venne subito lanciato dalle potenze dell'Asse della Resistenza: militanti palestinesi uscivano dalla Striscia, viaggiavano fino al Libano o alla Siria e qui venivano 'presi in consegna' da ufficiali dell'IRGC iraniana, che li portavano nella Repubblica Islamica e li istruivano sulle basi della balistica, sulla chimica dei materiali necessari ai razzi, e controllavano il loro apprendimento facendogli costruire razzi di prova che poi venivano lanciati in zone deserte.
I punti di arrivo di quei razzi venivano accuratamente segnalati e riportati e gli 'studenti' venivano incoraggiati a produrre 'rose' di impatti sempre più ristrette e precise. In seguito altri 'corsi' vennero istituiti in Siria e persino quando si verificarono incidenti (anche con feriti) Assad non fece mai venire meno il suo appoggio a quelle iniziative.
Ma i razzi prodotti a Gaza erano di cattiva qualità e quindi si iniziò un programma di rifornimento via mare e via tunnel, con i vettori iraniani e siriani che venivano spostati in Sudan, poi in Egitto e qui attraversavano il Sinai fino a Gaza oppure venivano caricati su imbarcazioni che poi gettavano contenitori ermeticamente chiusi in mare in zone accuratamente scelte, dove le correnti li avrebbero spinti verso le spiagge della Striscia fino a che un semplice sommozzatore fosse stato in grado di identificarli e trascinarli a riva.
Ma i razzi, soprattutto i modelli più potenti e a lungo raggio, erano molto ingombranti e scomodi da trasferire, persino se smontati in tanti componenti, il loro propellente poi rischiava di deteriorarsi nel lungo viaggio, quindi la parte di know-how e addestramento non venne mai interrotta.
A Gaza arrivavano componenti critici ma tutto quello che i Palestinesi potevano costruirisi o prodursi da soli veniva incoraggiato e anzi aumentato: dapprima i razzi venivano rimontati a Gaza e riempiti di propellente fabbricato in loco, poi fu la volta dell'esplosivo, in breve, quando la metallurgia delle officine clandestine fu abbastanza avanzata, anche gli involucri dei razzi (di certo la parte più pesante e ingombrante) vennero fatti realizzare a Gaza.
Questa scelta si rivelò vincente con la caduta di Mubarak: il dittatore egiziano era un servo di Israele e Washington ma il suo regime aveva il 'bonus' di essere corrottissimo, quindi per ben finanziati ufficiali di Hezbollah e dell'IRGC era facile trovare il modo con adeguate 'mazzette' di far passare nel Sinai o nei porti egiziani i carichi.
Il regime ikhwanita di Morsi si adoperò subito per ostacolare in ogni modo i transiti di componenti per razzi, su ordine dei suoi padroni di Doha che volevano escludere l'Iran dalla scena della Resistenza Palestinese, ma per allora Gaza era già in grado di fabbricare da sola razzi quasi avanzati come i migliori disponibili a Siria e Iran e la dimostrazione ci fu dopo la Guerra degli Otto Giorni nel 2012, quando l'intero arsenale di razzi sparati contro obiettivi ebraici venne non solo ricostituito ma addirittura aumentato in pochissimo tempo.
Nell'ultima Guerra di Gaza, al contrario di quella precedente, non solo i razzi Fajr "di importazione" erano in grado di raggiungere Tel Aviv, ma anche i loro equivalenti 'locali, come gli M-75, i Buraq-70, i Buraq-100. Senza tutti i costi di trasporto e addentellati vari i razzi 'Made in Gaza' sono estremamente più economici e la quantità prodotta può aumentare esponenzialmente.
Tanto per fare un esempio, un razzo Type-107 quando veniva contrabbandato poteva richiedere la spesa di 800 dollari usa, mentre un razzo identico fatto a Gaza costa un ottavo di quella cifra. Un Fajr-5 in grado di arrivare all'Aeroporto Ben Gurion costava 15.000 $, un razzo fatto a Gaza con le stesse caratteristiche appena 5.000.
Gli esperti in grado di manipolare le sostanze chimiche, i metalli, le componenti di precisione necessarie a queste armi sono tra gli 'assetti' più gelosamente custoditi dalle Brigate della Resistenza, forse anche più dei comandanti. Ogni volta che si recano al lavoro vengono prelevati da militanti armati di sicura fiducia e portati ai laboratori sotterranei della loro organizzazione bendati, in maniera che anche se venissero catturati (Dio non voglia) non potrebbero nemmeno rivelare la posizione del loro luogo di lavoro.
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venerdì 11 luglio 2014
L'arsenale di razzi della Resistenza palestinese: cronaca di un successo senza precedenti!!
Ancora una volta troviamo utilissimo un articolo pubblicato sul sito-web del Partito Socialista della Nazione Siriana che fa il punto sulle risorse balistiche a disposizione dei gruppi armati della Resistenza Palestinese attualmente impegnati a far pagare il massimo prezzo: umano, economico e militare, al regime giudaico di occupazione per la sua ingiustificata aggressione militare contro la Striscia di Gaza.
Possiamo immaginare l'arsenale balistico della Resistenza Palestinese come una Ziqqurat o un Teocalli, una piramide a gradoni di cui ogni scalino rappresenta un maggiore livello di raggio d'azione e letalità della testata, con il caveat che tanto più potenti diventano i razzi in tanti meno esemplari sono disponibili.
Alla base vi sono i razzi artigianali (Qassam, Al-Quds, Nasser...) costruiti con materiali di recupero e il cui propellente e la cui testata esplosiva sono ricavati da basi tanto comuni quanto facilmente reperibili (fertilizzanti, insetticida, detergenti, persino zucchero...) queste armi per quanto poco precise e di raggio limitato sono importanti perché permettono di saturare le inefficienti ed erratiche 'difese' sioniste tipo 'iron dome'.
Al secondo livello stanno i razzi 'Grad' da 122mm...inzialmente di totale importazione esterna (tramite Hezbollah, Siria, Iran e Sudan) piano piano le conoscenze e le tecniche di costruzione e assemblaggio di vettori simili sono state trasferite nella Striscia e ora si può affermare con ragionevole sicurezza che razzi intermedi da 107, 120, 122 e 150mm sono nelle possibilità costruttive della Resistenza, anche se magari certi materiali devono venire portati da fuori (comunque é più facile portare materiali sciolti piuttosto che ingombranti razzi pre-assemblati).
Poi vi sono gli M-302, di origine iraniana ma raffinati e perfezionati in Siria che hanno permesso di cambiare l'equazione strategica e di mettere nel raggio della Resistenza Palestinese obiettivi come Gerusalemme e Tel Aviv. Con 40 chili di testata e 100-120 Km di raggio queste armi sono l'ossessione dei politici sionisti che ne temono il grande potenziale pratico e psicologico.
Infine abbiamo i Fajr-5, elaborazione iraniana di un razzo cinese capaci di portare 80 Kg di esplosivo a 150 Km di distanza, grazie a queste armi nessuna località delle terre occupate dal '48 può più dirsi 'al sicuro' dalla rappresaglia armata di Gaza. Si spera, nel prossimo futuro che anche gli M-302 e i Fajr possano venire autonomamente prodotti nella Striscia.
Possiamo immaginare l'arsenale balistico della Resistenza Palestinese come una Ziqqurat o un Teocalli, una piramide a gradoni di cui ogni scalino rappresenta un maggiore livello di raggio d'azione e letalità della testata, con il caveat che tanto più potenti diventano i razzi in tanti meno esemplari sono disponibili.
Alla base vi sono i razzi artigianali (Qassam, Al-Quds, Nasser...) costruiti con materiali di recupero e il cui propellente e la cui testata esplosiva sono ricavati da basi tanto comuni quanto facilmente reperibili (fertilizzanti, insetticida, detergenti, persino zucchero...) queste armi per quanto poco precise e di raggio limitato sono importanti perché permettono di saturare le inefficienti ed erratiche 'difese' sioniste tipo 'iron dome'.
Al secondo livello stanno i razzi 'Grad' da 122mm...inzialmente di totale importazione esterna (tramite Hezbollah, Siria, Iran e Sudan) piano piano le conoscenze e le tecniche di costruzione e assemblaggio di vettori simili sono state trasferite nella Striscia e ora si può affermare con ragionevole sicurezza che razzi intermedi da 107, 120, 122 e 150mm sono nelle possibilità costruttive della Resistenza, anche se magari certi materiali devono venire portati da fuori (comunque é più facile portare materiali sciolti piuttosto che ingombranti razzi pre-assemblati).
Poi vi sono gli M-302, di origine iraniana ma raffinati e perfezionati in Siria che hanno permesso di cambiare l'equazione strategica e di mettere nel raggio della Resistenza Palestinese obiettivi come Gerusalemme e Tel Aviv. Con 40 chili di testata e 100-120 Km di raggio queste armi sono l'ossessione dei politici sionisti che ne temono il grande potenziale pratico e psicologico.
Infine abbiamo i Fajr-5, elaborazione iraniana di un razzo cinese capaci di portare 80 Kg di esplosivo a 150 Km di distanza, grazie a queste armi nessuna località delle terre occupate dal '48 può più dirsi 'al sicuro' dalla rappresaglia armata di Gaza. Si spera, nel prossimo futuro che anche gli M-302 e i Fajr possano venire autonomamente prodotti nella Striscia.
mercoledì 9 luglio 2014
Ventuno morti e cento feriti a Gaza: Sionisti! Pagherete Caro, PAGHERETE TUTTO!!
Il bilancio dei continui bombardamenti sionazisti contro la popolazione civile di Gaza é costantemente salito durante tutta la giornata fino a raggiungere la cifra di ventuno morti, l'ultimo confermato solo pochi minuti fa e oltre cento feriti.
Proprio per suscitare il massimo di consapevolezza nei nostri lettori abbiamo deciso di pubblicare la fortissima immagine d'apertura: nel continuo sgranarsi di cifre riguardo le vittime palestinesi può sembrare che i 'feriti' siano quasi una perdita 'minore' quando invece in molte occasioni sono proprio i feriti a invidiare, letteralmente, i morti.
Abbiamo però anche buone notizie: ormai sono oltre cento i razzi scagliati dalle brigate della Resistenza armata contro l'occupazione ebraica e, nonostante gli sforzi del deficitario e costosissimo sistema 'iron dome' ormai molti sono caduti sui sobborghi di Tel Aviv, dove le sirene risuonano in continuazione e ogni attività é ormai impossibile.
Proprio per suscitare il massimo di consapevolezza nei nostri lettori abbiamo deciso di pubblicare la fortissima immagine d'apertura: nel continuo sgranarsi di cifre riguardo le vittime palestinesi può sembrare che i 'feriti' siano quasi una perdita 'minore' quando invece in molte occasioni sono proprio i feriti a invidiare, letteralmente, i morti.
Abbiamo però anche buone notizie: ormai sono oltre cento i razzi scagliati dalle brigate della Resistenza armata contro l'occupazione ebraica e, nonostante gli sforzi del deficitario e costosissimo sistema 'iron dome' ormai molti sono caduti sui sobborghi di Tel Aviv, dove le sirene risuonano in continuazione e ogni attività é ormai impossibile.
martedì 8 luglio 2014
ORMAI E' GUERRA!!! Altri sette civili palestinesi massacrati dai sionisti: quaranta razzi colpiscono fino ad Ashdod!!!
Dopo mesi e mesi di stillicidio, di provocazioni, di aggressioni e bombardamenti da parte sionista é tornato ormai ufficialmente lo stato di aperta ostilità tra l'entità di invasione ebraica e l'enclave di Gaza liberata dall'eroica resistenza armata del Popolo di Palestina.
Da stamane oltre dodici bombardamenti aerei si sono succeduti contro bersagli esclusivamente civili in una serie di 'Terrorangriff' che dovrebbero spezzare la solidarietà tra la popolazione della Striscia e le organizzazioni armate.
Ma i boia di Tel Aviv non hanno fatto bene i loro conti visto che da tutte le sezioni della società di Gaza si leva alto e forte il richiamo alla Resistenza affinché faccia pagare un alto prezzo ai sionazisti per i loro crimini.
Finora sono sette i morti e venticinque i feriti tra i civili palestinesi, ma sono oltre quaranta i razzi, molti dei quali a lungo raggio, che sono piovuti indisturbati su obiettivi nei territori del '48, giungendo fino ad Ashdod.
Quando la Resistenza deciderà di tirare fuori i vettori di maggio calibro e gittata nemmeno Yafo e Tel Aviv saranno più al sicuro!
Da stamane oltre dodici bombardamenti aerei si sono succeduti contro bersagli esclusivamente civili in una serie di 'Terrorangriff' che dovrebbero spezzare la solidarietà tra la popolazione della Striscia e le organizzazioni armate.
Ma i boia di Tel Aviv non hanno fatto bene i loro conti visto che da tutte le sezioni della società di Gaza si leva alto e forte il richiamo alla Resistenza affinché faccia pagare un alto prezzo ai sionazisti per i loro crimini.
Finora sono sette i morti e venticinque i feriti tra i civili palestinesi, ma sono oltre quaranta i razzi, molti dei quali a lungo raggio, che sono piovuti indisturbati su obiettivi nei territori del '48, giungendo fino ad Ashdod.
Quando la Resistenza deciderà di tirare fuori i vettori di maggio calibro e gittata nemmeno Yafo e Tel Aviv saranno più al sicuro!
domenica 9 dicembre 2012
In tutta la Palestina i nuovi nati si battezzano: "Fajr", "Grad" e "Qassam" in onore delle armi a razzo della Resistenza!
Se in Occidente ai pargoli può capitare di ritrovarsi nomi come "Kevin", "Hilary" o, alla meno peggio "Diego Armando" (come nella Napule pallonara di anni '80 e '90) esistono luoghi in cui i nomi dei nuovi nati riflettono ancora urgenze politiche, ideologiche, nazionali, un po' come quando anche da noi i figli potevano chiamarsi 'Benito' (in onore del socialista messicano Juarez, ovviamente), 'Triestina', 'Italo, 'Vladimir' o 'Fidel'.
E' il caso della Palestina, Striscia di Gaza in primis dove, in questi giorni immediatamente successivi alla 'Guerra degli Otto Giorni' gli uffici dell'anagrafe sono stati letteralmente sommersi da richieste di registrazione di nuovi nati con nomi come 'Fajr', 'Grad' e 'Qassam', in onore delle armi a razzo della Resistenza armata che hanno fatto recedere in poco più da una settimana generali e gerarchi sionisti dai loro propositi di invasione terrestre del ghetto assediato.
Ma anche in Cisgiordania, per reazione contro le continue angherie di coloni e occupanti militari, che presto si amplieranno e approfondiranno con le nuove migliaia di "insediamenti" promessi da Netanyahu, le famiglie palestinesi resistono anche battezzando l'ultimo nato col nome di un razzo iraniano o russo, augurandosi che almeno il piccolo Fajr possa vedere una Palestina finalmente libera da invasori e occupanti.
E' il caso della Palestina, Striscia di Gaza in primis dove, in questi giorni immediatamente successivi alla 'Guerra degli Otto Giorni' gli uffici dell'anagrafe sono stati letteralmente sommersi da richieste di registrazione di nuovi nati con nomi come 'Fajr', 'Grad' e 'Qassam', in onore delle armi a razzo della Resistenza armata che hanno fatto recedere in poco più da una settimana generali e gerarchi sionisti dai loro propositi di invasione terrestre del ghetto assediato.
Ma anche in Cisgiordania, per reazione contro le continue angherie di coloni e occupanti militari, che presto si amplieranno e approfondiranno con le nuove migliaia di "insediamenti" promessi da Netanyahu, le famiglie palestinesi resistono anche battezzando l'ultimo nato col nome di un razzo iraniano o russo, augurandosi che almeno il piccolo Fajr possa vedere una Palestina finalmente libera da invasori e occupanti.
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giovedì 15 novembre 2012
Su israhell la rappresaglia di Gaza! Cento razzi lanciati contro Sderot, Ashkelon, Beersheba e Dimona, tre sionisti morti!
Le fazioni della Resistenza armata lo avevano annunciato al momento del codardo omicidio del leader delle Brigate Ezzedine al-Qassam: "I Sionisti hanno aperto di fronte a loro le porte dell'Inferno" e puntualmente una grandinata di razzi si é levata dal piccolo, coraggioso ghetto assediato di Gaza abbattendosi contro le basi militari di Sion, contro gli acquartieramenti dei miliziani ebrei fanatici e, per la prima volta, persino contro le strutture della centrale nucleare "pirata" di Dimona, dove il regime ebraico costruisce indisturbato armi nucleari illegali.
A nulla é valso il propagandistico sistema "Iron Dome" che riesce a stento a bloccare un proiettile ogni quaranta, come da noi denunciato più volte e riportato persino dalla stampa sionista poco prima dell'attuale escalation.
La vuota fanfaronata dell'esercito sionazista che ieri dichiarava di "avere distrutto tutti i depositi di proiettili a lungo raggio 'Fajr'" (i razzi forniti dall'Iran e dalla Siria ai militanti della Striscia) é stata sbugiardata da fatti: sarebbe stato impossibile colpire Beersheba e soprattutto Dimona senza gli avanzati lanciatori a lungo raggio dell'Asse della Resistenza: infatti né i proiettili artigianali né i 'Grad' da 122mm possono volare tanto lontano.
Un'ottima notizia viene dall'insediamento di miliziani di Kiryat Malakhi dove un insediamento di giudei fanatici usati come 'avanguardia' dal regime dell'apartheid é stata centrata in pieno da un proiettile della Resistenza palestinese: il 'clan' dei miliziani ebrei ha subito tre morti (due trentenni e un ventenne) e numerosi feriti, il sacrificio di donne e bambini palestinesi disarmati bombardati dai vigliacchi droni e jet di Tel Aviv comincia a essere compensato come scritto nel Talmud: occhio per occhio e dente per dente!
A nulla é valso il propagandistico sistema "Iron Dome" che riesce a stento a bloccare un proiettile ogni quaranta, come da noi denunciato più volte e riportato persino dalla stampa sionista poco prima dell'attuale escalation.
La vuota fanfaronata dell'esercito sionazista che ieri dichiarava di "avere distrutto tutti i depositi di proiettili a lungo raggio 'Fajr'" (i razzi forniti dall'Iran e dalla Siria ai militanti della Striscia) é stata sbugiardata da fatti: sarebbe stato impossibile colpire Beersheba e soprattutto Dimona senza gli avanzati lanciatori a lungo raggio dell'Asse della Resistenza: infatti né i proiettili artigianali né i 'Grad' da 122mm possono volare tanto lontano.
Un'ottima notizia viene dall'insediamento di miliziani di Kiryat Malakhi dove un insediamento di giudei fanatici usati come 'avanguardia' dal regime dell'apartheid é stata centrata in pieno da un proiettile della Resistenza palestinese: il 'clan' dei miliziani ebrei ha subito tre morti (due trentenni e un ventenne) e numerosi feriti, il sacrificio di donne e bambini palestinesi disarmati bombardati dai vigliacchi droni e jet di Tel Aviv comincia a essere compensato come scritto nel Talmud: occhio per occhio e dente per dente!
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lunedì 29 ottobre 2012
Continua la risposta palestinese alle aggressioni israeliane: Fatah, servile come sempre, condanna la Resistenza armata!
Agli ultimi attacchi e bombardamenti sionazisti che per l'ennesima volta hanno infranto una tregua non ufficiale appena poche ore dopo averla sottoscritta, hanno fatto seguito le raffiche di razzi artigianali e proiettili "Grad" da 122mm che i militanti delle Brigate al-Quds, delle Brigate Salah ad-Din e delle Brigate al-Qassam (queste ultime sempre più svincolate e indipendenti dalla leadership di Hamas abbagliata dall'oro saudita e qatariota) hanno lanciato contro obiettivi militari e acquartieramenti di fantatici armati nella parte di Palestina occupata dal regime ebraico.
Sderot, Eshkol e Hof Ashkelon sono state colpite ripetutamente, senza che il fallace e fasullo sistema "Iron Dome" sia riuscito a intercettare alcunché, grazie alla perizia con cui i miliziani della Resistenza armata palestinese riescono ormai a lanciare le loro raffiche, troppo ravvicinate e veloci da poter venire 'allacciate' dai radar centimetrici comprati da Israhell coi denari americani e tedeschi.
Dimostrando una volta di più il suo servilismo e la piaggeria nei confronti dei desiderata sionisti l'organizzazione Fatah per bocca di Dimitri Dilani ha condannato la reazione sostenendo che essa "rafforza la Destra radicale israeliana"; già perché accucciarsi e rotolarsi sulla pancia come fanno da diciannove anni i 'cagnolini addestrati' di Fatah invece porta vittorie e conquiste per la Causa palestinese, vero??
Abu Ataya, portavoce delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati Popolari di Resistenza invece ha dichiarato che nonostante tutti i tentativi del nemico occupante sionista di seminare dissenso e discordia tra le fila della militanza armata la lotta e le rappresaglie di tutte le fazioni dedite alla Resistenza senza 'se' e 'ma' continueranno ancora puntualmente e con sempre maggiore coordinazione e intensità.
Sderot, Eshkol e Hof Ashkelon sono state colpite ripetutamente, senza che il fallace e fasullo sistema "Iron Dome" sia riuscito a intercettare alcunché, grazie alla perizia con cui i miliziani della Resistenza armata palestinese riescono ormai a lanciare le loro raffiche, troppo ravvicinate e veloci da poter venire 'allacciate' dai radar centimetrici comprati da Israhell coi denari americani e tedeschi.
Dimostrando una volta di più il suo servilismo e la piaggeria nei confronti dei desiderata sionisti l'organizzazione Fatah per bocca di Dimitri Dilani ha condannato la reazione sostenendo che essa "rafforza la Destra radicale israeliana"; già perché accucciarsi e rotolarsi sulla pancia come fanno da diciannove anni i 'cagnolini addestrati' di Fatah invece porta vittorie e conquiste per la Causa palestinese, vero??
Abu Ataya, portavoce delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati Popolari di Resistenza invece ha dichiarato che nonostante tutti i tentativi del nemico occupante sionista di seminare dissenso e discordia tra le fila della militanza armata la lotta e le rappresaglie di tutte le fazioni dedite alla Resistenza senza 'se' e 'ma' continueranno ancora puntualmente e con sempre maggiore coordinazione e intensità.
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lunedì 17 gennaio 2011
"La tregua é una scelta tattica, la Resistenza é pronta a combattere un attacco israeliano"
Khayyed al-Ghul, capo ad interim del PFLP ha dichiarato in una conferenza stampa tenutasi domenica 16 gennaio che, per quanto concerne la situazione della Resistenza, l'attuale tregua con Israele é una decisione a carattere tattico che, per avere migliore e più organico sviluppo, dovrebbe essere sottoscritta ufficialmente da un ampio fronte unificato di Resistenza, in grado di meglio e più profondamente articolare strategie e indirizzi contro l'Occupazione sionista.
Al-Ghul ha altresì dichiarato di disapprovare la tendenza a giustificare con lo sporadico lancio di razzi artigianali o colpi di mortaio effettuato da alcuni individui o da sparuti gruppi estremisti le sproporzionate incursioni militari israeliane contro il territorio della Striscia di Gaza, giacché, al contrario delle operazioni dei gruppi principali della Resistenza palestinese, i raid e i bombardamenti israeliani non si sono mai interrotti, continuando a pesare sopra gli abitanti del territorio palestinese assediato come una gigantesca e incombente Spada di Damocle.
In dichiarazioni rese autonomamente nel corso della giornata di ieri rappresentanti del legittimo Governo palestinese insediato a Gaza e portavoce del movimento musulmano di Resistenza Hamas hanno sottolineato come, ad ogni buon conto, anche qualora i militari sionisti dovessero decidere di reiterare i loro attacchi indiscriminati contro la popolazione civile (di cui proprio in questi giorni é ricorso il secondo doloroso anniversario) esse troveranno le forze armate della Resistenza più che pronte a rendere estremamente dura la vita degli aggressori, avendo esse sfruttato gli ultimi 24 mesi a studiare e imparare le lezioni della guerra del Libano e quelle dell'Operazione Piombo Fuso, a perfezionare le loro tecniche di combattimento asimmetrico e a rinforzare ed estendere la catena di arsenali, bunker, rifugi e roccaforti che forniranno la migliore e più efficace risposta a qualunque velleità dello Stato ebraico di piegare e reprimere i Palestinesi con la forza.
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