Ancora una volta dobbiamo registrare come i pescatori palestinesi vengano regolarmente attaccati dalla Marina del regime ebraico, facendo continuamente aumentare un bilancio che conta centiniaia di morti e feriti, oltre a coloro che pur non riportando ferite o menomazioni, hanno tuttavia perso barche o equipaggiamenti necessari a proseguire la loro professione. Nella Striscia costiera di Gaza, sottoposta da oltre anni al più serrato e disumano blocco economico della Storia, lavoravano migliaia di pescatori, ridottisi ormai a meno di duemila.
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mercoledì 3 giugno 2015
Sionisti scatenati contro i pescatori di Gaza! Tre feriti da raffiche di mitra, cinque rapiti con la loro barca!!
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martedì 29 novembre 2011
Il regime ebraico continua a perseguitare i pescatori di Gaza: due di essi rapiti mentre compiono il loro lavoro!
Motovedette della marina sionista hanno rapito due pescatori palestinesi poche centinaia di metri al largo del Campo Profughi di Shati nella parte occidentale del ghetto costiero, mentre nella serata di ieri stavano gettando le reti non soltanto nella zona di pesca permessa dagli Accordi di Oslo, ma addirittura in quella molto più ristretta normalmente imposta dalle autorità sioniste nell'ambito delle loro politche persecutorie volte alla creazione dello stato di carestia permanente nella Striscia di Gaza.
Fonti del sindacato della pesca di Gaza hanno rivelato all'agenzia Palestine Information Center che i natanti sionisti hanno letteralmente inseguito l'Hasaka palestinese lanciando bengala e raffiche di mitra e cannoncino contro di essi fino a quando non sono riusciti a bloccarli e a trascinarli in una località sconosciuta. La persecuzione dei pescatori, così come gli attacchi militari contro i terreni agricoli della Striscia sono necessari a colpire la grande capacità della popolazione di Gaza, sotto l'illuminata guida del Governo legittimo, di procurarsi da sé il cibo necessario in barba allo shylockiano strangolamento sionista.
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lunedì 15 agosto 2011
Pescatore palestinese ferito dalle motovedette sioniste di fronte a Beit Lahiya!
Un pescatore palestinese di 42 anni é stato colpito e ferito in maniera moderatamente grave nelle scorse ore al largo di Beit Lahiya, quando, nel corso della sua quotidiana battuta di pesca, l'uomo si é trovato improvvisamente sotto il fuoco delle motovedette israeliane, nonostante che egli si trovasse non solo ben addentro al limite consentito dai fantomatici (e mai applicati) 'Accordi di Oslo' per la pesca costiera, ma persino all'interno di quello arbitrariamente imposto da Israele dall'inizio del suo illegale blocco ed assedio quadriennale della Striscia di Gaza.
Evidntemente a Israele non interessa imporre "limiti" all'attivita dei pescatori di Gaza, il Regime dell'Apartheid vuole totalmente impedirla, visto che, attraverso la pesca, gli abitanti di Gaza si procurano cibo che i pettoruti generali sionisti non possono computare nelle loro "tabelle della fame", compilate con tutta la precisa pignoleria tipica degli Shylock e degli Eichmann.
Il pescatore ferito, le cui generalità non sono ancora state rilasciate, é riuscito a riguadagnare la riva e a farsi quindi trasportare a una struttura ospedaliera dove le sue condizioni sono state giudicate alquanto serie, risultando in una prognosi di tre settimane.
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martedì 17 maggio 2011
Dal Governo Hanyieh cinquanta nuove barche per i pescatori di Gaza perseguitati dalla marina sionista!!
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lunedì 16 maggio 2011
Israele apre il fuoco su nave malese di aiuti per Gaza!!
Questo il "pericoloso carico" della 'MV Finch', nave malese di aiuto umanitario diretta verso l'enclave costiera di Gaza, che nella mattinata di oggi é stata codardamente attaccata da unità della marina del Regime dell'Apartheid e costretta, di fronte all'incessante fuoco sionista, a gettare l'ancora in acque egiziane, trenta miglia o Ovest della Striscia.
Visto che ormai al Cairo non siede più un satrapo filo-americano e filo-israeliano, le unità navai sioniste non hanno ritenuto necessario violare ulteriormente i codici e le norme del Diritto navale, visto che con ogni probabilità la loro piratesca aggressione é avvenuta in acque internazionali, e non hanno seguito la motonave asiatica nelle acque territoriali del Cairo.
La "MV Finch", allestita ed equipaggiata per la sua missione umanitaria dalla "Perdana Global Peace Organization" (non esattamente da Hezbollah o dall'IRGC...), aveva a bordo sette malesi, due irlandesi, due indiani e un canadese; tra loro molti giornalisti e attivisti per la Pace.
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lunedì 2 maggio 2011
Buon Primo Maggio: mentre in Italia si beatificava l'amico dei dittatori sudamericani in Palestina i lavoratori sfidavano ancora una volta cecchini e motovedette sioniste!
Nella giornata internazionalmente dedicata a celebrare le lotte e le conquiste della Classe Lavoratrice il Ministero dell'Agricoltura palestinese ha lanciato un appello a tutte le organizzazioni di volontariato e solidarietà con la palestina perché proseguano, aumentino e intensifichino gli sforzi a favore dei contadini e dei pescatori palestinese, sostenendo la loro quotidiana lotta contro le vessazioni e gli attentati arbitrari dell'esercito e della marina israeliana, impegnati a cercare di colpire la capacità del popolo palestinese di nutrirsi coi frutti del suo lavoro, in maniera da rendere più insopportabile l'assedio economico della Striscia di Gaza.
Il documento rilasciato il Primo Maggio, tuttavia, non ha trascurato di ricordare le tribolazioni dei coltivatori e degli allevatori della Cisgiordania, che vedono i loro campi, i loro alberi e i propri armenti sottoposti continuamente agli attacchi e al vandalismo dei fanatici coloni ebrei impiantati da Israele nei sempre più numerosi insediamenti illegali disseminati sul territorio che la Risoluzione ONU 242 dovrebbe riservare in via esclusiva all'amministrazione palestinese.
A rafforzare l'urgenza del sostegno e dello sforzo a favore dei lavoratori palestinesi é venuta anche la testimonianza di Abdul Nasr Farwana, esperto in affari dei prigionieri palestinesi, che ha affermato dati alla mano come oltre il 60 per cento dei 7000 Palestinesi incarcerati da israele faccia parte della Classe Lavoratrice. Un'affermazione significativa, ma, se ci si pensa, anche un po' scontata visto che, da che mondo é mondo, le lotte e i movimenti popolari non sono certo animate da borghesi e privilegiati, ma quasi sempre dai rappresentanti delle classi subalterne, le uniche che, per aver sentito sulla propria pelle la durezza e l'amarezza dell'ingiustizia, sono le prime se non le sole a trovare la forza e il coraggio per avviarsi sulla strada del cambiamento.
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mercoledì 20 aprile 2011
Varata a Gaza 'Oliva' la barca dei diritti che con un equipaggio internazionale veglierà sui pescherecci palestinesi!
Si é tenuta come annunciato nella mattinata di oggi la cerimonia di varo di 'Oliva' la lancia con equipaggio di volontari internazionali che renderà più difficile alle cannoniere e motovedette della marina sionista i loro pirateschi attacchi contro gli indifesi barconi da pesca palestinesi, che nel corso di oltre cinque anni hanno causato dozzine di vittime e pressoché distrutto un fiorente settore economico e una preziosa fonte di sussistenza per la popolazione del ghetto assediato da Israele.
L'iniziativa, lanciata dall'organizzazione umanitaria "Civil Peace Service" coinvolge attivisti spagnoli, statunitensi, belgi e italiani e prevede azioni di monitoraggio e, nel caso, anche interposizione fra natanti sionisti e pescherecci palestinesi, in modo da evitare le aggressioni armate; inoltre, gli attivisti a bordo di 'Oliva' registreranno la condotta delle unità della marina israeliana, in modo da poter documentare e denunciare ogni abuso e ogni violazione della libertà di pesca e navigazione.
Ad appena pochi giorni dalla sua morte e dal commosso saluto alla sua salma era pressoché impossibile che la cerimonia di varo non si trasformasse in un nuovo omaggio a Vik Arrigoni, omaggio tanto più appropriato e cogente, visto che proprio lui era stato uno dei principali promotori dell'iniziativa, suggerendo egli stesso che, piuttosto che con un nome di persona, il natante dei diritti venisse battezzato "Oliva".
Lunga otto metri e dotata di motore entrobordo Oliva é parte di una ben più vasta strategia che porterà nei prossimi mesi altre organizzazioni internazionali a interfacciarsi con le controparti della Striscia: Il Centro palestinese per i Diritti Umani, il Coordinamento dei Comitati di Lotta popolare, l'Unione dei Comitati Agricoltura e Pesca in primis. I cosiddetti 'Accordi di Oslo', sempre traditi e violati dallo Stato ebraico, riservavano venti chiliometri di mare dalla costa alle attività palestinesi nautiche e di pesca; da quando Hamas ha vinto le regolari e democratiche elezioni del 2006 il regime sionista ha unilateralmente ridotto tale fascia a 3 chilometri ma regolarmente vedette e cannoniere con la stella di davide aprono il fuoco sui pescatori palestinesi anche a un solo chilometro dalla costa, nel tentativo di impedire che gli abitanti dell'enclave assediata si procurino con le loro mani cibo utile a resistere allo strangolamento economico.
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venerdì 18 marzo 2011
Pescatore palestinese di 19 anni ferito dal fuoco delle motovedette israeliane!
Nell'ospedale di Al-Shifa, nella Striscia di Gaza, il giovane Yasser Nasr Bakr, 19enne, giace assopito nel suo letto; tutt'attorno a lui, fratelli e cugini lo vegliano, come hanno fatto anche gli altri giorni da quando é stato ricoverato e operato d'urgenza con una pallottola made in Usa nell'addome, il colpo da 5.56 millimetri con cui é stato ferito da una motovedetta israeliana, ennesima vittima dell'impari 'guerra' che oppone i fragili 'Hasaka', tradizionali barconi da pesca palestinesi, alle moderne e letali pattugliatrici dello Stato ebraico.
Come piace a Israele, é una 'guerra' a senso unico, come i bombardamenti contro i civili a Gaza e Dahyiah, come l'assalto marittimo alla Mavi Marmara, solo le truppe sioniste hanno la possibilità di ferire, di uccidere, davanti hanno solamente civili innocenti, inermi, totalmente inoffensivi. "Siamo usciti a pesca alle 5 di mattina", racconta uno dei fratelli di Yasser, "Alle 6 e mezza gli israeliani ci hanno visti e hanno iniziato a spararci contro, si avvicinavano e sparavano per qualche minuto, poi si allontanavano e quando facevamo per tirarci su e riprendere il controllo della barca loro tornavano e ricominciavano a sparare".
"Si avvicinavano fino a 30-40 metri da noi, ci gridavano contro, gli israeliani sono cattivi, parlano arabo ma solo per dirci insulti, per offenderci, per dirci di andare via...alla fine hanno colpito Yasser, che si é messo a gridare e loro ridevano...". Le parole del fratello del ragazzo ferito sono eloquenti abbastanza per trasmettere tutta la sua dignità e la sua voglia di reagire ai soprusi e alle violenze dei militari sionisti, specie quando afferma: "Ogni volta che ci mettiamo in mare sappiamo di correre un grosso rischio, ma dobbiamo farlo, le nostre famiglie dipendono da noi e anche la gente di Gaza che ha bisogno del pesce che prendiamo".
La famiglia di Yasser ha già lamentato un'uccisione in mare, quella di Mohammed Mansour Bakr, 20 anni, assassinato il 24 settembre 2010 mentre si trovava in mare e, pochi mesi prima, il 5 luglio dello scorso anno, Alam Bakr, appena 17enne, venne a sua volta ferito. La persecuzione israeliana contro i pescatori si spiega con la voglia dei generali di Tel Aviv di affamare sempre più la Striscia di Gaza: in origine lo Stato ebraico aveva imposto alle barche da pesca palestinesi un limite di 3 Kilometri dalla costa, pensando così di aver rovinato per sempre il loro business, visto che i banchi di pesce più ricco si trovano molto più al largo, dopo però, constatando che i laboriosi pescatori di Gaza riuscivano a riempire le reti anche entro quel confine, é stato dato ordine alle motovedette di attaccare le Hasaka appena si allontanano di un solo chilometro da riva.
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mercoledì 16 marzo 2011
Nuovo atto di pirateria in acque internazionali compiuto dalla marina israeliana!
Le motovedette armate della marina israeliana, evidentemente 'stanche' di esercitarsi al tiro a segno contro pescatori palestinesi inermi o contro i loro natanti, hanno trovato un nuovo 'diversivo' per ingannare la noia tra un "pogrom" e l'altro -visto che l'ultima campagna di vessazione e aggressione contro i Palestinesi si sta svolgendo in Cisgiordania e, forzatamente, la Marina delle forze armate più (im)morali del mondo non può prendervi parte-.
I pattugliatori israeliani, infatti, si sono fatti sotto al cargo "Victoria", battente bandiera liberiana, che incrociava a 200 miglia nautiche dalla costa dello Stato ebraico, ben al di là di ogni giurisdizione legittima della marina sionista e, armi alla mano, hanno intimato al Capitano dello stesso di lasciarsi dirottare verso un porto sionista.
Il mercantile, che era partito da Mersin, in Turchia, e puntava verso Alessandria (e non sarebbe dunque nemmeno entrato nelle acque territoriali israeliane se fosse stato lasciato libero di proseguire la sua rotta), non ha potuto che cedere alla violenza del nuovo atto di pirateria in alto mare messo a segno dalle navi israeliane.
Il quotidiano sionista Yedihot Ahronot ha poi riportato la patetica 'giustificazione' degli ammiragli a sei punte: "la nave liberiana avrebbe trasportato 'armi' per la Striscia di Gaza"; puntualmente, alle ispezioni israeliane, non sono seguite scoperte degne di nota a bordo della Victoria...ci si aspetta che l'armatore presenti a Tel Aviv una cospicua parcella per danni morali e materiali!
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mercoledì 2 marzo 2011
Peschereccio palestinese distrutto dal fuoco delle motovedette israeliane davanti a Rafah!
Un natante da pesca palestinese é stato distrutto nelle scorse ore quando motovedette armate della Marina sionista hanno aperto il fuoco con cannoncini di piccolo calibro e mitragliere prendendo di mira un gruppo di barconi ancorati al largo di Rafah, capoluogo meridionale della Striscia di Gaza.
Testimoni oculari hanno riportato come le salve delle motovedette siano state accuratamente "aggiustate" sui bersagli, segno che i marinai sionisti volevano esplicitamente danneggiare distruggere i piccoli pescherecci, per rendere ancora più precario l'afflusso di generi alimentari nel territorio sottoposto allo strangolamento economico voluto da Israele.
Il settore della pesca, permettendo agli abitanti di Gaza di procurarsi cibo in maniera 'autonoma' dalle tabelle della fame e della carestia stilate dagli Shylock di Tel Aviv, é stato oggetto di un trattamento terroristico tutto particolare, che ovviamente lo Stato ebraico ha cercato di gabellare e travestire come 'operazioni anti-terrorismo', ma, in ultimo, é sempre più scoperta ed evidente la sua natura duplice e ipocrita, mirata esclusivamente ad aumentare e peggiorare le sofferenze degli abitanti del 'ghetto' di Gaza.
Una dozzina di giorni fa era toccato a tre pescatori di Beit Lahia (Jihad Fathi Khalaf, Ashraf Abdel-Latif Aktefan e Tal'at Ar-Ruwagh) di venire massacrati sul bagnasciuga dai colpi della Marina sionista; questa volta, fortunatamente, le perdite sono state solo materiali, anche se non bisogna dimenticare che l'affondamento di un barcone da pesca vuol dire fame e povertà per le famiglie dei suoi proprietari.
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sabato 19 febbraio 2011
I pescatori palestinesi massacrati dalla marina sionista erano inermi e disarmati
Non si placa lo sdegno e la condanna internazionale per l'ennesimo assassinio di lavoratori della Striscia di Gaza; a smentire e confutare con fatti incontrovertibili le disingenue e ipocrite giustificazioni degli aguzzini sionisti, che pretenderebbero di giustificare l'ennesima strage compiuta dalle forze armate più (im)morali del mondo ai danni di vittime innocenti sostenendo che queste fossero in realtà pericolosi "terroristi islamici" arrivano chiari e puntuali i referti medici compilati dai primi soccorritori, che dimostrano con evidenza che nessun genere di arma o esplosivo sia stata rinvenuta nei pressi dei cadaveri dei tre pescatori, massacrati sulla battigia mentre erano intenti alle normali operazioni del loro lavoro.
Un portavoce del legittimo Governo palestinese che regge e amministra l'enclave di Gaza, Sami Abu Zhuri ha riportato: "L'uccisione dei tre pescatori palestinesi mostra tutti i sintomi dell'esecuzione a sangue freddo, é fin troppo evidente che il fine dei killer sionisti é quello di scoraggiare i pescatori dallo scendere in mare, perché con la loro attività contribuiscono a sfamare la popolazione della Striscia. Il loro massacro é stato premeditato dalle forze armate dello Stato ebraico ed essi sono morti non in quanto ipotetici 'terroristi' ma in quanto effettivamente pescatori".
venerdì 18 febbraio 2011
La Marina di israele massacra tre pescatori palestinesi a Beit Lahia, immagini esclusive!
Motovedette armate dello Stato ebraico hanno lanciato nella giornata di giovedì 17 febbraio un violento attacco contro tre inermi e indifesi pescatori palestinesi che si trovavano sulla spiaggia di Beit Lahia, nella porzione settentrionale della Striscia di Gaza; aprendo il fuoco con cannoncini automatici e mitragliatrici i natanti hanno letteralmente crivellato di colpi le loro vittime, riducendoli a spoglie mutilate e sanguinanti.
Le vittime dell'incurione sionista rispondono ai nomi di Jihad Fathi Khalaf, 21 anni, Ashraf Abdel-Latif Aktefan e Tal'at Ar-Ruwagh, di 29 e 25 anni rispettivamente. Gli abitanti di Gaza hanno espresso la loro furia per questo ennesimo attacco non provocato e ingiustificabile, che si inserisce in un ampio quadro di assassinii e ferimenti di cittadini della Striscia semplicemente impegnati a fare il loro lavoro.
I pescatori palestinesi vengono regolarmente attaccati dalla Marina dello Stato ebraico, facendo continuamente aumentare un bilancio che conta già dozzine di vittime e altre centinaia che, pur non riportando ferite o menomazioni, hanno tuttavia perso barche o equipaggiamenti necessari a proseguire la loro professione. Nella Striscia costiera di Gaza, sottoposta da oltre due anni al più serrato e disumano blocco economico della Storia, lavorano circa 3000 pescatori.
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