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venerdì 2 marzo 2012

Esplosione presso un oleodotto nell'Est sciita dell'Arabia Saudita: forse é iniziata la rivolta che rovescerà la corrotta Casa di Saoud?


Un tratto di oleodotto che trasporta greggio all'enorme raffineria di Ras Tanurah é esploso ieri dando origine a un incendio che ha impegnato i vigili del fuoco per molte ore, fino a sera inoltrata, per venire contenuto e quindi domato. La notizia più che significativa é notevolissima perché, come dimostra una cursoria consultazione di Google Maps Ras Tanurah si trova a poca distanza da Qatif, la città-simbolo della rivolta sciita che da mesi infiamma le province orientali saudite, abitate dalla consistente minoranza e in assoluto le più ricche del petrolio che finanzia le stravaganze dei 'nababbi' di Riyadh.

Anche se ufficialmente il Governo di Re Saoud nega e parla di "incidente" é convinzione comune che ci si trovi di fronte a un attentato che segna un cambio di passo nella strategia dei dimostranti: se prima si tenevano manifestazioni di protesta che chiedevano la fine delle discriminazioni religiose e settarie, la liberazione dei prigiornieri politici e una maggiore equaniminità nel reinvestimento dei profitti petroliferi adesso esiste la concreta possibilità il movimento di protesta potrebbe diventare una insurrezione che miri a separare l'Est sciita dal resto del reame e dichiararne l'indipendenza.

Ovviamente gli attacchi alle infrastrutture petrolifere saranno il refrain di questa rivolta; come a dire: "Il petrolio é nostro, preferiamo bruciarlo che vedervi spenderlo per comprare Rolls Royce d'oro e per inviare truppe a massacrare i nostri fratelli Bahreini e per armare i terroristi in Siria!". I prezzi del greggio sui mercati mondiali sono schizzati ai massimi da mesi a questa parte...e pensare che solo ieri lo stolto Re Saoud "prometteva" di 'aumentare l'estrazione' per compensare gli effetti delle 'sanzioni alla rovescia' Usa ed Europee sui prezzi del petrolio.
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martedì 14 febbraio 2012

Senza fine la brutalità di Casa Saoud, adesso nell'Est sciita si perseguitano i medici che curano i feriti della repressione!


Sgherri del regime di Riyadh, spregiando le più elementari norme umanitarie, hanno arrestato il Direttore sanitario dell'ospedale di Awamiyah, nella provincia sciita dell'Est del paese, con la cosiddetta "accusa" di aver fatto prestare cure ai feriti delle dimostrazioni di proteste che da mesi infiammano la regione affacciata sul Golfo Persico i cui abitanti ne hanno abbastanza di venire trattati come cittadini di seconda classe nel loro stesso paese e di contribuire col petrolio estratto dalle loro terre allo stile di vita satrapico e stravagandi del Re e dei Principi di Casa Saoud.

Ormai, dopo mesi di manifestazioni, scontri, uccisioni, arresti arbitrari e torture i cittadini ne hanno abbastanza e chiedono l'abdicazione del Re corrotto o, in alternativa, una secessione dall'Arabia Saudita che dia alla loro regione, separata per Storia, etnia, cultura e setta dell'Islam dignità di nazione indipendente e autonoma, secondo il Diritto di autodeterminazione.

Ormai le vittime della repressione accertate sono centinaia, ma potrebbero essere molte di più visto che tra gli arrestati tenuti in stato di "incommunicado" molti, forse moltissimi, saranno stati seviziati e torturati a morte, nel complice e ipocrita silenzio della comunità internazionale.

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mercoledì 25 gennaio 2012

Attivista politico sciita "desaparecido" in Arabia Saudita per mano degli sgherri di Casa Saoud!


Gli sbirri di Casa Saoud hanno arrestato un attivista politico nel corso della campagna di repressione dei dimostranti che da mesi sono in fermento nelle province orientali del regno, popolate a maggioranza da sciiti. Zaher al-Zaher, questo il nome dell'arrestato, é caduto in mano ai suoi aguzzini nella giornata di lunedì ad Awamiyah, ma la sua famiglia é riuscita a dare l'allarme soltanto ieri.

L'arresto ha seguito a stretto giro la protesta di migliaia di manifestanti sciiti che erano scesi in piazza a Qatif, dopo la predica dello Sceicco Nimr al-Nimr, che venerdì scorso aveva avvertito i rappresentanti della Casa Reale di smettere col loro atteggiamento persecutorio contro gli sciiti (oltre due milioni su circa venti milioni di abitanti).

E' dallo scorso febbraio che manifestazioni sempre più imponenti si susseguono nell'ultimo regno assoluto della Terra, dove i membri della minoranza più trascurata ed oppressa chiedono un immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e più equità e trasparenza nel reinvestimento degli utili petroliferi. Durante lo scorso novembre le forze di polizia del regime hanno ucciso cinque dimostranti in un solo giorno.
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domenica 22 gennaio 2012

Sceicco sciita di Awamiyah mette in guardia Re Saoud: "Smetti di tormentarci o verrai spodestato!"



L'eminente leader religioso della comunità sciita in Arabia Saudita, Sceicco Nimr al-Nimr, leader della preghiera nella cittadina orientale di Awamiyah, recentemente teatro di sanguinosi scontri e violente repressioni da parte della sbirraglia fedele a Riyadh ha lanciato un avvertimento al sovrano e alla sua corte sardanapalesca e corrotta. Nimr ha esortato il Re a far cessare la repressione contro gli sciiti.

In caso contrario, ha profetizzato, esiste la "seria possiblità" che la Casa di Saoud venga investita da proteste non dissimili da quelle che hanno spodestato Ben Ali, Mubarak e Gheddafi. Giovedì sera per l'ennesima volta in molti mesi ormai, manifestanti si sono radunati tanto ad Awamiyah quanto nella vicina Qatif, reiterdando le domande di liberazione dei prigionieri politici e di maggiore equità nel reinvestimento degli utili petroliferi.

A luglio gli uomini di Re Saoud si sono macchiati del sangue di cinque manifestanti, ma anche più di recente si sono registrati martiri nell'Est sciita del paese, come ad esempio a inizio gennaio quando il ventiduenne Essam Mohammed abu Abdallah é stato ucciso proprio ad Awamiyah.

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lunedì 16 gennaio 2012

Dimostranti sauditi di nuovo in piazza nell'Est, protestano gli sciiti ad Awamiyah!


Non accennano a placarsi i disordini in Arabia Saudita; pare proprio che, piuttosto che affannarsi a fare i "pompieri" in Yemen e Barhein (cercando di spegnere i fuochi delle rivolte col sangue dei manifestanti) e di tentare al contrario di istigare caos e violenze in Siria (dove agiscono le loro cellule di estremisti wahabiti infiltrati) i rappresentanti di Casa Saoud dovrebbero piuttosto fare caso a quanto accade in casa loro, dove le province sciite dell'Est (incidentalmente, quelle più ricche del petrolio i cui proventi alimentano lo stile di vita lussuoso e stravagane dei Principi di Corte) sono sempre meno disposte a rimanere quietamente sottoposte a un giogo che trovano sempre più soffocante e insopportabile.

Ieri una nuova dimostrazione di piazza ha scosso la cittadina di Awamiyah, dove la scorsa settimana il giovane ventiduenne Essam Mohammad abu Abdallah era stato assassinato dagli sgherri del Re; l'ONG internazionale Amnesty International ha chiesto venerdì alle autorità saudite di "lasciare che una commissione d'indagine indipendente faccia chiarezza sulle dinamiche di questa uccisione, lamentando nel contempo che le precedenti 'inchieste ufficiali' sulle morti di altri manifestanti nei mesi passati non hanno condotto ad alcun risultato apprezzabile".

Circa due mesi fa, a novembre 2011, le forze di sicurezza reali hanno ucciso 5 dimostranti e altre vittime in passato si sono registrate tanto ad Awamiyah quanto a Qatif. I dimostranti sciiti, lungi dall'avanzare richieste estreme e/o irricevibili domandano soltanto il rilascio dei prigionieri politici (il cui numero é misurabile nelle centinaia e alcuni dei quali sono stati tenuti in incommunicado lungo tutti gli ultimi quindici anni), l'esercizio della libertà di espressione e di assemblea e una maggiore equità nella redistribuzione e nell'investimento dei proventi petroliferi.
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martedì 4 ottobre 2011

Gli sbirri di Casa Saoud aprono il fuoco contro la folla disarmata a Qatif, l'Est sciita é pronto ad esplodere!


Proteste contro il regime di Casa al-Saoud hanno scosso nella giornata di ieri le province orientali del paese, affacciate sulle coste del Golfo Persico ed estremamente ricche di petrolio (il cui ricavato però va a ingrassare i forzieri del sovrano anziché beneficiare gli abitanti locali); le milizie di sbirri e scherani di Casa Saoud non hanno esitato ad aprire il fuoco con proiettili di piombo per disperedere l'imponente folla che si era raccolta nella città di Qatif, capoluogo dell'omonimo governatorato, chiedendo le dimissioni del satrapo locale, l Principotto Mohammed bin Fahd, bruciandone e strappandone ritratti e cantando slogan contro la monarchia e le sue politiche medievali e autoritarie.

I dimostranti hanno anche stigmatizzato gli interventi oltreconfine di militari sauditi, mandati a incrudelire con piena "licenza di uccidere" contro i civili Yemeniti e Bahreini nel disperato tentativo di mantenere al potere i tiranni Abdullah Saleh e Al-Khalifa, alleati del corrotto Re di Riyadh. Nel corso del week-end centinaia di cittadini si erano riuniti nel villaggio di Awamiyah chiedendo il rilascio di un vecchio settuagenario, sequestrato dagli sbirri reali per indurre, con la minaccia di sottoporlo a torture, il suo figlio, attivo membro del movimento di protesta, a consegnarsi.

I testimoni oculari riportano che la folla si é stretta attorno al Commissariato di polizia, chiedendo pacificamente il rilascio immediato dell'anziano, fino a quando non é stata allontanata con un uso di violenza "barbaro e ingiustificato". Negli ultimi mesi le proteste e le manifestazioni in Arabia Saudita si sono fatte frequenti e imponenti, spaventando a morte la corrotta corte di Riyadh e inducendo il Sovrano a concedere superficiali e cosmetiche 'riforme', nel tentativo di rabbonire un'opinione pubblica ormai quasi totalmente avversa a lui e alla sua casata.

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mercoledì 9 marzo 2011

Tra truppe mobilitate e promesse di investimenti sociali Re Abullah tenta di prevenire una rivolta in Arabia Saudita



36 miliardi di dollari per l'istruzione, l'occupazione e il welfare, tanto é disposto a spendere Re Abdullah al-Saoud, l'ultimo monarca assoluto del pianeta, per evitare di dover affrontare la rabbia del suo popolo, che, ispirato dalle recenti sollevazioni nordafricane, Giordane, Yemenite e del Bahrein, hanno proclamato nuove manifestazioni per venerdì.

Sempre  nell'ottica di 'disinnescare' preventivamente il dissenso, si deve interpretare la notizia che 27 sciiti arrestati nelle recenti manifestazioni di protesta ad Al-Qatif sono stati rilasciati senza ulteriori addebiti, una decisione davvero irrituale per un paese dove ogni opposizione politica aperta alla Casa regnante verrebbe normalmente punita sia come 'Alto tradimento' che come 'offesa a Dio', viste le pretese del Re saudita di incarnare, in quanto custode dei due maggiori luoghi sacri musulmani, le prerogative di un moderno Califfo.

Nel tentativo che "le buone" non smontino sul nascere la protesta, Re Saoud continua tuttavia a mobilitare migliaia di soldati e di militi delle forze di sicurezza.

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sabato 5 marzo 2011

Aggiornamento: la situazione in Arabia Saudita si fa tesa, scontri e arresti ad Al-Hufuf e Al-Qatif


Molte migliaia di persone hanno iniziato a protestare da venerdì mattina nelle cittadine della costa persica dell'Arabia Saudita, provincia a maggioranza sciita dove più forte é l'insofferenza verso l'autoritarismo dello Stato e la discriminazione largamente praticata nella società, sia a livello sociale che economico.

La manifestazione convocata per protestare contro l'arresto dello Sceicco Tawfiq al-Amer, ha radunato una grande folla ad Al-Hufuf, mentre un raduno nella vicina Al-Qatif, che chiedeva oltre alla liberazione dello sceicco anche quella di nove prigionieri politici, é stato disperso dalle forze di sicurezza reali, che hanno impiegato senza risparmio gas urticanti e manganelli.

22 persone sono state arrestate in seguito agli scontri, secondo quanto riportato telefonicamente alla France Presse da Ibrahim al-Mugaiteeb, Presidente di della locale sezione di "Human Rights First". Secondo quanto dichiarato da Al-Mugaiteeb e dal sito-web "Rasid" le manifestazioni chiedevano, oltre al rilascio dei prigionieri, anche riforme politiche quali l'adozione di un sistema monarchico costituzionale e non contenevano messaggi settari o separatisti.

Nonostante vivano nella zona dell'Arabia Saudita più ricca in assoluto di petrolio i cittadini sciiti vedono ben poco degli immensi fatturati della sua esportazione reinvestito nelle loro province; la maggior parte si invola verso la capitale Ryiadh dove il Re Abdullah, la sua Casata e i suoi sodali lo sperperano mantenendo stili di vita che definire "stravaganti" é poco.

Proprio a Ryiadh una piccola manifestazione spontanea iniziata fuori dalla Moschea di Al-Rajhi é stata stroncata sul nascere con l'arresto di tre persone, afferrate a caso dalla polizia tra le venti che stavano intonando slogan contro "l'oppressione autoritaria" del Sovrano.

Il movimento di dissenso saudita ha 'convocato' tramite internet un giorno di proteste per l'11 marzo e uno per il 20.

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