Eliot Higgins é un agente provocatore e produttore di fake news professionale, legato a doppio filo ad ambienti atlantici e sionisit.
Inglese, espone quella particolare forma di russofobia piccolo-borghese, isterica e tipicamente britannica.
Visualizzazione post con etichetta The Guardian. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta The Guardian. Mostra tutti i post
venerdì 3 agosto 2018
SPUTTANATO! Eliot Higgins 'blogger' disinformatore e russofobo trovato collegato ad ambienti atlantici e dei servizi segreti UK!
Etichette:
Bellingcat,
Brown Moses,
Eliot Higgins,
Fake News,
Huffington Post,
Russofobia,
Sputtanamento,
The Guardian,
Wikileaks
mercoledì 28 febbraio 2018
Colpetti di tosse della stampa filosionista britannica contro i trionfi russi nell'arena mediorientale!
Dopo aver tentato in tutti i modi di sabotare e ostacolare il benemerito intervento russo in soccorso della Siria laica, socialista, nazionale e Baathista del Presidente Assad le centrali dell'imperialismo angloamericano e sionista hanno dato 'diktat' ai loro disinformatori prezzolati di sminuire il significato storico e strategico della vittoria ottenuta da Mosca in Medio Oriente.
Tali tentativi sono ovviamente maldestri, goffi, poco credibili, visto che anche gli uomini della strada si rendono conto che il trionfo ottenuto da Vladimir Putin é qualcosa di epocale e sancisce il ritorno della Russia come giocatore determinante sulla scena mediorientale proprio mentre gli Usa ne vengono progressivamente esclusi e marginalizzati.
Tali tentativi sono ovviamente maldestri, goffi, poco credibili, visto che anche gli uomini della strada si rendono conto che il trionfo ottenuto da Vladimir Putin é qualcosa di epocale e sancisce il ritorno della Russia come giocatore determinante sulla scena mediorientale proprio mentre gli Usa ne vengono progressivamente esclusi e marginalizzati.
Etichette:
Con Coughlin,
Daily Telegraph,
Fake News,
Lies,
Propaganda,
Shimon,
Simon Tisdall,
Terrorist,
The Guardian,
Zionist Shill
lunedì 26 febbraio 2018
La rivista 'Time' pubblica una foto di bambini palestinesi uccisi da israhell...PER ACCUSARE ASSAD!
Ancora una volta un esempio di come la stampa mainstream occidentale non sia adatta nemmeno per incartare la verdura.
Quella che vedete qui sopra é la copertina di un recente numero (forse l'ultimo) della rivista 'Time'.
Se vi é familiare non stupitevi visto che la foto delle salme dei bambini l'abbiamo pubblicata anche noi, qui, su PALAESTINA FELIX.
Ovviamente, l'abbiamo pubblicata perché si tratta di piccoli PALESTINESI, massacrati da coloro che si dichiarano "discendenti dei superstiti dell'olocau$to -che hanno tanto sofferto!-.
Quella che vedete qui sopra é la copertina di un recente numero (forse l'ultimo) della rivista 'Time'.
Se vi é familiare non stupitevi visto che la foto delle salme dei bambini l'abbiamo pubblicata anche noi, qui, su PALAESTINA FELIX.
Ovviamente, l'abbiamo pubblicata perché si tratta di piccoli PALESTINESI, massacrati da coloro che si dichiarano "discendenti dei superstiti dell'olocau$to -che hanno tanto sofferto!-.
Etichette:
Fake News,
George Monbiot,
Lies,
Propaganda,
Shimon,
Simon Tisdall,
Terrorist,
The Guardian,
Time magazine,
Zionist Shill
martedì 13 febbraio 2018
Prosegue la nostra "galleria degli orrori" dedicata agli scribacchini del 'guardian' anglo-atlanto-sionista!
Dopo l'articolo dedicato a simon (shimon?) tisdall oggi PALAESTINA FELIX "ospita" un altro imbrattacarte albionico al $oldo del 'guardian' e quindi per estensione dell'imperialismo mondialista anglo-american-wahabo-sionista (essendo tutte queste queste manifestazioni legate tra loro fin dai tempi dei sassoon, dei disraeli, degli 'hempher' -l'unico che probabilmente non é esistito, ma lo includiamo per completezza-, degli ibn wahab, dei delano e dei churchill -criminale ubriacone e razzista di cui hollywood ha appena apparecchiato un nauseante polpettone celebrativo per gli stupidi che se lo ingolleranno-...).
Etichette:
Fake News,
George Monbiot,
Lies,
Propaganda,
Shimon,
Simon Tisdall,
Terrorist,
The Guardian,
Zionist Shill
domenica 11 febbraio 2018
I guerrafondai sion-atlantici del britannico "guardian" guaiscono lamentazioni con cinque anni di ritardo!
La stampa mainstream, specie angloamericana, sul Medio Oriente non pubblica altro che fango e melma.
Sul britannico 'guardian', al cui confronto fogli sionisti come la stampa e la repubblica nostrane appaiono come il bollettino della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, pubblica le sue intemerate un carneade di nome simon (o SHIMON?) 'tisdall' che oggi ci intrattiene con una sua "retrospettiva" sul momento in cui la decisa azione diplomatica e miltare russa nell'estate 2013 fece desistere il corvaccio obama dall'attaccare la Siria con la debole scusa dell' "attacco chimico nel Ghouta", confezionato apposta dai takfiri per offrire un 'casus belli'.
Sul britannico 'guardian', al cui confronto fogli sionisti come la stampa e la repubblica nostrane appaiono come il bollettino della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, pubblica le sue intemerate un carneade di nome simon (o SHIMON?) 'tisdall' che oggi ci intrattiene con una sua "retrospettiva" sul momento in cui la decisa azione diplomatica e miltare russa nell'estate 2013 fece desistere il corvaccio obama dall'attaccare la Siria con la debole scusa dell' "attacco chimico nel Ghouta", confezionato apposta dai takfiri per offrire un 'casus belli'.
Etichette:
Fake News,
Lies,
Propaganda,
Shimon,
Simon Tisdall,
Terrorist,
The Guardian,
Zionist Shill
martedì 3 gennaio 2017
La latrina dei media imperialisti non smette di rigurgitare rifiuti!
Come sanno benissimo i nostri lettori la tregua stipulata coi gruppi terroristici fino a poco tempo fa egemonizzati dalla Turchia non riguarda né il fronte Al Nusra né l'ISIS.
La vallata di Wadi Barada, con le sue importantissime fonti idriche, é occupata da Al-Nusra.
La vallata di Wadi Barada, con le sue importantissime fonti idriche, é occupata da Al-Nusra.
Etichette:
Al Nusra,
Giornalistame,
Menzogne,
Propaganda,
Siria,
Takfiri,
Terroristi,
The Guardian,
Wadi Barada
martedì 3 aprile 2012
Tariq Ali giudica la vittoria di George Galloway a Bradford West: "Una boccata d'aria dopo trent'anni di soffocante thatcherismo di 'Destra' e di 'Sinistra'!"
"La vittoria di George Galloway nell'elezione supplettiva di Bradford West (che ha visto il fondatore del 'Partito del Rispetto' fare letteralmente a pezzi il candidato dei Laburisti, Imran Hussein, staccandolo di oltre 10mila voti, in un seggio che era rimasto appannaggio dei socialdemocratici inglesi ininterrottamente dal 1974) é stato il più grande scossone mai dato a un sistema politico che negli ultimi 30 anni é stato dominato dall'ortodossia thatcherista".
Non sono parole nostre, ma di Tariq Ali, il grande commentatore politico di origine pachistana che in un articolo pubblicato dal Guardian indica come, lungi dall'esaurirsi con il pensionamento della sua inventrice il liberismo fascistoide di Dama Thatcher (che immaginiamo ora impegnata a sbavarsi addosso e a defecarsi nei pannoloni nei sussulti della demenza senile, appropriata ma forse ancora lieve pena dantesca per una figura di così scespiriana, fumettistica malvagità) ha imposto la sua dittatura sull'intero arco politico inglese, tanto che, per vincere qualche elezione di seguito, quello che una volta era il partito 'di Sinistra' dei lavoratori e degli operai inglesi dovette trasformarsi, sotto l'egida del vapido e corrotto Tony Blair, in una brutta copia del partito 'tory', arrivando perfino a marciare, armi spianate, dietro i vessilli neo-teo-con e filosionisti di Bush Jr. in Afghanistan e in Irak.
"I principi-base del thatcherismo", scrive T. Ali "hanno talmente permeato e inquinato il discorso politico inglese da trasformare un sistema bipolare piuttosto vivace ed equilibrato in una palude di 'grande centro', vagamente colorata di sfumature di 'Destra' e 'Sinistra' dove però i cardini dell'azione politica: austerità e tagli che favoriscono i privilegiati e colpiscono i lavoratori e i consumatori, sostegno alle guerre, alle invasioni e ai regimi di occupazione graditi alle elites, non erano mai messi in discussione".
In tutto questo la campagna elettorale di George Galloway, che a lungo i media convenzionali, addentellati e sinergici agli interessi delle elites, hanno cercato di screditare come un 'fenomeno da baraccone politico' é riuscita a fare breccia nei cuori e nelle coscienze di tutti coloro che non si sentivano rappresentati dagli usuali burattini, elettori inglesi di recente acquisizione, come immigrati e naturalizzati, ma anche di antichissimo lignaggio hanno risposto al suo appello come indicano le dimensioni della sua vittoria, e l'aspetto variegato della platea alla sua cerimonia di ringraziamento per il successo riportato.
Nemmeno la rimozione del canale televisivo iraniano di lingua inglese PressTV, sul quale Galloway appare regolarmente come commentatore dall'Inghilterra e analista politico, dalla piattaforma satellitare britannica, implementata dopo anni di lobbizzazione e ricatti da parte di gruppi filosionisti, iranofobi e islamofobi (potentissimi in Inghilterra) é riuscita a danneggiare più di tanto la visibilità e la notorietà del personaggio. Adesso, per continuare a sperare nella decisiva "inversione di tendenza" che potrebbe portare l'Inghilterra a spezzare l'incantesimo della Strega Thatcher prima ancora che la fattoria volante di una Dorothy qualsiasi le atterri sulla testa rosa dall'Alzheimer bisogna sperare nella vittoria di Ken "Il Rosso" Livingstone (a sua volta commentatore sul canale iraniano) alle prossime elezioni municipali di Londra; poi si vedrà...
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
George Galloway,
Margaret Thatcher,
Respect Party,
Tariq Ali,
The Guardian
giovedì 19 gennaio 2012
Persino il britannico "Guardian" deve ammetterlo: "In Siria la popolarità di Assad é alle stelle!"
In un articolo pubblicato ieri dall'ex-caporedattore per gli Affari Esteri Jonathan Steele i lettori del "Guardian" hanno potuto leggere l'esplicita dichiarazione del fatto che quanto sia stato propalato e diffuso riguardo alla Siria negli ultimi dieci mesi dalla maggior parte dei media generalisti occidentali non sia stato altro che "un mucchio di maldestra propaganda che riportava acriticamente le posizioni di alcune parti interessate (notabilmente le reti controllate dalle famiglie reali qatariana e saudita, Al-Jazeera e Al-Arabiya, NdR) ignorando sistematicamente fatti e dati di parte siriana che mostravano invece l'enorme popolarità del Presidente Assad e del suo Governo".
"Quando la copertura mediatica di un evento cessa di essere equa e bilanciata e si trasforma in una campagna di propaganda i fatti che non si conformano alla 'linea di partito' vengono soppressi, come nel Ministero della Verità di Orwell", Steele ha indicato come sondaggi di enti indipendenti hanno indicato l'indice di approvazione del Presidente siriano come superiore al 65%, un tasso di popolarità che farebbe letteralmente 'salivare' qualunque governante occidentale, a partire dallo stesso Obama.
Considerando poi la recente missione della Lega Araba in Siria Steele ha ammesso che la decisione di inviare osservatori e impegnarsi per una soluzione mediata ha scontentato sauditi, qatariani e i loro alleati, che volevano invece sanzioni e attacchi aerei in stile libico, con o senza la copertura di una risoluzione ONU, anche perché la missione sul terreno avrebbe mostrato in tutta la sua evidenza come il quadro dipinto dalle loro emittenti TV (una Siria preda di scontri di piazza e 'sanguinose repressioni', quasi sul punto di esplodere nella guerra civile), come un'impostura, cosa che é puntualmente avvenuta appena il Generale Al-Dabi e i suoi collaboratori hanno iniziato a muoversi nel paese.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Assad,
George Orwell,
Lega Araba,
Osservatori,
Propaganda,
The Guardian
martedì 6 dicembre 2011
Il Principe Turki al-Faisal si conferma "Lo Stranamore di Riyadh" dichiarando: "Vogliamo la bomba atomica!"
Altro che ispettori IAEA a Teheran, Natanz e Bushehr, altro che ispezioni alle centrifughe iraniane; se la comunità internazionale non fosse instupidita quotidianamente dal diluvio di propaganda esalata dalle fucine della disinformazione sionista e volesse veramente prevenire e bloccare sul nascere una pericolosa corsa alla proliferazione nucleare in Medio Oriente essa dovrebbe volgere lo sguardo dall'altra parte del Golfo Persico e fissarlo intensamente sull'Arabia Saudita, dove, ben sicuro del supino supporto americano e sionista l'ex capo delle spie di corte, Principe Turki al-Faisal, non ha remora alcuna a dichiarare a voce alta la propria intenzione di perseguire quanto prima un piano di armamento atomico.
Armi di distruzione di massa in mano all'ultima monarchia assoluta del pianeta, un apparente 'paradosso temporale' che rischia di precipitare tutta la regione nell'insicurezza, ancor più di quanto non stia già facendo il regime ebraico col suo "arsenale pirata" di oltre duecento bombe atomiche non dichiarate. Anzi, giocando sull'ambiguità, il Principe Al-Faisal vorrebbe dare a bere all'opinione pubblica araba che un programma atomico militare saudita sia da vedere in ottica 'anti-israeliana' ("I nostri sforzi e quelli del mondo non hanno convinto Tel Aviv ad abbandonare le sue armi nucleari"), quando é invece chiaro a chiunque che Riyadh vuole 'la bomba' in funzione anti-iraniana, per minacciare le minoranze sciite del Golfo Persico (a partire dalla propria) e convincerle ad abbandonare i propositi di protesta, di riforma e forse anche di cacciata delle dinastie sunnite dai troni sui quali furono collocati dagli imperialisti e sfruttatori occidentali tra XIX e XX Secolo.
"E' nostro dovere verso il nostro popolo considerare, tra le altre opzioni, anche il possesso di armi simili" chiocchia Faisal, ma di quale popolo starebbe parlando? Certo non quello che scende in piazza denunciando l'autoritarismo di Casa Saoud e chiedendo riforme democratiche e un più equo investimento dei proventi petroliferi! Quel 'popolo' il Principe Turki al-Faisal lo odia con ferocia!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Arabia Saudita,
House of Saoud,
Iran,
Molesworth RAF base,
NATO,
Nonproliferation,
Nuclear Weapons,
Teheran,
The Guardian,
TNP,
Turki al-Faisal,
WMD
venerdì 1 luglio 2011
La Casa di Saoud vuole la bomba? A sentire il Principe Faisal si direbbe proprio di sì!!
Il Principe Turki al-Faisal, ex-capo dell'intelligence saudita ed ex-ambasciatore a Washington (quindi non certo personaggio di secondo piano dell'ultima monarchia assoluta ancora esistente sulla Terra), ha recentemente dichiarato in un meeting NATO tenutosi in Inghilterra che, di fronte alla 'probabilità' che la Repubblica Iraniana sia tecnicamente in grado di dotarsi di un deterrente nucleare é "necessario" per il regno saudita "dotarsi di armi nucleari" .
Questo, naturalmente, vorrebbe dire ritirarsi dal TNP, il Trattato di Nonpoliferazione, di cui Riyadh e Teheran sono entrambe firmatarie. La cosa interessante é l'insistenza del Principe sulla "probabilità" che "tecnicamente" l'Iran possa dotarsi di armi nucleari; ciò vuol dire che, a meno che la Repubblica Islamica non demolisca e smembri totalmente il suo programma nucleare civile l'Arabia Saudita (le cui competenze tecniche sono quasi allo zero spaccato, ma che compra e affitta apparecchiature straniere e tecnici con i quali farle funzionare) ha intenzione comunque di dotarsi di bombe atomiche.
![]() |
| "Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io..." |
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Arabia Saudita,
House of Saoud,
Iran,
Molesworth RAF base,
NATO,
Nonproliferation,
Nuclear Weapons,
Teheran,
The Guardian,
TNP,
Turki al-Faisal,
WMD
mercoledì 26 gennaio 2011
Hamas reagisce al "Fatahgate": sdegno e rabbia contro i traditori della Palestina
Sostenitori di Hamas si sono riuniti a Gaza per esprimere la loro disapprovazione e la loro rabbia nei confronti della dirigenza della fazione Fatah (che controlla la Cisgiordania col beneplacito delle potenze occidentali e di Israele) che, come rivelato dalla massiccia "release" di documenti effettuata da Al-Jazeera, hanno a più riprese cercato di ingraziarsi il favore dello Stato ebraico offrendo come 'merce di scambio' -tra le altre cose- la quasi totalità di Gerusalemme Est e il Diritto al Ritorno dei Palestinesi della Diaspora.
Il Movimento musulmano di Resistenza é rimasto letteralmente scioccato dalle rivelazioni filtrate sul conto della dirigenza di Fatah; in passato (nel 2006) Hamas aveva autorizzato l'OLP (l'organizzazione-ombrello dei gruppi palestinesi, egemonizzata da Abbas e dai suoi uomini) a condurre in porto una trattativa con Israele che avrebbe dovuto essere conclusa nel termine della legislatura, "Alla luce di quanto esposto finora quell'accordo non é più valido e non verrà più ripreso o rinnaovato, perché i negoziatori si sono dimostrati inaffidabili e duplici. Non riconosceremo mai più Fatah e non la riterremo più rappresentativa di chicchessia", così si é espresso in merito Khalil al-Hayya (sopra), membro del Politburo di Hamas.
Sami Abu Zuhri (sopra), portavoce ufficiale del Movimento, ha invece concentrato le proprie dichiarazioni sulle questioni della "cooperazione" di Fatah con le forze di occupazione dello Stato ebraico, cooperazione che si é spinta fino al tentativo di omicidio di Hassan al-Madhoun, combattente della Resistenza, "commissionato" ai collaborazionisti palestinesi da Shaul Mofaz nel 2005. "I documenti dimostrano come Fatah ormai sia un alleato o un burattino di Israele, come ne porti avanti gli scopi e gli obiettivi, il popolo palestinese deve trarne le conseguenze e trattare Fatah e i suoi rappresentanti di conseguenza".
Intervistato dal quotidiano britannico "The Guardian" il capo del Dipartimento Relazioni internazionali di Hamas, Ousama Hamdan (sotto), ha dichiarato, fra le altre cose, che le rivelazioni, per quanto scioccanti, sono soltanto la naturale e logica conseguenza dell'iniqua e parziale base di partenza dei cosiddetti "Accordi di Oslo", a partire dai quali alla 'parte palestinese' non sono mai state servite 'carte' da giocare al tavolo della trattativa, ma semplicemente un ripido e scivoloso piano inclinato al termine del quale non c'era altro che la resa abietta e incondizionata, l'unico risultato che avrebbe mai soddisfatto i sionisti israeliani e internazionali.
"Come risposta alle notizie emerse" ha concluso Hamdan "Hamas ha dato il via a una serie di confronti e discussioni con rappresentanti delle più diverse fazioni palestinesi, e anche con alcuni individui autorevoli, per discutere di adeguate reazioni, che saranno concertate fra tutte le parti in gioco, al fine di proteggere la Causa nazionale palestinese e isolare e mettere coloro che si sono dimostrati fin troppo pronti a tradirla in condizione di non nuocerle ulteriormente".
Iscriviti a:
Post (Atom)

















