L'Emiro del Qatar Tamim al-Thani si é improvvisamente presentato a Riyadh per incontrarsi con Re Salman. Il meeting non é durato molto (probabilmente il Re Saudita ha avuto uno dei suoi attacchi di demenza e non é stato in grado di continuare il dialogo), ma pure l'evento é significativo, perché dimostra come le strategie dei due grandi amici-nemici del campo imperialista e takfiro soggetto ai sionisti e agli Americani sono totalmente in fase di stallo e di reflusso.
Se come abbiamo già segnalato l'Arabia Saudita non riesce a sostenere le spese dissanguanti delle sue folli avventure in Siria, in Yemen e altrove, il Qatar ovviamente non deve essere messo meglio e la situazione ultimamente deve essere ancora peggiorata per richiedere un nuovo incontro, quando si consideri che Tamim e Salman si erano già visti lo scorso febbraio, meno d'un mese e mezzo fa.
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venerdì 10 aprile 2015
Gli Squali takfiri si incontrano a Riyadh: "Improvvisata" dell'Emiro del Qatar a Re Saoud!
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lunedì 21 aprile 2014
La vendita di 800 'Panzer' Leopard ai Sauditi é stata bloccata: forse potrebbe essere cancellata?
Su queste pagine abbiamo più volte segnalato e denunciato il tentativo dei tiranni di Riyadh di procurarsi quasi mille carri armati Leopard 2A7 per meglio reprimere la propria popolazione e per meglio minacciare quei paesi circonvicini (come il Bahrein) che vogliono instaurare una Democrazia rappresentativa e giubilare i loro corrotti sovrani sunniti installati e protetti prima dall'Inghilterra e poi dagli Usa.
Adesso finalmente, a quanto riporta la Nezavissimayia Gazeta, la procedura di acquisto sarebbe stata "bloccata fino a nuovo ordine" ma non solo, il Governo di Berlino avrebbe vietato alle compagnie Krauss-Maffei-Wegmann e Rheinmetall di fornire alle proprie sussidiarie spagnole pezzi fondamentali per effettuare vendite simili al Governo di Riyadh (infatti una delle 'scorciatoie' possibili per procurarsi comunque dei Leopard 2A7 era quella che i Saoud li comperassero dalla spagnola Santa Barbara Sistemas).
La mancata vendita infliggerebbe un "colpo" da 18 miliardi di Euro all'economia tedesca e potrebbe significare la lapide definitiva sull'industria militare pesante germanica.
Adesso finalmente, a quanto riporta la Nezavissimayia Gazeta, la procedura di acquisto sarebbe stata "bloccata fino a nuovo ordine" ma non solo, il Governo di Berlino avrebbe vietato alle compagnie Krauss-Maffei-Wegmann e Rheinmetall di fornire alle proprie sussidiarie spagnole pezzi fondamentali per effettuare vendite simili al Governo di Riyadh (infatti una delle 'scorciatoie' possibili per procurarsi comunque dei Leopard 2A7 era quella che i Saoud li comperassero dalla spagnola Santa Barbara Sistemas).
La mancata vendita infliggerebbe un "colpo" da 18 miliardi di Euro all'economia tedesca e potrebbe significare la lapide definitiva sull'industria militare pesante germanica.
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martedì 25 settembre 2012
Enorme manifestazione popolare attorno a galera di Al-Saoud dispersa e repressa con la violenza: usuale ipocrita silenzio degli "umanitari" occidentali!
Stolidi e impettiti come tutti gli sgherri del potere che non si rendono conto di quanto sia friabile e minato il terreno che sta loro sotto i piedi questi scherani di Casa Saoud che vedete ritratti qui sopra vegliano sulla calma ristabilita attorno alla prigione di Tarfiya nel cuore dell'ultima monarchia assoluta del globo, il cui perimetro fino a poche ore fa era letteralmente circondato da cittadini furenti che chiedevano a gran voce il rilascio di tutti i detenuti politici.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
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venerdì 27 gennaio 2012
Cambio di passo nelle proteste in Giordania: ragazzo condannato a due anni per aver bruciato un poster del reuccio ascemita!
Un tribunale speciale militare di Amman ha condannato Uday abu Issa, appena diciottenne, a due anni di reclusione per avere "minato la dignità del Re", bruciando un manifesto con la foto del piccolo Abdullah II dopo averlo strappato dal muro durante una manifestazione a Madaba, località a Sud della capitale del regno ascemita. La protesta era stata scatenata dall'autoimmolazione di un impiegato statale, di cui avevamo dato puntuale notizia su queste stesse pagine.
L'avvocato di Abu Issa aveva impetrato il perdono della casa reale invocando la giovane età dell'imputato, ma evidentemente non é stato ascoltato. Anche la ONG umanitaria Human Rights Watch aveva chiesto di lasciar cadere le accuse contro il ragazzo, argomentando per bocca di Cristoph Wilcke che bruciare una immagine di un personaggio pubblico é un'affermazione politica, non un attentato e quindi non andrebbe perseguito come tale.
"Condannare come criminale questo atto lancia un messaggio agghiacciante: vuol dire dare a intendere che la critica alla figura e al ruolo del Sovrano é off limits, vuol dire mettere la Giordania al livello di monarchie assolute e dittature". Finora le frequenti dimostrazioni politiche che si susseguono in Giordania da almeno un anno non avevano mai rivolto biasimo alla figura del Re, ma piuttosto alla sua condotta indecisa nel pilotare un programma di riforma della Cosa Pubblica. Forse questo evento segnala un cambio di marcia nella protesta, dopo mesi di misure parziali e inefficaci forse i Giordani cominciano a vedere il Reuccio Abdullah come parte del problema piuttosto che della soluzione.
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venerdì 13 gennaio 2012
Impiegato statale in miseria si dà fuoco in Giordania: squadracce di picchiatori contro i dimostranti che lo commemorano!
Come in Tunisa poco più di dodici mesi fa anche la Giordania, scossa da mesi e mesi di proteste, manifestazioni e fumose promesse di 'riforma' da parte di una Casa Reale che si sente sempre più assediata, ha assistito a un'episodio di auto-immolazione, risultato nella morte di un impiegato statale 51enne.
La motivazione per un atto tanto estremo sta da ricercarsi nel fatto che l'uomo, pur avendo un lavoro regolare come impiegato statale trovava tuttavia impossibile riuscire a sostenere adeguatamente la propria famiglia. Il fatto aiuta a capire come la corruzione anche a livelli medio-bassi sia tanto endemica nell'apparato pubblico giordano: a volte non é questione di avidità, ma di sopravvivenza.
Puntualmente, dopo le tradizionali preghiere del venerdì, gruppi di dimostranti antigovernativi, principalmente riconducibili al Fronte Islamico d'Azione, ma anche indipendenti o aderenti ad altri partiti e movimenti, si sono radunati sotto lo slogan "Anche Noi siamo Cittadini Infiammabili". Ad Amman si sono riportati scontri tra squadracce di bastonatori realisti e dimostranti, che sono proseguite sotto gli occhi indifferenti della polizia che non ha fatto nemmeno finta di cercare di dividere gli aggressori dagli aggrediti.
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martedì 23 agosto 2011
Siamo alle solite, Mahmud Abbas, per non perderle, rinvia "sine die" le elezioni municipali in Cisgiordania!
Mahmud Abbas, presidente 'de facto' dell'Anp (col mandato scaduto dal gennaio 2009) e capo della Fazione Fatah, più passa il tempo e più non riesce a nascondere il fatto che la sua firma nello scorso aprile del 'protocollo di riconciliazione' con Hamas non sia stata altro che un espediente per prendere tempo, visto che da allora (e son passati ormai quattro mesi) non ha preso nessuna iniziativa concreta per far proseguire tale processo, anzi, continua a ciurlare nel manico e a traccheggiare in attesa di un improbabile "miracolo" che lo renda di nuovo rilevante nel panorama politico palestinese; forse lui pensa che tale prodigio possa avverarsi a settembre con la richiesta di riconoscimento ONU dello Stato Palestinese, nel qual caso si vede che non ha mai capito come opera e a chi ubbidisce l'ONU.
Ora, in un ennesimo esempio della sua duplicità e disonestà intellettuale, Mahmud Abbas é riuscito a rinviare 'sine die' (cioé a tutti gli effetti a cancellare) le elezioni municipali che aveva promesso di far tenere nella parte di territori palestinesi sottoposti alla sua egemonia (cioé nella West Bank) per il 22 ottobre. Citando 'inconciliabili differenze' tra il Comitato centrale di Fatah e le altre fazioni dell'OLP che, puntualmente, hanno denunciato il rinvio come "illegale" citando una sentenza del Tribunale di Ramallah che metteva in guardia l'Autorità nazionale dal rinviare, posporre o comunque impedire lo svolgimento delle elezioni secondo la schedula prevista.
A tutti gli illusi che pensavano che con la corrotta e inaffidabile leadership di Fatah fosse possibile addivenire a una qualche forma di accordo significativo che portasse avanti gli interessi del Popolo di Palestina replichiamo che, nella lista dei tiranni arabi da abbattere, insieme a Saleh, ad Al-Khalifa, al reuccio Ascemita e al capo della Casa di Saoud, il nome di Mahmud Abbas deve essere, rapidamente e senza indugio, rimesso ai primi posti dell'elenco.
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venerdì 15 luglio 2011
Il "piccolo re" ascemita scatena i suoi sbirri contro il popolo in protesta! Inizia finalmente a vacillare il trono di Abdullah?
Almeno dieci persone sono rimaste ferite negli scontri scoppiati ad Amman dopo le consuete preghiere del venerdì, quando migliaia di persone, uscite dalla Moschea di Hussein, hanno cercato di marciare sul Municipio gridando slogan contro il Governo e il monarca.
Quel che appare singolare é che quasi tutti i feriti non si contano tra i manifestanti, che pure sono stati dispersi dagli sbirri di re Abdallah non certo con le buone maniere, ma tra reporter e giornalisti, che dichiarano: "Ci hanno presi di mira, i giubbotti e le pettorine con scritto "stampa" non sono servite a proteggerci, anzi, gli hanno indicato chiaramente chi dovevano colpire!".
Accanirsi contro i rappresentanti della stampa e dell'informazione é uno dei segni distintivi dei tiranni, quei 'tiranni' che l'occidente ipocrita dice di voler denunciare e combattere, ma si sa che la casa ascemita di Giordania é troppo benvoluta da Usa e Israele, (E come! Ha ammazzato un sacco di Palestinesi e li ha spinti a emigrare in Libano per poterlo destabilizzare!!) per dover pagare lo scotto di comportamenti come questi.
Ma nella giornata di oggi oltre che ad Amman si sono tenute manifestazioni anche a Tafileh, Man, Karak, Irbid e Jerash. Forse, nel prossimo futuro, il piccolo re ascemita si troverà di fronte manifestazioni tanto grandi e tanto diffuse da non poter sperare di trarsi d'impaccio facendo manganellare qualche giornalista.
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mercoledì 23 febbraio 2011
Il vice di Netanyahu dichiara che l'occidente avrebbe dovuto aiutare Mubarak, Ben Ali e Gheddafi!
Il vice Primo Ministro sionista, Silvan Shalom, ha compiuto una grave gaffe affermando, in una dichiarazione ufficiale davanti a giornalisti, che il mondo occidentale avrebbe 'fallito' nel 'sostenere e appoggiare i propri alleati' in Egitto, Tunisia e ora in Libia, perdendo 'posizioni' in tutto il Nordafrica.
Forse il cruccio e l'insoddisfazione di essere 'secondo' di una figuretta tanto patetica e inconsistente come quella di Benji Netanyahu ha avuto la meglio dell'aplomb e del senso della proprietà e dell'opportunità politica di mr. Shalom, fatto sta che, nella recente 'esternazione' egli si é lasciato sfuggire ciò che alcuni sapevano e molti sospettavano, ma che 'per buona educazione' pochi finora avevano osato mettere in luce: Israele considera buoni alleati da sostenere regimi tirannici e liberticidi, che non si fanno problemi a usare il terrore politico, le stragi di stato sotto falsa bandiera, la tortura e persino la forza militare contro il popolo indifeso pur di rimanere al potere.
Coerente con le sue profonde radici e fondamenta autoritarie e razziste Israele si dice a favore della 'democrazia' solo quando gli comoda: se il popolo 'minaccia' di avvicinarsi a scelte e posizioni non gradite a Tel Aviv esistono sempre gli autocrati, le polizie segrete, le camere di tortura e qualche 'salutare' raffica di mitra (o bombardamento) contro la folla.
Ovviamente, una volta resosi conto di avere parlato troppo e troppo chiaramente Shalom, realizzando di non poter fare marcia indietro, ha quantomeno dato prova di una certa scaltrezza (che però non può mai fare totalmente le veci dell'intelligenza), tentando di agitare lo spauracchio dell' "Uomo nero di Teheran" invitando (o ordinando?) a Europa e Stati Uniti di 'fare attenzione' e 'contrastare' i tentativi della Repubblica iraniana di 'giocare un ruolo attivo' nelle Rivoluzioni arabe in corso in Egitto, Libia e Tunisia, paventando "un piano iraniano per controllare le riserve strategiche del Medio Oriente".
Quali fonti, dati e indizi abbia mr. Shalom, occhialuto burocrate di Tel Aviv (nato però a Gabes, Tunisia), per poter denunciare presunti 'complotti internazionali' tessuti da Khamenei e Ahmadinejad, non é dato sapere.
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