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sabato 19 luglio 2014

Haifa insorge contro il pogrom militare sionazista a Gaza: trenta palestinesi arrestati, aggrediti due deputati!!

Durante questi giorni di aggressione militare contro Gaza quei palestinesi che continuano a vivere nei territori occupati dai sionisti attraverso il genocidio della Nakba non ci stanno a comportarsi "bene" e a non dare fastidi al regime di Apartheid che ogni giorno li umilia e li sfrutta costringendoli a vivere in 'slum' senza servizi adeguati, imponendo loro documenti e targhe automobilistiche diverse da quelle riservate al 'popolo eletto', riservando loro gli ultimi posti in una società marcia, corrotta e basata sul razzismo e la diseguaglianza.

Una imponente manifestazione di solidarietà con la Striscia di Gaza ad Haifa é stata confrontata dagli sgherri del regime ebraico con la consueta bestiale violenza che la celebre 'unica democrazia del Medio Oriente' riserva a tutti coloro che osino denunciare i suoi eccessi sanguinari.

Oltre settanta dimostranti sono stati feriti più o meno gravemente; le cariche della 'Nazi-Sion Polizei' non hanno risparmiato nemmeno i parlamentari del partito di Sinistra 'Balad' che molto chiaramente invitavano le forze dell'ordine a lasciare svolgere la manifestazione pacificamente.

mercoledì 6 marzo 2013

Ancora scontri a Port Said mentre il potere giudiziario dà l'ALT! alle elezioni!

Continua a essere instabile la situazione a Port Said, dove giorni di scontri sono risultati nella morte di almeno mezza dozzina di persone e nel ferimento di oltre quattrocento, di cui sessanta versano in serie condizioni. Tuttavia, nonostante le voci in merito non vi é stato ancora alcun intervento delle Forze Armate, che pure sembra abbiano rafforzato il loro schieramento nei dintorni del centro urbano. Intanto, a "ingarbugliare" ancora di più la situazione politico-sociale del Paese delle Piramidi, arriva dalla Corte Amministrativa la notizia di uno 'stop' imporsto dal Potere Giudiziario alla marcia verso prossime elezioni politiche decretate dal Presidente Mursi per il prossimo 22 aprile. I giudici hanno chiesto che una speciale Corte Costituzionale riveda 'ex novo' le procedure elettorali per garantire della loro legalità e aderenza ai principi costituzionali. Numerose forze politiche di opposizione avevano già dichiarato la loro intenzione di boicottare la nuova chiamata alle urne.

martedì 5 marzo 2013

Scontri e roghi a Port Said: il Presidente Mursi soppesa l'opzione 'Legge Marziale'!

Dopo giorni e giorni di scontri che sarebbero risultati nel ferimento di almeno 420 persone di cui almeno sessanta in maniera "grave o molto grave" perlomeno secondo la valutazione di Sayed al-Masry, coordinatore dei servizi sanitari d'emergenza della città di Port Said, il Presidente egiziano Mohammed Mursi sarebbe sul punto di dichiarare la Legge Marziale nella restiva località del Delta e dare ai miltari 'carta bianca' per riportare l'ordine nelle sue strade.

Sarebbe questa la vera e propria "prova del nove" per vedere quanto solida nei fatti sia l'intesa raggiunta tra i  dirigenti dell'Ikhwan e gli alti papaveri dello Stato Maggiore dell'Esercito, che, rimasti rivali per tutti i primi mesi della transizione politica post-Mubarak avevano infine trovato un modo di garantirsi vicendevolmente con l'abbandono delle redini del potere politico dai Generali in cambio di numerose e ampie "guarentigie".

In città si sarebbero già concentrati numerosi reparti delle Forze Armate dopo che, nella giornata di ieri, manifestanti avrebbero dato alle fiamme una caserma di polizia e un edificio governativo. Le proteste nella città del Delta si sono riacutizzate dopo il tentativo delle autorità governative di trasportare fuori dal loro luogo di dentezione un certo numero di imputati per la strage dello stadio del febbraio 2012. 

lunedì 4 marzo 2013

Nuovi scontri in Egitto, almeno cinque i morti a Port Said, il Governo usa la mano pesante!

Dopo il morto e i numerosi feriti a Mansuria pochi giorni fa si sono riaccesi nel corso del week end gli scontri lungo tutto il Delta del Nilo, con particolare intensità nella notte tra ieri e oggi. Sarebbero almeno cinque i morti a Port Said, dove un'ennesima manifestazione legata al 'caso' della strage dello stadio del febbraio scorso.
Tra i cinque morti, riferisce il Ministro dell'Interno, vi sarebbero persino due membri delle forze dell'ordine; ma si attendono ancora conferme indipendenti visto che solitamente le perdite tra le fila dei reparti antisommossa non sono così frequenti e, quand'anche capitano, sono "bilanciate" da un numero di morti tra i dimostranti ben più alto.

In compenso, l'ampio uso di Gas CS (di cui, come sappiamo, esiste in Egitto una "buona riserva" grazie alla recente generosità dell'inquilino nero della Casa Bianca) avrebbe causato solo negli ultimi due giorni almeno 250 feriti e intossicati, alcuni dei quali, colti da collasso respiratorio, sono stati ricoverati d'urgenza in ospedali e cliniche della città.

sabato 2 marzo 2013

Notte di scontri a Mansuria, il Delta del Nilo sempre più scontento del Governo di Mursi e della Fratellanza Musulmana!

Tra ieri sera e stanotte almeno un manifestante é rimasto ucciso e diverse dozzine feriti nella cittadina del Delta del Nilo di Mansura, dove una compatta folla di dimostranti si é scontrata con le forze dell'ordine che hanno usato indiscriminatamente gas urticanti e pallottole contro i cittadini.

Fonti del Governo affermano che oltre al morto si lamentano 30 feriti tra i dimostranti e 10 tra le forze di polizia. Secondo i giornalisti egiziani il manifestante morto sarebbe stato investito da un blindato della polizia. Il portavoce della polizia egiziana giustifica l'operato dei suoi uomini affermando che i dimostranti avrebbero tentato di dare l'assalto a un palazzo istituzionale.

Recentemente la notizia dell'acquisto di un mostruoso quantitativo di gas urticante da parte del Governo egiziano aveva fatto nascere il timore the si prepararsse una campagna di repressione in grande stile delle manifestazioni di dissenso politico.

Le dimostrazioni a Mansura confermano come l'area del Delta del Nilo e del Canale di Suez (Port Said, Ismailiya, Suez...) sia particolarmente ostile al Governo e al Presidente Mursi i cui sostenitori sono molto più concentrati e numerosi nella metropoli del Cairo.

sabato 26 gennaio 2013

Nove morti a Suez nel corso di manifestazioni sindacali, Mursi alla TV invita la gente alla calma!

Come non era difficile prevedere il malcontento popolare egiziano verso lo stile di Governo (o la mancanza di esso) del Presidente Mohammed Mursi, dopo la vertenza delle modifiche unilaterali alla Costituzione (culminata con la resa -almeno temporanea- del Presidente) e dopo il rivolgimento interno della compagine governativa guidata da Qandil, non era affatto 'archiviato', ma covava semplicemente sotto la cenere pronto a riesplodere alla prima occasione.
E nessuna occasione poteva essere migliore del secondo anniversario della Rivoluzione del 2011, che diede il via al processo di trasformazioni che hanno portato Mohammed Mursi, l'FJP e l'Ikhwan musulmana a controllare il più importante paese del Mondo Arabo e dell'Africa del Nord, a costo, però, di una parziale o totale delusione di molti di coloro che in quei giorni di due anni fa scesero in piazza a manifestare e a scontrarsi (anche sanguinosamente) con gli sgherri di Mubarak.

E nuovo sangue é stato versato ieri nelle strade di Suez, dove almeno otto manifestanti e (forse) un poliziotto sarebbero stati uccisi e almeno 450 (in massima parte dimostranti) feriti nel corso di cruenti scontri in cui la polizia non ha esitato ad aprire il fuoco ad altezza d'uomo. I manifestanti chiedevano un rinnovo dei contratti di lavoro, miglioramenti salariali e maggiori tutele sindacali.
In serata il Presidente é apparso in televisione invitando la popolazione alla calma, ma non é detto che oggi e domani non possano vedersi altri scontri (speriamo non altrettanto cruenti) a Suez o in altre città d'Egitto.
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mercoledì 4 aprile 2012

Human Rights Watch censura la repressione giordana contro i manifestanti: "Metodi brutali e ingiustificati!"


L'ONG umanitaria 'Human Rights Watch' ha accusato il regno ascemita di Giordania di utilizzare "tattiche intimidatorie violente e repressive" contro le sempre più frequenti dimostrazioni popolari di malcontento per la stagnazione economica e politica che affligge il paese ormai da oltre un anno; si legge nel comunicato di denuncia di HRW, firmato dal Ricercatore anziano per il Medio Oriente Chris Wilcke, tra l'altro, che: "La risposta giordana alle manifestazioni sembra divenire sempre più brutale".

Nello scorso week-end forze antisommossa hanno attaccato manifestanti pacifici che si erano radunati fuori dalla residenza del Premier Awn al-Khasawneh, ad Amman, chiedendogli il rilascio di sei attivisti arrestati am età marzo durante altre dimostrazioni nella cittadina meridionale di Tafileh. Le accuse elevate contro di loro suonano forzate e speciose al solo leggerle: "infrazione alla legge tramite disturbo della quiete, blocco del traffico e insulti a pubblici ufficiali", proprio di che tenere persone in cella per oltre quindici giorni!

Secondo testimoni oculari intervistati da Human Rights Watch le persone fermate e portate nelle centrali di polizia "per accertamenti" vengono sistematicamente brutalizzate con pestaggi, minacce psicologiche e altre forme di pressione fisica e morale. Wilcke ha auspicato che "molto presto" il Codice Penale giordano possa venire finalmente riformato con l'abolizione di tutti gli articoli che, anche solo potenzialmente, possono configurare la criminalizzazione e rendere quindi possibile la persecuzione di quanti esprimono le proprie idee tramite assemblee e manifestazioni.
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sabato 31 marzo 2012

Un morto e oltre cento feriti nella brutale repressione sionista delle manifestazioni per la 'Giornata della Terra Palestinese'!



Come avevamo promesso precedentemente abbiamo atteso di ottenere ulteriori dettagli sulle conseguenze dell'attacco selvaggio scatenato dalle forze sioniste contro i pacifici manifestanti palestinesi che stavano celebrando la "Giornata della Terra" marciando disarmati verso il punto più vicino raggiungibile in direzione di Gerusalemme.
Secondo quanto traspirato finora sarebbero confermate le cifre di un morto, ventitrè o venticinque feriti gravi e 150 più leggeri, più diverse dozzine di arrestati nella West Bank, la parte di territorio occupata dal regime sionista e invasa dalle cancerose estensioni degli insediamenti ebraici illegali. Proprio in Cisgiordania la repressione sionista sarebbe stata durissima, con uso esteso di gas urticanti, proiettili di plastica, ultrasuoni e miscele nauseanti, che tuttavia non hanno avuto ragione della determinazione palestinese, costringendo la sbirraglia sionista a ricorrere persino alle cariche a cavallo.

Scontri tra manifestanti e soldati dell'occupazioen ebraica sono stati particolarmente intensi a Tur e Wadi al-Jouz, dove giovani palestinesi hanno bersagliato i loro avversari in uniforme con pietre e altri proiettili improvvisati; presso i campi profughi di Silwan e Shafat le forze di occupazione erano presenti in gran numero ma sono state costrette a indietreggiare dalla determinazione dei dimostranti. Tra i feriti si conterebbero anche i parlamentari Abdel-Qader e Mustafa Barghouti.
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venerdì 30 marzo 2012

Centinaia di migliaia di Palestinesi onorano la "Giornata della Terra" marciando da tutta la Striscia verso Beit Hanoun!


Una enorme partecipazione popolare ha contraddistinto le manifestazioni odierne per la "Giornata della Terra Palestinese", che ha coinvolto milioni di persone, Palestinesi, Arabi, Musulmani e sostenitori del Diritto e della Libertà di ogni nazione e continente, ma in nessun'altra zona della Terra la partecipazione é stata vasta e commovente come a Gaza.

Forse i generali e i politici sionisti credevano che lo stato di prostrazione e sofferenza in cui il ghetto palestinese versa a causa dello strangolamento economico da loro imposto verso di esso avrebbe scoraggiato i suoi abitanti dal marciare e dal manifestare, ma, ancora una volta, si sono ingannati.

 I sionazisti non hanno imparato nulla dalle lezioni di vent'anni di sconfitte e ritirate inflitte loro dalla Resistenza, più essi stringono la presa, più coscienze volontà sfuggono alla loro morsa e si levano pronte a Resistere e combattere con tutte le loro forze; qualcosina sulla volontà e determinazione del popolo che da sessant'anni cercano ostinatamente e senza alcun successo di umiliare, piegare, deportare, sterminare gliela insegneranno le immagini di oggi di dozzine, centinaia di migliaia di abitanti dell'enclave costiera assediata che con qualsiasi mezzo, ma soprattutto a piedi, vista la devastante penuria di gasolio e carburanti, si sono avviati verso Beit Hanoun, punto più vicino a Gerusalemme dell'intera Striscia.

Anche i membri della delegazione parlamentare egiziana hanno presenziato alla manifestazione, che ha avuto echi in Egitto, Giordania, Libano, Siria e altri paesi circonvicini, specialmente quelli che ospitano comunità palestinesi della Diaspora.

AGGIORNAMENTO: Siamo stati raggiunti ora (h 17.08) da agenzie che dicono che ci sarebbero almeno sei persone ferite tra i dimostranti di Gaza, raggiunti dal codardo fuoco di cecchini sionisti. Vi forniremo nuovi dettagli sulla cosa mano a mano che verranno ad emergere.
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domenica 12 febbraio 2012

I macellai di Re Saoud ammazzano due giovani sciiti a Qatif: silenzio inverecondo della comunità internazionale!


La popolazione delle province orientali sciite dell'Arabia Saudita continua coraggiosamente a protestare riempiendo di folla le strade delle cittadine di Qatif, Awamiyah e Safwa, nonostante la crudele repressione degli sgherri di Casa Saoud sia risultata tra giovedì e venerdì nell'uccisione di altri due manifestanti, nel continuo stillicidio di vittime che passa totalmente sotto silenzio presso i media occidentali ipocriti, prontissimi a propalare le menzogne della rete Al-Arabiya di proprietà dell'ultimo sovrano assoluto della Terra, ma anche a chiudere occhi e orecchie davanti ai suoi massacri, del resto, l'Arabia Saudita é alleata di Obama e di Israele, quindi tutto può esserle permesso.

Ma non serve la pelosa e superficiale attenzione dell'Occidente per tenere viva la voglia di riscatto e di giustizia delle masse sciite, oppresse per decenni e tenute fuori dalla spartizione degli utili petroliferi che finanziano invece gli stili di vita sfarzosi, satrapici e stravaganti dei principi sauditi, che si ingrassano di quelle risorse che sono estratte, guarda caso, in massima parte proprio nelle province orientali, affacciate sul Golfo Persico.

Gli ultimi due morti tra i dimostranti pacifici e disarmati si chiamavano Zuhair al-Said e Munir al-Medani (foto sopra, subito dopo la sua morte), ambedue ventunenni, ambedue di Qatif.

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venerdì 10 febbraio 2012

Ancora un morto a Qatif! Come mai agli sgherri di Casa Al-Saoud si permette di ammazzare a mano salva?


Forze del regime saudita hanno aperto il fuoco con munizioni di piombo su manifestanti sciiti nelle province orientali del paese uccidendo almeno una persona e ferendone pià o meno gravemente altre quindici. L'evento ha avuto luogo nella città di Qatif durante la giornata di ieri quando una folla si era radunata nelle strade nel quadro delle continue manifestazioni contro l'autoritarismo, le discriminazioni e la repressione scatenata dalla corte sunnita degli Al-Saoud contro la minoranza sciita della popolazione (due milioni e mezzo su venti milioni di persone).

La presenza militare é fortissima tanto a Qatif ed Awamiyah quanto nei centri minori della regione, tuttavia con l'abnegazione che ha mostrato più volte nel corso dell'ultimo anno, la popolazione dell'Est mostra di non voler cedere e di essere disposta a sfidare tutta la brutalità che il regime di Riyadh sembra pronto a voler scatenare contro di essa. Dal mese di novembre sono dieci le vittime civili di cui si ha notizia.

Associazioni umanitarie come Amnesty International e Human Rights Watch hanno a più riprese accusato la Casa di Saoud di violare i più basilari Diritti Umani e hanno chiesto investigazioni internazionali su ogni caso di omicidio di dimostranti e attivisti.
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mercoledì 25 gennaio 2012

Il popolo irlandese blocca l'accesso al Dail durante la visita di rappresentanti sionisti: "Chi opprime i Palestinesi non é benvenuto!"



Pochi popoli quanto gli Irlandesi sanno che cosa voglia dire lottare per i propri diritti, quindi pochi popoli quanto gli Irlandesi sono sinceramente e disinteressatamente solidali con la Palestina. Quando si é diffusa la notizia che i sionisti Reuven Rivlin e Yitzhak Herzog erano stati invitati a visitare Dublino i membri della "Campagna irlanedese di Solidarietà con la Palestina" hanno subito capito che bisognava dare un segnale.

Centinaia di attivisti si sono riuniti davanti al Palazzo del Dail, con striscioni, bandiere e cartelli, scandendo slogan contro i rappresentanti sionisti e dichiarando a gran voce che il cittadino irlandese non vuole, coi soldi delle sue tasse, finanziare giri turistici a chi opprime, assedia, tormenta e uccide civili innocenti a Gaza e in Cisgiordania.
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lunedì 23 gennaio 2012

In Libia, dopo le recenti proteste, si dimette il Vice di Moustafa Abdul Jalil, già collaboratore di Gheddafi!


In seguito alle proteste di cui abbiamo dato notizia nella giornata di ieri, che hanno visto migliaia di partecipanti soprattutto nella città di Bengasi, culla della Rivoluzione, dove la stessa sede del Consiglio Nazionale di Transizione é stata attaccata e distrutta e lo stesso Moustafa Abdul Jalil ha dovuto allontanarsi coi suoi collaboratori protetto da un contingente di truppe, il suo Vice Abdel Hafiz Ghoga ha annunciato le proprie dimissioni.

"Non voglio che la mia presenza metta in difficoltà il Consiglio di Transizione e metta in pericolo gli interessi del paese che ora risiedono più che mai nella speranza di mantenere un clima pacifico e collaborativo, quindi ho deciso di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni con effetto immediato". Queste le parole concise e inappellabili con cui Goga, già dignitario di Gheddafi, ha comunicato la propria scelta ai colleghi dell'NTC e al pubblico libico.

E' stata proprio la maniera 'disinvolta' con cui, quasi verso la fine della guerra civile, Ghoga aveva 'saltato la barricata' passando dalle fila dei fedeli del Rais a quelle degli insorti vittoriosi a far sorgere i primi mal di pancia nei suoi confronti anche se, la sua grande esperienza e la sua conoscenza della 'macchina' dell'amministrazione libica avevano inizialmente fatto spalancare le braccia a Jalil e soci quando questi aveva mostrato di voler saltare sul carro vincente.

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domenica 22 gennaio 2012

Manifestazioni a Tripoli e Bengasi, il popolo grida: "Vogliamo la Sharia!" devastata la sede cirenaica del CNT


Manifestanti libici inferociti hanno attaccato e distrutto la sede cirenaica del Consiglio Nazionale di Transizione a Bengasi, capoluogo della regione e punto di partenza della vittoriosa Rivoluzione che ha decretato la fine del regime del Colonnello Gheddafi. Dopo avere assediato l'edificio per ore scandendo slogan a favore della sharia e di una nuova Costituzione che, lasciati da parte i "laicismi" gheddafiani riconosca una volta per sempre il Corano come fonte naturale del Diritto, i dimostranti, guidati da alcuni veterani e mutilati delle battaglie contro le milizie e i mercenari dell'Ex-rais, si sono fatti largo nell'edificio, devastandolo.

Il Segretario del Consiglio di Transizione Moustafa Abdul Jalil, che aveva cercato con una sua improvvisa apparizione di temperare gli animi, sarebbe stato messo in fuga da una scarica di proiettili improvvisati al grido di: "Via, vattene via!", persino il veicolo abitualmente usato da Jalil per i suoi spostamenti non sarebbe stato risparmiato dalla furia dei manifestanti; infine grazie all'intervento di forze dell'ordine un 'corridoio di sicurezza sarebbe stato approntato per il Capo del CNT, che ha potuto lasciare la zona coi suoi collaboratori.

I dimostranti chiedono, oltre all'introduzione di una Costituzione esplicitamente religiosa, anche il totale 'repulisti' di ufficiali e dignitari dell'era Gheddafi e maggiore trasparenza su spese e amministrazione del patrimonio dello Stato da parte del Consiglio di Transizione.
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sabato 14 gennaio 2012

Accade l'impensabile, in Arabia Saudita non sono più i soli sciiti a protestare, manifestazione anche a Riyadh!


Con l'apparato militare-repressivo di Casa Saoud sbilanciato a Est, tanto nei confini interni (le restive province orientali, popolate da sciiti oppressi ed esclusi dalla bonanza petrolifera), quanto esteri (il corpo di spedizione mandato nell'isola di Bahrein a massacrare la popolazione locale che dimostra da mesi per porre fine al corrotto regno della dinastia Al-Khalifa) non é stato troppo sorprendente, nella giornata di ieri, vedere come le forze di polizia e polizia militarizzata abbiano faticato non poco per soffocare (con gli usuali "gentili" metodi tanto apprezzati da cultori dei Diritti Umani come Obama e la sua corte) la vasta ma spontanea manifestazione concretatasi dinanzi alla sede del Ministero della Salute e dell'Occupazione.

In Arabia Saudita, é bene ricordarlo, ogni genere di riunione pubblica e manifestazione politica é tassativamente proibita, ma questo, apparentemente non dissuade i rappresentanti degli imperialismi occidentali dal trattare il Re Saudita (l'ultimo sovrano assoluto della Terra) come un amicone e garantirgli perciò immunità dalle cretiche di "autoritarismo" che a orologeria questi soloni dell'umanitarismo a singhiozzo lanciano contro quegli Stati e quei Governi che non si prostrano ai loro piedi e non accettano le loro interferenze e le loro manipolazioni.

Uno di questi Soloni, il premieruccio britannico David Cameron, si trova attualmente in visita al tiranno Saoud, proprio nella capitale, chissà se dalle finestre della sua residenza all'interno del Palazzo Reale avrà potuto sentire l'eco delle urla e degli scontri di piazza.
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domenica 20 novembre 2011

Tre morti e settecento feriti al Cairo e ad Alessandria, dove il popolo contesta i generali amici di Washington e Tel Aviv!


Secondo i rapporti dell'agenzia Reuters gravi scontri sarebbero iniziati al Cairo quando la polizia ha iniziato a fare uso di gas urticanti e proiettili 'di gomma' contro i componenti di un sit-in che protestava per una maggiore celerità nella dismissione della giunta militare di transizione e un rapido passaggio a un Governo democratico scelto liberamente con elezioni.

Ahmed Mahmoud, dimostrante ventitreenne, colpito in pieno sterno da un proiettile della polizia, sarebbe in seguito morto per la frattura sostenuta alla gabbia toracica. Secondo il portavoce del Ministero della Salute negli scontri vi sarebbero stati oltre seicento feriti.

Due morti si sono registrati anche ad Alessandria dove cecchini delle forze dell'ordine hanno aperto il fuoco contro dimostranti che manifestavano dinanzi alla sede del 'Direttorato di Sicurezza'. Il Consiglio delle Forze Armate é oggetto di critiche veementi per la sua studiata lentenzza nel gestire la transizione dal regime di Mubarak alla Democrazia e per le scappatoie legali che sta approntando in modo che nessuno dei militari (nominati dall'ex dittatore e a lui fedeli fino all'ultimo) possa venire perseguito per i suoi crimini precedenti.
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domenica 13 novembre 2011

Migliaia di cairoti cristani e musulmani commemorano i copti uccisi dall'esercito il 9 ottobre!


Una folla di migliaia e migliaia di persone, mano nella mano, cristiani e musulmani, si é snodata per le vie del Cairo dalla Cattedrale di San Marco fino a Piazza Tahrir, simbolo della rivolta che ha causato la caduta di Mubarak, per commemorare i 27 cristiani copti uccisi dalle forze armate nel corso di una manifestazione il nove ottobre scorso.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Masry Al-Youm rappresentanti di tutti i partiti politici, nonché di raggruppamenti e organizzazioni della società civile hanno preso parte alla marcia, chiedendo ufficialmente che i responsabili morali e materiali della strage vengano messi sotto inchiesta e perseguiti per quanto accaduto.

Oltre alle 27 vittime lamentate, lo ricordiamo, nei torbidi del 9 ottobre, che molti presenti vogliono istigati ad arte da provocatori armati mescolatisi ai manifestanti pacifici radunati nel quartiere di Maspero, vi furono anche 300 feriti. La maggior parte dei morti vennero causati da una vera e propria 'carica' di mezzi blindati che travolsero i dimostranti inseguendoli fin sui marciapiedi.
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martedì 11 ottobre 2011

Copti e musulmani uniti piangono i morti di domenica e accusano: "Provocatori infiltrati dietro lo scoppio degli scontri!"


Unite di fronte alla tragedia la comunità copta e la maggioranza musulmana hanno onorato oggi i caduti del massacro avvenuto domenica quando una normale manifestazione che vedeva coinvolti circa un migliaio di cristiani d'oriente é degenerata in un disordinato scontro con le truppe dell'Esercito che ha lasciato sul terreno venticinque morti, in massima parte dimostranti.

Mentre si celebravano i funerali delle vittime il Supremo Consiglio delle Forze Armate ha incaricato il Governo ad Interim di Essam Sharaf di "fare piena luce sugli avvenimenti di domenica" ma non vi é, fra gli osservatori nazionali e internazionali chi non veda la mano proprio dei militari dietro i luttuosi avvenimenti, forse creati ad arte per 'convincere' l'opinione pubblica della 'necessità' di un forte ruolo di tutela proprio dei Generali e dei Marescialli per garantire 'l'ordine' anche dopo la transizione a un sistema democratico (la cosiddetta 'Soluzione Turca', in quanto ispirato al potere 'da eminenza grigia' dei militari di Ankara che solo ultimamente il partito AK di Erdogan é riuscito a infrangere).

Intanto il Primate della Chiesa Copta Shenuda III e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmed al-Tayyeb (foto sopra) si sono incontrati nella giornata di oggi; al termine del meeting il Primate cristiano ha accusato "provocatori infiltrati" tra i manifestanti cristiani di avere artatamente attaccato i militari, dando il via alla loro furiosa e mortale reazione.

Anche Human Rights Watch, dal suo quartier generale newyorchese, ha annunciato che invierà investigatori in Egitto per redigere un approfondito e completo rapporto sugli eventi di domenica, con particolare attenzione sull'uccisione di dimostranti volontariamente colpiti e investiti da veicoli militari lanciati verso la folla a tutta velocità (evento cui avevamo dato particolare risalto in una nostra cronaca degli eventi).
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domenica 9 ottobre 2011

Scontri al Cairo tra manifestanti copti e i soldati della Giunta Tantawi: sei i morti!


Forze militari egiziane, mobilitate per ordine della Giunta di Transizione guidata dall'ex-Ministro della Difesa Maresciallo Tantawi hanno impiegato forza letale contro la manifestazione della comunità copta della capitale, uccidendo quattro dimostranti e riportando a loro volta due vittima tra i loro ranghi; altre trenta persone sarebbero rimaste più o meno gravemente ferite negli scontri, che hanno avuto luogo nei pressi della sede di un'emittente televisiva.

Le forze armate avrebbero sparato munizioni di piombo contro la folla di manifestanti pacifici che cantavano slogan contro la Giunta e Tantawi, auspicando una rapida transizione di poteri verso un'amministrazione totalmente civile e priva di legami col vecchio regime di Mubarak. In seguito una parte della folla si sarebbe lanciata contro gli uccisori e feritori dei loro compagni, dando luogo a un corpo a corpo durante il quale due soldati sono stati uccisi e diversi mezzi militari sono stati dati alle fiamme.

In Egitto i copti, cristiani d'Oriente, sono circa il dieci per cento della popolazione e, sotto il regime di Mubarak, venivano spesso vessati e sottoposti ad angherie e campagne di denigrazione, per dare all'opinione pubblica un obiettivo su cui scaricare i suoi malesseri. Ancora poco prima della sua deposizione Mubarak diede ordine alla sua polizia segreta di 'cucinare' l'attentato alla chiesa di Alessandria costato numerose vittime, per poter spendere con gli alleati Usa e Israeliani la nozione che il suo paese era sede di attività terroristiche. Il Ministero dell'Interno di Mubarak trovò alcuni estremisti musulmani (Abdelrahman Ahmed Ali, Ahmed Mohamed Khaled e Mohammed Abdelhadi)  da 'pilotare' a dovere nell'utile 'auto-attentato', che però non salvò la poltrona del 'Faraone'.
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sabato 24 settembre 2011

Vittoria! La protesta del Movimento BDS caccia i 'cosmetici dell'Apartheid' da Covent Garden


Un grande successo per il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro il regime dell'Apartheid israeliano; a Londra le continue manifestazioni e mobilitazioni della popolazione hanno costretto alla chiusura il punto vendita della Ahava, la compagnia israeliana che vende cosmetici "a base di fanghi del Mar Morto" rubati alla Palestina.

Le proteste, bisettimanali, sono andate avanti per poco più di due anni, con picchettaggi, volantinaggi e altre iniziative volte a informare la potenziale clientela del negozio che Ahava, compagnia basata nell'insediamento ebraico illegale di Mitzpe Shalem, trae le materie prime per i suoi prodotti da terreni rubati ai Palestinesi in totale contravvenzione dei cosiddetti 'Accordi del Mar Morto' (ennesimo esempio di 'accordi' firmati e poi quotidianamente violati dal regime ebraico).

Grazie all'attivismo di volontari e manifestanti sempre più londinesi hanno deciso di disertare la 'boutique dell'Apartheid' causandole danni economici per centinaia di migliaia di sterline e convincendo la proprietà dell'immobile a non rinnovare l'accordo di leasing dei locali. Il brillante successo dei militanti antisionisti di Londra dimostra che il Moloch israeliano si può affrontare e vincere colpendolo dove é più sensibile e vulnerabile, nel portafoglio.
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