lunedì 2 gennaio 2012

Haniyeh a Istanbul si incontra con Erdogan e rivela: "Piano Generale" per la ricostruzione di Gaza insieme alla Turchia!


Il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh si trova in questo momento a Istanbul, terza tappa del suo tour diplomatico, dove é stato calorosamente ricevuto dal suo collega turco Recep Erdogan. Ringraziando per la fraterna accoglienza Haniyeh ha reso onore alla Turchia per il costante sostegno politico e materiale alla causa palestinese, evidenziando il bisogno di alzare il livello di attenzione e reazione contro "l'assalto sionista" verso Gerusalemme, la terza città santa dell'Islam che gli Himmler di Tel Aviv vorrebbero snaturare a colpi di persecuzione etnica e giudeizzazione forzata.

Secondo quanto riportato dall'Agenzia stampa Anadolu Erdogan avrebbe espresso approvazione per le parole di Haniyeh, dichiarandosi in particolare molto soddisfatto per il procedere dell'accordo di riconciliazione e per la prossima inclusione di Hamas e della Jihad Islamica palestinese all'interno dell'OLP. In seguito i due Primi Ministri hanno discusso estesamente del livello di ricostruzione della Striscia di Gaza, rivelando l'esistenza di un 'piano generale' per lo sviluppo dell'enclave, che vede la Turchia coinvolta come partner di primo piano.

Più avanti nella giornata Haniyeh visiterà la motonave Mavi Marmara e incontrerà le famiglie dei martiri assassinati dai commando sionisti in mare aperto, mentre cercavano di raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione tormentata dall'ingiusto e illegale strangolamento economico imposto da Israele.
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"La Marina iraniana espanderà la propria presenza nelle acque internazionali fino all'Oceano Atlantico!"



La Marina iraniana soltanto pochi mesi fa si é incaricata di stupire e smentire quei compiacenti e sbruffoni osservatori occidentali che non la ritenevano capace di inviare le proprie navi nel Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, nel Mar Mediterraneo; adesso, con le esercitazioni di "Velayat 90" che si avviano a conclusione, gli alti gradi dell'IRIN, totalmente soddisfatti delle prestazioni di uomini, vascelli, componenti aeree e sistemi d'arma, hanno annunciato che, in futuro, la nuova generazione di unità di totale costruzione iraniana, di cui i cacciatorpedinieri "Jamaran" e "Velayat" sono soltanto i primi esemplari si spingeranno abitualmente lungo le rotte delle "Acque Blu", fino nell'Oceano Atlantico ed oltre.

"Poco prima dell'inizio di queste manovre il nostro cacciatorpediniere Jamaran é rientrato alla base dopo una lunga missione in acque distanti, che prova la nostra incrementata competenza nella proiezione di potere navale; la missione avrebbe potuto durare ancora a lungo e spingersi in acque più distanti, solo il desiderio di vedere la nave prendere parte alle esercitazioni ci ha spinto a richiamarla", il Contrammiraglio Habibollah Sayyari, comandante in capo della Marina iraniana, ha spiegato che, coerentemente con le indicazioni etiche della leadership della Repubblica e con la dottrina strettamente difensiva delle Forze Armate, tale presenza internazionale non deve essere vista come una minaccia, ma come un segno di maturità e responsabilità di Teheran, nonché della sua volontà di contribuire attivamente alla libertà di navigazione, transito e commercio sulle maggiori rotte navali.

Rispondendo a una domanda dei cronisti del canale satellitare PressTV Sayyari ha commentato le recenti dichiarazioni americane riguardo "l'inabilità" dell'IRIN di riuscire a chiudere lo Stretto di Ormuz alla navigazione, in caso di attacco. "Non ho intenzione di dilungarmi sulle affermazioni di persone che, evidentemente non hanno una buona conoscenza delle nostre forze e delle loro possibilità, ma per rispondere alla vostra domanda ripeterò quel che ho già detto in passato: la chiusura dello Stretto di Ormuz é una delle nostre opzioni-base in determinati protocolli operativi, siamo perfettamente in grado di implementarla e tuttavia, nel superiore interesse della comunità locale e internazionale, siamo pronti e disposti a contribuire a un sistema di sicurezza sostenibile per la Regione, per il quale sentiamo che il contributo di forze estranee al Golfo Persico sia totalmente superfluo e non necessario".
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Il Vicepresidente irakeno sfugge il giudizio per i suoi crimini, preferisce starsene rintanato tra i Curdi!


Tarik al-Hashemi, già Vicepresidente dell'Irak che, all'apice del suo potere, ha usato il dettaglio del suo apparato di sicurezza per organizzare una vera e propria "anonima omicidi" trasformando, con blandizie e ricatti le sue guardie del corpo in 'bounty killer' da usare contro avversari e concorrenti politici, non tornerà a Bagdad per rispondere delle accuse mossegli (come pure, all'indomani dell'incriminazione, aveva pur promesso di fare), ma rimarrà nascosto nella parte curda del paese, protetto dal regime di semi-autonomia a suo tempo garantito ai banditi e ai terroristi del Nord dagli invasori americani.

Intanto, come confermato dal Supremo Consiglio di Giustizia, una richiesta per la pronta confisca di tutti gli assetti e tutte le proprietà di Hashemi é stata consegnata al Ministero delle Finanze. La richiesta di Hashemi di essere sottoposto a processo nella regione curda é stata totalmente scartata e silutata dal portavoce del Comando operazioni di Bagdad, Maggior Generale Qassim Atta, che ha dichiarato: "La capitale dell'Irak é Bagdad e il Signor Hashemi se vuole sottoporsi al giudizio dei suoi pari dovrà venire a Bagdad, dove sono state depositate le prove contro di lui e i suoi complici e da dove é partito il mandato di cattura contro di lui".

Le ex-guardie del corpo di Hashemi hanno già confessato di avere assassinato, tra gli altri, alcuni Generali dell'Esercito e altri ufficiali superiori, commissari e ufficiali di polizia, un ufficiale del Ministero della Salute e uno del Ministero degli Esteri, ricevendo compensi di circa 3000 dollari Usa per ogni "colpo" messo a segno. Dopo avere ricevuto notifica del mandato di cattura nei suoi confronti Hashemi aveva cercato di intorbidare le acque parlando di un presunto "complotto iraniano" contro di lui.
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domenica 1 gennaio 2012

La Repubblica Islamica iraniana produce il suo primo elemento di combustibile nucleare!


Gli ingegneri nucleari iraniani salutano il primo giorno del 2012 annunciando al mondo che il programma di arricchimento dell'uranio, costantemente e diligentemente perseguito durante gli ultimi anni, sta finalmente cominciando a portare frutti: il primo elemento di combustibile nucleare totalmente di produzione iraniana é stato inserito nel reattore di ricerca della capitale Teheran, non prima di essere stato sottoposto a scrupolosi testi fisici.

Secondo quanto rivelato dall'ufficio pubbliche relazioni dell'Organizzazione iraniana per l'Energia atomica la barra di uranio é stata esposta a radiazioni per circa 1500 MW/h e ha superato brillantemente test neutronici in termini di radioattività e di sicurezza del materiale durante le fasi iniziali di irradiazione. All'interno del reattore di ricerca adesso si stanno testando le sue performance sotto stress e a lungo termine.

Una volta provato che la Repubblica Islamica é in grado di produrre autonomamente combustibile nucleare il programma nucleare di Teheran, che comprende già una centrale nucleare costruita con l'aiuto e la cooperazione della russa ROSATOM a Bushehr, avrà fatto un enorme passo in avanti. Finora gli impianti di ricerca iraniani, come il reattore di Teheran sono stati utilizzati per soddisfare la richiesta nazionale di prodotti radiofarmaceutici.
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Il Premier Haniyeh interviene alla Conferenza su Gerusalemme, quindi partecipa alle celebrazioni per l'Indipendenza del Sudan!

Haniyeh guida la preghiera del venerdì in una Moschea di Khartoum
 Il Premier palestinese Ismail Haniyeh, intervenendo alla Conferenza internazionale su Gerusalemme svoltasi in questi giorni a Khartoum ha chiesto esplicitamente che "maggiore rilevanza e attenzione" venga data nei programmi scolastici e universitari dei paesi arabi e musulmani alla tragica situazione della terza città sacra dell'Islam, costantemente minacciata dalle politiche sioniste di persecuzione etnica, distruzione del patrimonio storico-archeologico e giudaizzazione forzata. Solo rendendo viva e presente in tutti i cuori e in tutte le menti la sofferenza della città di Al-Quds sarà possibile mobilitare il sostegno necessario a sventare le mire sioniste su di essa.

Haniyeh ha ripetuto che "Hamas non riconoscerà mai Israele", perché riconoscerlo vorrebbe dire avviarsi sul percorso di umiliazioni e sconfitte lungo cui, negli ultimi 18 anni, si é trascinata la fazione Fatah, dando mano libera al regime ebraico di continuare i suoi abusi e le sue aggressioni visto che nessuna forza nazionale o internazionale ha la volontà di opporglisi e sanzionarlo. Una volta terminato il suo intervento Haniyeh ha preso parte alle celebrazioni per l'Indipendenza del Sudan, che hanno attraversato tutta la sera di sabato, centrandosi, ovviamente, sul Palazzo presidenziale di Omar al-Bashir.

Alle cerimonie era presente anche una nutrita rappresentanza di Palestinesi presenti in Sudan, che hanno ascoltato in prima fila il discorso di augurio con cui il Primo Ministro palestinese si é congratulato con Bashir e il suo popolo per la maniera dignitosa e ferma con cui hanno affrontato il complotto internazionale risulato nella (temporanea) secessione del Sud del paese, aggiungendo che, con la stessa dignità e la stessa fermezza i Palestinesi sperano, presto, di poter festeggiare anche loro il proprio Giorno dell'Indipendenza.


Dopo l'Egitto e il Sudan la prossima tappa del tour diplomatico di Haniyeh sarà in Turchia, il cui Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha recentemente dichiarato che l'accoglienza che riserverà al Primo Ministro palestinese sarà altrettanto fastosa e calorosa di quella tributata recentemente a Khaled Mishaal e Mahmud Abbas.

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Il Mondo Musulmano inizia il 2012 con una preghiera collettiva di ringraziamento per il ritiro Usa dall'Irak!


Riprendiamo la notizia da un articolo firmato dall'Iraniano Hamed Nematollahi tramite il quale siamo venuti a conoscenza che oggi, dopo l'usuale preghiera di "Maghrib" che si tiene dopo il tramonto del sole ma prima dell'arrivo del buio completo, milioni e milioni di fedeli musulmani in ogni parte del mondo si uniranno nel tributare all'Altissimo uno speciale ringraziamento per aver concesso, dopo nove anni di sanguinosa e umiliante occupazione militare, il totale e completo ritiro delle truppe d'invasione americane dal territorio irakeno.

Secondo i rapporti emessi dall'ufficio di pubbliche relazioni del "Comitato Popolare per la Commemorazione dei Comandanti Martiri del Mondo Islamico", che ha sede in Iran, migliaia e migliaia di inviti sono stati estesi a moschee e associazioni religiose e culturali non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa, in Asia, in Europa e perfino in Nordamerica e negli Usa per invitare gli imam e le altre guide spirituali a farsi promotori di questa iniziativa. Il responso, apparentemente, sarebbe stato "molto più positivo delle previsioni".
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L'ambasciatore siriano in Libano dichiara: "Il complotto contro di noi in totale ritirata, ringrazio Beirut per il suo sostegno!"


L'ambasciatore siriano in Libano Ali Abdul Karim Ali ha dichiarato ufficialmente che "La cospirazione messa in atto contro la Siria é ormai in piena ritirata e non é più in grado di mettere in pericolo la pace e la convivenza civile nel paese". In particolare ha indicato la "massiccia ed efficace mobilitazione delle forze armate" come la prova definitiva che il Governo mantiene il pieno controllo di tutti gli apparati dello Stato ed é pronto a impiegarli contro qualunque minaccia.

Ai microfoni della stazione radiofonica "Al-Nour" l'ambasciatore ha dichiarato che: "I nosri nemici sono ormai consci di questo e proprio per evitare di affrontarci al massimo della nostra preparazione ed efficienza saranno costretti ad abbandonare piani e progetti contro di noi". Ha anche ringraziato il Governo libanese, la sua polizia e i suoi servizi per il ruolo "insostituibile" svolto nell'intercettare spedizioni di armi e munizioni israeliane e saudite indirizzate ai terroristi, senza tuttavia negare che "i confini terrestri necessitano di maggiori controlli".


Oltre al Libano Abdul Karim ha trovato modo di esprimere la sua gratitudine anche verso i Governi e i popoli di Egitto, Algeria, Irak, che si sono sempre mostrati solidali con Damasco respingendo ab origine ogni ipotesi di 'sanzioni' e altre misure punitive proposte invece dalle corrotte monarchie petrolifere, pedine dell'arroganza imperialistica di Usa e Israele.

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Buon 2012 a tutti i lettori di "Palaestina Felix", con uno speciale messaggio da Youtube!



NOI NON SIAMO LIBERATORI
I LIBERATORI NON ESISTONO
I POPOLI SI LIBERANO DA SOLI
NOI DIFENDIAMO GLI OPPRESSI
E COMBATTIAMO GLI OPPRESSORI


ESISTERE E' RESISTERE
NOI SIAMO ANONYMOUS
NOI SIAMO LEGIONE
NOI NON DIMENTICHIAMO
NOI NON PERDONIAMO
STIAMO ARRIVANDO

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