Quarantaquattro persone sono morte e circa un'ottantina sono rimaste ferite a causa di attacchi terroristici nel Sinai. Un'autobomba ad altissimo potenziale é esplosa fuori dal Quartier Generale della 101esima Brigata dell'Esercito Egiziano ad Al Arish, importante centro della Penisola, dopodiché colpi di mortaio sono stati lanciati contro coloro che accorrevano per prestare soccorso, codarda misura per aumentare il bilancio di sangue.
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sabato 31 gennaio 2015
Hamas prende imponenti misure di sicurezza al confine col Sinai!
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mercoledì 20 novembre 2013
Bomba contro colonna militare ad Al-Arish, muoiono 11 soldati egiziani
Almeno 11 soldati egiziani sono rimasti uccisi e decine (forse quaranta) feriti quando un veicolo parcheggiato a lato della strada che la loro unità stava percorrendo nella cittadina di Al-Arish (nella Penisola del Sinai) é saltato in aria nella giornata di oggi.
Non vi sono stati messaggi o rivendicazioni di alcun tipo ma le autorità del Cairo parlano di 'azione dovuta a elementi attigui alla Fratellanza Musulmana', l'organizzazione messa fuorilegge dopo la deposizione dell'Ex-presidente Mohammed Mursi.
L'attacco é stato il secondo più sanguinoso tra quelli avvenuti nel Sinai recentemente, superato solo dalla strage di 25 poliziotti a Rafah, avvenuta lo scorso 19 agosto.
Le autorità egiziane hanno istituito funerali solenni per i caduti decretando il lutto nazionale.
Non vi sono stati messaggi o rivendicazioni di alcun tipo ma le autorità del Cairo parlano di 'azione dovuta a elementi attigui alla Fratellanza Musulmana', l'organizzazione messa fuorilegge dopo la deposizione dell'Ex-presidente Mohammed Mursi.
L'attacco é stato il secondo più sanguinoso tra quelli avvenuti nel Sinai recentemente, superato solo dalla strage di 25 poliziotti a Rafah, avvenuta lo scorso 19 agosto.
Le autorità egiziane hanno istituito funerali solenni per i caduti decretando il lutto nazionale.
giovedì 18 luglio 2013
Violenza nel Sinai fa un morto ad Al-Arish e otto feriti a Sud di Rafah!
Mentre con difficoltà l'Egitto tenta di uscire dal periodo di caos seguito alla deposizione militare del Presidente-eletto Mohammed Mursi e ad evitare una spaccatura violenta del paese tra sostenitori dell'Ikhwan e suoi oppositori bisogna certo dire che i clan beduini del Sinai non hanno certo apprezzato gli sforzi delle autorità militari di reprimere ulteriormente il contrabbando di beni tramite tunnel sotterranei diretti a Gaza.
Se ne é avuta prova anche nella giornata di ieri quando due diversi incidenti riguardanti gli attacchi di uomini armati ai posti di blocco e alle strutture militari di Rafah e Al-Arish hanno lasciato sul terreno un morto (ad Al-Arish) e ben otto feriti (vicino alla Striscia di Gaza), tutti tra i ranghi dei governativi.
Il morto era una sentinella che si trovava fuori da una caserma di guardia quando é stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco al collo; i feriti invece sono rimasti coinvolti in un'esplosione seguita al lancio di granate a razzo contro il checkpoint che stavano presidiando.
Se ne é avuta prova anche nella giornata di ieri quando due diversi incidenti riguardanti gli attacchi di uomini armati ai posti di blocco e alle strutture militari di Rafah e Al-Arish hanno lasciato sul terreno un morto (ad Al-Arish) e ben otto feriti (vicino alla Striscia di Gaza), tutti tra i ranghi dei governativi.
Il morto era una sentinella che si trovava fuori da una caserma di guardia quando é stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco al collo; i feriti invece sono rimasti coinvolti in un'esplosione seguita al lancio di granate a razzo contro il checkpoint che stavano presidiando.
lunedì 19 dicembre 2011
E Dieci! Nuovo attentato esplosivo al metanodotto che dal Sinai va verso Israele
Il tratto di tubature metanifere che da Al-Arish va verso Israele é stato sottoposto al decimo attacco dinamitardo dallo scorso febbraio, circa cinque chilometri a Sud della cittadina.
Secondo una dichiarazione di ufficiali locali cariche attivate a distranza da "sconosciuti attentatori arrivati in fuoristrada" avrebbero squarciato i tubi senza tuttavia provocare incendi visto che le stazioni di pompaggio verso l'entità ebraica sono ferme da molte settimane.
Nessuna rivendicazione del gesto é stata segnalata; tuttavia le autorità sospettano clan beduini e attivisti opposti ai legami commerciali con Tel Aviv, come quelli già arrestati nel recente passato.
Intanto, al Cairo e nelle maggiori città egiziane la folla rimprovera violentemente al Consiglio Supremo delle Forze Armate di non essersi sufficientemente distaccato dalle politiche e dagli atteggiamenti del passato regime di Mubarak.
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martedì 29 novembre 2011
Nono attacco esplosivo ai gasdotti del Sinai, ancora in fiamme le tubature!
L'agenzia stampa britannica Reuters riporta che, per la nona volta dal gennaio 2011, le tubature del metanodotto che veniva usato per rifornire a costo zero di gas il regime ebraico (secondo le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David) sono state soggette a un attacco esplosivo.
Una sezione di tubazioni a Ovest di Al-Arish é saltata in aria nella giornata di lunedì; pochi minuti dopo la prima esplosione una seconda, circa un centinaio di metri più avanti, ha fatto alzare ulteriori fiamme.
Gli attacchi sarebbero stati portati a termine nell'area di Al-Sabel; non ci sarebbero state rivendicazioni.
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sabato 26 novembre 2011
Ottavo attacco esplosivo nel Sinai contro il gasdotto che riforniva Israele; pochi i danni, i tubi sono ormai a secco!
Ignoti sabotatori hanno nuovamente colpito, per l'ottava volta da febbraio, il gasdotto che attraverso la penisola del Sinai riforniva, durante il regno di Hosni Mubarak, il regime ebraico di occupazione con il metano egiziano, praticamente 'regalato' a prezzi assurdamente inferiori al suo valore di mercato, secondo quanto imposto dagli Usa con le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David, accettata da Anwar Sadat al momento di prostituire sé stesso, la sua carica e l'eredità della rivoluzione Nasserita alle misere prebende promesse dall'imperialismo occidentale, da pagarsi con l'umiliazione della nazione e l'impoverimento del popolo schiacciato dalle 'liberalizzazioni' e dalle privatizzazioni a favore di pochi boiardi ammanigliati col potere (che si ingraziavano a furia di mazzette e bustarelle).
Tornando all'attacco, testimoni oculari hanno visto diversi sabotatori mascherati collocare cariche esplosive sotto le tubazioni a 60 chilometri a Ovest di Al-Arish, nel Nord del Sinai, prima di dileguarsi e fare brillare il tutto con comandi a distanza, secondo quanto riportato dall'Agence France Presse nella serata di ieri. Nonostante il gran numero di esplosivi collocati le esplosioni hanno causato incendi limitati visto che ormai nelle tubature praticamente non passa più metano.
Gli Egiziani, fin dal trionfo della Rivoluzione di Piazza Tahrir hanno chiesto apertamente lo smantellamento di ogni impianto di pompaggio in direzione del regime sionista; secondo un sondaggio effettuato da Synovate per conto dell'emittente iranian PressTV e pubblicato lo scorso 3 ottobre 73 cittadini egiziani su 100 vogliono l'eliminazione del gasdotto verso Israele, il 9 per cento é a favore e il 12 per cento non ha espresso opinioni in merito.
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martedì 15 novembre 2011
Le forze di sicurezza egiziane arrestano due degli attentatori responsabili delle esplosioni di venerdì scorso al metanodotto!
Le forze di sicurezza del Cairo avrebbero catturato due membri del commando che pochi giorni orsono ha portato a termine il settimo attentato esplosivo contro il metanodotto che smista il gas egiziano verso la Giordania e che fino a qualche tempo fa provvedeva anche a rifornire il regime ebraico. L'agenzia stampa mediorientale (MENA) ha rivelato i nomi degli arrestati: sarebbero Abdel Karim Mohammed Ahmed e Ahmed Salem Awad, ambedue parti di un gruppo denominato 'Al Takfeer wal Hijra' e sarebbero stati fermati e quindi tratti in arresto durante una retata a Al-Arish.
I due avrebbero rivelato che a capo del gruppo impegnato ad attaccare il metanodotto in questi ultimi mesi vi sarebbe un certo Mohammed al-Teehi. Il comunicato ufficiale delle forze di sicurezza recita che quest'ultima operazione smentisce chi sosteneva che il Governo di transizione abbia problemi a mantenere il controllo sul suo territorio e che, anche grazie all'intensificazione delle misure di sicurezza, presto tutti i tratti del gasdotto del Sinai saranno al sicuro da proditori attentati esplosivi come quelli che si sono ripetuti da febbraio a oggi.
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venerdì 11 novembre 2011
Ancora in fiamme i metanodotti del Sinai! Settimo attacco esplosivo in nove mesi
Doppia esplosione nella giornata di ieri lungo le tubature e le condotte che servono a portare il metano dall'Egitto alla Giordania e che, prima della deposizione di Mubarak, erano servite a rifornire a prezzi assurdamente bassi anche il regime ebraico, come imposto dalle clausole della ignominiosa capitolazione firmata a Camp David da Anwar Sadat (e che gli valse la condanna a morte tre anni più tardi dopo la sua sigla, con l'attentato del 1982). La prima esplosione, all'una antimeridiana di giovedì 10 novembre, si é registrata a 40 chilometri Ovest da Al-Arish, nel Nord del Sinai, secondo quanto riportato dalla France Presse.
La seconda, presso una stazione di pompaggio vicino a Mazar, ha scatenato un vasto incendio con altissime fiamme che é stato possibile prima contenere e infine domare soltanto molto tardi nella giornata. Testimoni oculari riportano di aver visto una squadra di uomini scendere da un camion e piazzare cariche esplosive lungo il gasdotto, che sono poi state fatte brillare tramite controllo a distanza, dopo che il commando era risalito sul mezzo e si era allontanato.
Il Ministro dell'Energia del Governo ad interim, Abdullah Ghorab, ha dichiarato che "quanto prima" l'Egitto installerà avanzati pacchetti di sorveglianza e sicurezza lungo il metanodotto; per cercare di arginare questi attacchi distruttivi, attribuiti alla popolazione beduina della penisola.
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martedì 27 settembre 2011
Quinto attacco esplosivo in pochi mesi contro il gasdotto egiziano ad Al-Arish, nella Penisola del Sinai!
Dopo l'esplosione che ha squassato l'aria nelle prime ore di martedì 27 settembre, una nuova lingua ruggente di gas in fiamme segna il punto in cui ignoti attentatori hanno dinamitato, per la quinta volta consecutiva, la stazione di pompaggio del metanodotto del Sinai presso Al-Arish.
L'impianto garantisce l'afflusso di gas combustibile egiziano verso la Giordania e, fino a pochi mesi fa, anche verso il regime dell'occupazione sionsita. In seguito alle proteste che hanno causato la caduta di Mubarak, tuttavia, questo secondo flusso si é praticamente arrestato, anche se non si arrestano gli attentati contro gli impianti.
Naturalmente tali gesti devono essere inquadrati in dinamiche complesse, dove entrano in gioco anche le condizioni delle popolazioni beduine native del Sinai e il loro trattamento da parte delle autorità egiziane. L'interruzione del flusso di metano verso Israele ha spinto il regime sionista a intensificare lo sfruttamento dei giacimenti offshore, uno dei quali si é recentemente esaurito, e causando comunque un deciso aumento della bolletta energetica.
Sotto la dittatura di Mubarak l'Egitto riforniva lo Stato ebraico di metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli praticati pure dai più grandi esportatori di gas mondiale (come Algeria, Qatar, Russia o Iran) grazie al versamento di copiose mazzette che finivano in tasca anche ai due figli del 'Faraone'.
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martedì 4 gennaio 2011
I volontari asiatici della Carovana di solidarietà per Gaza visitano le devastazioni di "Piombo Fuso"
Gli attivisti e volontari asiatici che hanno portato a termine la loro missione umanitaria raggiungendo la Striscia di Gaza con circa 300 tonnellate di aiuti alimentari, farmaceutici, scolastici e ludici nella giornata di ieri hanno iniziato un tour di quattro giorni che li porterà a toccare con mano le distruzioni causate dalla violenza del "pogrom" militare israeliano che colpì Gaza e la regione limitrofa tra la fine di dicembre 2008 e i primi di gennaio 2009.
Gli attivisti visiteranno gli edifici-simbolo sventrati dalle bombe e dalle cannonate sioniste, incontreranno feriti e mutilati di "Piombo Fuso" e anche familiari e congiunti di alcune vittime, nonché cittadini palestinesi che subirono furti e violenze da parte delle truppe di tsahal, o che furono usati come battistrada e scudi umani dagli invasori israeliani.
Diversi momenti di incontro e conferenza con i media scandiranno il percorso dei volontari che alla fine della quattro giorni avranno un'idea precisa e circostanziata di cosa abbia comportato per la popolazione civile lo spietato assalto militare di due anni fa. Conseguentemente con l'infame "Dottrina Daiyha" le operazioni militari dello Stato ebraico contro Gaza non sono state mirate contro l'ala militare di Hamas (le Brigate al-Qassam), ma sono state incentrate contro gli abitanti e le strutture scolastiche, sanitarie, economiche e produttive, per rendere sempre più insopportabile una situazione già compromessa da due anni di strangolamento economico (poi ulteriormente esacerbata dal suo prolungarsi fino ad oggi).
Durante una cerimonia speciale, inoltre, i volontari asiatici "consegneranno" formalmente alcune ambulanze che erano parte del convoglio umanitario alle autorità sanitarie di Gaza, che le useranno per rimpinguare il loro sguarnito parco mezzi.
L'attivista indonesiana Ashma (28 anni), che ha insistito per portare la sua bambina di otto mesi lungo tutto il tragitto fino a Gaza ha dichiarato: "Aver raggiunto questa terra assediata e la sua dignitosa e coraggiosa popolazione é uno dei momenti più importanti della vita mia e della mia bambina. Quando sarà cresciuta le racconterò nei minimi dettagli tutto quello che è successo lungo il nostro viaggio fino oltre il momento del nostro arrivo e lei sarà certamente curiosa e orgogliosa di ogni minimo dettaglio".
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lunedì 3 gennaio 2011
Il primo convoglio umanitario "Asia to Gaza" é finalmente entrato nella Striscia!
Nonostante i tentennamenti e gli arbitri da parte egiziana e un accenno di possibile intervento violento da parte della marina sionista (vedi la testimonianza video sottostante), la Carovana di Solidarietà asiatica per Gaza é finalmente riuscita a raggiungere il territorio della Striscia, rompendo lo strangolamento economico imposto dai generali israeliani, portando cibo, medicine, giocattoli e strumenti didattici con cui lenire le sofferenze (fisiche, spirituali e morali) inflitte ormai da quattro anni a questa parte al popolo del 'ghetto' di Gaza, composto in massima parte da bambini e adolescenti.
Centocinque attivisti hanno accompagnato i camion di aiuti attraverso il posto di confine di Rafah, mentre altri otto sono giunti a bordo di un'imbarcazione che ha attraccato allo scalo di Al-Arish. Altri quarantasei volontari (le intere delegazioni iraniana e giordana), sono invece dovuti rimanese in Siria, visto che non avevano ricevuto il permesso di entrare in territorio egiziano.
La Carovana solidale per Gaza aveva iniziato la sua marcia all'inizio di dicembre in India e ha attraversato il Pakistan, l'Iran, la Turchia, il Libano, la Siria e infine l'Egitto prima di arrivare a destinazione. Il contingente di volontari che l'accompagnava non rappresentava soltanto nazioni legate alla Palestina da vincoli etnici, culturali o religiosi, ma anche attivisti umanitari e pacifisti provenienti da paesi e realtà molto lontane dal Medio Oriente, come Giappone e Nuova Zelanda.
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sabato 1 gennaio 2011
La carovana di solidarietà asiatica per Gaza arriverà in Egitto con 300 tonnellate di beni!
Il Governo egiziano ha finalmente concesso il permesso alla Carovana di solidarietà asiatica per Gaza (detta anche "Asia to Gaza" o "Asia1") di attraversare il suo territorio ed entrare a Gaza tramite il varco di confine di Al-Arish; così ha comunicato Khaled Abdel Mejid, membro del Congresso nazionale palestinese. Secondo Mejid il nullaosta sarebber stato veicolato al Governo siriano tramite l'ambasciata egiziana a Damasco; la Carovana solidale si trova attualmente nel porto di Latakia, in Siria, in attesa di imbarcarsi per raggiungere l'Egitto e quindi Gaza.
Il Governo egiziano, tuttavia, non ha rinunciato a esercitare un arbitrio vessatorio nei confronti dei volontari e degli attivisti che da tutto il continente asiatico si sono mobilitati per alleviare le sofferenze della popolazione civile di Gaza, strangolata da quattro anni consecutivi di assedio sionista: infatti gli ufficiali egiziani hanno intimato al personale della Carovana di non fare imbarcare gli attivisti iraniani e giordani, nonché di lasciare a terra i generatori solari offerti dalla Repubblica iraniana.
In questo modo l'Egitto vuole mostrarsi fedele servitore indigeno del 'bwana' israeliano, che ha in timor panico l'idea che i legami di solidarietà e fratellanza fra il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas e la Repubblica iraniana abbiano a rinsaldarsi e approfondirsi ulteriormente. I generatori solari iraniani, frutto dell'avanzata ricerca tecnologica di Teheran, potrebbero costituire un primo passo per rendere la Striscia di Gaza indipendente dal punto di vista energetico. Israele invece preferisce continuare a tenere le famiglie palestinesi al buio, o esposte al pericolo e all'inquinamento prodotto dai generatori a combustibile.
La Carovana di solidarietà asiatica per Gaza consegnerà comunque trecento tonnellate di materiali, fra cui viveri, farmaci di prima necessità e anche giocattoli e materiali scolastici per i bambini e i ragazzi della Striscia, la cui infanzia é resa difficile e dolorosa dalla durezza dell'assedio sionista, che ha trasformato la loro patria in un immenso ghetto.
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