Durante questi giorni di aggressione militare contro Gaza quei palestinesi che continuano a vivere nei territori occupati dai sionisti attraverso il genocidio della Nakba non ci stanno a comportarsi "bene" e a non dare fastidi al regime di Apartheid che ogni giorno li umilia e li sfrutta costringendoli a vivere in 'slum' senza servizi adeguati, imponendo loro documenti e targhe automobilistiche diverse da quelle riservate al 'popolo eletto', riservando loro gli ultimi posti in una società marcia, corrotta e basata sul razzismo e la diseguaglianza.
Una imponente manifestazione di solidarietà con la Striscia di Gaza ad Haifa é stata confrontata dagli sgherri del regime ebraico con la consueta bestiale violenza che la celebre 'unica democrazia del Medio Oriente' riserva a tutti coloro che osino denunciare i suoi eccessi sanguinari.
Oltre settanta dimostranti sono stati feriti più o meno gravemente; le cariche della 'Nazi-Sion Polizei' non hanno risparmiato nemmeno i parlamentari del partito di Sinistra 'Balad' che molto chiaramente invitavano le forze dell'ordine a lasciare svolgere la manifestazione pacificamente.
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sabato 19 luglio 2014
Haifa insorge contro il pogrom militare sionazista a Gaza: trenta palestinesi arrestati, aggrediti due deputati!!
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mercoledì 9 luglio 2014
Vigorosa controffensiva palestinese!! Colpite Tel Aviv, Haifa e Al-Quds occupata!! Raid di commando contro Zikim!!
E' gagliarda e audace la risposta della Resistenza Armata di Gaza contro i bombardamenti indiscriminati della codarda aviazione sionista che finora hanno causato ventotto morti e oltre centotrenta feriti in qualcosa come centocinquanta incursioni sul ghetto palestinese assediato.
Razzi da 107, da 122 e perfino da 300 millimetri sono piovuti non solamente su Sderot, su Ashkelon, su Ashdod, ma persiono su Tel Aviv, su Gerusalemme Occupata e, in un risultato che NON HA PRECEDENTI nella storia della Resistenza, anche su Haifa.
Se i vettori palestinesi riuscissero a colpire e incendiare le raffinerie petrolchimiche della città sarebbe un colpo da maestro che costerebbe decine di milioni di dollari al regime ebraico. Già ogni ora che passa i danni economici si accumilano visto che ormai la vita civile é paralizzata, gli aeroporti sono chiusi e, fin quando erano aperti, si era registrato un esodo senza precedenti di passeggeri.
Inoltre sembra che un commando anfibio delle Brigate Qassam abbia assaltato con successo la base litoranea di Zikim, riuscendo ad abbattere sette militari sionisti contro due perdite subite; in un altro scontro a fuoco, del quale aspettiamo ancora conferme e dettagli, sembra che un militare sionazista sarebbe stato catturato dalla Resistenza.
Razzi da 107, da 122 e perfino da 300 millimetri sono piovuti non solamente su Sderot, su Ashkelon, su Ashdod, ma persiono su Tel Aviv, su Gerusalemme Occupata e, in un risultato che NON HA PRECEDENTI nella storia della Resistenza, anche su Haifa.
Se i vettori palestinesi riuscissero a colpire e incendiare le raffinerie petrolchimiche della città sarebbe un colpo da maestro che costerebbe decine di milioni di dollari al regime ebraico. Già ogni ora che passa i danni economici si accumilano visto che ormai la vita civile é paralizzata, gli aeroporti sono chiusi e, fin quando erano aperti, si era registrato un esodo senza precedenti di passeggeri.
Inoltre sembra che un commando anfibio delle Brigate Qassam abbia assaltato con successo la base litoranea di Zikim, riuscendo ad abbattere sette militari sionisti contro due perdite subite; in un altro scontro a fuoco, del quale aspettiamo ancora conferme e dettagli, sembra che un militare sionazista sarebbe stato catturato dalla Resistenza.
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venerdì 28 febbraio 2014
Come avevamo annunciato: il regime sionista non ha potuto impedire l'arrivo degli "Yakhont" in mano a Hezbollah!!
Aveva ragione Yaakov Amidror a lamentarsi ai microfoni di 'Arutz Sheva' di quanto inutili e inefficaci fossero le minacce del regime sionista contro la Siria e contro il movimento sciita Hezbollah, quando, appariva evidente per chi sapesse leggere in profondità gli eventi mediorientali degli ultimi anni, il sostegno degli uomini di Nasrallah ad Assad e al suo Governo non stava arrivando in maniera 'gratuita' ma stava venendo compensato dal continuo e anzi incrementato flusso di armi avanzate dagli arsenali di Damasco a quelli del Partito di Dio.
Adesso arriva la conferma dalle labbra dello stesso Contrammiraglio sionista Eli Sharvit, Comandante della Base di Haifa, che Hezbollah abbia ricevuto anche i missili costieri antinave di fabbricazione russa "Yakhont" il cui arrivo nelle mani di Assad aveva già fatto gemere la canaglia di Tel Aviv per il timore che questo potente sistema d'arma si diffondesse in mano ad altri suoi avversari regionali.
Timori, come abbiamo visto, tutt'altro che infondati...e per fortuna!!
Adesso Hezbollah che già con vecchi missili antinave di origine cinese aveva fatto meraviglie nella Guerra d'Estate del 2006 arrivando a danneggiare gravissimamente la INS Hanit della Marina sionista, ha nelle mani un 'atout' potentissimo con cui non solo può colpire ogni natante nemico nel raggio di 300 Km dalle coste libanesi ma può anche bersagliare installazioni petrolifere e metanifere con cui Tel Aviv potrebbe tentare di rubare le risorse sottomarine del Paese dei Cedri.
Adesso arriva la conferma dalle labbra dello stesso Contrammiraglio sionista Eli Sharvit, Comandante della Base di Haifa, che Hezbollah abbia ricevuto anche i missili costieri antinave di fabbricazione russa "Yakhont" il cui arrivo nelle mani di Assad aveva già fatto gemere la canaglia di Tel Aviv per il timore che questo potente sistema d'arma si diffondesse in mano ad altri suoi avversari regionali.
Timori, come abbiamo visto, tutt'altro che infondati...e per fortuna!!
Adesso Hezbollah che già con vecchi missili antinave di origine cinese aveva fatto meraviglie nella Guerra d'Estate del 2006 arrivando a danneggiare gravissimamente la INS Hanit della Marina sionista, ha nelle mani un 'atout' potentissimo con cui non solo può colpire ogni natante nemico nel raggio di 300 Km dalle coste libanesi ma può anche bersagliare installazioni petrolifere e metanifere con cui Tel Aviv potrebbe tentare di rubare le risorse sottomarine del Paese dei Cedri.
giovedì 25 aprile 2013
Ancora una volta Hezbollah manda un suo drone senza pilota a spasso per i cieli della Palestina occupata!
Riportiamo con entusiasmo e soddisfazione la notizia che un altro drone senza pilota del movimento di Resistenza sciita libanese Hezbollah ha violato a suo piacimento i cieli della porzione di Palestina occupata dal 1948 dall'illegale regime ebraico rilevando e trasmettendo alla base importanti informazioni.
La penetrazione e la ricongnizione di Hezbollah hanno avuto luogo intorno alla città di Haifa; quando i radar sionisti hanno rilevato la presenza dell'apparecchio la loro struttura di comando é piombata nel panico più totale causando la diramazione di ordini assurdi ed esagerati come quello che ha fatto atterrare in tutta fretta Benji Netanahu, che sorvolava il territorio palestinese in tutt'altra parte del paese.
In ultimo l'UAV di Hezbollah é stato abbattuto da un jet sionista ma ormai la sua missione sia pratica che psicologica (provare che lo spazio aereo occupato dal regime sionista non sia più inviolabile) era stati abbondantemente compiuta.
La penetrazione e la ricongnizione di Hezbollah hanno avuto luogo intorno alla città di Haifa; quando i radar sionisti hanno rilevato la presenza dell'apparecchio la loro struttura di comando é piombata nel panico più totale causando la diramazione di ordini assurdi ed esagerati come quello che ha fatto atterrare in tutta fretta Benji Netanahu, che sorvolava il territorio palestinese in tutt'altra parte del paese.
In ultimo l'UAV di Hezbollah é stato abbattuto da un jet sionista ma ormai la sua missione sia pratica che psicologica (provare che lo spazio aereo occupato dal regime sionista non sia più inviolabile) era stati abbondantemente compiuta.
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mercoledì 21 marzo 2012
Aguzzini sionazisti in uniforme spappolano la milza di un Palestinese colpendolo selvaggiamente coi loro manganelli mentre era al lavoro in vigna!
Un lavoratore agricolo palestinese che stava accudendo le sue viti é stato improvvisamente aggredito da poliziotti del regime ebraico dell'Apartheid che lo hanno tempestato di manganellate al volto e al corpo con una tale e sadica violenza da distruggergli completamente la milza.
Non contenti di ciò i sionazisti in uniforme lo hanno arrestato e condotto in una centrale di polizia, dove il giovane é stato sottoposto a ulteriori torture; solo quando le sue condizioni di salute sono precipitate fino a fare temere per la sua vita la sbirraglia di Tel Aviv ha pensato bene di liberarsene, per non dovere giustificare la morte di un Palestinese nella sua 'custodia'.
Rami Wishahi, ventiseienne é stato quindi immediatamente trasportato in un ospedale governativo di Jenin, dove é stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza per rimuovere i rimasugli maciullati della sua milza e per limitare al minimo possibile le gravi conseguenze delle numerose emorragie interne che presentava.
Ferito e mutilato, Rami Wishahi é purtuttavia libero dalle grinfie dei suoi aguzzini, cosa che non si può dire del suo collega Abdulrahman Freihat, anche lui di 26 anni e residente del villaggio di Yamon, ancora in mano alle SS sioniste.
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mercoledì 15 febbraio 2012
Meno sessantacinque milioni di dollari Usa nei bilanci della sionista 'Elbit' per la cancellazione di commesse turche!
Come annunciato a suo tempo, si fanno sentire, e molto duramente, le conseguenze della totale rottura dei rapporti tra Ankara e Tel Aviv a seguito del pervicace e ostinato rifiuto del regime dell'Apartheid ebraico di assumersi la responsabilità per le vittime della Mavi Marmara e di pagare compensazioni monetarie alle famiglie degli attivisti umanitari massacrati dai commando di Tel Aviv nel corso del piratesco raid in acque internazionali della primavera 2010.
Secondo quanto pubblicato recentemente dal quotidiano sionista Jerusalem Post sulla sua versione internettiana la Elbit System 'gioiello' dell'industria bellica di Tel Aviv ha già messo in bilancio perdite per 65 milioni di dollari Usa nel consuntivo del 2011, a causa della brusca cancellazione degli ordini di software e sistemi elettronici per l'aviazione turca.
Il quotidiano ha aggiunto che la compagnia israeliana starebbe disperatamente cercando una qualche compensazione presso lo Stato Maggiore dell'IDF ma che, con la campagna di tagli per miliardi di shekel attualmente in corso, che ha già forzato alla cancellazione di numerose esercitazioni di massa e starebbe per incidere anche su spese una volta considerate 'sacre', come ad esempio le ore di volo per l'addestramento dei piloti, non vi siano molte speranze da coltivare in merito.
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mercoledì 26 ottobre 2011
La Turchia rescinde i suoi legami militari con l'Elbit israeliana, affida i suoi droni alla TUSAS e ne collauda un nuovo modello!
Sembra proprio che siano i droni senza pilota le "armi-icona" di questo inizio del Ventunesimo Secolo; se negli anni quaranta e cinquanta le potenze facevano a gara per equipaggiarsi di carri armati sempre più pesanti e letali, se nei 'sixties' e nei 'seventies' furono jet e missili SAM a svolgere la parte del leone nelle corse agli armamenti, se negli anni ottanta e novanta l'attenzione dei pundit militari si concentrava su sommergibili, satelliti e vettori balistici, questo inizio di futuro si é presentato all'insegna del velivolo teleguidato, che risparmia a chi lo controlla le insidie e i rischi di una missione di ricognizione o di bombardamento 'tradizionale'.
I forzieri ben pasciuti dai tre miliardi di dollarozzi che a ogni bilancio federale (americano) la Lobby Seipuntuta riversa nei forzieri sionisti, il regime di occupazione é ben presente nel mercato dei droni, per il cui sviluppo e ricerca può spendere con tutta la prodigalità consentitagli dagli emolumenti di Obama oggi, di Bush e predecessori in passato, ma, proprio ultimamente, l'Elbit, industria di Haifa all'avanguardia nel settore, ha riportato una grave serie di rovesci. La causa, ovviamente, é la voragine politico-diplomatica apertasi con Ankara per la questione della 'Mavi Marmara'; la cancellazione dei ricchi contratti siglati col Governo turco ha portato a settembre la Elbit al tracollo finanziario, suggellando un periodo di perdite e deprezzamento dei titoli in cui anche le voci di 'vacche magre' nei prossimi bilanci di Difesa hanno una parte non secondaria.
A versare ulteriore sale sulle ferite é arrivata quattro giorni fa la notizia che tutti i droni modello 'Airone' già venduti da Israele alla Turchia verranno presi in consegna dalla rivale Tusas Aerospace, dimostratasi perfettamente in grado di gestire il sistema in perfetta autonomia, confermando le impressioni sulla grande crescita tecnologica e qualitativa dell'industria aerospaziale e della Difesa Made in Turkey. Adesso, arriva l'annuncio che, studiando come riparare e mantenere in efficienza gli 'Airone' israeliani ingegneri e tecnici turchi devono averne imparato abbastanza da lanciare il loro programma autonomo "Anka", il cui prototipo é stato dimostrato e collaudato con successo di fronte a esponenti politici e militari.
Secondo il Sottosegretario alla Difesa Murad Bayar l'Anka é in grado di salire fino a 3000 metri di quota in meno di nove minuti e presto verrà dotato di sistemi che ne consentiranno il decollo e l'atterraggio da superfici d'emergenza e la navigazione sicura anche nelle condizioni di crociera più proibitive, sia dal punto di vista climatico che da quello metereologico.
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martedì 11 ottobre 2011
Ad Haifa e Tel Aviv scioperano i dottori, collassa la sanità dello Stato ebraico, centinaia di operazioni cancellate o rimandate!
A dozzine i medici degli ospedali di Tel Aviv, Haifa e altri centri grandi e piccoli non si sono presentati ai loro normali turni di servizio, facendo rapidamente affondare il sistema sanitario israeliano nel più completo caos; mano a mano che smontano gli ultimi medici in servizo dal week-end non si trova più un primario, un chirurgo, un internista a cui fare effettuare i più semplici interventi e le più basilari procedure terapeutiche; risultato, con l'eccezione di pochi casi improcrastinabili o particolarmente gravi sono stati tantissimi i pazienti che si sono visti rivolgere un: "ci dispiace, ma deve tornare a casa, le faremo sapere quando la potremo curare".
Secondo l'Agenzia Reuters questa 'diserzione di massa' sarebbe l'ultima, estrema, forma di protesta contro un sistema sanitario che, una volta avanzato ed efficiente é stato sempre più ridotto all'osso da anni di politiche di Destra, volte a contenere i costi facendo lavorare i clinici sempre più a lungo e sempre più duramente tagliando nel contempo compensi e benefit. Ormai nello Stato ebraico é difficile trovare il personale per far funzionare la sanità pubblica, mentre sempre più medici scelgono di lavorare nelle costose cliniche private, riservate a chi ha il denaro per stipulare onerosissime assicurazioni sulla salute.
Colto di sorpresa dalla massa di defezioni peggio che da un massiccio bombardamento di Hamas, il Governo Netanyahu ha cercato goffamente di correre ai ripari promettendo ad alcune categorie di medici modesti incrementi di stipendio, nel tentativo di spaccare il fronte della protesta, ma sarebbe interessante sapere anche dove Benji e i suoi alleati di Ultradestra pensano di prendere i fondi per finanziare tale misura, visto che ultimamente devono fare economia persino sull'Esercito: taglieranno le 'paghette' a qualche insediamento illegale di fanatici? Oppure busseranno a denari alla Casa Bianca o alla Cancelleria di Dama Merkel?
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lunedì 4 aprile 2011
Gli assassini della "Mavi Marmara" si ammalano di cancro! Commando navali israeliani avvelenati da rifiuti tossici!!
La propaganda militarista israeliana si é sempre compiaciuta di presentare i militi delle sue formazioni 'di elite' come eroi invincibili da fumetto o da videogioco, "rambo" inarrestabili della 'razza superiore' ebraica, capaci di riuscire a qualunque prezzo (solitamente espresso in vite di civili inermi), in missioni considerate 'impossibili'.
Eppure, negli ultimi mesi, sono stati proprio gli appartenenti a una delle più 'famigerate' unità speciali israeliane a dover venire a patti con la propria vulnerabilità fisica quando, durante regolari analisi cliniche, il personale medico militare ha riscontrato nei loro corpi una serie di casi di leucemie e linfomi più o meno avanzati, in numero del tutto fuori da qualunque media statistica.
Protagonisti di questo vero e proprio incubo sono gli incursori navali della Shayetet 13, che qualcuno ricorderà come i protagonisti dell'arrembaggio alla motonave Mavi Marmara, fermata piratescamente in acque internazionali e quindi attaccata a colpi di armi automatiche senza alcuna giustificazione apparente, un atto di guerra contro volontari umanitari civili che costò oltre dieci vittime.
In un bizzarro caso di 'giustizia poetica' é risultato apparente, dopo una serie di indagini compiute dal Ministero della Guerra dello Stato ebraico, che responsabile delle numerose neoplasie é il fiume Kishon, corso d'acqua a nord di Haifa nelle cui acque i commando anfibi di Israele si sottopongono a estenuanti nuotate, prolungate apnee, marce e altri cimenti da 'arditi'.
Come una qualunque 'marana' dell'avellinese o del casertano, il Kishon é stato usato come sversatoio di rifiuti chimici altamente tossici e cancerogeni, non dai clan della camorra, ma dall'israelianissima azienda 'Carmel Olefin', produttrice di solventi petrolchimici usati nell'industria delle plastiche. Chissà, il Ministro della Guerra Barak si 'accontenterà' di un'azione legale per chiedere compensazione dei corpi dei suoi commando minati e contaminati dal cancro, oppure chiederà un bombardamento aria-terra sugli uffici della Carmel, come quelli che scatena un giorno sì e l'altro pure contro la Striscia di Gaza?
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lunedì 13 dicembre 2010
Dopo il rogo: le fiamme del Carmelo scoprono le scomode verità che Israele vorrebbe celare! (2)
La scorsa settimana ci siamo congedati da voi parlando di come il Fondo nazionale ebraico JNF abbia letteralmente "soffocato" sotto foreste di pini artificiosamente impiantati le rovine sgretolate dei villaggi palestinesi demoliti durante la Nakba; dai tempi del suo primo direttore il "quintessenziale sionista-colonialista" (come lo descrive nelle sue opere Ilan Pappe) Yossef Weitz, il Fondo é letteralmente "ossessionato" dall'idea non solo di cancellare dalla terra di Palestina ogni traccia che ricordi la presenza e la Cultura dei suoi legittimi proprietari e abitanti, ma addirittura di "rimodellarne" l'aspetto, nascondendo i caratteri una terra tipicamente mediorientale e arida in una posticcia approssimazione di un panorama nordico europeo.
Gli abeti piantati dal JNF non sono conifere locali, ma sono importate direttamente dal nordamerica: hanno gravi problemi ad attecchire, spesso muoiono nei primi anni post-trapianto e quando si ambientano comunque creano disastri a livello di ecosistema e biodiversità...i loro pollini uccidono i cespugli del sottobosco, i loro aghi si stratificano in cumuli secchi come paglia e infiammabilissimi, nell'atmosfera secca i loro tronchi resinosi prendono fuoco come candele romane e il sedimento di aghi fa loro da esca e acciarino.
E tuttavia l'opera di devastazione biologica, di stupro ambientale, va avanti, prendendo ora di mira il Negev (un deserto! un vero e proprio deserto!), coinvolgendo scombinati e improbabili sponsor come GOD TV, un canale tematico nordamericano popolato di rozzi telepredicatori evangelici, quelli che dicono alle vecchiette e ai fanatici della 'Bible Belt' di inviare donazioni in dollari perché "dio lo vuole", un veicolo per imbonitori quali "Creflo Dollar" (nomen omen) o "Rory & Wendy", personaggi che a stento dovrebbero trovare uno slot in una situation comedy, ma che nell'America che ha smesso di mandare uomini sulla Luna ma legge i 'best seller' di Left Behind e si preoccupa di nominare dog- e cat-sitter per quando il buon dio "rapirà" tutti i veri credenti per portarli con sé in paradiso hanno un seguito e un'influenza preoccupante.
Questo é Israele oggi, uno stato razzista che in nome della sua ideologia segregatoria ed etnocentrica compie disastri ecologici ed é pronto a ripeterli e perpetuarli, visto che già si parla di "riforestare" le pendici del Carmelo che sono state 'pulite' dalle fiamme, riforestarle, ovviamente, con gli stessi pini nordamericani di prima; uno Stato che stringe alleanze con scombiccherati telecristiani che fanno sembrare i battisti dell'800 ragionevoli quanto una illuminata congrega di luterani scandinavi; uno Stato che preferisce cercare inesistenti "piromani arabi" piuttosto che ammettere, perlomeno a se' stesso, che il proprio tentativo di giudaizzare ed europeizzare la terra palestinese, araba e mediorientale, non si regge in piedi, né dal punto di vista storico, né da quello politico e tanto meno da quello ambientale, non importa quanta terra venga occupata nella West Bank e quanta acqua rubata alla Giordania, al Libano e alla Siria.
giovedì 9 dicembre 2010
Dopo il rogo: le fiamme del Carmelo scoprono le scomode verità che Israele vorrebbe celare! (1)
Quattro giorni dopo che il primo ministro Benyamin Netanyahu aveva annunciato un piano per incarcerare in un lager migliaia di lavoratori stranieri immigrati in Israele perché "minacciano la natura della nazione", un albero in fiamme é caduto su un autobus pieno di allievi guardie carcerarie, uccidendone quaranta. L'albero, un resinoso pino nordeuropeo, era uno delle migliaia avvolte dalle fiamme nel più grande incendio boschivo della storia del paese, quello che ha colpito la zona del Monte Carmelo e che si é esteso fino a lambire le propaggini della grande città di Haifa, la terza metropoli di Israele.
Dopo avere ingolfato nelle sue spire roventi 12.300 acri di terreno, il rogo é stato domato, non prima però di essere riuscito a mettere a nudo una delle molte colpevoli ipocrisie su cui é costruito lo Stato israeliano. Perché le foreste consumate dall'incendio del Carmelo erano il frutto degli sforzi del JNF, il Fondo nazionale ebraico per "ricoprire" letteralmente, con una cortina verde, le rovine bruciate dei villaggi palestinesi distrutti.
I villaggi che non vennero demoliti sperimentarono una "trasfusione di abitanti", via gli arabi palestinesi che li avevano fondati, edificati, ampliati e riparati, dentro i coloni sionisti arrivati dai quattro angoli del mondo, animati dal "sacro fuoco" che li spingeva a conquistare e domare la famosa "terra senza popolo"...dopo la tragedia della Nakba.
Un villaggio che subì questo fato fu Ayn Hawd, abitato dai Palestinesi ininterrottamente dal 12esimo secolo in poi; prontamente ribattezzato dai nuovi occupanti ebrei col nome di Ein Hod.
Nel 1953 uno scultore di origine romena chiamato Marcel Janko convinse l'esercito più morale del mondo a desistere dal proposito di spianare Ayn Hawd coi bulldozer e a lasciare che vi venisse impiantata una "comune artistica", che attraesse facoltosi galleristi americani e turisti in cerca di un'aria "culturale" per le loro vacanze, mostrando quindi al mondo quanto avanzato e cosmpolita fosse lo Stato ebraico.
Le case di pietra vennero occupate da pittori, scultori e altri artisti, mentre la moschea venne trasformata in bar, di Ayn Hawd, come del maiale, non venne buttato niente. Oggi i turisti che entrano a Ein Hod vedono la "Coppia pudica in una scatola di sardine", una scultura di Benyamin Levy che venne svelata dal presidente Shimon Peres nel 2001, raffigurante un uomo in frac e una donna nuda posizionati all'interno di una scatoletta di sardine.
Tre urrà per l'avanzata e cosmopolita scena artistica israeliana.
Ma i Palestinesi, come i rimorsi e i cattivi pensieri, non sono spariti.
Tutt'altro, ci sono ancora, sono distanti tre chilometri, chiusi in un piccolo villaggio costruito dai loro nonni dopo la Nakba, un villaggio che era tagliato fuori dalla linea visuale di Ein Hod proprio dai filari di pini piantati dal Fondo ebraico, barriera verde per impedire che la concentrazione dei creativi bohemien israeliani venisse guastata dagli sguardi di dozzine di pupille palestinesi che li fissassero con la stessa intensità accusatoria del battito del "Cuore rivelatore" nell'omonimo racconto macabro.
Il villaggio palestinese ha ripreso il nome che contrassegnava l'attuale Ein Hod e, dal 1949 al 2005, non ha ricevuto da Israele acqua corrente, energia elettrica o alcuna misura di igiene urbana, anzi, gli israeliani negli anni '70 lo recintarono per prevenirne una "ulteriore crescita", si sa che gli israeliani sono molto attenti alla crescita dei loro insediamenti illegalmente costruiti su terra rubata, bene, altrettanto puntigliosi e precisi lo sono nel limitare e prevenire la crescita palestinese, soprattutto quella dei bambini che assassinano con metodo e lena, e a cui tagliano i viveri, come a Gaza, proprio nell'età dell'infanzia e dell'adolescenza, che sono appunto parte della fase di sviluppo e crescita di un essere umano.
Ma nel 2005 Ayn Hawd venne riconosciuto ufficialmente da Israele: poteva avere acqua, fogne, raccolta dei rifiuti e luce e corrente elettrica.
Chi ha detto che la vita dei Palestinesi in Israele é dura? Qualche comunista senza dubbio, qualche antisemita, qualche sfigato tremebondo ebreo pacifista che si auto-odia!
Magari é un pochino più dura per gli abitanti degli oltre quaranta villaggi di discendenti della Nakba che ancora non sono riconosciuti da Israele e che a sessantadue anni dall'esproprio delle loro case (o delle case dei padri, o dei nonni) vivono nelle condizioni in cui versava Ayn Hawd (II) fino al 2005; la maggior parte di questi villaggi "fantasma" sono nel Negev.
E qua entriamo in un territorio molto interessante, che esploreremo nella seconda parte di questo articolo...
Dopo avere ingolfato nelle sue spire roventi 12.300 acri di terreno, il rogo é stato domato, non prima però di essere riuscito a mettere a nudo una delle molte colpevoli ipocrisie su cui é costruito lo Stato israeliano. Perché le foreste consumate dall'incendio del Carmelo erano il frutto degli sforzi del JNF, il Fondo nazionale ebraico per "ricoprire" letteralmente, con una cortina verde, le rovine bruciate dei villaggi palestinesi distrutti.
I villaggi che non vennero demoliti sperimentarono una "trasfusione di abitanti", via gli arabi palestinesi che li avevano fondati, edificati, ampliati e riparati, dentro i coloni sionisti arrivati dai quattro angoli del mondo, animati dal "sacro fuoco" che li spingeva a conquistare e domare la famosa "terra senza popolo"...dopo la tragedia della Nakba.
Un villaggio che subì questo fato fu Ayn Hawd, abitato dai Palestinesi ininterrottamente dal 12esimo secolo in poi; prontamente ribattezzato dai nuovi occupanti ebrei col nome di Ein Hod.
Nel 1953 uno scultore di origine romena chiamato Marcel Janko convinse l'esercito più morale del mondo a desistere dal proposito di spianare Ayn Hawd coi bulldozer e a lasciare che vi venisse impiantata una "comune artistica", che attraesse facoltosi galleristi americani e turisti in cerca di un'aria "culturale" per le loro vacanze, mostrando quindi al mondo quanto avanzato e cosmpolita fosse lo Stato ebraico.
Le case di pietra vennero occupate da pittori, scultori e altri artisti, mentre la moschea venne trasformata in bar, di Ayn Hawd, come del maiale, non venne buttato niente. Oggi i turisti che entrano a Ein Hod vedono la "Coppia pudica in una scatola di sardine", una scultura di Benyamin Levy che venne svelata dal presidente Shimon Peres nel 2001, raffigurante un uomo in frac e una donna nuda posizionati all'interno di una scatoletta di sardine.
Tre urrà per l'avanzata e cosmopolita scena artistica israeliana.
Ma i Palestinesi, come i rimorsi e i cattivi pensieri, non sono spariti.
Tutt'altro, ci sono ancora, sono distanti tre chilometri, chiusi in un piccolo villaggio costruito dai loro nonni dopo la Nakba, un villaggio che era tagliato fuori dalla linea visuale di Ein Hod proprio dai filari di pini piantati dal Fondo ebraico, barriera verde per impedire che la concentrazione dei creativi bohemien israeliani venisse guastata dagli sguardi di dozzine di pupille palestinesi che li fissassero con la stessa intensità accusatoria del battito del "Cuore rivelatore" nell'omonimo racconto macabro.
Il villaggio palestinese ha ripreso il nome che contrassegnava l'attuale Ein Hod e, dal 1949 al 2005, non ha ricevuto da Israele acqua corrente, energia elettrica o alcuna misura di igiene urbana, anzi, gli israeliani negli anni '70 lo recintarono per prevenirne una "ulteriore crescita", si sa che gli israeliani sono molto attenti alla crescita dei loro insediamenti illegalmente costruiti su terra rubata, bene, altrettanto puntigliosi e precisi lo sono nel limitare e prevenire la crescita palestinese, soprattutto quella dei bambini che assassinano con metodo e lena, e a cui tagliano i viveri, come a Gaza, proprio nell'età dell'infanzia e dell'adolescenza, che sono appunto parte della fase di sviluppo e crescita di un essere umano.
Ma nel 2005 Ayn Hawd venne riconosciuto ufficialmente da Israele: poteva avere acqua, fogne, raccolta dei rifiuti e luce e corrente elettrica.
Chi ha detto che la vita dei Palestinesi in Israele é dura? Qualche comunista senza dubbio, qualche antisemita, qualche sfigato tremebondo ebreo pacifista che si auto-odia!
Magari é un pochino più dura per gli abitanti degli oltre quaranta villaggi di discendenti della Nakba che ancora non sono riconosciuti da Israele e che a sessantadue anni dall'esproprio delle loro case (o delle case dei padri, o dei nonni) vivono nelle condizioni in cui versava Ayn Hawd (II) fino al 2005; la maggior parte di questi villaggi "fantasma" sono nel Negev.
E qua entriamo in un territorio molto interessante, che esploreremo nella seconda parte di questo articolo...
martedì 7 dicembre 2010
La generosità turca mette Israele alle strette: si scuserà per il massacro della "Marmara"?
Il Sottosegretario turco del Ministero degli Esteri Feredin Sinirlioglu si sarebbe incontrato a Ginevra, Svizzera, col diplomatico sionista Josef Ciechanover per tentare di stilare un accordo tra Ankara e Tel Aviv dopo che, spinto dal pronto e decisivo aiuto fornito dai turchi per affrontare i devastanti roghi del Monte Carmelo, il Primo Ministro Benyamin Netanyahu aveva telefonato al suo pari grado Tayyip Recep Erdogan.
| "Erdogan! Rompi le relazioni con Israele, ORA!". Cartoon di Carlos Latuff realizzato all'indomani della strage sulla Mavi Marmara. |
La conversazione telefonica fra i due ha in un certo senso "scongelato" una relazione che si era irrigidita ai limiti della crisi internazionale dopo l'abbordaggio in acque internazionali della motonave "Mavi Marmara" il 31 maggio scorso, durante il quale commando navali sionisti avevano ucciso nove volontari turchi che facevano rotta verso Gaza recando aiuti umanitari per la popolazione della Striscia assediata da Israele.
| Netanyahu, fotografato coi piloti antincendio turchi intervenuti per combattere il fuoco attorno ad Haifa. |
| Lieberman dichiara: "Non ci scuseremo mai, né pagheremo alcun danno". |
| Sinirlioglu (a destra). |
| Ciechanover. |
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domenica 5 dicembre 2010
Netanyahu:"La battaglia contro il fuoco sarà vinta dal cielo!"
NETANYAHU: "BATTLE TO STOP CARMEL FIRE WILL BE DETERMINED IN THE AIR!"
"NO, NO, NO!! WE TOLD YOU THIS TIME YOU HAVE TO AIM AT THE FLAMES!!!!"
"NO, NO, NO!! WE TOLD YOU THIS TIME YOU HAVE TO AIM AT THE FLAMES!!!!"
sabato 4 dicembre 2010
Fra tamburi di guerra e paranoie razziste, Israele vive la tragedia dell'incendio sul Monte Carmelo
L'enorme rogo che ha avvolto le pendici del Monte Carmelo, frutto di un autunno incredibilmente caldo e secco (cortesia del Riscaldamento Globale), è stato il peggior disastro di questo genere nella storia recente di Israele; finora é costato la vita di quaranta secondini israeliani, avvolti dalle fiamme mentre a bordo di un pullmino si dirigevano alla prigione di Damon i cui carcerati, in massima parte Palestinesi dei territori occupati dallo Stato sionista, sono stati evacuati con grande dispiego di forze (infatti i morti non erano nemmeno guardie carcerarie "in servizio" ma studenti dell'accademia di polizia, inviati sul luogo come 'rinforzo' per le operazioni di sgombero).
Più che l'aspetto ambientale o umanitario della questione, tuttavia, quello che ha colpito la nostra redazione, (che pure ha registrato con soddisfazione l'offerta di aiuti antincendio da parte della Turchia, segno evidente che anche l'accesa ostilità di Ankara verso il regime dell'Apartheid passa in secondo piano di fronte alla prospettiva di salvare vite e patrimonio naturale) é stato l'articolo di Haaretz nel quale il cronista Aluff Benn getta un ardito ponte fra la presente tragedia del Carmelo e la prospettiva di future guerre che possano vedere coinvolto lo Stato ebraico.
Citiamo direttamente:
"L'avvertimento del dimissionario Capo dell'Intelligence militare Amos Yadlin, che la prossima guerra sarà ben più difficile delle passate e che Tel Aviv diventerà una linea del fronte, non é stata trasformata in provvedimenti e misure efficaci dalle autorità della protezione civile...".
"In simili circostanze è consigliabile che Israele non inizi una guerra contro l'Iran, che sicuramente vedrebbe il lancio di migliaia di missili contro di noi..".
Inoltre, il preoccupato (e preoccupante!) giornalista di Haaretz ha trovato motivo d'allarme persino nella generosità mostrata, nei confronti di uno Stato che dovrebbe essere (e per molti versi é) considerato "pariah" dal consesso delle Nazioni:
"L'aviazione militare ha dovuto allestire un ponte aereo verso la Francia per portare in patria ritardanti chimici da usare contro il rogo, in tempo di guerra non ci sarebbe certo una simile mobilitazione internazionale per aiutare Israele...".
Un simile esercizio di paranoia bellicistica, perdipiù messo in atto mentre una nazione si trova in ginocchio per un imprevedibile e tragico disastro naturale, ci lascia senza fiato e senza parole, salvo forse quelle necessarie per presentare i deliri di mister Benn ai nostri lettori, mettendoli in guardia sul fatto che, lungi dall'essere uno 'scombinato' di Debkafile o del Memri è redattore di Haaretz a tutti gli effetti e i cui scritti vengono ripresi e ospitati su testate internazionali come il Guardian, il New York Times e Newsweek.
Grazie a simili "polpette velenose" come quelle preparate e spacciate da mister Benn la cricca filosionista dei media internazionali vuole convincere il mondo dell' "inevitabilità" di una guerra fra Israele e Iran, una guerra che é resa sempre più probabile soltanto dall'ossessione israeliana sul pacifico programma nucleare di Teheran, più volte indagato dai competenti organismi internazionali senza che nulla di incriminante o anche solo sospetto emergesse in merito.
Intanto, su altri mezzi di comunicazioni sionisti, si diffondono le teorie del complotto su presunti "terroristi arabi" che avrebbero appiccato il fuoco sul Carmelo...forse il nazismo ebraico ha trovato il proprio "Incendio del Reichstag" e prepara una "Notte dei Cristalli"?
Noi di Palaestina Felix seguiamo gli eventi, sperando nel meglio, preparati al peggio, pronti a portarvi l'informazione precisa e circostanziata e l'opinione libera e indipendente a cui vi abbiamo finora abituato...
Più che l'aspetto ambientale o umanitario della questione, tuttavia, quello che ha colpito la nostra redazione, (che pure ha registrato con soddisfazione l'offerta di aiuti antincendio da parte della Turchia, segno evidente che anche l'accesa ostilità di Ankara verso il regime dell'Apartheid passa in secondo piano di fronte alla prospettiva di salvare vite e patrimonio naturale) é stato l'articolo di Haaretz nel quale il cronista Aluff Benn getta un ardito ponte fra la presente tragedia del Carmelo e la prospettiva di future guerre che possano vedere coinvolto lo Stato ebraico.
Citiamo direttamente:
"L'avvertimento del dimissionario Capo dell'Intelligence militare Amos Yadlin, che la prossima guerra sarà ben più difficile delle passate e che Tel Aviv diventerà una linea del fronte, non é stata trasformata in provvedimenti e misure efficaci dalle autorità della protezione civile...".
"In simili circostanze è consigliabile che Israele non inizi una guerra contro l'Iran, che sicuramente vedrebbe il lancio di migliaia di missili contro di noi..".
Inoltre, il preoccupato (e preoccupante!) giornalista di Haaretz ha trovato motivo d'allarme persino nella generosità mostrata, nei confronti di uno Stato che dovrebbe essere (e per molti versi é) considerato "pariah" dal consesso delle Nazioni:
"L'aviazione militare ha dovuto allestire un ponte aereo verso la Francia per portare in patria ritardanti chimici da usare contro il rogo, in tempo di guerra non ci sarebbe certo una simile mobilitazione internazionale per aiutare Israele...".
Un simile esercizio di paranoia bellicistica, perdipiù messo in atto mentre una nazione si trova in ginocchio per un imprevedibile e tragico disastro naturale, ci lascia senza fiato e senza parole, salvo forse quelle necessarie per presentare i deliri di mister Benn ai nostri lettori, mettendoli in guardia sul fatto che, lungi dall'essere uno 'scombinato' di Debkafile o del Memri è redattore di Haaretz a tutti gli effetti e i cui scritti vengono ripresi e ospitati su testate internazionali come il Guardian, il New York Times e Newsweek.
Grazie a simili "polpette velenose" come quelle preparate e spacciate da mister Benn la cricca filosionista dei media internazionali vuole convincere il mondo dell' "inevitabilità" di una guerra fra Israele e Iran, una guerra che é resa sempre più probabile soltanto dall'ossessione israeliana sul pacifico programma nucleare di Teheran, più volte indagato dai competenti organismi internazionali senza che nulla di incriminante o anche solo sospetto emergesse in merito.
Intanto, su altri mezzi di comunicazioni sionisti, si diffondono le teorie del complotto su presunti "terroristi arabi" che avrebbero appiccato il fuoco sul Carmelo...forse il nazismo ebraico ha trovato il proprio "Incendio del Reichstag" e prepara una "Notte dei Cristalli"?
Noi di Palaestina Felix seguiamo gli eventi, sperando nel meglio, preparati al peggio, pronti a portarvi l'informazione precisa e circostanziata e l'opinione libera e indipendente a cui vi abbiamo finora abituato...
mercoledì 24 novembre 2010
Tre operai Palestinesi muoiono in una raffineria israeliana: il Governo sionista dà la colpa alle vittime
"Morti bianche", "Incidenti sul lavoro", quante volte abbiamo sentito queste espressioni? Eppure, quando i sei operai di Paderno Dugnano sono rimasti coinvolti in un'esplosione che presso la ditta Eureco o i nove della Thyssen-Krupp di Torino rimasero avvolti dalle fiamme del rogo della linea 5, possiamo immaginare quale sarebbe stata la reazione dei familiari, dei colleghi, dell'opinione pubblica se la reazione delle autorità competenti fosse stata: "Non hanno operato seguendo i protocolli: se avessero lavorato con un sistema di sicurezza chiuso, come viene richiesto dalle norme, non sarebbe avvenuto niente!".
Persino in questa società rammollita da "grandi fratelli" e "isole dei famosi" e ingrettita dal culto del consumismo e dell'effimero, siamo certi che non si sarebbero contate le spontanee, salutari, giuste esplosioni di rabbia e indignazione, anche nelle strade e nelle piazze.
Ebbene, esiste un luogo dove una simile replica a una tragedia del Lavoro é possibile, e non fa scandalo, e non provoca contraccolpi nella società "civile" di quel paese (ma é poi 'civile' la società che tollera enormità simili e non reagisce?). Quel luogo é, ovviamente, lo stato sionista di Israele...la culla dell'Apartheid del XXIesimo secolo, dove la reazione del Governo per l'intossicazione mortale di tre operai Palestinesi e il ferimento grave di altri due rimanda alla mente le crudeli smargiassate di certi comandanti di lager nazisti come Rudolf Hoess o Amon Goeth.
George Zaatrah (31 anni), Tamer Marjiah (33) e Tamer al-Hajj (18), tutti provenienti dal villaggio di Yafia, nei pressi di Nazareth stavano lavorando in un impianto di raffinazione di Haifa quando un guasto nel sistema di conduzione dell'Acido solfidrico che serve a 'sgrezzare' il petrolio li ha investiti di vapori corrosivi ad altissima pressione e temperatura.
Altri nove colleghi, sopraggiunti per cercare di trarli in salvo, hanno a loro volta respirato copiose quantità di vapori acidi, necessitando poi di cure mediche e ricovero immediato. La loro generosità non é servita a salvare i tre, che sono deceduti ancor prima dell'arrivo dei sanitari.
I colleghi dei defunti e dei ricoverati hanno imputato l'incidente alle pessime condizioni dell'impianto, che viene mantenuto attivo a pieno regime per non rallentare i ritmi di lavoro: al suo interno quasi tutta la manovalanza é costituita da arabi israeliani o cittadini della Cisgiordania occupata.
L'azienda, spalleggiata dal Governo dell'Apartheid (nella persona di Shlomo Katz, autore della vergognosa dichiarazione citata), ha preferito riversare sulle vittime stesse le responsabilità, in un vergognoso scaricabarile su chi non può difendersi: siamo certi che le autorità sioniste non prenderanno nessun provvedimento e non eleveranno nessuna sanzione verso sfruttatori che lucrano sulla pelle dei lavoratori palestinesi...non é forse questa una delle pietre angolari del Sionismo realizzato?
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