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martedì 14 giugno 2011

Il Vicepresidente Mansour assediato dai dimostranti: "Vattene entro domani!"


Sembra ormai che sia sempre più vicino il momento in cui il nome di Ali Abdullah Saleh si unirà alla lista di quei tiranni arabi spazzati via dalla "Primavera" del 2011, dopo Zine el Abidine Ben Ali in Tunisia e Hosni Mubarak in Egitto ma, a testimonianza di quanto secondaria e superflua sia ormai la sua figura non sarà l'ex-Padre Padrone dello Yemen a deciderlo, bensì il suo Vice, Abdrabuh Mansour.

Il Vice-presidente, in carica da quando Saleh é stato trasferito d'urgenza in Arabia Saudita per le gravi ferite subite nel suo palazzo a causa di un attacco con razzi e bombe da mortaio, é infatti ormai assediato da manifestanti che domandano a gran voce le sue dimissioni e il passaggio delle redini del paese a un Consiglio di transizione, che gestisca il passaggio del paese alla Democrazia.

In una conferenza stampa tenuta nella capitale Sanaa i membri del "Comitato supremo per la Rivoluzione" hanno chiarito che le loro azioni e manifestazione subiranno un'escalation a partire da domani se da Mansour verrà altro che una resa incondizionata alla loro richieste. Ieri il Ministro della Difesa di Saleh ha detto che il sessantanovenne autocrate di Sanaa 'sta bene' e presto si rivolgerà alla nazione, ma persino i più sfegatati sostenitori del Presidente sono disposti a credere che un settuagenario con ustioni del secondo e terzo grado sul quaranta per cento del corpo e metà del viso 'carbonizzato' sia sul punto di riprendere in mano la situazione.
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lunedì 23 maggio 2011

Azzam: "I Palestinesi non devono aspettarsi alcun ruolo positivo da parte di Obama o degli Stati Uniti!"


Lo Sceicco Nafedh Azzam (sopra), leader di Gaza del Movimento per la Jihad islamica in Palestina ha ammonito i suoi compatrioti a considerare il recente discorso del Presidente Usa Barack Obama come la prova definitiva che non sia possibile aspettarsi alcuna iniziativa positiva dalla Casa Bianca per la soluzione della questione palestinese, essendo questa totalmente incapace di assumere posizioni critiche credibili nei confronti del Regime dell'Occupazione.

Azzam ha chiesto ufficialmente che l'Anp si metta al lavoro per rafforzare il fronte interno tramite la rapida messa in atto di tutti i punti del protocollo di riconciliazione siglato al Cairo lo scorso aprile, in modo da presentare un'opposizione unita alle iniziative israeliane di insediamento e invasione di terra palestinese.

Ha anche aggiunto che i Palestinesi dovranno, più che su improbabili interventi Usa, contare sull'espansione dei movimenti popolari arabi per la cacciata dei tiranni filo-occidentali e per la democratizzazione, che, come nel caso dell'Egitto, si sono già mostrati capaci di cambiare i "principia politica" della Regione in senso pro-palestinese e anti-israeliano.
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sabato 21 maggio 2011

Obama cerca di incantare il Mondo Arabo con promesse fumose e giochi di specchi, secca replica di Hamas e Jihad Islamica!


A riprova della disperata situazione in cui si trova, ieri l'inquilino della Casa Bianca che risalta molto quando si fa fotografare sul patio di fronte alla sua residenza si é lanciato in una confusa, tortuosa, tentennante concione rivolta allo scenario geopolitico dove, raccogliendo i frutti di oltre settanta anni di errori e politiche controproducenti, la sua amministrazione ha avuto negli ultimi mesi l'ingrato compito di mietere una copiosa messe di rovesci e sconfitte, garantite però, questo bisogna dirlo per onestà, dall'arroganza e dalla miopia di quelle che la precedettero, appunto, da decenni a questa parte.

Obama ha alternato blandizie come la promessa di 'aiuti economici' (Aiuti economici? Con il debito pubblico usa sull'orlo del default? More likely than you think!) a Tunisia ed Egitto, nella speranza di disinnescarne la marcia verso la democrazia e il prevalere dei partiti a ispirazione musulmana, ad accenni alla fittizia 'rivoluzione verde' iraniana e alla sua altrettanto 'colorata' (di sangue finto) presunta 'martire' (fotografata in seguito viva e vegeta con croci al collo), ha "finto" di fare la voce grossa con il Regime sionista (quando basterebbe tagliargli i viveri per vederlo collassare e obbedire a qualunque diktat washingtoniano), senza scordare di cercare di difendere l'indifendibile, cioé giustificare il suo "diritto divino" di poter scatenare droni assassini e squadroni della morte in giro per il mondo senza per questo sentirsi di dover rinunciare all'autoassegnata qualifica di "paladino di luce e bene e democrazia" dell'universo mondo.

Ovviamente il Mondo Arabo e musulmano, fortemente avviato lungo un sentiero che lo porterà molto distante dalla sfera d'influenza dell'imperialismo statunitense (fino a ieri ancora prevalente nella regione), non ha dedicato molta attenzione ai vaniloqui di Obama, salvo qualche nota per evidenziarne squilibri, contraddizioni e inattualità. Ha iniziato Daoud Shihab, portavoce del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, stroncando la giaculatoria obamiana come "Esibizionistica manifestazione tesa a vendere fumo e illusioni".

Shehab ha aggiunto che il Mondo Arabo e musulmano hanno più volte assaggiato i frutti amari delle politche imperialiste e oggi le popolazioni della regione sono unanimi nel rivoltarsi contro governi e tiranni asserviti agli Usa, che sono stati presi alla sprovvista e si sono lanciati in una improvvida campagna militare nel tentativo di guadagnare in Libia quel che avevano perso in Egitto e Tunisia, rimanendo impantanati in un ennesimo stallo.

A stretto giro é arrivato anche il commento di Hamas, secondo il quale l'arroganza mostrata verso i paesi arabi (che dovrebbero 'svendere' le conquiste delle loro rivoluzioni per qualche 'aiuto economico') stride con l'eccessiva cautela mostrata nei confronti di Israele (che riceve miliardi di dollari l'anno senza nessuna condizione) dimostra la evidente "parzialità del Presidente americano in favore dell'Occupazione sionista, a spese dei naturali Diritti nazionali palestinesi".

"Obama prima parla di 'diritto' delle nazioni a libertà e dignità e subito dopo si dichiara pronto a difendere la 'natura ebraica' di Israele, ipso facto negando la libertà e la dignità della nazione palestinese e incoraggiando l'Occupazione sionista a commettere nuovi crimini e ad accelerare le sue operazioni di pulizia etnica". Hamas ha ricordato come il più grande e incoraggiante risultato verso una positiva risoluzione della questione nazionale palestinese, cioé la sigla del Protocollo di Riconciliazione tra le fazioni palestinesi, sia stata raggiunta non già grazie all'intervento o al coinvolgimento degli Usa, ma anzi, proprio grazie alla frustrazione e alla sconfitta dei loro piani e delle loro ambizioni nell'area mediorientale/nordafricana. Ciò dimostra sufficientemente che la strada verso la soluzione definitiva delle questioni regionali non solo non passa per Washington, ma nemmeno nelle sue vicinanze.
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martedì 17 maggio 2011

Ousama Hamdan: "Vi sono decisivi miglioramenti nei rapporti tra Hamas e alcuni paesi europei"


Il responsabile per le Relazioni Estere del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Ousama Hamdan, ha dichiarato recentemente che "significativi miglioramenti" si sono registrati nel dialogo tra la sua organizzazione e certi paesi dell'Europa occidentale, anche se é ancora troppo presto per saltare a conclusioni affrettate.

"Credo sinceramente che si possa parlare di un vero e proprio miglioramento decisivo nelle relazioni tra Hamas e diversi stati europei, il Vecchio Continente si mostra via via più disposto ad accettare le posizioni e la linea politica di Hamas anche se sarebbe avventato e controproducente lasciarsi andare a facili entusiasmi. Dobbiamo vedere dei gesti pratici, fatti sul terreno, e non limitarci alle aperture a parole".

Hamdan non ha difficoltà a ritenere il parziale 'aggiustamento di rotta' europeo direttamente collegato con le rivoluzioni popolari vittoriose in Egitto e Tunisia e attualmente in corso in Yemen e Barhein. "La prospettiva religiosa, islamica, di quei movimenti é evidente ed é perciò soltanto naturale che l'Europa veda in un movimento a ispirazione musulmana quale Hamas un utile interlocutore per relazionarsi con queste nuove realtà".

"Io, come la mia organizzazione, credo che le rivoluzioni popolari siano scaturite da un profondo desiderio di libertà e di ritorno ai valori fondanti della nostra civilità, bypassando influenze e dipendenze esterne. Le popolazioni che cercano questa libertà e questo revival culturale sanno di affrontare grandi sfide e grandi pericoli, ma, come hanno dimostrato gli eventi, non sono scoraggiate dal prezzo che si deve pagare per raggiungere tali obiettivi".

"La politica di Hamas, anche quando sembra 'rigida' o 'inflessibile' é stata sempre mirata a seguire la strada che porta a una risoluzione duratura e positiva dei problemi e dei conflitti, l'approcio del compromesso, delle mezze misure, invece, li perpetua e li incancrenisce, senza portare a niente di buono, su questo, mi sono testimoni gli avvenimenti degli ultimi diciotto-venti anni, penso che non si possa avere il benché minimo dubbio".

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sabato 23 aprile 2011

Abdullah Gul avverte Israele: "Presto il regime dell'Apartheid potrebbe essere un'isola di oppressione circondata da un mare di democrazia araba!"


 Il Presidente turco Abdullah Gul ha ammonito Israele riguardo al rapido emergere di un "Nuovo Medio Oriente", che non tollererà più a lungo l'oppressione contro i Palestinesi portata avanti dal regime di Tel Aviv.

"Presto o tardi il Medio Oriente sarà omogeneo e unificato in un nuovo corso democratico", ha scritto il Capo di Stato turco in un editoriale pubblicato sul New York Times, riferendosi alle rivoluzioni portate a compimento in Tunisia ed Egitto e a quelle in corso in Yemen, Barhein, Giordania e Arabia Saudita.

Tutti i baluardi occidentali nella regione, consegnati 'chiavi in mano' ad autocrati coronati o meno, stanno traballando e, quando la Democrazia avrà finalmente trionfato, non vi saranno mezzi o contromisure efficaci abbastanza per evitare che le linee-guida della politica regionale saranno dettate da forze ostili all'imperialismo occidentale e all'occupazione sionista.

"I popoli della regione non si sono ribellati e non si stanno ribellando in nome di astratti valori ideali, ma prima e soprattutto per riconquistare il loro orgoglio nazionale e la loro dignità; nei prossimi 50 anni i popoli arabi diventeranno maggioranza schiacciante nelle terre che stanno dal Fiume Giordano al Mare Mediterraneo, come pensa Israele di soffocare la loro legittima aspirazione all'orgoglio nazionale, alla dignità, alla giustizia e alla democrazia?".

"Israele farebbe meglio a comprendere una volta per tutte la prospettiva del futuro e adeguarvisi prima di svegliarsi una mattina e realizzare con terrore di essere rimasto una piccola isola di ingiustizia e Apartheid circondata da un sentimento comune che invece preme per la Democrazia e il rispetto dei diritti nazionali della Palestina e del suo popolo".

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lunedì 14 marzo 2011

E la Siria? E l'Iran?? Cosa "protegge" Damasco e Teheran dal vortice delle proteste?


Nonostante tutte le "gufate" occidentaliste (e fallaci), nonostante il tentativo ridicolo e volgare di gabellare un cassonetto in fiamme per l'inizio di una 'grande rivoluzione', nonostante i contatti delle agenzie di spionaggio angloamericane e sioniste con la borghesia iraniana nostalgica dello Scià, mentre da Algeri all'Oman milioni di persone protestano, lottano e versano sangue per rovesciare autocrati e tiranni, incoronati o meno, Damasco e Teheran rimangono intonse; anzi, sembra proprio che alla fin della fiera saranno Siria e Iran a beneficiare maggiormente del rivolgimento geopolitico della "Primavera Araba".

Come mai?

I Neocon e i sionisti si guardano attorno spauriti...come é possibile che di tutti gli Stati del Medio Oriente solo quelli apertamente opposti a Israele e Usa non siano scossi da proteste? Sarà forse un malocchio? Una maledizione? Forse dopotutto Allah esiste e ce l'ha col Grande Satana e il Piccolo Satana?

Niente di così drammatico, piuttosto, già che si parla di satanassi, sarebbe meglio rammentare l'adagio delle pentole del diavolo e dei relativi coperchi.

Gli imperialisti e i sionisti danno a intendere, tramite i media generalisti a loro asserviti, di essere i portabandiera del Bene Assoluto; cavalieri in scintillante armatura che combattono le Forze del Male votate al Caos e all'irrazionalità. Può anche darsi che qualcuno dei loro rappresentanti meno intelligenti vi creda, ma, per chi osservi e analizzi spassionatamente le loro azioni, risulta chiaro che essi rappresentano solo le istanze di un ristrettissimo numero di profittatori e sanguisughe decisi ad aumentare a dismisura la loro ricchezza e il loro potere a prezzo di aumentare altrettanto smisuratamente le sofferenze e le pene di masse sempre più sterminate di umanità.
"Chi crede che sfruttamento e disuguaglianze possano continuare a crescere all'infinito é un pazzo, oppure un capitalista"
A questo imperativo categorico il mondo occidentale egemonizzato dagli Usa e Israele sacrificano qualunque altra considerazione...anche al costo di schiacciare centinaia di milioni di esseri umani nella miseria i profitti delle multinazionali, gli indici borsistici, i conti in banca dei plurimiliardari DEVONO continuare a gonfiarsi e lievitare...il rospo della "crescita" deve risucchiare sempre più aria, sempre di più, come il suo omologo in Esopo. Ovviamente, le prime vittime di questo carosello sono le 'province dell'impero'...i lavoratori del terzo mondo vanno sfruttati perché forniscano materie prime e manufatti a costo quasi zero, per sfruttarli a dovere l'impero lascia dette province in mano a satrapi svincolati da ogni meccanismo di controllo, democratico o di altro tipo, dalla mancanza di controlli nasce la corruzione, che aggrava ulteriormente la situazione, fino a che si arriva al punto di rottura.

Siria e Iran non funzionano in questo modo; le istanze che reggono questi due stati sono molto meno squilibrate e totalizzanti...Siria e Iran non vogliono 'conquistare il mondo', vogliono solo rimanere nazioni autonome e indipendenti, vogliono decidere del proprio destino, vogliono vivere secondo le loro coordinate culturali senza importarle da New York o Los Angeles. Certo, in Siria il potere é esercitato da una sola famiglia, come in Egitto, ma a differenza dell'Egitto lo scopo di questa famiglia non é compiacere Washington e Tel Aviv, né é quello di arricchirsi. In Siria robuste reti di welfare impediscono l'impoverirsi di fasce enormi di popolazione. In Iran la democrazia é fortemente pervasa di riferimenti religiosi (magari 'illiberali'), che però esprimomo i valori praticati e sentiti da oltre il 90% della popolazione e soprattutto limitano la pervasività culturale dei modelli di comportamento made in Usa, divenendo così baluardo dell'indipendenza della nazione, che venne negata e umiliata dal 1953 al 1979 proprio dagli Stati Uniti.

Se pure vi é arbitrio non vi é servilismo, se pure vi é controllo non vi é corruzione rampante, se pure vi é un clima socialmente conservatore esso si rifà a valori ampiamente diffusi e condivisi...siano essi nazionalistici o religiosi (o entrambe); in qualunque modo la si giri sia in Persia e che in Assiria mancano due o più 'ingredienti' del cocktail esplosivo che sta facendo detonare il resto dell Medio Oriente e del Mondo Arabo.

Ma sembra che gli imperialisti debbano ancora capirlo.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Il vice di Netanyahu dichiara che l'occidente avrebbe dovuto aiutare Mubarak, Ben Ali e Gheddafi!


Il vice Primo Ministro sionista, Silvan Shalom, ha compiuto una grave gaffe affermando, in una dichiarazione ufficiale davanti a giornalisti, che il mondo occidentale avrebbe 'fallito' nel 'sostenere e appoggiare i propri alleati' in Egitto, Tunisia e ora in Libia, perdendo 'posizioni' in tutto il Nordafrica.

Forse il cruccio e l'insoddisfazione di essere 'secondo' di una figuretta tanto patetica e inconsistente come quella di Benji Netanyahu ha avuto la meglio dell'aplomb e del senso della proprietà e dell'opportunità politica di mr. Shalom, fatto sta che, nella recente 'esternazione' egli si é lasciato sfuggire ciò che alcuni sapevano e molti sospettavano, ma che 'per buona educazione' pochi finora avevano osato mettere in luce: Israele considera buoni alleati da sostenere regimi tirannici e liberticidi, che non si fanno problemi a usare il terrore politico, le stragi di stato sotto falsa bandiera, la tortura e persino la forza militare contro il popolo indifeso pur di rimanere al potere.
Coerente con le sue profonde radici e fondamenta autoritarie e razziste Israele si dice a favore della 'democrazia' solo quando gli comoda: se il popolo 'minaccia' di avvicinarsi a scelte e posizioni non gradite a Tel Aviv esistono sempre gli autocrati, le polizie segrete, le camere di tortura e qualche 'salutare' raffica di mitra (o bombardamento) contro la folla.

Ovviamente, una volta resosi conto di avere parlato troppo e troppo chiaramente Shalom, realizzando di non poter fare marcia indietro, ha quantomeno dato prova di una certa scaltrezza (che però non può mai fare totalmente le veci dell'intelligenza), tentando di agitare lo spauracchio dell' "Uomo nero di Teheran" invitando (o ordinando?) a Europa e Stati Uniti di 'fare attenzione' e 'contrastare' i tentativi della Repubblica iraniana di 'giocare un ruolo attivo' nelle Rivoluzioni arabe in corso in Egitto, Libia e Tunisia, paventando "un piano iraniano per controllare le riserve strategiche del Medio Oriente".

Quali fonti, dati e indizi abbia mr. Shalom, occhialuto burocrate di Tel Aviv (nato però a Gabes, Tunisia), per poter denunciare presunti 'complotti internazionali' tessuti da Khamenei e Ahmadinejad, non é dato sapere.

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