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sabato 22 settembre 2018

Il tribunale irakeno di Karkh condanna a morte per impiccagione il collaboratore di Al-Bagdadi Ismail Ithawi!

Quello che vedete in foto é Ismail Alwan al-Ithawi.

Adesso é molto probabile che appaia meno rilassato e spavaldo di quanto non apparisse in questo scatto visto che da poche ore un tribunale di Karkh lo ha condannato all'impiccagione per il suo ruolo nell'ISIS e nelle attività criminali e terroristiche di tale organizzazione.

Egli era un diretto intimo e collaboratore dell'autonominato 'califfo' Al-Bagdadi.

Anche la storia del suo arresto e della sua estradizione é molto particolare e illustra bene i recenti cambiamenti nella politica mediorientale.

mercoledì 3 ottobre 2012

Processo in contumacia per Ahmed Shafiq, ex-uomo di punta del regime di Mubarak latitante presso i corrotti emiri del Golfo!

Come abbiamo già scritto in passato Ahmed Shafiq, ex-uomo di punta del regime di Mubarak, che ha cercato senza successo di opporsi alla scalata alla Presidenza di Mohammed Mursi ed é quindi prontamente fuggito negli Emirati Arabi Uniti dopo la sconfitta alle elezioni é stato oggetto di provvedimenti restrittivi della magistratura egiziana nelle ultime settimane, per il ruolo avuto nelle maleversazioni e nel peculato su cui si fondava la cleptocrazia del deposto tiranno del Cairo.

Adesso Adel Saeed, Portavoce dell'Ufficio della Procura Generale egiziana, ha dichiarato che, stante la grande massa di prove e testimonianze contro Shafiq emerse e raccolte negli ultimi mesi, un processo verrà istruito contro di lui per molteplici imputazioni tra cui corruzione, concussione, malversazione di fondi e proprietà pubblica e peculato e il procedimento avrà seguito anche in mancanza dell'imputato principale che, se condannato, verrà quindi fatto oggetto di una ufficiale richiesta di estradizione internazionale.

La maggior parte dei reati ascritti a Shafiq si sarebbero consumati durante i suoi otto anni spesi come Ministro dell'Aviazione e il più grave di essi sarebbe stato la vendita di beni immobiliari dello Stato a un trust capitanato dai figli del dittatore, Alaa e Gamal Mubarak. Shafiq, dal Golfo Persico ha dichiarato che il procedimento contro di lui costituisce una "persecuzione politica".
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martedì 11 settembre 2012

Mandato di cattura per il latitante Ahmad Shafiq: l'Egitto chiederà l'estradizione agli Emirati Arabi?

L'ex-candidato presidenziale dei Generali filo-americani e filo-sionisti, Ahmad Shafiq, fuggito negli Emirati Arabi subito dopo la sua sconfitta elettorale per mano di Mohammed Mursi del Partito di Libertà e Giustizia, dopo essere stato inserito in un elenco di fermandi nel caso che si fosse ripresentato entro i confini nazionali egiziani ha visto il proprio nome comparire su un mandato di cattura, spiccato nei suoi confronti per le numerose malversazioni di patrimonio pubblico e gli episodi di corruzione che lo videro protagonista nel corso della sua 'carriera' sotto l'ex-autocrate Hosni Mubarak.

Se prima era necessario che Shafiq tornasse in Egitto perché la Magistratura prendesse provvedimenti nei suoi confronti adesso il Cairo potrebbe arrivare a chiedere alle autorità degli UAE anche la sua estradizione visto il numero e la pognanza degli addebiti nei suoi confronti.

Tuttavia é molto probabile che, pur richiesta, la traduzione in Egitto dell'ex-candidato presidenziale non verrà concessa visto quanto intensamente gli emirati petroliferi del Golfo avevano preso parte alla campagna elettorale di Shafiq, visto come un argine attorno a cui ricompattare i resti del regime Mubarakista, alleato di Arabia Saudita, Qatar e altri sceicchi conservatori.
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martedì 26 giugno 2012

L'estradizione dell'Ex-premier libico scatena la polemica a Tunisi tra Governo e Presidenza!

L'Ex-premier libico Baghdadi al-Mahmoudi é stato estradato a Tripoli nel corso del passato week-end, ma la sua consegna alle autorità del Consiglio Nazionale di Transizione (che guida il paese nordafricano dopo la caduta del dittatore Gheddafi) ha scatenato una tensione che covava probabilmente da tempo tra il Capo del Governo Hamadi Jebali (del partito di maggioranza Ennahda) e Morcef Marzouki, Presidente tunisino, rappresentante del Congresso per la Repubblica. Infatti dopo avere in un primo momento accordato il proprio assenso all'estradizione Marzouki aveva recentemente cambiato idea ma Jebali, considerando la questione sua prerogativa esclusiva, non se ne é dato per inteso e ha finalizzato la procedura, che si é conclusa con l'invio a triboli di Al-Mahmoudi, dove é stato preso in consegna dalla locale Polizia Giudiziaria e messo in detenzione in attesa del processo per il suo ruolo nelle politiche repressive del regime tra il 2006 e il 2011. Il Premier a interim libico (Abdelrahim al-Kib) ha assicurato che il detenuto sarà trattato "in maniera umana e secondo tutte le raccomandazioni del Diritto internazionale", tuttavia non é chiaro quante e quali conseguenze possa avere la querelle istituzionale in Tunisia, se rimanere limitata ai soli Jebali e Marzouki o se invece debba segnalare un progressivo allontanamento tra le posizioni dell'islamico Partito Ennahda (detentore della maggioranza quasi assoluta dei seggi nell'Assemblea Costituente) e il più laico CPR.
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mercoledì 23 maggio 2012

"Tra poche settimane" l'estradizione verso la Libia dell'ex Premier di Gheddafi, Al Mahmoudi al Bagdadi!

Il portavoce del ministero della Giustizia tunisino Mondher ben Dhiyaf ha annunciato martedì che le decisione di estradare l'ex Premier libico Al Mahmoudi al Bagdadi, arrestato a settembre 2011 per ingresso illegale nel paese he stata presa dopo che il Primo Ministro libico ha assicurato al suo collega tunisino Hamadi Jebali che all'ex capo del Governo di Tripoli verrà riservato un equo e giusto processo.
Mondher Ben Dhiyaf ha dichiarato che il Premier libico attuale ha fornito "ampie rassicurazioni" in merito nel corso della sua recente visita a Tunisi, avvenuta la scorsa settimana. Al Mahmoudi al Bagdadi é stato Capo del Governo libico dal 2006 al 2011, ultimo in ordine di tempo a ricoprire tale carica prima dell'insurrezione che, attraverso alterne vicende e con il contributo ipocrita della NATO, é riuscita in autunno ad avere la meglio sul dominio del mercuriale e ridicolo 'generalissimo' di Tripolitania.
Alcuni gruppi per il rispetto dei Diritti Umani si sono espressi contro la decisione di Tunisi manifestando il timore che l'ex Primo Ministro possa venire torturato o giustiziato dal nuovo regime libico. Il Governo di Tripoli ha replicato di voler solamente fare chiarezza sul possibile ruolo del Premier in alcuni episodi della Guerra Civile.
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domenica 20 maggio 2012

Massiccia protesta a Bassora per chiedere l'immediata estradizione del 'Maestro degli Assassini' Tarik Hashemi!

Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade a Bassora, capoluogo della regione irakena dello Shatt al-Arab e città a totale popolazione sciita per esigere che il Governo turco rispetti la richiesta di estradizione inviata da Bagdad nei confronti dell'Ex-vicepresidente Tarik al-Hashemi, latitante ormai da sei mesi, il cui processo per attività terroristiche svolte attraverso il proprio dettaglio di guardie del corpo (oltre settanta coinvolte in omicidi e attentati esplosivi) si é recentemente aperto nella capitale.
La richiesta di estradizione é anche rinforzata dalla 'Red Notice' emessa in merito dall'Interpol, che invita tutti gli stati membri (e la Turchia lo é) a cooperare con il paese d'origine del ricercato per assicurarlo alla Giustizia. Hashemi si é rifugiato in Turchia dopo essere stato a lungo in Curdistan e poi in Qatar e Arabia Saudita. Le sue attività terroristiche evidentemente erano mirate a provocare uno stato di tensione e scontro tra la popolazione sunnita e quella sciita, in ossequio agli interessi mesopotamici delle monarchie sunnite conservatrici (soprattutto le dinastie appunto, di Riyadh e Doha), degli Usa e anche della Turchia, che ultimamente é quasi più servile verso gli Stati Uniti di quanto non si fosse mostrata durante le prime amministrazioni Erdogan.
Ultimamente il Ministero degli Esteri irakeno ha esteso all'ambasciatore turco a Bagdad Younis Demirer (foto sopra) delle lamentele per "attività e comportamenti contrari alla Convenzione di Vienna per le Relazioni Consolari" da parte di diplomatici dei consolati turchi a Bassora e a Mosul. Tuttavia non é stato rivelato in che cosa sarebbero consistiti tali comportamenti censurabili.
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martedì 22 novembre 2011

Tunisi, ormai avviata verso l'orizzonte della democrazia islamica, onora i martiri della Rivoluzione di gennaio!



L'ISIE tunisino, Alta Autorità per le Elezioni, ha deciso, una volta archiviato con successo il processo elettorale che ha portato al potere il Partito del Rinascimento musulmano col consenso minoritario di CPR ed Ettakatol, di rendere omaggio ai martiri di gennaio, coloro che, donando la propria vita nelle manifestazioni e negli scontri di piazza che causarono la fuga del dittatore Ben Ali hanno reso possibile proprio le elezioni vinte a fine ottobre dall'Ennahda.

Non tutto é rose e fiori giacché, come denunciano le famiglie delle vittime, il Governo ad interim ha preferito non ordinare inchieste sulle responsabilità di quanti ordinarono la repressione violenta delle manifestazioni; si spera che l'Ennahda, una volta alle leve del potere, mostrerà più coraggio di un Governo transitorio che, in molte sue parti, era comunque espressione della Tunisia di Ben Ali o a qualche livello colluso e prosseno con essa.

La dignitaria dell'ISIE Ridha Turkhani ai microfoni dell'emittente iraniana di lingua inglese PRESSTV dichiara: "Lo Stato si é mostrato colpevolmente negligente: non ha compensato vedove e orfani dei martiri della Rivoluzione, non ha pagato le spese mediche dei feriti e di quanti sono stati resi invalidi dalla brutalità del regime, parliamo di centinaia di persone, e soprattutto non ha ordinato pronte inchieste sulle responsabilità della repressione". Le famiglie dei martiri, riunitesi in associazione, stanno esercitando pressioni sull'Arabia Saudita perché estradi l'ex uomo forte di Tunisi e sua moglie, l'avida Leila Trabelsi, perché possano essere processati in patria per i loro crimini.

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giovedì 13 ottobre 2011

Hussein Salem, consigliere di Mubarak, condannato a sette anni per corruzione nel 'caso' del metano svenduto a Israele!


Un tribunale egiziano ha condannato in contumacia uno dei più fedeli ex-consiglieri del deposto autocrate Hosni Mubarak a sette anni di detenzione per corruzione e interesse personale in atto pubblico, nell'ambito delle indagini sul 'caso' della vendita di gas metano dall'Egitto allo Stato ebraico, un 'affaire' che nel corso dei decenni (era infatti 'condizione necessaria' degli umilianti e iniqui Accordi di Camp David) ha causato all'erario del Cairo danni per dozzine di miliardi di dollari.

Hussein Salem, fuggito in Spagna il 3 febbraio, otto giorni prima delle dimissioni del dittatore, é stato ufficialmente condannato ieri secondo quanto riportato dall'Agence France Presse, insieme al figlio Khaled, alla figlia Magda, che si sono visti infliggere a loro volta sette anni di carcere per riciclaggio del denaro ottenuto dal genitore tramite tangenti e mazzette provenienti da Tel Aviv.

Salem era uno dei grandi azionisti della East Mediterranean Gas Company, principale responsabile della vendita all'occupazione sionista di enormi quantità di gas metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli di mercato (frazioni di dollaro usa per BTU -unità termogenica britannica-, quando normalmente il metano si vende a diversi dollari, anche sopra la dozzina, per la stessa unità di misura). Dopo avergli inizialmente concesso la cittadinanza spagnola le autorità di Madrid lo hanno arrestato a seguito del mandato di cattura internazionale ottenuto dall'Egitto. Salem é attualmente agli arresti domiciliari in Spagna e ha avuto tutte le proprietà mobili e immobili sequestrate.

La Tv di Stato egiziana ha detto che le procedure di estradizione di Salem sarebbero in corso di definizione tra Il Cairo e Madrid.
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domenica 5 giugno 2011

Senza soste la de-mubarakizzazione dell'Egitto! Ex-Ministro delle Finanze condannato a trenta anni di carcere!


Un tribunale cairota ha condannato il contumace Youssef Boutrous-Ghali, ex-Ministro delle Finanze egiziano sotto il tiranno Mubarak a ben trent'anni di prigione per corruzione, malversazione di fondi e proprietà pubbliche e abuso di potere. Boutrous Ghali si trova attualmente in Libano, dove é fuggito con la moglie la mattina dell'11 febbraio 2011, poche ore prima che Hosni Mubarak annunciasse le sue dimissioni in seguito alle imponenti manifestazioni che all'inizio dell'anno hanno scosso l'Egitto per settimane.

La prontezza di Boutrous-Ghali nella fuga gli ha risparmiato di vedere il sole a scacchi per tre decadi, ma ovviamente ora tutti i suoi beni e la maggior parte dei suoi conti correnti all'estero verranno sequestrati e congelati inoltre il Libano (attualmente governato dalla maggioranza di Hezbollah, Amal e altri partiti progressisti e anti-imperialisti) potrebbe anche decidere di estradarlo.

Youssef Boutrous-Ghali é il quarto ministro processato e condannato negli ultimi tre mesi e, finora, anche quello che ha ricevuto la condanna più dura; ovviamente, se fosse rimasto in patria e avesse affrontato il processo di persona probabilmente la corte si sarebbe mostrata molto più clemente.
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