La fine dell'assistenza americana alla coalizione a guida saudita nello Yemen ridurrebbe gli sforzi bellici di Riyadh e accelererebbe la fine di quello che le Nazioni Unite descrivono come la peggiore crisi umanitaria del mondo, dicono gli esperti.
Una spinta dei legislatori statunitensi a porre fine al sostegno per la guerra una è apparsa in gran parte simbolica, con solo pochi democratici nel Congresso che avanzano tale proposta, ma ora i legislatori potrebbero decidere di approvare una misura che fermerebbe l'assistenza degli Stati Uniti all'Arabia Saudita forze armate nello Yemen.
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sabato 2 marzo 2019
Senza parti di ricambio e assistenza americana la flotta saudita di F-15 rimarrebbe a terra dopo pochi giorni!
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giovedì 3 gennaio 2019
L'Irak non si sente affatto vincolato alle 'sanzioni' Usa verso l'Iran e farà di tutto per aggirarle!
Il Ministro degli Esteri irakeno Mohammed Ali al-Hakim, ha detto che il suo paese è "non obbligato" a rispettare le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro l'Iran, aggiungendo che Bagdad sta cercando modi per aggirare tali sanzioni e continuare, ed anzi incrementare gli scambi con Teheran.
"Queste sanzioni, l'assedio, o quello che viene chiamato l'embargo, sono unilaterali, non internazionali. Non siamo obbligati [a seguirli] ", ha detto al-Hakim, parlando a un raduno di giornalisti mercoledì.
"Queste sanzioni, l'assedio, o quello che viene chiamato l'embargo, sono unilaterali, non internazionali. Non siamo obbligati [a seguirli] ", ha detto al-Hakim, parlando a un raduno di giornalisti mercoledì.
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giovedì 29 settembre 2016
Il Generale Haftar ha inviato a Mosca il suo rappresentante Badri per consegnare a Putin e Shoigu un appello personale!
Il Generale Haftar, Ministro della Difesa nominato dal Parlamento libico rifugiato a Tobruk e comandante in capo della cosiddetta "Operazione Dignità", ha nuovamente dimostrato come, oltre che al confinante Egitto, le sue attenzioni nella ricerca di alleati siano soprattutto riservate al Cremlino.
E' al Presidente e al Ministro della Difesa russi, infatti, che l'ex-Capo di Stato Maggiore di Gheddafi (fino alla disastrosa campagna per la conquista della Striscia di Aouzou) ha inviato, tramite il suo rappresentante Abdelbaset Badri, una richiesta di rimozione dell'embargo delle armi dichiarato anni fa dall'ONU (ma non rispettato da quegli stati che sostengono gli islamisti di Misurata e Tripoli).
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martedì 28 aprile 2015
Mosca intensifica le proprie sanzioni contro l'UE per le importazioni alimentari, specialmente su frutta e verdura!
Severa ma giusta come sempre, Madre Russia se da un lato rivede in senso liberalizzante le sanzioni agroalimentari imposte a produttori ungheresi, ciprioti e greci dall'altro le rinserra e le rende più stringenti verso quelle imprese europee di altri paesi che avevano cercato di aggirare il controembargo di Putin (lanciato in rappresaglia contro le sciocche sanzioni decise dall'UE per piaggeria verso Washington) esportando verso Mosca tramite la Bulgara.
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martedì 21 aprile 2015
Mosca rivedrà il blocco agroalimentare nei confronti di Ungheria, Grecia e Cipro...e l'Italia resta a guardare!
Il Governo russo ha annunciato che rivedrà presto il blocco alle importazioni di prodotti alimentari nei confronti di una decina di compagnie ungheresi, una decina di aziende greche e otto aziende cipriote.
E' evidente l'intenzione di Mosca di 'ricompensare' con un trattamento preferenziale le coraggiose posizioni assunte da questi paesi nell'offrire una sponda critica dall'interno dell'Europa alla subservienza ai 'diktat' americani che sono sfociati nelle assurde sanzioni economiche contro la Russia, cui é stata data adeguata risposta col blocco degli acquisti alimentari nei confronti dell'UE.
E' evidente l'intenzione di Mosca di 'ricompensare' con un trattamento preferenziale le coraggiose posizioni assunte da questi paesi nell'offrire una sponda critica dall'interno dell'Europa alla subservienza ai 'diktat' americani che sono sfociati nelle assurde sanzioni economiche contro la Russia, cui é stata data adeguata risposta col blocco degli acquisti alimentari nei confronti dell'UE.
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mercoledì 15 aprile 2015
L'ONU perde ulteriormente la faccia in Yemen mentre gli Houthi cacciano Al-Qaeda dalla provincia di Marib!
L'Esercito Yemenita dichiaratosi per i Comitati Popolari e la Rivoluzione Nazionale, insieme ai combattenti Houthi di Ansarullah, ha compiuto ulteriori avanzate nella Provincia di Marib, respingendo e sradicando i terroristi wahabiti di Al-Qaeda dalle loro posizioni.
Nel corso delle operazioni sono state rinvenute casse e imballaggi di munizoni e armi sofisticate provenienti direttamente dagli arsenali sauditi di Re Salman ed evidentemente lanciati e paracadutati alle milizie takfire e terroriste per tentare di aiutarle a resistere.
Nel corso delle operazioni sono state rinvenute casse e imballaggi di munizoni e armi sofisticate provenienti direttamente dagli arsenali sauditi di Re Salman ed evidentemente lanciati e paracadutati alle milizie takfire e terroriste per tentare di aiutarle a resistere.
giovedì 5 marzo 2015
La Libia dichiara "Forza Maggiore" per i continui attacchi islamisti ai suoi pozzi petroliferi; consegne di greggio a rischio?
A causa dei continui attacchi portati dalle formazioni islamiste sostenute da Turchia e Qatar contro i pozzi petroliferi e le infrastrutture a essi collegate il Governo libico internazionalmente riconosciuto ha dichiarato 'Forza Maggiore', cercando così di evitare sanzioni e multe nel caso che non riuscisse a onorare le consegne di greggio verso i compratori internazionali.
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domenica 3 novembre 2013
Maite Nkoana-Mashabane annuncia l'embargo sudafricano alle relazioni internazionali col regime ebraico!
Il Ministro degli Esteri di Città del Capo, Maite Nkoana-Mashabane, ha annunciato nel corso di questo week-end che, nell'ottica di esercitare una continua pressione sul regime razzista di Tel Aviv (in passato migliore alleato, fornitore di armi e proliferatore nucleare nei confronti dei colonizzatori razzisti di Pretoria) il Governo sudafricano ha deciso di non inviare alcun suo esponenten (Ministri in testa) in visita a Tel Aviv o in altre località del regime di occupazione.
La Mashabane ha indicato nella continua edificazione di colonie illegali, nel furto di assetti agricoli e idrici, nella continua annessione di terre in Cisgiordania, il motivo principale della decisione sudafricana, che pur non recidendo del tutto i contatti col regime razzista rappresenta sicuramente un passo in quella direzione.
Consci che il progressivo isolamento internazionale e il boicottaggio degli interessi economici sionisti (legati al regime di occupazione o a gruppi, associazioni e lobby che operano in suo favore) lungi dal rappresentare LA soluzione al problema palestinese POSSONO però, affiancati a un deciso e risoluto sostegno della Resistenza armata, AIUTARE a mettere sempre più in difficoltà Tel Aviv e i suoi spalleggiatori, non possiamo che plaudire alla coraggiosa iniziativa del Governo del Capo e sperare che essa si inasprisca ulteriormente.
La Mashabane ha indicato nella continua edificazione di colonie illegali, nel furto di assetti agricoli e idrici, nella continua annessione di terre in Cisgiordania, il motivo principale della decisione sudafricana, che pur non recidendo del tutto i contatti col regime razzista rappresenta sicuramente un passo in quella direzione.
Consci che il progressivo isolamento internazionale e il boicottaggio degli interessi economici sionisti (legati al regime di occupazione o a gruppi, associazioni e lobby che operano in suo favore) lungi dal rappresentare LA soluzione al problema palestinese POSSONO però, affiancati a un deciso e risoluto sostegno della Resistenza armata, AIUTARE a mettere sempre più in difficoltà Tel Aviv e i suoi spalleggiatori, non possiamo che plaudire alla coraggiosa iniziativa del Governo del Capo e sperare che essa si inasprisca ulteriormente.
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venerdì 14 giugno 2013
Il Sud-Sudan invia uomini ad attaccare con esplosivi il sito di Diffra nell'Aybei; la coraggiosa denuncia di Khaled Saad!
Dopo la decisione del Governo sudanese di chiudere "per almeno 60 giorni" gli oleodotti al transito del petrolio ingiustamente assegnato alla cricca banditesca di Salva Kiir dall'iniqua spartizione caldeggiata da Washington e Tel Aviv, il ridicolo dittatore-cowboy Salva Kiir e i suoi manutengoli non hanno trovato di meglio che organizzare un attentato esplosivo contro il sito petrolifero di Diffra, nella regione di Aybei mobilitando all'uopo i briganti da loro foraggiati in territorio settentrionale e i miliziani delle loro bande temerariamente elevate allo status di 'esercito nazionale'.
L'attacco, secondo la ricostruzione offerta dall'ufficiale sudanese Sawarmi Khaled Saad, ha causato un'esplosione e un incendio, che sono stati rapidamente contenuti e domati dal personale del sito estrattivo. "Le prime risultanze dei rilevamenti fatti in loco dimostrano che i briganti attivi nella zona non sarebbero mai riusciti a manipolare un congegno esplosivo del tipo usato contro l'impianto, se non con l'aiuto di forze ostili provenienti da oltreconfine".
La decisione di Khartoum di 'strozzare' le esportazioni petrolifere del Sud deriva dalla necessità di impedire che i proventi del greggio (greggio che una volta era legittima proprietà di tutti i sudanesi) vengano impiegate dal cleptocratico regime di Juba per finanziare terroristi e banditi nelle regioni di Darfur, Aybei e Sud Kordofan.
L'attacco, secondo la ricostruzione offerta dall'ufficiale sudanese Sawarmi Khaled Saad, ha causato un'esplosione e un incendio, che sono stati rapidamente contenuti e domati dal personale del sito estrattivo. "Le prime risultanze dei rilevamenti fatti in loco dimostrano che i briganti attivi nella zona non sarebbero mai riusciti a manipolare un congegno esplosivo del tipo usato contro l'impianto, se non con l'aiuto di forze ostili provenienti da oltreconfine".
La decisione di Khartoum di 'strozzare' le esportazioni petrolifere del Sud deriva dalla necessità di impedire che i proventi del greggio (greggio che una volta era legittima proprietà di tutti i sudanesi) vengano impiegate dal cleptocratico regime di Juba per finanziare terroristi e banditi nelle regioni di Darfur, Aybei e Sud Kordofan.
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venerdì 31 maggio 2013
Come volevasi dimostrare: i primi S-300V si trovano già a Damasco e le loro nuove batterie antiaeree saranno presto operative!
Confermando quanto filtrato ai mezzi di comunicazione nel corso degli ultimi giorni e smentendo le insinuazioni di parte imperialista e sionista il Presidente della Repubblica Araba Siriana Al-Assad nel corso di una sua recente intervista con l'emittente libanese Al-Manar ha dichiarato che la prima consegna di missili antiaerei S-300V da parte russa é già avvenuta e che la seconda spedizione sta venendo preparata proprio in questi giorni.
Le precise parole pronunciate in merito da Assad sono state: "I contratti con la Russia non subiranno alcun ritardo per motivi contingenti alla situazione in svolgimento in Siria; Mosca é impegnata a rispettare quanto stipulato con noi fino in fondo e tutto ciò che abbiamo ordinato ci verrà consegnato; una parte ci ha già in effetti raggiunto".
Anche il Ministro degli Esteri siriano Walid Moallem ha dichiarato che, in caso di nuove iniziative militari di potenze imperialiste o dell'entità sionista di occupazione le forze armate siriane reagiranno immediatamente "nella maniera più appropriata".
Le dichiarazioni di parte siriana seguono l'annuncio del Ministro della Difesa russo Shoigu, il quale, di fronte alla apparente determinazione di alcuni paesi occidentali di rifornire d'armi i terroristi wahabiti presenti in Siria ha avvertito che in tal caso la Russia non si sentirà più vincolata a rispettare accordi siglati in precedenza con cui, nell'interesse di una soluzione pacifica della crisi siriana, aveva promesso di non consegnare armamenti offensivi a Damasco.
Le precise parole pronunciate in merito da Assad sono state: "I contratti con la Russia non subiranno alcun ritardo per motivi contingenti alla situazione in svolgimento in Siria; Mosca é impegnata a rispettare quanto stipulato con noi fino in fondo e tutto ciò che abbiamo ordinato ci verrà consegnato; una parte ci ha già in effetti raggiunto".
Anche il Ministro degli Esteri siriano Walid Moallem ha dichiarato che, in caso di nuove iniziative militari di potenze imperialiste o dell'entità sionista di occupazione le forze armate siriane reagiranno immediatamente "nella maniera più appropriata".
Le dichiarazioni di parte siriana seguono l'annuncio del Ministro della Difesa russo Shoigu, il quale, di fronte alla apparente determinazione di alcuni paesi occidentali di rifornire d'armi i terroristi wahabiti presenti in Siria ha avvertito che in tal caso la Russia non si sentirà più vincolata a rispettare accordi siglati in precedenza con cui, nell'interesse di una soluzione pacifica della crisi siriana, aveva promesso di non consegnare armamenti offensivi a Damasco.
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giovedì 30 maggio 2013
Shoigu: "Se Usa ed Europa armeranno i terroristi Mosca farà altrettanto con il Governo di Damasco!"
Nel momento in cui diversi stati occidentali non fanno mistero del loro desiderio di ingerirsi ancora più di quanto non abbiano fatto in questi ultimi due anni nella crisi siriana, nel momento in cui ex-candidati alla presidenza americana non hanno remore o vergogna a farsi fotografare al fianco di terroristi responsabili di orribili stragi il Governo di Mosca non può che trarre le conseguenze di questi atteggiamenti e queste scelte e contrastarle con propri atteggiamenti e proprie decisioni mirate, al contrario, a difendere la legittimità del Governo siriano, sostenuto dalla maggioranza assoluta dei suoi cittadini, e proteggere la popolazione civile dalle attività terroristiche dei mercenari stranieri.A tale proposito il Ministro della Difesa di Putin, Sergei Shoigu, ha fatto presente che dal momento che é chiara l'intenzione americana, inglese e probabilmente anche francese di aumentare finanziamenti e flusso di armi verso i wahabiti stranieri attivi in Siria, Mosca non potrà che sentirsi svincolata da qualunque impegno siglato in precedenza e prendere seriamente in considerazione l'opportunitòà di rifornire l'Esercito di Damasco di quanto a esso necessario per fronteggiare e sconfiggere la minaccia terrorista.
Anche sottoposto a uno stringente embargo delle importazioni militari l'Esercito Arabo Siriano si é costantemente dimostrato un osso troppo duro per le zanne takfire dei militanti, che dopo aver passato due anni a tentare inutilmente di costruirsi una 'zona franca' in territorio siriano stanno ora venendo rapidamente sbaragliati, tanto nella Provincia di Homs attorno a Qusayr, al confine col Libano, quanto, più recentemente, nel Nord del paese intorno ad Aleppo e alla frontiera con la Turchia.
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domenica 30 dicembre 2012
L'Egitto finalmente rompe l'assedio sionazista di Gaza: già entrati nella Striscia costiera venti cargo carichi di cemento e mattoni!
Secondo quanto dichiarato congiuntamente da fonti governative egiziane e palestinesi tra ieri e oggi almeno venti carichi di materiali da costruzione, tra cui migliaia di tonnellate di cemento, mattoni e armature metalliche per strutture hanno attraversato il varco di confine di Rafah verso la Striscia di Gaza.
E' la prima volta da quando il regime sionazista ha dichiarato il suo unilaterale embargo illegale contro il ghetto palestinese assediato che l'Egitto permette il passaggio di materiali dichiarati "verboten" dai generali e politici di Tel Aviv: Shylock con gli artiglia attaccati alle loro immonde 'tabelle della fame'.
Fidiamo che questa prima occasione sia seguita da molte altre simili che dimostrino una volta per tutte come l'Egitto di Mohammed Mursi abbia del tutto voltato pagina rispetto all'atteggiamento verso Israele del despota Mubarak. Speriamo altresì che i materiali da costruzione entrati questo weekend nella Striscia servano a iniziare a riparare i danni alle abitazioni civili causati dagli indiscriminati bombardamenti sionazisti nel corso della recente 'Guerra degli Otto Giorni'.
| Senza accesso a materiali da costruzione gli abitanti di Gaza erano costretti a fabbricarsi da soli mattoni di paglia e fango... |
Fidiamo che questa prima occasione sia seguita da molte altre simili che dimostrino una volta per tutte come l'Egitto di Mohammed Mursi abbia del tutto voltato pagina rispetto all'atteggiamento verso Israele del despota Mubarak. Speriamo altresì che i materiali da costruzione entrati questo weekend nella Striscia servano a iniziare a riparare i danni alle abitazioni civili causati dagli indiscriminati bombardamenti sionazisti nel corso della recente 'Guerra degli Otto Giorni'.
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sabato 1 dicembre 2012
Le esportazioni di petrolio iraniano toccano livelli-record, ennesimo fallimento delle 'sanzioni' imperialiste!
Nell'ennesima dimostrazione di quanto remote dalla realtà siano le fantasie "postimperiali" di Barack Obanana e della Strega dell'Ovest Clinton la Repubblica Islamica Iraniana ha incrementato le proprie esportazioni di petrolio verso l'Asia da quando per ordine degli Usa i nani dell'UE hanno avuto la pessima idea di aderire alle 'sanzioni' contro Teheran (con conseguente sfacelo nel loro sistema di industria petrolchimica).
Cina, Giappone, Sudkorea, Singapore e altri buyer asiatici hanno bisogno del petrolio iraniano; in particolare Pechino, che dopo il periodo peggiore della crisi vede di nuovo il ritorno alla crescita delle esportazioni dopo un anno di stagnazione e segni stazionari ha iniziato ad aumentare gli acquisti per alimentare il prossimo mini-boom di sviluppo, in particolare, costruendo nuove raffinerie adatte a trattare proprio il tipo di greggio che viene da Teheran, dimostrando così di non avere ALCUNA INTENZIONE di aderire a embarghi a stelle e strisce. E se in Cina OGNI GIORNO arriva circa mezzo milione di barili di petrolio iraniano, in Sudkorea e Giappone i livelli non sono poi troppo distanti, con 187mila e 182mila barili quotidiani.
Ovviamente con la ripresa della 'locomotiva cinese' questi numeri sono fatalmente destinati a crescere, dimostrando che il calo delle esportazioni iraniane di petrolio, nel mondo multipolare che non va più a rimorchio dell'unilateralismo americano, é stato probabilmente causato più dalla crisi economica che da qualunque fanfalucato e velleitario 'embargo'.
Cina, Giappone, Sudkorea, Singapore e altri buyer asiatici hanno bisogno del petrolio iraniano; in particolare Pechino, che dopo il periodo peggiore della crisi vede di nuovo il ritorno alla crescita delle esportazioni dopo un anno di stagnazione e segni stazionari ha iniziato ad aumentare gli acquisti per alimentare il prossimo mini-boom di sviluppo, in particolare, costruendo nuove raffinerie adatte a trattare proprio il tipo di greggio che viene da Teheran, dimostrando così di non avere ALCUNA INTENZIONE di aderire a embarghi a stelle e strisce. E se in Cina OGNI GIORNO arriva circa mezzo milione di barili di petrolio iraniano, in Sudkorea e Giappone i livelli non sono poi troppo distanti, con 187mila e 182mila barili quotidiani.
Ovviamente con la ripresa della 'locomotiva cinese' questi numeri sono fatalmente destinati a crescere, dimostrando che il calo delle esportazioni iraniane di petrolio, nel mondo multipolare che non va più a rimorchio dell'unilateralismo americano, é stato probabilmente causato più dalla crisi economica che da qualunque fanfalucato e velleitario 'embargo'.
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mercoledì 4 aprile 2012
"Sanzionaci questo!" Petroliera iraniana con bandiera boliviana aiuta il Presidente Assad a farsi beffe degli 'embarghi' dell'imperialismo occidentale
Secondo quanto riportato dalle autorità egiziane che supervisionano il traffico attraverso il Canale di Suez nella giornata di oggi la petroliera "M.T. Tour", di proprietà della ISIM Tour ltd. (compagnia legata alla Repubblica Islamica e creata col preciso scopo di aggirare le misure sanzionatorie portate avanti da Usa e UE) é entrata nel Mar Rosso con un carico di 120mila tonnellate di petrolio siriano diretto verso Singapore, dove verrà venduto a una compagnia statale cinese.
La petroliera era stata inizialmente respinta negli scorsi giorni per via di un'incompleta adesione agli oneri di transito, che sono stati regolarizzati subito dopo il week-end. Nell'ambito della politica persecutoria contro i paesi dell'Asse della Resistenza anti-imperialista il registro navale maltese aveva escluso le navi dell'ISIM dai suoi file, ma, per tutta risposta, la compagnia ha trovato modo di registrarle in Bolivia, aggirando così ancora una volta le sanzioni occidentali.
L'esportazione di greggio dalla Siria, ad ogni modo, va rapidamente esaurendosi, viste le crescenti richieste del mercato interno; vi é persino la possibilità che nei prossimi due decenni il paese si trasformi da esportatore in importatore netto; comunque la Repubblica Islamica dell'Iran ha già annunciato a Damasco a essere pronta a instaurare, nell'ambito delle relazioni di vicinanza e amicizia delle due potenze, un rapporto privilegiato per la fornitura di gas, di petrolio o anche direttamente di energia elettrica.
La petroliera era stata inizialmente respinta negli scorsi giorni per via di un'incompleta adesione agli oneri di transito, che sono stati regolarizzati subito dopo il week-end. Nell'ambito della politica persecutoria contro i paesi dell'Asse della Resistenza anti-imperialista il registro navale maltese aveva escluso le navi dell'ISIM dai suoi file, ma, per tutta risposta, la compagnia ha trovato modo di registrarle in Bolivia, aggirando così ancora una volta le sanzioni occidentali.
L'esportazione di greggio dalla Siria, ad ogni modo, va rapidamente esaurendosi, viste le crescenti richieste del mercato interno; vi é persino la possibilità che nei prossimi due decenni il paese si trasformi da esportatore in importatore netto; comunque la Repubblica Islamica dell'Iran ha già annunciato a Damasco a essere pronta a instaurare, nell'ambito delle relazioni di vicinanza e amicizia delle due potenze, un rapporto privilegiato per la fornitura di gas, di petrolio o anche direttamente di energia elettrica.
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sabato 24 marzo 2012
L’embargo al petrolio iraniano è fallito, una analisi di Ali Reza Jalali
Nella nostra continua collaborazione col brillante Ali Reza Jalali, giovane giurista esperto della Storia e della struttura giuridica della Repubblica Islamica Iraniana, ci fa piacere ospitare una sua analisi sulla recente 'debacle' dei progetti di sanzioni UE contro l'industria petrolifera di Teheran
Nel mese di gennaio l’Unione Europea aveva deciso in modo unilaterale di interrompere l’acquisto di petrolio dall’Iran, ufficialmente per ritorsione contro il programma nucleare iraniano. L’obiettivo dichiarato era quello di costringere la Repubblica islamica a sospendere l’arricchimento dell’uranio, anche se il governo di Teheran ha sempre sostenuto che non è interessato in alcun modo all’arma atomica, ma semplicemente all’uso civile dell’energia nucleare. Si pensava quindi, che il boicottaggio del greggio iraniano avrebbe messo in difficoltà il Paese mediorientale.
Il risultato concreto però è stato ben diverso: da un lato le esportazioni verso i principali Paesi europei acquirenti dell’oro nero iraniano non si sono mai interrotte, anche perché gli Stati che comprano da Tehran sono quelli più inguaiati con la crisi economica (Grecia, Italia e Spagna), d’altro canto lo sterile provvedimento dell’UE ha avuto un effetto dirompente sui mercati internazionali, portando il petrolio a quota 126 dollari al barile, record dai tempi della guerra in Libia dell’anno scorso. Quindi, le sanzioni al petrolio iraniano si sono rivelate un vantaggio per l’Iran, che ha visto aumentare il prezzo del proprio greggio, e un danno per l’Europa, che è al momento costretta a proseguire le importazioni da Teheran, visto che la instabilità politica della Penisola Araba, con i tumulti in Bahrain e Arabia Saudita, sconsiglia di legarsi solo all’oro nero dei concorrenti regionali dell’Iran.
In realtà l’attuazione dell’embargo doveva avvenire dal mese di luglio 2012, ma quando mancano solo quattro mesi da quella data, le autorità europee e la stessa 'Strega dell'Ovest' Hilary Clinton, hanno ammesso che attuare le sanzioni da quella data sarebbe fantascientifico, col rischio di uno shock per i mercati impressionante. Il prezzo del barile potrebbe superare i 150 dollari, con la benzina che in Italia andrebbe abbondantemente sopra i 2 euro al litro.
Ancora una volta quindi, le sanzioni contro l’Iran, si rivelano più dannose per l’Occidente che non per la Repubblica islamica. Il fallimento delle politiche anti-iraniane è poi ancora più evidente nel momento in cui si nota che il programma nucleare iraniano, con finalità pacifiche, va avanti a gonfie vele, mortificando ancora di più gli USA e quanti, ostinatamente, continuano a legarsi mani e piedi alle loro iniziative da 'tardo impero', inconcludenti e fallimentari.
Nel mese di gennaio l’Unione Europea aveva deciso in modo unilaterale di interrompere l’acquisto di petrolio dall’Iran, ufficialmente per ritorsione contro il programma nucleare iraniano. L’obiettivo dichiarato era quello di costringere la Repubblica islamica a sospendere l’arricchimento dell’uranio, anche se il governo di Teheran ha sempre sostenuto che non è interessato in alcun modo all’arma atomica, ma semplicemente all’uso civile dell’energia nucleare. Si pensava quindi, che il boicottaggio del greggio iraniano avrebbe messo in difficoltà il Paese mediorientale.
Il risultato concreto però è stato ben diverso: da un lato le esportazioni verso i principali Paesi europei acquirenti dell’oro nero iraniano non si sono mai interrotte, anche perché gli Stati che comprano da Tehran sono quelli più inguaiati con la crisi economica (Grecia, Italia e Spagna), d’altro canto lo sterile provvedimento dell’UE ha avuto un effetto dirompente sui mercati internazionali, portando il petrolio a quota 126 dollari al barile, record dai tempi della guerra in Libia dell’anno scorso. Quindi, le sanzioni al petrolio iraniano si sono rivelate un vantaggio per l’Iran, che ha visto aumentare il prezzo del proprio greggio, e un danno per l’Europa, che è al momento costretta a proseguire le importazioni da Teheran, visto che la instabilità politica della Penisola Araba, con i tumulti in Bahrain e Arabia Saudita, sconsiglia di legarsi solo all’oro nero dei concorrenti regionali dell’Iran.
In realtà l’attuazione dell’embargo doveva avvenire dal mese di luglio 2012, ma quando mancano solo quattro mesi da quella data, le autorità europee e la stessa 'Strega dell'Ovest' Hilary Clinton, hanno ammesso che attuare le sanzioni da quella data sarebbe fantascientifico, col rischio di uno shock per i mercati impressionante. Il prezzo del barile potrebbe superare i 150 dollari, con la benzina che in Italia andrebbe abbondantemente sopra i 2 euro al litro.
Ancora una volta quindi, le sanzioni contro l’Iran, si rivelano più dannose per l’Occidente che non per la Repubblica islamica. Il fallimento delle politiche anti-iraniane è poi ancora più evidente nel momento in cui si nota che il programma nucleare iraniano, con finalità pacifiche, va avanti a gonfie vele, mortificando ancora di più gli USA e quanti, ostinatamente, continuano a legarsi mani e piedi alle loro iniziative da 'tardo impero', inconcludenti e fallimentari.
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lunedì 30 gennaio 2012
L'Unione Petrolifera italiana avverte: 70 raffinerie chiuderanno in tutta Europa per le sciocche 'sanzioni' contro l'Iran!
Settanta raffinerie chiuse (cinque solamente nel nostro Paese), migliaia di disoccupati e cassintegrati, prezzi di benzina e diesel alle stelle, é questo secondo Piero de Simone, Direttore Generale dell'Unione Petrolifera italiana, il magro e amaro raccolto delle improvvide 'sanzioni' che, decretate dai nani impotenti di Bruxelles contro la Repubblica Islamica iraniana hanno convinto questa (una volta accertata la sempre crescente domanda asiatica per il suo greggio e il suo gas) di chiudere completamente il rubinetto del petrolio verso l'UE.
De Simone ha rivelato le cifre sconfortanti al canale di economia Bloomberg aggiungendo: "Visto che i paesi asiatici non applicheranno alcun embargo al petrolio iraniano essi riusciranno a spuntare prezzi migliori per quantità maggiori dello stesso, lo raffineranno e poi verranno a venderci prodotti petroliferi a prezzo maggiorato, e noi, dopo aver chiuso i nostri impianti e licenziato o messo in cassa i nostri lavoratori dovremo anche comprarli!".
![]() |
| La raffineria di Falconara, sarà una delle prime a chiudere. |
L'UE, per volere assecondare la spennachiata aquila americana e la lobby sionista internazionale, ha pensato di vivere ancora nel passato e di poter imporre le sue 'sanzioni a rovescio' alla Repubblica Islamica, arrivando a perderci dal tappo...e dalla spina!
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domenica 29 gennaio 2012
La Sinistra greca condanna l'UE per le sue improvvide 'sanzioni' contro l'Iran
Tutti sappiamo che chi vive in una casa di vetro non dovrebbe iniziare a tirare sassi. I nani politici di Bruxelles, servi e camerieri dell'inquilino nero della Casa Bianca e del sionista Benji Netanyahu se ne devono essere evidentemente scordati nel momento in cui hanno deciso di minacciare la Repubblica Islamica di 'sanzioni' contro il suo comparto petrolifero.
Ovviamente i nanerottoli di Bruxelles avevano pensato bene di fare le cose a metà: l'annuncio "Sanzioni! Sanzioni!" era roboante e magniloquente, poi uno andava a spulciare il provvedimento e vedeva che era pieno di buchi ed esenzioni...esenzioni per la BP, esenzioni per la Statoil, esenzioni per tutti coloro che avevano contratti in vigore fino all'estate...insomma, la solita mezza misura "all'Europea", sanzioni a metà come il fantomatico 'Fondo Salvastati'.
Ma non avevano tenuto conto che a Teheran non hanno nanerottoli al Governo, quindi la Repubblica Islamica, tratte le sue conclusioni e verificata la costante e crescente domanda asiatica, ha deciso, preventivamente, di bloccare tutte le sue esportazioni di greggio verso l'Europa. Risultato, almeno 70 (settanta) raffinerie europee rischiano di chiudere da un giorno all'altro e le conseguenze sul costo di un litro di benzina saranno disastrose.
Le forze di Sinistra Greche con un comunicato stampa rilasciato nella giornata di ieri hanno condannato come "imprudente e ipocrita" la decisione di Bruxelles che ha causato la grave reazione iraniana. La dichiarazione condanna apertamente il doppio standard usato dall'UE, visto che non ha mai elevato sanzioni contro il regime sionista, da decenni in possesso di un arsenale atomico illegale fuori da ogni controllo internazionale.
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domenica 10 luglio 2011
"Embargo militare contro Israele", lo chiede il coordinamento palestinese per la campagna internazionale di boicottaggio anti-sionista!
Organizzazioni palestinesi di ogni forma e orientamento: partiti politici, sindacati, ONG, sostenuti da numerosi laureati del Premio Nobel hanno ufficialmente richiesto che l'imponente e capillare campagna internazionale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni nei confronti del Regime dell'Apartheid sionista si estenda quanto prima a toccare e recidere uno dei canali più importanti per il rifornimento della macchina repressiva di Tel Aviv: quello del commercio di armi.
"Un embargo militare totale contro Israele: ecco cosa chiediamo, ecco di cosa c'é bisogno", si legge nella dichiarazione del Comitato Nazionale Palestinese per la Campagna BDS. "Esso (l'Embargo), sarebbe un passo fondamentale per la cancellazione delle politiche illegali e criminali di Tel Aviv, che comprendono l'uso di forza militare contro dimostranti palestinesi disarmati, e aggressioni militari contro le enclavi palestinesi tenute d'assedio da Israele o contro stati circonvicini; un embrargo militare costituirebbe una misura non violenta eppure devastante, che costringerebbe Israele a iniziare a obbedire ai suoi obblighi secondo il Diritto Internazionale e le risoluzioni ONU".
L'appello é stato esteso nel settimo anniversario della sentenza della Corte di Giustizia Internazionale che ha dichiarato illegale l'infame barriera dell'Apartheid, il muro di separazione che ha consentito a Israele di spostare arbitrariamente in avanti i confini con la Cisgiordania rubando ulteriore terra a quella già sottratta ai Palestinesi con le invasioni del 1948 e del 1967 e con lo stillicidio della continua costruzione di colonie per miliziani ebrei fanatici. Desmond Tutu, Mairead Maguire, Adolfo Peréz-Esquivel e Naomi Klein hanno sottoscritto la dichiarazione sottolineando come l'embargo militare contro il Regime ebraico porti con sé una garanzia di pace e giustizia per i Palestinesi maggiore di quella promessa da altre forme di boicottaggio e disinvestimento.
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domenica 27 marzo 2011
Giunto a Rafah il primo carico di cemento per Gaza, ore contate per l'assedio made in israel!
Nella prima serata di giovedì 24 marzo un camion contenente dieci tonnellate di cemento in polvere é giunto presso il varco di confine egiziano-palestinese di Rafah, diretto verso la Striscia assediata di Gaza. Il carico, accompagnato da una delegazione di 15 persone della Coalizione internazionale per la Rottura dell'Embargo contro Gaza, é attualmente in attesa di un permesso ufficiale della autorità doganali per fare il suo definitivo ingresso nell'enclave costiera.
"Il confine di Rafah é chiuso venerdì e sabato, quindi contiamo di poter fare il nostro ingresso nella giornata di domenica", ha dichiarato il coordinatore della Coalizione Ahmed el-Assy, "Basandoci sulle nostre positive esperienze passate con le forze armate egiziane e con i servizi di intelligence, sostenuti dal caloroso supporto ricevuto dalla nuova amministrazione del Ministero degli Esteri del Cairo, contiamo che quanto prima il cemento di questo carico possa venire utilizzato dagli abitanti della Striscia".
L'iniziativa internazionale, che segue la prima, simbolica consegna di un singolo sacco di cemento portato a Gaza da Ken O'Keefe ai primi di marzo, segnerà la prima rottura unilaterale dell'embargo dichiarato da Israele contro Gaza oltre quattro anni fa, a cui il regime autocratico di Hosni Mubarak si era sempre attenuto, per paura di scontentare i suoi 'padrini' israeliani e americani. Con la caduta del satrapo del Cairo, però, é ovvio che l'Egitto non sarà più disponibile ad accettare supinamente i Diktat dello Stato ebraico.
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