lunedì 20 dicembre 2010

Human Rights Watch denuncia l'Apartheid israeliano in Cisgiordania con una ricerca documentata


"Le politiche israeliane in Cisgiordania discriminano pesantemente i residenti palestinesi, deprivandoli di necessità basilari e nel contempo concedendo agi e amenità ai residenti degli insediamenti ebraici, a poche centinaia di metri da famiglie che vivono nelle condizioni più abiette"; questo il nodo centrale di un documentatissimo e inoppugnabile resoconto di oltre 160 pagine rilasciato dall'organizzazione Human Rights Watch nella scorsa giornata di domenica.

Il rapporto, significativamente intitolato "Separati e diseguali" (gioco di parole sull'ipocrita formula 'separati ma uguali' alla base delle leggi razziste alla Jim Crow in vigore negli Usa a sud della linea Mason-Dixon) identifica le pratiche discriminatorie israeliane che, sotto la scusa della "sicurezza" (in realtà totalmente aliena alla maggior parte delle misure di Apartheid), mettono in funzione un sistema "a due velocità": una per la privilegiata popolazione delle colonie ebraiche, popolate di fanatici praticanti del giudaismo più ultraortodosso, e una per i Palestinesi dei villaggi e degli insediamenti circondati di barriere e filo spinato (per impedirne la crescita e il rinnovamento), a cui vengono centellinati e a volte completamente negati servizi di base come elettricità, acqua corrente, fognature, scuole, accesso alle strade...mentre i coloni che vivono a un tiro di sasso hanno giardini, piscine, strade e servizi di trasporto che sono sistematicamente e aprioristicamente interdetti alla popolazione palestinese.

SCARICA QUI IL FILE PDF DEL RAPPORTO DI "HUMAN RIGHTS WATCH"



"I Palestinesi affrontano sistematiche discriminazioni semplicemente per la loro origine nazionale, per la loro etnia, per la loro razza", dichiara Carroll Bogert, Vicedirettore esecutivo per le Relazioni esterne di HRW, "E questo non é tutto, qualunque Palestinese vive sotto la spada di Damocle dell'espropriazione, dell'espulsione, del vedere i propri campi danneggiati oppure il proprio bestiame attaccato". Nel corso degli ultimi 18 anni le politiche colonialiste israeliane hanno aumentato la popolazione ebraica delle aree attentamente monitorate nella compilazione del rapporto da 241.000 a 490.000 unità, facendola più che raddoppriare, contemporaneamente oltre il 30 per cento dei residenti palestinesi delle stesse zone (fra cui Gerusalemme Est) sono stati espropriati delle loro case e delle loro terre.

Human Rights Watch, rilasciando il rapporto, estende il proprio richiamo ai Governi degli Stati Uniti, che annualmente foraggiano lo Stato ebraico con quasi tre miliardi di dollari di "aiuti" e dell'Unione Europea, verso i cui mercati sono indirizzati i prodotti coltivati sulla terra rubata ai Palestinesi, di chiedere accontabilità a Israele per ogni centesimo e ogni dollaro concesso, in modo che risulti chiaro come queste somme non possano venire spese per aumentare e rendere più profonda la miseria e la sofferenza degli abitanti della Cisgiordiania, e di aderire fino in fondo alla campagna di boicottaggio dei prodotti dell'Apartheid, in modo da spingere, attraverso consistenti danni economici, le forze politiche che finora hanno protetto e facilitato l'espansione delle colonie illegali a riconsiderare il loro agire e le loro posizioni.

Erekat annuncia: "Altri dieci paesi europei riconosceranno lo Stato Palestinese!"


Il dignitario di Fatah Saeb Erekat, a più riprese coinvolto nell'attualmente comatoso "Processo di pace" con Israele ha recentemente dichiarato che, dopo la Norvegia, almeno una decina di altre nazioni europee sarebbero pronte ad alzare il loro livello di riconoscimento verso gli organismi di autogoverno Palestinesi, trasformando le loro delegazioni rappresentative in ambasciate tout court e riconoscendo l'esistenza di uno Stato palestinese sui confini internazionalmente riconosciuti nel 1967.

Nelle sue considerazioni Erekat ha sottolineato come tale traguardo sia stato possibile solamente attraverso un fitto lavoro di avvicinamento e interfaccia con le varie realtà statali europee che erano più pronte a comprendere le aspirazioni nazionali e umanitarie dei Palestinesi; si é altresì detto consapevole della pregiudiziale opposizione degli Usa a qualunque passo verso la dichiarazione unilaterale di una entità statale palestinese.

"Il nostro popolo non fermerà la propria ricerca della libertà attraverso canali non violenti, anzi, la perseguirà con tutti i mezzi disponibili...il diritto di avere un proprio Stato é universale e inalienabile, non sta agli Stati Uniti concedercelo o meno". Stante la persistente ostinazione israeliana a lasciare i negoziati bilaterali nel vicolo cieco in cui sono da essa stati precipitati, Erekat si é detto certo che un vasto riconoscimento internazionale sia essenziale per arrivare comunque a una "Soluzione a due Stati".

Israel, land of Apartheid: ebrei razzisti manifestano contro le relazioni 'miste', "Gli arabi rovinano le nostre donne"


Si terrà presso il centro commerciale di Bat Yam tra poche ore (18.30 ora italiana, lunedì 21 dicembre 2010) una delle più preoccupanti manifestazioni che testimoniano la recente esplosione di pulsioni razziste e anti-arabe a tutti i livelli della società israeliana, ormai profondamente minata dal rinforzo dei provvedimenti e delle misure di carattere segregatorio e discriminante nei confronti della popolazione palestinese, tanto quella che gode di cittadinanza israeliana che quella che vive nel territorio occupato di Cisgiordania.

Un gruppo di "cittadini preoccupati" (sarebbe meglio dire 'preoccupanti') ha infatti organizzato un assembramento dimostrativo contro la "piaga", così loro la definiscono, delle relazioni sentimentali "miste", fra cittadini ebrei ed arabi.

A ben vedere, come tutti i razzisti di ogni latitudine e specie, ad allarmare i bravi cittadini di Bet Yam sono soprattutto le relazioni fra UOMINI arabi e DONNE ebree, se un ebreo, forte del suo potere, della sua ricchezza, del suo status di privilegiato all'interno della 'democratica' società israeliana ricatta o estorce favori sessuali a una ragazza araba siamo certi che i manifestanti di oggi sarebbero poco o punto preoccupati, come certo non si sarebbero accalorati i loro alleati afrikaner dell'Apartheid sapendo che uno di loro si era concesso una scappatella con una "negretta" delle township, ma sarebbero andati su tutte le furie se un 'kaffir' si fosse azzardato a toccare la donna bianca.
Sabir Kushour é stato accusato di stupro per avere avuto un rapporto sessuale con una donna ebrea senza dirle che era Palestinese, presto saranno "proibiti" i rapporti "misti"??
Sentire le parole di Bentzi Gufstein, agitatore razzista che ha organizzato la manifestazione é come fare un viaggio spazio-temporale verso le contee razziste del Sud degli Stati Uniti, o verso le vallate padane dove la Lega Nord ha i suoi serbatoi elettorali; il razzismo cambia aspetto e lingua, ma la sua puzza rimane sempre la stessa: "Non permetterò che uno di 'loro' si 'faccia'(sic) mia sorella!", "Centinaia di ragazze e donne di Bat Yam hanno relazioni con arabi"(anche fosse vero, forse vorrà dire che sotto le lenzuola il signor Gufstein e i suoi manifestanti non sono poi granché), "Gli arabi si stanno INTEGRANDO fra di noi!", "Bat Yam deve rimanere ebraica!"

La stessa spazzatura pseudo-ideologica e identitaria viene rigurgitata dai volantini che reclamizzano l'adunata, sperando evidentemente di trovare abbastanza persone frustrate e insicure da portare sotto gli striscioni e gli stendardi dell'Apartheid sionista; ovviamente, attirati e allettati dalla prospettiva di trovare una platea per le loro giaculatorie segregazioniste agitatori come Baruch Marzel hanno già annunciato la loro presenza, così come alcuni dei rabbini firmatari del pronunciamento Halakhico (una 'fatwa' rabbinica) con il quale si stigmatizzava come "peccaminoso" l'atto di affittare appartamenti o stanze ad arabi.

Per fortuna come già in Sudafrica durante il regime razzista e in Germania sotto il Terzo Reich, qualche persona degna e decente rifiuta di voltarsi dall'altra parte, in questo caso la rappresentante del partito di sinistra Hadash, Tamar Gozansky, già deputata eletta alla Knesset, che ha annunciato la propria intenzione di sporgere denuncia alla polizia contro gli organizzatori dell'adunata, che viola l'articolo 144 del Codice penale israeliano, incitando al razzismo e dando occasione di aggressione fisica o morale; "Quello che stanno facendo é illegale oltre che totalmente immorale, una nuova macchia sulla coscienza collettiva di Israele; temo una ripetizione degli attacchi dell'ottobre del 2000 quando squadre di razzisti dell'ultradestra danneggiarono dozzine di negozi e attività di cittadini israelo-palestinesi, in alcuni casi distruggendole completamente, come nella Notte dei Cristalli, vi rendete conto?".

La domanda della signora Gozansky, "vi rendete conto", dovrebbe echeggiare nelle coscienze di quanti, da Fiamma Frankenstein a Piero Grissino al pupazzo Roberto Saviano hanno partecipato settimane fa alla burattinata filosionista organizzata a Roma dagli amici e complici dell'Apartheid sionista: ecco, signori miei, che cosa appoggiate, ecco che cosa sostenete, ecco la 'democrazia' di Israele...

Nuove strenne di Hanukkah in arrivo! Obama elargisce altri 200 milioni di $ a Israele!!

Come cadono i potenti; ancora un anno fa Barack Obama era visto come il potenziale game-changer della situazione mediorientale, un politico in grado di polarizzare l'interesse dei paesi arabi e musulmani (si diceva), persino in grado di "fare identificare" con sé una parte non disprezzabile dell'opinione pubblica di quella fetta di mondo, non intimidito dalla prospettiva di dover stigmatizzare e forse addirittura sanzionare gli abusi e le prevaricazioni israeliane.

Questo di tanta speme oggi ci resta, rosicchiato dall'interno dai filosionisti di cui ha riempito il proprio gabinetto (Hillary Clinton in testa), indebolito dalla tonitruante campagna della lobby ebraica che gli ha scatenato contro per mesi i propri più feroci mastini dei media, il povero Barack Hussein si é ridotto a offrire aerei da guerra di quinta generazione per un miserevole 'congelamento' delle colonie che, con alterigia sprezzante, Netanyahu ha pensato bene di rifutargli.

E dal punto di vista del guadagno, ha fatto pure bene; perché il Primo Ministro sionista sapeva benissimo che, di riffa o di raffa, gli aiuti militari dallo Zio Sam arrivano comunque...non ci sono liste di "bambini cattivi" o letterine di buoni propositi da indirizzare a Washington: per quanto perseguitino, massacrino, uccidano, terrorizzino, esproprino...i governanti di Tel Aviv riceveranno sempre tanti bei giocattoli militari per Hanukkah, cortesia della fortissima lobby "a sei punte" e del complesso militar-industriale a stelle e strisce.

E' recentissima la notizia che 205 milioni di biglietti verdi, denaro prelevato dalle tasche di contribuenti americani che magari avrebbero preferito vederlo speso per rilanciare l'economia, saranno "girati" a Israele per nutrire il pozzo senza fondo del progetto "Iron Dome", ennesima stravaganza dell'establishment militare israeliano che, non essendo finora riuscito a cavare un ragno dal buco con il tanto annunciato e sbandierato sistema "Arrow" (che dovrebbe intercettare missili balistici e da crociera), si é messo in testa di riuscire a intercettare proiettili ancora più piccoli, come i razzi e i missili tattici di Hezbollah, che durante la guerra contro il Libano del 2006 sono copiosamente piovuti su Israele dal primo all'ultimo giorno di ostilità.

L'incapacità delle goffe e mal comandate colonne corazzate israeliane di scovare e distruggere i siti di lancio del Partito di Dio é stata una delle più brucianti debacle di una campagna militare totalmente fallita in tutti i suoi obiettivi; quindi, lungi dal rielaborare la struttura delle proprie forze e la dottrina operativa e tattica per venire incontro alle necessità di contrastare un avversario "asimmetrico" e in totale controllo del campo di battaglia, i pettoruti e medagliati generali sionisti hanno pensato bene di rivolgersi alla 'lampada di Aladino' tecnologica, cercando di approntare un widget che risolva il problema al posto loro.

Tale arnese dovrebbe essere "Iron Dome" una specie di caravanserai di radar e batterie di razzi-anti-razzo che dovrebbero 'proteggere' la parte settentrionale di Israele dai tiri provenienti dal Libano, lasciando quindi all'aviazione e all'artiglieria con la Stella di Davide, in occasione di un prossimo conflitto col Paese dei Cedri, piena libertà di bombardare scuole, case civili e ospedali, secondo l'ormai nota Dottrina Dahiyeh, che prevede il deliberato fuoco su obiettivi civili per dare problemi a movimenti di popolo come Hamas ed, appunto, Hezbollah.

La bancarotta assicurata di tale approccio é evidente da sé, innanzitutto "Iron Dome" prevede che l'avversario sia comunque in grado di lanciare i propri razzi (ammissione implicita che Israele non é in grado di individuare i siti di lancio e colpirli per tempo), inoltre, se l'intercezione può essere possibile contro vettori balistici o da crociera, che si presume possano essere usati in gruppi di decine o dozzine per volta, un'intercezione di salve da centinaia di razzi é una pura espressione di fede religiosa più che una ragionevole aspettativa operazionale.

Inoltre, finora, tutti i tentativi di intercettare proiettili con missili o contro-proiettili si sono rivelati fallimentari: durante la Guerra del 1991, lo Stato ebraico si fece in quattro per farsi consegnare i "miracolosi" missili PATRIOT, che tanto in Israele quanto in Arabia Saudita totalizzarono medie di intercettazione absimali, dal 10% al 12% dei contro-missili lanciati riuscirono a colpire qualcosa.

Da allora, nonostante i miliardi di dollari letteralmente scialacquati in tali ricerche, la ricerca di un "Santo Graal" antimissile non ha portato risultati di sorta, rassomigliando più che altro alla caccia all'Araba Fenice del Così fan Tutte...'che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa'.

Tutti contenti, politici e militari israeliani gongolano e dicono che col regalino di Barack Hussein potranno allestire "otto batterie di intercettori", il che, calcolatrice alla mano, ci fa capire come ogni batteria di "Iron Dome" costi l'inezia di venticinque milioni di dollari Usa...un lanciatore russo BM-21 o BM-24, di cui il Medio Oriente e l'Africa sono praticamente pieni, costa dalle venti alle quaranta volte meno, Hezbollah, anche a prescindere da possibili aiuti siriani o iraniani, non avrebbe quindi nessun problema a moltiplicare la propria possibilità di lancio portando a saturazione qualunque "cupola" israeliana, non sappiamo invece, continuando così la situazione economica statunitense (fra l'altro, esacerbata proprio dal 'bacio della morte' che la lobby sionista tiene fermamente premuto sul Campidoglio) per quanto ancora la Casa Bianca potrà continuare coi suoi generosi "regali" allo Stato ebraico.

Spiragli sui risarcimenti economici per le famiglie delle vittime turche


In seguito agli abboccamenti ginevrini fra Sinirlioglu e Ciechanover negli ambienti diplomatici internazionali ha cominciato a circolare insistentemente la notiza che, pur di limitare il danno di immagine derivato dal piratesco raid sulla Mavi Marmara, il Governo israeliano sarebbe disposto a corrispondere una compensazione monetaria alle famiglie dei cittadini turchi freddati dai commando navali dello Stato ebraico.

Israele tiene a puntualizzare che tale gesto non corrisponderebbe però a un'ammissione di colpa di alcun genere per quanto accaduto a bordo dell'ammiraglia della flottiglia umanitaria che stava cercando di raggiungere la Striscia di Gaza sotto assedio, e che all'emolumento non seguirebbero messaggi di scuse. Nonostante ciò si tratterebbe pur sempre di un passo avanti rispetto alle dichiarazioni precedenti del ministro degli esteri Lieberman che aveva negato anche solo le riparazioni finanziarie.

Lo Stato sionista teme, a ragione, che un ufficiale riconoscimento di responsabilità potrebbe essere addebitato in sede legale, qualora dal massacro della Freedom Flotilla nasca un rogito internazionale contro istigatori ed esecutori dell'abbordaggio. La progressiva costruzione di un sistema di corti internazionali dalla giurisdizione sempre più ampia, abilitate a perseguire crimini di guerra e violazioni dei diritti umani da parte di Stati e organizzazioni multi- o sovranazionali costituisce una viva preoccupazione per Tel Aviv, soprattutto da quando é apparso chiaro che, come nel caso dell'Inghilterra, nemmeno le ricche e agguerrite lobby filosioniste sono in grado di opporvisi con sicura efficacia.

Secondo il quotidiano anatolico Hurriyet, l'ex ambasciatore in Israele Namik Tan, attuale ambasciatore turco negli Usa, ha incontrato Michael Oren, suo collega israeliano a Washington, a quanto pare con la piena approvazione e il benestare del Primo Ministro Erdogan. Contemporaneamente, con un gioco di "piccolo cabotaggio", l'ex Primo Ministro israeliano Ehud Olmert ha preso a pretesto le voci in merito per lanciare un velenoso attacco al suo successore Benyamin Netanyahu, accusandolo di essere "troppo arrendevole" e quasi "vantandosi", nel suo termine come capo del Governo sionista "di essere riuscito a mantenere Gaza sotto assedio e avere intercettato le navi di aiuti umanitari senza incidenti e senza dover pagare compensi a nessuno".

Bizzarro orgoglio sionista, che mena vanto di avere "efficientemente" affamato centinaia di migliaia di ragazzi e bambini...siamo certi che ai tempi della Soluzione Finale anche gli ufficiali comandanti dei campi di sterminio facevano "la ruota" coi numeri della loro 'attività', in maniera tutta simile ad Olmert...

domenica 19 dicembre 2010

Zahar: "Non riconosceremo mai Israele ma non abbiamo nessuna intenzione di rompere la tregua!"


I Palestinesi hanno il tempo dalla loro parte nella loro lotta per un Stato autonomo e indipendente e Hamas crede che la vittoria possa venire meglio e più certamente assicurata dagli sforzi per la costruzione di una nazione coesa e solida piuttosto che dal confronto militare diretto con Israele. Questo, 'in nuce', il pensiero di Mahmoud Zahar, fondatore del movimento musulmano di Resistenza Hamas, intervistato subito dopo la conclusione della grande manifestazione per il 23esimo anniversario dell'organizzazione da lui creata insieme allo Sceicco Yassin e a Abd el-Aziz al-Rantisi.

"Non abbiamo fretta di vendere o barattare l'interesse nazionale dei Palestinesi, perché non vi é un mercato abbastanza grande che possa comprarlo, o ricchezze sufficienti a pagarlo", dice, con un linguaggio forbito che secondo i canoni del più romanticheggiante 'orientalismo' si direbbe adatto a un profeta o a un mistico e che stride un po' con l'immagine del sessantacinquenne brizzolato e vestito all'occidentale che le pronuncia.

Zahar liquida il "Processo di pace" come un'impostura, una commedia dell'assurdo che viene replicata solo perché, in quanto tattica dilatoria, avvantaggia Israele nei suoi sforzi di esproprio e colonizzazione della Cisgiordania e non risparmia frecciate e attestati di disistima ad Abbas, il capo di Fatah che si presta a mantenere in piedi quella che definisce come "nient'altro che una farsa".

"Non riconosceremo mai Israele", dichiara, senza scordarsi di aggiungere subito dopo "Ma ci asterremo dall'attaccarlo, perché tutta la nostra attenzione deve essere dedicata a Gaza, alla sua popolazione, a migliorarne la qualità della vita mostrando nel contempo un esempio di Governo virtuoso e retto"; anche qua, il paragone é implicitamente diretto ai cacicchi di Fatah, che fanno sparire milioni di dollari e di Euro di "aiuti" sui quali non viene richiesta loro nessuna accontabilità, mentre le infrastrutture civili cisgiordane cadono letteralmente a pezzi.

"Ci hanno detto: non potete resistere all'assedio, non reggerete due mesi...adesso ne stiamo per toccare cinquanta, altro che due...certamente ci sono molte difficoltà, ma siamo ancora qui, funzioniamo come Governo, come città, come popolo, sappiamo resistere, e sopravvivere, é quel che ci riesce meglio". Zahar poi cita l'Algeria, l'Angola, come esempi di lotte e di Resistenza che hanno dovuto attendere decenni, ma che eventualmente hanno ottenuto ciò per cui i loro popoli avevano lottato: "Il tempo non é importante, purché tu non lo sprechi, solo chi spreca tempo ha fretta".

"Hamas ha rispettato e continuerà a rispettare il cessate-il-fuoco negoziato con Israele al termine della Guerra contro Gaza e non ha alcuna intenzione di violarlo...la Resistenza non é soltanto lotta con le armi e le bombe, Resistenza é anche il rifiuto dell'occupazione come idea, inculcare questo concetto nelle menti del popolo, prepararlo a resistere all'oppressione con la forza dell'Idea e del Diritto, chi opprime non ha una difesa contro questo atteggiamento, se non l'aggressione, e allora il suo torto diventa ancora più ingiusificabile e mostruoso, ecco perché Israele sta perdendo sostegno e popolarità ovunque nel mondo, mentre noi ne stiamo acquistando".

Cattive notizie per Israele...anche la Bolivia riconosce lo Stato palestinese!!


La Bolivia ha appena riconosciuto lo Stato palestinese sulla base dei confini riconosciuti dall'ONU nel 1967, divenendo così il quarto Stato sudamericano a compiere tale passo dopo Brasile, Argentina e Uruguay; il presidente Evo Morales ha rilasciato personalmente la notizia durante una conferenza di capi di Stato tenutasi in Brasile.

Il leader di Fatah Mahmud Abbas si é detto felice della decisione di Morales e ha auspicato uno sviluppo delle relazioni bilaterali boliviano-palestinesi anche nel futuro più immediato, augurandosi inoltre che molti altri paesi dell'area andina e sudamericana ne seguano l'esempio.

La notizia certamente non andrà giù né a Tel Aviv né a Washington visto che proprio negli scorsi giorni la lobby sionista si era mobilitata per chiedere a Obama, tramite un memorandum 'preventivo' emesso dal Senato, di iniziare "subito" una campagna diplomatica per dissuadere altre nazioni dal riconoscere uno Stato palestinese e, eventualmente, di usare il potere di veto all'ONU per sventare ogni risoluzione in tal senso.

La decisione di Evo Morales, il primo presidente indio della Bolivia, eletto su una piattaforma di socializzazione e distribuzione degli utili derivanti dalle materie prime di cui la nazione é ricca, é stata probabilmente influenzata dal coinvolgimento israeliano nel tentativo di Colpo di Stato sventato nel 2009 dalle forze di sicurezza boliviane, che circondarono e distrussero nell'aprile di quell'anno un team di mercenari che, in un hotel di Santa Cruz, progettavano l'assassinio di Morales e del suo vice Garcia.

A capo della squadra di killer c'era Eduardo Rosza Flores, di ascendenze ebreo-ungheresi, che aveva militato con gli ustasha croati nella guerra civile jugoslava e, dopo un periodo passato in Israele, era stato 'avvistato' in Albania, Irak e altre "zone calde" del globo; la classica pedina legata all'estrema destra internazionale che al Mossad fa comodo muovere laddove ci sia da avanzare gli interessi di Israele alle spese delle popolazioni sfruttare e oppresse.

Teppisti ebrei danno fuoco al gregge di un pastore palestinese uccidendo 12 pecore


Mohammed Bani Fadl, un pastore palestinese di quarant'anni, ha subito un danno di quasi cinquantamila nuovi shekel quando un gruppo di coloni Ebrei ultranazionalisti ha radunato il suo gregge di pecore e ha versato benzina sulle sterpaglie tutto attorno ad esso, dandogli poi fuoco. Il pastore, residente nel villaggio di Aqrabah, vicino Nablus, nella parte settentrionale della Cisgiordania, stava sorvegliando i suoi animali che brucavano la scarna vegetazione circostante quando ha notato una macchina bianca fermarsi sul ciglio della strada poco distante e i suoi occupanti fargli cenno di avvicinarsi attraverso i finestrini.

Pensando a una richiesta di indicazioni, o di soccorso, Bani Fadl ha iniziato ad avvicinarsi, fermandosi quando, a metà della distanza, riuscì a notare che a bordo del veicolo c'erano Ebrei ultraortodossi abitanti dei vicini insediamenti illegali, e che erano tutti evidentemente armati. Allarmato da quest'ultimo particolare, e ricordando delle molte notizie di aggressioni ad agricoltori e lavoratori palestinesi a opera di simili bande di coloni armati, il pastore non poté fare nient'altro se non fuggire dietro una vicina collina, lasciando il suo gregge in balia dei fondamentalisti ebrei.
Posizione di Aqrabah, 18 chilometri a Sud-Ovest di Nablus.
I coloni ultranazionalisti e razzisti, ansiosi come sempre di distruggere e rovinare le fonti di reddito e di lavoro dei Palestinesi che vogliono vedere espulsi dalla loro terra ed espropriati dei loro beni, sapevano già che cosa fare: prelevata una tanica di benzina dal bagagliaio si sono avvicinati alle pecore, le hanno condotte in una zona di stoppie leggermente più fitte e le hanno quindi circondate con un anello di combustibile; la fiamma di un accendino é poi servita a scatenare l'olocausto.

I settler si sono fermati ad osservare l'agoni degli animali ridendo e dandosi di gomito, mentre il pastore non poteva fare alcunché per correre in soccorso delle sue pecore, a scanso di venire ucciso sul posto dalle armi dei fondamentalisti. In seguito, quando i rei si furono finalmente allontanati, Bani Fadl ha contato una dozzina di capi bruciati a morte, cinque gravemente ustionati e due che, rimanendo al centro del gregge, erano riusciti a cavarsela con leggere scottature e intossicazione da fumo.

Il sindaco di Aqrabah, Jawdat Bani Jabir, ha definito l'accaduto: "un episodio vergognoso" e ha inferito che gli incendiari con ogni probabilità venivano dagli insediamenti ebraici circostanti: Maale Efraym, Itamar ed Hetzit. "Fadil ha una famiglia con nove figli, come farà ora a provvedere a loro?" ha poi lamentato.